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Il giorno della Frattura

Discussione in 'Wargames da tavolo' iniziata da Luigi Varriale, 16 Dicembre 2017.

  1. Luigi Varriale

    Luigi Varriale

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    22 giugno 2018; Il cielo cade sulla testa dell’alleanza

    Esaurite tutte le possibilità negoziali, dove il movimento per il rinnovamento veniva invitato a far parte della compagine governativa e sdegnosamente rifiutava, prendevano il via le operazioni militari nella pianura padana. Obiettivo dei governativi era né più né meno che spazzare via le due brigate alpine che difendevano il territorio ad ovest di Verona, ed irrompere nel nord ovest per terminare il conflitto nel più breve tempo possibile.

    Cominciavano le ostilità anche sul mare, dove era in corso l’operazione Manta da parte della marina dell’alleanza per trasportare un convoglio carico di materie prime ed proveniente dal Mar Nero.

    A terra il compito veniva affidato alla brigata Ariete, che si metteva in movimento da Padova e compiva unna manovra aggirante per la sinistra nel ferrarese allo scopo di cadere sul fianco sud della brigata Taurinense, scoperto. Per la verità, la brigata alpina dell’alleanza si trovava in posizione precaria, nella pianura a sud di Verona lungo la linea dell’Adige. Non aveva avuto il tempo di preparare posizioni difensive e si affidava quindi al solo ostacolo naturale del fiume. Il punto che era sfuggito al generale Baiocco, comandante del corpo d’armata nord dell’alleanza, era che, primo, l’Ariete poteva comodamente attraversare l’Adige a sud di Ferrara e presentarsi compatta per l’attacco in una posizione a nord di Modena, e secondo, che la brigata aeromobile Friuli, a Verona, poteva attaccare irrompendo fuori dalla città scaligera ed attaccare la Taurinense da Nord. L’unica brigata governativa che si sarebe trovata di fronte l’ostacolo dell’Adige era la cavalleria della Pozzuolo del Friuli, che però era appoggiata dal 2° reggimento genieri.

    In verità lo sforzo principale venne esercitato dall’Ariete da sud e dalla Friuli da nord, con risultati devastanti per la Taurinense che si trovava virtualmente accerchiata. Fu così che l’Ariete, catturato di slancio un ponte sul fiume Po, ed attaccando da sud a nord, in concorso con la Friuli, riuscì a travolgere completamente le difese della Taurinense che venne distrutta. Ben pochi furono gli alpini che riuscirono a ritirarsi dalla sacca in direzione di Piacenza.

    Il movimento per il rinnovmento, visto che si chiamava “per il rinnovamento” silurava su due piedi il generale Baiocco e lo sostituiva con un genrele di divisione a disposizione; il genrale Sandro Marino. Occorreva adesso ideare un nuovo piano per la difesa della Pianura Padana facendo a meno di una brigata alpina. Il generale Biglia proponeva un arretramento dietro l’Adda, anche allo sopo di raccorciare la difesa e renderla più economica. Questo avrebbe dovuto però compiersi pagando con l’abbandono al nemico di Brescia e dell’intera bassa padana. La difesa sarebbe stata imperniata su una linea Como-Milano-Piacenza. Il generale sosteneva poi la necessità di cominicare a utilizzare pesantemente i centri urbani come punti forti della difesa, cosa che all’inizio l’alleanza aveva cercato di evitare. Il primo ministro Grazino però rifiutava questa ipotesi in maniera radicale, non essendo pronto a prendere in considereazione questa misura prima che il nemico lo facesse. Non voleva Grazino apparire come quello che cominciava ad usare i civili come scudo alle operazioni militari. Del resto un’ evacuazione di una città come Milano non era nemmeno pensabile, per non parlare degli effetti che avrebbe provocato sul morale dell’alleanza e dei suoi sostenitori. Il ministro degli esteri Cacciani suggeriva dunque di sfruttare la superiorità in aviazione e di arrestare con quella il nemico, trasferendo magari a nord, visto che il fronte sud era tranquillo, il gruppo di cacciabombardieri dalla Puglia. Interveniva quinfi il generale Zedda, nuovo capo di stato maggiore dell’aeronautica, spiegando che il 36° gruppo avrebbe si potuto essere trasferito a nord, ma non prima che si fossero riparati i danni subiti da alcuni aerei in una incursione nel Tirreno contro la marina governativa.



    Infatti il giorno prima, il gruppo aveva effettuato una missione contro nave cercando di localizzare la Task Force 12 della marina governativa che sono in procinto di tentare il forzamento del blocco del canale di Sicilia per accedere al Mediterraneo e bloccare i convogli dell’alleanza diretti in Puglia. I Tornado, armati con due Kormoran anti nave e testa, si alzavano in volo con un profilo HI-HI-HI allo scopo di localizzare le forze dell'avversario. Pur non riuscendo a localizzare nulla, perché la posizione del nemico segnalata delle forze avversarie era troppo approssimativa, pare che la fregata Bergamini abbia localizzato gli aerei in volo sul Tirreno e abbia lanciato una salva di Aster 30. Un Tornado è stato sicuramente abbattuto sopra le acque del Tirreno e l’equipaggio non si è lanciato, gli altri hanno fatto ritorno alla base senza poter lanciare i propri missili. Unì altra fonte della marina governativa rivendica invece l'abbattimento del Tornado ad opera di un missile Aspide del pattugliatore Bersagliere.



    Per quanto riguarda invece il primo contatto a fuoco tra le opposte marine, vi è stato un ingaggio tra i sottomarini Todaro e Pelosi. E’ in corso l’operazione Manta, nella quale la marina governativa sta tentando di forzare il canale di Sicilia per andare ad intercettare i convogli dell’Alleanza diretti in Puglia dal Mar Nero. La task Force 12 dell’alleanza è in mare con il sottomarino Pelosi, la fregata Bergamini, nave ammiraglia, ed il pattugliatore Bersagliere. A guardia del canale di Sicilia, l’ammiraglio De Foulger, comandante n capo della marina dell’alleanza, ha piazzato il sottomarino Salvatore Todaro, che pattuglia ininterrottamente le acque del canale, con l’ordine di affondare qualunque piattaforma da guerra governativa senza preavviso. Sembra che il Todaro abbia lanciato un siluro contro il sottomarino Pelosi che però quest’ultimo sarebbe riuscito ad evitare. Trapelano preoccupazioni presso la marina governativa, dal momento che pare che le sue forze navali non sono in nessun momento riuscite a localizare il sottomarino dell’alleanza; non ci è riuscito né il Pelosi che era a più diretto contatto, né l’elicottero NH-90 del Bergamini, con le sue sofisticate attrezzature antisom. Da alcune fonti della marina governativa, trapelano serie preoccupazioni a causa di questo fatto.
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    Ultima modifica: 15 Gennaio 2018
  2. Luigi Varriale

    Luigi Varriale

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    24-27 giugno 2018

    La fine del mese è monopolizzata dall’operazione Manta che si risolve in un sucesso stratagico per l’alleanza. La prima fase è stata costituita dal forzamento del blocco del canale di sicilia da parte della Task Force 12 governativa, formata dalla fregata Bergamini, dal pattugliatore Bersagliere e dal sottomarino Pelosi. L’intelligence della marina governativa era quasi certa che l’alleanza avrebbe cercato di impedire il passaggio della Task Force 12 attraverso il canale di Sicilia. Ed infatti avveniva proprio questo.

    Nella notte del 24 giugno, il sottomarino Pelosi procedeva in immersione come picchetto sonar per individuare eventuali minacce di superficie o sommerse. Distanziati per zero gradi vi erano in ordine la fregata Bergamini, ammiraglia della flotta governativa, ed ancora più indietro il pattugliatore Bersagliere. La posizione defilata del Bergamini, diamo atto all’ammiraglio di divisione Sandro Ventura, comandante della Task Force, aveva un senso, in quanto la tattica dell’ammiraglio era quella di preservare la fregata da un’eventuale minaccia subaquea, specialmente in cosiderazione della qualità della piattaforma subaquea in mano all’alleanza. La posizione “fuori gioco” del Bersagliere è meno comprensibile, inquantoche se è vero che come piattaforma antisom il Bersagliere può contare solo sul suo AB-212 imbarcato, è anche vero che forse quella nave, proprio per questo, era da lasciare in porto in quanto non adatta ad ingaggi contro sottomarini. Come vedremo, l’ammiraglio Ventura giustificherà l’inclusione del pattugliatore nell’ordine di battaglia con il fatto che se la Task Force fosse riuscita a forzare il passaggio, avrebbe avuto a disposizione più fuoco antinave per dare la caccia al convoglio dell’alleanza.

    Scorrendo il rapporto dell’ammiraglio Ventura e confrontandolo con gli atti della commissione d’inchiesta della Marina governativa, vediamo che i dati più o meno coincidono: il sottomarino Pelosi forzava il canale di Sicilia approssimativamente alle ore 03:00 del 25 giugno, secondo il suo giornale di bordo avendo il sonar totalmente sgombro. Un’ora più tardi era la volta del Bergamini, preceduto dai suoi elicotteri NH-90 che si alternavano in pattugliamento antisom. Ma qui avveniva il guaio, quando senza nessun preavviso o contatto di alcun genere, il Bergamini incassava da un siluro a prora che lo semi-sfasciava. Il Pelosi, sentendo l’esplosione virava di 180 gradi ed a tre nodi andava a ritroso ad investigare, ancora senza risultati. Gli elicotteri del Bergamini, ancora in volo e speranti di trovare ancora un ponte su cui atterrare a missione conclusa, giravano e rigiravano sul luogo del sinistro, nel vano tentativo di scoprire il Todaro, che come aveva previsto l’intelligence, si trovava in agguato proprio lì sotto il loro naso.

    Il comandante del Pelosi, come vedremo errando, presumette che il Todaro avesse lasciato passare lui, rimanendo nel massimo silenzio, attendendo l’ammiraglia per assestarle il colpo. Il Bergamini, incendiato e ridotto alla velocità di quattro nodi, lottava intanto disperatamente per domare le fiamme a bordo e riparare i cocci. La nave galleggiava ancora, pur avendo imbarcato molta acqua dallo squarcio prodotto dal Whitehead 184 del Todaro. Con 30 tra morti e feriti a bordo, tra cui leggermente ferito era anche l’ammiraglio Ventura, il vascello da guerra governativo riusciva a zoppicare fino a Napoli sempre nel terrore di incassare un’altra torpedine nelle terga. L’ammiraglio Ventura, che rimaneva in grado di comandare la task force, ordinava al Bersagliere di invertire la rotta e di tornare a La Spezia, dato che, reso inservibile il Bergamini, il Bersagliere non aveva nessuna protezione contro il sottomarino dell’alleanza, di cui per altro erano sconosciute rotta ed ubicazione. Il Bergamini riusciva in fine a domare gli incendi e si faceva rimorchiare nel porto di Napoli, dove arrivava sotto gli occhi esterefatti del personale del porto e di quelli dei marinai ed ufficiali della 6^ flotta americana, sempre più preoccupati per i casini presenti e futuri nel Mediterraneo. Il Pelosi si portava invece a quota ESM per ricevere l'ordine di continuare con la sua missione, cosa che faceva senza porre tempo in mezzo, navigando a 10 nodi verso lo sbocco occidentale dell’Egeo. Colà arrivava nella serata del 26 dove a 60 miglia ad occidente di Capo Matapan rilevava al sonar un contatto di superficie, classificato dopo tre minuti di analisi passiva come corvetta della classe Cassiopea. Si trattava infatti del Pattugliatore Spica, di picchetto sonar (tramite il suo AB-212) che evidentemente precedeva il convoglio dell’alleanza sboccato dall’Egeo. Non rilevando null’altro, dopo accurata ricerca sonar ed una rischiosa quanto breve osservazione al periscopio, il Pelosi colava a picco lo Spica con un singolo siluro. Ci lasciavano la pelle 7 marinai governativi, mentre i naufraghi venivano raccolti qualche ora dopo da una nave soccorso greca. All’insaputa del suo comandante, il Pelosi aveva mancato però il convoglio che aveva girato al largo tra la Grecia e la Sicilia, sotto scorta del cacciatorpediniere De La Penne per evitare la minaccia subaquea. Si può imputare la colpa al capitano di corvetta Ragazzoni, comandante del Pelosi ? Tutto da dimostrare. Certo è che si può invece sostenere con cognizio causa che lo spica sia stato usato come esca per coprire la rotta del convoglio. Tattica costosa ma efficace. Fatto sta che alle ore 22:00 del 27 il convoglio dell’alleanza attraccava nel porto di Taranto. Il Pelosi riceveva l’ordine di porsi in agguato nell’Egeo tra l’isola di Amorgos e quella di Kinaros, per future operazioni di agguato ai convogli dell’alleanza. Decisione politico militare pericolosa, perché adesso il Pelosi si trova in acque territoriali greche.

    Bilancio dell’operazione Manta; per i governativi, la perdita della fregata Bergamini, che ne avrà per molto in quanto a riparazioni, e per l’alleanza l’affondamento del Pattugliatore Spica.

    Dal giornale di bordo del Todaro, se confrontato con quello dell’Ammiraglio Ventura, si apprende che il sotomarino del capitano Fiore non rilevò mai al sonar il Pelosi e che stabilì un contatto sonar alle 03:56 del 25 con bersaglio di superficie classificato come fregata FREMM. Il Capitano Fiore, riporta il giornale di bordo, si prese un rischio tremendo ingaggiando il contatto senza un’osservazione periscopica a lunga, lunghissima distanza; praticamente alla massima distanza di lancio del 184 Whitehead. Il comandante del Todaro riporta sul giornale di bordo che con due elicotteri he gli circolavano sul melone, non pensò nemmeno per un secondo di mettere fuori il periscopio. Fu così che pregando che il contatto fosse il Bergamini e non una fregata francese, il capitano Fiore scoccò due siluri alle ore 04:08. Il primo andava a segno mentre il secondo no, e non avendo udito rumori di affondamento, il comandante fiore apprezzò giustamente di avere danneggiato il suo bersaglio. Decideva in un secondo tempo, di iniziativa e dopo aver mandato a vuoto le manovre di controcaccia degli elicotteri, (Fiore non seppe mai che il Pelosi aveva invertito la rotta per cercarlo) di rimanere in zona come da ordini precedenti. Del Pelosi, non ebbe mai traccia né notizie.

    Le considerazioni su questa battaglia navale sono che il Todaro è un’arma micidiale, un buco nero nell’acqua che può fare vedere i sorci verdi a qualunque piattaforma italiana o straniera. La marina governativa d’ora in poi, saggiate le reali capacità del sottomarino U-212, dovrà usare molta cautela nei suoi movimenti e limitarli alle missioni veramente vitali.

    Nella pianura padana, unico settore terrestre attualmente attivo, le operazioni si sviluppano con una certa lentezza, dato che i governativi stanno ancora mettendo a punto l’apparato logistico e dopo la grande operazione di sorpresa contro la Taurinense devono riorganizzarsi. L’obiettivo strategico è senza dubbio Torino, capitale dell’alleanza, ma per arrivare a Torino la strada è lunga e tortuosa. Per il momento il generale di corpo d'armata Michele Arduino comandante dell forze nord governative ha congegnato un’operazione lungo l’autostrada Verona Bergamo per respingere indietro la brigata Julia che difende la parte nord del fronte.

    L’attacco, ben preparato con il supporto dell’artiglieria del reggimento Superga e del 2° reggimento guastatori ha visto protagoniste le brigate Pozzuolo del Friuli e Friuli, con l’Ariete impegnata a reintegrare le scorte di munizioni e carburante dopo l’azione contro la Taurinense. L’alleanza fa presente che sono intervenuti i Tornado del 36°stormo ed i Mangusta del reggimento Altair a dare una calmata all’impeto offensivo dei governativi. Da parte loro queti ultimi hanno fatto intervenire i loro Mangusta dalla base di Rivolto. Nessuna sottigliezza tattica in questa operazione, dove la Friuli si è avvalsa dell’appoggio dei genieri per l’attacco attraverso il fiume Mella, mentre il Superga appoggiava con fuoco sostenuto le operazioni della cavalleria da sud. Perdite lievi da entrambenle parti, tenute a freno sia dalla reazione aerea consistente dell’avversario che dalla difesa elastica della Julia che compiva un’azione ritardatrice da manuale con ritirata graduale in direzione di Bergamo. Le notizie più recenti sono però che la Julia ha ricevuto ordine di preparare posizioni difensive campali lungo l’autostrada A4, cosa che sta facendo con l’aiuto del 6° guastatori.

    La posizione dell’Alleanza nella pianura padana rimane precaria, con la 1^ e neocostituita brigata di fanteria (una brigata di miliziani piacentini) ancora in costituzione ed addestramento ed a tiro sia dell’Ariete che delle altre forze governative ad ovest di Verona. Il genereale Biglia spera di riuscire a tendere un'imboscata all'Ariete se si muovesse lungo la Modena Milano con il gruppo incursori dell'aeronautica, acquattato in osservazione sulle pendici dell'appennino.

    Esiste poi un grave problema strategico per l’alleanza: tutta la costa ligure è per il momento sotto il controllo dei governativi ed è di conseguenza impossibile trasferire le materie prime dal territorio controllato dall’alleanza a sud a quello controllato a nord. Il Generale Biglia sta mettendo allo studio un’operazione complessa, da portare evidentemente con mezzi anfibi (situazione navale permettendo) per assicurarsi una testa di sbarco sulla costa ligure (presumibilmente obiettivo Savona), da dove far affulire poi i rifornimenti.

    Per contro, i governativi sono in posizione precaria a sud, dove sono in inferiorità di forze, anche se possono manovrare per linee interne con la loro riserve strategiche a Pisa ed a Roma. L’alleanza dal canto suo, dispone ancora di una brigata di riserva a Cagliari (brigata meccanizzata Sassari), che se si riuscisse a trasportare sul continente, sarebbero guai per i governativi.

    Il ventaglio di operazioni possibili è quindi molto ampio e vi sarà da decidere la strategia per entrambi i campi.

    I comandanti sono aperti a qualunque vostro suggerimento

    Rimante in linea per la grande battaglia d’Italia.
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    Ultima modifica: 16 Gennaio 2018
  3. Prostetnico

    Prostetnico

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    Azzado: ma la popolazione "civile"? Non so se il gioco possa simulare insurrezioni, ma il nord , specie il nordest, lo vedrei ben poco filogovernativo...
     
  4. Luigi Varriale

    Luigi Varriale

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    Il gioco può simulare guerra asimmetrica; ed infatti la popolazione del nord est è ben poco filogovernativa, come ho specificato in post precedenti.

    Stavo anche pensando che a meno che qualcuno abbia un particolare interesse per questo scenario, lo continuerei offline, per concentrarmi solamente sull' AAR della campagna in Africa Settentrionale nella seconda guerra mondiale; andando con due scenari contemporaneamente in AAR, le cose diventano parecchio più lente.

    fatemi sapere
     
  5. cerbero

    cerbero

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    Io voto per la continuazione dell AAR :)
     
  6. Willy il Peyote

    Willy il Peyote

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    ti sei fregato con le tue stesse mani...

    voto per la continuazione...
     
  8. Luigi Varriale

    Luigi Varriale

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    Il popolo ha parlato; l'AAR continua.
     
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    Ultima modifica: 21 Gennaio 2018
  9. Luigi Varriale

    Luigi Varriale

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    La battaglia navale dell’operazione Manta, segna un punto di svolta in quella che oramai tutti non esitavano più a chiamare la seconda guerra civile italiana. Un lungo post di Gianni Grazino il 27 giugno esprimeva il suo messaggio per il rinnovamento adesso chiamato semplicemente “l’alleanza”, al popolo italiano. Si trattava di un messaggio istintivo, non preparato ed a ruota libera, come era il consueto stile di Grazino, che non si era mai veramente preoccupato di essere popolare; a renderlo popolare, ci pensavano quelli di Roma.

    “Il tempo del governo dall’alto è finito” era il proclama dell’esponente del’alleanza. “Il nostro governo vuole essere e non potrebbe essere altro che un mezzo di facilitazione perché si instaurino sul territorio nazionale quei rapporti di responsabilità reciproca che sono propri dei popoli che sono molto più avanti di noi socialmente. Rapporti che non possono essere imposti dall’alto o organizzati dall’alto, ma possono solamente sorgere spontaneamente quando un intero gruppo di persone che condivide una comunità sono chiamate a rispondere alla semplice domanda su come possono servire il prossimo al meglio delle loro capacità. Se prendete un gruppo di tedeschi o americani e li mettete provvisoriamente a vivere su un’isola deserta, in qualche modo quelli si organizzaeranno nella maniera più efficiente compatibilmente con le condizioni esterne, se fate lo stesso con un gruppo di Italiani, non sono certo del risultato. Noi dobbiamo smettere di considerarci una semplice somma numerica di individui con molti diritti e nessun dovere nei confronti degli altri, e cominciare ad essere una comunità degna di questo nome.

    Sul territorio dell’Italia sono cominciate operazioni militari dopo 75 anni dall’ultima tremenda e similare esperienza. Io sono il primo a sperare che queste cessino il più presto possibile e mi impegno in prima persona affinché questo possa avvenire. Ma i governanti di Roma devono cedere non solo la parola al popolo; questo l’hanno fatto ad ogni elezione perpetrando un sistema che ha origini e malattie assai antiche. Devono cedere il posto al popolo ed il popolo deve dimostrarsene all’altezza. Questo è il solo motivo per cui combatto. Chi crede di vedere in me un leader di questa sollevazione oramai anche di buona parte dei vertici militari, che hanno trovato per la prima volta nella storia di Italia le palle di reagire, si sbaglia, e non potrebbe fare sbaglio più grande. Quando questa battaglia sarà coronata dalla la vittoria del popolo sovrano sugli usurpatori di Roma, io mi farò da parte e sarà il popolo a darsi la forma di governo e di stato che meglio crede. E sarà allo stesso tempo una grande responsabilità per il popolo italiano ed un grande esame di maturità; un occasione che non si ripeterà. Io consegnerò nelle mani degli italiani un paese dove sarà stata fatta tabula rasa delle corrotte e fattiscenti istituzioni di oggi. Sarà il popolo a decidere se vuole perpetrare, con la corruzione e la fattiscenza all’interno suo, un nuovo stato all’origine corrotto e fattiscente, oppure cambiare registro, per una volta nella storia d’Italia. Ripeto che la prima prova di coraggio l’hanno data i vertici militari. Per me questa è stata, credetemi che non vi mento, una totale sorpresa. Senza nessun’offesa per i nostri capi più elevati in uniforme, non avrei mai e poi mai creduto che da noi potesse succedere una cosa del genere. Una casta di incapaci e da sempre asservita a qualunque potere del momento, leccaculo, falsi e professionalmente incompetenti, i vertici delle nostre forze armate mi hanno smentito con i fatti. Sugli ufficiali minori sui sottufficiali e sulla truppa non vi è mai stato nulla da dire; fiera gente e gente coraggiosa al pari di qualunque forza armata sul pianeta. Ma i capi, i grandi capi, mi hanno davvero stupito. Ne tanto meno mi sento di criticare quei militari che hanno fatto la scelta di campo opposta; avranno le loro ragioni. Al popolo dico che devono prendere esempio, per una volta, dai nostri uomini e donne in armi. Decidere, agire, in autonomia, smettendo di tendere le mani al cielo aspettando qualcosa dal governo, e cominciare a darsi da fare ogni giorno per migliorare la società in cui vivono. Quando si alzano le mani al cielo aspettando le cose dal governo, si finisce come minimo per diventare degli inutili parassiti a rimorchio di non si sa chi, e come massimo a consegnare la prorpia dignità, libertà, ed intellettualità al governo stesso, che prima o poi, senza contraltare di una popolazione attiva e responsabile, finisce per diventare anche lui corrotto, parassitario e soprattutto inutile. Non sto dicendo nulla di meno, anche se con parole più sofisticate, che ogni popolo si merita il governo che ha, ed in questi ultimi tempi, anche popoli molto più avanzati del nostro sotto i profili sopra descritti, si ritrovano con governi mediocri, malvagi e corrotti, nonstante tutto. Questo ci fa immaginare che popolo ci voglia oggigiorno per assicurare invece un governo di tutti e per tutti che abbia la speranza di elevare le condizioni di vita morali. Alle condizioni morali, seguiranno quelle materiali. Ma il popolo italiano è in grado di fare tutto cio?

    Non lo so perché non sono né dio né profeta, ma so che io, Gianni Grazino, darò l’occasione al popolo di cimentarsi nel governo di loro e per loro, forse per l’ultima volta nella loro storia. Non so se con il grande conflitto in corso per il destino del pianeta, gli Italiani avranno altre occasioni per costruire finalmente una comunità su di un territorio, cosa che fino ad oggi non sono stati in grado di fare mai. Mi conforta lo ripeto il segnale dei militari, che hanno agito, non come burattini da operetta ma come persone che credono in un progetto che possa attuarsi a vantaggio di tutti. E si sono mossi tutti. Dal generale Biglia all’ultimo soldato, a rischio della loro vita. Da oggi posso dire e per la prima vota a memoria mia; gli alti papaveri militari italiani si muovono a rischio consapevole della loro vita. Lo hanno fatto loro, lo può fare chiunque.

    Questo rimase nella storia come il post dell’Astice, ché Grazino lo mise insieme in una trattoria di un quartiere del centro di Torino, tra un boccone di pesce ed i tasti del suo lap top. Leggiadra ma non da sottovalutare l’ultima frase, che senza dirlo esplicitamente, incitava l’intero popolo italiano alla rivolta armata...

    Continua dalle patrie terre.
     
    Ultima modifica: 22 Gennaio 2018
  10. Luigi Varriale

    Luigi Varriale

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    28 giugno 1 luglio 2018

    Le due parti continuano la messa a punto dell’apparato logistico onde mettersi in grado di condurre operazioni a più ampio respiro. Il regolamento di Gulf Strike che è vecchio di trent’anni, già all’epoca aveva un eccellente e realistico sistema logistico; non è un caso che nel 91, lo stato maggiore americano abbia usato proprio questo gioco, sotto la consulenza del suo autore Mark Herman, per simulare e pianificare l’operazione Desert Shield e poi Desert Storm.

    Sono i governativi che passano ad azioni un po’ più risolutive in questo turno. Della prima operazione ci si rende conto quando un colonna di rifornimenti destinata al reggimento Monte Cervino, attestato sull’appenino ligure ha un improvviso contatto con truppe nemiche, insediate niente popò di meno che ad Asti. La colonna di rifornimento fa un rapido dietro front e si sottrae a danni maggiori, ma il Montecervino rimane isolato dai suoi rifornimenti. Viene immediatamente dato l’allarme, e viene allertato il Nucleo Centrale di Sicurezza della Polizia di Stato, di stanza a Torino per andare ad investigare di cosa si tratta. I poliziotti avanzano tatticamente, una volta coperta la mezzora di strada tra la capitale e la città di Asti, alla periferia della quale vengono accolti da un fuoco di armi leggere talmente preciso e di cui non riescono ad individuare la fonte, che devono velocemente ripiegare, dopo aver avuto pesanti perdite; nove morti ed altrettanti feriti. Da dove sia arrivato il nemico e con quali mezzi, nessuna idea.

    A sud, nei dintorni di Vasto, salta per aria il deposito di carburante e munizioni che alimentava la brigata Aosta fronte a Roma. Anche qui, nessun allarme e nessun preavviso. L’alleanza perde l’importante centro logistico, lamenta due morti ed otto feriti gravi, e deve ritirare la brigata Aosta nei dintorni di Napoli dove si puà continuare a rifornirla. Anche qui, nessun indizio su chi abbia compiuto l’operazione.

    Più successo l’alleanza lo ottiene ancora una volta in mare, dove sotto scorta del cacciatorpediniere De La penne, un nuovo convoglio dell’alleanza forza il passaggio tra il Pelopponneso e Creta per entrare in acque territoriali greche alla volta dei Dardanelli, dove caricherà gas, petrolio ed altri generi di prima necessità a Sebastopoli. Le principali agenzie di stampa hanno ieri battuto la notizia che i Greci hanno annunciato un grande giro di vite alla sorveglianza delle loro acque nazionali. Un portavoce dello stato maggiore ellenico ha annunciato la messa in stato d’allarme di due stormi di F-16D, della fregata Hydra,e del sottomarino classe 212 Papanikolis (stessa classe del Todaro). La nota dello stato maggiore continua ribadendo il divieto assoluto per qualunque nave militare non preventivamente autorizzata ad entrare in acque territoriali greche. L’imponente schieramento militare ellenico a protezione delle proprie coste, che comprende anche alcune batterie di missili Patriot e S-300, non lascia dubbi sulla serietà degli intendimenti del overno greco. Chissà perché aggiungo io, i Greci non si fidano degli Italiani.

    In un comunicato della marina militare dell’alleanza, l’ammiraglio De Foulger ha ribadito che le sue navi militari accompagneranno sotto scorta i mercantili e le petroliere dell’alleanza fino alle acque territoriali greche, dove le lasceranno proseguire senza scorta. Sulla via dell’andata invece da Sebastopoli ai porti italiani, le navi scorta dell’alleanza attenderanno le navi mercantili per scortarle verso i porti italiani.

    Naturalmete questo costituisce una grande tentazione per il sottomarino Pelosi di infilarsi in acque greche ed attaccare le navi mercantili isolate e senza scorta. Ma come abbiamo visto i greci hanno montato un non trascurabile deterrente, tra cui la miglior piattaforma sottomarina di cui dispongono.

    In questa settimana il Caccia De La Penne ha svolto operazioni ASW nelle vicinanze dello stretto del Peloponneso ed ha anche brevemente localizzato il sottomarino Pelosi, che però è riuscito ad allontanarsi prima di essere attaccato. Hanno partecipato alla caccia anche gli ATR-42 del 7° gruppo di base a Sigonella.

    E’ previsto nei prossimi giorni un allargamento delle operazioni e delle responsabilità navali dell’alleanza in quantoché è necessario cominciare a stabilire una rotta di convogli da e per la Sardegna, dove le basi di Decimomannu e la Brigata Sassari hanno urgente bisgno di rifornimenti. Inoltre è prevista un operazione di trasferimento di Nave S.Giorgio da Taranto a Cagliari per il trasporto della brigata Sassari in continente o per uno sbarco in Liguria, che è pure allo studio congiunto presso i comandi della marina e dell’esercito dell’Alleanza.

    Quello che ancora non si registra è invece la partecipazione attiva della popolazione a questa guerra, ché oramai guerra la possiamo definire con molteplici morti e feriti da una parte e dall’altra e con milioni di Euro di materiali già perduti; si pensi alla tragedia del Bergamini e alle perdite di sofisticatissmo materiale aereo già intervenute. Secondo accreditate informazioni dei servizi di informazione di entrambe le parti, la popolazione ha per il momento assunto un atteggiamento attendista, che ricorda assai quello assunto nel 43 del secolo scorso, quando ci volle un bando di arruolamento forzato di Graziani per far davvero muovere la popolazione.

    Potrebbe darsi che la gente sia ancora shoccata dagli avvenimenti o che non abbia ancora la reale percezione di quello che sta succedendo. Sia i governativi che l’alleanza non sono per il momento ricorsi al sistema della leva per mobilitare più forze militari, ma non è escluso che saranno costrette a farlo in futuro. Si sta formando una brigata di volontari dell’alleanza a Piacenza, circa 1.500 persone che si sono presentata volontarie per essere arruolate nell’esercito. Queste forze stanno essendo addestrate proprio a Piacenza da personale dell’aeronautica dell’alleanza. Per il resto tutto tace, e vedremo, se ci saranno, gli sviluppi futuri in questo campo.
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  11. Luigi Varriale

    Luigi Varriale

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    Dalla rivista Dottrine Difesa del luglio 2018, articolo del direttore

    Analisi di un mese di ostilità

    Forse la popolazione non si è accorta che in Italia è in corso una vera e propria guerra. Se non fosse per l’intermittenza nell'abituale disponibilità di generi di prima necessità, che provoca un seccato mugugno da parte della gente, tutto sembrerebbe far pensare alla normalità.

    Dal punto di vista militare ed anche da quello politico non è così e se non si trova una soluzione negoziata a questa situazione essa diventerà via via peggiore. Diciamo diventerà perché al momento il peso e l'intensità di quello che oramai possiamo chiamare conflitto non si sono ancora sentiti in maniera decisiva. Lo scopo di questo breve articolo è dare un’interpretazione sul perché.

    Il primo fattore che ha evitato fino adesso una escalation delle operazioni militari è la scarsezza di forze a disposizione per entrambe le parti. Delle forze armate che erano già assai piccole come consistenza quando erano unite, si sono ridotte fin quasi all’insignificanza una volta che si sono ritrovate divise. A parte le prime consistenti operazioni in Val Padana, condotte dal governo, e che hanno portato alla distruzione di una brigata alpina, non vi sono state altre grosse operazioni terrestri fino ad ora. Più diffusi sono stati i colpi di mano contro installazioni vitali nemiche, come centri logistici e colonne di rifornimento, allo scopo di disarticolare il dispositivo nemico. Di nuovo le forze governative si sono dimostrata più coriacee nel condurre tali operazioni. Il motivo di ciò pensiamo possa essere ascritto al fatto che il governo dispone di una relariva superiorità numerica che gli consente di utilizzare forze non immediatamente inpegnate in compiti strettamente difensivi.

    Seconda considerazione è la massima attenzione che entrambe le parti hanno dato fino adesso alle considerazioni non strettamente militari. Nessuno dei due contendenti vuole essere quello che per primo utilizza aree ad alta concentrazione di civili per i suoi scopi bellici. In particolare l’impiego delle armi pesanti, delle artiglierie e dell’aviazione è stato particolarmente limitato ad aree a bassissima densità abitativa. L’alleanza ha avuto cura fino ad ora di stabilire le sue posizioni difensive al di fuori dei centri abitati, rafforzando queste aree aperte con difese campali, in maniera da non dover far gravitare la difesa sui centri abitati veri e propri, proteggendo così indirettamente le popolazioni civili. Nel medio periodo questa strategia potrebbe rivelarsi controproducente per l’alleanza, che potrebbe trovarsi a dover abbandonare territori strategicamente rilevanti nelle mani dell’avversario per non farne terreno di battaglia. In Val Padana le forze dell’alleanza hanno sempre curato l’evacuazione dei civili prima di ogni operazione militare, ed anche il governo si è attenuto ad una rigida osservanza delle leggi internazionali sui non combattenti. Questo ha limitato e rallentato le operazioni. Inoltre non si sono per il momento verificati episodi di rivolta armata o operazioni di guerriglia da parte della popolazione nei confronti dell’una o dell’altra parte.

    Tutto ciò è buono e giusto ma reso possibile dalla situazione tutto sommato di equilibrio sul campo. Cosa avverrà o avverrebbe in caso una parte dovesse assumere una decisa e continuata iniziativa o vantggio nei confronti dell’altra, non è dato prevedere, specialmente se questo avvenisse in Val Padana o intorno ai centri urbani di maggior importanza anche al sud o in centro Italia.

    Terza considerazione è il rapido esaurimento delle scorte belliche preguerra. Le forze armate italiane non dispongono di un apparato logistico in grado di sostenere operazioni militari prolungate e continuate. Entrambe le parti stanno cercando in queste prime settimane di ostilità di condurre operazioni ed allo stesso tempo di accumulare o riprodurre stock di materiale bellico che possa consentire un’accelerazione del tempo delle operazioni militari, attraverso la creazione di un’apparato logistico che possa sostenere un conflitto prolungato. In qualche modo i contendenti dovranno mettersi in grado di sostenere uno sforzo bellico di media o lunga durata, ed entrambi hanno la possibilità di militarizzare e/o convertire impianti industriali del nord Italia. Il controllo della Valle Padana è vitale per questi scopi. Se una delle parti dovesse decisamente prevalere in quest’area geografica, la sorte dell’altra, in mancanza di continuativi e sostenuti aiuti dall’estero, sarebbe segnata.

    Tutto quanto abbiamo detto sino ad ora non si applica alla guerra marittima. Era ed è inevitabile, che data la posizione geostrategica dell’Italia, la parte vitale della contesa si combattesse sul mare. Le parti paradossalmente si ritrovano entrambe a dover risolvere problemi che la regia marina si trovò a dover risolvere durante l’ultimo grande conflitto mondiale. Dipendenti entrambe dai rifornimenti di materie prime oltremare, devono assolutamente proteggere le loro linee di comunicazione. Il governo è relativamente meno dipendente dalle rotte marittime, in quanto buona parte degli approvvigionamenti ha finora seguto la via terrestre, grazie al benevolo atteggiamento delle maggiori potenze europee, che non hanno chiuso i confini al govrno ufficiale. L’alleanza, dal canto suo, si trova diplomaticamente più isolata, come si conviene ad un’entità politica nuova e sconosciuta di cui istintivamente le cancellerie straniere diffidano. Essa dipende in maniera pressoché totale dalle rotte marittime

    La guerra sul mare è stata in questo mese assolutamente senza quartiere, come è logico che sia, svolgendosi in spazi aperti, senza civili e senza complicazioni di carattere umanitario. Alcuni credevano e forse speravano che tra le due marine e le due aviazioni contrapposte si sarebbe stabilito un tacito accordo sullo stile di quello stabilito durante la campagna d’Italia del 43-45, ma ciò non è affatto avvenuto. Al contrario le forze aeronavali contrapposte, si sono immediatamente lanciate alla giugulare dell’avversario, complice anche la posta in gioco, e cioè lo strozzamento dello sforzo bellico avversario. I pianificatori navali del governo hanno subito capito, che strangolando i rifornimenti che l’alleanza riceve, in particolar modo dalla Russia, sarebbe possibile portare il conflitto a termine con una vittoria in breve tempo. Ma i primi scontri sono stati tutt'altro che favorevoli alle forze governative, che anzi hanno dovuto subire pesanti, pesantissime perdite in mezzi aerei e navali. Quali la distruzione della squadriglia sperimentale degli F-35, avvenuta in circostanze ancora misteriose, e la messa fuori combattimento della fregata Bergamini. Queste battaglie hanno comportato perdite serie in vite umane non aiuteranno certamente una soluzione di compromesso di questo conflitto. Inoltre una tale intensità operativa da parte di piattaforme avanzate come quelle italiane e contrapposte l'una all'altra, porterà inevitabilemte ad una veloce erosione del potenziale bellico di una o entrambe le parti. Già la marina governartiva sta pensando di riportare in linea navi dismesse come la seconda unità della classe maestrale e le rimanenti corvette della classe minerva che ancora non sono state trasformate in lamette da barba. L'alleanza, dal canto suo sta cercando di capire come riattivare la linea di montaggio dell'AMX, oltre ad intensificare la produzione dei Macchi 346 per impiego bellico immediato. I governativi, potrebbero invece presumibilmente contare sull'appoggio straniero. Per l'alleanza si aggiunge anche lo scottante problema del munizionamento, dal momento che molto se non tutto il sofisticato materiale di lancio e di caduta delle forze aeronavali italiane è di produzione straniera. L'alleanza ha già per esempio intaccato le scorte (limitate) di misiili Kormoran e non si vede come la Germania possa fornirne di nuovi. Il reverse engineering dell'armamento straniero pare una soluzione praticabile, ma non immediata.

    A tal proposito, occorre dire che l’atteggiamento della comunità internazionale è stato per il momento di shock. Nessuno avrebbe mai pensato di assistere ad una potenziale nuova Yugoslavia nel bel mezzo del Mediterraneo in uno dei paesi più avanzati del mondo dal punto di vista civile, industriale e militare. Non crediamo però che questa situazione di paralisi delle potenze straniere durerà a lungo. Già si delinea, anche se non è detto che debba essere definitivo, l’appoggio morale e diplomatico dell’EU a favore della compagine governativa. L’alleanza ha trovato una nazione spontaneamente amica nella Russia del presidente Gulishenko, che simpatizza naturalmente per qulunque obiettore all’ordine internazionale costituito dal blocco EU-GB-USA. Gli Stati Uniti non hanno ancora preso una posizione formale, evidentemente anche loro rimasti totalmente sorpresi dagli accadimenti. Non temiamo di essere molto lontani dal vero quando affermiamo che nessun servizio di informazione straniero aveva previsto quanto sarebbe accaduto nella penisola italiana, e probabilmente non lo si era previsto neppure in Italia, o certi comportamenti ed atteggiamenti sarebbero stati diversi.

    La differeza tra gli Stati Uniti e le altre potenze straniere e che gli Americani hanno immediati interessi geostrategici in Italia, che rimane un avamposto avanzato e una base logistica di primaria importanza per la loro strategia mediterranea e mediorientale; non è un caso che mantengono forze preposizionate importanti sul nostro territorio, in forza sia degli accordi NATO che di quelli del trattato di pace del 1947. Queste forze, volenti o nolenti, già esercitano un'influenza determinante, anche se inattive, sulle operazioni. Per esempio l'alleanza avrebbe una certa superiorità numerica nella zona strategica della Campania, avendo due brigate meccanizzate contro una schiarate intorno a Napoli. Ma chi si azzarderebbe ad attaccare la città dove gli Americani hanno il comando sud della NATO e dove è appena giunta una portaerei, con il completo reparto di volo e relative navi scorta? Tra le potenze straniere, gli Stai Uniti sono senza dubbio quella più interessata ad una risoluzione rapida e negoziale di questa contesa. Per gli stessi motivi, anche se opposti, è interessata al conflitto la Russia, la quale simpatizza apertamente con l’alleanza che ha posto come suoi dichiarati obiettivi la rinegoziazione dei trattati UE e financo di quelli della NATO, che ha definito più di una volta come una istituzione superata e ridotta al ruolo di braccio armato del complesso industriale finanziario internazionale. La Russia pure si oppone a questo ordine costituito, ed avere una testa di ponte nel mezzo del Mediterraneo sarebbe per lei un vero e prroprio colpo gobbo.

    Vi è poi il sempre presente pericolo, mai da sottovalutare, di un allargamento del conflitto. Con l’ottava potenza economica mondiale in guerra, messa com’è alla periferia sud dell’Europa e piantata in mezzo al Mediterraneo, il rischio non è trascurabile. Vi sono mentre scriviamo azioni di guerra in un mare dove gli interessi del transito commerciale internazionale sono fuori scala e già si vedono le prime avvisaglie di tensione, con la Grecia seriamente preoccupata per l’integrità delle sue acque territoriali e che ha già messo in allerta una considerevole porzione delle sue migliori forze militari.

    E nonostante tutto ciò, la distanza politica tra le due parti sembra incolmabile, e difficile, se non impossibile, sembra una composizione negoziata del conflitto. L’alleanza chiede l’abdicazione sic et sempliciter dell’intera classe dirigente italiana sconfitta alle elezioni di maggio, mentre il governo chiede il disarmo e la resa di quelli che definisce ribelli e sovversivi, che hanno usato la forza per soddisfare le loro rivendicazioni politiche dopo aver truccato e falsificato le elezioni. Ci pare di poter dire che siamo di fronte a posizioni inconciliabili.
     
    Ultima modifica: 22 Gennaio 2018
  12. Luigi Varriale

    Luigi Varriale

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    02-04 luglio 2018

    Nonostante la logistica ancora malferma, in questa prima settimana di luglio si sviluppano nuove operazioni in Val Padana. Pare evidente che il governo voglia farla finita in fretta, tramite l’annientamento delle roccaforti dell’alleanza nel nord ovest. E così che viene pianificata un’operazione complessa, smpre inquadrata nell’offensiva in nella valle del Po che coinvolge tutti i reparti terrestri governativi schierati sul quel fronte.

    Il comando nord governativo decide di ignorare il punto forte della difesa alleata costituito dal complesso Julia ad est di Bergamo sulla A4 e di concentrare invece i suoi sforzi su Piacenza, dove la ancora adderstranda 1^ brigata di fanteria piacentina viene senza dubbio considerata un boccone più soffice da masticare. A tal uopo viene spostato l’asse offensivo delle truppe governative appunto da Bergamo a Piacenza.

    Dal comando nord viene distaccata la brigata Pozzuolo del Friuli accompagnata dal reggimento guastatori di corpo d’armata, per attaccare appunto la 1^ brigata di fanteria alleata in via di costituzione a Piacenza. A guardia del terrenno fronte alla Julia vengono lasciati la brigata aeromobile ed il reggimento artigliaria semovente Superga, che tanto si è già deciso di non utilizzare per attacchi ai centri abitati. Il reggimento guastatori è invece necessario, dal momento che l’attacco della Pozzuolo avverrà attrversando il fiume Po.

    Contemporaneamente a questa operazione, il comando nord governativo ne congegna un’altra imperniata sul reggimento carabinieri Tuscania, il quale riceve l’ordine di muoversi da Genova per attaccare il Montecervino abbarbicato agll’appennino ligure sopra alla città. Questo attacco beneficia dell’appoggio della fanteria leggera governativa installatasi a Asti, che si scopre attravarso la cattura di un prigioniero, durnate un’azione di pattuglia, far parte del reggimento d’assalto Col Moschin. Inutile dire che queste operazioni, nel momento in cui cominciano a svilupparsi, fanno venire la cacarella al genrale Biglia ed a tutto il suo stato maggiore, in quanto la brigata piacentina non ha quasi nessun valore bellico essendo composta da facinorosi da stadio che devono ancora essere trasformati in soldati, mentre peggio ancora, se il Montecervino dovesse cedere di brutto, si profilerebbe l’accerchiamento di tutte le forze dell’alleanza in val padana, con l’eccezione della guarnigione della capitale. Il generale Biglia prende quindi le sue ontromisure, che sono piuttosto radicali; allerta i Mangusta del gruppo squadroni Altair che riceve l’ordine di gettarsi contro il nemico più pericoloso; la brigata blindata Pozzuolo.

    Quando scatta l’attacco, nel primo pomeriggio del 2, si profila da subito una situazione ambivalente; gli alpini, presi di petto dai carabinieri e disturbati assai dal fuoco d’appoggio e copertura degli incursori, dopo breve combattiemnto abbandonano le alture che occupano e riescono solo con molta difficoltà a ripiegare su Pavia, mentre meglio vanno le cose sul Po, dove l’offensiva della blindobrigata viene prima efficacemente contrastata dagli elicotteri d’assalto che sfasciano un certo numero di Centauro demoralizzando il reparto, e poi dalla inaspettata qualità della resistenza delle reclute piacentine nella loro omonima città. Questi soldati di leva, in teoria totalmente impreparati al combattimento, riescono ad occupare i ponti sul Po e ad impedire l’accesso alla città alla brigata Pozzuolo, dando prova di notevoli qualità di improvvisazione. Subiscono perdite, è vero, ma altrettante ne infliggono al nemico, sfasciando ancora un certo numero di blindati, anche con armi anticarro di fortuna, che vanno ad aggiungersi a quelli tramortiti dagli elicotteri del gruppo Altair. Volente o nolente la brigata Pozzuolo si deve arrestare alla periferia nord di Piacenza non avendo ottenuto nulla. Furibondo il generale Arduino decide di far entrare in campo la riserva tattica costituita dalla brigata corazzata Ariete, a cui viene tosto dato l’ordine di muovere da Modena per reiterare l’attacco sui piacentini e sbaragliarli una volta per tutte. Si incammina dunque l’eroica Ariete sull’autostrada del sole per fare il più in fretta possibile ad entrare in campo, ma non è arrivata al’altezza di Parma che subisce un’imboscata di truppe leggere, attestate sulle colline pre appenniniche tra la bassa padana ed il Mar tirreno ben dotate di panzerfaust e missili AT a lunga gittata che la disorientano momentaneamente e ne bloccano la marcia causando pure qualche perdita tra i carri medi. La brigata deve dispiegarsi per rispondere alla minaccia, ma quando è pronta per il combattimento, la minaccia si è dileguata. Mentre le colonne si organizzano per riprendere la marcia giunge la notizia che la Pozzuolo ha preso una sporta di mazzate ed ha interrotto l’attacco su Piacenza, ragion per cui il comandante dell’Ariete decide di prendersela comoda e cirospetta in quanto l’intervento non è più urgente. Un bollettino del comando dell’alleanza il giorno dopo da la notizia che distaccamenti del 17° gruppo incursori dell’aeronautica hanno ingaggiato mordi e fuggi carri armati nemici nei dintorni di Parma, riportando un buon successo. A consuntivo dalla settimana, se si esclude il successo tattico dei carabinieri paracadutisti che hanno aumentato il territorio sotto controllo dei governativi in Liguria e sud Piemonte ed occupato Asti ed Alessandria, ci sembra di poter dire che l’alleanza ha fatto brillantemente fronte alla seconda settimana di offensive governative in val padana. Per sicurezza, e dato il profilarsi del pericolo da sud, il comando nord alleato a deciso di distaccare l’ultima riserva tattica, il nucleo centrale di sicurezza della polizia immediatamente a nord di Asti per conrastare il pericolo che gli incursori o i carabinieri riescano a tagliare la Torino-Milano provovando una montagna di guai alla logistica alleata.


    A sud, i governativi se ne stanno belli a cuccia e decisamente sulla difensiva, primo data la loro inferiorità numerica sul fronte campano, dove oppongono una brigata contro due schiereate dall’alleanza, e secondo perché il flusso di rifornimenti tra Roma e l’Italia del sud non è ancora stabile ed è già qualcosa se ci riesce a difendere. Dall’altra parte della barricata, il comando sud alleato pondera a lungo se sia il caso di montare un’offensiva per la conquista di Napoli, che sarebbe un grosso colpo alla credibilità del governo nel mezzogiorno d’Italia, ma decide infine di posporre l’operazione in un momento in cui vi saranno più rifornimenti e munizioni immediatamente disponibili.

    A proposito di rifornimenti e materiali, il maltempo su gran parte del Mediterraneo impedisce proficue operazioni navali, ma qualcosa si riesce a fare: innanzi tutto l’alleanza riesce a spingere un convoglio veloce dalla Sicilia alla Sardegna, prima che le forze aeronavali govenative possano metterci il becco, alleviando così di molto la situazione precaria in cui si trovavano la brigata Sassari, e la base aerea di Decimomannu, che non aveva il carburante per far alzare in volo i Typhoon che sono tempraneamente colà basati. In secondo luogo, il cacciatorpediniere Doria della classe Orizzonte perende il mare da Taranto per andare a pattugliare l’Adriatico e bloccare qualunque movimento navale nemico in quel mare, in special modo il trasferimento dei pattugliatori governativi da Venezia ai porti del Tirreno. Terzo ed ancora più importante, l’intelligence navale trasmette l’informazione che è in arrivo un convoglio grosso governativo dall’Atlantico, diretto a Livorno. Subito si mette in moto il dispositivo di contrasto che prevede che il Todaro lasci la sua zona di agguato nel Canale di Sicilia. Inoltre viene ordinato al De La Penne, stazionante nello Ionio per la sorta ai mercantili alleati provenienti dall’Egeo, di dirigere a tutta forza verso le Baleari, ché è previsto che il convoglio nemico passi subito a sud di tali isole.

    Prima che queste manovre possano avere luogo, la Fregata Maestrale riesce a sortire dal porto di Napoli, ad eclissarsi al controllo alleato ed a raggiungere il convoglio 120 miglia ad est di Gibilterra, per dargli un minimo di protezione. Il giorno dopo all’alba, il Todaro del capitano Fiore giunge in zona d’operazioni, rileva la Maestrale al sonal, ma non azzarda l’attacco in quanto ha già dovuto navigare a velocità elevata per portarsi su un angolo favorevole e teme che la scorta possa sentirlo. Si limita dunque il Todaro a metter fuori l’ESM ed a comunicare in un nanosecondo la posizione del convglio nemico 180 miglia a sud ovest della Corsica, decisamente con rotta per Livorno. Il segnale giunge anche al data link del De La Penne, il cui comandante si rende conto di non poter arrivare in tempo a tiro di Otomat. La parola passa allora di nuovo al Todaro che si mette all’inseguimento del mercantile, e tra una soluzione di tiro e l’altra buttate al vento, vista la nota ritrosia del Comandante Fiore ad usare il periscopio d’attacco ed i violenti movimenti a zig zag de l convoglio nemico, arriva comunque a a lanciare due siluri alle 21:56 del 4 luglio su quella che crede di aver individuato come una nave mercantile che viaggia a 7 nodi davanti alla fregata Maestrale. I colpi non vanno a segno, ma di nuovo il sottomarino, prima si dilegua alla controcaccia del 212 del Maestrale e poi mette fuori ancora l’ESM per comunicare posizione del nemico e notizia che se non si fa qualcosa in fretta, quello giunge a Livorno tutto d'un pezzo a dispetto degli sforzi dell’alleanza per impedirlo.

    Come ultima disperata mossa, l’alleanza mette in stato do allarme il 6° stormo Tornado di Ghedi e carica a bordo gli ultimi Kormoran in dotazione, ricevuti urgentemete da Taranto, gentile omaggio del 36°. Sulle informazioni date dal sottomarino e su un paio di sortite esploranti dei Predator di Caselle, i piloti del 6° hanno una buona approssimazione sulla posizione del nemico, oramai a poche miglia dal porto di destinazione. I Tornado decollano e riescono a localizzare con sufficientemente precisione il convoglio da avere una soluzione di tiro sui bersagli da dare in pasto ai Kormoran. Ci si mette però di mezzo il Maestrale (la fregata di scorta) che non potendo agganciare i Tornado, che lanciano da fuori della gittata degli Aspide, si impegnano al massimo contro i Kormoran. Dei sei lanciati, due vengono abbattui dagli Aspide, 2 dai dardo di difesa di punto e due mancano clamorosamente il bersglio, forse ingannati dai chaff lanciati dalla fregta come ultima spiaggia. Per il convoglio governativo quindi grande cacarella, ma per il momento ancora con la pelle attaccata alle ossa. A Livorno però, ci deve ancora arrivare, e con l’iniziativa in mano all’alleanza nel prossimo turno staremo a vedere cosa succede. Un secondo convoglio, questa volta alleato è sempre in Rotta per Sebastopoli per fare il pieno e ritornare lesto a Taranto.


    Come ultima notizia, il governo ha annunciato la costituzione della brigata di fanteria Napoli, che ultimata la mobilitazione andrà a rinforzare la difesa sud del governo.

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    Situazione a nord. Notare la progressione governativa dalla Liguria

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    Situazione strategica: convoglio govrnativo quasi a Livorno ma non ancora
     
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    Ultima modifica: 24 Gennaio 2018
  13. ste_peterpan

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    Bellissimo AAR, complimenti!!! peccato che non l'ho visto prima, ma adesso lo seguirò con interesse!!
     
  14. huirttps

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    Il Freccia é un mezzo da circa 30 tonnellate, con una corazza comparabile al Dardo e al Centauro credo.
    Seguo l'AAR con molto interesse e forte tifo per l'Alleanza :)
     
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  15. Luigi Varriale

    Luigi Varriale

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    peterpan; grazie molte per l'incoraggiamento. L'obiettivo è quello di divertirmi e farvi divertire il più possibile.

    huirttps; tra le due fazioni è battaglia grande. Spero in qualche sommovimento politico a livello internazionale, perchè i governativi non li vedo molto bene, con la superiorità aeronavale alleata. Inoltre se una delle parti dovesse trovarsi con le spalle al muro, c'è possibilità di una recrudescenza del conflitto, il che introdurrebbe nuove variabili politiche.
     
  16. Luigi Varriale

    Luigi Varriale

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    8 luglio 2018

    L’alleanza continua il martello

    Con le mazzate prese in val padana dai governativi la settimana scorsa, l’offensiva terrestre verso Torino è stata per il momento accantonata. La brigata Ariete ha arrestato il suo movimento alla periferia ovest di Parma, dove sosta per riorganizzarsi dopo le sberle prese dalle forze speciali dell’aeronautica, mentre la Pozzuolo del Friuli ripiega in buon ordine a nord della città parmigiana per rimettersi in sesto dopo aver subito serie perdite ad opera delgi elicotteri d’attacco alleati e dalla 1^ brigata di fanteria piacentina. Parimenti, il reggimento paracadutisti tuscania deve lasciare le proprie posizioni allo sbocco nord delle alpi marittime e ripiegare su La Spezia per evitare di essere tagliato fuori dalle sue basi di rifornimento in Toscana. L’operazione viene portata a termine dal gruppo elicotteri da trasporto Antares di Pisa, senza incidenti.

    A sud la Brigata Garibaldi, lavora alacremente da una settimana per trasformare Napoli in una fortezza, e trasforma ogni casa in un fortilizio inespugnabile. I volontari della brigata di fanteria Napoli, vengono addestrati a fare altrettanto e si mettono pure al lavoro di gran lena. La 26^ brigata speditiva dei Marines americani entra in stato di allarme alla notizia che le brigate alleate Aosta e Pinerolo minacciano la città da est. L’intera sesta flotta basata nel porto, e costituita dalla portaerei nucleare Lincoln, dalla nave da assalto anfibio Wasp e da due cacciatorpediniere della classe Aleigh Burke, si preparano eventualmente a lasciare i loro ancoraggi in caso di investimento della piazza da parte delle forze dell’alleanza.

    Il Comando sud dell’alleanza, da parte sua, non ha nessuna intenzione di attaccare direttamente una città di un milione di abitanti, e manovra invece le sue unità per tagliare le vie di comunicazione tra Napoli e Roma in maniera da interrompere i rifornimenti ai difensori. In altre parole, l’intenzione dell’alleanza e quella di montare un assedio tipo medio evo.

    Latitando l’azione a terra, le operazioni si sviluppano ancora una volta per aria e per mare.

    Dall’aeroporto di Fiumicino parte il 14° gruppo AMX per una missione di interdizione navale ai danni del caccia alleato Doria, che si sa essere nelle acque pugliesi con l’intento di chiudere lo sbocco adriatico alla marina govenrativa. I governativi hanno bisogno di qualche spettacolare successo per compensare il fiasco in val padana. Il piano di volo taglia tutto l’appenino centrale per sbucare in Adriatico sul meridiano di Chieti; stretta virata a dritta per evitare di avvicinarsi alle acque territoriali croate e giù verso Brindisi al largo della quale si presume sia la posizione del caciatorpediniere alleato. Gli AMX sono accompagnati dalla squadriglia di Tornado ECR che forniscono la copertura elettronica alla missione. Gli AMX, volando a pelo d’acqua riescono fino all’ultimo momento ad eludere sia i radar della base di Gioia del Colle, che il potentissimo radar di ricerca aerea del Doria, poi a poche miglia dall’obiettivo, mentre gli aerei volano ancora alla cieca sulla probabile ma sconosciuta ubicazione dell’obiettivo, di colpo vengono illunimati da tutti i radar di tiro navali e terrestri presenti in zona. E’ troppo tardi però; il tiro antiaereo del Doria che sparacchia tardivamente una salva di Aster, non aggancia nessun aereo nemico, anche presumibilmente per merito del disturbo causato dagli ECR, che svolgono egregiamente il loro lavoro. Gli AMX bucano la bolla missilistica ed il Doria si vede costretto ad aprire il fuoco di sbarramento con l’artiglieria convenzionale. Qui entra in gioco la maestria ed il sangue freddo dei piloti dei caccia leggeri governativi, che compiono miracoli contro le difese di punto del caccia, per evitare di essere colpiti. Pur riuscendo nell’intento, pagano in termini di precisione di caduta, quando ci si rende conto che pur essendo andati molto vicini al bersaglio, nessuna delle bombe sganciate colpisce la nave dell’alleanza. Dopo il passaggio a volo radente sulla nave nemica, gli aggressor governativi virano di brutto a destra per riportarsi su una rotta di scampo verso la loro base, che raggiungono 30 minuti dopo atterrando in sicurezza.

    Nello stesso momento in cui questo avveniva, un convoglio governativo attraccava in sicurezza nel porto di Livorno, dopo una disperata corsa a zig zag per evitare di essere affondati dal sottomarino Todaro, di cui la fregata Maestrale aveva captato deboli segnali, senza riuscire ad individuarlo con precisione. La corvetta Minerva, ultimo elemento della scorta del convoglio, riusciva altresì a giungere intonsa a Napoli, mentre nel Mar Nero, lo stesso faceva il convoglio di mercantili e petroliere dell’alleanza raggiungendo il porto di Sebastopoli per le operazioni di carico di materiali strategici con cui alimentare lo sforzo bellico dell’alleanza.

    Giorno 7, l’alleanza organizza una missione di rappresaglia sulla base di fiumicino per punire l’aviazione governativa. Una squadriglia d Tornado IDS del 36° stormo, comandata dal maggiore Amanda Ardito decollano da Gioia e dirigono ad ovest, sorvolando la costa occidentale all’altezza di Sapri. Compiono un largo giro sul Tirreno per evitare la radaristica nemica di Napoli e poi virano a nord dirigendo su Roma. Non li vede nessuno fino a quando non sono sulla verticale di Fiumicino, dove rilasciano il carico bellico sulla base nemica. Il bombardamento si rivela però impreciso e nessun danno maggore viene inflitto alla base. I tornado ritornano alla base tutti quanti; unico danno subito è all’orgoglio del maggiore ardito, che sarà anche una gran gnocca, ma le cui bestemmie si sentono fino in Albania.

    Giorno 8 gli incursori governativi ripetono la missione sul Doria, che sperano di trovare nella stessa posizione in cui era il giorno prima. Si rivela un errore questa missione. La difesa alleata questa volta è all’erta. AMX ed ECR sono individuati subito dopo la virata a sud all’altezza di Termoli. Gli Aster 30 fanno un macello, abbattendo 6 Tornado e due AMX. I superstiti si liberano del carico bellico e fanno ritorno alla base. La squadriglia di Tornado non sarà più di nessun valore bellico, mantre alcuni degli AMX avranno bisogno di molti rattoppi prima di poter rientrare in azione. Il 4° gruppo caccia alleato, equipaggiato con Eurofighter era pure decollato su allarme da Decimomannu, ma non riesce ad intercettare i malconci AMX che zoppicavano verso Roma sulla rotta di ritorno. Il comando dell’aviazione alleata, decide che li sposterà in continente nei prossimi giorni, dato che la loro base in Sardegna è troppo eccentrica rispetto al teatro della battaglia aerea in Italia Centrale e Meridionale. Inizialmente il comando dell’Aviazione alleata aveva deciso l’ubicazione del 4° in Sardegna per aiutare contro i convogli governativi provenienti dal Mediterraneo occidentale, ma visto l’esaurimento delle scorte dei Kormoran e la presenza in forze della flotta alleata ad ovest del canale di Sicilia, si decide che i Typhoon sono più utili altrove.

    L’entusiasmo de sostenitori dell’alleanza è alle stelle, il morale dei governativi in discesa verticale. Al mancato successo delle operazioni in val padana, si aggiungono i rovesci subiti nei cieli dell’Adriatico. L’alleanza, ha pure riesumato una cinquantina di M-60 e qualche vecchio M-48 e ci ha costituito una brigata corazzata provvisoria che giura fedeltà al popolo italiano in quel di Pavia.

    Rimanete in linea per il caldo luglio 2018
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    Ultima modifica: 27 Gennaio 2018
  17. PPCT

    PPCT

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    Brutta la perdita degli ECR per i governativi, probabilmente peggiore di quella degli F-35. Che gli è rimasto in inventario a parte gli AMX?
     
  18. Luigi Varriale

    Luigi Varriale

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    niente; solo elicotteri da attacco e da trasporto e l'aerobrigata con i C-130 e gli Spartan. L'aviazione e la marina dell'alleanza hanno smontato un pezzetto alla volta l'aeronautica governativa. Prima il gruppo degli EFA con un attacco a sorpresa su Istrana (capolavoro di missione controaviazione), poi gli F-35, poi gli ECR e parte degli AMX.
    I governativi stanno disperatamente cercando di riattivare il gruppo degli aerei imbarcati dell'internata Cavour, in modo da avere qualcosa da far volare. Se riescono a mettere insieme un equipaggio, potrebbero anche farla navigare la Cavour. Altra opzione è di acquistare un po' di Mig-21 su qualche mercato nero. Le maggiori fabbriche di aeroplani sono nel territorio dell'alleanza, o per lo meno lo sono i loro quartier generali. L'alleanza, da parte sua, ha in programma di riesumare la linea degli AMX ed intensificare la produzione dei Macchi 346.
     
    Ultima modifica: 28 Gennaio 2018
  19. Willy il Peyote

    Willy il Peyote

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    Ma decisioni come acquistare i Mig sul mercato nero escono dal gioco o dalla vostra fantasia?
     
  20. Luigi Varriale

    Luigi Varriale

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    Mah...tu cosa dici; in una situazione reale come quella simulata nello scenario, soluzioni del genere sarebbero possibili ? Se si, che probabilità gli assegni...poi tiri un dado ogni x giorni...
    Le regole che sto usando sono semplicemente quelle di Gulf Strike, un'eccellente gioco operazionale degli anni 80, che simula pure guerra asimmetrica, guerra aerea, navale, terrestre. Le decisioni strategiche sono ovviamente mie, ma gli assegno probabilità plausibili che poi si trasformano come tutto in un wargame in possibili tiri di dado.

    Naturalmente i vostri commenti e suggerimenti sono ben accetti ed incorporabili nello scenario, con le loro rispettive probabilità. Esempio, se qualcuno mi suggerisce di far entrare in guerra aperta la Germania al fianco dei governativi, direi che la probabilità che questo avvenga (1 lancio al mese) è di...5 su 100 ?

    Non so se ho chiarito il meccanismo; e come costruire uno scenario a steel panther, ma a livello operazionale
     
    Ultima modifica: 28 Gennaio 2018

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