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Ferrara: Cronache estensi

Discussione in 'Le vostre esperienze' iniziata da alberto90, 18 Ottobre 2014.

  1. alberto90

    alberto90

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    CRONACHE ESTENSI

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    PROLOGO

    Tutto inizia nell' anno del Signore 1208. Ottone IV di Brunswick, già re dei Romani e formalmente Sacro Romano Imperatore, contende il suo potere con Filippo di Svevia e ciò determina una situazione di incertezza grande in tutto l' impero. A nord delle Alpi, dove il dominio imperiale è più solido, vi è più tranquillità e sebbene divisi nell' obbedienza ai due contendenti al trono di Aquisgrana, i vassalli si limitano a fornire al loro candidato truppe e sostegno economico senza entrare apertamente in guerra tra di loro.
    A sud delle Alpi invece, e specialmente nelle regioni lungo il Po, la situazione è molto diversa e decisamente più inquieta. Da tempo non esistono più ducati e contee di antica origine e molti territori appartengono direttamente al rex romanorum in carica e il resto è quasi tutto diviso e spezzettato nei comuni appartenenti alla Lega Lombarda.
    Il pericolo di un ridestarsi dei movimenti indipendentisti dei comuni e la distanza dei suoi possedimenti oltralpe, spingono Ottone a compiere un gesto che mai, prima di allora, nessun imperatore si era anche solo immaginato di fare. Con una bolla datata 10 dicembre 1208 concede l' indipendenza a tutti i comuni italiani e spartisce i suoi vasti possedimenti padani tra alcuni dei suoi vassalli più fedeli garantendo anche a loro l' indipendenza assoluta a partire dal primo gennaio 1209.
    Rinascono così le contee di Milano e Mantova, sorgono nuovi comuni come Brescia, Parma, Modena, Bologna, Firenze, Siena e Lucca. Trovano la libertà Padova, Treviso e Verona, i vescovi di Ravenna e Trento, il doge di Ancona e il comune di Urbino,i marchesi di Monferrato e Saluzzo, i duchi di Savoia e Provenza, i conti di Vienne e Ginevra e il vescovo del Vallese.
    Infine, morto in ottobre il signore di Ferrara Salinguerra Torelli, Ottone infeuda nella città come duca Azzo d' Este, erede di una delle più antiche famiglie nobili dell' impero, che aveva già governato su Milano e sulla Liguria durante il secolo precedente e che si era coperta di gloria guidando lo schieramento guelfo nei primi anni della lotta per le investiture.
    Il 25 dicembre 1208 Azzo d' Este riceve ufficialmente l' investitura ed entra nella città destinata a divenire la capitale della sua discendenza tra due ali di folla esultante.
    Il primo gennaio 1209 l' impero germanico abbandona per sempre le terre italiane lasciandole al proprio destino. E' l' inizio di una grande storia, una storia italiana.
     
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  2. alberto90

    alberto90

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    CAPITOLO I, 1209 - 1220

    AZZO I D'ESTE detto IL GROSSO

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    1210
    AGOSTO: Ai primi del mese Azzo, che ha avuto un anno e mezzo di tempo per potenziare la milizia comunale trasformandola in un esercito degno di questo nome, riceve in udienza il vescovo di Napoli venuto a informarlo riguardo all' attacco dei musulmani sunniti al regno di Sicilia, governato dal giovanissimo Federico II di Hohenstaufen.
    Il vescovo informa il duca di Ferrara che molti comuni del nord Italia uniti anche a signori feudali e religiosi sono già in guerra contro gli invasori accanto al re di Sicilia.
    Azzo decide di unirsi alla crociata difensiva e il 10 agosto da ordine alle truppe di mobilitarsi e prepararsi a partire entro due settimane, poi rimanda il vescovo presso al corte di Federico II per offrire il suo aiuto nella guerra. L' offerta viene accettata e il 17 agosto il ducato di Ferrara entra nella coalizione italiana in difesa del regno di Sicilia.
    SETTEMBRE - OTTOBRE: Mentre le truppe ducali appostate subito fuori Ferrara attendono per settimane l' ordine di partenza verso il meridione, piccoli contingenti musulmani attraversano mezza Europa ( proveniendo da stati lontani dal Mediterraneo è per loro impossibile organizzare uno sbarco congiunto in Sicilia ) e alcuni si preparano a valicare le Alpi.
    Azzo decide di intercettarli nella pianura Padana e sguinzaglia spie ovunque per conoscere l' esatto percorso che i nemici intendono seguire nella loro marcia.
    NOVEMBRE: Il giorno 6 giunge notizia di un contingente di circa 4.000 musulmani provenienti da est, in marcia verso Ferrara. Azzo si mette alla testa dell' esercito ducale, cui si sono uniti contingenti bolognesi, ravvenati e padovani per un totale di poco più di 4.000 uomini, e punta su Este deciso a dare battaglia agli infedeli davanti alle porte della città natale della sua stirpe.
    Il 10 mattina i due schieramenti sono uno di fronte all' altro, appena fuori la cittadina. Azzo ordina l' attacco e dopo sei ore di aspra lotta ottiene la sia prima vittoria campale.

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    Le perdite sono minime per le truppe ducali mentre oltre metà dell' esercito nemico è stato distrutto. Il contingente sconfitto ripassa le Alpi e ripara in Istria.
    Azzo, vista l' assenza di nuove minacce prossime, fa accampare l'esercito presso Ferrara per l' inverno e intanto spedisce presso i piccoli contingenti delle milizie comunali alleate sparse per la pianura Padana l' invito a creare un solo unico grande esercito in grado di respingere i nemici ancora prima che possano valicare le Alpi.

    1211
    GENNAIO: A metà del mese, mentre nell' esercito ducale sono confluite anche le milizie fiorentine, senesi, parmensi e modenesi portando il numero di confederati a oltre 7.000, un' altro contingente musulmano proveniente da est, avanza minaccioso su Ravenna deciso ad aprirsi la via dell' appennino e del sud.
    Azzo si precipita verso la città per sbarrare loro la strada e li intercetta il 18 all' alba. Purtroppo si tratta di poco più di 1.000 uomini i quali non hanno alcuna speranza contro la poderosa carica di cavalleria partita dal fianco destro dei confederati che li spazza via in pochi minuti.
    La seconda vittoria assicura all' esercito confederato la tranquillità necessaria per riorganizzarsi e preparare la marcia verso sud.

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    FEBBRAIO: Partiti infine da Ravenna il 1 febbraio, i confederati avanzano lentamente lungo le strade appeniniche puntando alla valle del Tevere. Il giorno 10, nei pressi del borgo di San Severino Marche, la strada viene loro sbarrata da un folto contingente di circa 5.000 arabi proveniente dall' aretino. Azzo evita il combattimento trovandosi su un terreno scoperto e, col favore delle tenebre, si arrocca in cima ad un poggio da cui, all' alba dell' 11 scatena un fitto lancio di frecce incendiarie sul campo nemico seminando il panico e lanciando infine la sua cavalleria sui nemici confusi. Entro mezzogiorno il massacro è terminato e gli infedeli spazzati via.

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    MARZO - APRILE: Giunto a Sansepolcro il 15 febbraio Azzo lascia le milizie comunali come retroguardia a difesa della pianura Padana e si avventura da solo coi suoi uomini verso sud. Passando per Umbertide, Todi e Orte il duca raggiunge il contado di Roma ai primi di marzo ed entra nella città il 10. Vi si ferma per un mese e solo il 15 aprile riparte verso Napoli.
    MAGGIO: Il 5 all' altezza di Gaeta però, già nelle terre del regno di Sicilia, la sua marcia viene bloccata da un altro contingente arabo ( nemmeno 500 uomini ). La battaglia dura giusto il tempo di decapitare il loro comandante e passare per le armi tutti gli altri , dopodichè Azzo riprende la marcia.

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    GIUGNO - SETTEMBRE: Giunto a Napoli il 20 maggio, ricevuto da Federico II e accolto come un trionfatore dal popolo, Azzo resta ospite dei ricchi della città fino a fine giugno, quando riparte verso Ferrara.
    La sua marcia è lenta e trionfale, ovunque riceve omaggi e benedizioni e incontra i messi del Papa giunti appositamente con la nomina di " Vicario apostolico per il nord Italia ".
    Solo a fine settembre rientra nella sua capitale e subito riceva la notizia dell' avvicinarsi di nuovi contingenti nemici. Nonostante la cattiva stagione sia imminente Azzo raduna ancora le sue truppe e si getta alla caccia degli infedeli, passando nei territori soggetti ai comuni di Verona e Padova.
    OTTOBRE: Il giorno 3, presso la città fortificata di Montagnana, Azzo, alla testa di 4.250 uomini, intercetta un contingente di oltre 4.500 infedeli e, nonostante la lieve inferiorità numerica, li carica senza pensarci su e dopo cinque ore di intensa battaglia li sbaraglia costringendoli alla ritirata verso il Friuli.

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    NOVEMBRE: Dopo aver vagato per quasi tutto il territorio del comune di Padova alla ricerca di eventuali soldati nemici isolati, Azzo entra nei territori veronesi a metà novembre e il 18 mattina, presso le mura di Verona, sconfigge nuovamente un piccolo esercito arabo infliggendo più o meno le stesse perdite subite. Ma gli infedeli, nonostante dispongano ancora di oltre 2.000 uomini, si ritirano verso est.

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    DICEMBRE: Dopo una rapida sosta a Verona, Azzo torna col suo esercito a Ferrara dove celebra il Natale e ne approfitta per rimpolpare, per quando possibile, i ranghi dell' armata, logorati da mesi di dure marce e battaglie.

    1212
    MAGGIO: Trascorso l' inverno senza problemi, Azzo si prepara ad una nuova serie di spedizioni contro gli sparuti eserciti nemici dispersi in mezza pianura Padana. Ma proprio mentre si accinge a partire giunge la notizia di un contingente nemico in marcia sulla città e dunque il duca ordina all' esercito di schierarsi lungo la strada proveniente da Padova a difesa della città.
    Il 15 maggio, alle prime luci, l' esercito nemico è in vista e Azzo prepara la trappola. I due eserciti sono grandi praticamente uguali, ma le forze ducali hanno dalla loro l' appoggio delle mura e degli arcieri schierati su di esse, il loro lancio di frecce incendiarie scompagina la marcia dei nemici e apre varchi nel loro schieramento. Solo allora Azzo lancia i suoi uomini nella battaglia e lui stesso, alla testa della cavalleria, penetra le sottili ali laterali e accerchiando il centro che a quel punto viene travolto e distrutto. Entro mezzogiorno metà delle truppe nemiche sono sul campo, l' altra metà è in rotta verso nord. Azzo rinuncia all' inseguimento e si concede qualche giorno di riposo. A fine mese, liberata ormai la pianura padana da ogni singolo esercito arabo, il duca smobilita l' esercito lasciando il compito di difesa alle milizie comunali e alle truppe del re di Sicilia.

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    Nel corso di un anno e mezzo di campagna, l' esercito confederato ha inferto ai musulmani perdite per 15.000 uomini su un totale di 21.200 uomini divisi in almeno 5 eserciti diversi.
    A fronte di tali dati l' esercito confederato ha perso 3.300 uomini, di cui il 75 per cento solo nell' esercito ferrarese di Azzo.
    Un vero trionfo guadagnato ad un prezzo relativamente piccolo.
    La guerra tuttavia non è ancora terminata e la minaccia musulmana sulla Sicilia è ancora forte. Ma per ora nessun' esercito arabo ha più coraggio o voglia di varcare le Alpi sapendo di dover affrontare un esercito confederato piccolo ma molto agguerrito ..... Tuttavia sarà necessario di nuovo l' intervento di Azzo d' Este per scrivere la parola fine alla Jihad, presto, molto presto.


     

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  3. Mac Brian

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    Bella l'impostazione grafica un po' originale :approved:.
     
  4. Eferthad

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    Cantino i menestrelli le gesta di Azzo!
     
    Ultima modifica: 19 Ottobre 2014
  5. alberto90

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    Trascorso il 1213 rafforzando l' esercito, fortificando le mura dei villaggi e ammassando viveri nei granai, Azzo si preparava ad una seconda campagna contro eserciti musulmani che sapeva in avvicinamento alla penisola italiana.
    Disponendo di un esercito inferiore ai 3.000 uomini il duca sapeva di non poter affrontare gli infedeli da solo, ma contava sul fatto che le milizie comunali si sarebbero nuovamente unite a lui per opporsi alla minaccia.

    1214
    GENNAIO: Trascorse le feste invernali Azzo raduna nuovamente le truppe in un campo subito fuori dalle mura e li attende l' arrivo che sa per certo di un contingente nemico più o meno grande come il suo.
    Il giorno 17, nel primo pomeriggio, i due eserciti si trovano schierati su opposte posizioni ma, con suo grande stupore, Azzo scopre che gli arabi sono molti meno del previsto e quindi lancia la solita carica di cavalleria sulle ali nemiche prima di sfondare il centro con la fanteria pesante. Nel giro di qualche ora gli arabi sono sterminati e i pochi superstiti lanciati in una ritirata precipitosa.

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    FEBBRAIO: Subito dopo la vittoria le truppe ducali muovono verso ovest con l' obbiettivo di unirsi alle milizie bolognesi, mantovane e cremonesi, accampate presso Carpi.
    Il nuovo esercito confederato, forte di quasi 5.500 uomini, resta accampato presso la città per oltre un mese in attesa dell' arrivo di un nuovo contingente nemico, che già si sa molto inferiore in numero.
    MARZO: Solo il 26 marzo sera avviene l' avvistamento tra i due schieramenti e il giorno dopo all' alba la battaglia ha inizio con la consueta carica di cavalleria confederata che scompagina la linea nemica prima di costringerla alla fuga dopo solo due ore di combattimento.

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    APRILE: Passata la Pasqua a Bologna, le truppe ducali ridotte a poco meno di 5.000 uomini muovono verso est e raggiungono le saline di Cervia, lungo la via Romea.
    E' giunta infatti notizia dell' arrivo imminente di un piccolo gruppo di superstiti scampati alle precedenti battaglie da quelle parti e Azzo prepara un piano per sterminarli definitivamente.
    Il 26 aprile i confederati costringono gli infedeli in una piccola palude vicina alle saline e li, approfittando delle enormi difficoltà di movimento degli arabi prigionieri, si limitano a riversare su di loro una grandinata di frecce, pietre e lance che sterminano i prigionieri della palude.
    Non ne scampa uno.

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    MAGGIO - LUGLIO: Subito dopo la battaglia di Cervia i maggiorenti musulmani rimasti alla corte napoletana pronti per accogliere la resa del sovrano, si vedono costretti ad intavolare trattative per sancire la sconfitta della coalizione sunnita. Federico II si rifiuta accanitamente di lasciare ai mori alcune basi commerciali in Sicilia, mentre i mori si rifiutano di fare lo stesso con i siciliani cedendo alcune basi mercantili in Tunisia.
    Alla fine, dietro suggerimento di Azzo, Federico II fa gettare in prigione i diplomatici musulmani trattenendoli in condizioni durissime e sottoponendoli a ingiurie piuttosto pesanti e a minacce.
    AGOSTO: Alla fine, il 27 agosto, il capo dei diplomatici comunica a Federico che sono pronti per accettare le condizioni poste dai vincitori.
    Rilasciati dalle carceri reali i maggiorenti firmano a Napoli la pace, rinunciando ad ogni velleità sulla Sicilia.
    Alla firma partecipa in veste di ospite d' onore anche Azzo, nelle vesti di condottiero delle milizie comunali nel nord.
    La vittoria dimostra al mondo come i cristiani uniti possano battere forze musulmane anche forti e serve ad Azzo per fare la sua comparsa sulla scena internazionale come grande generale e ottenere i primi riconoscimenti

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    Sono bastati solo 4 mesi di campagna per costringere i musulmani alla resa con perdite ancora pesanti.
    3.400 caduti su un totale di 3.860 attaccanti, contro 1.400 caduti confederati.
    Non una sola città è stata occupata dagli arabi durante tutto il corso della Jihad ( 1209 - 1214 ) e nessun cristiano è stato preso prigioniero.
    Azzo verrà soprannominato dagli arabi " spada fiammeggiante ". Tale soprannome gli sarà affibbiato anche dai suoi numerosi nemici in Italia e sarà l' alibi per la sua tragica fine .....
     
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