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SPWW2 AAR Naia in tempo di guerra; c'ero anch'io

Discussione in 'Le vostre esperienze: AAR' iniziata da Luigi Varriale, 31 Ottobre 2019.

  1. Luigi Varriale

    Luigi Varriale

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    L’armata italo tedesca fu pronta solamente verso novembre a riprendere le sue operazioni offensive. Durante il tempo trascorso nella preparazione della superficiale penetrazione delle truppe dell'asse in Egitto, il nemico non diede praticamente segno di vita; un indicatore questo che la diceva lunga sulle condizioni probabilmente non ottimali in cui si trovava l’8a armata.

    Durante il periodo di stasi, il contingente tedesco venne rinforzato con una ulteriore compagnia corazzata che adesso dava davvero spessore al Corpo Tedesco d’Africa, che venne anche dotato di tutti quei supporti necessari ad agire in maniera davvero indipendente dagli alleati italiani. L’unica dipendenza che rimaneva era quella logistica, in quanto il CTA continuava a dover contare sulla capacità della Regia Marina di portare a destinazione dall’Italia tutti i rifornimenti e rinforzi necessari all’alimentazione dell’armata, laddove gli Inglesi utilizzando la rotta circumnavigante l’Africa tutta, questo problema non ce l’avevano. L’unico momento in cui gli Inglesi erano costretti a mettere convogli in Mediterraneo era quando avevano bisogno di alimentare la loro super fortezza di Malta, che andava rafforzandosi di settimana in settimana e sarebbe diventata presto una spina nel fianco veramente dolorosa per le rotte dei rifornimenti italiani tra madrepatria e Libia.

    L’OKW aveva anche inviato in Africa un nuovo comandante, sempre alle dipendenze almeno formali del Comando Superiore italiano. Questi era un Tenente Colonnello delle truppe corazzate che si era messo particolarmente in luce sul fronte russo, come duro e abile leader di un battaglione carri. Appena promosso Tenente Colonnelo delle truppe corazzate, Karl Heinz Rumenigge laciava ben sperare di non far rimpiangere il suo predecessore, a sua volta promosso a colonnello ed inviato a comandare un reggimento nella Francia occupata.

    Rumenigge appena giunto sul teatro africano propose di muovere immediatamente in Egitto, giacché di informazioni sul nemico ce n’erano poche, ed era secondo lui di capitale importanza agganciarlo e costringerlo a combattere. L’obiettivo di medio termine rimaneva Marsa Matruh, ma questo era più che altro un riferimento geografico e poco più, a parte per il fatto che gli Inglesi in quella località ci tenevano una importante base logistica. L’obiettivo vero era quello di incontrare il nemico e costringerlo una volta buona a combattere in campo aperto, con l’idea naturalmente di infliggerli una sconfitta tanto grave da pregiudicare la sua capacità di mantenere l’Egitto. Se una campagna del genere si fosse potuta concludere con successo, le conseguenze strategiche sarebbero state incalcolabili.

    Per tanto per prima cosa dop il suo arrivo in Africa, il Ten.Col. Rumenigge si affrettò ad incontrarsi con lo stato maggiore italiano per definire piani, ruoli e compiti delle varie formazioni dell’asse che avrebbero partecipato alle operazioni.

    all’inizio del mese, quando le forze dell’asse erano ancora in fase di radunata, si era quindi avuto presso Bardia un vertice totalitario tra il comando superiore ed il comando del CTA per definire compiti, schieramenti ed attività dell’armata italo tedesca in Africa Settentrionale. Quale comandante della Trieste ebbi l’onore e devo dire anche il piacere di partecipare, visto che le decisioni che ne derivarono avrebbero avuto un impatto significativo sul mio comando.

    I punti di disaccordo tra i due stati maggiori furono un certo numero e li riassumo qui brevemente. Premesso che il CTA non operava agli ordini del Comando Superiore, cosa che fu messa in chiaro subito da parte del comando supremo dell’esercito tedesco a Berlino, fu subito evidente che i rapporti tra i due contingenti non sarebbero stati esattamente armonici ed idilliaci. Secondo il Ten.Col. Rumenigge occorreva incalzare il nemico da subito oltre confine senza concedergli ulteriore tregua; il comandante germanico sosteneva anzi che agli Inglesi di tregua glie ne era stata concessa già troppa dopo la battaglia di Sollum ed era ora di riprendere l’offensiva. Il Comando Superiore, nella persona del Col. Ciccoletti sosteneva invece che sarebbe stato opportuno attendere il potenziamento dell’armata italiana, che a partire dal nuovo anno avrebbe potuto disporre di mezzi più potenti di quelli attualmente in dotazione; citò i nuovi cannoni anticarro da 90mm, i nuovi semoventi con cannone da 75, e forse anche nuovi carri armati più potenti di quelli attuali. L’armata aveva già ricevuto una dotazione di agili ed efficienti autoblinde con cannone da 20 praticamente equivalenti a quelle tedesche. Si parlava anche dell’arrivo di una nuova compagnia corazzata, che avrebbe sostituito una delle compagnie di fanteria autotrasportabile tipo AS-42; probabilmente la Sabratha. Rumenigge però da questo orecchio non ci sentiva. Secondo lui se si fosse atteso il completamento del programma italiano di potenziamento, si sarebbero attaccati gli inglesi si e no nel 1949, e per quel tempo la guerra sarebbe già stata conclusa. Pare che il Colonnello Ciccoletti non gradì la battuta. Come si vede, il primo contrasto era di fondo. Il Tenente Colonnello tedesco affermò che sarebbe stato pronto a condurre l’azione oltre confine anche solamente con le truppe tedesche e che gli sarebbe bastato che gli Italiani assicurassero il possesso della fascia costiera, come perno sul quale il CTA avrebbe impostato la sua manovra di ricerca e distruzione del nemico. Pare che il Colonnello non gradì nemmeno questo proposito. Per ultimo Rumenigge chiarì che l’azione era necessaria se non altro per prendere contatto col nemico e diventare edotti della sua dislocazione e della sua consistenza, viso che dalle sue intenzioni si deduceva che non aveva nessuna voglia di combattere.

    Dopo tale pistolotto dell’ufficiale germanico, il Colonnello tenne a fissare alcuni punti circa il contingente italiano emersi in un anno di operazioni in Africa di cui bisognava assolutamente tenere conto in fase di pianificazione delle operazioni: primo la totale inidoneità delle fanterie appiedate a qualunque tipo di azione dinamica o di contrasto anticarro. Per quanto riguarda il secondo punto, esso si estendeva anche alle compagnie motorizzate, essendo esse armate esattamente come quelle a piedi con la differenza di essere appunto motorizzate. Anche per quanto riguardava la mobilità delle compagnie Trento e Trieste, non c’era da sopravvalutarla; le truppe si muovevano agevolmente su pista anche solo parzialmente tracciata, ma in terreno aperto, la velocità di queste formazioni era solo marginalmente superiore a quella di una unità a piedi per via della difficoltà degli automezzi a procedere fuoristrada. Pertanto il Colonnello affermò che con l’esclusione dell’Ariete, incluso il suo nuovo plotone autoblinde, il corpo di manovra italiano doveva essere preferibilmente impiegato a ridosso o direttamente sulle rotabili, dove avrebbe potuto esplicare tutta la sua dinamicità. Su questo punto il Ten.Col Rumenigge convenne. Aggiunse inoltre che le compagnie “autotrasportabili” tipo AS avrebbero dovuto essere impiegatr solamente in ruoli di presidio o difesa statica, dato che la loro dotazione di mezzi ruotati non consentiva il trasporto di più di un plotone alla volta o magari due, togliendo tutti i mezzi di trasporto alle armi pesanti. In linea di principio queste unità avrebbero potuto avanzare solamente dopo che le forze mobili avessero reso una zona sicura ripulendola dal nemico o per attacchi indipendenti delle compagnie AS a forze di fanteria nemica.

    E pure su questo principio operativo si convenne.

    Quarto: posto che l’intendimento strategico era quello di prendere contatto col nemico, si studiò la migliore disposizione possibile delle forze per poter al contempo eseguire questa missione e garantire comunque una certa sicurezza alla zona di confine. Si decise che se gli Inglesi non avessero offerto nessuna resistenza concreta, l’obiettivo di primo tempo della puntata offensiva era Sidi el Barrani, con obiettivo lontano la base logistica di Marsa Matruh. Anche il Ten.Col. Rumenigge convenne che questo poteva essere il limite massimo di quel primo sbalzo in avanti. I due stati maggiori cominciarono poi a lavorare sulla disposizione e sui compiti delle forze a disposizione.

    Al centro dello schieramento fu posto il X corpo di fanteria con il compito di garantire il possesso e la sicurezza della zona di Sollum contro qualunque tentativo nemico di forzare nuovamente il confine. Le quattro compagnie di fanteria vennero disposte in linea lungo il reticolato di confine in una posizione dalla quale potessero appoggiarsi l’un l’altra. Gli fu dato ordine di prepararsi posizioni difensive a caposaldo e di non cedere di un passo in caso di attacco nemico. La Bologna aveva il compito più delicato di tutti, dovendo avanzare sull’altura di fronte alle sue posizioni con l’obiettivo di conferire sicurezza al fianco destro della Pavia. Completata questa operazione, la Sabratha sarebbe passata in riserva di corpo, con la missione di coprire a seconda delle eventualità sia il complesso Bologna/Pavia, oppure la Savona.

    Il Corpo di Manovra, operava a nord, sulla costa. La sua missione era convergere su Barrani con le due compagnie bersaglieri sulla rotabile e con l’Ariete in terreno aperto, dove i carri potevano comunque viaggiare ad una certa velocità. Lo spauracchio più temuto a questo punto della campagna, era l’artiglieria inglese, rivelatasi micidiale. La velocità di manovra era una delle armi che si intendeva usare per diminuirne l’efficacia.

    A sud operava il CTA. Anch’esso aveva come obiettivo di primo tempo Barrani, con la 21a panzer ed una puntata ricognitiva sulla scarpata di Sollum con la 15a. Se tutto fosse andato bene, la 15a si sarebbe riunita alla compagnia corazzata gemella in un secondo tempo. Le due compagnie carri erano immediatamente appoggiate ed assistite dalla ricognizione del CTA, che schierava insieme alle due compagnie carri, la compagnia motociclisti e quella autoblindo, riunite nel 3° battaglione esplorante germanico. La batteria antiaerea da 88, doveva rimanere in un primo tempo con il X corpo onde potenziarne la scarna difesa anticarro, nel caso i britannici tentassero un colpo di testa al condine. Se nulla di ciò avveniva, la 605a batteria Flak si sarebbe riunita con il comando del CTA dal quale direttamente dipendeva. In appoggio a tutto il complesso ed in secondo scaglione veniva la 90 compagnia Shutzen, che aveva il compito di appoggiare i carri o gli italiani che si sarebbero trovati in difficoltà; la compagnia di emergenza del CTA.

    All’estremo sud dul fronte del Sahara, operava il plotone autoblindo dell’Ariete. Questo reparto era usato solamente per l’avvistamento di eventuali pazzi scatenati inglesi che avessero tentato una penetrazione da quel lato desolato del teatro operativo. Nel caso, il plotone avrebbe richiesto ed ottenuto l’aiuto della 21a panzer e della 90a Leichte, a seconoda del tipo di pazzo che si fosse presentato.

    Quindi dopo un certo numero di mesi di pausa operativa, le opereazioni in Africa Settentrionale riprendevano, e non cìera dubbio sul fatto che si sarebbe trattato di operazioni decisive. Di buon ora, la mattina del 10 novembre, tutto il dispositivo dell’armata dell’asse si mise in moto con un fragore che fece tremare il deserto. Adesso c’era solamente da augurarsi che tremassero pure gli Inglesi.
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  2. Luigi Varriale

    Luigi Varriale

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    Il 10 novembre l’armata dell’asse si mise in movimento per andare ad incontrare il nemico e possibilmente metterlo sotto pressione, così come indicato nell’intento dello stato maggiore congiunto definito prima dell’inizio dell’operazione.

    Si misero in moto contemporaneamente il il CTA a sud ed il corpo italiano di manovra a nord. Temperatura molto elevata, nonostante ci si trovi nel mese di novembre. In più il Ghibli imperversava sull’intero teatro di operazioni limitando sensibilmente la visibilità.

    Il corpo do manovra avanzò compatto con buoni collegamenti tra le unità che aiutarono a mantenere la corretta direzione di marcia, e durante questo movimento si scoprì che gli autocarri tenevano agevolmente la velocità dei carri dell’Ariete, il che era un ottima notizia.

    La Trieste solamente perse leggermente contatto con il resto del battaglione in quanto avendo la traiettoria più esterna degli altri reparti si trovò attardata. Intorno alle basi di partenza ed all’oasi di Al Suwa, vennero oltrepassate le batterie di artiglieria dipendenti dal comando superiore, segnatamente le due batterie da 100 e quella da 75, che salutarono le truppe in partenza agitando ogni genere di copricapo e di altri cenci che avevano sottomano.

    Il comando superiore seguiva quello del corpo di manovra, con le forze direttamente dipendenti; il XXXV plotone guastatori del Tenente Caccia Dominioni e la batteria antiaerea.
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    Sul ciglione dell’Halfaya, la Bologna cominciò a muovere in avanti per raggiungere le previste posizioni a copertura del fianco destro della Pavia. Essenzialmente queste posizioni erano costituite dalla cresta della scarpata occidentale del passo, che le nostre truppe avevano conquistato nel corso della battaglia precedente. L’intera compagnia si mosse in avanti nello schieramento nel quale si trovava per andare ad occupare il terreno rotto e quindi favorevole alla difesa sulla sommità del ciglione. Il diario storico della compagnia registra un contrattempo che afflisse questo movimento, quando ci si accorse che gli automezzi del plotone mitraglieri non seguivano il movimento della compagnia. “Fu giocoforza necessario inviare una staffetta da parte del comandante, Tenente Mazzucci, a ricordare agli autisti degli automezzi, che la compagnia stava avanzando. Ciò lasciò inevitabilmente la fanteria momentaneamente senza l’appoggio delle armi pesanti, ma non sembrava che la cosa fosse disastrosa in quanto nessun pericolo era al momento in prossimità della compagnia.
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    A sud incominciò il previsto movimento del CTA, che era il secondo elemento dello sforzo principale. Il primo reparto a muovere fu la 39a compagnia motociclisti del 3° battaglione esplorante che accompagnava la 15a panzer. Tale reparto si approssimò alla grossa collina che dominava il tratto della Balbia dove erano situati gli obiettivi di primo tempo. Avvicinatasi a tali obiettivi senza incontrare nessun tipo di fastidio, la compagnia si accinse a negoziare la collina, occupando alcuni di questi. L’allarme fu dato immediatamente dal magnifico plotone del Tenente Wolz, dotato di 3 autoblindo tipo Sdkfz-222. Questo plotone, probabilmente il migliore di tutto il battaglione, avvistò immediatamente consistenti forze corazzate nemiche, valutate alla consistenza di una compagnia e dotate di mezzi che non si erano mai visti prima; probabilmente i tanto attesi Crusader di cui più e più volte era stato annunciato l’arrivo sul teatro africano. Secondo il servizio informazioni, gli Inglesi avevano spogliato la loro unica unità corazzata a difesa delle isole britanniche per dotare le loro truppe corazzate in Egitto di quest’ultimo tipo di carro armato. Il Tenente Wolz, contò una sezione di due carri di tale tipo, probabilmente un comando di compagnia, accompagnato da un plotone di autoblindo. Più a sud un altro plotone di quattro presunti Crusader, ed ancora più a sud un’ulteriore sezione di carri armati dotati di un cannone diverso. Forse un nuovo modello sconosciuto ai servizi di informazione.
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    Fu subito chiaro che in conseguenza delle nuove informazioni, occorreva prendere provvedimenti immediati. Se il movimento dei carri britannici fosse continuato nella presente direzione, essi sarebbeo andati a cozzare contro il fianco meridionale della Savona e contro l’ala sinistra della 15a panzer. L’informazione dell’avvistamento e la sua esatta posizione corse quindi a gran velocità dalla 39a compagnia, a comando del battaglione esplorante e da questi al comando del Colonnello Rumenigge, che viaggiava dietro alle compagnie corazzate. Questi, senza porre tempo in mezzi diramò immediatamente gli ordini per entrambe le unità corazzate germaniche che si sarebbero incaricate di affrontare la puntata corazzata nemica.

    Il Colonnello Rumenigge sospettava, probabilmente a ragione, che l’avvistamento fatto dalla 39a compagnia esplorante fosse incompleto, nel senso che vi erano ulteriori mezzi britannici non ancora osservati che facevano parte del reparto avvistato. Occorreva quindi senza dubbio dispiegare tutto il potenziale di combattimento del CTA per affrontare quel primo avversario. Intendimento preciso di Rumenigge era infatti quello di affrontare le forze nemiche man mano che si presentavano con la massa concentrata delle sue forze, in maniera da avere sempre un certo grado di superiorità locale sull’avversario. Il Colonnello diramò dunque i suoi primi ordini via radio alle due compagnie corazzate, ordinando alla 21a a sud di portarsi sulla “collina del fiume”, fare fronte a nord e prepararsi ad attaccare gli inglesi sul fianco qualora avessero attaccato. La 15a compagnia corazzata sarebbe invece avanzata secondo i piani precedenti, non modificando la sua rotta. Si sarebbe arrestata tra gli obiettivi di primo tempo e la suddetta collina,ed avrebbe impegnato il nemico frontalmente o comunque presso lo spigolo sinistro della sua formazione, badando bene di essere stazionaria quando il nemico sarebbe apparso a tiro di cannone.

    Ricevuti gli ordini, la 21a panzer si mosse subito per guadagnare una posizione favorevole sulla collina del fiume, accordandosi con il comandante del 3° battaglione esplorante, Maggiore Funk che la 33a compagnia esplorante avrebbe aggirato la collina da sud allo scopo di defilarsi all’eventuale tiro nemico e di minacciare contemporaneamente di filtrare alle spalle dello schieramento britannico, di cui peraltro ancora così poco si conosceva. Inoltre da quella posizione, la compagnia esplorante avrebbe potuto scoprire eventuali ulteriori forze nemiche che cercassero di aggirare il CTA da sud. Il Colonnello Rumenigge mise anche in stato di allarme la 605a batteria da 88, dietro la “Collina del baastoncino Findus”, sulla quale come ricordiamo era schierata la compagnia Savona.

    Il Capitano Mittelrberg, comandante della batteria obiettò che la visibilità dalla posizione in cui si trovava non era sufficiente per ingaggiare i carri nemici, se questi si trovavano davvero nelle posizioni indicate dalla ricognizione, ma il Colonnello Rumenigge tagliò corto ordinando al capitano di muovere immediatamente la batteria alle spalle della 15a panzer, per rinforzarne la potenza di fuoco. Era, lo ripetiamo, ferma intenzione di Rumenigge di concentrare la massima potenza di fuoco disponibile su ogni formazione nemica avvistata, possibilmente affrontandole una alla volta con vasta superiorità numerica. Dal momento che il Colonnello era fermamente convinto che la compagnia corazzata nemica fosse in realtà un battaglione, si preoccupò moltissimo di posizionare il numero più alto possibile di bocche da fuoco anticarro contro di essa/o. Fu anche previsto che la 90a leggera trasferisse momentaneamente tutti i suoi assetti anticarro alla 21a panzer che avrebbe operato sul fianco dell’asse di avanzata nemico.
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    Come si può osservare dallo schizzo sopra, gli ordini per il CTA erano alquanto complessi ed articolati. Era di fondamentale importanza mantenere la coesione e l’unità di comando e controllo, nel concentrare la massima potenza di fuoco contro il nemico. Il Colonenllo Rumenigge era comunque molto ottimista.

    All’estremo sud, nel settore sahariano continuavano ad operare le 4 autoblindo del plotone da ricognizione dell’Ariete, in totale autonomia e solitudine dal resto delle forze dell’asse. Loro compito precipuo, quello di scoprire eventuali tentativi del nemico di aggirare l’armata italo tedesca, e nel caso darne tempestiva comunicazione.
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    Come ultima misura che dobbiamo citare per quanto riguarda questo primo turno di battaglia, c’è da registrare l’iniziativa presa dal Tenente Wolz di contattare le batterie di artiglieria germaniche sul probabile asse di avanzata dei carri armati inglesi nei prossimi turni a venire. Rispose solamente la batteria da 150mm, mentre quella da 105 risultò non essere in contatto radio, ed impossibilitata quindi a ricevere la richiesta per la missione di sbarramento.
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    Poi gradatamente, i rapporti di avvistamento via radio delle varie unità andarono assumendo toni sempre più gravi. Il Colonnello Rumenigge aveva fatto bene a sospettare che gli Inglesi non avessero gettato tre il ciglione dell’Halfaya e la collina del fiume solamente una compagnia corazzata. Aveva stimato che potesse essere almeno un battaglione. E anche stimando un battaglione, l’ufficiale in comando del CTA aveva errato per difetto, perché a conti fatti, mettendo insieme i rapporti della sua 39a compagnia Kradshutzen e quelli del plotone esplorante italiano, a mezzo del sottufficiale tedesco di collegamento, si appurò che gli Inglesi avevano gettato direttamente nel settore del CTA non meno di una brigata corazzata. Si venne a sapere poi trattarsi della 4a brigata corazzata; la quasi totalità delle forze inglesi, tutte lanciate contro il CTA.

    L’effetto sorpresa fu enorme. Rumenigge, che credeva di stare concentrando tutte le sue forze contro il nemico un pezzo alla volta, si trovò invece tutto il nemico e tutto d’un pezzo, contro una singola unità dell’armata italo tedesca: il suo piano era stato copiato dal nemico.

    Ora la situazione presentava problemi gravissimi e c’era poco tempo per reagire. Gli Inglesi avevano anticipato la battaglia di El Alamein di un anno e volevano combatterla centinaia di chilometri ad ovest del luogo storico.

    Ad avvisare del fatto che la compagnia di carri inglesi era in realtà un battaglione ci pensò la stessa 39a compagnia Kradshutzen che aveva infallibilmente avvistato i primi carri nemici. Poi da dietro alla cresta del ciglione est dell’Halfaya ne erano compari innumerevoli altri. Poi fu la stessa 15a corazzata che aveva il compito, come abbiamo visto, di arrestare il movimento ed impegnare il nemico sul fianco sinistro, che avvertì che invece un secondo battaglione carri inglese le si parava direttamente di fronte, incrociandosi con il primo come in una parata militare. Come se non bastasse, un altro messaggio provenne dalle autoblindo italiane: “Carri nemici tipo Cruiser consistenza almeno un battaglione” avanza verso ovest da est. Si approssima scarpata orientale collina del fiume”. Questo significava che la 21a panzer che doveva prendere sul fianco il nemico che era apparso originariamente, rischiava essa stessa di essere presa sul fianco da forze corazzate nemiche.

    I rapporti parlavano di forze miste carri e fanteria trasportata su Bren Carriers, presenti in numero minore rispetto ai carri, ma sempre consistente. Forse un battaglione di fanteria. Il comandante germanico informò per prima cosa il Colonnello Ciccoletti. Ci sarebbe evidentemente stato bisogno di tutto l’aiuto che l’alleato avesse potuto dare.
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    Situazione generale: il nemico, molto scaltramente concentra tutto contro il CTA. E' proprio vero che nessun piano sopravvive all'incontro col nemico.
    Suggerimenti ? Io sono leggermente a corto di soluzioni.
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  3. StarUGO

    StarUGO

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    Trincerare Pavia,Bologna e Sabratha portando tutti gli ATG subitaneamente in posizione difensiva su ultimo gruppo VH.
    Arretrare assolutamente mortai e artiglieria fuori vista nemico ma a tiro utile.
    Tenere Ariete,Trento e Trieste in copertura a Nord,fuori vista ma pronti ad intervenire.
    Batteria da 88 in posizione con Savona ma solo se posizione attuata prima di contatto visivo con nemico,altrimenti arretrare su copertura diretta ultimo gruppo VH.
    Forze corazzate CTA nascoste dietro a Savona e pronte ad intervento.
    Gruppo esplorante e blindo,largo giro da Sud evitando contatto e monitorare situazione alle spalle dell'avanzata nemica.

    Ci si fa trovare troppo spesso in avanzata dal nemico.
    Il nemico avanzera' comunque di suo,avanzare solo con forze esploranti e poi attendere sul posto l'urto con posizioni gia' fissate e trincerate.
     
    Ultima modifica: 30 Dicembre 2019
  4. Luigi Varriale

    Luigi Varriale

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    Trincerare Pavia,Bologna e Sabratha portando tutti gli ATG subitaneamente in posizione difensiva su ultimo gruppo VH.
    Riepilogo situazione unità di fanteria appiedata:

    Pavia: si sta trincerando fronte a nord su ciglione ovest Halfaya
    pavia tac.jpg
    pavia.jpg
    Bologna: missione originaria, coprire il fianco destro della Pavia, per cui è in movimento per assumere le posizioni adatte agli ordini ricevuti.
    Bologna tac.jpg
    Bologna.jpg
    Sabratha: missione originaria coprire il fianco destro della Bologna e raccordare il fronte con la Savona, che data la nuova situazione potrebbe essere soggetta ad attacco.
    Sabratha tac.jpg
    sabratha.jpg
    Ti ho ricapitolato situazioni tattiche e strategiche delle compagnie da te citate, per essere sicuro di aver capito bene il tuo intento. Vuoi dire che dovrei ritirare la Bologna sugli ultimi obiettivi fronte a est e la Sabratha anche sugli ultimi obiettivi fronte a…??? Magari sud?

    E la Savona dovrebbe rimanere sul posto fronte ad est?

    Arretrare assolutamente mortai e artiglieria fuori vista nemico ma a tiro utile.
    Posizioni attuali di tutte le batterie dell’asse:
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    Alla luce di tali dati, consigli movimenti delle artiglierie? Considera che la batteria da 105 tedesca è attualmente distaccata al CTA, ed in movimento insieme al reparto comando.

    Tenere Ariete,Trento e Trieste in copertura a Nord,fuori vista ma pronti ad intervenire.
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    Questi erano gli ordini previsti per il CAM. Al momento nessuno dei reparti è stato scoperto dalla massa corazzata nemica. Dovrei fermare le compagnie e tenerle dove sono? Non so se Rumenigge sarebbe molto contento.

    Batteria da 88 in posizione con Savona ma solo se posizione attuata prima di contatto visivo con nemico,altrimenti arretrare su copertura diretta ultimo gruppo VH.

    Forse non hai seguito bene gli sviluppi per quanto riguarda la 605a Flak: Rumenigge l’aveva già inviata in avanti per appoggiare la 15a panzer nell’arresto frontale della compagnia(all’epoca) di carri inglesi. Per altro cosa che non ho detto, delle tre sezioni AA, due sono da 88 ed una e da 20mm per un errore mio in sede di acquisto delle unità. Contavo di rimediare all’errore al prima occasione tra uno scenario e l’altro. Ti illustro qui la situazione della batteria: il plotone da 88 più avanzato è stato avvistato, l’altro no. E’ questo che intendevi per “se posizione attuata prima di contatto visivo”? Nota che è ancora possibile disimpegnare entrambi i reparti senza problemi.
    mappa.jpg

    Forze corazzate CTA nascoste dietro a Savona e pronte ad intervento.

    Questa è la direttiva più chiara e anche la più sconcertante. Però a pensarci, forse anche la più praticabile. Presumo che le compagnie corazzate senza appigli in mezzo al deserto sarebbero annientate dall’enorme massa corazzata britannica.
    Ora quando dici dietro alla Savona, intendi dire in reverse slope dietro alla collina del bastoncino findus su cui la Savona è attestata, o sulla collina subito dietro allo schieramento delle fanterie della Savona.
    savona tac.jpg
    Per la posizione strategica della Savona vedi foto precedente

    Gruppo esplorante e blindo,largo giro da Sud evitando contatto e monitorare situazione alle spalle dell'avanzata nemica.

    Assolutamente daccordo

    Ci si fa trovare troppo spesso in avanzata dal nemico.
    Il nemico avanzera' comunque di suo,avanzare solo con forze esploranti e poi attendere sul posto l'urto con posizioni gia' fissate e trincerate.


    Questo è un meeting engagement. Prima di conoscere la disposizione del nemico non posso prendere decisioni di trincerarmi, non saprei nemmeno di preciso dove, perché non so dove gravita lo sforzo del nemico. Comunque tutte le forze di fanteria appiedata hanno cominciato lo scenario con ordini di difesa. Infatti hanno già costruito un paio di capisaldi ed altri seguiranno, se non vengono spazzate via nel frattempo. Per quanto riguarda le forze mobili, siamo ancora in tempo a riposizionarle. Come ultima considerazione ti aggiungo che ci voleva un indovino per sapere che gli Inglesi si sarebbero comprati una brigata corazzata rinforzata (e non so nemmeno se è tutto) e l’avrebbero scagliata in un singolo punto. Poi dicono che l’AI di SP è mediocre.
     
    Ultima modifica: 30 Dicembre 2019
  5. Luigi Varriale

    Luigi Varriale

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    Alla notizia dell’apparizione della forte massa corazzata britannica, notizia che andava perfezionandosi e completandosi minuto per minuto tramite un’accurata osservazione, i comandi dell’asse rimasero temporaneamente come ipnotizzati dalla mossa britannica. Il primo a reagire, dopo aver messo insieme tutte le informazioni sulla carta che teneva sul suo automezzo di comando, fu il capitano Ugo Star, comandante della Trieste, il quale si rese conto al pari degli altri dell’improvvisa gravità della situazione. Staccò il suo camion dalla colonna della compagnia e si diresse indietro al comando superiore, percorrendo i due chilometri circa che separavano la sua compagnia dal comando del colonnello Ciccoletti. Quivi giunto, mostrò al superiore il quadro strategico della situazione che aveva messo insieme con sorprendente velocità e lucidità e si lanciò un una serie di proposte che lasciarono il colonnello a dir poco interdetto. In primis perché nel Regio Esercito tali forme di iniziativa personale erano poco incoraggiate e meno ancora tollerate, ed in secundis perché le proposte del capitano Star erano quanto meno fantasiose. Il colonnello non di meno ascoltò in silenzio tutto quello che il subordinato aveva da dire: il capitano propose di ritirare tutte le compagnie di fanteria, tranne la Savona ad ovest dell’Halfaya, tra il passo e la Ridotta Capuzzo in maniera da assicurare la difesa del confine ad est di Sollum. Propose di mantenere la Savona come argine anticarro, protetta a tergo dalle forze corazzate del CTA più la batteria da 88 da quest’ultimo dipendente. Suggerì di utilizzare i reparti esploranti per aggirare la massa britannica da sud con funzioni di osservazione delle retrovie nemiche. Infine, cosa più bizzarra di tutte, ventilò l’ipotesi di tenere armi al piede il CAM nelle sua attuali posizioni, come eventuale massa di contrattacco da nord sul fianco destro e sulle terga del nemico.

    “Se non avessi conosciuto bene il capitano Star, la mia prima impressione sarebbe stata quella di avere di fronte un vigliacco desideroso di fuggire davanti al nemico, e peggio ancora desideroso di non impegnare la sua compagnia in combattimento. Però più osservavo gli schizzi che il capitano faceva sulla carta e più mi convincevo che il piano del giovane era sensato. Si trattava di affrontare l’immane sforzo inglese con l’armata il più compatta possibile e gravitante su un unico e principale centro d’arresto, il terreno era quello tra il Ciglione dell’Halfaya e la Ridotta Capuzzo. In secondo luogo il piano prevedeva di mantenere in riserva strategica l’unico battaglione dell’asse di cui il nemico probabilmente non conosceva ancora l’ubicazione, e cioè il CAM. Particolarmente brillante trovai l’idea di trafilare a tergo del nemico con i reparti leggeri per vedere che cosa gli Inglesi avessero dietro la loro enorme massa, che speravo fosse quella principale, a supporto. Tra l’ideazione di questo schema operativo e la sua realizzazione c’erano però due ostacoli piuttosto rilevanti. Uno avrei potuto superarlo con poche difficoltà tramite chiari e precisi ordini scritti. Il secondo invece era una totale incognita e i miei ordini non sarebbero bastati a rimuoverlo. Il primo ostacolo era rappresentato dai miei più focosi subordinati del CAM, il comandante del battaglione, Tenente Colonnello Ugo Montemurro, ed il comandante dell’Ariete Capitano Federico Postuma, del quale già sentivo le bestemmie in barese stretto qualora gli avessi ordinato di arrestare la sua compagnia in attesa degli eventi. Il Secondo ostacolo era il Tenente Colonnello Rumenigge, comandante del CTA. Questi non era tecnicamente un mio subordinato e rispondeva direttamente all’OKW ed al Generale Franz Halder a Berlino. Una situazione quantomeno anomala nella sostanza e anche nella forma, che violava tutti i principi base di unità del comando in operazioni militari. Cosa avrei dovuto inventarmi per convincere l’ufficiale tedesco a ritirare il suo CTA, già quasi impegnato in battaglia. Comunque una cosa trovai molto sensata e diramai subito gli ordini esecutivi per metterla in atto: ordinai al plotone autoblindo del Tenente Bongiorno di passare al largo nella zona sahariana per investigare le retrovie del nemico. Il Tenente aveva già comunicato che all’estremo sud del fronte di attacco inglese, c’era un plotone mitraglieri, una compagnia di trasporti cingolati leggeri del tipo Bren Carriers, oltre al noto battaglione di Cruiser A 13 che stava cominciando la salita sulla collina del fiume. Avvisai il capitano Postuma, da cui gli esploratori dipendevano, ed emanai senz’altro l’ordine. Il capitano mi chiese quali erano gli ordini per il CAM e per l’Ariete di fronte all’attacco nemico principale. Gli risposi seccamente di attendere, tanto per farli capire che non intendevo subire pressioni.”
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    Ultima modifica: 31 Dicembre 2019
  6. Prostetnico

    Prostetnico

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    Meeting engagment o assault fa lo stesso, l'AI avanzerà comunque, di solito va dritto per dritto verso i VP più "sostanziosi", per la via più veloce (evita le zone alberate, spesso si incasina nelle paludi...); se tu fai quello che lei si aspetta è chiaro che ti troverai nelle peste.

    In genere sia per SPWAW sia per SPMBT/WW2 sia contro AI che contro UI non stazionare con unità di fanteria size > 0 sui cucuzzoli, stai sempre coperto un esagono sotto, in modo da tenere sotto tiro la cima stessa e al tempo stesso essere defilato da tiro diretto. Idem con i carri, mai sbucare sui crinali a ca**o. Sui crinali avanzati ci devono stare spotters, snipers e scout, o comunque poca roba sacrificabile: la Savona sul bastoncino findus così come sta ti viene brasata dall'artiglieria in un infingardesimo.
     
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  7. StarUGO

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    Non ho una visione particolareggiata di tutto l'insieme con le singole zone dove nascondersi per tendere imboscate ravvicinate ma alla luce dei fatti penso che la massa inglese si dirigera' sul gruppo di obiettivi piu' a nord lungo la carrabile che va in diagonale da sud a nord,in pratica la direttrice immediata tra gli obiettivi centrali e quelli settentrionali.
    Quindi la mia idea e' di posizionarsi con quello che e' disponibile in zona per arrestare l'impeto corazzato inglese e,se e quando,questi saranno intruppati e congestionati sulla carrabile,intervenire da nord,ovest e sud con le forze corazzate mobili tenute in disparte e fuori vista.
    Per quella che e' la mia esperienza non reputo l'AI cosi' furba da effettuare una manovra aggirante usando anche la carrabile piu' orientale per cadere da nord sugli ultimi obiettivi che dobbiamo difendere.
    In ogni caso li' terrei il CAM,nascosto dietro la collina su cui attesterei la Bologna fronte a sud-est e su cui farei convergere anche la Pavia,se quest'ultimo movimento fosse troppo lento da effettuare prima dell'arrivo della massa inglese,la farei almeno posizionare nelle zone rocciose tra i VH e la collina stessa.
    La Sabratha e' in una posizione piu' aperta e vulnerabile e dubito riesca a posizionarsi sulle alture,quindi la farei trincerare appena ad ovest di quella zona che sembra di sabbia soffice,a coprire un approccio piu' meridionale inglese e a chiudere il varco con la Savona.



    A questo punto si,muoverla ora significherebbe solo renderla un bersaglio.Tanto vale tenerla a contenimento dove si trova.

    L'artiglieria ed i mortai che potrebbero essere sottoposti a tiro diretto nemico vanno immediatamente portati in luoghi nascosti alla vista nemica e resi quindi subito dopo disponibili per il tiro indiretto.
    Questo deve essere subito predisposto da tutte le batterie disponibili e concentrato sulla carrabile in approccio alle posizioni della Bologna.
    In seguito le zone di fuoco potranno essere aggiustate con spostamenti di fino.

    Si,una possibilita' potrebbe essere percorrere subito la carrabile piu' orientale e cadere sul fianco nemico,ma io aspetterei gli sviluppi,col nemico impegnato a sfondare e la sicurezza che quella carrabile non sia direttrice di attacco nemico.

    Disimpegnare subito e portarli dove possano battere la zona di avanzata nemica ma devono essere scaricate e messe in posizione senza essere individuate prima di essere operative.
    La collina della Savona mi sembrava una posizione idonea e raggiungibile in tempo,oltretutto qui sarebbero difese da posizioni di fanteria gia' predisposte e col supporto della forza corazzata tedesca appostata li vicino.

    Dietro la collina,non in vista ma pronti ad intervenire in una delle due possibili situazioni.
    Il nemico prosegue verso nord e non si dirige sulle posizioni della Savona,la massa corazzata tedesca esce da sud ed attacca gli inglesi sul fianco/tergo.
    Il nemico devia alcune unita' all'assalto della Savona e/o delle batterie da 88 se posizionate li,alcuni panzer tedeschi possono sbucare in cima e dar manforte alla compagnia,altri possono comunque compiere l'attacco sopra menzionato.
    E' imperativo tenere i mezzi corazzati appena oltre la vista nemica,in modo che possano eventualmente posizionarsi in vantaggiosa posizione di tiro col movimento di un singolo esagono e ritornare in posizione coperta.

    Non considero l'IA particolarmente furba,che sia un meeting engagement o,tanto piu',che debba avanzare o assaltare,tende a riversarsi in massa lungo la direttrice piu' immediata che porta ai vari gruppi di obiettivi,specie se ,come in questo caso,sono posizionati in linea lungo una singola direttrice.
    E' una questione di approccio,io l'approccio come un gioco e mi posiziono per vincerlo in base ai parametri e alle possibilita' che il gioco da e all'esperienza che ci ho fatto.
    Tu,direi,ti approcci come il comandante di un'unita' che non conosce le intenzioni e le direttive nemiche e non ci si rapporta come se fosse l'IA di un gioco.

    EDIT: Sarebbe sicuramente utile che il gruppo esplorante e le autoblindo di dedicassero anche alla ricerca di eventuale artiglieria nemica nelle retrovie. Perlomeno una parte di esso da far intervenire ai primi sbuffi che compaiono ad indicare posizioni di artiglieria nemica.


    ... E BUON ANNO!!! :woot:
     
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  8. Luigi Varriale

    Luigi Varriale

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    Il Colonnello ciccoletti si mise in contatto radio con il Tenente Colonnello Rumenigge, cercando di spiegargli la sua proposta di linea di azione. La spacciò come sua, ma dai documenti del Comando Superiore risulta chiaramente che fu il frutto di lunghe cogitazioni con i suoi collaboratori, che parlavano di un sacco di cose saggie e sensate: posizioni al di là delle colline, pericoli che le posizioni sui rilievi delle compagnie italiane le esponesse al fuoco di artiglieria, ripiegamenti tattici, mosse e contromosse.
    Il Colonnello Rumenigge, ascoltò pazientemente la puntuale traduzione del suo fidato ufficiale di collegamento e ringraziò il "superiore" per tutto l'impegno profuso. Dopo di che ordinò al suo ufficiale di collegamento di trasmettere un fonogramma per iscritto al comando italiano:
    -Al Comando Superiore italiano e per conoscenza Oberkommando Wehrmacht Berlino
    Rifermimento carte allegate presso codesto comando truppe tedesche in Africa Settentrionale
    Armata inglese sferrato offensiva decisiva in teatro. Avanza con approssimativamente brigata corazzata rinforzata da fanteria meccanizzata lungo tutto fronte costa. Dal momento che ritengo che nemico abbia impegnato in questa battaglia praticamente tutte le sue forze, ordino quanto segue:
    La 15a compagnia corazzata attacca massa corazzata nemica su fianco sinistro, appoggiata da forze anticarro mobili CTA.
    La 21a compagnia corazzata aggira punta merdionale della collina del fiume per prendere la pendice sud dello schieramento nemico ulteriormente sul fianco con obiettivo di cogliere la massa corazzata principale alle spalle.
    La 90a compagnia leggera, dopo avere ceduto tutte le sue forze anticarro alla 15a compagnia corazzata, si ritira fuori dal raggio d'azione dei carri nemici, limitandosi ad impegnare la fanteria, nel tentativo di distaccarla dai carri.
    Le forze anticarro della 90a leggera e quelle assegnate al CTA, vale a dire la 605a batteria 88, si portano in appoggio della 15a compagnia corazzata per la riduzione della massa principale corazzata nemica.
    L'artiglieria reggimentale e quella assegnata in supporto dall'OKW, martellano il centro della massa corazzata nemica, dove è presente anche parecchia fanteria montata su mezzi leggeri.
    il 3°battaglione esplorante riunisce le sue due compagnie, prende sotto i suoi ordini il plotone esplorante italiano con iniziativa dell'ufficiale superiore in comando del 3° battaglione e compie una puntata in profondità alle spalle del nemico per scompaginarne le retrovie e gli schieramenti di artiglieria.
    Ai Camerati italiani consiglio quanto segue:
    Rafforzino le posizioni della loro fanteria appiedata, modificando gli schieramenti come converrà in baase all'evolversi del combattimento principale sostenuto dalle forze germaniche.
    Tengano pronto ad intervenire il loro corpo di manovra sul fianco destro e sul tergo della massa corazzata principale nemica
    Mettano agli ordini dell'ufficiale in comando del 3°battaglione esplorante germanico il loro plotone autoblindo per un'azione concertata dietro le linee nemiche-
    Rumenigge chiudeva il documento con due paragrafi torvi ed oscuri, forse rendendosi conto che si accingeva a combattere la battaglia più importante della sua carriera, nella quale si giocava tutto.
    -Si preparino a ricevere l'attacco di quanto il Corpo Tedesco d'Africa non riuscirà a trattenere, con la manovra e con la tenacia perché ricordo che le battaglie si combattono manovrando in avanti e non all'indietro, almeno fino a quando non vi sia una necessità impellente di ripiegamento.
    i mio carro comando si troverà in linea avanzata insieme ai combattenti della 15a corazzata, insieme con il carro del mio vice comandante Maggiore Wofgang Streich.

    Miei cari ragazzi. Rumenigge ha parlato. Le forze più potenti ed efficienti le ha lui, a noi non resta che "obbedire". Qui si conquista l'Africa o si muore e devo dirvi che propendo per la seconda alternativa. Secondo me Karl Heinz si butta in prima linea con il comando del CTA perché sa che a Berlino da sconfitto, dopo questa decisione non ha nessuna intenzione di tornare. Meglio tornarci da morto.

    E Buon Anno anche a tutti voi.

    Il Mitico "2" del comandante del CTA mentre si prepara all'inizio della battaglia. Sotto il braccio la copia cartacea del fonogramma con allegate carte geografiche per l'archivio storico del corpo.
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  9. Prostetnico

    Prostetnico

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    e io che già mi figuravo Uli Stielike :hilarious:
     
  10. StarUGO

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    Per convincerli ad un arretramento tattico ci sarebbe voluto Berti Vogts,e forse non sarebbe bastato.
     
  11. Luigi Varriale

    Luigi Varriale

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    chi ca**o è Berti Vogts?
     
  12. StarUGO

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    Allora forse non sei vecchio abbastanza :rolleyes:
    mentre @Prostetnico con la sua citazione di Stielike ,si.

    https://it.wikipedia.org/wiki/Berti_Vogts

    Tra l'altro,Berti Vogts e' piu' conosciuto di Uli Stielike.
    E' stato un grande difensore,un mastino implacabile ed arcigno.
     
  13. Luigi Varriale

    Luigi Varriale

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    No...no Stielike lo ricordo benissimo. Più Calabrese, che Tedesco coi baffi...mi pare...avesse i baffi.
    Solo che di calcio mi intendo da poco a nulla e non sapevo avesse un'altro nome.
    Anche nelle cose che non mi interessano, apprezzo sempre le eccellenze; e quelle due squadre nell'82 erano delle vere eccellenze. c'era il grande Rumenigge, per me il miglior attaccante della storia. Però ribadisco, me ne intendo poco.
    Qui a Barrani, giochiamo invece dalla stessa parte. Amicizia difficile quella con i crauti.
     
  14. Luigi Varriale

    Luigi Varriale

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    E quindi in questo fatidico turno due della battaglia che i posteri conosceranno come la Battaglia di Sidi el Barrani, perché questa volta ad ovest dei questa località si combatterà davvero, le decisioni irrevocabili venivano prese e ci si bruciava alle spalle tutti i ponti.

    “Se perdiamo questa battaglia”, sentenziò Ciccoletti, “Meglio cominciare a fortificare la Sicilia” fu il suo commento tra costernazione più totale dei suoi dipendenti.

    Il Ghibli soffiava imperterrito fra tutti i combattenti, ma la visibilità era solo sensibilmente limitata. Chi avrebbe avuto le noie più fastidiose dallo stato della meteorologia, sarebbe stata la 605a batteria germanica da 88, che non avrebbe potuto sfruttare tutta la sua gittata; ma glie ne rimaneva d’avanzo per tenersi fuori tiro dalle sue vittime.

    Le mosse di apertura della battaglia furono tutte della stessa importanza e quindi le riportiamo qui senza un particolare ordine di priorità:

    In primo luogo, lo sganciamento delle forze esploranti tedesche: Quello della 33a compagnia autoblinde avvenne senza particolari patemi, in quanto il reparto era a considerevole distanza dal nemico. Qualche problema in più lo ebbe la 39 Kradshutzen, il cui 2° plotone motociclisti fu fatto segno di fuoco da parte di qualche mezzo blindato inglese mentre ripiegava per portarsi verso sud come da ordini di Rumenigge. Molta strizza, pochi danni.
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    In accordo con l’intento operativo di Rumenigge, la 15a corazzata cominciò la conversione a sinistra per affrontare la brigata corazzata inglese. Questa compagnia corazzata germannica, se aveva lo stesso superbo addestramento ed inquadramento di tutte le unità corazzate tedesche dell'epoca, era stata assemblata con una serie di giovanissimi comandanti di plotone per rimpiazzare le perdite eccezionali di tali comandanti che la compagnia aveva subito in Francia, cosa che non era avvenuta per la stagionatissima 21a corazzata, la quale poteva ancora contare sugli ufficiali con i quali aveva cominciato la guerra.

    La 21a corazzata aveva una manovra più complicata da compiere in quanto doveva coprire il fianco destro della 15a dall’assalto nemico ed il posizionamento dei dipendenti plotoni carri diventava di importanza critica. Senza dubbio la compagnia doveva prendere posizione sulla collina del fiume in posizione corretta per prendere d’infilata gli Inglesi quando si fossero presentati in cresta, ma allo stesso tempo doveva proteggere sé stessa dalla pendice meridionale delle forze nemiche, nominalmente il battaglione dei cruisers che stava cominciando adesso la salita. Il suo comandante, Capt. Hitzelberger, un magnifico ufficiale carrista, fece del suo meglio per disporre con cura i suoi Panzer.
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    Per quanto riguardava il CAM, gli venne comunicato l’intento operativo di Ciccoletti, che si modellava essenzialmente sui desiderata del Tenente Colonnello Rumenigge: trovare un buon posto dove sostare ed organizzarsi per al momento buono prendere di sorpresa la brigata inglese sul fianco nord del suo asse di avanzata. Essenzialmente come eseguire questo intento si discusse in un rapido colloquio avuto tra il Ten. Col. Montermurro, comandante del corpo ed i suoi dipendenti, Capitani Postuma, Star, e Colletti della Trento. Dopo un accurato esame delle carte topografiche si decise di occultare l’Ariete tra le palme ai piedi della “collina boscosa”, di riunire tutte le armi pesanti delle due compagnie motorizzate e piazzarle tra tale collina ed il ciglione dell’Halfaya, con l’idea di prendere alle spalle o comunque sul fianco gli Inglesi eventualmente risalenti per la strada diagonale. Se invece gli Inglesi avessero proseguito direttamente a ovest verso le posizioni della Savona e della Sabratha, le si sarebbe prese col fuoco addirittura alle spalle. Se i pezzi si fossero trovati in ambasce, i carri dell’ariete avrebbero caricato fuori dall’oasi e dimostrato tutto il loro valore. Sfortunatamente la ricognizione dell’Ariete, già aveva individuato una compagnia nemica a nord della collina boscosa, e l’effetto sorpresa per questa manovra non ci sarebbe stato, a meno che l’Ariete non si fosse incaricata di eliminare questo schermo nemico e gli Inglesi si fossero astenuti dall’inviare altri reparti in avanscoperta.
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    I supporti del CTA vennero indirizzati in appoggio alla 15a, per lo meno lo furono tutti gli assetti anticarro. Il comando di Rumenigge fece pure rotta veloce verso tale compagnia corazzata con tutti i suoi tre carri armati, vale a dire il suo, quello del Maggiore Streich ed il Panzer III della scorta ravvicinata. All’arresto anticarro vennero mandati anche tutti i supporti della 90a leggera che potevano avere armi anche solo lontanamente efficaci del tiro contro i veicoli nemici, vale a dire i semicingolati armati di cannoni da 37mm ed il plotone Panzer Jager con i suoi cannoni trainati Pak 50. Persino i semicingolati della batteria antiaerea del CTA, con i cannoncini da 20mm furono avviati al combattimento fronte a nord insieme naturalmente alla pedina sulla quale si faceva più affidamento: la 605a batteria antiaerea con i pezzi da 88mm. Tutto l’aiuto possibile affluì quindi alla 15a corazzata che a quel momento si credeva avrebbe dovuto sostenere lo sforzo principale, in accordo con l'aureo principio di concentrazione dello sforzo.
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    Da ultimo, delle compagnie italiane statiche continuava la sistemazione della Bologna sul ciglione dell’Halfaya, si adocchiava l’imponente massa del CAM in avanzata da nord e si pregava che fosse statao sufficiente a fermare il nemico ed a sconfiggerlo. Ancora qualche reparto doveva raggiungere le posizioni assegnate e poi anche la Bologna sarebbe stata pronta.
    Poi sarebbe stato il momento di cliccare su END TURN e la battaglia sarebbe cominciata davvero. Tutto sarebbe stato nelle mani di tenenti, sottufficiali e di quella residua influenza che i comandi superiori avrebbero ancora potuto esercitare.
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  15. Luigi Varriale

    Luigi Varriale

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    Non appena la ferraglia inglese mostrò la sua brutta faccia in cresta, la battaglia davvero cominciò, completa della più rumorosa cacofonia di tutte le armi tedesche che entravano in azione all’unisono. I Tedeschi non erano prontissimi al tiro in quanto avevano appena terminato il loro movimento e specialmente i pezzi trainati soffrivano di tale contingenza. Ciò non di meno alla prima salva un certo numero di mezzi inglesi bruciavano con gran fragore di esplosioni, fuoco e polverone. Al pandemonio contribuiva la batteria da 150mm tedesca che pur non essendo proprio a bersaglio, aggiungeva inferno al suddetto pandemonio riuscendo a macellare un certo numero di fucilieri inglesi appiedati ed anche ad arrostire un Crusader.

    Rumenigge spronava il suo piccolo reparto di tre carri a forzare i motori per arrivare il più presto possibile sulla scena della battaglia, ma già da dove si trovava poteva osservarla piuttosto bene. Non tutto ciò che vide gli piacque. Busto ben esposto fuori dalla torretta, come insegnerà a fare anni dopo ai comandanti israeliti dello Tzahal, mise mano alla radio. Per prima cosa si rivolse al Capitano Mittleberg, comandante della batteria da 88, senza nemmeno usare le procedure standard di identificazione, così, come se fosse al telefono:

    “Mittelberg, dannato idiota, come le viene in mante di aprire il fuoco prima di aver calibrato l’alzo dei suoi maledetti cannoni; lo sa quante preziose munizioni ha sprecato? Io la mando davanti alla corte marziale!!”

    “Herr Kolonel, il nemico è già molto vicino passo”

    “Non le voglio sentire le sue ca**ate Mittelberg, quando lei avrà esaurito il munizionamento perforante, noi perderemo la battaglia ed io userò l’ultimo caricatore della mia Luger sulla sua testa, mi capisce?..Voglio dire, mi capisce davvero????”

    “Jawhol Herr Kolonel”

    Nel frattempo una compagnia di Bren Carriers comandata un pazzo aveva caricato frontalmente la 15a compagnia corazzata, probabilmente per distrarre i Tedeschi dall’ostacolare il movimento della brigata corazzata albionica verso ovest. Si trattava senza dubbio di un coraggioso, ma metà della sua compagnia giaceva adesso in altrettante pire di fuoco in mezzo al deserto ed una delle sue sezioni mitraglieri vagava senza meta cercando solamente di sottrarsi al piombo ed al tungsteno roventi che volavano da tutte le parti.

    Il Maggiore Baumann, magnifico ufficiale carrista al comando della 15a, che con la sua perizia suppliva all’inesperienza dei suoi subordinati, si guardava intorno; non aveva un gran che da ordinare. La sua compagnia era spiegata in linea, libera di scegliersi i bersagli; ed i risultati già si vedevano: tre Crusader e due Bren Carrier giacevano sventrati un chilometro di fronte al reparto. Poi sulla maglia radio della compagnia si inseriva il Tenente Hersch all'estrema sinistra della compagnia:

    “A Gull Qui A Gull 1, una compagnia di autoblinde nemiche ci oltrepassa lungo la rotabile; richiedo disposizioni passo”

    Il Maggiore Baumann si avvalse in pieno dell’iniziativa della quale godeva come comandante di una compagnia corazzata germanica. Fosse stato il comandante di una compagnia italiana, avrebbe dovuto aspettare che il comandante di battaglione andasse su per la catena di comando fino a Roma e ritorno:

    “Ignorateli A Gull 1. Lasciateli agli Italiani. Noi abbiamo ordine di devastare i carri armati nemici; confermate passo”

    “Ricevuto A Gull; eseguo” e si accinse a dettare gli ordini conseguenti ai suoi plotoni. Già negli anni 40 i comandi inferiori tedeschi si basavano solo sull’intento generale del comandante superiore per diramare gli ordini come volevano.

    Sulla collina del fiume, la 21a corazzata aveva avuto il suo bel daffare pure lei, ed un plotone di Humber e due carri Crusader ne avevano già fatto le spese. Tuttavia il reparto non era ancora piazzato come il suo comandante, Capitano Itlzer avrebbe desiderato. Il 1° plotone del tenente Musser era eccezionalmente piazzato dietro ad una linea di cresta e lui stesso aveva aveva già dislocato i due Panzer III del suo comando alla base della collina in posizione defilata, cosa che gli aveva già fruttato un intero plotone di autoblinde Humber; ma gli altri due plotoni erano stati colti dal nemico troppo indietro e non in posizione ottimale. Il nemico era già troppo vicino; avrebbero sofferto.
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    Sulle posizioni della Bologna, gli eventi si succedevano rapidi. all’estrema destra della compagnia, il Tenente Pomietto strillava di avere un plotone di veicoli inglesi in vista tre chilometri giù nella valle.

    “Arrivano !! Capitano”.

    Quasi nello stesso momento il capitano Marchetti, comandante della compagnia poteva osservare il plotone dei cannoni da 65 sganciare i pezzi dai veicoli che li trainavano e dopo pochi minuti gli automezzi passarono attraverso la sua posizione per andarsi ad installare nelle retrovie sulla Balbia. Adesso le posizioni difensive della compagnia erano quasi complete. Si attendeva solo l’arrivo dei mitraglieri pesanti, che rotolavano sul loro camion lungo la strada. Marchetti aveva buone speranze di avere il suo reparto pronto all’azione per quando gli Inglesi fossero arrivati fino a loro. Cosa avrebbe potuto fare per fermarli, era tutto un altro discorso. Unica consolazione per il comandante Marchetti era l’apparizione di carri armati, che il capitano a mezzo binocolo identificò sicuramente come M 13/40 all’imbocco settentrionale del passo. Queste truppe avanzavano lentamente verso sud. Marchetti pensò sollevato che queste forze avrebbero potuto prendere sul fianco destro il nemico che avanzava verso di loro, prima che arrivasse a contatto con la compagnia.
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    Proprio in quel punto, il Postuma ascoltava i rapporti via radio del suo plotone avanzato che era in cresta sul “Bubbone dell’Halfaya”, una minuscola altura posta proprio in mezzo ad esso come spartitraffico. Il Tenente Rodi, comandante del 2° plotne gli comunicava che una compagnia mista autoblindo/Cruisers aveva imboccato la valle tra loro e la collina boscosa, ed avanzava a buona velocità verso ovest. Non c’erano altre forze nemiche in vista. L’Ariete aveva il compito di attraversare la valle e di portarsi ai piedi della collina boscosa, occultando i carri nell’oasi posta a nord della stessa. Pstuma informò via radio il Ten Col Montemurro, una volta tanto usando l'italiano che con i superiori era sempre consigliato, e chiese l’autorizzazione ad attaccare il nemico in vista. Il comandante del CAM gli disse di attendere mentre si metteva in contatto con il comando superiore. Un turno sarebbe passato mentre la richiesta andava su per la catena di comando e la risposta tornava giù. Il Postuma imprecò la Madonna dell’incoronata che gli imponeva di chiedere al comando di battaglione anche con che mano tenerselo quando andava a a “cambiare l’acqua”. Quindi per questo turno l’Ariete non si mosse e rimase in osservazione, anche se il Postuma ordinò comunque di iniziativa almeno di schierare i carri sulla cresta del Bubbone per poter eventualmente bersagliare il nemico in avanzata nella porzione di turno inglese. Durante la manovra un paio di plotoni ricevettero fuoco da parte dei cannoni da due libbre delle autoblindo alcuni dei quali anche piuttosto vicini; ma nessun carro fu colpito. Si vedeva comunque che gli Inglesi tiravano bene.

    La Trento manovrava in accordo con gli ordini ricevuti. Piazzò i mortai in un piccolo palmeto a nord del bubbone, defilò la fanteria dietro allo stesso e si preparò a schierare le armi pesanti a tiro diretto nel gap tra il bubbone ed il ciglione ovest dell’Halfaya. L’ufficiale comandante dei 47mm avrebbe avuto assegnato il controllo dei mortai per il tiro di disturbo indiretto. Nessun dubbio che la mossa delle armi pesanti avesse i suoi rischi, considerato che le forze nemiche avrebbero potuto essere su di loro prima che queste riuscissero a sganciare i pezzi dagli automezzi che li trainavano. Ma la guerra senza rischi non si può fare.

    Per quanto riguardava la Trieste,il capitano Star si vide sfilare davanti il chilometro di colonna della Trento da destra verso sinistra, e notò come la compagnia gemella gli stesse rubando tutto lo spazio dietro al bubbone per nascondere i suoi automezzi. Inoltre la sua compagnia, essendo la più arretrata del CAM, non avrebbe fatto in tempo a spiegare le sue armi pesanti in posizioni utili per il tiro prima che gli Inglesi fossero defilati a sud del bubbone. Pertanto Star si accinse a far affluire la massa delle sue forze ad est della Trento, sempre dietro alla collinetta, essendo sempre operante il principio che il grosso del CAM doveva tenersi fuori vista per sfruttare un futuro eventuale effetto sorpresa. Un concetto che lui stesso aveva caldeggiato al comando superiore.
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    I reparti esploranti dell’asse si uniformarono agli ordini di compiere un largo giro alle spalle dell’intero schieramento nemico. Il plotone italiano dell’Ariete si divise in due sezioni. Quella comando si mise in movimento da sud verso nord, risalendo lo sconfinato spazio desertico a sud di Barrani e dirigendosi direttamente verso questa località. Non avvistò nessun nemico. La sezione delle due autoblindo del Sergente Pardi invece, si attardò ad ingaggiare un plotone di mitraglieri nemici isolato nel bel mezzo del mare di sabbia tra la zona delle oasi e la pendice più meridionale dell’Halfaya. Tale plotone di mitraglieri inglesi era stato lasciato lì dai suoi veicoli, che si erano avviati a nord, forse per una ricognizione, era stato preso sotto il fuoco delle autoblinde AB 40 del tenente Pardi ed aveva subito qualche danno.

    Il 3° battaglione esplorante tedesco era pure in corso di afflusso in zona con le sue due compagnie però parecchio distanziate tra di loro. Nello sganciarsi dalla zona dell’Halfaya, uno dei plotoni motociclisti aveva pure avuto un morto ammazzato da un proiettile vagante di lupa....volevo dire di mitragliatrice.

    Sui fronti delle compagnie corazzate tedesche, oramai il pandemonio era indescrivibile. Partiamo col dire che la 15a ebbe la sua prima perdita; un carro Panzer IIIh del plotone del Tenente Hersh. Ma le bocche da fuoco germaniche di ogni calibro, dagli antiaerei da 37 a quelli da 88, passando attraverso i 50mm dei carri e concludendo con i 37L46 montati sui semicingolati del comando della 90a, cominciarono ad aprire vuoti sensibili nella massa dei corazzati nemici, alternando fuoco a massa nel mucchio a fuoco mirato a ragion veduta contro quegli elementi che di volta in volta si rivelavano più pericolosi ed ardimentosi. Arrivarono a tutta velocità pure i tre carri del comando di Rumenigge ed i suoi semicingolati AA da 37 che si posizionarono anch’essi essenzialmente contro la punta più avanzata dell’attacco britannico; una compagnia mista Bren Carriers autoblinde, che andava assolutamente arrestata, prima che riuscisse a defilarsi alla vista e proseguire verso le posizioni tenute dalla Savona e dalla Sabratha. Il Maggiore Baumann, in mezzo ai suoi aveva ad un certo punto il carro circondato da esplosioni dei cannoni AT nemici ed anche di qualche grosso calibro dei Crusader da fanteria. Combattendo come un indemoniato, ed incurante del pericolo, incitando i suoi a voce per radio, cono ogni tipo di bestemmia bavarese, distrusse non meno di quattro mezzi meccanici nemici in questo solo turno. La scena sul fronte della 15a era dantesca. Per buona misura Baumann di iniziativa chiamò il fuoco dei 150mm sulla compagnia avanzata nemica di cui abbiamo parlato prima senza nemmeno avvertire Rumenigge della cosa. Ne aveva facoltà e lo fece. A suo giudizio la penetrazione nemica andava fermata. I 150 avrebbero avuto buon gioco sui corazzati leggeri Bren Carriers e Daimler inglesi. In questo turno entravano in linea di combattimento anche i tre PaK 50 del plotone Panzer Jager della 90a. Si tennero a distanza, cercando di sfruttare la maggior gittata dei loro pezzi. Con il suo nuovo munizionamento SABOT efficace fino un chilometro e mezzo, questo era un pezzo formidabile di cui Rumenigge avrebbe voluto vedere dotati tutti i suoi carri armati; ma per il momento tale pezzo sperimentale esisteva solo in versione trainata. Poi naturalmente c’erano gli 88. Rumenigge si era arrischiato a schierarli abbastanza vicino al fronte per massimizzarne il rateo di colpi a segno, anche a rischio dell’incolumità dei serventi. Il problema degli 88 era l’esiguità delle munizioni che potevano portarsi al seguito. Nessun colpo doveva andare sprecato. E comunque per adesso, la batteria del capitano Mittleberg continuava a non soddisfare le aspettative di Rumenigge. Colpiva si, ma non quanto lui si sarebbe aspettato. Forse si aspettava troppo.

    Sul fronte della 21a corazzata le cose erano più calme; più che un combattimento a massa era un preciso tiro selettivo contro i mezzi nemici che mostravano più iniziativa. Il plotone del Tenente Musser continuava a spacciare qualunque mezzo mettesse il naso al di là della cresta della collina del fiume, prendendolo d’infilata sul fianco sinistro. Il 2° ed il 3° plotone dei tenenti Shmeltzer e Vosser, tenevano invece a bada i mezzi nemici che si approssimavano alla punta meridionale della collina, ed anche qualche reparto di fanteria appiedata sulla cima che tentava di venire avanti. Una prima compagnia di Bren Carriers era già stata distrutta da questi due valorosi plotoni.

    Rumenigge sapeva benissimo che per quanto rosee fossero le notizie sull’inizio dei combattimenti, queste non avrebbero potuto mantenersi rosee a lungo. La massa degli Inglesi era troppo imponente e se fossero riusciti a riorganizzarsi ed a riprendersi dallo shock delle perdite iniziali, avrebbero cominciato a serrare le distanze ed a colpire anche loro con il tiro efficace a distruggere mezzi tedeschi. Per tale motivo, il comandante tedesco aveva già diramato ordini e direzioni di ripiegamento nel caso fosse stato necessario. Voleva sempre combattere all’ottimale distanza di tiro per i suoi pezzi senza far avvicinare quelli nemici alla loro distanza ottimale di tiro. Nella porzione inglese del turno 3 si sarebbe visto se fino ad ora i Tedeschi avevano fatto un buon lavoro oppure no.
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    durante la loro porzione di turno 3 gli Inglesi dettero invero prova di coraggio e decisione tattica. Sul fronte principale dalla battaglia, là dove agiva la loro brigata corazzata, impegnarono con parte delle loro forze la 15a compagnia corazzata germanica fronte a sud e con la parte rimanente, ancora forte di quasi un battaglione carri, proseguirono la loro indefessa spinta verso ovest, transitando dalla collina del fiume al ciglione dell’Halfaya e perseverando con coerenza e coraggio nel loro intento iniziale.

    Parte delle loro forze corazzate e meccanizzate si trovarono in posizione per attaccare sul fianco destro la 15a a distanze oramai nell’ordine delle centinaia di metri. Avevano pagato questa riduzione delle distanze con sanguinose perdite e non desistettero dal loro intento. Di questo va loro reso merito. Fatalmente in questo preciso momento della battaglia, la 21a compagnia corazzata del Capitano Itzler non si trovava nella posizione ottimale per impegnare queste forze inglesi, in parte perché ancora impegnata nello sforzo sussidiario del battaglione dei cruiser inglesi ed in parte perché il grosso di tale compagnia germanica si trovava oltre la cresta della collina del fiume, non in posizione per impegnare gli Inglesi sbucati in pianura sulle terga. Fu così che un certo numero di reparti britannici riuscirono a trafilare sul ciglione dell’Halfaya ed a presentarsi di fronte alle posizioni della Savona e della sabratha ancora in soddisfacenti condizioni di efficienza. Oltre a ciò, ancora con estrema freddezza nel caos della battaglia, gli Inglesi cominciarono a traguardare le truppe non corazzate del CTA (i reparti semicingolati e quelli anticarro trainati) con la loro artiglieria campale, il che provocò un certo scompiglio e qualche perdita tra queste truppe, che ne avrebbero ridotto o quanto meno interrotto l’efficienza nell’immediato avvenire. Di tutto ciò il Tenente Colonnello Rumenigge avrebbe dovuto tenere il debito conto.

    Questi sviluppi si collegavano dal punto di vista operazionale con la situazione del CAM a nord. La compagnia blindo corazzata inglese che stava transitando nella valle tra la collina boscosa ed il bubbone, venne fatta segno di fuoco dall’Ariete appostata su quest’ultimo. Il tiro, effettuato quasi alle massime distanze utili del cannone AT da quarantasette italiano ebbe giocoforza un’efficacia limitata. Comunque un’autoblinda Daimler venne incendiata, mentre il plotone di Crusader, deviò a sinistra per sottrarsi al fuoco, riparando nell’oasi ai piedi della collina boscosa. Rapidi scambi di messaggi radio tra Rumenigge e Ciccoletti, paventarono a quest’ultimo la necessità che il CAM si occupasse dei reparti che erano e/o sarebbero riusciti a trafilare dall’azione del CTA e che il comandante italiano si preparasse all’azione in questo senso. Ciccoletti prese nota e si mise a studiare le carte. In posizione il CAM aveva già l’Ariete e la batteria da 47 della Trento, ma si presentava, come spesso avviene in battaglia un inaspettato dilemma: il plotone esplorante dell’Ariete, dall’altra parte del pianeta, aveva fatto due scoperte interessanti, una buona ed una cattiva: quella buona era che aveva individuato le vampe di almeno una delle batterie inglesi che battevano sul CTA. Quella cattiva era che l’accesso da sud era sbarrato da una, e possibilmente più di una, sezione dei famigerati 40mm antiaerei Bofors, con cui le forze dell’asse aveano già auto precedenti e spiacevoli incontri. La sezione comando del Tenente Bongiorno aveva pagato la scoperta con l’incenerimento di una delle sue due autoblindo. Lo stesso tenente era scampato alla stessa sorte solo aprendo un fuoco disperato su quei cannoni, per sopprimerli prima di voltare le terga al nemico approfittando del suo frastornamento. Un’ottima manovra di ripiegamento da manuale, ma pur sempre un ripiegamento. L’altra sezione del plotone, quella del sergente Pardi, era invece ancora impegnata contro il plotone di mitragliatrici pesanti inglesi nell’estremo sud del teatro e non aveva ancora potuto svolgere un adeguato lavoro di ricognizione. Per altro esisteva la possibilità che tale sezione stesse per ricevere un contrattacco del plotone di Bren Carriers inglesi che serviva da taxi ai mitraglieri; caso nel quale anche Pardi avrebbe dovuto alzare i tacchi con celerità, dato il fatto che si era osservato che i suddetti Bren Carriers inglesi erano dotati di fuciloni anticarro che certo contro autoblindo erano più che efficaci. Al sergente Pardi piaceva moltissimo la dottrina italiana in vigore circa l’impiego dei reparti esploranti leggeri. Essa prevedeva che non si impegnassero in combattimento, ma che si limitassero alla ricognizione, allo schermo avanzato delle forze amiche ed al fuoco di disturbo stile mordi e fuggi.

    Tutto ciò faceva intravvedere la possibilità che uno o più reparti del CAM venisse impegnato per l’assalto all’artiglieria nemica con un attacco con asse ovest-est partente proprio dalle attuali posizioni del CAM. Occorreva però appurare se tra il bubbone e le posizioni costiere dell’artiglieria nemica (si trovavano sul meridiano di Barrani, poco ad est) fossero o meno dislocate altre truppe nemiche. Indirettamente avrebbe potuto partecipare a questa operazione anche almeno una compagnia del 3° esplorante germanico, che si trovava già in posizione a sud dell’”uno” una lunga altura a sud della Balbia sulla punta della quale si trovava la sezione autoblinde di Pardi. Con un gran giro alla larga delle posizioni dei Bofors, gli esploranti tedeschi avrebbero potuto aiutare. Comunque l’seperienza insegnava che contro i Bofors, l’unica era il tiro indiretto, essendo alle medie e brevi distanze tali cannoni efficaci tanto quanto i corazzati che contro la fanteria. Ciccoletti cominciò a pensare ad un reparto misto di formazione Trento o Trieste/Ariete per questa missione, che comprendesse almeno una delle due batterie di mortai di una delle due compagnie motorizzate italiane.
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  16. StarUGO

    StarUGO

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    Bello bello,mi piace in particolar modo quando il terreno si riempie di rottami. :approved:
     
  17. Luigi Varriale

    Luigi Varriale

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    Specialmente quando i rottami sono inglesi, aggiungo io.

    Alla fine del turno 3, presso il comando del Capitano Star si presentava Ciccoletti in persona accompagnato dalla scorta e di una sezione da 20mm per buona misura. Argomento della discussione era la neutralizzazione dell’artiglieria nemica, le cui vampe erano state individuate dal plotone esplorante. Il Ten Col Rumenigge si era messo in contatto radio lamentando che tale artiglieria poneva un serio pericolo per le sue forze a sud della collina boscosa e la voleva annientata. Il compito ricadde sulla Trieste, rinforzata dalla batteria antiaerea del comando superiore. Al capitano Star la decisione di come impiegare le armi a disposizione del suo comando per eseguire la missione. Si trattava essenzialmente di una penetrazione in profondità. La compagnia si sarebbe diretta verso est dalle posizioni che occupava, si sarebbe portata sul Uadi Tarim, avrebbe individuato la posizione esatta della batteria nemica, e poi l’avrebbe assaltata e distrutta, valendosi dell’appoggio delle mitraglie da 20mm assegnate per il fuoco diretto e dei mortai organici per quello indiretto.
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    All’inizio del turno 4, mentre questo conciliabolo volgeva al termine ed i reparti della Trieste si mettevano in moto, a sud del bubbone l’Ariete proseguiva il tiro al bersaglio contro le autoblindo nemiche ed il plotone di Cruisers. Quest'ultimo si rivelò praticamente fuori tiro, ma il Tenente Rodi distrusse una delle due autoblindo superstiti del plotone che avanzava verso ovest e le posizioni della Bologna. La sezione da 47 della Trento prese di mira l’ultima senza successo, ma arrivò di soppiatto la sezione dei cannoni per fanteria da 65, che a tempo di record mise i pezzi in batteria ed aprì il fuoco. Dopo due salve a vuoto, la terza centrava il veicolo nella parte laterale dello scafo e lo distruggeva alla considerevole distanza di 1000 metri.
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    Per quanto riguardava l’informazione circa la presenza dei Bofors nemici, acquisita a caro prezzo dal plotone esplorante del Tenente Bongiorno, si decise per il momento di ignorarli e di girargli alla larga durante le manovre nel deserto del sud. Ciccoletti comunicava per radio al plotone di mettersi agli ordini del Major Funk, comandante del 3° battaglione esplorante germanico, la cui compagnia autoblindo era oramai giunta nell’oasi di Skizra, a sud dell’1. Per quanto riguardava la compagnia Kradshutzen, si sarebbe dovuto aspettare. Essa si trovava ancora immediatamente a sud dell’Halfaya in rapido movimento per ricongiungersi al suo battaglione.

    Una cosa alla quale non ho accennato, ma lo farò qui, e che per ragioni di realismo e rigore storico, data la catena di comando impostata in Africa Settentrionale tra i due alleati dell’asse e specialmente in questa ricostruzione, i Tedeschi non possono chiedere l’intervento dell’artiglieria italiana e viceversa. Mi pare che se permettessi una cosa del genere andrei contro quello che fu storicamente. A meno che un reparto di artiglieria non fosse assegnato a questa o quella specifice unità con il necessario complemento di ufficiali di collegamento, questa cooperazione non era possibile.

    Le due compagnie corazzate germaniche diedero nella battaglia di Sidi el Barrani una lezione agli Inglesi ed al mondo intero di cosa voleva dire un combattimento di manovra con carri. Alternando sagacemente fuoco sempre molto accurato e movimento retrogrado, i carristi tedeschi fecero pagare un prezzo elevatissimo agli Inglesi per ogni esagono nel quale avanzavano. L’ufficiale di collegamento italiano presso il comando del CTA, il Tenente Oliva che fungeva anche da operatore radio del carro comando di Rumenigge, così descrisse quel momento della battaglia:

    “Il plotone del signor Tenente Colonnello è schierato all’estrema sinistra della linea di fuoco germanica. La scena di fronte a noi e sulla destra pare uscita direttamente dall’inferno di Dante. Il rumore assordante impedisce qualunque comunicazione radio o a voce, anche dentro al mezzo con i portelli chiusi. Il signor tenente colonnello di stare dentro al carro con i portelli chiusi non ci pensa nemmeno per un secondo. A parte il fatto che cuocerebbe vivo vista la temperatura, ma poi non è proprio da lui comandare da nessun’altra posizione che da fuori della torretta del mezzo. Io invece mi devo accontentare della vista dalle feritoie della cupola, soggetto agli attacchi chimici del comandante, che scoreggia spesso di quelle scoregge tedesche con cui neutralizzavano le trincee francesi nella guerra mondiale. La 15a compagnia schierata alla nostra sinistra combatte magnificamente. I 50mm dei carri germanici sparano a tiro rapido. Alle volte si vede un’esplosione che segnala la fine di un mezzo nemico, ma non si può fare affidamento su ciò, in quanto molto più spesso i veicoli colpiti non esplodono e quindi non se ne può apprezzare la neutralizzazione. Il segnale certo però che il nemico è in difficoltà e dato dalla diminuzione del volume del suo fuoco, che devo dire dall’inizio di questa battaglia è stato erratico e non molto preciso. Volano tracciati da tutte le parti ed il sibilo dei perforanti che passano vicino ai mezzi è lacerante. Il nostro plotone viene preso di mira un paio di volte, con conseguente strizza ed aumento delle scoregge del signor colonnello, ma nessun carro viene colpito. Gli altri carri della compagnia 15esima combattono come dei diavoli. Si vede che i Tedeschi sanno come usare i carri armati in tutte le situazioni tattiche. Qui la compagnia combatte davanti ad uno schermo difensivo di pezzi anticarro da 88 e da 50. Il signor comandante mi da ordine di farli spostare perché l’artiglieria inglese comincia ad imperversare. Gli 88 abbaiano due o tre volte, e poi vedo i serventi indaffaratissimi a riagganciare i pezzi per togliersi di mezzo. Per qualche motivo il plotone dei 50mm non risponde alle comunicazioni radio. Forse è rimasto sulle frequenze della 90a leggera e non ci può sentire. Se non si toglie di là presto, l’artiglieria inglese, arma davvero implacabile in questa guerra, lo farà arrosto. I plotoni carri germanici avanzati aprono il fuoco, poi si ritirano gradualmente sotto la protezione dei carri di seconda schiera che aprono a loro volta il fuoco per proteggerne il ripiegamento. Con questo sistema, i Tedeschi cedono gradualmente terreno, che qui in Africa non significa nulla, per rimettere quella distanza di sicurezza tra loro ed il nemico che permetta di ricominciare il processo di distruzione da capo. Il plotone del Tenente Hersch ha perso due carri armati, si accosta istintivamente ai due carri comando del capitano Baumann per riceverne la protezione. Il capitano in torretta, lo incita a non mollare; gli Inglesi hanno perso molto di più di due carri.”

    Lo schieramento assunto dalle due compagnie corazzate germaniche assunse la forma di una L. La 21a arretrò sapientemente il suo asse di azione per mettersi in condizioni di appoggiare la 15a col fuoco, lasciando solo un plotone, il superbo plotone del Tenente Vosse, con 12 veicoli nemici già all’attivo, a guardare le provenienze dalla collina del fiume. Dei due battaglioni inglesi che si erano lanciati contro la 15a rimaneva poco, di quello che aveva attaccato la 21a da est, rimaneva quasi sulla, mentre il battaglione corazzato che era trafilato attraverso la punta sud della collina boscosa era ancora quasi intatto. Si sarebbe dovuto vedere che ordini avrebbe ricevuto a quel punto; se proseguire verso ovest, manovra assai rischiosa con due compagnie panzer alle spalle, o se rivolgere la sua spinta verso sud per cercare di battere il nemico.

    Il Tenente Colonnello Rumenigge, diede nel frattempo ordine alla batteria antiaerea del CTA di ripiegare ed agli 88 di riposizionarsi in una zona non battuta dall’artiglieria nemica, quindi di rischierare i pezzi per continuare l’azione. E le truppe tedesche tutto eseguirono, con incredibile precisione ed efficienza, spesso dotto il fuoco dei cannoni nemici.
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    Durante il turno inglese i combattimenti furono inconcludenti, con il nemico che continuò nella sua tattica di doppio attacco nei confronti delle compagnie corazzate germaniche, allo scopo di fissarle e in direzione ovest per sbucare al di là dell’Halfaya ed attaccare gli Italiani. Arrivò precisa l'artiglieria da 150 germanica sul battaglione inglese in manovra di trafilamento, ma senza risultati apprezzabili. Le salve britanniche invece fecero qualche altro danno al plotone Shutzen della 90à che aveva prestato alla 15a i suoi semicingolati armati di 37L46. Approssimativamente gli Inglesi stavano lanciando un battaglione corazzato che puntava sulla Sabratha e sulla Savona e non gli era rimasta più di una compagnia rinforzata per l’opera di fissaggio dei tedeschi. Praticamente ad un veloce calcolo, avevano lasciato sul terreno fino a quel momento più del 50% delle forze con cui avevano iniziato la battaglia. E se l’azione di comando dell’asse (tedesca?!) fosse rimasta della medesima qualità, vi erano buone speranze di assetare agli Inglesi una lezione che non avrebbero dimenticato facilmente.
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  18. StarUGO

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    Sicuramente si.Ed ora ce ne sono ancora di piu'. :woot:
    Veramente eccellente l'azione dei tedeschi,i panzer sono mezzi superiori ma lo svantaggio numerico ERA notevole.
    Quel carro inglese che e' vicino alle posizioni della Sabratha e' stato fatto avvicinare per avere grande precisione di tiro o e' sfuggito alle salve dei cannoni italiani?
     
  19. Luigi Varriale

    Luigi Varriale

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    Il piano tedesco per la battaglia di Sidi el Barrani si era senza dubbio rivelato un buon piano, come i risultati alla fine del turno 5 dimostravano ampiamente. Tuttavia Rumenigge non aveva considerato un fattore che adesso cominciava a mostrarsi piuttosto chiaramente: la velocità dei carri inglesi, forse l’unica carta a loro favore che questi avevano nei confronti dei panzer. Questo vantaggio gli Inglesi incominciarono a sfruttare scaltramente, lasciando una compagnia a cercare di trattenere la 15a panzer dove si trovava, e spedendo un battaglione carri misto tra Cruiser A13 e Crusaders ad assaltare le posizioni italiane. Obiettivo; prendere Sollum, Si trattava, è vero, di un piano semi disperato, ma era pur sempre un piano contro il quale gli Italo Tedeschi dovettero reagire, perdendo così l’iniziativa della manovra.

    Cominciando dal settore del bubbone, adducente alle posizioni della Bologna, il plotone di cruisers che era sfuggito all’azione dell’Ariete rifugiandosi nell’oasi a nord della collina boscosa, era adesso schizzato fuori dal uso riparo e si diresse a tutta forza sul punto di congiunzione tra la Bologna e la Sabratha. Questo non era propriamente un punto debole, in quanto era presidiato da entrambe le sezioni di artiglieria da 65 delle due compagnie italiane, ma rimaneva comunque fonte di preoccupazione. Tanto ciò era vero, che Ciccoletti autorizzò l’Ariete a muovere contro questo plotone di carri inglesi. I reparti della compagnia corazzata italiana entrarono dunque finalmente in azione, prima aprendo il fuoco contro i cruiser nemici dalla cresta del bubbone, con scarsi risultati vista la distanza, e poi manovrando in avanti con l’idea di accerchiare il reparto nemico. Per nulla impressionato il tenente inglese che comandava il plotone fece aprìre il tiro di ritorsione sui carri italiani e ne distrusse uno; per la precisione un carro del 1° plotone, e poi ordinò la ripresa dell’avanzata, che alla fine del turno era arrivata fino alla Balbia. A parziale consolazione di questo scontro sfortunato, il 2° plotone, in cooperazione con la batteria armi pesanti della Trento distrusse l’ultimo veicolo del plotone autoblindo della forza inglese avanzante, che era ridotto adesso al solo plotone carri.

    A nord la Trieste continuava la lenta avanzata verso lo Uadi Tarim e verso le posizioni dell’artiglieria inglese, che il plotone esplorante italiano adesso quantificava in almeno un battaglione di pezzi campali. La Trieste aveva un certo vantaggio sulla batteria da 20mm assegnatagli dal comando superiore, ma il Capitano Star, impaziente decise di non attenderla. Aveva fretta come era ovvio, di arrivare sull’obiettivo. Tale artiglieria inglese come vedremo, aveva spostato il suo tiro in avanti sulle posizioni della Bologna, che posta sulla collina ad est di Sollum Bassa, sbarrava al nemico la Balbia. La compagnia italiana digerì male il bombardamento inglese, e segni di disorganizzazione e scompiglio si manifestarono ben presto tra i reparti.
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    Più a sud, nel settore della Sabratha, un altro plotone di cruisers A13 inglesi che costituiva l’avanguardia del battaglione corazzato in avanzata sulla Sabratha (il plotone di cui il Capitano Star chiedeva notizie) arrivò di soppiatto sul fianco destro della compagnia italiana, quello presidiato dal 1° plotone fucilieri, e per fortuna degli italiani anche dalla batteria armi pesanti. Qui si verificò un fatto d’arme degno di nota: dei tre carri nemici uno venne distrutto dalla sezione da 65 del Sergente Menotti mentre era in avvicinamento. Un secondo venne assaltato a colpi di bombe a mano e reso inutilizzabile dal 1° plotone fucilieri del tenente Testa e l’ultimo proprio mentre era sul punto di schiacciare sotto i cingoli tale plotone, veniva fermato dalla sezione anticarro del Sergente Giannini. Un’azione corale che valse l’annientamento dell’avanguardia corazzata nemica e dimostrò che con un concertato sforzo pluriarma era possibile arrestare i corazzati nemici. L’equipaggio di uno dei carri inglesi veniva catturato con due dei suoi elementi gravemente ustionati. Vennero immediatamente inviati nelle retrovie per le cure mediche, tramite uno dei camion della sezione anticarro. Il plotone mitraglieri sulla spalla destre dello schieramento avvertiva però che già un secondo plotone di mezzi nemici era in avvicinamento ed il capitano Nicoletti, comandante della Sabratha, fece appello via radio al collega della Savona, perché bersagliasse tali mezzi mentre sfilavano davanti alle sue posizioni. Insomma qui la guerra si faceva davvero. Era il 1941.
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  20. Luigi Varriale

    Luigi Varriale

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    Le forze del CAM proseguirono nelle missioni assegnate: la Trieste verso Uaadi Tarim e l’Ariete, con l’appoggio dell’aliquota pesante della Trento, in caccia del plotone di Cruisers che aveva oramai raggiunto la Balbia. Lentamente ma metodicamente i carri di Postuma stringevano sulla posizione dei cruisers, cercando di prenderli da più lati del loro settore posteriore. durante la cauta avanzata fu il turno di uno degli M13 del tenente Rodi di prendersi un colpo di due libbre dritto in faccia, ma la distanza ragguardevole e l’aver mantenuto giudiziosamente la fronte del carro ben puntata sul nemico, aiutarono a dissipare gli effetti della mazzata. L’equipaggio se la cavò con solamente 8 di soppressione, ovvero grande defecazione collettiva ed involontaria dell’equipaggio. Non si deve dimenticare che l’Ariete dopo le battaglie precedenti molto logoranti, era costituita per la maggior parte di personale nuovo ed ancora inesperto, come del resto le altre forze italiane. Il Postuma, in questo periodo della sua carriera ancora piuttosto prudente nella maggior parte dei casi, si limitò a coordinare l’avvicinamento concentrico dei suoi carri verso il nemico, per eventualmente schiacciarlo tra sé e la Bologna. Il plotone di Cruisers A13 a piena forza rimaneva comunque un avversario ostico e pericoloso, soprattutto per via dei carri nostri leggermente inferiori anche all'A13 e degli equipaggi novelli piselli.

    La Bologna, benché sottoposta al martellante fuoco dell’artiglieria britannica nel turno precedente, riuscì ad ordinare alla sua sezione da 47mm anticarro di spostarsi dal fianco destro a quello sinistro. La sezione, che non era stata interessata dal bombardamento nemico, sotto il comando del tenente Rosetti, in verità un eccellente ufficiale di artiglieria, riuscì ad agganciare i suoi cannoni ed a portarli in una buona posizione di imboscata ai carri nemici qualora questi avessero proseguito lungo la Balbia, venendo in cresta del ciglione ovest dell’Halfaya dove la Bologna era dislocata. Il resto della compagnia cercò di riprendersi dalla legnata subita dall’artiglieria inglese, legnata dalla quale aveva subito per altro perdite molto leggere (un caduto) grazie ai pochi lavori di protezione campale portati avanti fino a quel momento. L’effetto del bombardamento furono però molto più morali che materiali, come spesso accade con truppe ancora relativamente imberbi.

    LA Savona tentò di prendere di mira la testa del battaglione corazzato britannico che saliva dalla Balbia, ma le distanze erano considerevoli, nell’ordine degli 800 metri, non ideali per un tiro efficace dei nostri modesti cannoni. Per l’altro il fuoco di risposta inglese, piuttosto preciso e somministrato dai Crusader CS col "cannonazzo" anti fanteria da 3 pollici, ammazzò un sottufficiale della sezione da 65mm.

    Il plotone comando del tenente colonnello Rumenigge, si beccò tanto per gradire un colpo da due libbre sul carro del vicecomandante, che ne decretava la perdita, e la perdita del terzo Panzer III dall'inizio della battaglia. Il Maggiore Streich e due membri dell’equipaggio erano così fortunati da uscire vivi dal mezzo in fiamme, e Rumenigge fu sospredo di vederli emergere dalla cortina di fuoco e di fumo che si levava di fronte al plotone comando, in un sol pezzo. Per gli altri tre membri dell’equipaggio non ci fu nulla da fare. Ciò comportò evidentemente un rallentamento dell’azione di comando del CTA, ma fortunatamente i comandanti in subordine agirono di iniziativa. La batteria da 88 innanzi tutto. Essa continuò con la sua tecnica di fuoco e movimento, che costituirà la base di tutte le future tattiche anticarro della NATO nel periodo post bellico e che fu sperimentato qui in Africa per la prima volta. Pr fare questo occorreva naturalmente personale ed ufficiali in comando superbamente indipendenti e superbamente addestrati. Ed infatti si vide che la sezione del Sergente Telner, nonostante avesse finito il munizionamento perforante, non si dimostrò meno letale nei confronti dei Crusader anche con quello ad alto splosivo: distrusse 4 carri nemici in rapida successione solo in virtù del suo eccellente posizionamento ed dell' addestramento dei suoi serventi. Lo stesso non si poté purtroppo dire della sezione comando del Tenente Mittelberg, quello stesso ufficiale che Rumenigge aveva richiamato all’inizio della battaglia per eccessivamente deliberato uso delle sue preziose munizioni. Questi non conseguì alcun successo, ma riuscì almeno a stabilirsi su di una buona posizione sulla collina della Savona, pr aprire un fuoco efficace nel prosieguo della battaglia. Anche tale sezione era rimasta con soli 2 proietti perforanti per pezzo.

    Per quanto riguardava le compagnie carri, Rumenigge ne aveva perso momentaneamente il controllo per via delle vicissitudini che abbiamo visto sopra. Ciò non di meno, gli ufficiali subordinati avevano chiaro quale fosse l’intento del comandante in capo ed agirono di iniziativa anche in assenza di ordini. Per la precisione, la 15a guidata dal fuoriclasse capitano Bauman (rally 95 ARM command 93) defilò lungo la cortina fumogena creata dalla tremenda battaglia fino a qual momento sostenuta, per sbucare alla sinistra della cortina stessa ed attaccare le rimanenti truppe britanniche (ammesso che avessero rallentato per qualche motivo la loro marcia forsennata) alle spalle. La 21a, guidata dal non meno valente capitano Itzler (rally 89 ARM command 83) invece prendeva cautamente ad avanzare verso nord, per andare a riconquistare gli obiettivi di mezzo prossimi a Sollum Bassa. Itzler sperava così di attirare parte del battaglione corazzato nemico diretto verso gli Italiani, almeno in parte indietro sulle sue posizioni, per poi distruggerlo col fuoco. Occorreva però agire cautamente inquantoché gli Inglesi disponevano ancora di una compagnia carri, seppur frastornata, al di là della cortina fumogena. Inoltre Itzler si peritò di lasciare un plotone a guardia dello sbocco della collina del fiume per evitare che l’intero dispositivo germanico venisse preso alle spalle dalle residue truppe britanniche che avessero avuto il fegato di avanzare oltre tale altura. Incaricò di questo compito il plotone del tenente Vosse, che giunti a quel punto della battaglia aveva già maturato il diritto a pitturare 9 cerchi bianchi sulla volata del 50L42 del suo carro. Il suo plotone aveva distrutto complessivamente 24 mezzi meccanici nemici.

    I reparti di supporto del CTA, vale a dire la batteria semovente da 20mm, i PanzerJager da 50mm e i genieri d’assalto, vennero riorganizzati e se ne ordinò il ripiegamento in direzione sud, in quanto non giudicato necessario il rischio di vederli subire delle perdite, adesso che il nemico non aveva più la schiacciante superiorità numerica. Anche questo ordine venne dato di iniziativa da Baumann.

    Da ultimo, il Colonnello Ciccoletti intervenne personalmente dal suo posto di comando a nord del Bubbone, per comunicare a Rumenigge che la puntata dei reparti esploranti non era più obbligatoriamente necessaria, perché egli aveva conferito alla Trieste il compito di neutralizzare l’artiglieria nemica. Non riuscendo a contattare Rumenigge, Ciccoletti contattò direttamente il Maggiore Funk, commandante del 3° eplorante germanico, tramite il suo ufficiale di collegamento capitano Hans Ludwig Menzel. Appresa la notizia e datone un rapido apprezzamento, il maggiore Funk fece dietro front con la sua compagnia autoblindo di testa, al duplice scopo di: riprendere contatto con la compagnia motociclisti e: raggiungere il plotone autoblindato italiano, prenderlo a suoi ordini e spazzare le terga delle residue forze inglesi ad ovest della collina del fiume.

    Complessi atti tattici della guerra nel deserto!
     
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