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SPWW2 AAR Naia in tempo di guerra; c'ero anch'io

Discussione in 'Le vostre esperienze: AAR' iniziata da Luigi Varriale, 31 Ottobre 2019.

  1. StarUGO

    StarUGO

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    Ma, ricordo male io oppure tra uno scenario e l'altro di una campagna venivano assegnati dei punti per sostituire le perdite subite?

    Ehhh c'e' stato un ritorno glorioso qualche anno fa ma poi lo abbiamo abbandonato...
     
  2. Luigi Varriale

    Luigi Varriale

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    Si, ma questa è una battaglia di sfruttamento del successo, da fare subito dopo la precedente senza possibilità di andare alla schermata acquisti tra l'una e l'altra.
     
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  3. cohimbra

    cohimbra

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    Quindi le perdite sono definitive? Bella sta cosa.
     
  4. Mappo

    Mappo

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    No, se ricordo bene al termine della battaglia di "sfruttamento del successo" si riceveranno i punti accumulati nei due scenari più un bonus e si potranno reintegrare le perdite subite e volendo, accrescere le proprie forze con nuove unità
     
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    Ultima modifica: 16 Novembre 2019
  5. Luigi Varriale

    Luigi Varriale

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    Sorpresa a sud

    A mezza costa sul versante sud del Bercher, il plotone si imbatte in un’improvvisa resistenza nemica. Almeno tre squadre di fanteria francese vengono individuate. La prima ancora da Allegretti, la cui squadra viene fatta oggetto di fuoco di fucileria e di armi automatiche.

    “Tenente mi monti le mitragliatrici sulla destra!” mi strilla quello sotto la grandine di piombo che gli proviene dalla sinistra. Tosto individuo un cocuzzolo nel bel mezzo del campo coltivato nel quale si trova la mia squadra e ordino ai mitraglieri di montarci soprs e piazzare le Breda. Quelli eseguono ed un men che non si dica hanno la mitraglia in batteria e vomitano fuoco sulla sinistra. Dopo un po’, Allegretti mi fa cenno di far cessare il fuoco; forse i Francesi si sono ritirati ed occultati alla vista.

    Poi è la volta di Lapina di imbattersi nel nemico: fuoco proviene sia dl centro che da destra. Il Sergente presto riorganizza i suoi uomini che erano rimasti tramortiti dalla subitaneità del contatto e fa lanciare candelotti fumogeni almeno da una delle due direzioni di provenienza del fuoco nemico. Poi grida che ci sono almeno una ventina di Francesi davanti a lui; in terreno aperto. Ordino immediatamente alla sezione di Garibaldi di portare su la radio in maniera da chiamare un paio di missioni di artiglieria su quei concentramenti di forze nemiche. Dei nemici indicati da Lapina ne vedo anch'io qualcuno, ma sono parecchio lontani. Nonostante ciò, ordino che vengano portate avanti le mitragliatirici della mia sezione.
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    Si rivela il dispositivo francese di difesa degli obiettivi a sud. Le squadre di Allegretti e Lapina, fanno esattamente quello che devono fare: Scovano il nemico, lo costringono a rivelarsi con il fuoco ed informano il comando di plotone della situazione, in maniera che questi possa prendere le sue contromisure ed organizzare fuoco d'appoggio e movimento.
     
  6. Luigi Varriale

    Luigi Varriale

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    A sud di Genova ore 0422

    Un attendente bussò nervosamente alla porta della piccola cabina del TV Brignole. Il comandante stava dormendo abbastanza profondamente e ci volle qualche colpo di troppo alla porta perché si svegliasse del tutto. Peraltro il marinaio batteva piuttosto nervosamente e rumorosamente.

    “Avanti per Dio, non vorrete mica aprire una falla nel boccaporto accidenti!” esclamò seccato Brignole nel mentre si metteva seduto sulla sua cuccetta.

    Un marinaio imberbe introdusse la faccia nella cabina del comandante.

    “Signor comandante, il primo ufficiale mi manda a dirle che abbiamo il nemico in vista e richiede la sua presenza sul ponte.”

    “Arrivo immediatamente” si affrettò a rispondere il comandante. “Dica al signor Lipari che sto arrivando!”

    Dopo il regolamentare signorsi, il marinaio scomparve velocemente. A velocità luce Brignole si infilò le scarpe, uscì dalla sua cabina e si diresse a prua verso il ponte di comando. Quando vi giunse trovò già Lipari fuori dalla plancia, sul ponte scoperto laterale ad osservare attentamente con un binocolo a grande portata.

    “Allora Lipari di che si tratta” Chiese senza perdere tempo in convenevoli il comandante.

    Quello passò immediatamente il binocolo al suo capo. “Con tutta probabilità un cacciatorpediniere Signore. Viene nella nostra direzione; distanza dieci chilometri, rotta approssimativa 90. Ancora impossibile dire a che velocità procede. Secondo me è l’avanguardia di una delle due formazioni francesi segnalate da terra.”

    “Se è così, avrà un incrociatore dietro di lui”, rispose Brignole sempre fissando nel binocolo.
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    “Con tutta probabilità comandante”.

    Brignole doveva prendere una decisione in fretta. La sua nave faceva 24 nodi, e quel caccia nemico, probabilmente altrettanti. Si faceva presto a venire a media e corta gittata, a venir coinvolti in un combattimento e a perdere la libertà di decisione tattica. Brignole si soffermò per qualche istante a fissare la nave nemica con il binocolo, mentre il primo ufficiale attendeva i suoi ordini.

    Il modo in cui Brignole aveva deciso di assolvere al suo compito era quello di attirare l’attenzione di quante più forze nemiche possibile in maniera da dare alle batterie terrestri ed all’aviazione il tempo di entrare in azione. In altre parole intendeva usare la sua torpediniera come una spina nel fianco del nemico ce questi non avrebbe potuto completamente ignorare, cercando nel contempo di distogliere l’attenzione dei Francesi dalla loro missione originaria, che era peraltro sconosciuta; poteva essere un incursione sulle coste italiane, vista la tipologia di navi segnalate.

    “Va bene Lipari. Mettiamoci anche noi con rotta 90, faccia portare la velocità a trenta nodi e istruisca il Guardiamarina Valeri di cominciare a a telemetrare quella nave nemica. Avvertitemi quando siamo pronti ad aprire il fuoco, e vediamo come reagisce l’amico. Segnalate a supermarina la posizione esatta del nemico e richiedetemi l'approntamento dell'aviazione e delle batterie a terra".

    “Signorsi signor comandante”. Il primo ufficiale corse a diramare gli ordini attraverso i telefoni di bordo, mentre il comandante andava a prendere il suo posto in plancia di comando.
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  7. Luigi Varriale

    Luigi Varriale

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    Sud di Genova

    Per una ventina di minuti la Torpediniera Calatafimi giocò a nascondino con il cacciatorpediniere francese e l’incrociatore pesante che questi scortava; probabilmente della classe Suffren. L’intento di Brignole era quello di farsi inseguire, infastidire e distrarre il nemico.

    La rotta dovette presto essere modificata per sud, dal momento che si faceva fatica a mantenere il contatto visivo con le unità nemiche a quella distanza ed in quelle condizioni di luce. Per ragioni che a bordo della Calatafimi rimanevano imperscrutabili, il nemico era quasi fermo in mezzo al mare, con una velocità stimata tra gli uno ed i due nodi. Questa circostanza era veramente inspiegabile, ma ciò nonostante il comandante Brignole diede senz’altro l’ordine di aprire il fuoco, mentre il nemico ancora taceva anche se l’incrociatore pesante francese avrebbe già da molto potuto aprire il fuoco. La torpediniera italiana sparò 10 colpi da 120, mettendone a segno uno, non era chiaro su quale delle due navi nemiche. La visibilità a quella distanza era davvero limitata.

    Poi a Brignole venne in mente che forse la squadra da battaglia francese stava facendo con lui quello che lui voleva fare con loro. Stava trattenendo la torpediniera italiana a favore dell’altra squadra francese più a nord, che magari sarebbe scivolata tra lui e la costa per andare a compiere la sua missione.

    Sempre con tutta calma, il TV Brignole chiamò a sé il primo ufficiale.

    “Comandi” rispose quello immediatamente.

    “Portiamoci a nord signor Lipari. Voglio andare a vedere cosa combina l’altro gruppo francese segnalato”

    “Rotta signore?”

    “3 gradi, velocità 20 nodi”

    “Signorsi”

    Ancora una volta la Calatafimi virava stretto per portarsi sulla nuova rotta. Non passarono cinque minuti di navigazione dopo aver perso il gruppo nemico sud, che un nuovo avvistamento fu segnalato dalle vedette in allerta massima in direzione nord.
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  8. Prostetnico

    Prostetnico

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    Sulla quotatura non so, quando posso lavoro ad uno scenario e gioco contro la IA (però su SPMBT).

    Per PBEM e AAR purtroppo non ho materialmente il tempo
     
  9. DistruttoreLegio

    DistruttoreLegio

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    Sono curioso come una donna dal parrucchiere ... Facci una discussione così c'è lo godiamo anche noi
     
  10. Luigi Varriale

    Luigi Varriale

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    Si deve fare molta attenzione a come si imposta l’avanzata in una situazione come questa, se non si vogliono subire inutili perdite. Le costrizioni di tempo sono limitate. Siamo adesso a metà del tempo disponibile per l’operazione offensiva, ed il plotone è ancora in piena forma.

    Garibaldi è finalmente giunto fino a me con la sua preziosissima radio e gli chiedo di mettersi in contatto immediato con i mortaisti.

    Si inserisce nella frequenza radio il Ten.Col. Ciccoletti piuttosto concitato, che mi invita a muovermi con velocità. Lo fa anche con parole poco gentili. Si sta sviluppando un accenno di contrattacco a nord sul 1° plotone e questa battaglia deve essere portata a termine al più presto, dice, prima che i Francesi abbiano tempo di riorganizzarsi. Evidentemente il comandante del IX è sotto un enorme pressione da parte del comando di reggimento, che a sua volta è sotto enorme pressione da parte del comando divisionale e così via.

    Rispondo con molta calma che farò del mio meglio, ma già so che non manderò il mio plotone a farsi ammazzare solamente perché il Duce ha fretta di non fare brutta figura con i Tedeschi.

    Il terreno è difficile e le direttrici di movimento vanno scelte con cura. I movimenti sono difficili in questo terreno roccioso ed in salita, ma grazie a Dio presenta anche diversi angoli morti dove è possibile sostare per organizzare l’azione e fare il punto della situazione. I miei mitraglieri scambiano fuoco con una postazione dritta di fronte a noi che ci sbarra il passo. 150 metri davanti a me c’è la squadra di Lapina, acquattata in un anfratto con i traccianti che gli volano sopra la testa. Occorre neutralizzare quella posizione francese, ma di assaltarla alla garibaldina, come vorrebbe il comandante del battaglione, non se ne parla nemmeno: mitraglieri francesi dominano il terreno; sarebbe una strage. E’per questo che richiedo l’assistenza della batteria mortai, che ci è stata assegnata proprio per situazioni come questa. Il buon Garibaldi detta con precisione le coordinate, come in una esercitazione; con calma, sporgendo a tratti il binocolo da trincea oltre la posizione per individuare bene il nemico. Sulla sinistra si vede una piazzola per mortai abbandonata dai serventi nemici nei turni precedenti. Il nucleo d’assalto di Allegretti, forte dell’appoggio della squadra del sergente Gallina è sulla sinistra. Il suo obiettivo è la vetta del Bercher, oramai a soli 400 metri dalle nostre posizioni. Giudico la situazione buona, e non ho nessuna intenzione di rovinarla con colpi di testa affrettati. Se a nord si sono fatti sorprendere con i pantaloni abbassati, non è un problema mio.
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  11. Luigi Varriale

    Luigi Varriale

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    Turni da 23 a 26

    Improvvisamente ed inaspettatamente la battaglia si accende come i fuochi di capodanno. Il tutto nasce dal fatto che i Francesi, semi disperati giocano il tutto e per tutto in un contrattacco contro le posizioni centrali conquistate dal 2° plotone. Una mossa del tutto assurda a mio parere, in quanto ben meno importanti delle posizioni che i Francesi ancora tenevano intorno alla vetta del Bercher.

    Questa azione fa cambiare completamente il centro di gravità della battaglia. Dalla radio di Garibaldi, le cui coordinate per i mortai sono completamente andate al diavolo, in quanto i Francesi hanno alzato i tacchi dalle posizioni precedentemente occupate, giungono voci concitatissime circa l’attacco francese all’estrema destra del fronte e di come una nostra squadra abbia contrattaccato alla baionetta ed alla bomba a mano, ricacciando il nemico con perdite enormi. Arrivano anche le bestemmie del comandante di battaglione, sotto il fuoco nemico e bestemmie ancor più pronunciate perché la sezione superstite della contraerea, che copriva il fianco sinistro del comando ha finito le munizioni e si ritira, portandosi dietro la preziosa arma.

    In quanto a noi, decido di rompere gli indugi, visto che il nemico si defila. Ordino a voce ad Allegretti di dare fuoco alle chiappe e di muovere verso la vetta, facendo bene attenzione a farsi sempre appoggiare dai mitraglieri di Gallina. Come questi esce dalle sue postazioni, individua un vagone trainato dei rifornimenti francesi, e ne ammazza i due conducenti a fucilate. Si inerpica indi verso la vetta e la conquista d’impeto senza incontrare resistenza.

    Ordino poscia agli assaltatori di Lapina di muovere verso nord a loro volta, verso i nostri obiettivi in cresta. Noi ci muoviamo di concerto per coprirgli il sedere. Come quello giunge sul cocuzzolo che domina il nostro ultimo obiettivo in quota, mi giungono le sue grida. Dall’altra parte della cresta c’è una posizione di mitragliatrici pesanti nemiche ed un’intera squadra di fanteria francese ben inquattata nel terreno.

    Non c’è tempo da perdere; i fucilieri di Lapina danno l’assalto alla postazione, che hanno colto fronte a nord, con bombe a mano ed attrezzi da scavo. La squadrra di fanteria nemica è paralizzata dalla sorpresa e non reagisce. Lo stesso dicasi per i mitraglieri nemici. Pare di vedere Band of Brothers, quando Winters si sporge al di là di un canale di scolo in Olanda ed individua un’intera compagnia di Tedeschi nel terreno sottostante. I mitraglieri colti di sorpresa subiscono perdite e ripiegano in disordine da est verso ovest. Così facendo vengono sotto il tiro dei miei mitraglieri che glie ne danno ancora un po’; subiscono quindi altre perdite e continuano a ripiegare, venendo sotto il fuoco della squadra di Allegretti che a loro insaputa già si trovava in vetta al Bercher. A questi si arrendono. La squadra di fanteria francese è ancora lì e non ha sparato un colpo. In più, sulla sinistra ce un’altra squadra francese, che credevamo essersela battuta, ed abbiamo anche in conseguenza di ciò annullato il tiro dei mirtai. Quale idiozia; il nemico non si era mai mosso dalle sue posizioni. Solamente, per qualche motivo, lo avevamo perso di vista. Ora Lapina si trova sotto il tiro di entrambe queste squadre nemiche e non ha avuto nemmeno il tempo di fare fumo. Il prossimo turno farà caldo. A nord tuonano gli obici nostri; speriamo stiano facendo i danni che devono. Durante il nostro movimento dirigo personalmente il fuoco di una Breda sulla vecchia posizione di mortai francesi, che nel frattempo i serventi hanno rioccupato dopo che nei turni precedenti l’avevano abbandonata. Questa volta rimangono stesi a terrra sul poso sanguinanti e si può dire che la postazione sia definitavamente ridotta al silenzio.

    Vi anticipo che Lapina, perde quatto uomini nel prossimo turno (che ho già iniziato), nel momento le due squadre francesi che lo hanno a tiro, aprono il fuoco rabbiosamente. Sto maledetto, imbevuto di spirito fascista, manco si ritira e mi tocca bestemmiargli dietro di togliersi di lì, prima che lo polverizzino. Fulgido ma idiota esempio di coraggio e di valore!
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  12. Luigi Varriale

    Luigi Varriale

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    La battaglia si sviluppa furibonda, con i Francesi che contrattaccano la squadra di Lapina e la mia ala sinistra in vetta al Bercher. E’ una battaglia senza quartiere e di combattimenti si spezzettano oramai in episodi isolati difficili da controllare. Provo a contattare ancora i mortai, che adesso mi sarebbero molto utili vicino alla vetta del monte, dove due squadre francesi montano il contrattacco sulle squadre di Allegretti e Gallina, ma mi rispondono che il comando di battaglione, sotto enorme pressione dei Francesi al centro ha monopolizzato per sé tutto il fuoco indiretto. Ci sono quasi due plotoni francesi che contrattaccano verso le posizioni del comando di battaglione e dello sgangheratissimo plotone di Galliano, la cui terza squadra è stata polverizzata. La squadra della scorta del Ten.Col. Ciccoletti è stata anch’essa presa sotto pesante fuoco nemico di preparazione e dimezzata. Rimangono intorno al comandante solamente tre uomini. Il Tenente Acerbi è caduto in combattimento.

    La cosa certo non mi fa piacere, ma toglie anche parecchia pressione dal mio plotone. Ho decisioni difficili da prendere per il prossimo turno: ho deciso di chiedere al Magg. Vicari di prodursi in un attacco aggirante per la sinistra che conquisti gli ultimi due obiettivi al di qua della cresta e tolga pressione dal settore centrale di Ciccoletti. Questo è il modo in cui ho deciso di impegnare il rincalzo. Quanto a me, mi preparo all’assalto ravvicinato della squadra francese che ancora presidia l’obiettivo che avrebbe dovuto prendere Lapina. Vedremo come congegnare questo attacco. Per quanto riguarda infine Allegretti, dovrà sbrogliarsi da solo la controreazione francese sulla vetta del Bercher. Aiuti io non posso mandargliene e glie l'ho già fatto sapere con una staffetta a “grida” che ho inviato a mezza strada tra me e lui.
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  13. Luigi Varriale

    Luigi Varriale

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    Turno 30 (di 41) apparizioni e sparizioni

    Nessuno ha capito cosa stia succedendo. Alla radio incombe un improvviso silenzio. Pare che i Francesi abbiano improvvisamente e misteriosamente cessato l’attacco in direzione del comando di battaglione. Dalla mia posizione individuo una squadra nemica in ripiegamento verso ovest. Bisogna fermarla prima che si riporti in vetta al monte e mi riconquisti l’obiettivo davanti al naso. Allegretti cattura un altro gruppo di francesi che tentava di battersela verso valle ad ovest.

    Il mio rincalzo (plotone comando di compagnia) ed io riprendiamo l’avanzata per conquistare gli ultimi obiettivi sul versante ovest del Bercher. La squadra di allegretti stringe da ovest. Ed improvvisamente ci appare lo spettacolo a valle di quello che dovrebbe essere il rimanente delle forze francesi. Quattro squadre nella depressione acquitrinosa tra noi ed il comando di battaglione, spalleggiato dal comando del 2° plotone. Per radio apprendo che tutta l’artiglieria è concentrata in quel punto è sta calcolando la caduta dei colpi, che dovrebbero arrivare tra un paio di turni. I Francesi tentano disperatamente di sortire dalla sacca. Il comando di battaglione, che finalmente è contento della mia azione, mi comunica che da nord sta arrivando il plotone di Visconti a chiudere la ritirata ai Francesi. Se si riesce ad imbottigliarli, la vittoria dovrebbe essere nostra. Allegretti ha ancora tre obiettivi da conquistare, io uno ed il rincalzo un altro. Se riusciamo a fare questo negli ultimi nove turni, la vittoria è completa.
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  14. Luigi Varriale

    Luigi Varriale

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    Per il turno 39, tutte le forze francesi sono rastrellate e catturate e tutti gli obiettivi sono in mano italiana. E' solamente negli ultimi otto turni che la bilancia si è spostata decisamente a favore dgli Italiani, a seguito dell'errore del comando francese - a mio avviso - di abbandonare la difesa della vetta per dedicarsi ad un avventuroso contrattacco a nord ovest, che magari poteva anche riuscire emettere in difficoltà la 17a comagnia, ma per nostra fortuna non è riuscito.
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    Lo sfondamento delle linee francesi è stato conseguito e le truppe di seconda schiera della Lucca, si riversano in territorio francese. In questa realtà alternativa, Mussolini ha salvato la faccia e non ha fatto la figura del parente povero.
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    Ho notato che anche se erano in difesa, i Francesi avevano forze praticamente equivalenti alle mie. Forse l'AI meno di una compagnia non può acquistare. Mi conviene allargare la forza o negli scenari d'assalto a posizioni nemiche, con la parità numerica mi troverò molto male.
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  15. DistruttoreLegio

    DistruttoreLegio

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    Quando devi assaltare è importantissima l'artiglieria anche solo roba piccola ma deve essere incessante
     
  16. Luigi Varriale

    Luigi Varriale

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    Il TV Brignole e la sua "bagnarola" Calatafimi, riescono a distrarre i due gruppi navali francesi che comprendono in totale di due incrociatori pesanti e quattro cacciatorpediniere al prezzo della sua nave che prende i suoi primi colpi a bordo alle 0457 ed alle 0518, dopo quasi mezz'ora di manovre evasive ed aggressive. La seconda bordata incassata deve essere di uno degli incrociatori nemici, infatti la torpediniera inizia ad imbarcare acqua colpita in pieno in sala macchine.

    A partire da questo momento, con la velocità ridotta a 20 nodi, la Calatafimi si mette in rotta di allontanamento dai gruppi nemici per 30 gradi zigzagando e continuando a sparare con la sua torre singola poppiera. Nel suo rapporto il TV Brignole dichiarerà di avere messo a segno 4 colpi su un paio di cacciatorpedinere nemici.

    Alle 0520 viene dato l'ordine di attacco alla prima di due squadriglie di CANT da bombardamento che partono da un aeroporto militare vicino La Spezia. Il Cielo è nuvoloso e l'individuazione del naviglio dall'alto certo non agevole.

    Intanto a bordo della Caltafimi, sono le 0522, si incassano altri colpi e si perdono altri otto nodi di velocità. Si comincia a compensare l'inclinazione pericolosa a babordo, allagando compartimenti stagni dalla parte opposta. Con la velocità ridotta 12 nodi, il comandante Brignole ordina l'emissione di cortine fumogene e prende la decisione che gli varrà la medaglia d'oro al valor militare.

    Perché si ragazzi miei, la Marina Militare o Regia all'epoca, è ed era fornita di uomini di ferro.

    Brignole decide di virare dritto incontro al nemico che lo insegue: un incrociatore pesante e tre, dico tre, cacciatorpediniere; con l'intenzione di prenderli per contromarcia e silurarli. Nella rotta di avvicinamento la povera torpediniera incassa un uragano di fuoco che le devastano coperta e compartimenti sommersi. Quando Brignole crede che la Calatafimi sta per affondare sotto la valanga di colpi che gli spazza i ponti, e prima di avere i lanciasiluri fuori uso, lancia due coppiole. Una su un Icrociatore ed una su un caccia, che si rivelerà dopo essere lo Chacal. Poi Brignole inverte nuovamente la rotta, cercando di scampare verso la costa, a costo di andare ad incagliare la sua nave da qualche parte. Nel frattempo ha incassato una bordata nel magazzino munizioni di poppa, che viene immediatamente allagato per precauzione ed un'altra gli ha messo fuori uso la torre prodiera. Così a prua non si spara più per mancanza della torre ed a poppa per mancanza di munizioni. La Calatafimi è ridotta al silenzio. Brignole decide che cercare di riparare la torre di prua è inutile, in quanto adesso la sua unica speranza e fuggire, e dà quindi la priorità del controllo danni ai compartimenti allagati sottocoperta, per cercare di mantenere a galla la sua unità.

    Alle 0531 si ossserva un'esplosione tremenda a bordo del cacciatorpediniere di un caccia francese, che dai bollettini francesi, si rivelerà poi essere lo Chacal. Questo si spezza in due e affonda in due minuti senza lasciare superstiti. Dei quattro siluri lanciati dalla Calatafimi, uno ha fatto centro mentre gli altri non hanno colpito nulla.

    Nel corso della formale commissione di inchiesta per la perdita della Calatafimi indetta come puro atto dovuto e che assolverà il suo comamdante con formula piena da ogni responsabilità, il TV Brignole non smetterà mai di autoincolparsi per non aver atteso di essere più vicino per lanciare i siluri, ma come riportano i verbali della seduta:

    "La paura di avere i tubi di lancio messi fuori uso fu troppo grande. Sapevo che la mia nave era condannata a meno di un eccezionale colpo di fortuna, e non mi sarei mai perdonato di non aver reso danni almeno equivalenti al nemico. Quindi lanciai quando stimai che il bilanciamento tra possibilità di colpire e rischio di essere affondato prima del lancio, mi parve il più favorevole".
    Deposizione del Tenente di Vascello Giseppe Brignole al preocedimento d'inchiesta indetto a suo carico per la perdita della Torpediniera Calatafimi.

    Solamente che quando alle 0533 lo chacal colò a picco, Brignole rese ben di più della pariglia al nemico, affondando un modernissimo cacciatorpediniere da 2300 tonnellate, la qual cosa cominciava a rendere costosa l'audace missione intrapresa dalla Marine Nationale.

    Più o meno alla stessa ora, i CANT da bombardamento in quota cominciarono ad arrivare sul cielo della battaglia, ma assai incerti sul da farsi; infatti per lungo tempo non riuscirono ad individuare nessun naviglio, e Brignole che non poteva vederli, date le nuvole ma poteva sentirli, dovette aggiungere alle sue disperate preoccupazioni di salvare la sua nave, anche quella che quest'ultima venisse bombardata da aerei amici.

    Solamente alle 0548 in un buco nella nuvolaglia bassa e fitta, una squadriglia di CANT individuò una nave e la prese di mira senza meno. Si trattava del super caccia francese Aigle, di 2500 tonnellate di stazza. La prima squadriglia dei CANT lo attaccò in massa con 9 aerei, nonostante il nutrito fuoco contraereo che ebbe però difficoltà a giungere alla quota degli apparecchi Italiani. Tra il nugolo di bombe che caddero intorno all'unità ftancese, una colpiva forse a mezza nave. Il caccia nemico fu seriamente danneggiato, si inclinò a sinistra e dovette ridurre la velocità a 16 nodi. La seconda squadriglia di CANT, guidata dalla prima, attaccò a sua volta ma non registrò nessun colpo a segno.

    Nel frattemp Brignole era ancora in fuga con la sua tinozza incendiata e semi affondata nel tentativo di guadagnare qualche tratto di costa ligure. Si lottò fino all'ultimo per cercare di tenere la Calatafimi a galla, e quando si cominciava a credere che ce la si potesse fare (si stava infatti cominciando a pompare più acqua fuori di quanta ne entrasse), improvvisamente la vetusta struttura della torpediniera cedeva e la nave iniziava inesorabilmente ad affondare. Brignole comandava dunque l'abbandono nave. In quel momento aveva a bordo una trentina di morti e quasi cento feriti. Erano le 0554

    I Francesi, con una nave affondata ed una seriamente azzoppata, per paura che altri aerei italiani giungessero sul cielo della loro formazione, decidevano di interrompere la missione e di tornarsene a Tolone, mettendosi tuttì attorno all'Aigle menomanto per fargli da schermo antiaereo.

    Risultato, vittoria minore per l'asse e medaglia d'oro al Brignole.

    Viva la Marina da Guerra Italiana ed all'aviazione Italiana ed onore al nemico per il duro combattimento sostenuto.
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    I CANT iniziano il volo di ritorno alla base dopo aver messo a segno una bomba sull'Aigle (sbuffo di fuoco dove c'è il rombo). Notare anche le altre bombe andate a vuoto.
     
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    Ultima modifica: 18 Novembre 2019
  17. Sir Matthew

    Sir Matthew

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    ma lo scenario navale è pure su steel panthers?
     
  18. Luigi Varriale

    Luigi Varriale

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    i due scenari sono collegati dal punto di vista temporale. Storicamente avvenivano nello stesso momento.
    L'ho inserito qui perché mentre mi giocavo la campagna italiana di Francia con Steel Panthers, stavo anche testando l'editor ed il sistema del colosso della SSI sulle battaglie navali della 2a guerra mondiale.
     
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  19. Luigi Varriale

    Luigi Varriale

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    La notizia dell’armistizio tra le potenze dell’asse e la Francia coglieva i nostri uomini abbastanza di sorpresa. La novella fu portata da una staffetta motociclista presso il posto di comando del Ten. Angeli. Era un felice plotone quello che marciava allegramente verso est di ritorno nel territorio nazionale. Il Sergente Allegretti, di cui nessuno poteva contenere l’orgoglio e la contentezza di aver distrutto sei unità nemiche eguagliando il record della squadra comando del 2° plotone, era l’unico sottufficiale che si lamentasse del ritorno in patria.

    “Non si può capire questa cosa” andava affermando a chiunque avesse la pazienza di ascoltarne le lamentele: “abbiamo appena conquistato la Francia e già ci rimandano a casa senza un minimo di possibilità di trattenerci a visitarla”.

    Per l’intera divisione Lucca, di ritorno in patria però tale ritorno costituiva un segnale ben più inquietante che il diniego di fare del turismo in terra vinta; significava l’assegnazione ad un nuovo teatro operativo. Di questo solamente i papaveri della divisione si resero conto sin dall’inizio. Mentre il sospetto cominciò a filtrare ai piani bassi attraverso i pettegolezzi di radio scarpa, le nota emittente della fanteria italiana.

    Fu solamente una settimana più tardi che la divisione ricevette la sua nuova destinazione: Africa Settentrionale, dove le forze italiane avevano avanzato in territorio egiziano e si erano spinte fino a Sidi el Barrani. Il trasferimento della Lucca sulla quarta sponda era il contentino dato da Badoglio al Generale Graziani che disperatamente invocava rinforzi per continuare l’avanzata verso est, che comunque non stimava di poter intraprendere prima dell’ottobre-novembre 1940. Giacché Mussolini voleva vedere dei risultati “ieri” che adndassero ben oltre all’occupazione di quattro palmi di deserto, aveva aderito alla richiesta del capo di stato maggiore di mandare un paio di divisioni in più sul quel teatro per “garantire la fluidità e la continuità” (ammazza! Quanto gli piacciono le parole pompose agli Italiani), dell’azione offensiva.

    All’inizio di luglio, quando i complementi ed il ripianamento armi e dotazioni della divisione fu completato, la notizia del trasferimento in Africa arrivò giù dai comandi superiori, fino al IX battaglione di fanteria, il quale date le caratteristiche del nuovo teatro operativo, venne debitamente rinforzato. Ricevette tanto per cominciare un plotone esplorante con un carro armato veloce L-3 e due sezioni di bersaglieri esploratori, e poi una batteria controcarro su 4 pezzi da 47mm, di cui due vennero aggregati in permanenza alla 17a compagnia del Maggiore Vicari.

    Andammo subito a visitare questi nuovi cannoni, e non ne rimanemmo per nulla impressionati. Tanto per cominciare non avevano uno scudo corazzato, cosa che ci fece avere un po’ di compassione per i poveretti che avrebbero dovuto servirli. Inoltre il fatto che il battaglione avesse ricevuto questo tipo di equipaggiamento poteva voler dire una sola cosa: il nemico che ci saremmo trovati di fronte, le forze inglesi, avevano carri armati. Alle mie rimostranze con il Magg. Vicari che il nemico avrebbe avuto dei carri, questi mi rispose che primo, nemmeno il comando divisionale ne era certo, e secondo che anche il battaglione avrebbe avuto un carro armato e che comunque in Africa Settentrionale anche noi avevamo già un’aliquota di mezzi corazzati medi, cioè come li chiamava lui, di “carri da battaglia.

    Era un gran bel plotone quello che si presentò alle banchine d’imbarco nel porto di Napoli alla fine dell’estate del 40.Io potevo oramai essere considerato un ufficiale esperto, con un valore di Rally di 73 ed un morale di 69, che rifletteva la mia capacità di comando della fanteria a 68. Con 66, il mio grado di esperienza di combattimento rappresentava il valore più basso della nostra squadra comando, ma col tempo lo avrei migliorato.

    L’intero 47° reggimento venne stipato come sardine su un enorme nave da trasporto truppe chiamata “Ulsina”. Ci caricarono a bordo insieme a cannoni, camion, vetture dei comandi eccetera, e con tutto questo armamentario prendemmo il mare se non ricordo male il 1° luglio, nel pomeriggio. Durante il giorno ci consentirono di stare in coperta ed io mi godevo lo spettacolo delle unità navali tutte intorno alla nostra che formavano il convoglio: c’era un’altra nave da trasporto simile alla nostra ed in coda al gruppo c’era quella che doveva essere una petroliera. A destra e a sinistra le navi da guerra; con due o tre cannoni e le mitragliatrici antiaeree. Tali navi non erano molto grandi; certo non erano corazzate, ma erano comunque navi armate che servivano alla nostra scorta attraverso il Mediterraneo per raggiungere la nostra destinazione che si vociferava dovesse essere Bengasi. Durante la notte dovevamo stare sotto coperta ed era il momento più difficile dove il mal di mare imperversava maggiormente e la nave si trasformava in un vomitatoio pubblico. Comunque rimanemmo ottimisti e fiduciosi di andare a suonarle agli Inglesi, così come avevamo fatto con i Francesi.
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  20. metalupo

    metalupo

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    Nel deserto è più dura, pochi ripari e conviene che ti procuri dei genieri.
    L'IA, da quel che ricordo, tende ad usare abbastanza le mine nelle mappe in cui è sulla difensiva.
     
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