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SPMBT AAR Ancora in Libia

Discussione in 'Le vostre esperienze: AAR' iniziata da Luigi Varriale, 14 Gennaio 2020.

  1. Luigi Varriale

    Luigi Varriale

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    Arrivo all’aeroporto Mitiga International di Tripoli in una mattina nuvolosa Ci metto un buon paio d’ore a recuperare il bagaglio, costituito essenzialmente dalla mia borsa con l’apparecchiatura elettronica per il reportage. Per quanto riguarda invece il bagaglio a mano, esso è tutto contenuto in uno zaino. Vado a lavorare in una zona di guerra; gli effetti personali sono ridotti al minimo.

    Sulla pista, mentre aspetto il pulmino che ci porterà al terminal, prime impressioni di un paese in guerra. C’è un Mil-35 parcheggiato vicino ad un hangar con mimetizzazione desertica, affiancato da un Mil-8 da trasporto medio. Non vedo jet militari. La mia intenzione in questo periodo di permanenza qui in Libia è quello di darvi un resoconto di quello che sta avvenendo e che avverrà dal punto di vista politico militare. Ho fatto il corrispondente di guerra per 20 anni sui teatri di mezzo mondo, ed ho sviluppato una certa conoscenza di cose militari. Ma questa è la prima volta che lavorerò per me stesso e potrò quindi scrivere quello che mi pare, esattamente come le vedo, senza nessun condizionamento da parte di nessun capo redazione e/o direttore. Questo penso che sia il compito a cui ogni buon giornalista, dovrebbe assolvere, ed ancor di più in un campo difficile e complesso come quello delle operazioni di guerra, dove trovare le informazioni è difficile e riportarle in maniera obiettiva, ancora più difficile.

    La mia venuta qui si basa sull’autorizzazione del Governo di Accordo Nazionale, per mezzo del suo Dipartimento per l’Informazione, ed anche su di un accordo con il comandante di un gruppo di private contractors, “Vanguard International” formato da personale italiano. Il nome di costui risponde ad un semplice acronimo: Charlie.

    E’ Charlie stesso che viene a prendermi all’aeroporto, in abiti civili ed armato di una Beretta standard calibro nove che porta in una fondina ascellare nascosta all’interno della giacca estiva marrone chiaro. Il ragazzo, che scoprirò dopo avere 27 anni, nota che ho già messo gli occhi sul suo “armamento”; mi sorride.

    “Non si preoccupi” afferma. “Ho il porto d’armi”.

    “Immagino che ce l’abbia” rispondo ricambiando il sorriso, mentre quello mi aiuta a caricare la borsa con la mercanzia elettronica sul divano posteriore di un SUV Mitsubishi anch’esso con colori mimetici desertici. Non posso fare a meno di notare nel vano posteriore una mitragliatrice leggera belga FN completa di nastro munizioni e tutto.

    Il viaggio dall’aeroporto alla nostra destinazione, un complesso residenziale nel quartiere Al Jahid, posto nella parte sud est della città, dura circa una ventina di minuti, in un traffico moderato ma molto indisciplinato. Si respira un ambiente abbastanza normale in città. Non sembra almeno a prima vista un’atmosfera da paese in guerra. Ma non abbiate dubbi; siamo alla vigilia di un’offensiva annunciata da parte del Generale Khalifa Haftar che ha come obiettivo niente popò di meno che la conquista di Tripoli stessa e la rottamazione forzata del Governo di Accordo Nazionale. Eppure non avverto nessuna particolare tensione in città. Potrebbe essere solamente una falsa impressione.

    Charlie parcheggia il fuoristrada in un vialetto alberato. Scendiamo, scarichiamo l’armamentario mio e suo. la FN da 7.62 che allegramente Charlie trasporta all’interno dell’edificio nel quale mi invita ad entrare. Saliamo al primo piano di quella che sembra essere una palazzina piuttosto moderna adibita ad uffici. Charlie apre la porta, l’ultima a destra in un corridoio non molto illuminato e mi trovo di fronte a cinque uomini seduti in torno ad un tavolo da conferenza piuttosto ampio di forma ellittica. Tutti e cinque sono abbigliati con abiti civili ma di taglio decisamente militare, per esempio tutti indossano scarponcini non proprio militari ma chiaramente molto pratici per operazioni militari; lo stesso per il resto dell’abbigliamento, tutto in tono cachi da deserto.

    Charlie fa le presentazioni; i cinque uomini si presentano con i nomi di Sergio, comandante in seconda, Andrea, Federico, Luca e Pierre. L’ultimo tizio è l’unico non italiano, infatti mi dice di essere belga ma parla comunque un ottimo italiano. Mi fanno accomodare ed esauriti i rapidi convenevoli che servono anche per passare rapidamente dal lei al tu, mi snocciolano le condizioni prendere o lasciare del nostro accordo di lavoro. E’ il comandante in seconda Sergio a prendere la parola. Un tipetto sulla quarantina asciutto, affilato dai capelli radi e con un’aria vagamente intellettuale. Assolutamente quello che non si definirebbe un uomo di guerra.

    Nulla di scritto, semplicemente un colloquio tra parti coinvolte in un progetto comune. Charlie se ne sta in silenzio ad ascoltare, ma dalla sua espressione è chiaro che non solo è ben a conoscenza di queste regole, ma che ha anche largamente contribuito a definirle.

    “Per prima cosa volevamo renderti noto che potrai scrivere quello che vorrai su tutto quello che vedrai, senza alcuna limitazione. Ma nessuna immagine fotografica nostra o dei luoghi nei quali ci troveremo ad operare, ed a maggior ragione, nessun video. Quello che scriverai non sarà soggetto ad alcun controllo da parte nostra, per il semplice motivo che non potrà essere divulgato fino a quando il ciclo operativo non sarà concluso. Naturalmente lo scopo di ciò è unicamente quello di preservare la tua e la nostra sicurezza durante le operazioni. Per cui scrivi tutto quello che devi scrivere, con l’unica accortezza di conservare il materiale fino a quando non avremo terminato con quello che dobbiamo fare. Domande? Ed a proposito di domande, ti chiarisco subito che non c’è alcuna limitazione al tipo di domande che ci puoi fare. Noi cercheremo sempre di rispondere nella maniera più veritiera possibile. Del resto mi pare che uno dei motivi per cui sei qui”, Sergio prende dal tavolo una copia della lettera di motivazione che presentai a suo tempo al gruppo, “ è quello di esplorare a fondo il mondo dei military contractors.

    “Quanto durerà questo ciclo operativo?”

    “Per il momento siamo ancora sotto contratto per un mese. Ma con gli eventi che incombono mi sa che il contratto verrà sicuramente prorogato, sempre che in questo mese non crepiamo tutti”. Una serie di sorrisetti sardonici appare intorno al tavolo. Andrea si tocca in mezzo alle gambe, il che trasforma i sorrisetti in risa aperte. “I compiti che svolgiamo qui ti verranno spiegati tra poco. Come ben sai siamo alla vigilia di un’ offensiva del LNA, e saremo probabilmente chiamati a svolgere attività che vanno oltre a quelle che abbiamo svolto fino adesso. Non è escluso che ci troveremo anche in operazioni di combattimento vere e proprie; sei conscio di questo? Te lo chiedo perché dovrai firmarci una liberatoria che esenta la compagnia da ogni responsabilità nel caso ti succeda qualcosa durante la tua permanenza con noi”.

    “Ne sono assolutamente conscio ed è per questo che sono qui”.

    Si inserisce Federico nella conversazione in tono tra il serio e lo scherzoso.

    “Sei venuto qui a vedere la guerra vera?”

    “Sono stato in zone di guerra prima d’ora, anche con le truppe di prima linea. Il vero motivo per cui sono qui è per poterla raccontare per la prima volta per quello che è e non per quello che la stampa per la quale ho lavorato in passato vuole farla sembrare; sotto ogni aspetto, sia esso politico o militare”.

    “Qui di politico ci troverai poco” interviene Charlie. “Noi siamo qui per svolgere un particolare e ben definito compito di natura militare, non ci poniamo problemi di natura politica”

    Gioco con la mia penna, guardando il pavimento.

    “L’avete già fatta una scelta di tipo politico se lavorate per una parte invece che per l’altra” rispondo non staccando gli occhi dal pavimento.

    “Assolutamente no. Lavoriamo per questa parte perché è stata quella che ha richiesto i nostri servigi. E lo avesse fatto l’altra parte, lavoreremmo per quella.”

    “Mi stai dicendo che lavoreresti per qualunque tipo di canaglia richiedesse i tuoi servigi?” Decisamente comincio subito con le domande imbarazzanti.

    “Ti sto dicendo che la scelta non dipende da chi richiede il servizio, ma da che servizio richiede. Una delle belle cose del mestiere di mercenario è che in ultima analisi puoi lavorare anche per Belzebù, ma sei sempre tu a decidere come condurre le operazioni che ti vengono assegnate, non devi obbedire agli ordini di nessuno. In ultima analisi se quello che ti viene richiesto non ti piace, non accetti l’incarico punto”

    Sono sorpreso dal fatto che Charlie usi la parola mercenario con tale assoluta naturalezza. Normalmente i mercenari sono molto sensibili all’uso della parola.

    “E Sarraj che tipo di servigi vi ha chiesto?” Parto subito in quarta.

    “Il governo qui ha delle forze militari; più o meno. In realtà si tratta di un’accozzaglia di milizie di vario tipo e di varia matrice politica o religiosa, ognuna responsabile di una determinata zona. Per il momento combattono tutte dalla stessa parte perché hanno un nemico comune. Ogni tanto si forma una nuova unità, o perché qualcun altro decide di prendere le armi o perché occorre sostituire una forza che viene completamente distrutta. Le due parti sono in continua competizione per aumentare le proprie forze. Le armi non mancano ed i soldi nemmeno. Ogni nuova unità militare del GNA che viene formata passa da noi per l’addestramento militare se reputa di averne bisogno o se il governo reputa che ne abbia bisogno. Per esempio adesso gli edifici intorno a questo ospitano una compagnia di una cinquantina di uomini che noi stiamo addestrando per combattere. Io e gli amici qui formiamo la squadra comando di questa compagnia, se capisci cosa intendo”.

    “Oh si capisco, ma una cinquantina di uomini non è un po’ poco per definirla una compagnia” preciso tentando di dimostrare ai miei interlocutori quanto sia versato in cose militari.

    “Non qui” riprende Charlie. “Non ci sono vere unità militari qui in Libia. Ho visto gruppi di un paio di centinaia di uomini essere chiamati brigate.

    “Come funziona la catena di comando? Voglio dire, voi come siete inseriti nella catena di comando?”

    Prende la parola Federico, che quindi presumo si occupi di questo aspetto. Federico è un ragazzone di quasi due metri. Un ottimo bersaglio penso mentre lo osservo per la prima volta con attenzione. Grossa chioma nera, per nulla militare, sulla ventina inoltrata, largo quasi quanto è lungo.

    Siamo in contatto diretto con lo stato maggiore del Generale Al Juwali che è il comandante in capo delle forze militari del Governo di Accordo Nazionale. Riceviamo ordini ed informazioni da questo organo di comando. Devo anche dirti che siamo una delle poche unità che rispondono con prontezza alle disposizioni. Questo fa di noi una delle cosiddette unità affidabili che il governo ha a disposizione. Non sempre le varie milizie sono pronte a rispondere ai comandi del generale, e questa è una delle ragioni per la quale le forze del governo si trovano sulla difensiva da mesi. Secondo noi, le forze della controparte sono meglio organizzate. Da quello che ne sappiamo, non credo siano più numerose”.

    “Quante unità militari avete addestrato fino a questo momento?”

    “Fino adesso quattro. Si tratta di un lavoro complesso e abbastanza lungo se vuoi farlo bene”, continua Federico. “Quando consegniamo un plotone o una compagnia di fanteria addestrata, questi sanno più o meno usare le armi che hanno in dotazione senza ammazzarsi da soli e sanno muoversi sul terreno con un minimo di sicurezza tattica. Se avessimo più tempo, potremmo fare meglio, ma il tempo non è una risorsa molto abbondante qui. C’è sempre urgenza di immettere nuove unità nelle operazioni”.

    “Mi hai parlato dell’uso delle loro armi. Come sono armati i miliziani del governo?”

    “Essenzialmente con fucili d’assalto, mitragliatrici leggere e razzi anticarro RPG. Normalmente gli RPG sono assegnati alle singole squadre, mentre le mitragliatrici no, perché sono meno diffuse. Per esempio il reparto che stiamo addestrando adesso ha 6 razzi RPG, ma solo tre mitragliatrici, senza contare le nostre armi”.

    “Giusto; e le vostre armi?” Mi affretto a domandare oramai lanciato a pieno ritmo ed armato di penna e taccuino su cui segno tutto quello che metterò in ordine dopo in forma digitale.

    “Siamo armati in maniera piuttosto pesante”, mi risponde Andrea; tipo bassotto e tarchiato, con capelli neri a spazzola ed una faccia larga e piatta da Bulldog. “Abbiamo 10 carabine americane M4 con i relativi lanciagranate da 40mm, un’arma di reparto M 249 Minimì ed un lanciamissili anticarro Gustav per trattare con i clienti pesanti. Poi, abbiamo due SUV per il trasporto della squadra e delle armi, armati ognuno con una mitragliatrice da 7,62 che possiamo montare su un supporto girevole sul tetto. Tutta la squadra ed il suo armamento ed equipaggiamento può essere contenuta nei due veicoli, cosicché possiamo dire di essere interamente motorizzati”.

    “I vostri rapporti con questa gente?”

    “Ottimi direi” riprende Charlie “I clienti sono soddisfatti del lavoro che stiamo facendo, altrimenti non saremmo già più qui”.

    “Intendevo dire con la popolazione”

    “Ah ok; qui devi imparare ad adattarti in fretta. In questo paese noi siamo degli ospiti e ci limitiamo a seguire le regole della casa. Se vedi un marito che mena la moglie, ti fai gli affari tuoi che qua la cultura è così, e che se magari intervieni è la moglie stessa che ti prende a scopate in testa”. Sorrisi e risate all’indirizzo di Pierre il Belga.

    “Bisogna stare attenti in generale con le donne qua” continua Luca, l’unico che non era intervenuto fino a quel momento. Indossa il suo giubbotto cachi con un emblema della brigata paracadutisti Folgore. “La cultura locale è molto restrittiva in queste cose qui; come ai tempi della mia bisnonna. Specialmente qui in città è pieno di milizie strettamente osservanti la legge coranica. Nei quartieri dove ci sono loro, non senti nemmeno musica, non si gioca non si fuma, non si fa nulla. Suq Al Jumar per esempio, il quartiere vicino al nostro, è presidiato da una milizia che pratica la Shari’a; è un gruppo proveniente da Benghazi che si è dissociato dalle altre forze bengasine di Haftar. Quelli sono matti da legare; dove ci sono loro non vedi nemmeno la gente per strada dopo una certa ora del pomeriggio. Ad ovest, dove c’è l’ospedale principale della città, ci sono I Mujahideen. Non ho capito se sono Afghani o cosa. Anche lì bisogna stare molto attenti; non hanno molta simpatia per gli occidentali in generale. La scorsa settimana ci è mancato poco che ci sparassimo a vicenda solo perché non volevano farci usare l’ufficio postale per spedire alcune cose in Italia”.

    “E siete riusciti?”

    “No”

    “Occorre stare molto attenti” riprende Charlie “Non vai da nessuna parte se non sei con uno di noi e non ti prendi iniziative personali se non te lo diciamo noi; chiaro?”

    “Forte e chiaro rispondo senza esitazioni”.

    “Con le comunicazioni come fate? Voglio dire i vostri studenti mica parlano italiano”.

    “No, ma abbiano Pierre qui che conosce ogni dialetto arabo esistente e soprattutto conosce bene come ci si comporta con questa gente. La cosa è importantissima, tanto per cominciare per essere efficienti nella missione di addestramento; per rivolgerci meglio agli studenti. Se non stabilisci un rapporto socialmente accettabile con loro diventa difficile trasmettere alcuna tecnica o conoscenza. Una volta un tizio che era nell’esercito mi ha raccontato di un team di istruttori americani che come prima cosa hanno cominciato a dare al gruppo che stavano addestrando nozioni di igiene personale e igiene degli ambienti di caserma. Non ti dico il successo della missione. Il sottufficiale libico ha detto subito all’interprete di comunicare all’Americano che erano lì per insegnargli a combattere, non a lavarsi ”

    Mentre sto per rivolgere un’altra domanda a Charlie, un suono proviene dal Lap Top che c’è sul tavolo. Federico ci mette subito le mani ed armeggia con tastiera e mouse con molta velocità ed efficienza. Non passano trenta secondi, che alza lo sguardo rivolgendolo agli altri membri del gruppo.

    “Ci sono mezzi militari di Haftar in uscita da Bani Waled ed altri identificati in avvicinamento a Quaran El Sabeh. L’ufficio dello stato maggiore del Generale Al Juwali dice che è l’offensiva”.

    “Ok” dice Charlie. “Fede rimani connesso con il comando e portati dietro il computer anche quando vai al cesso. Andrea voglio tutto l’equipaggiamento in condizione mobile in un ora. Pierre, vai a svegliare i Libici che potremmo avere ordini di muoverci in qualunque momento e Luca; prepara tutta la tua sala operatoria al più presto e caricala su mezzo due”.

    Mentre Charlie dirama gli ordini, suona pure il cellulare di Pierre. Parla per 30 secondi al telefono ripetendo sempre la stessa parola; e cioè si.

    Quando mette giù, conferma che il comando ordina di tenersi pronti ad operare al più presto. Dettagli seguiranno. Tutte le unità militari del GNA sono in stato di allarme. Pare che Haftar si stia muovendo in direzione dell’aeroporto internazionale a sud della città; il Tripoli International ed anche in altre direzioni.

    Non ho il tempo di dire nulla che quattro uomini della squadra sono già scomparsi. Nella sala rimango da solo con Charlie e Sergio. I quali si mettono immediatamente a discutere, carta alla mano su come rispondere ad eventuali ordini che dovessero provenire dal comando.
     
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    Ultima modifica: 14 Gennaio 2020
  2. Iscandar

    Iscandar

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  3. Luigi Varriale

    Luigi Varriale

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    Allora andiamo !

    Passiamo il pomeriggio e la sera io e Charlie nella “sala situazione” che è poi la stanza dove ho avuto il mio primo colloquio con il gruppo Vanguard, a cercare di capire che cosa sta succedendo. Il comando, che sta di fronte al ministero delle finanze in centro, ci tiene aggiornati tramite messaggi e mappe allegate, e tiene tutte le unità dipendenti informate della situazione man mano che le forze al fronte comunicano gli avvenimenti.

    Forze nemiche sono state individuate ai piedi del Mit el Alibin, un rilievo collinoso ad una ventina di chilometri a sud di Tripoli. Si tratterebbe di fanterie e tecniche, alcune delle quali armate con mitragliatrici antiaeree pesanti ZPU da 14.5mm. Sembra che siano state identificate anche autoblindo BRDM. Quindi mi precisa Charlie non solamente milizie, ma pure reparti scelti da ricognizione. Charlie mi informa anche che le forze di Haftar hanno anche tra le loro fila alcune unità dotate di armamenti relativamente potenti e moderni come BRDM-2, ed i carri T-55 e anche qualche T-72 prelevati dai vecchi arsenali governativi. Si sa per certo che esiste un reparto comandato dal secondogenito di Gheddafi che ha addirittura in dotazione un certo numero di BMP-3 recentemente donati dalla Russia.

    “Quindi i ribelli hanno armamenti superiori ai nostri” chiedo a Charlie che chino sullo schermo del computer osserva attentamente tutti gli aggiornamenti che arrivano.

    “Alcune delle loro forze si; hanno roba relativamente moderna” mi risponde mentre rimae assorto sull'evolbersi delle schermaglie iniziali.

    Poi proprio mentre stiamo discutendo della qualità degli armamenti delle forze di Haftar, a Charlie scappa una bestemmia.

    “Eccoli qua! Sono comparsi gli uomini di Gheddafi”, esclama mentre batte con il dito sulla parte destra del monitor. Un gruppo di miliziani della città di Misurata, considerati tra i più duri ed incalliti veterani, delle forze governative, hanno appena riportato di essere sotto il fuoco di veicoli ed armi pesanti, tra cui appunto BMP, semoventi antiaerei del tipo ZSU e BRDM. La brigata dei Misuratini accusa la perdita di un plotone di tecniche che erano di guardia alla strada tra Quaran Al Sabeh e la depressione di Al Muniba, a circa 13 chilometri a sud est della capitale. Sono stati presi di sorpresa. Charlie mi dice che ora sono ca**i perché tra Quaran Al Sabeh e Tripoli non è che i governativi abbiano molte forze; solamente la brigata Zintan sulle alture di As Biha ad est della parte nord orientale della capitale.

    Quella della comparsa del reparto di Saif al-Islam Gheddafi in uno dei punti meno difesi del fronte governativo è una pessima notizia dice Charlie. Non è escluso che chiamino noi ad intervenire. Aggiunge che noi siamo uno dei reparti tappabuchi a Tripoli Est insieme alla brigata di fanteria del concilio della Shari’a di Bengasi, una simpatica combriccola di fanatici e facinorosi che si è dissociata da Haftar, in quanto lo considerano troppo laico.

    Mentre io ed il boss siamo al primo piano ad osservare gli sviluppi della situazione, gli altri uomini di Vanguard sono impegnati nelle attività pomeridiane di addestramento dei miliziani tripolini che ci sono stati assegnati, ma tutti sono sempre in contatto con Charlie in caso di emergenza o di ordini improvvisi. Per il momento non ne arrivano, e Charlie pare sollevato. L’idea di vedersela con uno dei “pugni duri” delle forze di Haftar non è una buona prospettiva per nessuno.

    “Magari il figlio di Gheddafi ha pure dei carri” afferma da ultimo Charlie sconsolato.

    Stabiliamo i turni di guardia durante la notte; qualcuno deve sempre rimanere a monitorare la situazione e a ricevere gli ordini eventuali. Esiste un codice che il comando fa precedere a qualunque ordine di movimento, ed uno per ognuna delle unità eventualmente coinvolte. La procedura nostra interna è che se si vede il codice destinato al gruppo, si va immediatamente a svegliare Pierre, il quale si mette in comunicazione diretta con il comando, od in mancanza, si ricevono gli ordini in Inglese, scritti od orali.

    Durante la notte, la situazione della brigata di Misurata peggiora di ora in ora. Il comandante, un tale capitano M. segnala di star essendo oramai travolto da forze enormemente superiori che premono lungo l’asse stradale Sabeh – Biha e che non ha molta scelta se non quella di tentare di ripiegare. Intercettiamo l’ordine dato alla brigata Zintan di convergere lungo quell’arteria e di stabilire una posizione di blocco all’altezza della depressione di Al Muniba.

    “Non va; non va così” commenta Charlie quando scatta la seconda parte del nostro turno di sorveglianza. Alla luce fioca del monitor del computer il comandante di Vanguard mi fa notare che il comando sta mandando le forze contro l’avanzata di Haftar all’estrema destra dell’arco difensivo intorno a Tripoli, una unità alla volta, con il rischio che il nemico le distrugga appunto una alla volta.

    “l’alternativa e che mandino noi ad est” mi azzardo a far notare.

    “Noi o i tizi di Bengasi” mi corregge Charlie.

    “O magari tutti e due” concludo io sempre più interessato ed allo stesso tempo preoccupato.

    “All’angolo sud della città, nel quartiere di Al Ashan c’è anche la brigata dei pazzi rivoluzionari di Tripoli. Hanno un paio di camionette amate di mitraglie contraeree pesanti e magari potrebbero contribuire anche loro ad arrestare il nemico ad Al Sabeh” Mi dice Charlie indicandomi il citato quartiere alla periferia sud est di Tripoli.

    “Ma conviene combattere in campo aperto contro forze superiori?”

    “No, a meno che non si riesca a concentrare forze pari, o almeno inferiori di poco. Quarar el Sabeh è un villaggio abbastanza piccolo ed allo stato attuale i nostri ne tengono ancora la metà. Forse vale la spesa provare a difenderlo; ma se non si riesce io porterei il combattimento qui in città”.

    Arriva comunque l’alba e ancora non si è ancora deciso niente. Le nostre forze sono pronte a muovere; tutto l’armamentario caricato sui veicoli, siamo pronti ad una campagna fuori città anche di molti giorni. Una simpatica coppia che gestisce un alberghetto nel distretto commerciale di Al Trashana, ha lavato tutta la biancheria dei ragazzi nostri e libici, che a preso a cuore un po’ come se fossero loro figli. Sono sinceramente rattristati dall possibilità che noi ci si muova. Il marito continua a ripetere che se ce ne andiamo addio sicurezza per lui e per il suo ostello.

    Comunque ordini di muovere non ne sono ancora arrivati. I proclami del comando hanno un tono di serietà per la situazione in atto ma non trasmettono ancora alcuna nota di preoccupazione.

    Durante la giornata la situazione della brigata misuratina precipita al punto che il suo comandante non crede più di poter sfuggire alle forze meccanizzate nemiche. Questa è un’evidente sconfitta per le forze governative a Sabeh, con minaccia delle truppe di Haftar sul fianco destro dello schieramento nostro e minaccia su Tripoli Est. Rimaniamo sulle spine per quelle che saranno le decisioni del comando. Secondo i rapporti, le forze ribelli già dilagano lungo la strada per As Biha, e con i dati trasmessi finora sulla sua consistenza del nemico, Charlie dubita molto che la pur valente brigata Zintan possa fermarlo da sola in pieno deserto. Le soluzioni sono evidentemente o di intercettare le forze nemiche lungo la strada, ma con forze adeguate, o preparare la difesa della periferia est di Tripoli. Dal punto di vista politico la soluzione uno sarebbe di gran lunga la più conveniente; si eviterebbe di ammettere di essere alle strette dopo solo due giorni di combattimenti. Ma occorre mettere insieme forze adeguate e soprattutto motorizzate; e né noi, né la brigata bengasina, e né tanto meno la brigata dei rivoluzionari tripolini siamo motorizzati. Di tutto il plotone noi abbiamo motorizzata solo la squadra comando. I Libici dovrebbero seguire o precedere a piedi o con qualche veicolo di fortuna. Nelle stesse condizioni, come detto sono le altre due "brigate".

    A sciogliere il nodo gordiano arriva verso ora di pranzo un ordine diretto del comando.

    A noi viene affidata la difesa della parte est del quartiere Al Joumar, che controlla le due strade centrali di accesso alla parte est di Tipoli. La brigata dei rivoluzionari rimane ferma ad Al Ashan e ne assicura la difesa. La brigata dei fanatici shari’a bengasini assicura la difesa della zona della moschea di Albaser. A nord est, a ridosso dell’aeroporto Mitiga. La brigata Zintan fa dietro front lungo la strada per Tripoli e si pone in riserva tattica di tutto qesto dispositivo. L’ordine operativo che arriva per e-mail è quattro pagine lungo, ma a Charlie è subito chiaro quello che deve fare e quanto difficile sia la missione, per lo meno fino a quando non arriva la brigata Zintan. In ogni caso l’indirizzo strategico è quello di usare l’abitato per la difesa; concetto che trova pienamente daccordo Charlie. Occorre fare tutti i preparativi: individuare le zone nevralgiche da difendere, fortificare gli edifici coinvolti, evacuare la popolazione civile. Tutto lo staff dell’unità si entra quindi in azione per organizzare i prossimi compiti. Ci sono molte cose da fare e come al solito, poco tempo.
     
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  4. Luigi Varriale

    Luigi Varriale

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    Ora Charlie comincia a sbracciarsi per organizzare la “Brigata” Vanguard (una scarna compagnia su due plotoni ed una squadra comando, al fine di farla muovere verso la zona assegnata. Scendo con lui negli acquartieramenti dove ci sono le truppe libiche che Charlie comanda e mi trovo di fronte ad uno spettacolo che non mi aspettavo così miserando nemmeno nelle mie cogitazioni peggiori. Non che l’efficienza di un reparto militare si giudichi solo dall’aspetto, ma qui si rivela tutta la disorganizzazione del Governo di Accordo Nazionale. Ci sono tre squadrette di 7 uomini, armati con fucili d’assalto misti AK 74, AKM e altre simili armi del blocco orientale made in più di un paese. Ognuna delle squadre ha mi pare un RPG, e questo e tutto l’armamento sfoggiato dalle nostre milizie. Alcuni uomini hanno anche delle bombe a mano di un tipo che non conosco, ma non sono certo un esperto di bombe a mano. Ma quello che è più impressionante è l’equipaggiamento di questi ragazzi, alcuni dei quali devo dire esageratamente giovani. La maggior parte vestono solamente abiti civili, alcuni sono in ciabatte, non vedo un elmetto neanche a morire, tanto è vero che vorrei cedere il mio, ma non saprei a chi darlo. C’è qualche rara uniforme di foggia americana e qualcuna forse inglese. Del resto neanche gli istruttori di Vanguard indossano elmetti, ma solamente baeball cap color cachi da cui sbucano i microfoni e gli auricolari per le comunicazioni. Mi pare di poter dire per i libici che almeno le armi sono mediamente in buono stato e ben oliate; questo è buon segno.

    I due ragazzini che dovrebbero comandare i plotoni di fanteria ciabattata, non mi danno invece nessun affidamento. Giovani, imberbi e soprattutto non molto sicuri del fatto loro. Si vede che contano molto sulla guida di Charlie and company, che invece mi danno un’impressione di fredda e distaccata professionalità. Intendo dire che da come si muovono e da come si comportano pare che abbiano fatto queste cose decine e decine di volte, cosa questa credetemi assai rassicurante. I due plotoni di libici sono schierati nel cortile del complesso residenziale, base della brigata. Non mi pare di vedere nessuna manifestazione di disciplina militare, né tanto meno mi pare che gli istruttori ne richiedano. Sergio e Federico si limitano a scambiare qualche parola con i ragazzini in comando con l’assistenza di Pierre che fa da interprete, relativamente all’equipaggiamento e l’inquadramento delle forze. Mi chiedo come si comporterebbero in un eventuale combattiento i libici sotto il comando degli uomini di Charlie. Qui entra evidentemente in gioco il rapporto che si è creato tra loro durante la loro permanenza insieme; fattore per me ancora imponderabile.

    Dal punto di vista puramente organizzativo, e vi prego di notare che non ho ancora discusso di nessuno di questi aspetti con Charlie o con chiunque altro del gruppo, in definitiva la "brigata" è composta dalla squadra comando di Charlie e da due plotoni di fanteria leggera. Esiste un plotone armi pesanti accentrato al comando di Charlie che ha tre mitragliatrici medie PKM da 7.62 con treppiede. Buone armi affidabili e solide. L’ufficiale in comando di questo reparto di mitraglieri mi pare, al contrario dei due sbarbati che comandano la fanteria un solido militare, con tanto di mimetica e basco nero e ben più anziano della media. Secondo me questo qui era soldato anche prima della rivoluzione del 2011.

    E poi naturalmente c’è la squadra di Charlie, ben armata con le sue carabine corte M4 con i lanciagranate e le due Minimì portate da Andrea e Federico. I ragazzi sono su di un tablet per pianificare la rotta di avvicinamento al settore da difendere. Non è previsto nessun contatto col nemico durante questa missione di trasferimento ma non si sa mai. Il plotone di Aziz, che Charlie mi dice essere quello più avanti con l’addestramento, viaggerà in testa e spiegherà la sezione esplorante in testa al plotone. Poi verrà la squadra comando con i due veicoli che marceranno al passo con la fanteria, seguita dal plotone armi pesanti e a chiudere la fila il plotone di Kheil. Io viaggerò naturalmente con la squadra del gruppo Vanguard. L’itinerario dovrebbe essere più o meno uscita dal centro commerciale dal lato sud e svolta a sinistra sulla via che porta al quartiere Souq Al Joumba, che è quello che dobbiamo difendere. Il comando ha ordinato di estendere il settore difensivo fino agli edifici immediatamente a sud della moschea di Albaser, dove dovremmo prendere contatto con elementi della brigata di Benghazi. Il limite sud del settore assegnato sarebbe costituito dal quartiere Al Ahsan dove dovremmo invece prendere contatto con la brigata rivoluzionaria di Tripoli, milizia della frangia tra le più Jihadiste di tutte le truppe che difendono la capitale.

    Charlie osserva l’immagine satellitare sul tablet e mi dice che non c’è verso che la nostra piccola compagnia possa difendere un fronte tanto esteso; si tratta di quasi due chilometri di viali, edifici non facili da controllare o occupare con una forza così esigua. Spera Charlie che quando la brigata Zintan arriverà in città da est, sia possibile affidare a lei parte della difesa della zona assegnata.

    Comechessia ci mettiamo in marcia con due varianti rispetto al piano prestabilito: il plotone di Kheil marcia in testa alla compagnia, mentre quello di Aziz segue sfalsato sulla sinistra. Seconda variante, all’ultimo momento si decide di mandare avanti in avanscoperta i due SUV della squadra di Charlie per conto loro. Si decide che il rischio di contatto con il nemico è praticamente nullo e di inviare quindi i veicoli in esplorazione sino al margine est del quartiere di Souq Al Joumaa, allo scopo di mettere sotto controllo da subito la strada di accesso che dovremmo difendere. Alla guida dei veicoli ci sono Sergio ed Andrea, che comunicano una volta giunti a destinazione, un’altura che domina gli approcci ad est del quartiere di avere truppe e mezzi lungo la strada ad un paio di chilometri. Attimi di tensione seguono inevitabili, fino a quando non si accerta che tali mezzi appartengono alla brigata Zintan, che ripiegando da As Biha, si dirige verso la capitale. Questo la sezione veicolare comunica a noi che viaggiamo con la fanteria libica. Camminiamo per strade praticamente deserte, bazar e negozi sono chiusi. Gli abitanti devono avuto il sentore che qualcosa sta succedendo, e si sono evidentemente chiusi in casa.

    Quando sbuchiamo al di là dell'ultimo edificio del complesso residenziale dove eravamo acquartierati, mi affianco a Charllie che chiude la fila degli uomini della sua squadra, voltandosi di tanto in tanto con tutto il corpo per controllare come procedono i Libici dietro di noi.

    "Cosa succede adesso" gli chiedo affiancandomi a lui.

    "Ci portiamo sul margine est della città. Ci hanono affidato un settore da difendere. Ma se è davvero la compagnia di Gheddafi che sta venendo su, certamente noi non la possiamo fermare. Si tratta di un reparto ben armato e meglio organizzato ed armato; formato prevalentemente da ex personale di carriera del vecchio esercito libico."

    Vede che sono abbastanza perplesso e preoccupato

    "Comunque non preoccuparti; eroismi del ca**o qua non se ne fanno; soprattutto non con queste truppe. Se c'è da menare le mani tu mi stai vicino, fai quello che ti dico di fare e vedrai che non succede nulla. Certo non siamo i Russi a Stalingrado".

    "Ecco un buon aspetto delle truppe mercenarie" penso tra me e me senza dire nulla. "Si fa quello che si può, e quello che non si può si lascia perdere. Un buon modo per restare vivi e lavorare un altro giorno".
     
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  5. StarUGO

    StarUGO

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    Il buon @Luigi Varriale riesce a far sembrare credibile lo scontro a venire nonostante quello che in effetti pare un gruppo sparuto e raccogliticcio.
     
  6. Luigi Varriale

    Luigi Varriale

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    Nella guerretta libica è pieno così si gruppi sparuti e raccogliticci.


    La formazione di marcia comincia a prendere una sua fisionomia mentre approcciamo l’incrocio stradale tra Souq Al Joumar ed il centro commerciale. Il plotone del tenente Aziz come detto muove in testa seguito dal 3° plotone. Il 3° plotone marcia direttamente davanti a noi. Il traffico sulla strada è quasi nullo, la quale cosa è buona cosa perché il nostro movimento risulta più facile e più facile risulta mantenere il contatto tra i plotoni. Si affianca a noi Federico, in tutta la sua stazza, che sarà un bel problema se dovessimo mai entrare in combattimento; d’altra parte se non è stato impallinato fino adesso…Inseme a lui c’è Pierre con la seconda radio della squadra che viene ad aggiornare Charlie sul grande quadro. Le notizie sono cattive: la brigata di Misurata che difendeva Quaran el Sabeh, sembra sia stata totalmente distrutta o catturata da forze pesanti di Haftar, tra cui si sospetta ci siano le truppe del figlio di Gheddafi. Naturalmente questo è un problema direttamente per noi, perché le forze dell’LNA che hanno sconfitto quella brigata si dirigeranno con tutta probabilità su As Biha e successivamente su Tripoli. Ma truppe nemiche sono state avvistate anche lungo tutto l’arco di fronte a sud di Tripoli, nel loro tentativo di avanzare verso la città. In particolare il comando segnala un secondo disastro avvenuto al passo del Quaret, dove un bombardamento di artiglieria pesante nemico, forse lanciarazzi, ha messo in fuga un’altra unità governativa, la cosiddetta Legione Sham. Truppe nemiche starebbero risalendo lungo il ciglione di Mit el Alibin. Pare che sia intervenuto anche un elicottero da combattimento di Haftar, un Mil-35 a distruggere una tecnica armata. Sul ciglione si trova un’unità governativa costituita da miliziani di Sirte. Questa forza presidia il nodo stradale strategico di Mit el Alibin e si spera possa fermare le forze di Haftar che si stanno infiltrando in quel settore dirette a Tripoli sud. Sulla strada che sale su per l’altura sono state identificate parecchie tecniche armate e camion, presumibilmente carichi di truppe.

    In definitiva la minaccia che sembra profilarsi viene da est e da sud est. Il comando conferma i nostri ordini relativi alla difesa del quartiere di Souq al Joumaa, in collaborazione con la brigata Zintan, ai cui ordini dovremmo passare. Il nostro fianco destro dovrebbe essere coperto dalla brigata rivoluzionaria tripolina e a nord, a ridosso dell’aeroporto dovrebbe esserci la brigata del consiglio della Shari’a di Benghazi; un bel gruppo di tagliagole sui nostri due fianchi. Speriamo che siano buoni quanto dicono di essere. Ancora mentre procediamo con la marcia, intercettiamo scambi di comunicazioni via radio di truppe in combattimento. Il Maresciallo Jawali, comandante in capo delle forze del GNA, ha autorizzato il decollo dell’unico elicottero d’attacco Mil-35 in dotazione all’aviazione libica. Questo ha ingaggiato un duello contro semoventi antiaerei che si sanno appartenere all’unità di Gheddafi. Lo scontro è avvenuto a meno di due chilometri ad est di As Biha. Il nemico si avvicina quindi inesorabilmente alla periferia est di Tripoli. Improvvisamente si mette in comunicazione con noi anche Andrea dai SUV

    “Vanguard qui Gazzella mi ricevete passo”

    “Avanti Gazzella, siamo in ascolto ed in cammino verso di voi”

    “Abbiamo preso contatto con la Brigata Zintan, sta ripiegando in città con mezzi e uomini al completo. Il comandante ci ha ordinato di sollecitare il vostro movimento e di schierarci a difesa del margine est di Suq al Joumar. Dicono che prendono sotto il comando noi, i Bengasini ed i Jihadisti della brigata rivoluzionaria, passo”

    Com’e il terreno interrogativo passo”

    “Il margine est è su edifici e casupole di periferia poco solide, ma c’è un buon dominio sulla strada. E’ dove siamo schierati adesso passo”

    “La brigata Zintan cosa fa interrogativo passo”

    “Il tizio che la comanda dice che si mette in riserva in posizione centrale dietro di noi e dei bengasini passo”

    “Interrogativo che veicoli hanno passo”

    “M-113, BTR e Humvee americani; mitragliatrici pesanti su tutti i mezzi passo”

    “Va bene, per il momento obbedite agli ordini, quando arriviamo noi vediamo. Cercheremo almeno di farci prestare qualche veicolo per la superiorità di fuoco; se non c’è altro chiudo”

    “Ricevuto ci aggiorniamo al vostro arrivo”

    Superato l’incrocio che ci porterà all’ultima svolta a destra prima di raggiungere la nostra destinazione, mi rivolgo nuovamente a Charlie che cammina in testa alla squadra. Davanti a noi ci sono i Libici del 3° plotone. L’uomo che chiude la loro fila trasporta l’RPG dietro la nuca con entrambe le mani sospese sopra l’arma; l’AK gli penzola dietro la schiena a tracolla. Oramai mancano un paio d’ore al tramonto e camminiamo da una mezz’ora almeno verso il nostro settore di schieramento. Abbiamo ancora un paio di chilometri da coprire per arrivare a destinazione.

    “Come si sta evolvendo la situazione” chiedo al capo”

    Charlie si gira verso di me senza cambiare la posizione di nulla tranne che della testa, e con l’M-4 sempre in caccia dito a lato del grilletto.

    “Una unità pesante libica è giunta in città da est. Vedrò di convincere il comandante a prestarci qualche mezzo per poter estendere il fronte difensivo. Sembra che davvero forze di Haftar pesantemente armate si dirigano verso Tripoli est provenienti dal villaggio di As Biha. Un elicottero d’attacco nostro le ha avvistate un quarto d’ora fa sulla strada. In termini reali abbiamo almeno un battaglione a difesa di Tripoli est, ma solo una compagnia meccanizzata e ben armata. Se quelli tentano di entrare in città ci sarà lo scontro. Per quello che ho visto di combattimenti qua il Libia, gli scontri non durano mai molto. Normalmente una delle due parti si sgancia in fretta oppure viene colta di sorpresa e catturata. La qualità delle truppe non è tale per cui in media si possano sostenere scontri prolungati. Quindi non preoccuparti, non ho ancora visto battaglie campali stile seconda guerra mondiale”.

    “Si ma le armi di adesso sono molto più letali no?”

    “Le armi saranno anche letali, ma dipende sempre da chi le usa. Se come inizia a volare il piombo, la gente si spaventa e smette di combattere e la letalità delle armi diventa un demoltiplicatore di potenza invece che il contrario”

    “Ah Capisco”.

    “Comunque quando e se dovesse arrivare il momento, non dimenticarti quello che ti ho detto: rimanimi incollato e fai quello che dico e che faccio io”

    “Certamente”.

    Ma rimango comunque tra il preoccupato e l’eccitato. Sono stato in una zona di guerra prima d’ora, ma sempre con soldati professionisti. Qua di soldati professionisti ne vedo solo sei e forse qualcuno tra i Libici che mi paiono più scafati degli altri. Certo qui tutti ostentano calma. Magari e vero che i combattimenti non sono mai molto intensi.
     
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  7. Luigi Varriale

    Luigi Varriale

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    Mentre stiamo per immetterci sul vialone della moschea di Albaser, che ci condurrà al margine est di Tripoli, ci viene incontro un militare libico che si presenta come capitano Ramat. Chiede chi sia l’ufficiale in comando e Charlie si fa avanti insieme a Pierre. In stentato inglese quello attacca dicendo che è il comandante della brigata Zintan. “Comandante della brigata Zintan?” mi chiedo io senza lasciar trasparire nulla dalla mia espressione. “Io a quello non gli affiderei il comando di una casello autostradale su un’autostrada deserta”. Un ragazzotto scombinato con baffetti alla Assad padre, divisa immacolata che pare vada ad una festa e capelli brillantinati stile anni 30. Fa un saluto militare impeccabile al gruppetto raffazzonato di mercenari e si mette a dettare ordini su come e dove Charlie dovrebbe schierare la sua compagnia. La brigata di riserva, come il “capitano” chiama la nostra unità dovrebbe assumere la difesa del sobborgo di Ramoussa e del retrostante quartiere popolare di Joumnar.

    “La brigata del concilio di Bengasi si sta già schierando a nord di tale posizione” afferma il nobiluccio libico, “mentre la brigata del concilio rivoluzionario cittadino ha già praticamente assunto la difesa del quartiere meridionale di Al Ashan. Mancate solo voi a ricucire le posizioni tra queste due unità e vi consiglio di affrettare il movimento. Almeno due se non tre unità del bandito Haftar sono in movimento verso Tripoli Est e vanno fermate”. L’ufficiale conclude il suo pistolotto dicendo che ha visto i nostri veicoli da ricognizione già schierati nel sobborgo di Ramoussa, ma che quelle truppe non sono assolutamente sufficienti per garantire alcuna difesa.

    Guardo di sottecchi Charlie e gli altri, che a loro volta rivolgono tutti lo sguardo verso di lui. Federico che di tutti è il più focoso oltre che il più grosso, contiene a stento il suo malumore. Con calma misurata Charlie risponde al comandante libico, chiedendogli se si rende conto che tra il sobborgo di Ramoussa e le posizioni della “brigata” meridionale ci sono due chilometri di case e casette non sorvegliate da alcuna forza difensiva, e cosa intenda fare per colmare tale vuoto.

    “Ho già inviato sul posto una compagnia meccanizzata. Tu non ti devi preoccupare di questo” risponde il capitano libico. “Prendi contatto con il Tenente Saqquaf che comanda quel reparto quando arrivi a destinazione. I suoi veicoli ed i suoi uomini saranno schierati alla tua destra.”

    Per il momento Charlie sembra soddisfatto e risponde all’ufficiale libico che eseguirà gli ordini. Fa presente però che il contratto prevede che lui e solo lui decida delle modalità di impiego delle forze assegnategli. Quindi chiede specificatamente se il suo compito sia quello di difendere il sobborgo est di Ramoussa. Il libico risponde che il compito è assolutamente quello e che sa benissimo cosa preveda il contratto. Aggiunge che Charlie si prende lui la responsabilità dell’esito delle azioni a cui la sua unità parteciperà, visto che non accetta disposizioni su come utilizzare le sue forze.

    Su quest’ultimo scambio, il libico saluta, fa dietro front e si reimbarca sull’Humvee che l’aveva portato fino a noi.

    Intanto sono in corso combattimenti abbastanza pesanti sia a Krin as Servan che al Fanham, rispettivamente 30 e 40 chilometri a sud – sud est della capitale. Le notizie sono frammentarie, ma da quello che si riesce a captare per radio, pare che la milizia del Colonnello Zawiya sia sotto enorme pressione di forze nemiche preponderanti. Pierre dice che per radio il colonnello abbia dato segni di non garantire la difesa dell’importante nodo stradale di Krin as Servan. L’altro importante nodo stradale, direttamente a sud della capitale, tenuto dai miliziani di Sirte e dalla Legione Sham, sarebbe anche sotto pesante attacco, ma non siamo riusciti a capire gli esiti.

    Per quanto riguarda noi, ci rimettiamo in marcia verso il quartiere di Souq al Joumaa; siamo oramai ad un chilometro dalla nostra destinazione. Charlie è pensieroso; probabilmente sta ripensando al colloquio avuto con il piumino libico e come fare a trovare questo fantomatico Tenente Saqqaf che dovrebbe coprire lo spazio vuoto tra noi e la milizia rivoluzionaria tripolina. Mi limito quindi a marciare dietro a Charlie senza dire nulla. Non mi sembra il momento di partire con un’intervista. Dietro di me c’è Pierre con l’apparecchiatura radio principale, per cui quando la radio si mette a gracchiare in Italiano, tendo l’orecchio per ascoltare.

    “Vanguard qui Gazzella”.

    “Avanti Gazzella”

    Siamo ancora sistemati sul ciglione in vostra attesa. ETA interrogativo”

    “Venti minuti se non troviamo intoppi, interrogativo com’è la situazione”

    “Qua non succede nulla. I Libici in ripiegamento dicevano di avere le truppe di Haftar al cu*lo, ma in realtà sulla strada per as Biha non si vede nessuno passo”

    “Continuate a vigilare e a riferire passo”

    “Abbiamo miliziani che si stanno sistemando alla nostra sinistra dall’altra parte della strada per la moschea passo”

    “Ottimo, dovrebbero essere quelli del concilio islamico di Bengasi. Come ti sembrano interrogativo”

    “Hanno mitragliatrici medie. Adesso vado a contattarli e vedo che aria tira passo”

    “Riferite chiudo”

    “Ricevuto”
     
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  8. Luigi Varriale

    Luigi Varriale

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    Sta cominciando ormai a scendere l'oscurità della sera sulla città e le luci sono tutte spente per via del coprifuoco. I pochi civili che c’erano in giro spariscono del tutto e le attività in città cessano improvvisamente. Noi siamo praticamente in vista dei nostri obiettivi posti sul margine est del quartiere di Jounmar; il sobborgo di Ramoussa. La scena di fronte a me è abbastanza spettrale. Sulla sinistra si vedono lampi e traccianti, risultato dei combattimenti in corso a sud est ed a sud di Tripoli. Botti soffusi a distanza che paiono comunque di artiglieria pesante di una parte o dell’altra; non saprei dire. Avanziamo cautamente lungo la strada principale. Gazzella segnala con i fari di uno dei suoi due SUV la propria posizione, mentre il commando di Charlie indossa i visori notturni e ne danno uno pure a me. Queste apparecchiature, piuttosto ingombranti ma non eccessivamente scomode, garantiscono una visibilità di notte prossima ai 500 metri, in particolari condizioni anche di 600. Poi c’è il pezzo forte montato sui SUV del reparto esplorante; un apparecchio per la visione notturna veicolare di quelli usati dai carri armati, in grado di vedere addirittura attraverso il fumo ad una distanza di più di un chilometro. Questo equipaggiamento, costosissimo, Charlie mi spiega che è stato un enorme investimento, ma in caso di combattimento notturno vale tanto oro quanto pesa in termini di risparmio di vite umane.

    Pierre il Belga comincia a sparare ordini al nostro plotone libico di prima schiera. Prendendo a sua volta le direttive da Charlie, ordina all’unità del tenente Kheil di schierare le sue squadre negli edifici prospicienti la collina dove sono piazzati Sergio ed Andrea con i fuoristrada e di cominciare a rinforzarli più che possono con materiali reperiti sul posto. Il tenentino sgombra i civili dalle case senza troppi complimenti cosa che ai nostri eroi non garba nemmeno un po’. In generale il contegno dei libici nei confronti dei civili non è affatto di gradimento del commando Vanguard, ma non è questione nella quale i nostri possano ingerirsi più di tanto. Charlie si limita ad osservare le persone che vengono sgomberate dalla posizione della squadra comando dietro al suddetto gruppo di case, che si sta provvedendo a rinforzare con sacchetti di sabbia. Charlie e Pierre si avvicinano al gruppo, due donne adulte e due adolescenti, che accompagnano un gruppo di bambini, per chiedere se hanno un posto dove andare. Una delle donne anziane risponde che si recheranno da familiari nel quartiere di Abu Sitah.

    Dietro alla squadra comando viene piazzato il plotone di Aziz, mentre i mitraglieri del prode Ad-Din, stanno ancora arrancando lungo la strada, mezzi stremati dalla fatica del trasporto delle armi. Improvvisamente Charlie afferra le donne che stanno transitando lungo la strada per dirigersi ad ovest e le spinge all’interno della posizione difensiva della squadra, ancora in corso di approntamento. C’è il rumore di un elicottero che si fa sempre più vicino. Allo stesso tempo la radio di Pierre comincia a gracchiare:

    “Vanguard, qui Gazzella, abbiamo un Hind che svolazza perpendicolarmente alle nostre posizioni, passo”

    “Siete stati avvistati interrogativo”

    “Non credo; il volatile si dirige verso sud; secondo me sta perlustrando il limite dell’abitato. Potrebbe averci avvistati ma non sembra interessato ad ingaggiare nulla passo”

    “Rimanete defilati e riferite chiudo”

    “Ricevuto”

    “Qualcosa di cui dobbiamo preoccuparci?” chiedo a Charlie con una certa ansia, mentre quello si scusa con le signore e signorine per il trattamento brusco, per mezzo di Pierre che spiega loro l’accaduto.

    “C’è un elicottero in zona che perlustra. Questo può significare una sola cosa”, mi spiega Charlie mentre controlla l’avanzamento dei lavori difensivi. “Le truppe di Haftar si stanno avvicinando. Non credo che inizieranno nulla durante la notte. Qui in Libia di solito di notte non si combatte, ma non si sa mai”.

    “E se attacano?”

    “Se attaccano dovremo difendere la posizione. Dovremo fare uso di quelli là”, e mi indica i Lanciarazzi Carl Gustav ammonticchiati in un angolo della postazione, “perché risulta che in testa alle forze dirette qui, ci sia la compagnia blindata del figlio di Gheddafi. Fermata quella, non dovrebbe essere troppo difficile vedersela con la fanteria”.

    L’ottimismo di Charlie sfuma di un bel po’ ad inizio serata, quando Pierre riesce a cogliere sulle varie frequenza radio un certo numero di aggiornamenti sulla situazione generale. Le forze di Haftar hanno praticamente quasi conquistato l’aeroporto a sud di Tripoli e hanno mezzo sbaragliato la brigata di Sirte al nodo stradale di Al Fanham. Forze nemiche sarebbero penetrate fino al villaggio Agricolo di Al Abassi a non più di sei chilometri dalla periferia sud della capitale e tra loro e la città rimarrebbe solo la 604 brigata di fanteria come unità efficiente. Anche la milizia dei Tuareg, che difendeva il nodo stradale a sud est dell’aeroporto pare sia stata pesantemente sconfitta da una compagnia corazzata nemica non meglio identificata. Il deposito di rifornimenti situato all'aeroporto sarebbe stato distrutto prima di cadere in mani nemiche dal personale di guardia dello scalo, ma si tratta comunque di una gravissima perdita. In zona ci sarebbe addirittura una seconda compagnia corazzata di Haftar che minaccia di lanciarsi direttamente dall’aeroporto ai sobborghi sud occidentali di Tripoli. In altre parole la situazione è grave e l’offensiva dei “ribelli” pare stia avendo pieno successo. I Governativi hanno per certo una compagnia meccanizzata quattro chilometri ad est dell’aeroporto, ma pare che si sia persa e che nessuno riesca a contattarla. Una seconda compagnia meccanizzata, quella del signore della guerra Abu Salem, sarebbe invece in azione contro le forze di Haftar che risalgono dal Passo del Quaret verso il villaggio di Al Abassi alla volta di Tripoli. La situazione in quella zona è incerta e confusa.

    “Katyusha!” riferisce improvvisamente Charlie mentre Pierre mi aggiorna sulle notizie di cui sopra. Charlie indica con la mano una serie di enormi lampi e tuoni provenienti da sud. In effetti un sordo rombo di tuono si abbatte mi pare nella zona del passo del Quaret. “Sono BM-21 Grad” continua Charlie imperturbabile. Poveri i Cristi che sono soggetti al fuoco di quegli accidenti. Certamente gli sgherri di Haftar stanno facendo sul serio”.

    Il martellamento dei lanciarazzi dura per circa una ventina di minuti, segno che una pesante offensiva deve essere in corso a sud. Dal canto nostro non possiamo far altro che preparare al meglio le nostre posizioni per l’eventuale difesa dei sobborghi di Ramoussa.

    “Non ci resta, finito di sistemarci qua, che prendere contatto con gli elementi meccanizzati della brigata Zintan a sud e con le milizie del concilio islamico di Bengasi a nord.” Sentenzia Charlie preparandosi a muovere verso sud per prendere appunto contatto con il fantomatico tenente Saqquaf, eroe di guerra della Brigata Zintan.

    Charlie mi indica infine un posto dove posso sistemarmi per la sera, ben vicino al suo. Rimango ad osservare i febbrili preparativi per la difesa ed a rodermi le unghie per l’ansia dell’azione che parrebbe imminente, a meno che i ribelli decidano che è meglio stare calmi nelle ore notturne.
     
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  9. StarUGO

    StarUGO

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    'sta attesa e' sfiancante.:cautious:
    Quando si comincia a menare le mani? :fumo1:
     
  10. Luigi Varriale

    Luigi Varriale

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    Le mani già si menano da parecchi turni, solo che le forze di Haftar non sono ancora giunte, per motivi imprescrutabili, a contatto con il settore dove Vanguard è schierata. Adesso che ci arrivano, voleranno le mazzzzzt pure là. Inoltre questo scenario è improntato al massimo realismo bellico. Sfibrante attesa, come dici tu, alternata a brevi momenti di puro panico: la guerra.
    Una cosa che posso fare però è tagliare tutte le scene non belliche e riportare solo quelle dove si combatte.
     
    Ultima modifica: 25 Gennaio 2020
  11. Luigi Varriale

    Luigi Varriale

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    Una volta ultimate le sistemazioni difensive dietro al complesso di edifici al margine della città stiamo per sederci "a tavola” per consumare una rapida cena. I turni di guardia per la notte sono già stabiliti. Ho chiesto di essere incluso in tali turni come assistente di Luca. I ragazzi hanno cercato di convincermi dell’inutilità della cosa, ma ho insistito ed ottenuto di poter contribuire anch’io a questo compito “non combat”. Quattro occhi sono meglio di due. Se non che a cena non siamo riusciti a sederci. Mentre apriamo scatolette e sandwich al lume delle strobe lights verde ospedale, la radio di Pierre prende improvvisamente vita:

    “Vanguard qui Gazzella; BRDM e BMP 3 sulla strada. Forza stimata, una compagnia grassa. Distanza 1000 metri e si sono arrestati, passo”.

    Dall’alto della collinetta dove i SUV esploranti sono piazzati, e grazie alle loro apparecchiature di visione notturna, Sergio ed Andrea hanno un dominio completo della strada che porta a Tripoli dalle regioni ad est della città.

    Charlie e Federico si guardano l’un l’altro. Posso quasi vedere le rotelle dei loro cervelli cominciare a girare per trovare una risposta tattica adeguata.

    “Deve essere il reparto esplorante blindato di Gheddafi” dice il primo al secondo”

    “Ci sta. Deve essere in testa a tutta la roba che Haftar sta mandando qui”

    Charlie aveva sperato fino all’ultimo che con l’approssimarsi delle forze nemiche alla capitale, la comunità internazionale si decidesse a forzare qualche tipo di cessate il fuoco. Per il momento non era stato il caso.

    “Gazzella qui Vanguard. Continuate ad osservare i movimenti del nemico e non, ripeto non, ingaggiate a meno che non arrivino a 200 metri. Non rilevate la vostra posizione. Noi vediamo se riusciamo a venirvi in aiuto con i Gustav. Regolatevi di iniziativa per eventuali ripiegamenti. Vedete di non lasciarci la pelle se quelli avanzano decisi, confermate passo”.

    “Vanguard qui Gazzella, ricevuto ci apprestiamo per osservazione e difesa elastica. Attendiamo voi con le armi anticarro. Noi con le 7.62 contro i blindati possiamo fare poco passo”

    “Ricevuto Gazzella”

    “Pierre, vedi se riesci a contattare i tizi jihadisti alla nostra sinistra. Se hanno le mitragliatrici nell’edificio accanto a quello di Kheil, non servono a nulla. Vedi se riesci a farli spostare dove ci sono i nostri, così almeno possono tenere sotto tiro la strada.

    Tutta la squadra si mette in moto. Pierre va a contattare i tagliagole della brigata del concilio di Bengasi, Federico e Luca mettono insieme i due lanciarazzi per iniziare il movimento sulla collinetta di Ramoussa dove sono schierati i SUV, mentre io e Charlie ci incamminiamo verso la prima linea per andare ad avvertire Kheil che lui sarà solo con il suo plotone per un po' mentre noi ci rechiamo dalla squadra esplorante per dargli rinforzo anticarro. Poi mentre parla con il tenente libico, Charlie ci ripensa e decide che l’appoggio anticarro possiamo darlo anche dal lato sinistro della strada, mantenendo il contatto con il plotone di Kheil invece di abbandonarlo a sé stesso. Charlie informa Sergio del cambiamento di programma, tramite la sua radio portatile a corto raggio. Ci portiamo dunque anche noi all’interno dei due edifici difesi dal plotone di Kheil. Questi ha trasformato le due abitazioni in altrettanti fortilizi, stile Arnheim, con una certa perizia. Nel frattempo sono giunti anche i mittraglieri nostri con il Tenente ad-Din e con le loro PKM. Hanno già piazzato le armi a difesa della strada. Charlie impugna personalmente un lanciarazzi e si dispone in posizione di imboscata, all’interno di uno degli edifici, rinforzati con sacchetti di sabbia ed altre opere difensive di fortuna.

    Non siamo ancora in grado di vedere i veicoli nemici, che secondo le informazioni di Sergio si sono arrestati al margine del palmeto ad est della città, evidentemente in attesa di ordini o di qualcos’altro. Gli esploranti però, con i loro visori potenti li hanno bene in vista. Sono quattro BRDM e tre BMP 3, e sembra che stiano aspettando qualcosa o qualcuno.

    Poi udiamo l’inconfondibile rumore di un elicottero Hind proveniente da sud, o almeno così pare. Non molto dopo, si levano dalle posizioni nemiche vari fasci di traccianti multicolori, una serie di bagliori nella posizione presunta dell’elicottero e scintille varie che fanno capire che forse alcuni colpi sono andati a segno. Poi il rumore dell’elicottero si affievolisce. Deve essere il Mil-35 governativo di base all’aeroporto Mitiga che cerca di sniffare l’esatta posizione delle forze nemiche e magari di ingaggiarle con i razzi o i cannoni di prua. L’antiaerea di Haftar però è pronta ed allerta ed evidentemente l’elicottero è dovuto scappare con il rotore tra le gambe, prima di essere arrostito.

    Oltre a questo parziale insuccesso, con il passare dei minuti ci rendiamo conto che la situazione per noi diventa improvvisamente molto pesante. Gli esploranti in cima alla collinetta di Ramoussa riferiscono che forze pari a circa un battaglione di roba nemica si appropinqua lungo la strada.

    “Devono anche aver individuato alcune delle nostre posizioni” riferisce Sergio, “perché si stanno dividendo in due gruppi. Camion si dirigono sulla strada sud per Souq Al Joumar. I blindati si mantengono a nord ed hanno anche ricevuto il rinforzo di roba motorizzata. C’è un elicottero Hind nemico che evoluisce lungo il fronte avanzato e visualizziamo un paio di semoventi ZSU in un boschetto di fronte a noi.” Segue un silenzio di qualche minuto e poi la radio riprende vita. Noi siamo già piazzati negli edifici più ad est che controllano la strada nord.

    “Attenzione Vanguard. Sono arrivati in zona...contiamo cinque...Cristo! Contiamo cinque semoventi Palmaria da 109...no...correzione sono 6 semoventi di fabbricazione nostra Palmaria. Nuovi di pacca. O non li hanno mai usati prima o glie li abbiamo forniti di recente a questi figli di Haftar. Comunque consiglio di tagliare la corda in fretta. Se quelli ci individuano e ci sparano contro con quelli, siamo carne morta.”

    “Ricevuto Gazzella, continuate ad osservare. Vedo se riesco ad ottenere l’Hind governativo per spacciare i semoventi”.

    “Negativo Vanguard; gli ZSU sono proprio qua davanti con i radar che girano passo”

    “Bisogna provare Gazzella, la posizione la dobbiamo difendere, continuate a riferire chiudo”.

    Charlie a questo punto è decisamente preoccupato. E’chiaro che da questa parte del fronte, i ribelli hanno concentrato una parte rilevante delle loro migliori forze, mentre noi a parte la cosiddetta brigata Zintan, non abbiamo nulla di pesante con cui impostare una difesa credibile. Cosa ancor più negativa, con questa correlazione di forze, al nemico adesso conviene pure attaccare di notte, visto che una parte considerevole dei loro equipaggiamenti è attrezzata per il combattimento col buio.

    Pierre si mette in contatto con il comando per chiedere l’autorizzazione a prendere sotto controllo l’elicottero d’attacco. Naturalmente non capisco una sillaba di quello che dice per radio, ma quando attacca a parlare in Inglese con il pilota del velivolo, che è un Israeliano, comincio a capire anch’io.

    “Zebra, qui controllo tattico delegato Alpha Foxtrot, nominativo Gazzella. Se siete in grado di intervenire ci sono una serie di bersagli nel bosco ad est dei sobborghi di Ramoussa. Se potete attraversare la strada con rotta a nord, ci sono due batterie di semoventi italiani Palmaria. Dite se potete ingaggiare passo”.

    Segue qualche secondo di silenzio e di scariche di statica sul canale, dopo i quali il pilota israelita, sentito il suo codice e l’identificativo di delega del comando, si fa vivo.

    “Gazzella, qui Zebra. Vi notifico la presenza di semoventi antiaerei e di un elicottero da combattimento nemico in zona che coprono forza nemica passo”.

    “Siamo a conoscenza Zebra, dite se potete eseguire passo”. Il nemico ci è nel cu*lo e non abbiamo armi per fermarlo. Ripeto dite se potete intervenire passo”.

    “Gazzella ci provo, stand by”.

    Dopo pochi minuti, sentiamo il rumore delle pale dell’Hind che passa dietro alla nostra posizione, quasi ad un chilometro. Non lo vediamo, nemmeno con i visori. Probabilmente sta rasentando i tetti. Poi nel buio pesto si alzano i traccianti degli ZSU che provengono da un grande palmeto un paio di chilometri ad est. Gli ZSU, certo non lo vedono neppure loro, ma lo hanno evidentemente sul radar.

    Imperterrito il pilota israeliano continua a volare, incurante del fuoco, il che ne evidenzia le palle quadre e l’abilità di volo. Il suono dell’Hind, assordate anche a quella distanza nel silenzio della sera, rotto solo dalle secche raffiche delle armi antiaeree, ci gira intorno da ovest a nord, fino a quando la sagoma dell’Hind non si staglia contro l’orizzonte sui tetti delle case ad est della moschea di Albaser.

    L’aeromobile prende quindi ad avanzare cautamente verso est, e viene fatto di nuovo segno di fuoco da parte del fuoco antiaereo. Ancora il pilota ondeggia a bassa quota per evitare le raffiche e poi inizia a rallentare, muovendo la coda da sinistra a destra nel tentativo di trovare i suoi bersagli. Superata l’ultima fila di case, si irrigidisce in una posizione prossima ai 100 gradi, puntando con il muso direttamente verso il palmeto. Poi improvvisamente la prua dell’elicottero appare in piena vista quando questa si illumina come un albero di natale, ed i cannoni da 30 millimetri entrano in azione con rumore assordante di cerniera lampo che si chiude. L’elicottero lancia anche una serie di razzi che si abbattono vicino alla presunta posizione dei pezzi di artiglieria di fabbricazione italiana. Poi, una nuova raffica di traccianti degli ZSU, mette fine all’impresa dell’Hind, il quale questa volta sfiorato dai proiettili, forse anche con qualche colpo a bordo, è costretto a sganciarsi ed a rifugiarsi all’interno dell’abitato. Almeno i ribelli avranno capito che siamo svegli e pronti. Se poi capiscono anche che siamo quasi disarmati di fronte ai loro veicoli pesanti, allora siamo proprio a posto.
     
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  12. StarUGO

    StarUGO

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    E' che mi ero abituato alle cronache di Narn....ehm....di Steel Panthers.
     
  13. Luigi Varriale

    Luigi Varriale

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    Scorgiamo movimenti confusi di fronte a noi e udiamo indistintamente rumori di motori. I minuti passano inesorabili. Un elicottero; dal rumore sicuramente un altro Hind sorvola vicino alle nostre postazioni, poi piega a sud verso le posizioni tenute dal reparto dei SUV di Sergio. Dal plotone di fanteria dietro di noi si leva il fuoco di fucili d’assalto ed anche un paio di RPG alla volta dell’elicottero che crede impunito di poter venire a sniffare le nostre posizioni. L’elicottero nemico vira e si allontana, poi udiamo diversi rumori di motori che vengono avanti. E’ l’inizio dell’attacco ? Mi sforzo di scrutare il terreno di fronte a me. Continuo a sentire il rumore di mezzi pesanti cingolati che vengono avanti, ma non riesco a vedere nulla nonostante il visore notturno. Poi i presunti mezzi nemici si fermano ed inizia il fuoco. Ancora non vedo nulla se non le vampe ed i traccianti, e dal rumore direi che sono cannoni automatici a tiro rapido di grosso calibro. Arriva Charlie seriamente allarmato.

    “Quelli sono BMP 3 che sparano, e sparano in direzione delle posizioni di Gazzella.”

    Segue un’inquietante esplosione più meno nella zona dove dovrebbero essere i nostri due fuoristrada.

    Charlie mette immediatamente mano alla radio per mettersi in contatto con Sergio che comanda il reparto di esploratori. Man mano che prova a contattare i suoi uomini senza successo, il senso di angoscia aumenta sempre di più. In qualche modo il nemico deve aver individuato le posizioni della squadra esplorante, ha spostato un reparto di AIFV e con calma e metodo ha ingaggiato a distanza, sicuro di mantenere l’impunità. Tutti i tentativi di mettersi in comunicazione con il reparto falliscono e Charlie comincia a credere che i suoi amici siano morti o non in condizioni di rispondere. Decide che la squadra si muoverà per andare a vedere cosa è successo, anche a costo di abbandonare la vigilanza del plotone di fanteria libica in addestramento; ma alla fine non ce n’è bisogno. Andrea, appiedato e scosso arriva alle postazioni nostre da ovest, dopo aver fatto un lungo giro a piedi dalla collina di Ramoussa.

    Il suo racconto è terrificante. Lui e Sergio hanno visto un plotone di BMP avvicinarsi alle loro posizioni a circa 800 metri. Impossibile ingaggiarli con successo con la mitragliatrice da 7.62. Sergio si è consultato con Andrea per avere conferma dell’impressione che i BMP arrivassero a botta sicura avendo essi o qualcun altro per essi individuato le loro posizioni. Andrea racconta che l’ordine di Sergio di sganciarsi è arrivato insieme ai dardi esplosivi da 30mm dei BMP che hanno aperto il fuoco sui due veicoli. Quello di Sergio è esploso immediatamente uccidendolo presumibilmente sul colpo, mentre il suo è stato colpito e sforacchiato in più punti. Pur inutilizzabile non è esploso e lui è riuscito a salvarsi essendo miracolosamente risparmiato dai proiettili da 30 multipli che hanno colpito il veicolo. L’intera collina di Ramoussa adesso è non presidiata, e c’è un vuoto di 800 metri tra le nostre posizioni e quella dei meccanizzati del Tenente Saqqaf, che peraltro non si è ancora riusciti a contattare.

    Mentre ascoltiamo con orrore il racconto di Andrea, si accende anche un conflitto a fuoco proprio nella zona dove dovrebbero esserci i meccanizzati distaccati dalla Zintan. Mitragliatrici pesanti, penso da 14.5 ingaggiano bersagli un chilometro a sud dalle nostre posizioni. Segno preoccupante che il nemico attacca anche dalla strada per Souq al Joumar.

    “Converrà cominciare a stare attenti anche qui” suggerisce Charlie, mentre invita Andrea a prendere un’arma lunga ed a unirsi al commando oramai appiedato. In caso di ritirata adesso, sarebbe stato tutto molto più difficile.

    Charlie contatta quindi ancora il comando per mezzo di Pierre, spiegando gli ultimi sviluppi e mettendo al corrente lo stato maggiore del Generale Juwali degli ultimi sviluppi. Chiede ed ottiene la disponibilità di un elicottero, nel caso in cui debba muovere velocemente il reparto per qualunque ragione. Lo stato maggiore gli da il nominativo di un Mil 17 che sarebbe Sparrow e la frequenza su cui contattarlo in caso di bisogno. Promette anche di inviare rinforzi nel settore est non appena possibile.

    Le notizie che riusciamo a captare da resto del teatro, non sono migliori. I Ribelli hanno definitivamente preso l’aeroporto internazionale a sud della città. La Shield Force, una delle migliori forze governative, è pesantemente impegnata contro una compagnia corazzata di Haftar ad est di tale aeroporto, la milizia di Zawiya è in ripiegamento verso la periferia sud, mentre la compagnia di Abu Salem è invischiata in combattimenti contro reparti nemici non identificati e rischia di essere tagliata fuori da Tripoli se non comincia a pensare ad un ripiegamento verso nord.

    Le cose non vanno bene per il governo di Tripoli. Sarebbe il caso di chiamare la diplomazia ?

    Sono oramai le 2200 quando il comando interpella ancora Charlie alla radio. Il nostro nominativo per lo stato maggiore è Vanguard e per il momento siamo l’unica unità straniera autonoma combattente. Esistono altri combattenti stranieri nelle file dell’esercito governativo, ma che io sappia sono tutti inquadrati in unità libiche. Per il momento non sembra che l' LNA voglia attaccare con decisione. Sembrerebbe che vogliano prima individuare per bene le nostre posizioni e magari ingaggiare da lontano con armi pesanti e con il loro Hind. Charlie mi dice che se questa intenzione si rivela quella reale, ci converrà ripiegare leggermente per evitare di esporre le truppe al fuoco superiore di armi pesanti a cui non possiamo rispondere. Meglio costringere il nemico a penetrare tra le prime case della zona urbanizzata ed ingaggiarlo in un combattimento ravvicinato. Tatticamente la cosa mi sembra giusta, ma mi fa lo stesso sudare freddo dall' adrenalina.

    Pierre confabula alla radio per un minuto con lo stato maggiore e poi passa a Charlie l’informazione che vuole sapere se possiamo dare coordinate approssimative dei pezzi di artiglieria Palmaria. Ci indirizzerebbero contro una missione aerea dell’unico Mig-23 rimasto all’aviazione governativa. Pierre mi dice che è pilotato da uno scavezzacollo americano di nome Mill, che becca 25.000 dollari per missione. Non male davvero.

    Mentre Charlie e Pierre tentano di mettere insieme una risposta per il comando, si riaccendono i combattimenti direttamente nella nostra zona. Si rifà vivo l’Hind nostro, proveniente dall’aeroporto Mitiga dove evidentemente era andato per un rapido rifornimento di munizioni. Arriva ululante prima che noi si possa vederlo rasente ai tetti, e fa tremare tutto il circondario, con il suo rumore assordante. Istintivamente alziamo tutti la testa verso sinistra per provare ad individuarlo. Ci riusciamo solamente quando arriva il solito fascio di rampicanti incandescenti, che sarebbero le raffiche degli ZSU piazzati nel palmeto ad est della nostra posizione. Ci andrebbe una bella missione Weasel contro quei maledetti che sparano con diabolica precisione. I traccianti misti gialli e rossi mancano l’Hind di un soffio, mentre questo zig zaga per evitare di farsi beccare. Le fusoliera nel buio è illuminata dai proiettili che gli passano accanto. Il pilota non molla e continua ad avanzare; deve essere proprio un maccabeo. Poi improvvisamente vira a destra abbastanza bruscamente ed aziona i 30 millimetri, che partono con il solito fragore, illuminando un chilometro di margine est della città. E’ talmente vicino che vedo la fitta striscia di bossoli cadere dalla prua dell’elicottero ed i fumi di espulsione dai cannoni di prua dell’Hind, Poi un rumoraccio di metallo lacerato ed un esplosione, circa 600 metri alla nostra destra. Deve essere un veicolo nemico che va al diavolo, colpito dai perforanti dell’Hind. Il fuoco degli ZSU si fa più rabbioso, più vicino al nostro eroe, che gira le chia*ppe e riesce a defilarsi miracolosamente illeso, indietro tra le case immediatamente a nord della nostra posizione, inseguito da una ennesima caparbia strisciata di traccianti. Scruto col visore notturno ad est, un po verso sud e l’intensificatore di luce mi mostra un bagliore appena sulla destra. Deve essere almeno un veicolo nemico in fiamme. Spero con tutto il cuore che sia quello che ha probabilmente ammazzato Sergio. Dico probabilmente perché ho ancora la flebile speranza che si sia salvato.

    Intanto Pierre ha comunicato al coordinatore con l’aeronautica un tentativo di possibili coordinate dell’ubicazione dei Palmaria. Il comando ci dà avviso di tenerci al coperto. Dall’aeroporto Mitiga si sta preparando a decollare il Mig per provare ad arrostire i semoventi di fabbricazione italiana che rappresentano evidentemente un gran pericolo per noi, qualora l’LNA dovesse prendere la politicamente sconsigliabile decisione di utilizzali contro un centro abitato.
     
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  14. Luigi Varriale

    Luigi Varriale

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    Il fatto che le forze di Haftar abbiano deciso di attaccare nottetempo segna una svolta per la battaglia per Tripoli est, e purtroppo anche per la squadra di Charlie. Verso la mezzanotte il combattimento per il controllo del punto di accesso al quartiere di Souq al Joumaa si accende violentissimo, come mai si era visto durante questa guerra. Ad un certo punto sentiamo fuoco sostenutissimo da parte della compagnia meccanizzata Zintan che presidia quel settore. Nessuno ha la più pallida idea di contro chi le forze del capitano Ramat stiano sparando, ma il casino è assolutamente generale. Si ode indistinto, al di sopra del fuoco dei Kalashnikov, il latrato secco delle mitragliere pesanti KPV con cui sono equipaggiati i BTR della compagnia. Poi giunge rumore di elicottero da est. Si tratta sicuramente dell’Hind dei ribelli che viene a riconoscere le nostre posizioni avanzate. Al rumore di questo elicottero se ne aggiunge un altro proveniente da sud.

    “Non può essere nostro” mi dice Charlie. “Se fosse, dovrebbe provenire da nord, dall’aeroporto. Deve essere un altro volatile dei ribelli”.

    Naturalmente questa è una pessima notizia, che viene aggravata dal fuoco dei cannoni automatici e razzi verso le posizioni della Zintan, che non fanno presagire nulla di buono, specialmente quando si sviluppa un enorme bagliore visibile dalla zona dove la compagnia è schierata. Probabilmente si tratta dell’esplosione di uno dei nostri BTR.

    Immediatamente dopo, le cose precipitano anche per noi. Nella notte, improvvisamente e senza il minimo avvertimento, si illumina il fronte davanti a noi e traccianti rossi di quelli spessi iniziano ad investire il gruppo di case nelle quali ci troviamo noi ed il plotone del tenente Kheil. Oltre a questo plotone, nello stesso compound si trova anche il plotone mitraglieri del Tenente ad-Din e quello della brigata del concilio Jihadista bengasino. Il fuoco non risparmia nessuno; si abbatte violentissimo sulla nostra posizione nella quale evidentemente abbiamo fatto l’errore di concentrare troppe forze. Pezzi di mobili, muratura e schegge di varia natura iniziano a volare per aria. Non ho il tempo di rendermi conto di nulla. Qualcuno mi afferra per le gambe e mi trascina via da quella trappola mortale dove pezzi di ogni tipo, non esclusi alcuni che mi paiono essere umani, continuano a volare da tutte le parti. Nella confusione dei proiettili che sfasciano tutto, riesco a sentire le grida di Charlie.

    “Ripiegare !! Ripiegare !! Devono essere quei maledetti BMP che ci hanno individuato.”

    Perdo la cognizione delle cose, e mi ritrovo a correre tra rottami e calcinacci, coperto da Federico, a sua volta coperto di polvere e di sangue che non deve essere il suo, visto che corre con una certa normalità e prontezza.

    Ci ritroviamo in un cortile che costeggia la strada principale. L’accesso alla strada ed al marciapiede è protetto da una barricata e da sacchetti di sabbia. Vedo degli uomini di guardia in postazione con fucili d’assalto e RPG. Sono molto nervosi. Deve essere il plotone del tenente Aziz, sul quale abbiamo evidentemente ripiegato.

    Quello che mi ha preso per le gambe e mi ha trascinato in salvo è proprio Federico. Mi lascia seduto contro la parte interna dell’improvvisato fortino, schiena contro un muretto di sacchetti di sabbia. Non credo di riuscire a stare in piedi e del resto Federico mi intima di non muovermi da lì. Improvvisamente mi ricordo di controllare se sono stato ferito, ed inizio a tastarmi le varie parti del corpo, estremità e tutto il resto. Mi pare di essere tutto d’un pezzo ed inizio e solo adesso a tremare come una foglia per lo shock.

    Ci sono parecchi feriti; riconosco Andrea che vaga da un ferito all’altro. Poi improvvisamente vedo anche Charlie. E’fuori di sé. Sta parlando con alcuni libici, in Inglese; grida e gesticola, indicando con la mano le retrovie.

    Federico ritorna dopo aver fatto un minimo di punto della situazione.

    “Ok ascolta. I libici ci hanno sfasciato. Luca è gravemente ferito al torace e deve essere avviato all’ospedale ad ovest. La Zintan ci manda un cingolato per l’evacuazione dei feriti nostri e libici. Pierre ha preso una scheggia in un braccio. Non è grave ma lo evacuiamo lo stesso per farsi medicare. Evacuiamo anche te. Te ne vai all’ospedale dell’università ad assistere i nostri ok?”

    “No..per favore, non voglio essere evacuato”.

    “Lo capisci che qui si scatena l’inferno? Non hai visto cosa è già successo? Ragazzo qui ci lasci la pelle lo sai ?!”

    “Non mi evacuate. Sono venuto qua a fare un lavoro. Lasciatemelo fare. Se state voi posso stare anch’io”.

    Mi accorgo di pronunciare parole e frasi sconnesse e prive di un senso logico, ma sono davvero convinto che voglio restare. Non voglio abbandonare la squadra alla prima difficoltà, non sono un combattente ma la considero come la mia squadra. All’uomo che mi sta parlando già devo la vita.

    “Aspetta qua Cristo Santo; vado a parlare con Charlie, ma non è il momento di fargli girare i co*glio*ni, te lo assicuro.”

    Faccio un attimo mente locale. I rumori pesanti di battaglia si sono smorzati. C’è qualche raffica di fucileria e lo svolazzare di elicotteri da qualche parte, ma per il momento pare che le cose si siano calmate. Forse quanto è accaduto e alla fine meno grave di quello che mi aspetti. Forse le forze di Haftar hanno cessato l’offensiva.

    Ritorna Federico insieme a Charlie in persona.

    “Ascolta, stanotte ho già fatto ammazzare troppa gente. La compagnia ha avuto due morti, cinque feriti tra i libici e due tra i nostri. E’meglio che te ne vai nelle retrovie. Qui tra un po’ si scatena una battaglia che nemmeno te lo immagini”.

    Ribadisco quello che ho detto a Federico anche a Charlie. Gli garantisco che non sarò di peso, che farò quello che fanno loro e che non sarò di minimo disturbo. Gli chiedo solo di lasciarmi fare il mio lavoro come lui fa il suo. Si guarda con Federico, scuote la testa.

    “Hai nozioni di pronto soccorso ?”

    “Qualcosa”

    “Va bene, vai ad aiutare i libici a mettere i feriti sui mezzi che Ramat ci sta mandando. Mi ha promesso per radio un M-113 per caricare i feriti. Poi torna di filato qua al riparo. Non sappiamo se i bast*ardi di Haftar spingeranno l’offensiva o no, ma se lo fanno dobbiamo essere pronti.
     
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  15. StarUGO

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    Non ho capito,e' solo narrativo o la stai anche simulando con Sp?
     
  16. Luigi Varriale

    Luigi Varriale

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    tutto simulato con sp. Storia centrata sulla squadra di contractors Vanguard che difende parte di Tripoli Est con una compagnia di libici che sta addestrando. Se hai notato quando il comando aggiorna sulla situazione generale, lo riporto nel testo. Ma sono notizie frammentarie; quelle che avrebbe un comandante di unità impegnato in una parte specifica del teatro.
     
  17. Luigi Varriale

    Luigi Varriale

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    Intorno alle 0200 termina l’evacuazione dei feriti. Sono tutti diretti all’ospedale dell’università nella parte sud ovest della città. La ferita al braccio di Pierre non è grave e ci sono voluti parecchi strilli di Charlie per convincerlo a salire sul cingolato della Zintan. Per quanto riguarda Luca invece, si teme il peggio. Una scheggia di proiettile da 30mm gli ha trapassato il torace da parte a parte. Si spera che non abbia leso nulla di importante ma non sappiamo.

    Cominciano ad arrivare i primi rapporti via radio da parte della compagnia meccanizzata Zintan schierata alla nostra destra. Charlie prova a parlare in Inglese con il famigerato comandante Saqqaf, che comanda tale reparto. Sembra che la compagnia abbia respinto un duro attacco di fanteria nemica, che ha tentato di assaltare le sue posizioni venendo fuori dal palmeto ad est dei sobborghi di Ramoussa. Lamenta la perdita di uno dei suoi quattro BTR, distrutto a quanto pare dall’Hind.

    Circa alle 0230 si presenta da noi un tale Jabbar, sempre della brigata Zintan. Dice che i suoi uomini hanno preso posizione negli edifici alla nostra sinistra con tre lanciatori portatili di missili terra aria Strela. Spera di riuscire ad individuare il maledetto Mil-35 che imperversa sulle nostre posizioni per riuscire ad abbatterlo. Se l’elicottero fosse abbattuto il compito delle forze di Haftar diventerebbe molto più arduo ed il nostro molto più facile. Il nemico dovrebbe esporre i suoi blindati al nostro tiro controcarri e la correlazione delle forze diverrebbe vantaggiosa per noi dice Charlie. Con l'Hind in volo, l' LNA può permettersi di cecchinarci uno alla volta. Intanto il Tenente Saqqaf comunica che in via precauzionale ha ritirato i rimanenti BTR dietro la collina di Ramoussa nella speranza di sottrarsi all’individuazione ed al tiro dell’Hind.

    Da ultimo Charlie chiede ragguagli al comando circa la situazione a sud della capitale lungo il resto del teatro operativo. La cosa ci interessa perché se il nemico riuscisse ad entrare in città da sud ed a penetrare sufficientemente nelle linee difensive, potrebbe tagliarci fuori dalle basi di rifornimento e virtualmente accerchiarci. Charlie dice che in un odo o nell'altro riusciremmo probabilmente a filtrare attraverso le linee nemiche, ma comunque è meglio non correre un rischio del genere, anche perché probabilemente un tale evento segnerebbe la caduta della città e la vittoria finale di Haftar.

    Ci mettiamo un po’ a metterci in contatto col comando centrale, ma le notizie continuano a non essere positive. Il nemico ha definitivamente conquistato l’aeroporto internazionale e pare che suoi reparti stiano risalendo lungo la strada che porta a Tripoli. Alcune forze nostre stanno ripiegando sulla capitale per essere smistate in un secondo tempo verso le potenziali aree più minacciate. Una compagnia meccanizzata nostra, la cosiddetta “Shield Force” è stata praticamente annientata ad est dell’aeroporto internazionale da una unità corazzata nemica. Questo è gravissimo in quanto la Shield force era una delle migliori unità da combattimento meccanizzata a disposizione del GNA. L’unica nota positiva è che la compagnia blindata di Abu Salem sembra abbia causato parecchie perdite alle forze di Haftar nei pressi della collina di Al Fanham, e adesso si sta anchh’essa dirigendo verso Tripoli risalendo una delle strade verso nord. L’obiettivo sarebbe quello di prendere alle spalle le forze nemiche che stanno attaccando noi. In più c’è la 604a compagnia della milizia che continua a tenere il nodo stradale di Al Abassi, dove il nemico non si è ancora presentato.

    Per quanto riguarda noi in particolare, ci dobbiamo riorganizzare. Il plotone di Kheil che è rimasto in prima linea nonostante le perdite, visualizza fanteria e mezzi nemici dritti di fronte a lui, le cui intenzioni non sono chiare. Forse si stanno organizzando per scatenare un attacco all’alba, o addiritttura anche subito. Charlie con Andrea d Federico stanno preparando le armi per organizzare l’eventuale difesa, ma ancora devono scegliere le posizioni migliori da occupare. Charlie si stramaledice per aver occupato posizioni troppo vicine alla fanteria libica. Secondo lui, l’elicottero nemico ha individuato quest’ultima e poi a tirato a caso nel mucchio, coinvolgendo anche noi.

    “Da adesso la nostra tattica” continua Charlie, “deve essere di tenerci nascosti e tendere imboscate alle forze nemiche, siano esse blindate o fanteria. Poi cambiare posizione e ricominciare da capo. Soprattutto dobbiamo tenerci a distanza dai libici. In contatto ma a distanza, in maniera da non essere colpiti dal fuoco che loro attirano facendosi vedere.”
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  18. Luigi Varriale

    Luigi Varriale

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    La notte passa senza altri incidenti, il che è veramente strano. Devo presumere che le forze di Haftar non abbiano avuto fiducia di riuscire a condurre un attacco efficace in un centro abitato nelle ore notturne. Comunque la cosa per noi è assai positiva perché in mattinata ne approfittiamo per ricevere rinforzi. Il reparto si ritira in direzione del centro commerciale. In città la vita riprende come se nulla fosse accaduto. I commercianti riaprono i battenti e la gente si ricomincia a vedere per le strade.

    Dalla loro riserva strategica, i Libici ci mandano due fuoristrada Toyota a rimpiazzare i SUV che abbiamo perso la notte scorsa. Charlie ci fa piazzare sopra due mitragliatrici leggere FN ed i veicoli sono pronti ala combattimento. Sono guidati da due nuovi ragazzi della Vanguard Security Company; Pierky ed Ettore. quest’ultimo è un medico militare certificato che proviene dal British Army che ha lasciato cinque anni fa per una carriera più lucrativa come private contractor.

    Cominicamo a raccogliere le notizie della mattinata. Alcune sono gravi. Sembra che l’artiglieria di Haftar abbia raso al suolo il villaggio di Quaran Al Sabeh, attaccandolo pure con elicotteri o elicottero d’attacco Hind. Ci sarebbero parecchie vittime tra i civili. L’intento del nemico era quello di sloggiare la milizia dei misuratini dal paese, obiettivo che hanno parzialmente raggiunto ma ad un prezzo enorme appunto in civili. Il Governo di Tripoli avrebbe già inoltrato una nota alle Nazioni Unite per segnalare questo “crimine contro l’umanità”, affermando che il generale ribelle e gli stati che lo appoggiano dovranno assumersi la responsabilità di quanto accaduto. In particolare Al Sarraj si duole che le armi utilizzate dai terroristi siano pezzi semoventi di grosso calibro italiani. Il governo italiano ha replicato giustamente che tali armi furono fornite al governo legittimo di Gheddafi anni addietro in forza di un trattatato commerciale tra Italia e Libia.

    Sembrerebbe che le forze nemiche che si trovavano di fronte a noi abbiano ripiegato il che ci ha dato la possibilità di andarci a rifornire di munizioni e viveri nelle retrovie, presso il centro commerciale di Al Trashana. La situazione sul fronte est pare quindi essersi temporaneamente calmata, mentre le forze ribelli avrebbero intensificato le azioni militari sul fronte sud e sul fronte sud ovest, impiegando anche a massa l’aviazione. Su-20, Mig-21 e Mig-23 avrebbero a più riprese bombardato e colpito con razzi le posizioni governative su tutto l’arco del fronte a sud della capitale. L’aviazione nostra, mi riferisce Charlie, non è assolutamente in grado di competere con quella nemica, essendo oramai ridotta oltre che all’elicottero Mil 35 pilotato da Yassir, ad un singolo Mig-23 ed a un caccia leggero di produzione jugoslava Jastreb. Charlie mi fa la confidenza che il Mig è pilotato da un mercenario americano di nome Mill, a cui hanno dovuto cambiare in Inglese tutte le scritte nell’abitacolo, mentre il Jastreb ha come pilota un ex aviatore militare turco di ben 60 anni. Un vecchietto coraggioso e longevo di nome Baukam. In più l’aviazione governativa dispone di un Mil 8 per il trasporto di truppe e rifornimenti.

    Una buona notizia è la smentita della presa dell’aeroporto internazionale di Tripoli a sud ovest della città. La sua caduta era stata annunciata con troppo ottimismo dalla propaganda nemica. In realtà l’aerostazione sarebbe ancora nelle mani della compagnia delle guardie Al Stahal che montano anche la guardia ai pochi pozzi petroliferi rimasti in mani governative. Comunque le forze meccanizzate e corazzate di Haftar in effetti minacciano da vicino sia l’aeroporto che il villaggio di Espiaa, un sobborgo alla periferia sud est della capitale.

    Fatto rifornimento di viveri e munizioni, ed assorbiti i rimpiazzi per la squadra comando, ci avviamo a piedi di nuovo verso il sobborgo di Souq Al Joumar, che rimane l’obiettivo assegnato alla nostra compagnia. Cammino abbastanza rilassato accanto a Charlie e cominciamo a scambiare qualche parola.

    “E’ incredibile come si possa passare da uno stato di terrore ad uno di quiete in così breve tempo” gli dico tanto per attaccare bottone”.

    “E’ la guerra. E’ sempre stato così e sempre sarà”.

    “Non ho mai avuto veramente occasione di chiederti circa la tua esperienza militare”

    “Ho militato per un certo numero di anni nella Legione Straniera; Nel 2° REP”

    “Come mai un esercito straniero?”

    “perché non credo nelle minchiate della patria e tutto il resto”

    “Ma hai servito la Francia!”

    “No, ho servito la famiglia che mi ha accolto e che mi ha insegnato il mestiere. A me della Francia non può fregarmene di meno e nemmeno dell’Italia o dello Zimbawe”.

    “Un duro mercenario apolide” punzecchio scherzosamente”. Con uomini come Charlie e meglio non parlare mai sul serio. Quello si gira verso di me ridendo sotto i baffi.

    “Perché tu ci credi nella mitologia che bisognerebbe morire per la patria?”

    “Beh non sono proprio i Francesi che hanno inventato sta roba al tempo delle guerre di coalizione?”

    “Non so perché non so di storia, ma posso garantirti che quelli che l’hanno inventata fanno sempre attenzione a mandare a crepare le famiglie degli altri e non la loro.”

    Charlie fa una pausa, continuando per un po’ la marcia in silenzio, M4 penzolante lungo il petto.

    “Guarda a me il mestiere delle armi è sempre piaciuto. Mi ha sempre dato un senso di sicurezza e di controllo su me stesso. Ma l’unico momento in cui ho dovuto accettare di servire un cliente non scelto da me è stato mentre imparavo. Sei anni in Legione Patria Nostra. Allora i miei clienti erano i miei compagni di section. Adesso i clienti me li scelgo io e mi faccio pagare profumatamente per il rischio di lasciarci la pelle ad ogni minuto”.

    “Le guerre sono sempre state un massacro organizzato da pochi furbi dominanti” continua Charlie mentre si sistema le cinghie dello Zaino. A me il sistema non è mai piaciuto”

    “Oh...non ti facevo complottista illuminato e credente negli illuminati!”

    “Complottista?? Hai notato che da quando ci sono le armi atomiche non abbiamo più avuto una guerra globale, ma solo guerre per procura o conflitti minori?”

    “Beh, si; si rischia la distruzione del pianeta.”

    “Ti devo correggere caro il mio giornalista intellettuale; si rischia che i furbi e i dominanti ci lascino la pelle anche loro, invece di mandare gli altri come al solito al massacro con una scusa ideologica od un’altra. Sai non potrebbero più far crepare gli altri mentre loro sorseggiano champagne tra di loro sorridendosi. Le testate nucleari rischierebbero di ammazzare anche loro. In secondo luogo, hai ragione anche tu; non avrebbero più nulla da spartirsi, ma ti assicuro che se non dovessero preoccuparsi del primo rischio, non avrebbero eccessivi problemi ad affrontare il secondo”.

    “Quindi conduci la tua guerra privata”

    “E’il mio mestiere. Conduco la guerra decidendo quando come e per chi”.

    “E come scegli il per chi?”

    “Chi paga meglio”

    “Ah! Quindi se nel mezzo della battaglia la parte avversa ti offre di più?”

    “Quello andava bene nel medioevo quando le compagnie facevano cartello. Adesso quello della guerra è un mercato di concorrenza semi perfetta; cambiare bandiera è nocivo per l’immagine. Fai presto a rovinarti la reputazione”.

    “E quindi i clienti come te li scegli”

    “Facendo attenzione che la causa non sia completamente persa; e con sto governo di accordo nazionale mi sa che non ho scelto la parte giusta, anche se al tempo pareva la scelta giusta”

    “Non è che ci metti magari anche qualche considerazione morale, come non accettare lavori da criminali internazionali conclamati”.

    “ma come sei ingenuo giornalista”, Charlie mi rivolge un sorriso sardonico. “Non conosco nemmeno un capo di governo che non sia un criminale conclamato. Lo stato manda la gente a crepare da quando esiste, e prima di lui Re e signori locali facevano la stessa cosa; ed estorce denaro alla gente con le più efferate minacce, e lo fa legalmente perché c’è scritto da qualche parte che lo può fare. Il più pavido ed inutile capo di governo, come ad esempio il nostro, come minimo e consapevole servitore di questo sistema di aguzzini planetari”.

    “Ancora il complotto degli illuminati”

    “Chiamalo come vuoi, ma io per chi o perché crepare in guerra lo decido da me. E se devo combattere, che ti ripeto è il mio mestiere, lo faccio arricchendomi nel mentre. Sempre meglio di quelli che si arricchiscono con le guerre, ma senza rischiare nulla”.

    “Rischiano di perderla e finire impiccati. Da un po’ di tempo a questa parte pare sia il destino di chi perde”.

    “Te lo concedo. Ragione di più per evitare nuove guerre globali”

    “Mah guarda, anche con quelle locali...”

    “Comunque fin che dura loro pasciono senza combattere”

    “Ma loro chi?”

    “I capi ed i capetti, gli Haftar, i Sarraj; immaginati poi i Trump ed i Putin, che non rischiano mai nulla”

    “Quindi sarebbero loro che tessono le trame”

    “Boh, non l’ho mai capito. Per certo guardano bene i loro interessi. Ed io guardo i miei. E’ la democrazia no?”

    Parlando parlando ci avviamo al nostro obiettivo finale, sul margine est della città.
     
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  19. Luigi Varriale

    Luigi Varriale

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    Mentre marciamo verso il nostro obiettivo atterra di fronte a noi un elicottero da trasporto che ci spettina tutti quanti; mi pare un Mil-17. Ne discende niente popò di meno che il vice capo di stato maggiore Amin Al Saddar con tutta la sua scorta armata. Si dirige dritto verso di noi e confabula con Pierre e Charlie per un buon quarto d’ora. Non sono stato invitato ad unirmi al gruppo e quindi me ne sto in disparte. Alla fine del conciliabolo Charlie di dirige verso di me; mi dice che ci separiamo perché la squadra va in missione per distruggere i Palmaria italiani che sparano dal villaggio di Quaran Al Sabeh. Sarà lo stesso elicottero che ha scaricato Al Saddar ad infiltrare la squadra dietro alle linee nemiche. Lo scongiuro di permettermi di andare con loro, ma Charlie non ne vuole nemmeno sentire parlare. Non sarebbe pericoloso solo per me, mi dice, ma metterebbe in pericolo l’esito dell’intera missione, e visto che ha chiesto 10.000 dollari per ogni veicolo distrutto, la missione deve riuscire; soprattutto in un momento in cui le cose non si mettono troppo bene per il governo di accordo nazionale, che è una delle ragioni per cui la missione è stata ordinata.

    Le forze corazzate di Haftar hanno fatto capolino alla periferia sud di Tripoli, e l’offensiva finale per la presa della città, la famosa soluzione militare sta arrivando ad una definizione. Infatti carri armati e blindati per il trasporto delle truppe sono stati avvistati nei pressi dell’università e del distretto finanziario, e minacciano concretamente di stabilire una testa di ponte nell’abitato per la prima volta dall’inizio della guerra civile. Situazione pericolosissima per il governo di Al Sarraj.

    L’operazione di attacco all'artiglieria Haftariana riceve il nome in codice di “Omega” e vede impegnata tutta la squadra di Vanguard, meno Pierre che rimane al quartiere di Souq al Joumar a coordinare i Libici. Io rimango con lui, in questa zona del fronte che è improvvisamente calma dopo il tentativo fallito di penetrare in esso durante la notte.

    I combattimenti si accendono violentissimi invece nei pressi dell’ufficio postale, alla periferia sud ovest di Tripoli, dove la milizia dei Mujhaiddin afghani del consiglio islamico della Shari’a riferisce di avere distrutto due carri armati con bottiglie molotov e di avere arrestato momentaneamente l’offensiva nemica. Questi Afghani sono veramente delle pellacce non solo quando combattono in Afghanistan, ma dovunque combattano. Duole solo dover registrare che un governo legittimo, riconosciuto dalle Nazioni Unite, debba servirsi di simili conclamati tagliagole per la difesa delle sue istituzioni.

    Il Mil-17 ritorna dopo aver infiltrato la squadra Vanguard al villaggio di Quaran al Sabeh, e comincia a caricare una alla volta le squadre di libici nostri a cui è stato ordinato di trasferirsi ad ovest per contribuire alla difesa della zona occidentale della città. Io e Pierre saremo gli ultimi ad essere trasportati. Il primo plotone a partire è quello del tenente Kheil, poi la navetta si interrompe perché Charlie da comunicazione via radio di dover essere esfiltrato perché la squadra ha esaurito le munizioni dei Carl Gustav. Comunica di aver incenerito due Palmaria su sei che compongono la dotazione della batteria di artiglieria media di Haftar.

    Intanto a sud proseguono i selvaggi combattimenti tra Mujhaiddin e forze corazzate nemiche, e tra la possente brigata di Abu Salem che nel frattempo è giunta anche lei in zona, e un’altra unità corazzata di Haftar identificata nel distretto finanziario: si tratta della 309a. Le perdite sono elevate da entrambe le parti. I rapporti dicono che sono comparsi dei carri T-72, di cui infatti la 309a è dotata. La compagnia di Abu Salem combatte furiosamente. Sono schierati in prima linea anche i tre semoventi da 122 Gvozdika, che sparano a tiro teso sui carri di Haftar inquattati tra gli edifici. La 309a conquista il distretto finanziario, ma ci lascia un T-72 colpito nelle terga da uno Spiral di un BMP governativo appostato dietro il recinto del campus universitario. Il prezzo per questi successi è elevato però, giacché Abu riporta la perdita di 9 dei suoi uomini, tra cui uno specialista dei lanciatori ATG Spigot, operatori questi assai difficili da sostituire, per via dell’addestramento necessario sul sistema d’arma.

    La battaglia per il campus ha già demolito un terzo del complesso e vi sono vittime tra i civili e tra gli studenti che sono stati presi in mezzo e che non si è fatto in tempo ad evacuare per via della rapidità dell’avanzata delle forze di Haftar. E’ a questo punto che la Russia e la Turchia chiedono un cessate il fuoco. Voci sottobanco vicine a fonti governative informano i comandanti che la Turchia avrebbe minacciato di inviare forze militari in Libia se Haftar non si ferma per ragionare. Putin pare abbia fiutato che forse è meglio dare una calmata almeno temporanea al suo protetto.

    Per cui, prima interruzione del ciclo operativo e valutazione della situazione a livello internazionale.
     
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  20. Luigi Varriale

    Luigi Varriale

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    Verso Marzo 2020 le due parti in lotta in Libia si erano riorganizzate ed erano pronte a riprendere la lotta per il controllo di Tripoli. Haftar oramai la menava da tempo con l’offensiva finale purificatrice del terrorismo in Libia ed era venuto il momento di essere all’altezza delle sue sparate o di cominciare a perdere credibilità.

    Per la suddetta offensiva finale schierava quindi tutte le forze di cui disponeva in un saliente profondo a sud della città. La maggioranza di queste forze erano milizia ed in particolare un battaglione della milizia su 4 compagnie: la 602a, la 9a., la 106a e la 201a. A queste truppe si univano due importantissime unità, una delle quali abbiamo già visto in azione nelle prime fasi della battaglia per la Libia e cioè la temutissima compagnia del PFLL comandata dal figlio di Muhammar Gheddafi, mentre l’altra ci è nuova. Stiamo parlando dei tre plotoni più supporti della compagnia di ventura russa Wagner, comandata sul nostro tavolo di battaglia dal leggendario Colonnello Reskinof, una pellaccia veterana di mille battaglie dell’Esercito Russo e prima ancora di quello sovietico. Cinquantenne, Reskinoff era stato al comando di una compagnia di paracadutisti della 105a divisione aerotrasportata durante il conflitto in Afghanistan. Oggi comanda l’intero ambaradan di truppe mercenarie della compagnia di ventura russa Wagner, ma in questo scenario è di nuovo comandante di compagnia: una compagnia di fucilieri motorizzati. Ora, oltre ad essere ben addestrati, questi mercenari erano anche dotati di modernissimi armamenti forniti dalla loro madrepatria. Oltre ad avere a livello di plotone una versione più avanzata dell’RPG, sfoggiavano anche missili anticarro a lungo raggio Metis nel plotone armi pesanti, uniti a missili antiaerei portatili Gimlet. La loro fanteria aveva in dotazione le più moderne forniture di armi leggere in calibro 5,45 che la Russia poteva mettere in campo, più lanciagranate da 40mm. Insomma la fanteria di questo reparto aveva una potenza di fuoco ben superiore a qualunque altra unità di milizie locali.

    L’altra unità “pesante” dell’LNA era comandata, come abbiamo già detto, dal secondogenito di Muhammar Gheddafi, ed era una compagnia meccanizzata, dotata di BMP-1, che avevano sotituito i BMP-3 persi durante le precedenti operazioni, ma che soprattut, all’epoca dell’offensiva, avevano ricevuto una fornitura di AMX-10 cingolati di fabbricazione francese; mezzi molto moderni e dotati di ottime di ottime apparecchiature di puntamento ed osservazione. Il reparto possedeva anche un plotone di autoblindo BRDM. Per finire, le truppe di Haftar avevano ancora una batteria di Semoventi Italiani Palmaria, che non prevedevano di fare entrare in azione a meno che non fosse diventato assolutamente necessario, visto l’effetto politico negativo che ciò avrebbe avuto in caso di impiego tali potenti armi contro la capitale ed i suoi edifici. Vi erano poi addirittura alcuni HUMVEE americani trafugati chissà dove. Nel complesso una forza variegata ma potente.

    Non c’è poi da dimenticare l’aeronautica libica, forte di due gruppi multiruolo; uno su Mig 21 e l’altro misto su Mig 23 e Su 22. Esisteva una squadriglia da trasporto su Hercules ed un gruppo misto elicotteri su un trasporto Mil 17 unito ad un elicottero da attacco Mil 35. Anche in questo caso l’impiego di queste armi era da valutare con attenzione a causa dei rischi politici che di nuovo avrebbe potuto comportare impiegarle in un centro abitato.

    Dall’altra parte della barricata, stava il GNA del primo ministro Fayez al Sarraj, oramai a difesa della capitale e di una ristretta fascia di territorio a sud – sud est di questa. Si trattava di un battaglione di 4 compagnie di fanteria “semi-motorizzata” ed una batteria mortai in appoggio. Due di queste compagnie erano di milizia dotata di pochi tecniche equipaggiate con armamento pesante da 14.5 mm spesso in impianti binati adattati nei cassoni. Vi era poi una compagnia deposito guidata dalla nota squadra di mercenari in prevalenza italiani della compagnia di sicurezza Vanguard ed una grossa compagnia di Mujhaiddin in prevalenza provenienti dall’Afghanistan e dalla Siria,

    Le due compagnie di fanteria leggera erano composte una da cittadini di Tripoli addestrati dai mercenari italiani, e l’altra da jihadisti di varia matrice e provenienza, inclusi militanti del Daesh. Una seconda compagnia di miliziani tripolini e misuratini, la già citata compagnia deposito, era in addestramento con gli Italiani ed era schierata nel settore est del fronte per penuria di truppe.

    In riserva no c’era un accidente di nulla, in quanto la difesa del settore già richiedeva l’impiego di tutte le truppe disponibili.

    L’armamento di queste truppe erea in prevalenza leggero, costituito da fucili d’assalto, lanciarazzi RPG 7 e bombe a mano. I Mujhaiddin avevano anche qualche fucile mitragliatore RPD e le tecniche erano armate in prevalenza con cannoncini antiaerei adattati ZPU. L’armamento anticarro era scarso, costituito come detto in prevalenza da RPG e da qualche Gustav portato dagli Italiani, che erano l’unica unità con un minimo di armamento sofisticato rappresentato da carabine americane M 4, Minimì e lanciagranate da 40 mm, oltre ai già citati lanciarazzi Carl Gustav. La squadra italiana era dotata pure di visori per il combattimento notturno, e di un veicolo 4x4 fatto affluire dall’Italia per via aerea come rimpiazzo delle perdite subite.

    Per quanto riguarda la strategia, il commando dell’LNA aveva scelto un approccio di tipo russo, suggerito direttamente dai consiglieri militari di Haftar che tali erano. Il piano prevedeva di avanzare su tutti gli assi possibili da sud e da est, trovare un punto debole nelle difese nemiche e poi concentrare tutti gli sforzi su quel punto, facendo entrare in azione la compagnia meccanizzata e quella dei mercenari russi. Il piano del GNA prevedeva invece una linea di avamposti presidiata dai Mujhaiddin sul versante sud del fronte, di fronte alle due compagnie della milizia. Ad est era schierata la compagnia deposito, con avanstruttura composta dalla squadra di mercenari italiani.

    Quindi da entrambe le parti un piano assai semplice che doveva dare alle truppe di Haftar risultati il più veloce possibile, ed al GNA le migliori speranza di resistere pur nella temporanea scarsezza di risorse nella quale si trovavano.

    Il sette marzo subito dopo l’alba, l’offensiva prendeva il via. Obiettivi dichiarati erano la torre della televisione di stato, il palazzo del primo ministro, la banca centrale, il porto e l’aeroporto Mitiga. La presa di questi obiettivi avrebbe inevitabilmente provocato la fuga o la cattura del Governo di Accordo Nazionale e la conquista del potere da parte del Maresciallo Haftar.

    Alle 0730 il primo allarme venne dato dalla squadra di mercenari italiani, appostati sul rilievo ad est del parco cittadino, che controlla il terreno a sud est della città. Il comandante della compagnia, Charlie, avvisò per radio che una dozzina di veicoli stavano avanzando lungo la strada principale di accesso alla capitale da est non tentando minimamente di dissimulare i loro movimenti. Evidentemente si trattava dell’inizio dell’attacco.

    Il comandante della squadra italiana di mercenari come detto fu il primo ad individuare il nemico in movimento e si affrettò a contattare la batteria dei mortai da 82 mm piazzati dietro alla moschea di Al Hasban. Comunicò le coordinate al Capitano al-Fawzi comandante della batteria e per tutta risposta si sentì dire che le coordinate indicate erano ben al di là dei sei chilometri di gittata massima dei suoi pezzi. Charlie alzò ovviamente gli occhi al cielo a questo primo macroscopico errore di piazzameno; evidentemente nessuno aveva pensato alla possibilità di sistemare i mortai in una posizione più avanzata. La dove si trovavano coprivano appena la linea degli avamposti dei Mujhaiddin e non arrivavano neppure a coprire le posizioni della squadra, figuriamoci oltre.

    Giacché Charlie non aveva nessuna intenzione di ingaggiare il nemico che constava di una dozzina di tecniche di cui tre pesantemente armate anche se con armamento adattato, ordinò al veicolo della squadra di ritirarsi all’estremità est del parco cittadino. Per quanto riguarda la fanteria ordinò di non aprire il fuoco sul nemico a meno che non arrivasse a meno di 200 metri, da dove anche l fuoco delle Minimì sarebbe probabilmente stato efficace contro tali veicoli. Certo non aveva intenzione di sprecare neppure uno dei razzi dei Carl Gustav contro delle Jeep. Il dubbio era solamente se il nemico fosse riuscito o meno ad individuare la sua squadra, nel qual caso avrebbero potuto trovarsi in guai seri. Pensatoci meglio, Charlie alla fine decideva di richiamare la Toyota e ritirare l’intera squadra in direzione del parco, luogo dal quale un’imboscata sarebbe probabilmente riuscita meglio.
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    Ho ridotto la scala e la superficie dello scenario, in maniera da riuscire a presentarvelo tutto in una mappa visibile
     
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