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Non nevica mai a settembre

Discussione in 'Wargames da tavolo' iniziata da Luigi Varriale, 16 Aprile 2018.

  1. Luigi Varriale

    Luigi Varriale

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    Per lo scopo di questo AAR mi riservo come sempre la possibilità di usare un mix di personaggi storici e personaggi di pura fantasia.

    Voglio presentarvi una delle più audaci, spettacolari e rischiose operazioni della storia militare; incredibile che sia stata ideata dal Maresciallo Montgomery. Era tanto audace e spericolata che fallì, e non perché comandava Montgomery ma perché dipendeva da troppi fattori non ponderabili, come cercherò di illustrare con questa ricostruzione storica della battaglia.

    Concludo questa breve introduzione dicendovi che io sarò pure scemo, ma non credo né mai crederò che un’operazione del genere possa averla ideata Montgomery. Qualche altro ufficiale l’avrà ideata e sottoposta al feldmaresciallo e lui l’avrà approvata e poi fatta sua, un po’ come successe per l’operazione in Francia nel ’40 partorita da Mainstein e di cui poi Hitler rivendicò la paternità.

    Per chi volesse approfondire su questa battaglia invito alla lettura del libro di Cornelius Rayan “A Bridge too Far” ed alla visione dell’omonimo cult movie, e solo poi alla lettura del capolavoro di Robert J. Kershaw “It Never Snows in September”, che è uno dei migliori libri di guerra mai scritti in assoluto ed è la ricostruzione della battaglia dal punto di vista tedesco.



    Ma ora bando alle ciance e veniamo a noi:



    Olanda, 17 settembre 1944 pomeriggio, lungo la strada di collegamento tra Oosterbeek e il villaggio di Heelsum.

    “Non è possibile! Non nevica mai in settembre; devono essere paracadutisti!!”

    Caporale Mark Strassen, battaglione addestramento e deposito, 9^ divisione corazzata SS Hohenstaufen
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    Il Generale Gerald Lathbury, comandante della 1^ brigata paracadutisti inglese era di molto incazzato. Quelli dell’aviazione avevano combinato uno dei loro soliti casini e la brigata era atterrata sparsa ai quattro venti e per di più nei posti sbagliati. Parte del 3° battaglione aveva preso terra tra le case della città di Renkum e parte del 1° battaglione, invece di atterrare placido nella zona di atterraggio assegnata immediatamente a ovest del villaggetto di Heelsum, era caduto per buona parte nei boschi ancora più ad ovest. Ad aumemtare il casino, nella sua zona di lancio stavano atterrando alianti a volontà che non avrebbero dovuto essere lì e he complicavano vieppiù la raccolta della sua brigata sotto un comando coerente. Spedito un portaborse a vedere di chi si trattasse, lo sventurato ritornava dicendo che era il 7° battaglione aeroportato Kings Own Scottish Borderers; la sua zona di atterraggio era più a nord, insieme con il comando divisionale, ma un ufficiale pilota di alianti gli aveva riferito che erano stati sganciati troppo presto ed avevano dovuto atterrare nel settore di competenza della 1^ brigata. Con ciò, Lathbury poteva contare immediatamente su solo uno dei suoi tre battaglioni di paracadutisti; il 2° del Tenennte Colonnello John Frost. Considerato che l’obiettivo che era stato affidato alla brigata era quello più importante di tutta l’operazione Market, e cioé la cattura del ponte di Arnheim, c’era poco da stare allegri con un battaglione su tre pronto all’azione e con gli altri due che stavano tentando di riorganizzarsi dopo un atterraggio che, tra case ed alberi, aveva provocato perdite sensibili e soprattutto la disorganizzazione dei reparti.

    “Cominciamo bene pensava tra se il Generale; e questo senza il nemico a contrastarci! Se fosse stato un attacco tipo Normandia sarebbe stata una strage.
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  2. Luigi Varriale

    Luigi Varriale

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    Pomeriggio del 17 settembre, settore di Nijmegen

    Il Generale James M. Gavin, il più giovane generale americano della guerra, era sufficientemente soddisfatto di come ereano andati i lanci nel settore assegnato. L’82^ aviotrasportata americana aveva quattro importanti obiettivi: primo la conquista del ponte stradale di Nijmegen, secondo la messa in sicurezza delle zone di lancio, sulle quali sarebbero arrivati i rinforzi il giorno dopo, terzo la conquista di un ponte qualsiasi sul Canale di Maas Waal e quarto la presa del ponte di Grave, sul fiume Maas, che collegava la zona sotto il controllo della 101^ del Generale Maxwell Taylor con la sua. La difesa delle zone di lancio per l’82^ si presentava come un compito più critico che per le altre due divisioni aviotrasportate, inquantoché queste erano a diretto contatto con il confine tedesco, e potenzialmente il nemico avrebbe poturo far affluire qui più forze e più velocemente che negli altri settori. In secondo luogo, il ponte stradale di Nijmegen era quello dove la ricognizione strategica aveva accertato la presenza più forte in aassoluto di reparti nemici. Era infatti presente in città il Kampfgruppe Heinke, più reparti ancillari dislocati alla periferia sud della città. I lanci comunque erano andati bene e quindi la partenza per l’82^ era da considerarsi positiva. Unico intoppo, alcuni elementi del 1° battaglione del 504° reggimento fanteria paracadutista erano atterrati, anzi dovrei dire ammarati, nel fiume Maas invece che sulla terra ferma, il che aveva provocato disorganizzazione e qualche morto per annegamento tra le fila del battaglione.
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    Settore di Eindhoven

    Per ultima, più a sud era stata lanciata la 101^ divisione aviotrasportata del Generale Maxwell D. Taylor. Anche qui i lanci erano andati piuttosto bene nella più totale assenza di contrasto nemico. Il Generale Taylor aveva personalmente pianificato l’ubicazione delle sue zone di lancio in funzione degli obiettivi della divisione. Qui le possibilità di errori nei lanci erano minori che per le altre divisioni del I corpo aviotrasportato, per via del fatto che Le aree di atterraggio erano molto più ampie, con terreno mediamente aperto e sicuro. Anche la 101^ aveva tre obiettivi principali oltre alla difesa delle sue zone di lancio: catturare il ponte di Son sul canale Wihelmina, in subordine, catturare il ponte ferroviario di Best ad ovest del primo obiettivo, e soprattutto garantire il possesso dell’importante ponte di Veghel che avrebbe permesso l’uscita in sicurezza dal settore tenuto dalla divisione, alle forze principali terrestri dell’operazione Garden. Anche qui un battaglione solamente non era stato lanciato con precisione ed alcuni plotoni erano finiti a pungersi il deretano con le cime degli alberi della foresta di Son. A parte questo inconveniente, tutto secondo i piani.
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    Operazione Garden, truppe schierate e pronte a partire nel pomeriggio del 17 settembre 1944

    Infine al confine con il Belgio, il XXX corpo d’armata del Generale Horrocks si preparava a dare inizio alla parte terrestre dell' operazione. Il XXX disponeva della divisione corazzata della guardia, della 43^ e della 50^ divisione di fanteria e dell’8^ brigata corazzata. Tutte queste truppe erano inglesi. Faceva poi parte del corpo d’armata anche la brigata olandese Principassa Irene, che era una brigata di fanteria motorizzata.

    Oltre che le truppe del XXX corpo, la 2^ armate inglese aveva assegnato all’operazione anche aliquote del suo VIII e XII corpo d’armata. L’VIII corpo in particolare metteva a disposizione di Garden la sua 11^ divisione corazzata al completo ed una brigata della 3^ divisione di fanteria. Il XII corpo invece partecipava con due brigate della sua 15^ divisione divisione di fanteria scozzese. Il XII corpo, per coloro he sono interessati, era comandato dal Generale Richard O’Connor, lo stesso che aveva riempito di mazzate gli Italiani durante l’operazione Compass, che poi era stato preso prigioniero dall’Afrika Korps nel ’41 e che era riuscito a fuggire nel ’43 ed a tornare tra le fila dei suoi.

    Tutte queste forze britanniche avevano un compito delicatissimo: dovevano al contempo avanzare lungo una singola strada dal confine belga fino ad Arnhem, sfuttando il successo delle operazioni paracadutiste, ed al contempo proteggere questa vitale arteria stradale da interferenze tedesche che avrebbero portato ad inevitabili crisi logistiche, con conseguente fallimento dell’operazione. Come la storia ha dimostrato e come ben vedremo in questa ricostruzione, ci vuol vermante poco a far fallire questa operazione.
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  3. Daniel Morrison

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    Di quale wargame si tratta?
     
  4. Luigi Varriale

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  5. Luigi Varriale

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    17 settembre pomeriggio settore di Arnhem
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    Il Generale Roy Urquhart, al comando della divisione aviotrasportata britannica, era un tipo molto più risoluto della sua controparte storica, e di fronte alle rimostranze del Generale Lathbury che la sua brigata non era completamente pronta all’azione, ci mancò poco che lo mandasse a cagare.

    “Forse non ti è chiaro che il nostro obiettivo è il ponte di Arnhem; tu spingerai immediatamente il battaglione del Tenente Colonello Frost verso il ponte, e mi garantirai la distruzione del battaglione di fanteria nemica che la ricognizione ha individuato nel bosco a nord di Oosterbeek. Quei Tedeschi li voglio distrutti subito Gerald; sono l’unica forza che si frappone tra noi ed il ponte”

    Immantinenete Urquhart si metteva in contatto con il Generale Hicks, comandante della brigata alianti, ordinandogli di appoggiare Lathbury con almeno uno dei suoi battaglioni nell’attacco ai tedeschi asseragliati nel bosco. Il Generale Hicks, cazzutissimo brigadiere della fanteria aeroportata di sua maestà, aveva agito di iniziativa, e senza aspettare ordini aveva già fatto trafilare uno dei suoi due battaglioni del 2°reggimento South Staffordshire ben dentro il bosco, con il duplice obiettivo di convergere su Arnhem da nord e di tagliare le vie di ritirata ai tedeschi segnalati dalla ricognizione. Il secondo battaglione del 2°reggimento South Staffordshire, il Generale Hicks lo distaccava in appoggio alla brigata Lathbury come ordinato da Urqhuart. Sempre di iniziativa, Hicks dava anche corso ai movimenti decisi in fase di pianificazione pre lancio per il resto della sua brigata, pur con le modifiche necessarie, viste le difficoltà impreviste della 1^ brigata paracadutisti: per la precisione ordinava al 7° reggimento King’s Own Scottish Borderers di avanzare decisi nei boschi verso ovest, allo scopo di predisporre un perimetro difensivo intorno alle zone di lancio, dove per il giorno dopo si attendeva la 4° brigata paracadutisti del Generale Hackett; ordinava altresì il generale Hick, ad un battaglione del 1° reggimento Borders di dare respiro al perimetro verso nord, avanzando verso Ede.

    Si tenga conto fin da ora che il perimetro difensivo divisionale ad ovest non poté essere della forza prevista in sede di pianificazione, per il semplice motivo che la brigata Airlanding aveva dovuto supplire con il movimento e con il fuoco all’impossibilità della 1^ brigata paracadutisti di sviluppare la manovra come pianificato, a causa della semitotale disorganizzazione in cui le truppe di Lathbury si vennero a trovare dopo il duro atterraggio.

    Per completare il quadro dei movimenti pomeridiani della 1^ aviotrasportata, Urquhart si riprometteva di stabilire il suo comando divisionale provvisorio nel villaggetto di Wolfheze sul limitare ovest della zona di lancio, dove si andava dispiegando anche l’artiglieria leggera divisionale per acompagnare l’attacco della 1^ brigata paracadutisti. Il Generale Lathbury aveva il suo posto comando al seguito del battaglione di John Frost, mentre il Generale Hicks mantenva il suo comando tattico accanto a quello di Urqhuart, dove si sistemava anche la riserva divisionale; il 2° battalione alianti del 1° reggimento Borderers.

    Proprio il battaglione di Frost venne lanciato a tutta velocità lungo la strada che costeggia il basso Reno con l’obiettivo di espugnare il ponte di Arnhem prima che il nemico potesse concretizzare qualunque reazione; 5 esagoni di movimento in extended movement. Durante la sortita, il battaglione passava vicino all’altro ponte di Arnhem, quello ferroviario, e lo trovava intatto. Rapidamente ci si accertava che non fosse minato, ed infatti non lo era; gravissima manchevolezza questa delle truppe di guarnigione tedesche: manchevolezza al limite del sabotaggio criminale come avrebbe detto il Furher. Lathbury domandava per radio (nella nostra ricostruzione storica della battaglia assumiamo che le radio della 1^ aviotrasportata funzionassero) se dovesse il 2° battaglone paracadutisti occupare il ponte ferroviario, ma seccamente Urqhuart ribadiva che l’obiettivo era il ponte stradale.

    Infine, il 7° King’s Own Scottish Borderers aveva ulteriori contatti con elementi nemici. Per la precisione il 1° battaglione riceveva ordine di operare una ricognizione in forze nella città di Bennekom, allo scopo di assicurarsi un buon terreno difensivo. Vi trovava una guarnigione di una sessantina di reclute in addestramento disarmate e ne otteneva la rapida resa; mentre il 2° battaglione a sud sul fiume, avvicinandosi alla città di Wageningen, veniva preso a fucilate da non meglio precisate truppe nemiche e si accontentava di stabilire posizioni difensive ad est della suddetta città sul limitare del bosco di Renkum.
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    L’attacco della 1^ brigata paracadutisti era così violento ed investiva il battaglione deposito del Capitano Krafft con un impeto tale, che quest’ultimo dopo breve resistenza era costretto alla resa dal fatto che, tentato il movimento di sganciamento sotto la pressione dei paracadutisti e degli aliantisti del 2°/2° reggimento south Staffordshire, trovava il 1° battaglione del suddetto reggimento ad aspettarlo ben appostato alle sue spalle in perfetta posizione di imboscata. A questo punto il battaglione di Krafft si sfasciava e per la maggior parte si arrendeva ai britannici, che mandavano indietro i prigionieri al comando divisionale di Urqhuart. Pochissimi superstiti riuscivano a trafilare verso nord oltre le posizioni britanniche. Il Capitano Krafft era preso prigioniero pure lui. Sottoposto ad interrogatorio, si rifiutava di fornire informazioni sullo schieramento dei reparti tedeschi in zona, ma rivelava con aria di malcelata soddisfazione, che il suo battaglione faceva parte della 9^ divisione corazzata SS Hohenstaufen; al che gli ufficiali britannici si guardarono tra di loro con aria di palese smarrimento. Il Capitano Krafft se la rideva di brutto. La notizia della presenza di una divisione corazzata delle SS là dove l’intelligence militare aveva segnalato solo vecchi, malati e paralitici, veniva inoltrata immantinente al comando divisionale del Generale Urquhart, di cui tutti immaginiamo la felicità a ricevimento di tale nuova.

    Gli Inglesi ci vennero contro con una tale furia e velocità, che non riuscimmo ad organizzare il fuoco difensivo in un tempo sufficiente. Provammo a ripiegare combattendo, ma cademmo in un’imboscata letale. Certamente ci rendemmo conto di avere a che fare contro truppe magnificamente addestrate. Per di più la loro artiglieria era straordinariamente precisa, cosa che provocò gravi perdite, ed in ultima analisi lo sfaldamento del mio battaglione”

    Maggiore in pensione Sepp Krafft, Frankfurt am Main intervista 1974
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  6. Luigi Varriale

    Luigi Varriale

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    Notate che in questo regolamento operazionale del disegnatore Mark Simonitch, le unità in buone condizioni e con almeno 2 step di combattimento, oltre alla loro normale "zona di controllo" tipica delle simulazioni operazionali, esercitano anche, in collaborazione con altre unità di pari condizioni, una cosiddetta ZOC BOND, sia per lati di esagono che attraverso un esagono, nelle specifiche posizioni indicate nella figura sottostante. Attraverso queste ZOC BOND, le unità nemiche non possono né muovere (a meno che non avanzino direttamente dopo un combattimento vittorioso ed il nemico si è ritirato da quello specifico esagono), né ritirarsi.
    Si tratta di un concetto senza dubbio innovativo nel panorama dei wargame operazionali, simulante il fatto che le unità non occupino un singolo esagono nella realtà dei fatti, ma siano come dire splamate su un'area più vasta che controllano con la manovra e con i fuochi difensivi interconnessi tra di loro.
    Questa informazione può servire a chi legge a seguire meglio lo sviluppo delle operazioni, e le scelte tattiche.
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  7. Luigi Varriale

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    17 settembre 1944 pomeriggio settore di Nijmegen

    Il Generale Gavin cominciava con lo stabilire il suo posto di comando divisionale nella città di Groesbeek. Dopo di che cominciava a dare esecuzione al piano divisionale studiato e ristudiato per giorni. Il 505° reggimento fanteria paracadutista, rinforzato dal 3° battaglione del 508° si disponeva a difesa delle zone di lancio. Il piano prevedeva una difesa in profondità con le truppe americane che dovevano addirittura penetrare in territorio tedesco nella foresta di Reichswald, ben a sud delle zone di atterraggio dell’82^ allo scopo di assicurarne la difesa. I vari battaglioni si muovevano velocemente dalle zone di assembramento secondo i piani stabiliti in precedenza. Il 3/505 si schierava sul confine tedesco tra la foresta ed il fiume Maas, a protezione del fianco destro reggimentale. Il 2/505 al centro in pieno territorio tedesco, occupava posizioni difensive nel bel mezzo della foresta di Reichwald. Sul fianco sinistro il 1/505 sbarrava la rotabile per Wylers ed indirettamente proteggeva sia le zone di lancio in genereale, che in particolare il comando divisionale a Groesbeek. Infine, assegnato al 505°, vi era pure un battaglione del 508° destinato alla difesa del fianco sinistro reggimentale. Questo battaglione si posizionava sul terreno coltivato ad est di Wylers; compito difendere la confluenza tra il fiue Maas e il suo affluente di destra. Tutto questo dispositivo reggimentale era a protezione delle zone di lancio, importantissime anche qui in quanto destinate all’arrivo dei rinforzi, che nel caso dell’82^ sarebbero cominciati ad affulire solo a partire dal 19 settembre. Per via della carenza di aerei da trasporto, indubbiamente uno dei punti deboli dell’operazione, si era data la precedenza ai rinforzi della 1^ aviotrasportata britannica e della 101^ americana. Questo costituiva un pericoloso tallone d’achille per la divisione del generale Gavin.

    Ai rimanenti due battaglioni del 508° reggimento era stato affidato l’assalto al ponte stradale di Nijmegen. Questi due battaglioni, il 1° ed il 2° avevano preso terra nella stessa zona del comando divisionale e si erano lanciati subito a nord in direzione del loro obiettivo. Il 2° battaglione in testa penetrava alla metà del pomeriggio nel sobborgo di Hengstdal a sud est della città. La stazione della Feld Polizei presente in una minuscola caserma veniva rapidamente sopraffatta dopo una sporadica resistenza. Si sapeva però che in città c’erano altri reparti tedeschi, di cui uno, quello a presidio del centro cittadino e dell’accesso sud al ponte, era stato identificato come un reparto di fanteria della consistenza di un battaglione ridotto, ma ben asserragliato tra gli edifici dell’abitato. Degli altri reparti viciniori non si sapeva nulla, e rientrava nei compiti del 508° identificarli e possibilmente farli sloggiare dalle loro posizioni. Il colonnello Eckman, comandante del 505° aveva stabilito il suo comando reggimentale con il 3° battaglione ed aveva affidato al comandante 2° battaglione la direzione dell’attacco al ponte di Nijmegen.

    Infine il 504° reggimento del Colonnello Reuben Tucker aveva il l’importante compito di catture il vitale ponte di Grave e quello di assicurarsi il possesso di più ponti possibili tra Grave e Nijmegen lungo il canale di Maas Waal. Il 1° ed il 2° battaglione meno una compagnia, non appena riorganizzati sulle zone di lancio, iniziarono subito l’esplorazione del triangolo Grave – Heumen – Hatert con risultati non incoraggianti: i tedeschi avevano già fatto saltare tutti i ponti sul canale tranne quello di sud di Hatert che fu catturato intatto dal 2° battaglione; meglio che niente. Non vi ereano ancora notizie sul ponte di Malden presso cui il reggimento non era ancora arrivato.

    Altro compito vitale del reggimento era la presa del ponte di Grave; questo era presidiato da un reparto sconosciuto, ragion per cui venne destinato a questo compito l’intero 3° battaglione, appoggiato dall’altra parte del fiume da una compagnia del 2° che era stata apposta lanciata all’estremità opposta del ponte con l’obiettivo di prendere alle spalle i difensori.
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    Il 2° battaglione del 508° si lanciava dal sobborgo di Hengstdal verso il ponte. Il combattimento si presentava subito difficile, con i Tedeschi ben trincerati tra gli edifici che dominavano l’accesso sud del ponte stradale. Nonostante questo le compagnie di testa, tramite un lavoro certosino e “costoso” di ripulitura casa per casa, riuscivano sulle prime a mettere in difficoltà i difensori che davano ad un certo punto chiari segni di cedimento morale; per altro le perdite salivano anche per loro. Poi improvvisamente la difesa si irrigidiva proprio nel momento in cui gli Americani pensavano di aver avuto partita vinta. Questo provocava l’ordine del comandane del 2° battaglione di interropmpere l’attacco e consolidarsi sulle posizioni raggiunte. Probabilmente se il comandante americano avesse vuto un'idea chiara della situazione del nemico, quell'ordine non l'avrebbe mai dato. Comechessia, aliquote consistenti di difensori rimanevano abbarbicate alle ultime case prima del’accesso al ponte, che restava così per quel giorno in mani tesesche. Ricevuta la notizia, il Generale Gavin andava in escandescenze e doveva cominciare a chiedersi se alla sua divisione non fossero stati assegnati troppi obettivi contemporaneamente.

    Al ponte di Grave invece nessun problema di sorta. La compagnia del 2/504 reggimento fanteria paracadutista, prendeva ad avanzare da sud verso la rampa meridionale del ponte mentre dalla rampa nord, il 3° battaglione scatenava un fuoco di copertura devastante. Le truppe nemiche che presidiavano il ponte, una batteria di cannoni antiaerei veniva sommersa dal fuoco delle armi leggere e di accompagnamento del 3°e sotto la spinta della manovra in avanti della compagnia d'asalto da sud erano costretti ad alzare bandiera bianca; non facevano in tempo né a far saltare il ponte né a distruggere le loro armi pesanti.
     
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  8. Luigi Varriale

    Luigi Varriale

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    17 settembre 1944 pomeriggio, settore di Eindhoven

    La 101^ aviotrasportata aveva un compito non meno duro di quello delle altre divisioni. Delle tre grandi unità aviotrasportate del I corpo era forse quella che aveva i compiti più offensivi, avendo un sacco di obiettivi da conquistare ed un enorme estensione di territorio da controllare. Il Generale Maxwell Taylor aveva la responsabilità di mantenere sgombro dal nemico un settore molto vasto che andava dai ponti sul Canale Wilhelmina fino a quello di Veghel sul contiguo Canale Willlem. Per fare questo il focoso generale Taylor aveva dato precisi obiettivi ai suoi tre reggimenti della prima ondata: il 501° comandato dal colonnello Howard Johnson doveva prendere le località di Oedenrode e Shijindel tra i due canali succitati e poi lo strategivo obiettivo di Veghel che era il ponte di uscita dal “territorio indiano” sotto la protezione della 101^. Al 502° reggimento di fanteria paracadutista, il Generale Taylor aveva affidato il duplice compito di catturare il ponte di Son e quello di formare una barriera difensiva ad ovest contro i concentramenti noti di truppe tedesche che in zona erano più fitti di quanto lo fossero in qualunque altra parte del capo di battaglia: i concentramenti noti erano gli elementi avanzati della 59^ divisione di fanteria del Generale Walter Poppe nel paesino di Boxtel, un battaglione della 719^ divisione di fanteria del Generale Karl sievers a Oirschot, ed un battaglione Feld Polizei nel paesino di Best, che comandava anche l’omonimo importante ponte sul Canale Wilhelmina. Questo ponte, insieme a quello di Son erano gli unici due a disposizione degli alleati per crearsi un punto di attraversamento del suddetto canale. Gli altri tre ponti, quello di Oirschot, quello di Lieshout e quello di Helmond erano del tutto secondari essendo i loro itinerari del tutto fuori mano rispetto alla strada principale che il XXX corpo doveva percorrere; una tale deviazione avrebbe comportato un eccessivo allungamento di tempi dell’operazione fino a spingerli ai limiti dell’inaccettabile. Molto meglio per gli alleati era conquistare direttamente o il ponte di Son o quello di Best, preferibilmente il primo.

    Il Generale Taylor, una volta a terra e ricevuti i primi rapporti della ricognizione prendeva le sue prime due importanti decisioni strategiche: primo avrebbe improntato la sua azione alla massima audacia e secondo non avrebbe impiegato nessun elemento a sud del Canale Wilhelmina e non sarebbe andato incontro al XXX corpo in direzione di Eindhoven, in maniera da concentrare tutto il peso della sua divisione a nord di detto canale. I corpi britannici provenienti su ruote e cingoli da sud avrebbero dovuto sbrogliarsi la matassa da soli. Gli ordini del suo comandante di corpo, “piumino effimero Browning”, erano di prendere e tenere i ponti e di esercitare il controllo della vitale rotabile Son – Veghel, con puntate al limite fino alla zona di Uden; e questo il Generale Taylor si sarebbe limitato a fare. Improntare l’azione alla massima audacia invece, per il comandante della 101^ significava lanciare attacchi speditivi della forza di un singolo battaglione contro un numero elevato di obiettivi con difese di entità sconosciute; certo il rischio era quello di registrare un numero elevato di insuccessi e magari di subire dannose perdite, ma per Taylor era un rischio calcolato e lui si sentiva di correrlo.
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    Quando il 1° battaglione del 501° reggimento fanteria paracadutista approccò il villaggio di Veghel, con la ferma intenzione di conquistarlo ed assumere il controllo del ponte, nell’abitato ci trovava una compagnia di fanteria tedesca di quelle cocciute. Il battaglione andava all’attacco per ben tre volte e per tre volte veniva respinto a calci in culo; risultato molto seccante per il Generale Taylor. Gli altri due battaglioni del reggimento incontravano reparti di fanteria tedesca più o meno della stessa consistenza di quello presente a Veghel, ma con questi gli americani avevano gioco meno duro e riuscivano ad occupare gli obiettivi assegnati; Schijndel e St. Oedenrode. Il 502° reggimento fanteria paracadutista portava, come pianificato, due battaglioni nei pressi di Boxtel dove abbiamo visto essere presente il concentramento pià consisente di truppe tedesche, mentre il 3° rischiava il tutto e per tutto in una corsa solitaria verso Son. La fortuna arrideva agli Americani, che a Son trovavano solo una compagnia di tecnici del genio che stavano minando il ponte. Il 3° battaglione, fanteria paracadutista riusciva nell’eccellente lavoro di prendere il ponte intatto, ammazzando metà dei tedeschi e prendendo prigionieri quasi tutti gli altri. Alcuni riuscivano a darsi alla fuga verso sud, lasciando il ponte nelle mani degli Americani. Si verificava anche uno spiacevole disguido nella catena di comando del 1° battaglione 502° fanteria paracadutista, allorché un ordine spedito a questo battaglione dal comando divisionale di appoggiare a sud l’attacco del 2/502 a Schijndel non giungeva a destinazione e quindi l'attacco avveniva con un battaglione solo. Fortunatamente, come abbiamo visto sopra, l'azione riusciva lo stesso ed i tedeschi che difendevano il paese si ritrarono senza offrire una resistenza degna di nota.

    Le cose andarono in maniera competamente a Best, dove per prima cosa all’opprocciarsi del 2° battaglione 506° reggimento fanteria paracadutista, i tedechi del locale distaccamento di polizia, ben imbottito di armi di reparto e rinforzato con mortai prestati dalla 59^ divisione, facevano prima saltare il ponte stradale, e poi, come se ciò non fosse bastato, opponevano anche una strenua resistenza all’attacco combinato dell’intero reggimento paracadutista americano, facendo fare un bruttissima figura al colonnello Robert Sink che lo comandava. La battaglia era furibonda per il possesso del paese, la più furibonda dall’inizio delle operazioni sull’intero teatro olandese e subivano perdite pesanti sia i tedeschi che il 2° battaglione del 506°. In mezzo a tutti questi casini, il comando divisionale del Generale Taylor si sistemava isolato ad occidente della foresta di Son, senza nemmeno l’ombra di un plotone come riserva divisionale, il che fa capire quanto impegnata fosse la 101^ già dalle prime battute dell'operazione Maarket Garden.
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    "Ci avvicinammo al paese da est; Easy Company era in testa al battaglione. Il Sergente Guarniere venne fulminato da un cecchino mentre tentava di passare da un lato della strada; la testa gli esplose come un cocomero e non ne trovammo più neanche un pezzetto. A quel punto si scatenò l'inferno. Dalle prime case del paese i Tedeschi aprirono un fuoco infernale di MG e cominciarono pure a cadere colpi di mortaio tutto intorno a noi. il rumore delle armi automatiche e degli scoppi dei mortai mi rendevano difficile diramare gli ordini. Provai a far muovere gli uomini che ereano rimansti inchiodati in mezzo alla strada, ma ogni volta che qualcuno aveva abbastanza animo da provare ad avanzare veniva accolto dal fuoco micidiale delle mitragliatrici tedesche. Fu peggio che a Carentan. Io stesso incassai un proiettile in un braccio ma rifiutai l'evacuazione. La compagnia non aveva mai avuto così bisogno di me come in quel momento. A nord vedemmo la gente del primo battaglione che tentava di penetrare nell'abitato da destra. I mortai nostri aprirono pure un fuoco concentrato. Alla fine, con un supremo sforzo riuscii a trascinare Easy company alle prime case sulla propaggine est del paese. A questo punto il battaglione alla nostra destra ci copriva con una buona base di fuoco. I Tedeschi non cedettero. Subirono molte perdite, perché di morti tedeschi per la strada ne vidi parecchi, ma non si ritirarono. Noi ci sitemammo all'entrata est del paese ed il combattimento si placò. Alla faccia dei poliziotti ! Se davvero quelli erano poliziotti, dovevano essere veramente zelanti e fanatici.

    Tenente Richard D. Winters, compagnia E, 2° battaglione 506° reggimento fanteria paracadutista, 101^ divisione aviotrasportata americana
     
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    Ultima modifica: 17 Aprile 2018
  9. Luigi Varriale

    Luigi Varriale

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    Introduzione all’operazione Garden

    Se Market rappresentava il tappeto rosso di forze aerotrasportate dell’operazione alleata per la liberazione dell’Olanda e la conclusione della guerra tramite l’invasione della Ruhr, chi doveva usare questo tappeto rosso per facilitare il proprio passaggio attraverso la zona d’operazioni era l’aliqota di forze del 21° gruppo di armate britannico assegnate all’operazione Garden, ovvero la componente terrestre dell’operazione Market Garden. Queste forze erano tutte appartenenti alla 2^ armata britannica agli ordini del Generale Miles Dempsey. Lungo il confine tra Belgio ed Olanda erano schierate consistenti aliquote di questa grande unità:

    Sulla sinistra del settore d’operazioni era stato posto il XII corpo d’armata del Generale Neil Ritchie, vecchia e non particolarmente brillante conoscenza del deserto dell’Africa Settentrionale. Al centro era schierato il XXX corpo d’armata del Generale Brian Horrocks, altra conoscenza della battaglia di El Alamein, ancor meno brillante di Ritchie. A destra infine era sistemato l’VIII corpo d’armata del Generale Richard O’Connor, questo si, un generale di razza, che nel deserto, se non fosse caduto prigioniero nel ’41, avrebbe con tutta probabilità fatto vedere i “topi verdi del deserto” pure al Generale Rommel. Nel ’43 ritornato al suo esercito dopo la resa dell’Italia, i sorci verdi al nemico era venuto a farli vedere qui in Olanda. Peccato che gli avessero assegnato un corpo d’armata con compiti secondari.

    Il XII corpo d’armata era costituito dalla 50^ divisione di fanteria inglese, recentemente ceduta dal XXX cropo, in prima schiera lungo il Canale di Herentals al di qua del confine belga, e dalla 15^ divisione di fanteria scozzese in seconda schiera. Il XXX corpo d’armata, che nell’operazione Garden aveva la parte del leone, era composto dalla divisione corazzata delle guardie al di là della testa di ponte di Neerpelt, dalla 43^ divisione di fanteria Wessex, dalla 8^ brigata corazzata inglese, e dalla brigata olandese Principessa Irene. Infine, l’VIII corpo d’armata aveva il controllo della 3^ divisione di fanteria e dell’11^ divisione corazzata.

    A supporto di queste divisioni di prima linea vi erano i reparti di organici dei corpi d’armata che i comandanti relativi potevano utilizzare per indirizzare il loro intento operativo: precisamente si trattava delle seguenti forze: per il XXX corpo d’armata era a disposizione il 44° royal Tank Regiment, la 7^ brigata artiglieria pesante di corpo, il battaglione pontieri, ed il battaglione del genio di corpo d’armata; aggregato al XXX esisteva anche un battaglione del genio canadese. L’VIII corpo aveva anche lui a disposizione un battaglione di pontieri, mentre il XII corpo non aveva per questa operazione alcun reparto di supporto organico. Come si può notare, il corpo meglio attrezzato era il XXX, che infatti aveva la parte dell' attore principale nell’operazione Garden.

    A questo punto, se posso azzardare una valutazione, vorrei far notare come il fatto che la parte principale dell’operazione fosse stata affidata ad Horrocks sia stato storicamente una causa non di poco conto nella sconfitta degli alleati nella battaglia che andiamo a ricostruire. E infatti provato dall’analisi storiografica che Horrocks commise una serie di errori: primo; scarsa incisività nell’avanzata delle sue forze, specialmente quando riuscito a conquistare il ponte di Nijmegen, il corpo d’armata si perse in ciance lungo i pochi chilometri che lo separavano da Arnhem, condannando così alla distruzione definitiva della 1^ divisione aviotrasportata britannica. Ci sono innumerevoli testimonianze di ufficiali americani che si erano fatti un culo così ed avevano pagato in sangue americano abbondante l’attraversamento del fiume Waal, solamente per vedere poi il XXX corpo cincischiare in attesa che i carri si riunissero con le fanterie prima di proseguire un’avanzata che invece avrebbe dovuto proseguire a rotta di collo e subito: né più né meno che le stesse manchevolezze che i generali inglesi avevano dimostrato nel deserto dell’Africa Settentrionale; e cioé l’incapacità congenita di coordinare le loro armi, che pure erano abbondanti ed efficaci sin dal 1942; il fatto che nel 44 gli Inglesi pianificassero operazioni audaci, non voleva automaticamente dire che fossero poi in grado di esegurle e nemmeno che la pianificazione fosse corretta. Le suddette testimonianze degli americani sono peraltro ben corroborate dall’analisi del Generale Heinz Harmel, comandante del Kampfgruppe corazzato SS Frunsberg che combattè soprattutto nell’area di Nijmegen e che ricalca le analisi espresse dagli Americani. Secondo errore del generale Horrocks; la scadente e discontinua protezione dei fianchi lungo la strada principale dell’avanzata, la cosiddetta Hell’s Highway. Durante l’operazione i Tedeschi con le loro forze raccogliticce, furono in grado di bloccare i rifornimenti lungo tale arteria per periodi fino a trentasei ore; un vero e proprio disastro per lo sforzo alleato. Terzo errore di Horrocks; la sua smisurata ambizione, sconfinante nella vanagloria, ma questo nel campo britannico non era un problema circoscritto a lui, che portava inevitabilemte spesso e poco volentieri a sottovalutare un nemico che se pur chiaramente battuto nel 1944, aveva ancora in piedi la miglior struttura di comando del mondo, la migliore organizzazione tattica del mondo e la miglior capacità di improvvisazione del mondo. Questi fattori nel settembre del 1944 dovettero cadere come altrettanti macigni sulla testa dei piumini inglesi, che se lo presero giustamente nelle terga. Qualche colpa, sia nella pianificazione che nell’esecuzione dell’operazione Market Garden, senza dubbio l’ebbero abche gli Americani, ma non è certo questa la sede dove discutere di ciò. Rimane il fatto incontrovertibile che questa fu un operazione britannica, pianificata da britannici e dove la maggioranza delle forze impiegate furono britanniche.

    E’ mia precisa convinzione che il fallimento dell’operazione sia da ascrivere più alla pianificazione della stessa che non alla sua esecuzione; esecuzione che fu fortemente condizionata e limitata da una pianificazione che chiamare dilettantistica è usargli gentilezza. In questa operazione, gli alleati sfiorarono la cialtronaggine e solamente la loro devastante preponderanza di forze permise che l’intero affare non si risolvesse in un disastro di drammatiche proporzioni, sul tipo di quelli subiti dagli Italiani, che alla cialtronaggine aggiungevano anche la povertà d mezzi e di risorse.

    Dal momento però che lo studio delle fonti secondarie sulla battaglia ed anche di qualche fonte primaria mi hanno portato alla convinzione che la pianificazione difettosa di questa operazione avrebbe ancora potuto essere ovviata da una migliore azione di comando delle forze sul terreno, ho deciso per questa ricostruzione di affidare il comando del XXX copro d’armata al generale O’connor e di relegare Horrocks al compito che gli si sarebbe meglio adattato: il comando del XII corpo. Quindi in questa ricostruzione l’VIII corpo sarà guidato dal Generale Ritchie, il XII da Horrocks ed il XXX da O’Connor.

    E adesso veniamo a noi
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    17 settembre pomeriggio, operazione Garden

    L’impostazione che il Generale Dempsey voleva dare alla battaglia “terrestre” partiva da concetti molto semplici e sperimentati: concentrazione delle forze, economia delle forze e protezione dei fianchi. Data la dislocazione e la distribuzione delle truppe della 2^ armata lungo le posizioni iniziali, non vi era dubbio che lo sforzo principale appartenesse al XXX corpo, e era quindi necessario che i due corpi laterali venissero in un primo tempo impiegati per mettere in sicurezza i fianchi della penetrazione lungo la strada Neerpelt Valkenswaard, ed in un secondo tempo a dare sicurezza alle retrovie del XXX avanzante. Le forze aviotrasportate di Browning avevano al massimo trentasei ore di autonomia logistica, passate le quali era opportuno che i rifornimenti a queste forze arrivassero via terra, insieme al ricongiungimento con le forze motocorazzate avanzanti da sud. Inoltre sembra superfluo specificare che la necessità di raggiungere in breve tempo la divisione più esposta al pericolo di isolamento, la 1^ aviotrasportata britannica, imponeva la massima celerità dell’avanzata del XXX corpo lungo la strada, compatibilmente con il mantenimento della sicurezza delle retrovie. Tutto ciò considerato, e comunicate chiaramente queste direttive ai comandi dei suoi corpi d’armata, il Generale Dempsey dava il permeso di cominciare le operazioni.

    Queste si basavano ovviamente sull’azione offensiva del XXX corpo, la cui divisione di testa, quella corazzata delle guardie montava un attacco contro la 1^ armata paracadutisti, di cui al momento dell’inizio dell’attacco la ricognizione aveva individuato circa otto battaglioni di fanteria schierati lungo tutta la linea del fronte. Di questi, tre erano schierati contro il fianco sinistro dell’armata, nella foresta di Luyksgetel, due al centro di fronte alla divisione corazzata delle guardie e tre a sud della foresta di Budel. Tutte queste forze usavano il canale Herentals come ostacolo difensivo, tranne nel settore centrale dove i Britannici avevano come abbiamo visto, già stabilito una testa di ponte. Le operazioni principali in questo primo giorno del’operazione si svolgevano ovviamente sul fronte della divisione delle guardie, dal momento che primo, la divisione aveva già superato l’ostacolo difensivo, e secondo, la zona occupata dalle guardie stava di fronte al punto più debole della difesa tedesca. Di conseguenza alle ore 1630 del 17 settembre, la quinta brigata corazzata delle guardie, muoveva dalle sue congestionatissime basi di partenza sulla strada principale in direzione di Valkenswaard, che era il primo obiettivo assegnato al XXX corpo. Inspiegabilmente, proprio qui i Tedeschi avevano lasciato una debole difesa che una settimana ininterrotta di pattuglie aveva valutato ad un sigolo battaglione di paracadutisti, poco forniti di armi pesanti. La totale superiorità aerea degli alleati aveva evidentemente negato al nemico la possibilità di effettuare una ricognizione valida del settore, ed probabilmentei Tedeschi non avevano realizzato dove il principale sforzo alleato si sarebbe prodotto. Ciò per la verità è abbastanza incomprensibile dal punto di vista alleato, inquantoché era chiaro che se gli alleati avevano fatto lo sforzo di costituirsi una testa di ponte al di là del Canale di Herentals, era da lì che avrebbero sviluppate ulteriori operazioni offensive.

    Di grandi manovre da fare per la divisione delle guardie non ce n’ereano; le brigate erano talmente ammassate in uno spazio ristretto, che la primaria esigenza era quella di avanzare per fare spazio alle truppe che seguivano le prime formazioni d’assalto.

    Il piano del Generale Adair, comandante della divisione, prevedeva l’avanzata della 5^ brigata corazzata lungo la strada principale e l’attacco sul fianco sinistro divisionale alle forze tedesche schierate nel bosco di Luyksgestel. La seconda operazione fruiva anche del fuoco d’appoggio e di accompagnamento della 231^ brigata di fanteria della 50^ divisione dall’altra parte del canale. L’attacco sul fianco sinistro era condotto dal 3° battaglione guardie irlandesi, quello comandato da Michael Caine nel colossal “A Bridge too Far”, che impersona il Tenente Colonnelo Joe Vandeleur, che appunto comandava il 3° guardie irlandesi. Questo attacco sul fianco destro della strada principale per Valkenswaard è quello riprodotto nella prima scena del film riguardante l’operazione terrestre.
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    L’attacco della 5^ brigata veniva portato a botta dritta lungo la strada. La ricognizione nei giorni passati aveva rilevato elementi tedeschi, probabilmente paracadutisti in posizioni difensive improvvisate lungo i due lati della carreggiata, per cui alla brigata del Generale Gwatkin veniva accordato l’appoggio dell’artiglieria divisionale, che sparava su posizioni pre pianificate e quindi con una precisione assoluta. In più gravitavano in zona un certo numero di velivoli Typhoon che in via preventiva preserto ad attaccare con bombe e razzi i boschi ai lati della strada dove era segnalato il nemico. Dopo questo generoso trattamento preparatorio, il 2° battaglione guardie irlandesi corazzate, seguito dal 1° Coldstream Guards e dal 2° Guardie Grenadier Guards prendevano ad avanzare con i loro Sherman lungo la strada. Sulle prime pareva che non ci fosse reazione, il che fece pensare ai carristi britannici che lo spianamento dell’aviazione e dell’artiglieria avesse lasciato ben pochi Tedeschi in grado di intendere e di volere, ma all’improvviso, un preciso e concentrato fuoco anticarro cominciò a provenire dal bosco sulla sinistra e dalla cunetta alla destra della carreggiata. Le perdite tra i carri furono sensibili e particolarmente colpito fu il battaglione di testa delle guardie irlandesi, che perse 8 carri. Certo al mezzo insuccesso contribuì la sorpresa di vedere che dopo l’inferno scaenato dall’appoggio di fuoco, ci fosse ancora qualcuno in grado di combattere coriacemente. Fatto stà che i carri dovettero rassegnarsi a dispiegarsi, a perdere tempo ed ad ingaggiare il nemico singolarmente per liberarsi della minaccia. Col proseguire del tempo, i carristi alleati cominciarono ad inquadrare prima ed a martellare poi le posizioni da cui i cannoni anticarro tedeschi sparavano, mentre la fanteria nemica armata di Panzerfaust sulla sinistra dell’asse di avanzata venne pure presa a cannonate ed a mitragliate. Quando su chiamata intervenne di nuovo una squadriglia di cacciabombardieri a dare un’ulteriore spazzolata ai tedeschi nel bosco, questi decisero che ne avevano avuto abbastanza; raccattati i loro feriti trasportabili e lasciati sul posto morti e mutilati, si ritiravano con la copertura del bosco stesso, riguadagnando la strada quattro chilometri più a nord fuori dalla gittata delle armi della 5^ brigata. Il Generale Gwatkin non era per niente contento; ci volle un ulteriore lasso di tempo per riorganizzare la brigata per riprendere l’avanzata; ma il tempo era una risorsa che il XXX corpo aveva in quantità estremamente limitata.

    Nessuna storia invece nell’attacco della 32^ brigata di faneria sul fianco sinistro; il torrente di fuoco proveniente dalla sponda sud del canale e l’assalto deciso di due battaglioni di fanteria che prendeva i tedeschi sul fianco, bastavano a decidere la contesa. Visto il cedimento del nemico, la 231^ brigata di fanteria attraversava il Canale di Herentals presso Lommel e dilagava a nord nella zona boschiva. Il nemico si ritirava in disordine, lasciando peraltro in un mare di guai un’altra unità tedesca all’estrema sinistra che rischiava l’accerchiamento e la distruzione. 2018-04-18 09_24_26-It Never Snows in September.pdf - Adobe Acrobat Reader DC.gif
    "Non ero affatto soddisfatto di come erano cominciate le cose; un pomeriggio buttato via per due chilometri di avanzata"
    Sir Richard O'connor, comandante del XXX corpo d'armata britannico
     
  10. Luigi Varriale

    Luigi Varriale

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    17 settembre 1944 tardo pomeriggio ponte di Veghel

    Il capitano Manfred Gothsche, comandante del distaccamento della Luftwaffe di stanza a Gmert, dovette ripetere l'ordine due volte per essere sicuro che la compagnia che aveva spedito come presidio a Veghel lo avesse ricevuto. Per due ore la compagnia del Tenente Freudel aveva combattuto contro paracadutisti americani che tentavano di impadronirsi del paesino e del relativo ponte stradale. Per precauzione gli uomini di Freudel avevano già fatto brillare le mine del ponte ferroviario, ma non avendo ordini di abbandonare la loro posizione a Veghel e né tantomeno di distruggere il ponte principale, avevano combattuto fanaticamente contro un intero battaglione americano per evitare che tale ponte cadesse in mani nemiche. Per Freudel distruggere il ponte di Veghel equivaleva ad ammettere l'inutilità dei caduti della sua compagnia per difendere la posizione.

    "Possiamo tenere il ponte Herr Hauptmann" strillava il Tenente per radio al suo superiore. "Mandateci rinforzi e possiamo tenerlo !!"

    "Le ripeto che lei ha l'ordine di far saltare il ponte adesso tenente ! Ho ricevuto informazioni che gli Americani sono dappertutto tra Eindhoven e la sua posizione; tra poco lei dovrà ritirarsi sotto la pressione di un'intera divisione di paracadutisti americani. Esegua l'ordine immediatamente o la faccio fucilare !"

    L'ufficiale comandante del 1/501 fanteria paracadutista era pronto per lanciare di nuovo due compagnie all'attacco di Veghel; aveva appena risistemato i mortai alla luce delle informazioni derivanti dagli ultimi due attacchi circa le posizioni del nemico. Gli ci vollero parecchi secondi per richiudere la bocca, quando all'improvviso, dopo un enorme boato, vide pezzi volare da tutte le parti a nemmeno un chilometro a sud est della sua posizione. Non poteva essere altro che il brillamento del ponte di Veghel.

    "Cazzo !!" fu l'unico commento del tenente colonnello.
     
  11. Luigi Varriale

    Luigi Varriale

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    17 settembre pomeriggio settore di Arnhem

    L’Obergruppenfuhrer Wilhelm Bittrich, comandante del II corpo SS panzer, stava ancora cercando di rimettere a posto i pezzi sparsi di informazioni che riceveva dalle sue unità dipendenti, incluse quelle che aveva ceduto ad altre grandi unità tedesche al confine con il Belgio. Il suo posto di comando ad Oosterbeek già aveva dovuto evacuarlo per non essere catturato dai paracadutisti inglesi, ed ora era in viaggio con il suo convoglio di comando verso Rozendal, che era il suo posto di comando tattico alternativo. Prima di tutto, cosa ci faceva un’intera brigata di paracdautisti nella zona del suo corpo d’armata. Erano forse venuti per catturare od uccidere lui ? Sembrava l’ipotesi più logica. Quello che non tornava però era che informazioni frammetarie ricevute, annunciavano altri atterraggi di paracadutisti più a sud, specialmente nella zona di Nijmegen, dove il Generale Feldt aveva riferito che uno dei suoi gruppi da combattimento insediato in città era stato attaccato da una consistente forza di paracadutisti americani. Quindi forse gli Americani non erano lì per un colpo di mano ma per una vera e propria operazione in grande stile. Rimaneva da vedere quali fossero gli obiettivi di una tale operazione e soprattutto cosa poteva fare lui per acquisire più informazioni e quindi prendere le dovute contromisure.

    Il suo corpo d’armata corazzato, se così poteva definirsi, era costituito da un totale di circa seimila uomini e cioé l’organico normale di un terzo di una divisione SS corazzata a piena forza; attualmente il corpo non aveva neanche un carro armato sul terreno, dal momento che le uniche forze pesanti di cui al momento poteva disporre erano costituite da un battaglione di autoblindo della 9^ divisione Hohenstaufen. Per di più la 9^ SS aveva ceduto la quasi totalità dei suoi veicoli e delle sue armi pesanti alla gemella 10^ SS Frundsberg, visto che quest’ultima era stata destinata a rimanere in Olanda come forza di pronto intervento mentre la prima si doveva trasferire in Germania per essere ricostituita. Naturalmente l’ordine di trasferimento andò al diavolo non appena cominciarono a filtrare le notizie degli aviosbarchi alleati, e così la Hohenstaufen non solo si trovò a dover combattere all’improvviso, ma pure a dover combattere senza il suo equipaggiamento pesante, a parte il battaglione esplorante del Capitano Graebner, di cui si cessò il trasferimento di mezzi alla 10^ quando cominciò l’operazione Market Garden.

    Alle prime notizie dell’attacco alleato, Bittrich si era messo in contatto con il suo diretto superiore, il comandante del gruppo di armate B Feldmaresciallo Model, il quale gli aveva dato una consegna precisa: impiegare il suo corpo d’armata per difendere Arnhem e Nijmegen. Model aveva un’idea tutta sua del significato degli aviosbarchi angloamericani in Olanda; un’idea veramente pazza: lo scopo era secondo Model quello di un’invasione diretta del Reich, attraverso una testa di ponte sul basso Reno. Quindi tutte le forze tedesche dovevano convergere su Arnhem e su Nijmegen per stroncare tale pericolo mortale che incombeva sulla Germania.

    “A costo della sua stessa vita, impedisca al nemico di attraversare il basso Reno” era stato l’ordine perentorio di Model. “Nel frattempo vedrò di procurarle nuove forze”.

    E di nuove forze Bittrich aveva sicuramente bisogno quando analizziamo rapidamente quello di cui disponeva nella sua zona di competenza al 17 settembre, data di inizio dell’operazione alleata. Queste magre forze, cercò di indirizzarle meglio che poteva contro la minaccia che riteneva più impellente.

    Nel settore di Arnhem i rapporti parlavano chiaro; almeno una brigata di paracadutisti inglesi avevano preso terra tra Renkum ed Oosterbeek, allo stesso tempo si erano persi i contatti con il battaglione deposito 16 del capitano Krafft. Questa era una pessima notizia; quel battaglione era probabilmente la più affidabile forza di cui la Hohenstaufen disponesse nell’intero settore, ed ora quell’unità Bittrich doveva darla come perduta. Prese dunque la decisione di impiegare la Frundsberg per tenere Nijmegen e la 9^ SS per difendere Arnhem. Si mise in contatto con i rispettivi comandanti delle due unità, il Generale Heinz Harmel ed il Colonnello Walter Hertzer, ed impartì gli ordini relativi.

    Dove fossero le forze inglesi Harzer ancora non lo aveva stabillito con esattezza, ma aveva un’idea generale: il battaglione di Krafft era scomparso nel bosco do Oosterbeek, una compagnia della Marina della divisione di Von Tettau riferiva di aver impedito l’entrata a Wageningen a paracadutisti inglesi che avevano tentato di conquistarla, due più due faceva quattro, e quindi almeno una brigata inglese, se non un’intera divisione si trovava in questo momento nella regione del Gerderland. L’obiettivo più grosso in zona era Arnhem, quindi gli Inglesi dovevano essere diretti ad Arnhem, specialmente considerando il fatto che per distruggere il battaglione di Krafft, ben piazzato nel bosco di Wolfheze, il nemico doveva aver impiegato una forza almeno doppia se non tripla., e quindi adesso almeno una brigata inglese si trovava tra Oostebeek ed Arbhem. Il Colonnello Harzer rabbrividì a questo pensiero e si affrettò a diramare i suoi ordini.

    Visto che sul battaglione di Krafft non si poteva fare più affidamento, Harzer ordinò al suo altro carico di briscola, il Kampfgruppe del Tenente Colonnello Spindler di convergere dalla foresta di Rozendal, dove il reparto si stava addestrando, all’abitato di Arnhem, intercettando e distruggendo qualsiasi forza inglese trovasse sulla sua strada. Un altro gruppo da combattimento assembrato alla bell’e meglio venne affidato al comando del capitano Allworden e spedito con rotta nord-sud verso Arnhem. Da Westerwoort venne allertato e dirottato in direzione di Arnhem un battaglione cosiddetto “stomaco e orecchio” perché formato da sordi o individui affetti da altre disabilità che ne aveva escluso il servizio militare fino a quel momento. Quest’ultima forza da combattimento “di Elite” veniva affidata al capitano delle SS Oscar Schwappacher e spedito pure lui verso Arnhem in caso gli Inglesi fossero diretti sulla città, cosa sulla quale, come abbiamo visto, il Colonnello Harzer aveva pochi dubbi.

    Ad Ovest del bosco di Wolfheze, vi era il settore di competenza del kampfgrupe Von Tettau, che per il momento poteva mettere in campo tre striminziti battaglioni, anche questi non proprio di prima linea: due erano formati da personale della marina, che magari sapevano maneggiare cannoni e sestanti, ma di armi di fanteria e sopratutto di combattimenti di fanteria non avevano mai neanche sentito parlare; mentre il terzo era un battaglione di SS olandesi, vale a dire di collaborazionisti o anche solamente di gente che era stata costretta ad arruolarsi al servizio dell’occupante per evitare il lavoro coatto in Germania. Quest’ultimo battaglione era comandato dal Capitano delle SS Paul Anton Helle; esperienza militare zero, esperienza di combatimento zero, ma pare fosse un buon dirigente di campi di prigionia, ed infatti il suo battaglione di SS olandesi era costituito oltre che dagli elementi descritti sopra, pure da un certo numero di ex galeotti e delinquenti comuni. Il battaglione Helle ebbe l’ordine di andare ad investigare la città di Bennekom, dove erano stati in precedenza segnalati combattimenti, mentre il battaglione della marina a Wageningen poco poteva fare, perché di fatto aveva già paracadutisti inglesi trincerati ad est della sua posizione.

    Imperativo categorico nazista della divsione Hohenstaufen: se gli Inglesi erano diretti al ponte di Arnhem, occorreva bloccarli. Notizie provenienti da Nijmegen riportavano che aracadutisti americani avevano attaccato violentemente il ponte stradale sul fiume Vaal. L’obiettivo dei paracadutisti alleati poteva davvero essere la presa dei ponti sui maggiori corsi d’acqua olandesi. A questo punto, la presente operazione doveva per forza essere l’attacco generalizzato all’Olanda occupata allo scopo di riconquistarla.
     
  12. Luigi Varriale

    Luigi Varriale

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    17 settembre 1944 Settore di Nijmegen

    Il Generale di cavalleria Kurt Feldt stava preparandosi per la solita partita di bridge con i suoi collaboratori, quando si rese conto che forse per quel giorno era meglio lasciar perdere. Notizie allarmanti provenivano dalle guarnigioni di Groesbeek, Mook e soprattutto Nijmegen. Paracadutisti americani erano segnalati dappertutto, dalla foresta del Reichswald in pieno territorio tedesco alla cittadina di Grave, dall’altra parte del fiume Maas. Non vi era dubbio che gli Americani miravano ai ponti sul canale Maas Waal e sul fiume Maas stesso. Le sue forze per il momento erano rdidotte a cinque compagnie miste di allarme e guarnigione nei principali centri abitati del suo settore ed a due battaglioni di truppe mobili, anche se al momento appiedate. Sulle compagnie di guarnigione no c’era da fare affiddamento per la manovra, mentre dei due battaglioni “mobili”, uno era già pesantemente impegnato nella difesa del ponte di Nijmegen, mentre l’altro stava ancora ritirando fucili e mitragliatrici (e nulla di più) nei depositi della Wehrmacht presso Gennep. Era dalle ore 1800 che riceveva pressanti richieste da parte del Kampfgruppe del Colonnello Henke, diperatamente abbarbicato alla rampa sud del ponte stradale di Nijmegen, che gli mandasse urgentemente rinforzi, prima che gli americani finissero di sfasciargli il reparto.

    Ma Feldt truppe da mandare a chicchessia per il momento non ne aveva. Il Kampfguppe Goebel della appena formata 406^ Landesschutzen era il primo e per ora anche unico rinforzo a disposizione. Doveva mandarlo contro gli Americani che avevano invaso il sacro territorio del Reich a sud di Nijmegen.

    Per mettersi la coscienza tranquilla però, decise di telefonare al Obergruppenfuhrer Bittrich per vedere se lui poteva mandare qualcosa a Nijmegen; non sapeva bene perché, ma aveva la sensazione che quel ponte andasse tenuto. Bittrich gli rispose rapidamente che anche lui era in un mare di merda, ma che Model avea assegnato a lui la difesa di Nijmegen.

    “Che truppe hai al ponte ?” domandò Bittrich a Feldt

    “Due ore fa un paio di compagnie, adesso non so se ne è rimasta una sola”

    “Sti cazzi, se perdiamo Nijmegen Model ci manda in un campo di lavoro in Polonia a fare i coatti”

    “Cosa puoi mandare laggù”

    “Ho già avviato le due compagnie panzergrenardieren del battaglione Graebner; sono fanteria buona, ti aiuteranno.”

    “Non puoi mandarmi anche i blindati ?”

    “ Quelli mi servono per la difesa di Arnhem Kurt, ho probabilmente un’intera divisione di paracadutisti inglesi a cui badare quassù”

    “Vabbeh, mandami quallo che puoi tanto Model se perdiamo Nijmegen il culo lo spacca a te e non a me; risata”

    “Tienimi il ponte per la notte capito ?!! Almeno per la notte. Sto organizzando i granatieri SS della Frundsberg per venire laggiù a prendere in mano la situazione, ma tienimi il ponte fino a domani mattina!”

    “Non dubitare che farò tutto il possibile, ma io sono qua e l’ufficiale che difende il ponte; come cazzo si chiama; Henke; si Henke; lui è là. Ora dipende da...”

    “Difendi il ponte fino a domani!!”

    “Si ma mandami le tue SS laggiù prima che puoi”

    “Chiudo”

    Sto minchione di un carceriere, imprecò il generale di cavalleria. A lui le SS, come a molti altri nobili prussiani, proprio non andavano a genio. Come glielo tengo il ponte con una compagnia di fanteria mezza sfasciata. Stette un attimo lì a pensare, poi si rivolse briscamente al suo ufficiale alle comunicazioni:

    “Joachim; mi metta in contatto col Colonnello Henke”

    “Jawoll Herr General”
     
  13. Luigi Varriale

    Luigi Varriale

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    17 settembre 1944 pomeriggio, settore di Eindhoven

    Il Generale Kurt Chill, comandante dell’omonimo corpo d’armata che aveva la responsabilità del settore ovest dalla Hell’s Highway, aveva posto il suo comando a St. Hertogenbosh, da dove cercava di ottenere al più presto possibile che gli venissero inviate le sue forze da combattimento. Sulla carta il suo corpo d’armata disponeva di due divisioni: la 719^ divisione costiera, che dal 1940 fino a due settimane prima aveva presidiato un settore della costa olandese, e non aveva mai visto un combattimento, e la 59^ divisione di fanteria, un’altra divisione da occupazione, che però aveva un piccolo nucleo di circa mille uomini con esperienza di combattimento. La 719^ divisione era comandata dal Generale Karl Sievers, mentre la 59^ era agli ordini del Generale Walter Poppe. Al momento queste due divisioni avevano ciascuna un solo battaglione presente in teatro; gli altri sarebbero, si sperava, seguiti presto; anche perché altrimenti come gestirsi l’attacco della 101^ aviotrasportata americana diventava veramente difficile.

    Come in altri settori del campo di battaglia, il problema principale dei comandi tedeschi era che non avevano nessuna possibilità di influenzare il corso delle operazioni. Un comandante di divisione, o peggio di corpo d’armata che aveva a disposizione un singolo battaglione da comandare, certo non aveva nessun’altra possibilità di influenzare gli eventi se non quella di dire al battaglione dove doveva andare e poi lasciare tutto nelle mani del comandante di quel battaglione. Lo stesso problema si presentava imperante per il generale Chill: sula carta spiegata sul tavolo del suo posto comando, costantemente aggiornata dagli ufficiali del suo stato maggiore, aveva il un battaglione del 1034° reggimento, 59^ divisione a Boxtel, rinforzato dal battaglione pionieri divisionale. Segnata sulla carta, quattro chilometri a sud est di tale reparto, vi era una unità americana non identificata. Sul Canale Wihelmina aveva un battaglione del 723° reggimento della 719^ divisione costiera. A Best c’erano i resti del battaglione della polizia militare che aveva duramente combattuto con gli Americani per mantenere il possesso del paesino. Questo reparto, secondo i rapporti, fronteggiava un intero reggimento di paracadutisti americani; aveva combattuto selvaggiamente e non avrebbe poturo resistere ancora molto all’assalto neimico; occorreva considerare il paesino di Best come perduto. Più a est, il ponte di Son era stato catturato intatto dagli Americani, con il relativo centro abitato. Le uniche buone notizie provenivano da Veghel, dove un reparto della 1^ armata paracadutisti del Generale Student aveva non solo difeso il ponte, ma si stava pure predisponendo per rinforzarne il presidio.

    Il Genreale Chill si mise a studiare la carta con aria assorta. I suoi ufficiali lo osservavano in attesa delle sue decisioni. Il Generale di brigata Frank Stutter, che era il collaboratore più stretto di Chill aveva un’ aria scettica se non proprio di disfattismo.

    “Best è andata, generale” fece notare Stutter al superiore; “se davvero gli Americani hanno un reggimento a Best, faremmo meglio ad evacuarla, per non perdere il resto delle forze là dislocate.

    “Non sono nemmeno forze nostre” rilevava Chill; “é un battaglione di polizia militare di Student”

    “Sarà preoccupato della sorte del suo reparto! Proviamo a contattarlo ed offriamoci di aiutarlo a districare i suoi dall’abitato, magari ci dà qualcosa in cambio.”

    “Chi; Student ?”

    “Eh!”

    “Mi sa che lei Frank non conosce affatto Student”

    “Magari non lo conosco, però adesso anche lui ha il culo per aria, dovrà prendere accordi”

    “Tenenete, mi metta in contatto con il comando dell’armata paracadutisti.

    L’armata paracadatutisti era per il momento costituita si e no diecimila uomini con armi leggere, qualche cannone d’assalto e qualcuno anticaro, e ciò nonostante era la più numerosa grande unità che il gruppo d’armate B avesse al momento a disposizione in Olanda. Fu aperta una linea telefonica tra i due Kurt.

    Il generale dei paracadutisti chiedeva che il corpo Chill lo aiutasse a riprendere Best. Il Generale Chill informava Student che a suo avviso forze sufficienti a riprendere il ponte non ce n'erano, ma poteva inviargli l’unico battaglione disponibile della divisione Sievers per coprire il ripiegamento della polizia militare, allo scopo di evitarne la distruzione. Dopo breve dialogo Student conveniva su questo punto.

    Il Generale dei paracadutisti chiedeva infine come potevano coopereare per mantenere il possesso di Veghel; aveva catturato carte e documenti da un veicolo comando del battaglione corazzato delle guardie irlandesi che svelava l’intero piano alleato per l’Olanda. Era fondamentale tenere i ponti sui corsi d’acqua principali.

    Chill proponeva allora che Student appoggiasse il suo attacco condotto dalla 59^ divisione lungo l'asse Boxtel S.Odenrode, con obiettivo finale il rafforzamento di Veghel.

    “Posso darle il battaglione paracadutisti Edwald” replicava Student. “E’ di stanza a St. Michielsgestel. Se lo metto in movimento subito, può essere a Boxtel in un paio d’ore.

    Intanto Sdudent ordinava al grosso del battaglone Gothsche di portarsi a Veghel per rafforzarne il presidio.
     
    Ultima modifica: 19 Aprile 2018
  14. Luigi Varriale

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    17 settembre 1944 Confine con il Belgio

    I suoi bravi problemi Student li aveva anche a sud, dove il XXX corpo rischiava di tagliare in due la sua “armata paracadutisti” e dove alcuni reparti rischiavano l’accerchiamento puro e semplice. Dopo aver consultato tutti i rapporti provenienti dalle unità subordinate dava senz’altro ordine ai reparti più esposti di iniziare un graduale ripiegamento verso nord. Il 1° battaglione del glorioso reggimento Von der Heydte andava ritirato dalla foresta di Luyksgestel. Lo stesso ocorreva permettere al Kampfgruppe SS Segler a ridosso della testa di ponte di Neerpelt, minacciati di aggiramento dal XII e dal XXX corpo britannico. Non una fuga generealizzata ma un movimento teso a migliorare le posizioni pur mantenendo il contatto con il nemico.

    Per quanto riguardava invece le forze che erano state duramente ingaggiate dal nemico nelle prime ore del pomeriggio , e cioé il battaglione Kerutt, il battaglione Stephan ed il 6° battaglione penale, occorreva dare a questi il tempo e soprattutto lo spazio per riordinarsi dopo le batoste; occorreva quindi per queste unità un vero e proprio ripiegamento. Al primo veniva data l’autorizzazione di ritirarsi a nord della città di Valkesnswaard, che Student voleva trasformare in un caposaldo per rallentare o meglio arrestare l’avanzata della 5^ divisione delle guardie. A tale scopo il generale ordinava anche il ripiegamento sulla città della 14^ compagnia paracadutisti dalle posizioni che occupava a sud di questa; metteva inoltre in allerta il 559° battaglione cannoni d’assalto armato di Stug IV, che preparasse posizioni difensive ai margini dell’abitato per opporsi ai carri britannici e coprisse la fanteria della 14^.

    Certamente Student si prendeva un grosso rischio a ritirarsi così rapidamente senza nessuna autorizzazione di Model, ma contava che il suo prestigio e la sua fama l’avrebbero protetto; il suo primo compito, ne era fortemente convinto, era quello di preservare la sicurezza delle sue truppe fino a quando la situazione non si fosse stablizzata. La distruzione della componente sud della sua armata, non avrebbe certo giovato alla difesa in profondità del territorio olandese. Inoltre, dai piani catturati agli Inglesi che aveva già trasmesso a Model, sembrava naturale che il suo compito principale fosse quello di rallentare gli Inglesi quanto bastava per consentire la distruzione delle divisioni aviotrasportate alleate. Sconfitte queste, la vittoria sarebbe seguita di conseguenza e magari si sarebbe potuto assestare agli alleati un colpo decisivo sul fronte occidentale, dopo mesi e mesi di mazzate subite dalle forze tedesche.
     
  15. Luigi Varriale

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    Notte tra il 17 ed il 18 settembre 1944 Settore di Arnhem

    La brigata Lathbury era lanciata verso Arnhem ed i l suo importantissimo ponte stradale. C’era un motivo preciso se Urquhart aveva ordinato di ignorare il ponte ferroviario e proseguire l’avanzata senza indugio verso il ponte principale: il fatto era che occupato quest’ultimo si impediva il passaggio ai tedeschi da Arnhem a Nijmegen, a meno di usare il traghetto di Pannendern, una quindicina di chilometri a sud della città; un lavoro lungo e laborioso, e con il dominio aereo alleato sull’intero teatro, anche molto pericoloso. Quindi i due strategici ponti stradali di Arnhem e di Nijmegen erano strettamente collegati tra di loro. Il possesso del primo limitava i rinforzi al secondo, ed il possesso del secondo significava per le forze terrestri di Garden l’acesso al primo.

    E’ per questo motivo che il Generale Urquhart buttava nella conquista dell’abitato di Arnhem un battaglione netto in più di quanto non fece l’Urquhart storico; il 2° sounth Staffordshire, soricamente assegnato alal difesa delle zone di lancio, viene invece assegnato all’assalto su Arnhem. Suo compito: coprire il fianco sinistro della 1^ brigata paracadutisti che materialemnte avava il compito di conquistare il ponte. Il Generale Lathbury concentrava quindi il 2° ed il 3° battaglione paracadutisti contro il ponte di Arnhem che risultava presidiato da una compagnia rinforzata di fanteria tedesca della divisione Herman Goering, comandata dal Tenente Runge. Entrambi i battaglioni di paracadutisti inglesi riuscivano a sfilare per un pelo sotto il naso del Kampfgruppe Spindler, che come abbiamo visto nel primo turno tedesco, stava si affluendo alla massima velocità ma si trovava ancora nella parte nord dell’abitato in viaggio verso il ponte e la stazione ferroviaria. Come detto, il 2° battaglione della brigata alianti penetrava anch’esso nell’abitato da nord e da ovest, diviso in due aliquote, mentre ancora più a nord, nel bosco, il 1° battaglione paracadutisti della 1^ brigata si fermava a raccogliere superstiti e sbandati, che perso il contatto con il battaglione durante l’atterraggio stavano adesso cominciando a rientrare presso la loro unità. Comunque anche avanzando a velocità ridotta, il battaglione riusciva ad inserirsi tra il Kampfgruppe Spindler e l’altro reparto tedesco accorrente vero la citta: il Kampfgruppe Allworden, anch’esso in movimento da nord a sud.

    Infine veniva completata la radunata del personale navigante degli alianti e questo personale veniva riunito in un ulteriore battaglione di fanteria, alle dirette dipendenze di Urquhart. Questi spediva il battaglione a presidiare il ponte ferroviario. Dato che il 2° South Staffordshire aveva avvistato sull’altra sponda del Reno un consistente reparto di autoblinde nemiche.
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    L’attacco dei due battaglioni inglesi sul ponte era rapido risolutivo, ed anche assistito dalla fortuna, il che non guasta mai; Le comunicazioni con la compagnia Runge non avevano funzionato e la 1^ brigata inglese poté contare sulla più completa sorpresa, assecondata anche dall’oscurità. Il nemico venne rapidamente sopraffatto e costretto alla resa; non ci fu quaasi combattimento. Il 2° battaglione Frost, occupava quindi materialmente gli edifici intorno al rampa nord del ponte stradale, il 3° battaglione si insediava presso la stazione, ed il 2/AL (brigata alianti) nella parte nord ovest della città. Tutto sommato si poteva dire che più della metà dell’abitato era in mani inglesi e che l’operazione era andata fino a adesso esattamente secondo i piani, anzi anche meglio. Un gran bel cambiamento dopo i primi momenti difficili della presa di terra.
     
  16. Luigi Varriale

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    Notte tra il 17 ed il 18 settembre 1944 settore di Nijmegen

    L’82^ aviotrasportata non intendeva dare nessuna tregua al nemico durante la notte. Per il generale Gavin, il quale era molto sorpreso dalla macanza di reazione dei tedeschi sulle sue zone di lancio, era vitale la conquista del ponte di stradale di Nijmegen, e quindi impartì l’ordine al 508° reggimento, meno un battaglione prestato al 505° per formare il perimetro difensivo intorno alle zone di atteraggio, di reiterare l’attacco che era stato interrotto nel pomeriggio. Il 1° ed il 2° battaglione paracadutisti preparavano quindi le loro basi di partenza nel sobborgo di Hengstdal per dare di nuovo l’assalto ai tedeschi trincerati nei pressi della “cittadella”, un complesso di edifici che avevano fortificato nei pressi della rampa sud del ponte.

    come operazione acessoria per la nottata, al 504° reggimento fanteria paracadutista veniva ordinato di completare la ricognizione presso il ponte di Malden e di effettuare una puntata offensiva sul paesino di Mook dietro la foresta del Reichswald, allo scopo di aumentare la sicurezza del perimetro difensivo divisionale. Al primo compito veniva assegnato il 3° battaglione, che con un altro colpo di culo magistrale si impadroniva del ponte intatto e nemmeno presidiato; adesso i ponti a disposizione degli alleati lungo il canale Maas Waal erano due: quello di Malden e quello di Hatert. La seconda operazione invece falliva miseramente, quando il 1° battaglione tentava di entrare di forza in Mook durante la fase di movimento e si imbatteva nella decisa reazione del battaglione deposito della divisione Herman Goering che lo respingeva con serie perdite. I paracadutisti sonoramente mazziati ripegavano presso il ponte distrutto di Heumen.
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    Subito prima dell’approcciarsi dell’alba il 508° era dunque pronto per il decisivo attacco al ponte stradale di Nijmegen. Alla testa delle truppe c’era sempre il 2° battaglione, con il suo ufficiale comandante che coordinava le operazioni. I battaglioni di Paracadutisti, sfruttando l’oscurità ed il loro addestramento specifico al combattimento urbano, mossero all’attacco della cittadella. L’appoggio dei mortai di entrambi i reparti costituiva l’accompagnamento di fuoco indiretto, ma non era un gran che efficace contro le strutture molto solide della difesa. Quello che fece la differenza fu la violenza con cui i paracadutisti americani si proiettarono in avanti, la praticaccia che avevano di combattimenti ravvicinati, e la stanchezza e le perdite precedenti subite dal Kampfgruppe Hanke che non aveva nel frattempo ricevuto alcun rinforzo. Nonostante i difensori riuscissero a provocare sanguinose perdite agli Americani che avanzavano, dovettero comunque rassegnarsi a cedere verso le sette del mattino del 18 a causa della mancanza di effettivi rimasti per combattere. Gli Americani riuscivano dunque a compiere l’impresa di occupare la rampa sud del ponte, ma non riuscirono ad avanzare oltre, sfiniti dall’azione precedente e molestati dall’azione dei cecchini e dei pochi superstiti del gruppo Henke che earno riusciti a ripiegare dall’altra parte del fiume. Molti di quelli che invece non ci riuscirono e che provarono ad arrendersi ai paracadutisti furono ammazzati dagli Americani, resi pazzi dalle perdite subite. Quindi il successo degli Americani fu innegable ma limitato, ed ora tutto sarebbe dipeso nel settore di Nijmegen da con quale velocità i tedeschi fossero riusciti a far affluire rinforzi. Inoltre, e questo non era un fattore da sottovalutare nell’economia generale delle operazioni dell’82^, le perdite cominicavano a montare pericolosamente, ma si sperava di ovviare a ciò con la seconda ondata di lancio che era prevista per il 19, metereologia permettendo.
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  17. Luigi Varriale

    Luigi Varriale

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    Notte tra il 17 ed il 18 settembre settore di Eindhoven

    Obiettivo principale del Generale Taylor era mantenersi bilanciato e non mostrare alcun punto debole ai tedeschi, che pure ancora non avevano forze suffcienti per lanciare attacchi pericolosi; era inoltre imperativo prendere Veghel e ripulire la zona circostante per poter pensare di gettare un ponte al posto di quello demolito dal nemico. Compito numero uno era quello di conquistare Veghel, e di questo doveva incaricarsi il 1° battaglione 501° reggimento fanteria pearacadutista. Compito numero due era quello di ripulire le due estremità del ponte da ogni unità nemica in maniera da poter far intervenire i pontieri del XXX corpo d’armata a lanciare un Bailey sul Canale Willems. Alternative possibili erano prendere il ponte di Erp o quello di Beek, ma erano chiaramente soluzioni di ripiego che avrebbero portato le forze terrestri lontano dalla strada principale di avanzata. Secondo il Genreale Dempsey era meglio gettare un ponte artificiale a Veghel. Oltre questo compito c’era poi da assolvere alla messa in sicurezza del lato occidentale della Hell’s Highway, ed a questo avrebbero dovuto provvedere il 502° ed il 506° reggimento fanteria paracadutista. Taylor aveva rinunciato a qualunque puntata della sua divisione a sud per concentrare la sua divisione sulla difesa del “territorio indiano” come lo chiamava lui, da cui i cattivi potevano sbucare ovunque ed in qualunque momento. Per adempiere a tale compito non secondario, il 3° battaglione 506° fanteria paracadutista, abbandonava il saliente di Best, per portarsi a rinforzare il 2/502 alla periferia di Boxtel; lì la ricognizione divisionale aveva individuato il maggior concentramento di forze nemiche che cercavano di sfondare la zona difensiva della 101^. Il 1/506 si andava ad aggiungere alla riserva divisionale che includeva già il 3/501 mentre il 1/501 avrebbe dovuto preparare l’operazione su Veghel. In caso di successo, lo avrebbe seguito il 3/501 per allargare il territorio conquistato intorno al paese. Ed il resto si sarebbe fatto all’arrivo del XXX corpo, o anche prima a cura della 101^, se fossero state raccolte forze sufficienti. La difesa del territorio indiano per ora aveva la precedenza.
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    Il Secondo attacco al ponte di Veghel da parte del 1/501 si rivelava più efficace del primo: i difensori dell’avanguardia del battaglione Gothsche dovevano questa volta mollare la difesa della cittadina molto in fretta, perché gli Americani si erano organizzati per un vero e prorpio attacco con tutti i crismi invece che di una audace e nnn preparata avanzata tentata la prima volta. Al momento della presa della città da parte degli Americani, il grosso del battaglione tedesco si trovava ancora a quattro chilometri, impossibilitato ad aiutare la sua avanguardia a difesa della città. La compagnia in avanscoperta a Veghel veniva annientata dal battaglione paracadutisti americano, nonostante avesse una buona protezione tra gli edifici dell'abitato; ma ancora una volta le forze americane di fanteria leggera si rivelavano micidiali nei combattimenti ravvicinati in terreno urbano.
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  18. Luigi Varriale

    Luigi Varriale

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    Notte tra il 17 ed il 18 settembre opereazione Garden

    O’Connor lancia il XXX corpo a tutta velocità sulla strada per Valkenswaard. E’già stato avvertito che il ponte di Veghel è distrutto, quindi aggrega i pontieri di corpo d’armata alla 5^ brigata corazzata della divisione delle guardie e si tira dietro anche l’artiglieria sia divisionale che di corpo d’armata. La velocità rimane la chiave dell’operazione. La brigata corazzata avanza fino a due chilometri a sud di Valkenswaard e poi si apre a ventaglio per attaccare da più direzioni: il 2° granatieri da est, il 1° Coldstream Guards da ovest, mentre da sud avanza il 2° guardie irlandesi. La cavalleria divisionale del 2° Household Cavarly viene utilizzata come schermo sul fianco sinistro per guardare la sicurezza della strada e delle comunicazioni, compito che svolge anche il battaglione di fanteria della brigata corazzata, vale a dire il 1°granatieri. Si prevede di incontrare a Valkenswaard truppe nemiche valutate ad una compagnia di fanteria trincerata ed un’altra anticarro semovente. Il combattimento, dice O'connor, si preannuncia interessante. Sul lato destro del saliente, agisce la 32^ brigata di fanteria, appoggiata dal 2° guardie gallesi corazzate e montate su Cromwell. A quest'aliquota viene pure aggregato il 44° Royal Tank Regiment. Scopo dell'impiego di queste forze, l’accerchiamento del massimo possibile di forze tedesche a destra della testa di ponte di Neerpelt.

    Sul fronte del XII corpo, la 50^ divisione britannica accerchia su tre lati un battaglione di paracadutisti del reggimento Von der Heydte e si prepara a sferrare un attacco devastatore. I paracadutiti tedeschi si chiudono ad istrice e si preparano ad assorbire l'impatto.
    O’connor ha fatto di nuovo il gioco delle tre carte ad un ufficiale superiore nemico; ma questa volta non si tratta del buon Graziani, ma di un maestro della tattica del calibro di Student. Tutte le forze tedesche in campo appartenenti alla 1^ armata paracadutisti sono in un mare di guai.
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    I carri britannici piombano su Valkenswaard in piena notte come delle furie, sputando fuoco da tuttelì le canne. La fanteria al limitare della cittadina viene sbaragliata o schiacciata sotto i cingoli, quando i carri britannici irrompono di forza negli edifici demolendoli, specialmente quelli di legno. I semoventi tedeschi accennano una resistenza, ma sono accerchiati da tre lati, quando gli Sherman del 1° Coldstream Guards tentano di aggirare l’abitato, e sono costretti a ripiegare in disordine sotto il fuoco nemico. La battaglia è una vera e propria debacle per le forze tedesche. Un po’ meglio va al I battaglione del reggimento paracadutisti Von del Heydte che era stato sorpreso nel bosco ad occidente di Luyksgestel; attaccato da più lati da quasi due brigate di fanteria della 50^ divisione, combatteva una tenace battaglia ritardatrice, e pur non riuscendo a ritardare il nemico di molto e subendo severe perdite, riusciva ad infliggenre altrettante, prima di sganciarsi verso ovest.

    All’alba, il Generale Student raccoglieva i rapporti delle unità che avevano combattuto e quelle che pur non avendo combattuto, avevano il nemico tutto intorno, e ne traeva un quadro sconsolante: O’connor lo aveva fregato di brutto. Tra il XXX corpo ed Eindhoven c’erano solo dei rimasugli di truppe in ritirata e disorganizzati. Sul fianco sinistro i gruppi da combattimento prestatigli dalle divisioni corazzate di Bittrich era dubbio che si sarebbe riusciti a salvarli, ed il fianco destro non esisteva più. Il primo round era definitavente a favore di O’connor: per knock out.
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    "All’alba, il Generale Student raccoglieva i rapporti delle unità che avevano combattuto e quelle che pur non avendo combattuto, avevano il nemico tutto intorno, e ne traeva un quadro sconsolante."
     
    Ultima modifica: 20 Aprile 2018
  19. Luigi Varriale

    Luigi Varriale

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    Notte tra il 17 ed il 18 settembre 1944 settore di Arnhem

    Il Colonnello Harzer avava già fallito il suo primo obiettivo; quello di impedire la conquista del ponte di Arnhem alla divisione aviotrasportata britannica. Almeno un battaglione inglese di paracadutisti aveva espugnato gli edifici intorno alla rampa nord del ponte e ne bloccava l’accesso. Il ponte ferroviario era pure in mani nemiche e solamente la presenza del 9° battaglione autoblinde del capitano Graebner impediva che gli Inglesi prendessero anche le campate meridionali di entrambi i ponti. Più grave ancora, il Kampfgruppe Hohenstaufen non aveva ancora la necessaria forza per tentare un contrattacco contro i paracadutisti inglesi oramai ben trincerati tra gli edifici dell’abitato di Arnhem. La fase di movimento in questa battaglia era finita; ora cominciava la fase dolorosa; quella di attrito e Harzer non aveva ancora le forze per combattela. Durante la notte aveva cominciato ad affluire il Kampfgruppe Harder, che il Colonnello aveva deciso subito di unire con Allworden, onde creare una forza da combattimento più simile ad un vero battaglione di fanteria. Spesso infatti questi “kampfgruppen” che venivano messi insieme in tutta fretta erano costituiti da compagnie miste di scritturali, personale logistico, artiglieri senza cannoni e simili, attorno ad un nucleo di un plotone, magari una comagnia di fanteria con esperienza di combattimento. Era chiaro che molti di questi reparti, singolarmente, non avrebbero mai potuto competere con un battaglione di forze regolari ingkesi, soprattutto se del tipo di quelle che la Hohenstaufen si trovava ad affrontare ad Arnhem. Il Kampgruppe Harder/Allworden si trovava quindi a correre per le strade della città, con l’obiettivo di arrivare al nodo stradale a nord del ponte e contestare eventualmente il possesso dello stesso alle forze nemiche che ne avevano il controllo, con un altro reparto tedesco giunto alla periferia est dell’abitato: il battaglione Schwappacher; uno di quei battaglioni formato da disabili e sordi che al momento presidiava il ponte di Westewoort ad est di Arnhem.

    Una tenue speranza per i Tedeschi di modificare il corso degli eventi nel settore della 1^ divisione aviotrasportata era l’attivazione della cosiddetta divisione Von Tettatu, che cominciava a radunare alcuni reparti ad ovest delle zone di lancio degli Inglesi. Qui il fronte correva dalla cittadina di Ede al di là dei vasti boschi intorno alle zone di atterraggio, verso sud fino al Reno presso Wageningen. La divisione Von Tettau, di cui peraltro non si era ancora ben definita né la subordinazine organica, né tantomeno determinato di quali reparti disponesse, aveva cominciato a far affluire alcune forze spaiate verso le posizioni tenute dai paracadutisti nemici. Secondo le ricognizioni preliminari, lo schieramento inglese ad ovest delle zone di lancio costituiva il perimetro di difesa di queste ultime e contava un battaglione rinforzato di truppe. La difesa era inperniata sulla posizione centrale di Bennekom, con altre forze ancorate alla riva nord del fiume a destra, mentre nulla si sapeva cosa gli Inglesi avessero a sinistra, ammesso che avessero qualcosa. Per il momento il Generale Von Tettau aveva raccolto un battaglione di SS olandesi, pronte a disertare alla prima occasione, un battaglione di fanteria da fortezza, una compagnia di artiglieri senza cannoni, che combattevano quindi come fanteria “molto leggera”, e due battaglioni di personale della marina, anche questi senza nessuna esperienza di combattimento. Si badi bene che il termine battaglione qui deve essere inteso in maniera molto elastica. Alcuni reparti non erano che delle compagnie un po’ grosse di duecento-duecentocinquanta uomini. Armi pesanti zero, armi di acompagnamento poche, ufficiali esperti, nessuno. Queste forze avevano il compito di schiodare paracadutisti inglesi magnificamente addestrati dalle loro posizioni difensive.

    Il 2° battaglione da fortezza transitava quindi per Ede da nord a sud ed arrivava all’alba alla periferia nord di Bennekom. Là si arrestava subito, preso a fucilate ed a mortaiate dalle truppe inglesi che avevano occupato il paese. Lo stesso percorso faceva il 184° “reggimento” artiglieria, 150 ex equipaggi di cannoni armati con fucili e basta. Questo reggimento proseguiva a sud attraverso le paludi di Wageningen con l’idea di allinearsi sulla destra del battaglione da fortezza. A sud esisteva già un battaglione di marinai installato proprio a Wagneingen, che aveva già il giorno prima impedito agli Inglesi l’acesso all’abitato; questa forza stave per essere affiancata da un battaglione gemello proveniente da Lienden.
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  20. Luigi Varriale

    Luigi Varriale

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    Notte tra il 17 ed il 18 settembre 1944 settore di Nijmegen

    Nel settore di Nijmegen la situazione per i tedeschi era se possibile più grave che ad Arnhem. Per la difesa della rampa nord del ponte stradale, che solo per miracolo non era caduto nelle mani dei paracadutisti americani durante le ore trascorse di combattiemnto, c'era solo la compagnia panzer grenadieren del battaglione da ricognizione del capitano Graebner; questa unità si affrettava a tutta velocità ad occupare il villaggio di Lent (non segnato sulla mappa del gioco, ma da intenderesi nell'esagono nord dei ponti di Nijmegen). Fu buona ventura del comando del Generale Harmel che gli Americani erano stati impegnati a fondo dal Kampfgruppe Henke e non erano stati in grado di avanzare al di là del ponte. Controllavano comunque la rampa sud ed andavano contenuti. Un Altro reparto della 10^ SS Frundsberg era in arrivo attraverso il cosidetto "Guado di Pannerden" unica strada rimasta aperta per far giungere truppe tedesche a Nijmegen dopo che gli Inglesi avevano occupato il Ponte di Arnhem. si trattava della compagnia di panzer grenarieren del Capitano Euling. Il guado era un ripiego di bassa qualità rispetto al transito attraverso il ponte di Arnhem: occorreva tragettare le truppe un po' alla volta da una sponda all'altra del Reno e soprattutto non ci si poteva azzardare a traghettare veicoli durante le ore diurne, vista l'indiscussa, anzi totale superiorità aerea degli alleati.

    A sud del settore si cercava disperatamente di mettere insieme fanteria per andare ad attaccare le zone di lancio americane a nord del Reichswald. Per il momento si erano messi insieme due battaglioni di reclute che avevano appena cominciato l'addestramento e che vennero avviate a Gennep per ritirare l'armamento e l'equipaggiamento personale, in attesa di essere impiegati contro l'82^ divisione aviotrasportata americana. Questi due battaglioni costituivano l'avanguardia della 406^ divisione di fanteria "Landesshuzzen", unità inventata su due piedi che ancora non aveva né le truppe di cui sulla carta avrebbe dovuto disporre, né il comandante. Questa divisione doveva essere messa agli ordini del corpo d'armata Feldt, ed avrebbe dovuto assumere il suo comando il Generale Gerd Scherbenning, in transito dalla Germania.

    Al comando del corpo d'armata Feldt, che per il momento coordinava la difesa del settore di Nijmegen in coopereazione con il corpo SS Bittrich, si discusse anche la sorte da affidare alla compagnia di gendarmi che difendeva l'abitato di Mook. questa unità aveva ben difeso la città durante la notte contro un attacco speditivo organizzato dal nemico, ma rischiava di trovarsi intrappolata. Le alternative erano ritirarla al di là del fiume Maas, ritirarla verso sud con l'idea di ricongiungerla alla 406^ oppure lasciarla dove si trovava ed ordinarle la difesa ad oltranza. Venne scelta per il momento quest'ultima soluzione.

    Anche qui, come nel settore di Arnhme per il momento i tedeschi erano sulla stretta difensiva.
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    Ultima modifica: 21 Aprile 2018

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