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Storia e gloria della casata di Normandia

Discussione in 'Le vostre esperienze' iniziata da Pandrea, 15 Giugno 2013.

  1. Pandrea

    Pandrea Guest

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    Tratti di Guglielmo I d’Inghilterra:
    Bastardo legittimo
    Ambizioso
    Orgoglioso
    Industrioso (diligent)
    Moderato (temperance)
    Cinico
    Paziente
    Coraggioso

    Ebbene si! Sir Matthew infine mi ha contagiato! Pertanto inizio anche io un AAR di ruolo, incentrato sulle caratteristiche del sovrano, le quali guideranno la partita (quindi, se è posseduto se ne sbatterà della crociata, se è zelota invece correrà a Gerusalemme anche ignudo armato di clava). Protagonista dell’AAR sarà la dinastia normanna del buon Guglielmo il conquistatore. Incipit ispirato da quello di Sir Matthew per omaggiarlo :D

    Nel nome di Dio Clemente e Misericordioso, io, Stigand di Canterbury, vescovo di Canterbury e di Swithun per grazia di Sua Santità Alessandro II, cappellano di corte per grazia di Sua Maestà Guglielmo I, inizio la storia della gloriosa dinastia dei Di Normandia. Già da un secolo e mezzo essa trova posto tra i libri che narrano la storia della Cristianità, da quando essi scesero dalle fredde terre del nord per abbracciare la Croce e giurare fedeltà ai re di Francia. Ma può un dinastia tanto fiera, erede dei potenti vichinghi, limitarsi ad esser semplice vassalla? Giammai, infatti nel corrente anno, Anno Domini 1066, Guglielmo pose il suo augusto calzare su queste terre, sconfisse l’usurpatore Aroldo sulla benedetta terra di Hastings e fu incoronato Re il Santo Natale del 1066. Qui inizia la mia storia e possa Iddio onnipotente ed eterno aiutarmi in questa mia missione.

    26/12/1066-26/12/1066

    Su Guglielmo di Normandia, primo del suo nome, settimo duca di Normandia, sedicesimo re d’Inghilterra, il Sole era tramontato e risorto una volta dal giorno in cui fu incoronato re d’Inghilterra.

    Il nuovo sovrano era roso dal dubbio. Aveva difatti sequestrato molti titoli alla nobiltà fedele all’usurpatore Aroldo, titoli che ora cingevano la sua testa nell’incredibile numero di quindici, ripartiti fra dodici contee e tre baronie. Al suo orecchio destro la moderazione cercava di imporgli di disfarsene, troppi titoli in mano ad un solo uomo erano contrari alla volontà di Dio, lo esponevano all’odio e all’invidia della nobiltà ed erano troppo vasti per amministrarli decentemente. All’orecchio sinistro invece il suo orgoglio e la sua ambizione gli sussurravano di tenerli tutti per sé, i comandamenti di Dio erano per gli uomini comuni, non certo per Guglielmo il Conquistatore, cosa era mai qualche problema diplomatico-amministrativo di fronte alla gloria di avere più titoli dell’Imperatore germanico? Questi moti contrapposti fecero penare a lungo l’animo di Guglielmo, finché non prese la seguente decisione: dal governo delle baronie non veniva alcuna gloria, era affare di borgomastri e baronetti, e se ne disfò, donandole ai suoi cortigiani favoriti, come il maresciallo reale Drogo di Beaumont; le contee in eccesso invece sarebbero state spartite tra i suoi figli, non appena fossero diventati uomini e non più ragazzi. Ci sarebbero voluti alcuni anni, ma Guglielmo era paziente.

    Venne poi il problema delle leggi da dare al reame. L’usurpatore Aroldo aveva imposto le investiture laiche e un bilanciamento di poteri tra nobiltà e monarchia. Guglielmo apprezzò le investiture laiche, giammai le anime dei SUOI sudditi in mano al lontano Papa di Roma, ma non era soddisfatto di dover bilanciare i suoi poteri con quelli della nobiltà, pertanto incremento il potere della corona (OFF AAR: da medium ad high la crown authority). Le leve richieste e la tassazione rimasero a livelli normali: industrioso e moderato come era, non voleva richiedere troppo ed era felice se i suoi vassalli potevano investire nel miglioramento del regno.

    Infine, il problema dei duchi. I fratelli della casa di Hwicce, Morcar ed Eadwin, controllavano i ducati più importanti del regno: York per Morcar, Lancaster ed Hereford per Eadwin; praticamente quasi tutta l’Inghilterra settentrionale. Come fare per mantenerli sotto controllo? Guglielmo era un guerriero valoroso, ma non assetato di sangue. Moderato come sempre, decise di dare in sposa le sue figlie Cecilia e Costanza, ancora ragazzine, ai due fratelli sassoni; sperava così di mantenerli fedeli. La superbia però gli impedì di concedere ad Eadwin le contee da lui reclamate in quanto parte legittima dei suoi due ducati, un motivo di attrito importante. In più, non poteva sopportare che un suo vassallo potesse fregiarsi di più titoli ducali rispetto a lui: creò così, spinto dall’orgoglio, i ducati di Bedford e di Somerset che andarono a sommarsi al ducato di Normandia. Fortunatamente la sua parte moderata gli impedì di esagerare, perché poteva crearne molti altri.



    Qui finisce la prima intesa giornata di regno di Guglielmo I. Volevo far passare più tempo, ma è venuto un testo già abbastanza corposo con il sistemare il regno al primo giorno. Mi pare di aver specificato quale tratto ha influenzato le varie scelte, se non capite o non siete d’accordo con l’interpretazione dite pure. Però che fatica gestire le bizze di un sovrano ambizioso ed orgoglioso, per fortuna aveva il tratto moderato sennò era ancora più dura!
     
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  2. Sir Matthew

    Sir Matthew

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    mi fa piacere che il mio modus operandi stia creando adepti...ora dovrai stare ancor più attento nella scelta dei precettori per i tuoi figli!
    poi ci si divertirà a giocare un bellissimo re iroso, avaro, orgoglioso, ambizioso, posseduto etc. etc.
    buon gioco, ovviamente ti seguo!
     
  3. alberto90

    alberto90

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    Mi spiace caro Sir .... ma i miei AAR continueranno ad essere come sono sempre stati .... XDDD
     
  4. Sir Matthew

    Sir Matthew

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    prima o poi passerai al lato oscuro! è molto più divertente! (e abbiamo i biscotti)
     
  5. alberto90

    alberto90

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    Grazie ma .... preferisco il gelato XDDD
     
  6. Pandrea

    Pandrea Guest

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    Secondo te non è meglio educarli di persona, così da poter scegliere per bene le loro caratteristiche?
     
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  7. Sir Matthew

    Sir Matthew

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    non è così ovvio e semplice: potrebbero uscirti fuori dei brutti eventi comunque e trovarti, per l'appunto, un sovrano pessimo. inoltre anche nello scegliere quelle caratteristiche devi giocare di ruolo: se il tuo sovrano è iroso, dovresti scegliere negli eventi le opzioni appropriate e così via (un sovrano avido non crescerà un figlio affinché sia scialacquatore...). inoltre un sovrano non paziente potrebbe avere dei problemi a gestire l'educazione di un bambino. e poi magari ti capita il sovrano avaro, che quindi non aumenta le relazioni dei vassalli con i regali e il +20 derivante dall'educazione di un bimbo diventa fondamentale...le variabile sono molte di più del semplice "i migliori tratti" (e anche qui, giocando di ruolo, quali sono i migliori tratti? un sovrano paziente, umile, soddisfatto, moderato, temperato, credulone ti distrugge i tuoi progressi esattamente come un personaggio posseduto, bastardo, omosessuale, iroso, avaro, orgoglioso, goloso).
    ripeto, non è così ovvio (io finora non ne ho educato nemmeno uno, dei miei figli...)
     
  8. turk75

    turk75

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    Sir credo tu abbia ragione sto provando a giocare cosi anche io coi Tronde di svezia ed è molto piu appagante e meno conquisto il mondo eheheh
     
  9. Sir Matthew

    Sir Matthew

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    e siamo a 3. conquisterò il mondo muhahahaha
     
  10. zethani

    zethani

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    E seguiamo anche l'infedele xD
     
  11. Pandrea

    Pandrea Guest

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    26/12/1066-27/01/1077

    “Maledetto Boemondo! Stupido plebeo, vile diplomatico dei miei stivali!” Il Boemondo verso cui Guglielmo indirizzava la sua ira era il cancelliere e precettore del suo primogenito Roberto, conte del Maine, il quale era stato cresciuto senza alcuna qualità! Era balbuziente, irascibile, invidioso e pigro; in che mani era destinato il regno d’Inghilterra! Guglielmo lo prese sotto la sua ala, ma dubitava che suo figlio potesse cambiare all’età di 13 anni. Le figlie invece furono poste sotto la protezione e la guida dei loro futuri sposi, così da poter già iniziare a conoscerli.

    Convocato il Gran Consiglio, Guglielmo così divise i compiti: superbo oltremisura e cinico sulla Santità del Papa, ignorò l’antipatia del Sommo Pontefice nei suoi confronti ed inviò me, il suo cappellano Stigand di Chanterbury, a lodare le sue virtù cristiane al cospetto del principe vescovo Wulfstan di Worcester; il suo cancelliere, il barone Simon di Tottenham, fu inviato a est, per trovare un modo di portare le insegne dell’esercito normanno nei territori del Galles; il tesoriere Ademar, borgomastro di Shrewsbury, il capo delle spie Orderic, borgomastro di Dorchester, e il maresciallo Drogo, barone di Beaumont, furono tenuti al castello di Westminster, chi a studiare miglioramenti e chi a sventare complotti.

    Quando suo figlio primogenito Roberto fu maggiorenne, gli trasferì il ducato di Somerset insieme a tutte e tre le contee del ducato. Qui la moderazione ebbe la meglio sull’orgoglio: finché i titoli rimanevano in famiglia, era come se ancora poggiassero sulla testa del re, si disse Guglielmo. Al secondogenito Riccardo, dopo che gli fu promessa la mano di Etheldreda, secondogenita del duca Gospatric, fu consegnata la contea di Derby. Al terzogenito Guglielmo fu consegnata la contea di Warwick e la mano di Adela d’Olanda, erede del ducato appunto d’Olanda, la quale purtroppo morì poco dopo e Guglielmo si risposò da sè. Così facendo le contee di re Guglielmo rientrarono nel numero stabilito da Dio Paradox e i vassalli tornarono ad amare il loro re, tanto che finalmente gli riuscì di approvare le nuove leggi sull’autorità della corona.

    Le guerre e le battaglie

    Il 27 maggio 1068 si presentò a Guglielmo un’occasione per estendere ancora i suoi domini: il duca Gospatric I di Lothian era in guerra per rubare il trono al suo signore, il re di Scozia. Guglielmo subito gli mosse guerra, per prendersi la contea di Cumberland, di diritto appartenente al suo regno. Convocati i 7.000 uomini della sua leva personale (perché esagerare e far irritare i vassalli? E poi, chi aveva bisogno di loro?), marciò sul Cumberland alla testa del suo esercito. In ottobre la conte di Cumberland era sotto il suo controllo, nel maggio dell’anno dopo distrusse con la sua armata di 5.000 uomini l’esercito del duca Gospatric di soli 1.200 uomini. Il 4 giugno 1069 fu siglata la pace che assicurava il Cumberland al regno d’Inghilterra.

    Vichinghi! Questo il grido di terrore che correva veloce di bocca in bocca nell’inverno del 1070! Dalle voci sembravano un esercito colossale, ma quando Guglielmo arrivò con le sue truppe, sulle spiagge del Kent, vide come essi non erano che una banda di poche centinaia di uomini. Alla vista dell’esercito reale, i razziatori corsero sulle loro navi e sbarcarono subito su un’altra spiaggia. Guglielmo capì l’inutilità di un esercito grande e lento e con un sistema di piccoli eserciti locali riuscì finalmente nell’estate del 1072 ad infliggere una dura sconfitta ai predoni che tornarono alle loro terre. Molte altre volte giunsero negli anni successivi sulle coste d’Inghilterra, ma ormai Guglielmo aveva capito come respingerli ed essi soffrirono molte perdite.

    Il 3 gennaio 1073 finalmente giunsero buone nuove dal Galles: era stati “trovati” documenti attestanti la legittimità di re Guglielmo nel dominare la contea di Gwynedd. Occorreva dunque cacciare l’usurpatore, il duca Bleddyn: operazione conclusa il 3 novembre 1074, con la guerra appositamente prolungata per avere qualche soldo in più dagli assedi per nuovi investimenti nella capitale.

    Dopo questa guerra, la sete di conquiste di Guglielmo fu finalmente soddisfatta: egli perse quindi la sua ambizione. Mandò a richiamare il cancelliere dalle terre gaeliche e lo inviò a nord, per allentare le tensioni con il duca di York. Cosa farà adesso un re che in tutta la sua vita non ha fatto altro che guerre di conquista?
     
  12. alberto90

    alberto90

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    Me lo domando anche io ...
     
  13. Pandrea

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    AAAAAARGH, quale tentazione di mandare ad allegre donzelle la modalità gdr: potrei mettere mia moglie sul trono di Francia ed unire i due regni al primo personaggio, ma nessuna caratteristica porterebbe ad una scelta simile!!!!!!!!!!! XD

    A breve il nuovo resoconto, purtroppo senza ambizione (ed ora senza nemmeno coraggio) la partita è semplice amministrazione, pertanto sto aspettando che Guglielmo raggiunga gli antenati per postare :)
     
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  14. Pandrea

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    I fratelli Hwicce
    I fratelli Hwicce furono gli unici abbastanza potenti da sfidare l’autorità di Guglielmo. Le tensioni con loro non si attenuarono mai, anzi spesso ebbero momenti tanto acuti da far temere un’imminente rivolta. Il primo di questi fu quando nel 1078 Guglielmo ricevette una delegazione di conti i quali gli chiesero di levare al duca Morcar la potestà sul ducato di Northumberland; Guglielmo acconsentì per cinici calcoli politici e per l’orgoglio di voler possedere più ducati. Forse fu la rabbia per questo complotto a spingere Morcar, l’anno dopo, ad umiliare pubblicamente il Re durante una battuta di caccia; ferito nell’orgoglio, Guglielmo fece imprigionare l’oltraggioso duca, per poi liberarlo 6 mesi dopo su richiesta del fratello Eadwin. Fratello che l’anno dopo provò egli stesso le reali segrete, e vi rimase due anni prima di essere liberato per intercessione del fratello: il suo complotto per uccidere l’erede al trono Roberto aveva fatto esaurito perfino la celebre pazienza di Guglielmo. Morcar morì nel 1086 e alla sua morte anche il fratello Eadwin si calmò e non fece più nulla di notevole fino alla sua morte.

    Le guerre e le battaglie: Baltico e Vexin
    Dopo aver perso la sua ambizione, Guglielmo per lungo decennio (1074-1083) rimase a combattere in patria contro le estemporanee sollevazioni contadine (i plebei anglosassoni ancora non accettavano il dominio normanno) e soprattutto contro le incursioni vichinghe. Ma se l’ambizione era sopita, così non era per il suo coraggio! Stufo dei continui attacchi, decise di intraprendere una spedizione punitiva contro i vichinghi: radunati 5.000 uomini della sua leva personale, salpò verso il Baltico, verso le contee di Aland e Gastrit e mise a ferro e fuoco ogni insediamento ivi trovato. Ma i 2 anni di spedizione oltremare furono deludenti: i vichinghi non avevano una struttura politica unica e mentre Guglielmo assediava una fortezza, da un’altra partivano comunque le navi dirette verso l’Inghilterra. Guglielmo dovette così tornare a casa con poco oro razziato, 3.000 morti per il freddo e due giovanotti imberbi prigionieri, che sarebbero morti nelle sue prigioni di lì a qualche anno. La delusione fu tale che Guglielmo perse il suo coraggio! Pertanto nei dieci anni successivi non una sola volta la sua spada fu levata contro i nemici, in quanto il Re si dedicò al miglioramento del reame: innumerevoli nuove costruzioni furono innalzate, sia militari sia civili, rendendo la contea di Middlesex la più avanzata d’Inghilterra. Addirittura fondò ben 3 nuove città: Chelsea, Harrow e Ashridge nel Bedford. Il popolo lo amava, tanto che nel Middlesex e nel Oxford la popolazione adottò a maggioranza i costumi normanni! Ma il suo sangue normanno non poteva stare lontano dalla battaglia e nel 1101 riacquistò il suo coraggio! Giusto in tempo: l’anno prima era morto lo sposo di sua figlia Adele, il principe ereditario del SRI Enrico (EX-AAR: mannaggia…), e sua figlia era andata in sposa al re di Francia Aubry I di Borgogna. Si deve sapere che la Francia versava in grave crisi: in poco meno di un trentennio ben tre dinastie (Capet, de Blois, de Bourgogne) si era succedute al trono ed i re spodestati erano ancora vivi e decisi a riprendersi il trono; nel mentre il SRI ne aveva approfittato e si era annesso l’intera Provenza. Pertanto Guglielmo venne molte volte chiamato dal genero a combattere sul continente ed ogni volta Guglielmo felice dava un contributo fondamentale alla vittoria. Intraprese anche una guerra personale per soddisfare la sua brama di battaglie, contro l’indipendente duca di Orleans: in due anni di vittorie (1105-1107) annetté la contea di Vexin al ducato di Normandia come era giusto che fosse.

    La famiglia
    Detto come sistemò la prime due figlie, si sappia che sposò la settimogenita al re di Svezia, Stenkil il Drago, un alleato mite che mai chiamò alla guerra l’Inghilterra, e come detto sposò la sestogenita dapprima al principe germanico Enrico e alla morte di questi con il re di Francia Audry. Nel 1104 morì sua moglie, inconsapevole che ben da due anni Guglielmo avesse un amante; la loro relazione segreta andò avanti a lungo, ebbero anche una figlia riconosciuta come sua dal marito di lei, finché non si lasciarono per le troppe difficoltà nel mantenere il rapporto segreto.

    Durante il suo regno scoprì molti complotti e vide crearsi molte fazioni. Su nessun complotti sta alzò mai la mano senza avergli prima chiesto di rinunciarvi di sua volontà e non cercò mai di fermare alcuna fazione, confidando orgoglioso che mai nessuno avrebbe davvero sfidato il potente Guglielmo il Conquistatore (e così fu). Alle richieste dei suoi vassalli di ordinare secondo diritto i possedimenti rispose sempre picche: sia nel senso di diniego, sia nel senso di mostrare quale fosse l’unico modo di levargli le contee.

    Per favorire i commerci spesso organizzò fiere estive a Londra, respingendo più volte le richieste del borgomastro di tenere fuori dalle mura i contadini (chi commerciava cosa, sennò?) e adorava andare a caccia, dove poteva mostrare il suo coraggio. Fin troppo coraggio: per miracolo uscì illeso da uno scontro con un intero branco di lupi contro cui si era volontariamente lanciato e fu ferito da un cinghiale che volle uccidere di persona; questa ferita impiegò anni a guarire, si infettò più volte facendo temere per la sua vita ed infine gli lasciò una cicatrice. Un’altra volta, ormai vecchio, non osò lanciarsi nuovamente contro un intero branco di lupi affamati e venne tacciato di vigliaccheria per anni (1091). Non amava dare feste nel suo castello; se i nobili volevano incontrarsi, tanto valeva farlo nei grande tornei cavallereschi in suo onore!

    Infine, il 17 gennaio 1113, moriva Guglielmo I il Conquistatore, re d’Inghilterra, duca di Bedford, di Somerser, di Gloucester e di Kent. Andava a raggiungere nel più alto dei cieli il figlio Roberto, morto nel 1095, e il nipote Edoardo, morto nel 1109. Ascendeva pertanto al trono d’Inghilterra il ventenne Simone di Normandia, primo del suo nome, primogenito di Edoardo che fu primogenito di Roberto che fu primogenito di Guglielmo.

    Caratteristiche di Guglielmo alla morte:
    Bastardo legittimo
    Sfregiato (nuova)
    Orgoglioso
    Industrioso (diligent)
    Moderato (temperance)
    Cinico
    Coraggioso

    Caratteristiche perse:
    Pazienza
    Codardia (ottenuta e persa)
    Coraggio (poi ritrovato)

    Domanda, ho uno stile pesante? Mi pare di scrivere troppo e troppo didascalico, che ne pensate? Vorrei anche mettere qualche immagine in più, ma abituato come sono ad EU e HOI, dove le immagini si riferiscono soprattutto alle modifiche territoriali, mi sembra inutile mettere l'immagine del matrimonio piuttosto che della battuta di caccia, che tanto avete uguali nelle vostre partite. Che ne pensate?

    Sono stato abbastanza fortunato nella successione: Roberto era ingestibile, aveva solo caratteristiche negative, e anche Edoardo non era messo bene.

    Personalmente ho fatto una differenza tra l'avere contee e l'avere ducati: l'orgoglioso vuole avere molti ducati, in quanto titoli prestigiosi, l'avaro vuole avere molte contee, in quanto portano denaro. Per questo senza particolari problemi (contando anche la moderazione) ho distribuito a parenti cadetti le contee eccedenti. Che ne pensate?
     
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  15. Pandrea

    Pandrea Guest

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    Simone Normanno guardava dalle torri del castello di Westminster il Sole adagiarsi sull’orizzonte al termine di una pigra giornata primaverile. “Almeno lui rinascerà domani splendente non meno di oggi” pensò malinconico, mentre il pensiero correva ai terribili anni in cui il regno d’Inghilterra era stato un grande banchetto per i demoni della guerra. Quanti inglesi erano morti combattendo i fratelli? Decine di migliaia. Quanti castelli, borghi e città dati alle fiamme? Centinaia. Il cuore nobile e generoso di Simone non poteva che piangere al ricordo della Grande Guerra Civile, la quale è così narrata negli annali:

    La Grande Guerra Civile (1113-1119)
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    Alba
    1 gennaio 1113: il principe vescovo di Worcester pose la corona d’Inghilterra sul capo di Simone Normanno, primo del suo nome, pronipote del grande Guglielmo Normanno detto il Conquistatore, diciassettesimo re d’Inghiterra.
    2 gennaio 1113: giunse un messo recante la seguente missiva da parte di Roberto Normanno, zio di Simone I, nipote di Guglielmo I, conte di Vexin:”Nipote, sei indegno di sedere sul trono del tuo bisnonno. Sto venendo ad occuparlo di persona, fammelo trovare libero o sarà peggio per te”
    5 gennaio 1113: mentre le truppe reali assediavano il Vexin, settanta volte sette messaggeri giunsero a Westminster:”Gentile sovrano prossimamente deposto, siamo i nobili d’Inghilterra e Normandia. Il Vostro nobile zio ci ha convinti della Vostra indegnità a regnare. Liberate il trono al più presto o lo incendieremo con Voi sopra.”
    gennaio 1113-giugno 1114: radunate le leve ancora fedeli e ingaggiati i mercenari della Banda Lombarda e della Compagnia del Cappello, Simone I distrusse rapidamente ogni esercito nemico sull’isola. Le truppe dei nobili traditori, impossibilitate a contrastare il possente esercito lealista, fuggirono in Normandia e si congiunsero alle truppe di Roberto assedianti la contea di Aroyes. Cosa fare? Simone I, certo non noto per la sua intraprendenza e forza d’animo, lasciò decidere ai suoi generali la strategia migliore. L’esercito lealista dopo pochi giorni, distrutte le ultime resistenze isolane, fu quindi anche lui sul continente.

    Apogeo
    25 giugno 1114: sulle piane di Aroyes avvenne lo scontro decisivo. Da una parte 12.000 predoni fedeli ad una degenerata nobiltà figlia non dei Santi Patriarchi, ma di Caino e Giuda. Dall’altra 14.000 soldati e mercenari fedeli alla causa del Re e quindi di Dio. All’alba le trombe squillano. Subito due nuvole di frecce, simili ad enormi serpenti, si innalzano, si incrociano e poi ricadono sui loro bersagli seminando morte e grida di dolore. Poi i due immensi eserciti, carichi di odio e rabbia, si gettano l’uno contro l’altro, in un fragore di scudi, urla e spade da far credere ai plebei di molti villaggi vicini che le porte dell’Inferno si fossero aperte. E forse fu davvero così quel giorno, altrimenti non si spiega il cedimento del centro lealista, che trascinò alla rovina tutto lo schieramento. Alcuni fanti giurano di aver visto tra le fila nemiche orribili demoni e diavoli d’Inferno. Verità? Solo Iddio lo sa. Sappiamo solo che quel giorno le truppe lealista subirono una cocente sconfitta, lasciando all’eterno riposo quasi 11.000 uomini, a fronte di 7.000 perdite altrui. L’esercito reale si ritirò in disordine, incalzato dal nemico, verso l’abbazia di Mortemer.
    2 luglio 1114: massacro, e non battaglia, ci fu quel giorno a Mortemer. Sui resti dell’esercito lealista si gettarono come Furie i maledetti traditori, alleati certi del Demonio,infliggendo nuove terrificanti perdite. Soltanto 2.000 armati riuscirono a fuggire e salpare per un mesto ritorno in Inghilterra.

    Tramonto
    luglio 1114-ottobre 1118
    Che dire di quegli anni? La battaglia che doveva decidere le sorti della guerra v’era già stata e Simone I aveva perso. Congedati a vita i generali responsabili della disfatta, prese controvoglia in mano la conduzione della guerra, imprimendo una svolta attendista alla strategia regia. Mentre l’esercito traditore, forte di 6.000 uomini, assediava le potenti fortezze della Normandia, Simone I ne colpiva le retrovie, assediando le fortezze lasciate indifese dalle truppe impegnate in Normandia e distruggendo le bande di poche centinaia di uomini che ancora scorrazzavano per l’isola. Ma il Re per fare ciò non disponeva che di 2.000 uomini, impossibilitato a concentrarli per evitare la riunione delle bande armate nemiche, che se unite potevano pareggiare la sua forza. Intanto le fortezze della Normandia cadevano una dopo l’altra nelle mani di Roberto. Come se non bastasse, tornarono a farsi vedere i predoni vichinghi, con eserciti assai più possenti del passato, e nelle campagne spopolate dalle continue chiamate di leva i contadini si sollevarono in massa. In quelle che soltanto pochi anni prima erano terre ricche ed intoccabili si aggiravano ora ben quattro eserciti in armi, ognuno nemico degli altri. Oh Dio Onnipotente, quale peccato fu tanto grave da meritare una simile apocalisse sulle terre d’Inghilterra?

    Sera
    ottobre 1118-marzo 1119

    Un cavaliere normanno giunse all'accampamento di re Simone I:”Mio re, giungo dalla Normandia e ho cavalcato e navigato a lungo per informarti che le forze traditrici sono state decimate: meno di 4.000 uomini assediano ora la fortezza di Cherbourg”. Era la notizia che aspettava: radunati tutti i suoi eserciti sulle spiagge della Manica, l’esercito reale forte di 6.000 soldati attraversò il mare e diede battaglia come quattro anni prima. Ma stavolta vinse! L’intero esercito nemico fu spazzato via completamente e la guerra sembrava volgere a favore di Simone. Illusione. Gli eserciti dei nobili traditori non erano spariti, ma erano tornati alle loro terre confidanti che la guerra fosse ormai finita. L’ultima zampata lealista li fece tornare allo scoperto: migliaia di uomini eruttarono dalle fortezze avversarie, solo in Normandia misero in campo un esercito pari a quello regio. Senza più leve, senza più nemmeno denaro per evitare la rivolta dei mercenari, era la fine. Simone Normanno convocò i marescialli dello zio Roberto, ai quali affidò la Sacra Corona d’Inghilterra. Pochi giorni dopo essa finì nelle mani dell’usurpatore, il quale con una sfarzosa cerimonia fu nominato Roberto I d’Inghilterra. La capitale del regno fu trasferita nel Vexin, a Simone rimaneva Westminster ed il titolo di duca di Normandia.

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  16. Pandrea

    Pandrea Guest

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    Dunque, i tratti di Simone I erano:

    -onesto (irrilevante)
    -paziente (giustificazione a posteriori della strategia di tramonto)
    -caritatevole (liberazione a fine guerra di prigionieri con cui ho relazioni >0, tasse per le città al minimo nel ducato)
    -pigro (giustificazione a posteriori della strategia di alba e apogeo)
    -arbitrario (non liberazione a fine guerra di prigionieri con cui ho relazioni <0)

    Come vedete dall'immagine finale, rimango di gran lunga il duca più forte di tutto il regno, probabilmente ho almeno la stessa forza di tutti gli altri sommati. Solo che tra paziente, pigro, onesto e caritatevole non potrò mai sfruttare questa mia forza per riprendermi il regno!!! Che fare? Continuo con Simone o passo ad impersonare Roberto?
     
  17. alberto90

    alberto90

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    Passa al re .... come ho fatto io con la spagna ogni volta che qualche vassallo traditore mi intima di lasciare il trono al fratello o alla sorella .... io impersono sempre il personaggio più alto. E' l' unico modo per evitare che l' impero si disgreghi o che non segua la linea che voglio io.
     
  18. maie

    maie

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    Fa molto testo biblico :D

    Il tratto paziente può essere sfruttato: attendi fino a che le tue forze sono al massimo oppure attendi fino a quando si presenta il momento giusto per attaccare (ad es. una crisi interna nel regno)

    Bell'aar :approved:

    Ciao!
     
  19. Sir Matthew

    Sir Matthew

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    non cambiare personaggio! in ckII non si impersona un regno, o una dinastia, ma un personaggio (ed uno alla volta), a maggior ragione se giochi di ruolo.
    Secondo me cambiare personaggio (per quanto nella tua dinastia) è una pratica al limite, in quanto uno la potrebbe sfruttare in caso di guerre civili come se fosse un cheat: immensa ribellione, vassalli che mi odiano, mi arrendo al pretendente al trono di turno, salvo, ricarico impersonando il nuovo re. A me non sembra troppo giusto, piuttosto ricarica qualche anno prima (ovviamente prima di pubblicare il post...) se fai delle evidente c****e.
    Fatti forza e riconquistati il trono. Se non ora, alla prossima generazione.
     
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  20. Pandrea

    Pandrea Guest

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    In fondo in CKII si interpreta una dinastia, sarebbe anche ovvio interpretare il capo della dinastia. Ovviamente in caso di civil war ci si impegna a difendere fino in fondo il proprio personaggio, niente imbrogli.
     

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