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EX...Ufficiale e Gentiluomo

Discussione in 'Wargames - Generale' iniziata da Luigi Varriale, 14 Giugno 2019.

  1. Luigi Varriale

    Luigi Varriale

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    Primavera del 1850. L'ex Sotto Tenente di Vascello della Marina Borbonica Luigi Varriale era l'anno passato uscito di galera dove aveva scontato una sentenza di 5 anni di lavori forzati per aver colpito un superiore durante una sortita di consegna della posta tra Napoli e Messina sulla Reale Pirocorvetta Miseno della celebre classe Palinuro.

    L'infame, un vero e proprio aguzzino che ricorreva a metodi terroristici a bordo per supplire alla sua mancanza di capacità di comando e pure di doti professionali, non a caso era stato assegnato al comando di una nave postale a vapore, così che una volta assistito da un buon ufficiale ingegnere per la gestione delle sofisticatissime macchine di bordo, l'idiota non avesse bisogno di nessun'altra qualità marinaresca dato il ruolo ed il compito del bastimento.

    In una particolare serata, nella quale il nostro aveva già le madonne di traverso per motivi suoi, il Capitano lo aveva aspramente rimproverato ed umiliato davanti agli uomini della sua stessa divisione, perché il ponte non era perfettamente lucido e lindo, cosa per altro non vera. Era solamente che l'idiota era invidioso dell'efficienza e del rispetto che i suoi subordinati portavano al giovane ufficiale, che era tra i più promettenti nella marina napoletana.

    Tale promessa era però svanita nel nulla con l'atto sconsiderato che il nostro uomo non era riuscito a trattenere nell'oramai lontano 1844 (il Miseno era in servizio da soli due mesi quando avvenne il fatto). Varriale espiò dunque la colpa con la radiazione dalla marina e con la pena di cui abbiamo detto sopra. Gli anni della detenzione e del lavoro forzato non ne avevano scalfito né le doti di bon ton apprese tra gli ufficiali di marina, né tanto meno quelle di umana compassione e gentilezza, che aveva come naturali. Adesso che la pena era scontata, il ragazzo ventisenne aveva un urgente problema: non aveva lavoro stabile, non sapeva altro che di mestiere navale e soprattutto aveva una brutta fama nella società bene del regno; un ufficiale insubordinato, per rigide abitudini protocollari napoletane, portava su di sé una macchia permanente sulla sua reputazione e molto difficilmente avrebbe potuto aspirare a qualsiasi tipo di lavoro di livello.

    Il Varriale a sinistra giovane aspirante e a destra ufficiale della Real Marina Borbonica

    guardia.jpg uff.jpg
    Ora dal momento che il Varriale invece di dignità ne aveva da vendere, di cocciutaggine pure e non aveva nessuna intenzione di finire da qualche parte a far da sguattero, si mise in mente un progetto che andava vagheggiando da un annetto almeno: armare un bastimento privato e mettersi al servizio di qualche governo con l'unico sapere che possedeva: quello di andar per mare e de le arti navigatorie e bellicose. Quindi in quell'annetto che trascorse a piede libero tra un'occupazione saltuaria e l'altra, non trascurò mai il suo progetto. Riuscì a convincere due vecchi compagni della Real Accademia di Marina che non erano riusciti a terminare i corsi, ad unirsi a lui nella temeraria nonché rischiosa impresa che aveva intenzione di iniziare.

    I pericoli, nel mettere insieme un'impresa del genere erano prima di tutto finanziari. L'armamento di un legno da corsa non era cosa di poco dispendio e comportava, per soggetti non facoltosi come i nostri aspiranti eroi, "d cuvrirs e dibbet" come aveva fatto giustamente notare uno degli amici del Varriale; Antonio Alzese, fallito aspirante di militar marina e forzato nocchiero su feluche per il trasporto d'ogne specie'e monnezzzz. Al progetto si era da non molto unito pure un'altro figuro: tale Paolo Ferrazzano, pure lui ex compagno d'accademia di Varriale e diventato scugnizzo e contrabbandiere per necessità diceva lui. All'accademia prometteva come un eccellente ufficiale di rotta, ma pure lui troppo insofferente alla disciplina e dotato di un bruttissimo carattere, non poteva certo sperare di farsi una carriera istituzionale. La Marina Borbonica non era mica quella del fu Napoleone I dove ci si poteva fare strada anche solo in base al merito.

    I due compari di merende del Varriale: Paolo Ferrazzano a sinistra ritratto in un immagine lungo i sentieri del contrabbando in Calabria. A destra Antonio Alzese in una foto precedente ai fatti raccontati quando imbarcava su feluche e bettoline cariche d'ogn gener e monnezzzz.

    ferrazzano.jpg alzese.jpg
    La mente pensante del solidalizio era naturalmente il Varriale che aveva passato un anno a convincere "certi finanzieri" che si trattava di un investimento lucrativo, che quello era il momento ideale per proporre servizi navali privati ai governi più in necessità, che avendo le flotte in corso di transizione dalla vela alla macchina, non avevano abbastanza bastimenti per coprire tutte le missioni e tutti i ruoli. Dopo lungo mercanteggiamento e lungo taglieggiamento, i "finanzieri" che lasceremo anonimi, acconsentirono alla fine del 49, a mettere a disposizione la somma per l'acquisto e l'armamento di un vascello da corsa allo scopo di fargli prendere servizio lucrativo presso enti governativi e non governativi. Del resto il nostro Varriale non sapeva che nel giro di sei anni la celebre Dichiarazione di Parigi bandirà l'assunzione a contratto di navglio privato, abolendo di fatto gli storici "Privateers" che hanno operato dalla notte dei tempi su tutti i mari del mondo in una forma o nell'altra ma sempre con la medesima sostanza. Il 1856 però era ancora lontano e nel frattempo i nostri con cotale impresa avrebbero magari potuto combinare qualcosa di buono per loro stessi e per i loro possibili datori di lavoro.

    Dopo lunga ricerca, i tre moschettieri napoletani fissarono l'attenzione nel porto di Augusta in Sicilia, su un bellissimo Sciabecco ligure di nome Fulmine, anzianotto anzichenò ma ancora in ottime condizioni e tenuto da Dio.

    "Vid'e nu poc e che' bellezz Antò" Varriale aveva apostrofato l'Alzese, adocchiando il bel trialbero ancorato alla banchina. A guardarne le forme slanciate ed eleganti e l'armo alla latina, tipico dei violatori di blocco dell'epoca napoleonica, doveva essere un'imbarcazione velocissima, caratteristica questa che per il lavoro che doveva svolgere per i nostri, era da considerarsi essenziale.

    Una settimana ci volle per trovare il proprietario, ed un'altra per convincerlo con estenuanti trattative a vendere l'imbarcazione alla società anonima DINA, costituita in Napoli, tramite concessione governativa numero 17. Questo tipo di società all'epoca assai rara era stata introdotta da Murat, che l'aveva copiata pari pari dal codice di commercio napoleonico del 1807 e che il governo borbonico aveva mantenuto facendo si che si affermasse ben prima in meridione che in nord Italia. Venne poi incorporata nel codice di commercio unitario del 1865. L'imbarcazione fu pagata 36.000 ducati, che di meno non si riuscì a strappare al proprietario e fu portata personalmente dai nostri tre personaggi, aiutati da uno scheletrico equipaggio preso in carico ad Augusta, presso l'arsenale di Napoli per l'installazione dell'armamento.

    E qui i nostri novelli capitani dovettero pensare e discutere non poco. Durante la navigazione dalla Sicilia, come volevasi dimostrare, il Fulmine, onorando il suo nome in pieno aveva toccato punte di quasi 15 nodi al lasco*, nonostante l'equipaggio ridotto al minimo, non particolarmente addestrato e non avvezzo alla barca. Secondo Varriale il Fulmine, in condizioni ideali, poteva sfiorare i 20 nodi con un equipaggio completo ed all'altezza, che per un'imbarcazione a vela non era certo comune. Naturalmente il tipo e la quantità di armamento avrebbero avuto ripercussioni immediate su questi parametri e quindi andava scelto con la massima cura, anche in considerzione del fatto che il capitale sociale di DINA ammontava oramai solo più a 14.000 Ducati e non c'era da scialacquare.

    Si optò quindi per l'acquisto e l'installazione di 8 cannoni ad avancarica ad anima liscia da 12 per ogni lato della barca più quattro cannoncini da caccia da 9 libbre, due a prua e due a poppa. Varriale e Alzese, che masticavano di più di "ingegneria navale" ritennero che questo era il massimo limite sopportabile dal Fulmine per non perdere troppa della sua velocità. Certo un po' ne avrebbe persa ma del resto il servizio armato andava fatto essendo appunto armati.

    Il bellissimo sciabecco acquistato dalla Società anonima DINA per 36.000 ducati da certo Capitan Calogero Mancuso, come indicato da atto pubblico numero 258874BG presso il Notaio Marmella di Catania.
    Fulmine.jpg
    In quanto agli accordi con i finanziatori, e cioè i soci della DINA, si stabilì un vero e proprio contratto capestro per i nostri. Gli strozzini titolari della società avevano ben compreso che il Varriale aeva questa impresa come suo chiodo fisso e disperato, e così strapparono al nostro condizioni da par loro: La società avrebbe stipendiato i tre "ufficiali amministratori" tanto quanto l'ultimo dei suoi marinai, fino a quando il profitto non fosse stato tale da far rientrare l'investimento per intero. Solo dopo questa dimostrazione di "produttività" la società avrebbe ceduto a compensazione premiativa del lavoro svolto, il 40% delle sue azioni al consorzio Varriale-Alzese-Ferrazzano, che se le sarebbero divise a loro piacimento. A quel punto naturalmente anche i nostri avrebbero cominciato a vedere il loro profitto, sempre che la società fosse in grado di produrlo e la nave ancora a galla. Per quanto riguardava invece le garanzie sull'investimento iniziale, i finanziatori si rassegnarono a non chiederne, anche perchè i nostri non erano in grado di darne, ed acconsentirono ad assumersi inizialmente il rischio dell'impresa. Questa gabella la utilizzarono per giustificare le condizioni da aguzzini applicate al rapporto contrattuale tra la società ed i suoi tre amministratori. Mi par di poter dire che la DINA sia stata l'unica societé anonyme della storia economica, ad avere gli amministratori pagati come l'ultimo suo manovale. D'altra parte per i nostri tre, questo avrebbe evitato, almeno inizialmente, d' cuvrirs e dibbet.

    Come ultimo passo, il nostro Varriale si diede da fare per trovare i primi clienti. Con la spesa di altri 2.000 ducati tra viaggi locande e vitto e dopo quattro mesi di lavoro, il nostro fu ufficialetto di marina riuscì ad ottenere una patente di corsa nientedimeno che dalla Sublime Porta. Gli Ottomani, in piena crisi istituzionale economica e militare dopo le mazzate subite nella guerra di indipendenza greca e nella battaglia di Navarino che gli aveva decimato la flotta, aveva difficoltà a mantenere il blocco navale imposto alla ex provincia ellenica e che giustificava come misura di legittima difesa contro il boicottaggio delle imprese turche. Nel mentre che rimodernava la sua squadra navale, la Marina di Costantinopoli era una di quelle che aveva bisogno di tutto l'aiuto che potesse raccattare. Ne aveva così bisogno che il funzionario governativo con cui Varriale aveva trattato accondiscese a lasciare nelle mani dei suoi futuri corsari (oggi si direbbe contractors) il 50% del contrabbando sequestrato ed il 50% del ricavato di buona preda, in caso di forzato abbordaggio di nave non cooperativa.

    Il Fulmine avrebbe quindi avuto il diritto di battere la bandiera turca oltre a quella sua propria napoletana, con l'incarico di collaborare al mantenimento del blocco navale contro la Grecia, fermando, ispezionando e se necessario attaccando tutto il naviglio sospetto nel Mediterraneo e nell'Egeo. Lo sciabecco avrebbe fatto base inizialmente a Rodi per i rifornimenti e le riparazioni come del resto molto del naviglio privato operante a quel tempo per l'Impero Ottomano.

    Oramai nel giugno del 1850 il Fulmine era pronto ed ancorato nel porto di Crotone, in attesa di partire per la sua prima crociera. Pronto era pure un equipaggio assai giovane e inesperto e neppure troppo completo di una cinquantina tra sottuficiali e comuni.

    Vi farò quindi, se lo gradite, partecipare alla prima crociera di un mese concordata col governo turco come periodo contrattuale iniziale con riserva di rinnovo. Tenete conto che questo è un progetto "open ended" e non una precisa battaglia come quelle che vi ho sottoposto fino ad ora. Per questo mi sono dato il limite di 30 giorni di crociera. Se la cosa funziona e vi piace, la continueremo a magari si trasformerà in una bellissima epopea, o magari il Fulmine verrà affondato al primo incontro scabroso; o forse non avrà mai l'occasione di sparare un colpo di cannone. Tutte queste cose non le so perché terrò la campagna il più realistica possibile, a cominciare dal fatto che i nostri moschettieri certo non vogliono farsi ammazzare alla prima uscita per fermare il contrabbando di tartane e polacche egiziane con la Grecia.

    Quindi useranno tutta la prudenza che dei capitani reali avrebbero usato con una nave alla quale dovevano ancora abtuarsi, con un equipaggio di ragazzini inesperti che avevano messo insieme a malapena, e soprattutto consderato il periodo, agli albori della meccanizzazione delle marine e dell'entrata in scena del cannone a proiettili esplosivi, che rendevano le cose per i legni a vela molto più complicate e perigliose.

    Tutti gli eventi della crociera saranno affidati al caso, usando il mio fido Mithyc event generator e li prenderemo così come verranno.

    Vedremo, attraverso gli occhi dei nostri eroi, come funzionerà e se funzionerà.

    Fatemi dunque sapere se vi ineressa il diario di bordo del Fulmine.

    *Lasco: andaura con il vento diagonale da poppa; per una nave a vela la più veloce delle andature.
     
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    Ultima modifica: 15 Giugno 2019
  2. blubasso

    blubasso

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  3. Luigi Varriale

    Luigi Varriale

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    CORPEN, un regolamento navale per l'epoca coloniale a cui ho incorporato le regole di movimento di Fighting Sail per le navi a vela. Il più elegante tra i sistemi per il movimento velico ad opinione mia di tutti i regolamenti navali esistenti.
     
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  4. Luigi Varriale

    Luigi Varriale

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    8 giugno 1850 Porto di Crotone Calabria 0500

    Bell'alba luninosa nonostante il tempo che si preannunciava instabile, come rilevato dalla sensibilità marinaresca del Varriale assiso su una delle bitte della banchina dove era ancorato il Fulmine. Le raffichette irregolari di vento ed una nuvolaglia sparsa in movimento, facevano presagire che le condizioni atmosferiche avrebbero potuto cambiare in un batter d'occhio anche a quelle placide latitudini mediteranee. Per il momento il mare era calmo ed il vento spirava dritto da nord. La visibilità era pure ottima, ma non c'era garanzia che le condizioni si mantenessero così favorevoli nelle successive ore.

    Il Varriale però non aveva nessuna intenzione di rimandare l'uscita di prova del suo legno con tutto l'equipaggiamento e l'armamento in opera, per vedere come si sarebbero comportati barca ed equipaggio nelle condizioni reali e finali di operazione. Sarebbero infatti state queste le condizioni nelle quali d'ora in avanti il Fulmine avrebbe navigato, ed occorreva farsi un'idea precisa di come portasse, prima di iniziare la sua crociera d'esordio. La prima navigazione sarebbe stata lunga. Bisognava andare fino a Rodi, prendere udienza presso il locale Bey per farsi accreditare, rifornire se del caso ed eventualmente eseguire i lavori di manutenzione necessari alla nave, ed iniziare poi il lavoro vero e proprio.

    In più il Capitano voleva provare l'armamento, per lo meno i cannoni da caccia. Il direttore dell'arsenale di Napoli gli aveva assicurato che i lavori erano stati completati in maniera impeccabile ma il Varriale, abituato a non fidarsi che di sua madre, voleva constatare di persona.

    Per contenere i costi, i nostri eroi abitavano a bordo quando erano fuori Napoli. Alloggiavano tutti e tre nella parte poppiera della nave, il Varriale in una minuscola cabina singola, sul lato di sinistra con due piccoli oblò che permettevano di guardare fuori. La cabina era così piccola che ci si poteva stare in piedi a mala pena. Aveva un letto, uno scrittoio ed una sedia, il tutto rapportato alle dimensioni dell'insieme. Lo scrittoio serviva da tavolo di navigazione ed ufficio allo stesso tempo, mentre i pasti li si prendeva in quadrato ufficiali, un localetto di quattro metri per tre subito fuori dalle porte delle cabine, con un tavolo appena decente e quattro sedie di legnaccio riservate agli ufficiali.

    L'altra cabina, questa volta doppia ed anche questa con due oblò, era riservata all'Alzese ed al Ferrazzano, che avrebbero fatto meglio ad andare daccordo, sia per il bene dell'impresa e sia perché se no uno dei due avrebbe dovuto andare a mezzanave a dormire con l'equipaggio. Infatti la stiva di mezzanave, munita di due boccaporti e dall'unica scala di accesso in coperta oltre a quella di poppa, conteneva i locali dove l'equipaggio avrebbe vissuto quando non era di guardia; e per vissuto intendo dire mangiato dormito e bivaccato compatibilmente appunto con il ritmo delle guardie.

    Una piccola sezione di questo locale andando verso poppa, era riservata ai sei sottufficiali della nave che vivevano insieme in quel buco, separato dal locale comuni solo da una tenda che scorreva. Avevano comunuque un minimo di spazio, cosa che ai marinai non era concessa. Questi infatti mangiavano, dormivano e ricreavano a contatto di gomito in due gruppi da 20 con meno di un metro a testa per branda e tavolone. Entrambi questi accessori venivano montati e smontati a turno a seconda che fosse tempo di rancio o di sonno, e durante le azioni veniva tutto sgomberato per evitar ulteriori danni da schegge e facilitare il compito de portatori di polveri e palle.

    A prora del locale equipaggio c'era la cucina che fungeva pure da infermeria. Era spaziosa abbastanza da montarci un tavolaccio per il trattamento dei feriti. Però mancava il medico di bordo, e c'era solo un sottufficiale oltre ai nostri tre eroi con un minimo di infarinatura di primo soccorso.

    Il piccolo ponte inferiore serviva da stiva dove ci stavano provviste per la nave di un mesetto, o a volerla riempire tutta di tre mesetti. Nell'attuale configurazione, era piena per un terzo, che i rimanenti due servivano per le merci eventualmente sequestrate. Da qui la limitazione delle crociere a non più di tre o quattro settimane per uscita.

    La nave non aveva giardinetto, e cioè quella parte rialzata del cassero a poppa tipica dei velieri dell'800, in quanto troppo piccola per averne uno e poi ciò ne avrebbe pure compromesso la linea filante tutta tesa alla velocità tipica del Fulmine. Esistevano a memoria di Varriale sciabecchi dotati di giardinetto, ma lui preferiva non averlo: gli avrebbe tolto un po' di aura e di prestigio come capitano, ma ne avrebbe guadagnato almeno un paio di nodi nelle situazioni scabrose. E poi la poppa della barca rimaneva pur sempre territorio sacro suo e dei suoi ufficiali pur non essendo rialzata dal ponte di coperta. E comunque con l'andare degli anni e dei progressi dell'ingegneria navale, i giardinetti stavano scomparendo pure dalle navi grosse in quanto architetture d'altri tempi. La nave non aveva ruota, ma solamente una lunga barra che permetteva una buona leva all'asse del timone anche in condizioni di mare grosso. All'altezza della barra, la bussola di chiesuola e la magnifica lanterna della nave unita alla campana per scandire i turni di servizio.

    Il bagno era a prua ed in coperta, ovvero tra la prora ed il bompresso, dove gli uomini si appollaiavano e a turno davano fuori i loro bisogni, stando bene attenti al vento. Per gli ufficiali esisteva invece una latrina chiusa a poppa dietro le cabine che evacuava direttametne in mare. Una struttura simile per i sottufficiali, esisteva nella cucina/infermeria, pure questa chiusa da un portello.

    Insomma non un albergo né uno yacht il nostro Fulmine, ma un'imbarcazione essenziale agli scopi per cui erea stata progettata. Alla velocità sacrificava tutto il resto, ma d'altra parte era nata come violatore di blocco e non per farci viaggiare comodi i suoi serventi.

    Dal boccaporto di poppa venne fuori la testa dell'Alzese, che si guardò in giro ed a giro di orizzonte, prima di fissare l'attenzione sul Varriale seduto sulla bitta che osservava il mare. Alzò la mano destra per salutarlo e questi ricambiò con altrettanto gesto ed un sorriso. Poi sbarcò ed andò a piazzarsi accanto al suo capitano sul molo.

    "C'amma fa Luì, vui semp ascì stammatin?" I due ufficiali si rivolgevano in maniera confidenziale al capitano in privato, ma i tre si erano accordati per mantenere un atteggiamento formale in presenza di comuni e sottufficiali. L'atmosfera di un legno da corsa non era rigida come quella di un vascello da guerra, ma doveva esserci un limite ben preciso al consentito ed al decoro della nave che aveva pur sempre una missione di natura prettamente militare. Su questo, i tre moschettieri si erano accordati in maniera ben compiuta, per il bene loro e dell'impresa.

    "Si...dobbiamo provare le manovre con a bordo tutto l'armamento e l'equipaggio, Poi voglio far fuoco almeno con i cannoni da caccia, per verificare l'alzo e vedere come funzionano. Sarà pure l'occasione per vedere come si comporta l'aquipaggio in manovra e al fuoco".

    La guardia della mattina era già intenta a radazzare e pulire il ponte e le manovre, nonché a controllare che tutti i cannoni fossero ben assicurati, sotto l'occhio attento dell'unico sottufficiale di guardia, un Genovese di 30 anni, il Besiga, che pareva essere uno che sapeva il fatto suo. In porto non c'era in realtà un gran che da fare, anche visto che la nave era oramai pronta a salpare ed aveva tutto l'approvvigionamento a bordo. Occorreva comunque tenere occupati gli uomini della guardia secondo le immutabili e buone regole della marineria in ogni tempo.

    Varriale si alzò e si incamminò lungo la banchina per arrivare a portata di voce del sottufficiale che sorvegliava vigile e coscienzioso l'operato degli uomini.

    "Signor Besiga...voglia per favore mandare qualcuno a svuotare osterie e bordelli intorno al porto dai nostri marinai in franchigia. Salpiamo tra due ore e vorrei avere tutti presenti, prego". Era cosa piuttosto comune che prima di una partenza i fortunati che non avevano la guardia notturna andassero a dilapidarsi la prima paga nei consueti modi in cui i marinai d'ogni tempo si erano sempre dedicati ai loro tipici diletti quando erano a terra.

    Il Besiga si toccò il capo adornato da una bandana verde. "Si sior comandante, vado subito, mi faccio rilevare dal sior Manella e mi avìo".

    Varriale rispose con un sorriso di approvazione e lentamente si incamminò a bordo, andandosi ad installare a poppa, da dove, mani dietro la schiena, continuò l'osservazione delle condizioni del vento e del mare.
     
    Ultima modifica: 15 Giugno 2019
  5. Tuchačevskij

    Tuchačevskij

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    ...E riparleremo dei gentiluomini di fortuna :)
     
  6. Luigi Varriale

    Luigi Varriale

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    Secondo me quello di prima era più un idealista ed un credente. Questo è più un Simon Mann in cerca di uno stipendio.

    Pensa che la campagna volevo ambientarla nel 2020, ma poi ho pensato che giuridicamente non stava in piedi. I contractors navali oggi hanno un ruolo assai limitato e confinato ad operazioni di maritime di on board security che di naval hanno ben poco. Andando invece indietro come periodo storico, il campo delle possibilità si allarga.
     
  7. StarUGO

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    La mente del @Luigi Varriale andrebbe studiata a fondo perche' di sicure origini arcane,vista la quantita' e qualita' di idee che da essa strabordano. :shifty:
     
  8. blubasso

    blubasso

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    Va bene così, finché ci regala queste cose io non cambierei nulla... ;)

    I suoi AAR sono sempre molto piacevoli da leggere e sceglie spessissimo battaglie "inusuali".
     
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  9. Luigi Varriale

    Luigi Varriale

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    Per le sette erano tutti a bordo, nessuno escluso. Erano però inclusi una serie di marinai ubriachi, alcuni dei quali trasportati a braccia dai loro stessi compagni di baldoria. Era ovvio che l'equipaggio non aveva ancora ben chiaro come Varriale volesse impostare la disciplina a bordo, ma quando la truppa si presentò in banchina in quelle miserevoli condizioni, il comandante se la cavò con poche parole: passò in rivista quel gruppo di debosciati che avevano preso la sua nave per uno yacth da vacanza, degnando appena di uno sguardo quelli sdraiati in stato di semi incoscienza. Si rivolse ai sobri, che erano con tutte le antenne alzate per verificare con chi avevano a che fare. Non conoscevano ancora bene il loro capitano e questa era un buon momento per prendergli le misure. Ufficiali e sottufficiali sbarcarono anche loro per assistere alla scena ed inquadrare l'equipaggio, che il silenzio del comandante fino a quel momento aveva già in qualche modo inquadrato. Varriale si rivolse direttamente alla truppa:

    "Su questa nave vige il principio del servizio verso i compagni, pari inferiori o superiori di grado che siano. Su questa nave si serve volontariamente e la si può lasciare volontariamente in qualunque momento. Si può lasciare la nave in due modi: dichiarando di volerlo fare, o infrangendo il regolamento di questa nave, il che considero alla stregua del primo modo, un atto cosciente e volontario. Ora non ho ancora avuto tempo per descrivervi questo regolamento ma lo faremo quanto prima". Proferite queste parole, diede una disgustata occhiata agli sbronzi, sia quelli in posizione verticale che quelli orizzontali

    "Una volta che queste regole saranno chiare, non ammetteranno eccezioni e varranno per tutti me compreso. Per quelli che le seguiranno ci saranno le ricompense oltre che l'ingaggio base settimanale. Per quelli che le infrangeranno ci sarà l'immediato sbarco dalla mia nave in porto o in mare aperto".

    Lascio' che queste ultime parole si sedimentassero bene nelle menti di quegli sciagurati.

    "Quindi prima di lasciare qualunque porto, pensate bene se volete servire o no su questa nave".

    Si girò senza proferire altro e si accostò al primo ufficiale.

    "Signor Alzese", faccia preparare la nave per lasciare il porto.

    "Signor si comandante" rispose quello.

    I marinai, per lo meno quelli svegli, si guardarono l'un l'altro con aria seria ma nessuno rifiutò l'imbarco.

    ***

    "Tutti pronti alle manovre" gridò Ferrazzano con il suo vocione perennemente arrabbiato rivolgendosi ai sottufficiali che guidavano le squadre di gabbieri. Per circa le 8 tutto era pronto per muovere la barca fuori dal porto, fuorché il vento; Soffiava caparbio dritto da nord impedendo al Fulmine di uscire dal porto con facilita'.

    Di bordeggiare di bolina* all'interno della rada non se ne parlava nemmeno; troppo pericoloso con quell' equipaggio ancora da valutare. Col vento direttamente in faccia ogni virata avrebbe fatto attraversare la prua al vento con il rischio di prendere a collo**, perdere il controllo della nave e finire contro qualche altra imbarcazione. No; avrebbe atteso che il vento girasse e limitato i rischi al minimo; una politica che con un equipaggio nuovo e non ancora abituato alla nave, avrebbe dovuto seguire come il vangelo per almeno tutta quella prima crociera a meno di progressi inaspettati da parte della gente a bordo.

    Intorno alle otto e quaranta, finalmente il vento si decise a girare, ed anche piuttosto repentinamente, cosa notata subito dagli ufficiali a poppa in attesa. Varriale, con calma diede gli ordini necessari al nostromo e capocannoniere.
    "Signor Ferrazzano, prego issare la randa in assetto da manovra. Pare che finalmente abbiamo il vento per muoverci in sicurezza".

    "Signorsì" rispose il Ferrazzano, riportando a strilli la volontà del comandante all'equipaggio. "Uomini ai bracci, issare randa di manovra, alla via così". Il Capitano Varriale teneva lui stesso la barra al centro regolando la rotta del Fulmine in lento distacco dalla banchina alla quale era stato ancorato di poppa e quindi non ci fu nemmeno bisogno di scostare. In un paio di minuti la barca si trovo' al limite dalla banchina di destra che delimitava la rada di Crotone; adesso si avvicinava il momento scabroso. Varriale si limito' ad osservare il Ferrazzano e come si sarebbe comportato. Oltre a valutare l'equipaggio doveva anche valutare i suoi ufficiali, con i quali nonostante fossero conoscenti di vecchia data, non aveva mai navigato e di cui quindi non aveva idea su come si sarebbero disimpegnati nei loro doveri.

    "Molla la scotta di randa, prepararsi ad abbattere a sinistra, uomini ai bracci, venire a nuovo assetto". Pareva che il Ferrrazzano strillasse i suoi ordini con chiarezza e precisione.

    "Datti da fare tu, per Dio, non vedi che il boma piega ancora a dritta?" si rivolse ad un marinaio un po' lento nell'eseguire la manovra. I sottufficiali anche loro osservavano interessati come l'ufficiale di rotta dava le sue disposizioni: tutto sembrava molto ordinario ed efficiente. Di colpo, ad una cinquantina di metri dalla banchina laterale, quando Varriale vide che tutto era in assetto, diede di barra, ed elegantemente il Fulmine si porto' a bolinare con le mure a sinistra per assumere la rotta di uscita dal porto. Il mare appena fuori da esso splendeva scintillante di fronte alla prua della nave, che gradualmente lasciata andare, prendeva velocita'. E quel sentimento di estrema felicita' che di solito si impadroniva di Varriale quando sentiva portare sotto di se' un'imbarcazione fosse essa a vela o a vapore, cominicio' ad impadronirsi di lui ancora una volta come faceva sempre quando si trovava in mare, anche se solo vicino alla spiaggia.

    quasi senza pensarci, una volta doppiata la boa che delimitava l'entrata nel porto, Varriale poggio' leggermente a dritta per metttere il vento in poppa e uscire definitivamente dalle acque della rada in sicurezza. In dieci minuti di navigazione il Fulmine ebbe abbastanza acqua tra se' e la banchina per poggiare ancora a dritta e mettersi in rotta per il largo, in direzione del tacco dell'Italia.

    "Signor Alzese", il comandante si riivolse al suo primo ufficiale. "Abbiamo una buona mezz'oretta di navigazione prima di arrivare al punto di inizio dell'esercitazione a fuoco; predisponga che gli uomini siano mandati a colazione se non le dispiace. Non credo che avremo nulla di urgente da fare fino a quando non arriveremo a destinazione".

    "comandi" si limito' a risponderre quello e si affretto' a muoversi per dare le disposizioni. Gli ufficiali per quella mattinata particolare avrebbero saltato la colazione. Non c'era tempo per alternare le guardie al pasto ed un minimo di uomini e tutti gli ufficiali dovevano rimanere a sorvegliare le manovre. Se qualcuno avesse dovuto saltare la colazione, non dovevano certamente essere gli uomini. Mentre il Fulmine veleggiava al lasco a quasi dieci nodi, si comincio' a sentire proveniente da prua, il profumo del pane abbrustolito e della confettura che era una delle leccornie che la nave aveva a bordo per mantenere alto il morale del suo equipaggio. Era convinzione assoluta del Varriale che non si dovesse badare a spese per avere a bordo un equipaggio contento. L'efficienza delle navi in ogni tempo era sempre dipesa piu' dallo stato dell'equipaggio che dalle qualita' tecniche delle barche, e senza dubbio anche in qull'epoca di rivoluzioni tecnologiche, questo assioma rimaneva valido.

    Nell'ultimo tratto del lasco in direzione nord est, il Fulmine tocco' i 15 nodi a pieno carico d'armamento e di equipaggio; una prestazione eccezionale di cui poche navi a vela erano capaci. Varriale si rese anche conto pero' che bastava il minimo errore e la minima imprecisione nell'assetto della velatura perche' l'imbarcazione perdesse sensibilmente velocita', alle volte anche in maniera vistosa. In un eventuale combattimento, sarebbe stato necessario porre la dovuta attenzione a quell'aspetto, peraltro normale col piano velico alla latina di cui lo sciabecco era dotato; difficile da condurre ma di eccezionali prestaioni se condotto bene.

    Alle nove e trenta e con solo cinque minuti di ritardo sulla tabella di marcia programmata, gli uomini avevano terminato la colazione e ritirato il tavolone: appena in tempo per essere chiamati sul ponte alla manovra ed al caricamento dei cannoncini di poppa. Col vento ancora 60 gradi al sedere, la gente si preparo' a poggiare ancora una volta a dritta per cominicare l'esercitazione di tiro.

    "Sgarra, faccia preparare i cannoni di poppa per il tiro" ordino' Ferrazzano al suo sottufficiale cannoniere. Immediatamente gli spingardini di poppa vennero preparati, tolti i tappi di volata e manovrati sui loro supporti girevoli. "Prepararsi a a rilasciare il bersaglio" ordino' ancora Ferrazzano. cinque minuti dopo l'accostata, il Fulmine navigando con il vento ancora ben dietro a dritta, mise in mare il "bersaglio" e cioe una grosse botte vuota che prese a scarrocciare portata da vento e corrente, verso sud ovest. Prima che i cannoncini fossero pronti a sparare, il bersasglio distava gia' quasi seicento metri ed era appena visibile sulla superficie dell'acqua calma splendente al sole.

    "Carica competata" urlo' Sgarra rivolgendosi a Ferrazzano coi il focone pronto. Gli addetti al pezzo avevano fatto del loro meglio per puntare l'arma nella direzione e con l'alzo dovuto.

    "Fuooco!!" strillo' di rimando l'ufficiale cannoniere. I due cannoncini spararono all'unisono con uno schippo secco ed acuto rialscianodo una fumata bianca che copri' per qualche secondo la visuale. Varriale era al bordo posteriore con il suo binocolo e vide i colpi cadere una trentina di metri a sinistra del bersaglio. L'alzo era buono pero'.

    "Ricaricare" urlo' Varriale deluso ma non troppo che il primi colpi fossero andati a vuoto. Del resto il bersaglio era piccolo e a distanza considerevole. Quando le armi furono pronte a sparare di nuovo, la botte era gia' abbondandemente fuori tiro e non era il caso di sprecare munizioni in un vano tentativo. Il Varriale noe era troppo arrabbiato per l'esito non felice di questa prima prova. quallo che lo fece arrabiare davvero invece successe dopo.

    "Signor Alzese, prepararsi a venire all'orza***, viriamo per nord nord est ed approcciamo il bersaglio di prua. Questa volta vediamo di avvicinarci a sufficienza da garantirci un centro per cortesia"

    "Comandi Capitano" uomini alla manovra. Prepararsi ad orzare al mio conto...3...2..."

    Qui il vento fece uno scherzetto all'equipaggio del Fulmine proprio mentre questo si preparava a virare: il vento giro' di colpo in direzione della prua della nave, minacciando di stallarla proprio nel bel mezzo della manovra; uno dei modi piu' comuni di venir uccisi in combattimento era permettere al vento di fare scherzi del genere. Ma l'equipaggio del Fulmine supero' bene questa prima prova. Unico inconveniente, peraltro comprensibile data la situaizone, fu che la virata non fu completa e la nave si ritrovo' con prua 240 invece che essere immediatamente diretta a nord sul bersaglio. La cosa per un po' l' allontano' da questo invece che avvicinarla. Il fattaccio avvenne durante la virata successiva per allineare con la botte e riprendere l'avvicinamento, che l'equipaggio falli' in pieno mandando la velatura a collo. Fu solamente per il fatto che il Fulmine viaggiava a nove nodi se non rimase bloccato in mezzo al mare come un deficente. Perse solo mezzo abbrivio e mantenne ancora abbastanza energia per completare la manovra, anche se la velocita' era piu' che dimezzata una volta che finalmente ebbe la prua a nord. Nello stesso tempo, e per grazia di Dio, il vento giro' ancora a 180 permettendo al Fulmine di riacquistare parte del perduto e di avvicinarsi comodamente col vento in poppa al suo obiettivo.

    Varriale era livido e gli ufficiali costernati. Ma c'era poco da fare; l'equipaggio, se pur volenteroso doveva ancora prendere confidenza con le manovre. I nostri eroi potevano solo sperare che per il momento in cui fossero giunti in zona d'operazione, questa confidenza fosse acquista.

    A parziale consolazione per quanto accaduto, la seconda bordata, questa volta sparata con i cannoncini di prua, ando' a segno e polverizzo' la sfortunata botte, che si ritrovo' trasformata in travi di legno galleggianti alla deriva. Certo questo tiro era stato effettuato da meno di 300 metri ed era quindi risultato piu' facile del primo. Immediatamente dopo questa dimostrazione di potenza, Varriale ordino' prua a 240 per rimettersi in direzione del porto. ci sarebbe voluta un'oretta almeno prima che si ritornasse in vista della banchina. Gli ufficiali approfittarono per ritirarsi in quadrato e fare il punto della situazione.

    Alle 11 e quaranta, dopo una perfetta manovra di apporccio in porto, il Fulmine attracco' nuovamente alla banchina dalla quale era partito, con gran figurone con tartane e bettoline che vista la maestria manovriera salutarono il bellissimo vascello corsaro con fischi e squilli di tromba. Le piccole grandi soddisfazioni di un capitano.

    Durante la riunione post azione in quadrato, il comandante ed i due ufficiali del Fulmine erano arrivati alla conclusione che vi erano state luci ed ombre. L'equipaggio aveva potenziale, ma anche bisogno di tempo per diventare un tutt'uno con la nave. Il tempo ed i fatti avrebbero giudicato.
    ex.jpg *bolina: andamento con il vento in prua di leggero traverso. Con mure a dritta se il vento e' a destra della nave, con mure a sinistra in caso contrario. Si tratta come e' logico dell'andatura piu' lenta per una nave a vela.

    **Prendere a collo: lasciare che la barca si ritrovi direttamente prua al vento, con conseguente sgonfiamento delle vele e perdita di velocita' nei casi piu' gravi fino all'arresto della nave con ovvie conseguenze in caso la nave sia in quel momento impegnata in un'azione.

    ***Orzare: venire con la prua al vento per preparare una virata o per stringere meglio l'angolo di Bolina. E' il contrario di appoggiare o abbattere, quando la prua gira invece dalla parte opposta della provenienza del vento.
     
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    Ultima modifica: 15 Giugno 2019
  10. Luigi Varriale

    Luigi Varriale

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    StarUGO e Blubasso
    sono orgolioso del vostro apprezzamento suoi miei AAR. Cerchero' di fare in modo di essere sempre all'altezza delle vostre aspettative e di quelle dei lettori in materia di racconti.
     
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  11. Luigi Varriale

    Luigi Varriale

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    Quattro giorni dopo il Fulmine salpava definitivamente dal porto di Crotone con vento sfavorevole da sud est e tempo instabile. Un giugno dannato quello che si stava dipanando sulla sorte dell'impresa dei nostri. A partire dal pomeriggio dell' 8 il tempo si era messo al brutto con pioggie e nebbie in tutto lo Ionio. Un inizio di estate diremmo non propizio. Al terzo giorno di attesa, Varriale a cena in quadrato con i suoi compari aveva deciso che al massimo l'indomani, tempo o non tempo il Fulmine avrebbe staccato dalla banchina e si sarebbe messo in viaggio. Il contratto con Mamma li Turchi scadeva il nove luglio e non c'era piu' un minuto da perdere.

    Appena lasciata la citta' fu subito chiaro che di navigare verso sud est non se ne parlava nemmeno; il vento spirava giusto da quella direzione. Quindi l'aternativa era dirigere verso l'isola di Corfu' per poi venire a sud lungo la costa greca, oppure di dirigere per 180 gradi subito e poi cercare di risalire a levante non appena il vento l'avesse permesso. La seconda soluzione pareva quella piu' logica e quindi Varriale prese quella senza ulteriori recriminazioni.

    La partenza avvenne all'una di notte del 12 giugno per guadagnare piu tempo possibile. Venne stabilita la guardia notturna con l'Alzese ufficiale addetto, meta' equipaggio in branda a beccheggiare sull'onda lunga e mediamente grossa di prua. Varriale e Ferrazzano se ne andarono in cabina a cercare di dormire per essere al meglio la mattina dopo. Con quel mare il povero Fulmine beccheggiava pesantemente e tenere le manovre a punto era un'impresa. Navigò per circa tre ore alla miserrima vlocita' di soli tre quattro nodi per evitare di disalberare. Varriale chiuso in cabina consumo' un frugale spuntino notturno sul tavolo dello scrittoio a base di olive, sardine affumicate ed un bicchiere di vino rosso, che doveva tenere in mano per evitare che il liquido andasse perduto sul pavimento insieme al bicchiere. Indi si lesse due paginette delle campagne di Napoleone, soffio' sulla candela che forniva la scarsa illuminazione al suo minuscolo alloggio e si adagio' sul letto osservando le onde che sbattevano contro la fiancata e contro gli oblo'.

    Aveva appena preso sonno o cosi' credeva, quando inesorabilmente percepì nel dormiveglia che il beccheggio della nave andava sempre più accentuando e mentre pensava a che diavolo di giugno erano andati incontro, qualcuno bussò forte alla stretta porta della sua cabina.

    "Avanti per Dio! cosa ci sara' mai da sbattere cosi' forte" si lamento' Varriale mettendosi a sedere sul letto ancora mezzo intontito. Entro' l'Alzese leggermemte trafelato.

    "Tenimm quas nu metr e acq n'da sentin e cuntin a saliscer. a nnaaav u'mmar" nunnù teeen.

    "Coosa?" fece il Varriale di colpo del tutto sveglio. "qual'e' la posizione?"

    "Angor na vinticinquin e migl o sud de cap rizzut; navigamm à sfaccimm e tartarugg"

    Varriale si catapulto' fuori dal letto come una palla di cannone. "Amprescc, iamm a' vede'"

    quando i due arrivarono nel locale equipaggio, trovarono il Ferrazzano già lì' con i portelli della stiva aperti che cercava di mettere al sicuro, con l'aiuto di tutti gli uomini presenti le provviste prima che andassero totalmente perdute nell'allagamento. tutto sommato il Varriale penso' che era stata la scelta giusta; la nave era si in pericolo ma non immediato, e persi gli approvvigionamenti non ci sarebbe stata altra scelta se non tornare indietro.

    Varriale valuto' la situazione con freddo occhio critico, poi si rivolse ai suoi.

    "ite annanz purtatem tutt'e puntell cha truvat e u fasciam de rispett"

    Ferrazzano ed un gruppo di uomini si lanciarono oltre la cucina diretti alla stiva materiali di prua, grazie a Dio ancora ragionevolmente asciutta. Ci volle qualche minuto a trasportare il materiale. Poi il Varriale, improvvisamente ricordatosi che era in presenza dell'equipaggio, ritorno' ad un Italiano piu' standard e si immerse insieme a Ferrazzano ed Alzese ad esaminare la situazione sotto.

    Non ci volle molto a capire la natura del problema. Varriale emerse tirò fuori la testa dall'acqua e si rivolse al sottufficiale nocchiero cercando di apparire il più calmo possibile.

    "Carimà...adesso lei va in coperta e si assicura che le manovre siano appposto e mmi mette a' nnaav alla cappa. Ho bisogno di rallentare un pochino per effettuare i lavori"

    lo stagionato sottufficiale si toccò il berretto e si avviò per raggiungere la scala.

    "Carimà"

    "Cummann Capità"

    "Per l'amor di Dio non la faccia fermare, se no andiamo davvero in guai seri" Varriale enfatizzò la parola davvero per dar da credere che ancora non lo erano.

    "Stateven tranquill Capità c' penz' iiiiee"

    L'acqua continuava a salire sotto lo sguardo preoccupato dell'equipaggio presente sottocoperta, che non si trasformava in panico solamente per il contegno forzatamente calmo che Varriale ed i suoi ufficiali offrivano loro.

    "Accendete tutte le candele che potete; ci devo vedere la sotto. Signor Alzese, Signor Ferrazzano, prendete i puntelli ed al mio ordine mi seguite sotto".

    I due si armarono di attrezzatura e si tennero pronti.

    "Andiamo"

    Una volta sul fondo della sentina dove si poteva oramai nuotare se si era orizzontali, i tre ufficiali potevano comunicare solamente a gesti. Il mare violento aveva aperto due falle non proprio piccole nella sentina di mezza nave e l'entrata forzata dell'acqua aveva indebolito il fasciame tutto attorno. Sarebbe stato un lavoraccio fare le rparazioni di fortuna, ma con un po' di buona sorte, non un lavoro impossibile.

    Varriale, aiutato dal Ferrazzano, puntò il primo bozzello ad intercapedine tra le bolle d'acqua e cominciò a dargli di martello per quanto poteva con la resistenza del liquido. Il Ferrazzano aiutava a tenerlo fermo, mentre il Capitano si dava da fare. in capo a cinque minuti di fatica, entra ed esci dall'acqua e di bestemmie subaquee, la prima falla era arginata.

    Il problema cominciò a farsi duro con la seconda, chè il puntello non ne voleva sapere di entrare e si rischiava di peggiorare la situazione. A nulla valse l'aiuto di Alzese che si alternava col Ferrazzano a lavorare.

    I due emersero poco dopo con Varriale che cominciava a dare segni di frustrazione. si assicurò che non ci fosse nessuno intorno e poi si rivolse ai suoi compagni. I marinai erano stati allontanati su ordine del Varriale; chi in coperta e chi nella stiva di prua ed infermeria.

    "Guagliù, mo c'è ficcamm sott nata vota e facimme megli a ficcarcel stu puntell c'ha sino cca affunnamm, avite capit??" Varriale palava in tono serissimo, ma non spaventato, il che contagiò i due a mantenere calma e decisione.

    "Iamme me!" rispose il Ferrazzano che di crepare a venti miglia dalla costa proprio non ne voleva sapere.

    "Lassa ii ammé" fece l'Alzese "che tu stai stanc", vedendo l'amico ansimare abbondandemente.

    Varriale e Alzese si immersero di nuovo con martello e cunei per vedere di finire il lavoro. Con uno sforzo sovrumano l'Alzese iniziò a martellare lui, mentre il Varriale a rischio di farsi schiacciare le mani teneva fermo il cuneo da ficcare nel secondo pertugio. Ci volle ancora un buon quarto d'ora di oramai disperate bestemmie subaquee: alla fine del travaglio, i due emersero esausti ma ce l'avevano fatta.

    "Mannagg o' sang" imprecò l'Alzese. "I fall so' attapptt...mo saddà vedé i liste...Paol...va chiam a ciurm c'accumenzen'a pumpà".

    Era critico adesso che si cominciasse a togliere acqua dalla sentina mentre si raddoppiava il fasciame danneggiato ed allentato. Ma la parte più rischiosa del lavoro era finita, resa difficilissima, possiamo dirlo adesso che è finita, dal beccheggio enorme della barca.

    Il resto del lavoro prese un'oretta buona, eseguito palmo a palmo dal Varriale con una certa maestria. quando fu finito, i compagni dovettero portarlo a poppa a braccia talmente era sfinito, e loro non erano in condizioni molto migliori.

    "Immanovr...Antò...iamm sop a vedé immanovr!" cercò di divincolarsi dalla presa degli amici.

    "Statte tranquill Luì, mo tu t'é ripusà guagliò; ai mmanovr ce penzamm nui...Paol...miette tutt'é liberr a punpà, l'amma fa ascì fora tutta quell'acq abbasc".

    Varriale manco si accorse quando l'Antonio lo adagiò sul letto della sua cabina inzuppato e zozzo così com'era. Poi l'Alzese si buttò pure lui in coperta, mentre i sottufficiali sorvegliavano lo svuotamento della sentina. Per un giugno non c'era male; nebbia, mare forza 6 e nuvolaglia bassa che minacciava temporale.

    Adda passà a nuttaaat.

    Nota tecnica.
    Me la sono fatta addosso ragazzi. Ho davvero temuto che la campagna finisse nelle prime sei ore (primo turno) del primo giorno. il Casino è stato causato da un 1 sulla generazione di eventi casuali di Mythic. Con un Chaos factor di 5, c'è il 50% che accada qualcosa. All'inizio campagna, il chaos factor è sempre 5. L'evento era un "evento negativo per i protagonisti", parole chiave "oppose" e "portals". Data la situazione atmosferica generata con le regole standard del regolamento navale e la situazione generale, l'interpretazione è stata automatica: opponi qualcosa ai portali o portelli che dir si voglia. Poi ho preso il mio RPG Savage World che uso quando serve in congiunzione con il regolamento terrestre, perché hanno in comune lo stesso sitema di risoluzione con i dadi, e ho svolto un'intera routine di critical task del suddetto Savage Worlds, che vi riporto qua sotto.
    C'è mancato poco ragazzi. Ve l'ho detto che avrei fatto tutto in maniera realistica. Quello che succede succede.

    Il Fulmine tra i flutti a sud di Capo Rizzuto la notte tra l'11 ed il 12 giugno 1850
    Fulmine nei guai.jpg
    Vi allego le mie note di gioco, per aprirvi un attimo il cofano del motore. Nei dramatic task bisogna accumulare 5 successi in 5 tentativi o si fallisce.

    12th of June 1850 Time:0000-0600
    conditions:storm
    Sea State:rough 6
    Visibility:fog
    Problem with the bilge which are fanning water due to the rough sea. A traumatic night Watch!!

    Dramatic task to plug the infiltrations.

    first action card:6 of clubs complication -2 (considerable pitch movement of the ship)
    cooperative roll Ferrazzano:+1
    cooperative roll Alzese:0
    Varriale roll action 1:8+6=14-3=11 2 successes

    second action card:7 of clubs complication -2 (considerable pitch of the ship)
    cooperative roll Ferrazzano:0
    cooperative roll alzese:+1
    Varriale roll action 0 successes (God!)

    third action card:8 of spades
    cooperative roll Ferrazzano:0
    cooperative roll Alzese:+2
    Varriale roll action 5 1 success

    fourth action card:7 of hearts
    cooperative roll Ferrazzano:+1
    cooperative roll alzese:+2
    Varriale action roll 2 successes. Done.

    fift action card: not necessary (thanks God)

    5 successes in 4 action cards. One action card left, but not necessary.
    turno 1.jpg
     
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    Ultima modifica: 15 Giugno 2019
  12. Luigi Varriale

    Luigi Varriale

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    Il famiglio (termine arcaico per indicare l'inserviente personale) del comandante e cuoco di bordo, si presentò alle 9 e 45 in cabina, essendo tra l'altro l'unico membro dell'equipaggio che avesse libero accesso all'alloggio del comandante a qualunque ora del giorno o della notte. Aveva passato la mattinata a lavare e ripulire i vestiti che aveva tolto di dosso a Varriale durante la notte non riuscendo praltro a svegliarlo tanto era stanco. Adesso si presentò in cabina con la coccumella ò café che aveva tenuto con le mani pure quando era sul fuoco, visto che il mare era sempre forza 6 ed il beccheggio del Fulmine sempre infernale.

    Varriale si mise a sedere sul letto e rimase in equilibrio nonostante lo sballottamento pronunciato a cui aveva fatto oramai l'abitudine inconscia durante la notte.

    "Grazie assai Imperato" si limitò a pronunciare mentre cercava di recuperare padronanza su tutti i suoi sensi. Si rivestì prendendo gli abiti che il famiglio gli aveva appena preparato, e fece per avviarsi con il caffé in mano verso il quadrato e la scaletta che dava in coperta.

    "Addo ite capità" lo apostrofò Imperato, tirando fuori l'incerata di manifattura inglese che era nell'armadietto fissato nella paratia posteriore della cabina, unico locale per altro a diporre di quel lusso. "Fuori chivoe cum'é cché...piglateve quest..." e porse l'incerata al suo comandante aiutandolo ad indossarla.

    Varriale si portò in coperta attraverso il boccaporto di poppa ed apparve sul cassero dove immediatamente il nocchiero Carimà e il Signor Alzese che era l'ufficiale di guardia del mattino, gli cedettero immediatamente, porgendo i loro saluti, il posto al centro riservato al rappresentante di Dio in terra su quella nave, che come su ogni altra nave, in special modo se da guerra, era il suo comandante.

    Varriale rispose al saluto e imediatametne diede occhio alle manovre ed al lavoro che l'equipaggio sul ponte stava svolgendo per tenere la nave in rotta. La seconda cosa che Varriale guardò fu la bussola di chiesuola, che indicava 120 gradi.

    Alzese anticipò la domanda del capitano: "mi sono preso io la reponsabilità di accostare verso levante capitano. Il vento all'alba ha girato a sinistra ed ha allungato l'onda verso sud ovest. Se continuavamo al lasco verso sud avremmo aggiunto al beccheggio pure un terribile rollio. In più a conti della serva fatti, tra quello che abbiamo percorso verso sud ed il punto della virata, dovremmo star dirigendo adesso più o meno su Creta".

    Varriale non rispose immediatamente e si guardò intorno per valutare il cielo plumbeo e la pioggia scrosciante, per poi abbassare l'occhio al livello del mare e notarne le onde alte che continuavano a colpire il Fulmine di prua. "Se possiamo Signor Alzese, vedremo di fare il punto a mezzogiorno, ammesso che qualcosa si apra in stu ciel'é merd"

    Alzese notò con soddisfazione che il comandante non aveva fatto cenno alla manovra da lui decisa di iniziativa, segno che l'approvava.

    "Al solcometro quattro nodi e 40 braccia" annunciò il ragazzo che aveva il compito di tenere d'occhio la velocità della nave, nel mentre un'altro girava la clessidra e batteva i dieci colpi alla campanella di chiesuola.

    Il comandante non chiese nulla circa eventuali avvistamenti durante la notte; con quel tempo non avrebbero avvistato un vascello di linea nemmeno se l'avessero speronato, e notò pure che non c'era nessuna vedetta in testa d'albero. Con quel beccheggio, il malcapitato avrebbe solamente rischiato di cadere in mare.

    Dopo quache altro minuto di osservazione il capitano ordinò che al cambio della guardia tutto l'equipaggio venisse fatto salire in coperta, ed ignorò l'appena accennato sguardo dubbioso di Alzese che ovviamente pensava che non era quello il giorno adatto né la metereologia adatta per arringare l'equipaggio riunito. Ma c'erano delle cose che Varriale voleva mettere in chiaro e non vi era un'ora in più da perdere.

    Alla campana di mezzogiorno, visto che il punto nave non lo si poteva fare, come ordinato tutti i quaranta uomini dell'equipaggio ed i sei sottufficiali dello sciabecco furono in coperta per scoprire quale annuncio il comandante dovesse mai fare sotto la pioggia battente e con la gente che doveva agrrapparsi a qualche cosa per stare in piedi.

    Il comandante se n'era stato in cabina nell'ultima mezz'oretta a consultare le regole di Savage Worlds sulle interazioni sociali, e quando apparve sul cassero, al pari dei suoi uomini, indossava solamente la giubba di fatica marrone che di solito indossava e neppure un copricapo.

    "Marinai del Fulmine; vi tratterrò solamente qualche minuto dalle vostre mansioni e dai vostri doveri, e mi fa piacere che in questa occasione vi possa vedere tutti quanti verticali e soprattutto ben svegli. Come probabilmente già sapete ammé nun me piace à parlà. Quindi aprite bene le orecchie così ve lo dico na vota sooola. Questa è una nave armata per la guerra di corsa e a bordo vige la disciplina militare. La prima e più importante cosa è il servizio che possiamo dare gli uni agli altri per rimanere vivi e operanti.
    avete visto questa notte che qua si può morire da un momento all'altro. Se questa notte non foste stati tutti svegli e tutti pronti, noi saremmo adesso tutti morti. E quindi sono orgoglioso di voi".

    Savage world social interaction round 1, modifier +2 for the proactive praising argument: 1d6+2, 1d6 wildcard. Best result: 5+2=7; 1 success.

    Gli uomini si guardarono tra di loro interessati.

    "Quello che non permetterò su questa nave è che il servizio ed il rispetto di ognuno di noi verso gli altri siano compromessi. Quando parlo di rispetto non intendo quello dovuto all'autorità, ma quello necessario perché ognuno di noi sia spinto a dare il meglio ed a contribuire al successo di questa nave, che è la nostra nave!!".

    Savage world social interaction round 2, modifier +2 for the sincere logical root of the argument: 1d6, 1d6 wildcard. Best reuslt:6 ace and second roll: result:5; total 11+2=13; 3 successes.

    Oramai regna il silenzio più assoluto da prua a poppa e si sentono solo il vento, il frastuono del mare accompagnato dal lamento delle sartie ed i cigolii dello scafo.

    Per ultimo, sappiate che queste cose per me sono sacre e sono pronto a buttare in mare chiunque infranga queste poche e chiare regole, dimostrando di non avere a cuore la sicurezza della nave ed il successo nostro e della nostra missione. Se dovessi essere io a violare queste regole, mi butterò in mare da solo, e se siamo a terra, abbandonerò la nave lasciandola ad uno di questi nostri magnifici ufficiali" e si girò verso Alzese e Ferrazzano.

    "E uomini", freddò l'intera platea con uno sguardo più grigio del cielo soprastante: "non sto scherzando". Varriale osservò ancora per qualche penetrante secondo gli uomini riuniti sul ponte e poi concluse: "Liberi"

    Savage world social interaction round 3, modifier +3 for putting himself seriously on the line: 1d6, 1d6 wildcard. Best result:5+3=8; 2 successes.

    Total successes:5 (5+ The target is sure of his decision. He provides more support than requested. If the prosecution wins in a court case, the defendant receives the maximum penalty).

    Tutti gli uomini si rimisero in testa i copricapi, chi ce li aveva. Tutti salutarono il comandante toccandosi rispettosamente la fronte e si avviarono, girando la testa per continuare a guardarlo anche menstre si stavano allontanando. Non volò una mosca sul ponte, fino a quando l'ultimo uomo non fu tornato alle sue incombenze.

    Alzese e Ferrazano, che avevano improvvisamente anche loro scoperto un lato del Varriale che all'accademia non era ancora ben sviluppato, fecero pure per andare ai loro posti assegnati. Al cassero erano rimasti solo loro tre, a tenersi in equilibrio a mala pena nel su e giù della nave.

    "Paol...nta à sentin cume iamm?" chiese Varriale al suo ufficiale cannoniere e con compiti da nostromo.

    "Iamme buun Luì. Sta asciutt cumm'ò cul é nu criatur c na bbona madr".

    "Quando arriviamo in porto, asciutt o non asciutt, l'amma cuntrullà".
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  13. Luigi Varriale

    Luigi Varriale

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    Durante il rimanente tempo del 12 giugno non si è verificato nessun evento genereato da Mythic, dato che il brillante trattamento della situazione da parte dell'equipaggio durante la crisi notturna ha fatto scendere il Chaos Factor. Quando non vi sono eventi particolari durante la giornata, mi limiterò a riportarvi il diario del capitano Varriale, tale tale come lo scrisse.

    Diario dello sciabecco da corsa napoletano Fulmine, Lunedì 12 giugno 1850 guardia pomeridiana
    Condizioni: tendente a tempesta, stato: forza 6, pioggia, vento da sud ovest
    Navighiamo al lasco rotta 120°. Alla campana di mezzogiorno è stato impossibile fare il punto nave, ma ritengo che approssimativamente la nostra posizione sia 135 miglia al traverso della penisola di Olimpia (Peloponneso). L'equipaggio è tranquillo e lavora sodo ma la manovra in condizioni reali si sta dimostrando più complicata che durante le prove in mare. Abbiamo tenuto al lasco una velocità media di 5 nodi che è rispettabile con queste onde, ma nettamente al di sotto delle possibilità della nave. Ad esercitarsi ai cannoni con questo mare neanche a parlarne; sarebbe un inutile spreco di munizioni. Morale decente.

    P.S. Mi chiedo se la insoddisfacente velocità sia dovuta ai rabberciamenti allo scafo che abbiamo dovuto fare durante le prime ore della giornata.
    --------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
    Diario dello sciabecco da corsa napoletano Fulmine, Lunedì 12 giugno 1850 guardia serale
    Condizioni: tendente a tempesta, stato: forza 5, pioggia, vento costante da sud ovest
    Nessun evento da segnalare, abbiamo registrato velocità al solcometro con punte di 10 nodi ed una media di 8; probabilemnte dovuto al sensibile miglioramento delle condizioni del mare. Il Tempo marca comunque sempre al brutto. Posizione stimata, circa 140 miglia al traverso dell'isola di Kithira. Ottima cena in quadrato ufficiali a base di frittata e verdure abbrustolite. Più che decende il vino stivato a Crotone prima della partenza. Morale dgli ufficiali buono. Ospite in quadrato il mastro (sottufficiale addetto) agli armamenti Claudio Sgarra; lamenta il tempo brutto e l'impossibilità di esercitare gli uomini alle armi; ce ne lamentiamo tutti. Abbiamo discusso di come entrare nell'Egeo. L'ipotesi più quotata e quella di passare tra Creta e l'isoletta di Cerigotto e poi negoziare le isole fino a Rodi. L'ipotesi meno rischiosa di circumnavigare Creta da sud sarà probabilmente scartata perché richiede più tempo. Mi riservo di decidere domani dopo aver valutato la situazione metereologica.

    Nota Tecnica. Ad ogni guardia piazzo in mappa un bastimento sconosciuto e ne determino posizione rotta e velocità. Se la posizione risulta in terraferma, non lo piazzo. durante la missione Il Fulmine naturalmente si comporterà come se non sapesse nulla e continuerà a seguire rotte predeterminate di pattugliamento. Quando si arrivasse ad un avvistamento in un particolaare esagono, passerò alla scala tattica e risolverò l'incontro. La natura del naviglio incontrato sarà naturalmente casuale sia per quanto riguarda il tipo di bastimento incontrato, sia per quanto riguarda la sua nazionalità. Naturalmente eventi generati da Mythic potranno cambiare od influenzare la natura ed i parametri degli incontri.
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    Ultima modifica: 16 Giugno 2019
  14. Luigi Varriale

    Luigi Varriale

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    All'alba del 13 giugno Varriale si stava preparando per ispezionare la guardia mattutina. In coperta avevano appena battuto i cinque colpi e lui era fatto portare il catino in cabina e con il suo piccolo specchio affisso alla paratia posteriore, si stava facendo la barba dopo essersi lavato con la consueta razione di acqua di mare, per avere un aspetto decente sul ponte. In cucina il famiglio stava preparando latte, caffè e galletta. La confettura e il pane abbrustolito era lusso del sabato e della domenica.

    Il buon Imperato aveva cercato in tutti i modi di convincere Varriale ad usare la riserva d'acqua dolce di bordo per soddisfare le sue esigenze di igiene personale; "Almeno voi che siete il capitano" aveva implorato il famiglio. Ma sulle differenze di trattamento tra ufficiali e ciurma, il Varriale era irremovibile. Quella era la sua nave, mica una galera algerina.

    Fanatico della disciplina militare che servisse a qualcosa, Varriale aveva invece sempre avuto in odio quella formale ed inutile da accademia e da nave del secolo precedente. Tra le sue regole, una di quelle ferree era che a bordo tutti ricevessero lo stesso trattamento almeno fino a quando questo non comprometteva l'efficienza del servizio.

    Ad esempio per le guardie Varriale si era esentato da ogni obbligo ed utilizzava al massimo ufficiali e sottufficiali, che invece avevano normali turni stabiliti. A questo c'era una giustificazione di efficienza pero; essendo lui il comandante, la sua presenza poteva essere necessaria in qualunque momento, ed in qualunque momento lui doveva essere lucido fresco e riposato per garantire la massima efficacia alle operazioni da svolgere. Questo non voleva dire che era lavativo, cosa che praltro non consentiva a nessuno di essere sulla sua nave; semplicemente concentrava i suoi sforzi nei momenti più utili, lasciando lavorare gli altri sull'ordinaria routine.

    Nelle ultime ore della notte il mare si era andato calmando. Era ancora abbastanza mosso, più o meno forza 4, ma rispetto alla notte precedente la situazione era decisamente più sopportabile. La pressione atmosferica però era da tempesta, e nulla escludeva che il maltempo, vera croce del viaggio fino a quel momento, sarebbe continuato e forse anche peggiorato.

    Lo sciabecco aveva navigato tutta la notte a velocità comprese tra i quattro ed i sei nodi, un po' perché si stava rivelando un'imbarcazione veramente sensibile al mare grosso, ed un po' perché lui in coperta la notte spesso non c'era a dirigere l'equipaggio; né gli ufficiali di guardia né il nocchiero avevano la necessaria competenza per dirigerlo come faceva lui. Aveva infatti già sviluppato un occhio tutto particolare per le manovre del vascello, per gli assetti e per cosa funzionava e cosa no. Normalmente quando lui era sul ponte la nave scivolava più leggiadra sul mare di quando lui non c'era.

    Mentre completava le operazioni di sbarbamento facendo grandissima attenzione a non tagliarsi la faccia, visto che anche con mare a forza 4 il beccheggio ed il rollio del Fulmine erano piuttosto pronunciati, bussò alla porta il fido nocchiero Carimà, che Varriale si affrettò a far entrare.

    "Capità, con i saluti del Tenente Alzese, vela in vista dritta di prora. Sta a circa nu par é chilometr e s'avvicina mpresc ampresc; ù tenient dice che secondo lui ci passa vicina sottovento in dieci minuti".

    Varriale completò la depilazione al di sopra del labbro destro, facendo una smorfia tipo tricheco. Non voleva certo mostrare al sottufficiale la sua eccitazione. Poi, sciacquato con cura il rasoio nel catino, si rivolse al nocchiero.

    "Dica al Signor Alzese che sarò in coperta tra un minuto e mi raccomando, ricambi i miei saluti".

    "Comandi Capità" rispose Carimà e sparì su per la scala di poppa.

    In coperta la situazione non era molto diversa rispetto al giorno prima, eccettuato il mare meno arrabbiato. La pioggia continuava a scendere copiosa e se possibile le condizioni del cielo erano ancora più tetre di prima. Alzese e Ferrazzano erano naturalmente tutti e due sul cassero e stavano osservando la nave al rilevamento di 100 gradi navigare dritta su di loro, ed a una velocità prodigiosa.

    Dopo i regolamentari saluti al comandante, questi chiese il binocolo all'Alzese che aveva già cominciato automaticamente a porgerglielo ancor prima della sua richiesta. Varrriale osservò attentamene l'imbarcazione per qualche secondo.

    "Uno yacht da gara Signor Alzese"

    "Assolutamente comandante, ed anche uno di quelli veloci direi. Deve fare almeno 12 nodi di bolina"

    "Almeno, Signor Alzese; batte bandiera Danese"

    "Si signore, mi sono chiesto anch'io cosa diavolo ci faccia uno yacht come quello in queste acque".

    "Se magari si ferma glie lo chiediamo"

    Non c'era dubbio che se colloquio ci sarebbe stato, sarebbe dipeso interamente dalla volontà del Danese. Mentre il Fulmine navigava a 6 miseri nodi al lasco in mezzo ai marosi, l'imbarcazione nordica ci planava sopra elegante contro vento, stringendolo che era un piacere ad almeno il doppio di quella velocità. Anche provando ad abbattere per mettersi al suo inseguimento, il tizio sarebbe stato a Malta nel mentre il Fulmine completava la manovra. Era chiaro che se quel proiettile non si voleva fermare, nessuno l'avrebbe fermato, per lo meno non con mezzi pacifici; e pure con mezzi non pacifici c'era da discutere.

    Sulle prime sembrò che l'imbarcazione danese non avesse notato il Fulmine. Dopo qualche minuto la barca fu vicina abbastanza perché Varriale potesse esservare il suo equipaggio affaccendato a bordo, ed all'improvviso vide un tizio, probabilmente il comandante, che lo osservava a sua volta col binocolo.

    "Signor Alzese, faccia filare la bandiera del Regno se non vi dispiace; non vorremmo che quei signori ci credano dei pirati algerini"

    "Comandi Capità...Issare bandiera sull'albero di maestraaaa" gridò Alzese alla squadra di gabbieri in servizio quella mattina e in men che non si dica, una maestosa e gigantesca bandiera bianca col grande stemma coronato nel mezzo sali in coffa sull'albero di maestra del Fulmine.

    Quando fu sicuro che il Danese lo aveva avvistato, Varriale comandò di issare una seconda bandiera a due bande verticali gialle e blu sotto a quella di nazionalità. "Desidero comunicare con voi".

    Sulle prime lo yacht non diede segno di voler rallentare, ma quando fu più vicino alla nave napoletana, improvvisamente mise a collo il gigantesco fiocco che inalberava a prua, e perse visibilmente velocità, senza però acennare a cambiare rotta. Se Varriale voleva avvicinarsi alla barca danese, avrebbe dovuto manovrare lui.

    "Signor Alzese; prepararsi a venire all'orza cambiare assetto alla mezzana e alla maestra. Prepariamoci ad intercettare lo yacth"

    "Comandi Capità", l'ufficiale diede immediatamente le disposizioni. I gabbieri volarono a riva a ridurre il fiocco di trinchetto e a rimettere in assetto le vele posteriori per la virata. Ci vollero ancora venti minuti buoni per avvicinarsi alla barca danese che nel frattempo si era messa alla cappa pietosamente ad aspettare che il maldestro equipaggio napoletano completasse la manovra di approccio, comunque non facilissima con quel mare. Il capitano danese ragionò che una nave che manovrava a quel modo, certo non poteva essere un feroce legno pirata. Fece comunue armare entrambi entrambi i grossi cannoni da 24 che montava uno a prua e l'altro a poppa, che la prudenza in mare non era mai troppa.

    Le due navi vennero a distanza ravvicinata con entrambi gli equipaggi pronti a scostare con i mezzi marinai; il mare era mosso abbastanza da imporre quella precauzone.

    Il Capitano Danese se ne stava a mezza nave con un'incerata nera e berretto pesante da pescatore; salutava con il braccio destro alzato. Varriale, che stava a capo scoperto sotto la pioggia con l'acqua che gli grondava lungo la faccia ed i capelli zuppi per darsi un'aria da duro lupo di mare, ricambiò il saluto. A bordo dello yacth erano visibili una quindicina di persone di cui alcune presidiavano i due pezzi alle due estremità del ponte. Grazie al cielo non erano puntati contro la sua nave. La stessa cosa la notò il Ferrazzano che guardò il suo comandante con l'aria inequivocabile di chi voleva dar fuori gli otto cannoni di dritta tanto per far capire a quei pederasti vichinghi chi ce l'aveva più lungo. Varriale rispose al suo subordinato con un'occhiata che non lasciava dubbi sul fatto che era meglio che il burbero secondo ufficiale si desse una calmata.

    "Where you sail from" Gridò Varriale al comandante danese nel suo Inglese da far piangere una foca.

    "Coming from Crete Captain, you going there?"

    "No we direct on Rodos"

    "In that case I must inform you that we have learned that a typhus ephydemy has broken out on southern mainland Greece. We are sailing out of the area as fast as we can."

    Varriale rimase per un lungo attimo interdetto non certo sicuro di aver capito quello che il capitano danese aveva sparato così in fretta. Perché questi stramaledetti nordici dovevano parlare Inglese così bene!

    "You said ephydemy??"

    "Sure...a thypus ephydemy on the Peloponnesus"

    "Thank you very much for this notizia. You need something we can do for you?"

    "No thank you captain. Wa are racing to Gibraltar as fast as we can, what about you?"

    "We are ok Captain. I hope you have good trip"

    "Same here Captain...who did I have the honor to talk to?"

    Varriale ci mise un po'a capire quest'ultima frase, e rimase lì per un attimo con una bella faccia da idiota. Poi improvvisamente realizzò.

    "Ah..Yes...Captain Luigi Varriale, Sir"

    "A pleasure Captain; I am Jorge Holsen. I whish you a safe trip. If you are going to Rodhes allow me to suggest that you turn well south of Crete; caution is never enough in such situations".

    Varriale non capì un beneamato caxxo dell'ultima frase del Danese a parte che lui era il Capitano Holsen. Comunque ringraziò e salutò, gesto che fu imitato da entrambi gli equipaggi nei confronti dell'altro. Poi, così come l'aveva ammainato, il Dechran (questo era il nome della macchina da corsa danese) issò il fioccone di trinchetto, tolse mezzana e maestra dalla cappa e accellerò a razzo in direzione ovest.
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  15. Luigi Varriale

    Luigi Varriale

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    Diario dello sciabecco da corsa napoletano Fulmine, 13 giugno 1850

    Guardia della mattina
    Condizioni:tempesta, mare forza quattro vento da nord ovest.
    La pioggia è cessata ma l'evaporazione e la bassa pressione trasformano il tutto in fastidiosa nebbia. Velocità media 10 nodi rotta 120°. A colazione in quadrato con i miei ufficiali, decido di passare a sud di Creta sulla base delle gravi informazioni ricevute a proposito del sud della Grecia continentale. Entrambi i miei ufficiali concordano. Fatto il punto nave al mezzodì, siamo 27 miglia a sud ovest della punta occidentale di Creta e manteniamo la stessa rotta per costeggiare la parte sud dell'isola in lunghezza.

    Guardia pomeridiana
    Condizioni: schiarita, mare calmo forza 3 vento da sud ovest.
    Finalmente schiarita ed il mare si calma decisamenete. Era ora! Ciò che ci permettere di registrare il record di velocità in questa traversata: 17 nodi e mezzo verso le diciotto di sera con vento al gran lasco. Soddisfazione per doti velocistiche dello sciabecco. A tre quarti della costa sud cretese, accostata a sinistra di 60° per allinearci su Rodi.

    Guardia serale
    Sfortunatamente la calma si trasforma in bonaccia e poi in calma piatta, sgonfiandoci tutte le vele. Rimaniamo così inchiodati in mezzo al mare all'altezza di Gialos. Speriamo che non duri a lungo; mancano 135 miglia alla nostra destinazione, e vorrei arrivarci entro domani.
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    Ultima modifica: 18 Giugno 2019
  16. Luigi Varriale

    Luigi Varriale

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    Il 14 giugno vide il vento riprendere forza, il Fulmine oltrepassare l'isola di Creta e giungere tra le prime ore della notte e la mattinata a metà tra l'isola di Kasos e quella di Karpathos, le ultime due isole prima della destinazione finale. Sfortunatamennte all'ora di pranzo il vento cessò di nuovo di soffiare e la progressione del nostro Fulmine si arrestò di nuovo a sole 54 miglia da Lindos, porto di destinazione. Dal lato delle cose positive, la navigazione notturna era stata soddisfacente alla media di quasi 8 nodi.

    Alle 12 gli ufficiali stavano consumando il pasto in quadrato. Il morale era abbastanza bassino a tavola in quanto proprio mentre Imperato stava preparando il pranzo, si era verificata la suddetta caduta di vento, lasciadno il Fulmine fermo un'altra volta, proprio in vista del promontorio sud dell'isola si Karpathos. Per fortuna il mare era calmo e si poté almeno mangiare tranquilli.

    "Proprio a proposito della velocità Luì", Alzese cominciò in Italiano mentre passava il vino al proprio comandante; "non è che durante questa traversata abbiamo corso molto veloce.

    "Cosa vuoi dire" rispose Varriale sorpreso.

    "Che non sono molto ottimista nelle capacità nostre di inseguire le navi che dovremo investigare visto lo stato attuale della nave. Ma quello che preoccupa di più è la nostra capacità di sottrarci ad evenutali incontri non graditi; voglio dire, pure ammettendo che riusciremmo ad agguantare le navi mercantili, sempre che non siano clipper e shooner veloci, dubito delle nostre capacità di sottrarci ad incontri pericolosi; con navi da guerra greche per esempio"

    La conversazione degenerò presto in dialetto.

    "Ne ma tu che vai dicenn! I Griich tengen na curvett'à vela con la quale possiamo sicuramente competere e n'a cannuniera a vapore ch'à fa sette nodi e pure co'questa possiamo competere benissimo".

    "Si ma quella fa 7 nodi pure senz'ò vient e nui invece..."

    "Guagliò, me par nu poc tard per sti penzir" tagliò corto il Varriale

    "Luvamm quatt'e cannun p part" propose all'improvviso l'Alzese, "accussì me sentiess nu poc chiù tanquill c'ù vantagg ca putimm piggià. Arrivamm à Rodi e li sbarcamm, tant mic te pienz c'avimm à cummatter daveeer inta sta crucier"

    Il Varriale guardò l'Alzese tra lo sdegno e la meraviglia.

    "Ne ma fuss'ascit pazz Antò!! Che te pienz che simm venut à ffà fin é qua...amma fà à guerr é cors contr i Griich, e s'incuntramm qualch é nav lor millitar, sfaccimm ò cazz si amma cummatt."

    "Luì...à guerr é cors s fa fuienn, no cummatenn. Sient'à mme, sbarcamm quatt'é cannun accussì ce ne putemm fuie megl se c namma fuie"

    L'aspetto tattico del ragionamento dell'Alzese non faceva una grinza; la guerra di corsa si fa scappando e non combattendo, ma rimanevano due punti critici: il primo era che non era dettto che sbarcando quattro dei 16 cannoni del Fulmine, si sarebbe acquistato in velocità e il secondo era che in caso non si fosse riusciti a scappare, quattro cannoni in più potevano fare la differenza.

    "Facciamo così" sentenziò il comandante con un tono che faceva capire che la discussione sull'argomento terminava lì: "arriviamo in porto e vediamo com'è la situazione del teatro prima, e poi c penzmm".

    Il pranzo continuò tranquillo e silenzioso.

    Discorsi da bonaccia!!

    La guardia della sera portò una buona notizia ed una cattiva: quella buona era che il vento soffiava di nuovo, e quella cattiva era che spirava dritto da nord est lungo la rotta che il Fulmine doveva tenere per giungere a Rodi. Occorreva rimandare al giorno dopo l'arrivo in porto, visto che adesso occorreva bordeggiare a zig zag lungo il rimanente del tragitto.

    La nave a vapore Karteria, che tanto spaventa l'Alzese:
    230 tonnellate, 8 cannoni da 68 libbre.

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  17. Luigi Varriale

    Luigi Varriale

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    La prima guardia del 15, il Varriale se la passò in coperta passeggiando su e giù per il cassero in una splendida notte di luna piena. Lo sciabecco nevigava comodo di bolina con rotta nord; doveva riguadagnare la distanza perduta il giorno prima a causa della serie di bordi non previsti che aveva dovuto fare a causa del vento contrario e adesso navigava placido a 10 nodi su un mare liscio e una magnifica brezza proveniente sempre da nord est come il giorno prima.

    Alzese e Ferrazzano erano in cabina a dormire e attraverso la tolda proveniva il sonoro russare del secondo, che se non fosse stato per il rumore grave dell'acqua che filava lungo lo scafo, si sarebbe sentito fino a prua, dove gli uomini addetti al trinchetto conversavano tra loro a bassa voce tra una manovra e l'altra. Varriale si chiedeva quale sonno di ferro doveva avare l'Alzese per riuscire a dormire in quelle condizioni; lui stesso aveva dovuto isolare la paratia con due mani di catrame per cercare di mettere qualcosa in mezzo alle due cabine confinanti. Ma su una nave della stazza del Fulmine occorreva adattarsi.

    Splendida notte quella, tra un cielo magnificamente stellato ed un mare calmo e scintillante. Giove appariva gigantesco e luminosissimo a soli 640 milioni di chilometri di distanza, ed era la seconda ragione per la quale Varriale si era preso la guardia notturna. La prima era che all'alba avrebbero avvistato terra, l'isola di Rodi, e il comandante voleva essere certo di arrivare entro i tempi previsti, che erano già in considerevole ritardo; ragion per cui c'era lui sul ponte a sorvegliare che tutte le manovre e le correzioni d'assetto venissero effettuate con la massima precisione e con il massimo tempismo.

    Ripensando alla conversazione del giorno prima in quadrato, il Varriale si andava convincendo sempre più che se ben condotto il Fulmine non avrebbe avuto alcun bisogno di alleggerirsi per svolgere la sua missione. Era abbastanza veloce così com'era e lui aveva uno strano presentimento circa il fatto che durante quel mese, lo sciabecco avrebbe avuto bisogno di tutti i suoi cannoni e non di quattro cannoni in meno.

    I suoi pensieri furono interrotti dalla vedetta ritta sull'albero di maestra, che con quel tempo ed in quelle condizioni di luce, doveva avere una visibilità di almeno 4000 metri chilometri se non di più, nonostante l'orario notturno.

    "Vela !!...vela a dritta" strillò il ragazzo senza particolare eccitazione. "50 gradi"

    Varriale mise immediatamente mano al binocolo e con ostentata calma si portò sul lato destro del cassero per osservare il nuovo venuto, e nonstante osservasse al livello del mare non ebbe difficoltà a vedere che si trattava di una nave mercantile. Dalla posizione e dalla rotta che teneva, avanzando incerta sulla superficie del mare, poteva provenire dai territori orientali dell'Anatolia o magari dalla Palestina. Nessuno poteva dirlo a meno che non manovrare per intercettare e fermare la nave. Ma lui questo non poteva ancora farlo in quanto non era ancora accreditato presso le autorità turche, quindi dovette rassegnarsi a lasciarsela sfilare di poppa limitandosi a continuare ad osservarla. Non ebbe mai modo di sapere se il mercantile avesse avvistato il Fulmine, ma certo continuò a navigare placidamente senza mai cambiare la sua rotta. Quando passò di poppa la distanza era approssimativamente di un paio di chilometri e Varriale poté osservare che innalzava la bandiera del Regno delle Due Sicile a poppa. Quale ironia! Del resto la Marina Mercantile del Regno era tra le più grandi d'Europa.

    Molto puntualmente alle prime luci dell'alba lo sciabecco giunse in vista del porto di Lindos, un porto naturale sito in una baietta lunga non più di seicento metri da un capo all'altro. Lo spettacolo dell'alba in quella stagione nel sud dell'Egeo era una delle ragioni che ricordava a Varriale perché si fosse scelto la professione del mare. A quell'ora di mattina il traffico era assai limitato. Fu proprio in quel momento che i suoi due ufficiali comparvero sul cassero salendo per la scaletta di poppa. entrambi erano molto eccitati e felici di essere finalmente giunti a destinazione. Da lì le cose serie sarebbero incominciate presto.

    "Ammainare fiocco e mezzana, ammaina mezza maestra, assumere assetto di manovra" comandò Varriale al suo sottufficiale di guardia, il prode Carimà. Lo sciabecco immediatamente perse gran parte della sua velocità. La manovra di entrata nella baia si presentava assai facile essendo di una conformazione aperta con nessun ostacolo di prua e nessuna particolare manovra da effetture per l'accesso. Occorreva stare all'occhio solo al pescaggio. Le sue carte dicevano che cen'era più che a sufficienza e del resto il Fulmine non pescava più di un metro e ottanta, tuttavia la prudenza non era mai troppa. Varriale ordinò un marinaio al segno e fece diminuire ancora le vele per un'entrata in baia il più lenta possibile.

    "Issare la bandiera...marinai ai posti di osservazione, pronti con le aste", il comandante continuò a dare le sue disposizioni per una corretta manovra di avvicinamento. Sempre con l'occhio fisso nel suo binocolo Varriale osservò un trabaccolo venire verso di loro. Evidentemente la pilotina dell'autorità portuale e della dogana che accoglieva ogni vascello di una certa importanza in entrata nel piccolo porto. Quando l'imbarcazione fu al mascone di sinistra, un tizio piccoletto e variopinto in giacca blu e brache rosse con un fez altrettanto rosso in testa, mosse a mezzanave per conferire.

    "Fulmine, Xebec from the Kingdom of Two Sicilies undertaking mission for the Magnificent Sultan" provò a biascicare il Varriale, sperando che quello ci capisse qualcosa. All'incertezza del suo interlocutore, il comandante provò a ripetere la stessa cosa nel suo ancor più incerto Francese ben deciso a passare direttamente al Napoletano se anche il secondo tentativo fosse andato a vuoto. Il questurino si voltò verso il suo equipaggio che osservava senza nessuna curiosità con un espressione scocciata.

    "sagdaki iskeleye git" fece l'ufficialetto, indicando con la mano un molo sito all'estrema destra della baia.

    "Italyanlar" fece poi, dopo essersi girato verso il suo equipaggio. O aveva visto i tratti terroni quanto il suo dei nostri eroi o aveva colto qualcosa nell'accento.

    "A destr? Amma iì o mol a destr? chiese per conferma Varriale, indicando con la mano l'area che il troglodita gli aveva indicato un attimo prima"

    "Tabi, dogru" rispose quello confermando il gesto della mano nella stessa direzione, cominciando quasi a spazientirsi.

    "Grazie assai guagliò e vafammocc a soret" rispose il Varriale con il più candido sorriso che potesse sfoggiare.

    Il Turco non ricambiò il sorriso e dopo aver dato un occhiata più approfondita allo sciabecco napoletano ed agli 8 portelli chiusi che certo non celavano canne di bambù, diede ordine ai suoi sgherri di scostare per tornare verso terra. Ci vollero una ventina di minuti al Fulmine per completare la manovra di avvicinamento, ed arrivato al pontile dove era destinato ad ormeggiare, vide in banchina la squadra di portuali accorsa per assicurare lo sciabecco alla banchina, ed in mezzo a loro un tizio dall'aria ufficiale con una palandrana nera e l'immancabile fez. Mentre le manovre di attracco erano ancora in corso, il signore salutò con la mano ed in italiano molto passabile chiese il permesso di salire a bordo, che gli fu subito concesso dal Varriale ed Il Turcomanno agilmente saltò a bordo con un breve balzo.

    Il moletto dove il Fulmine era destinato ad ormeggiare era uno dei quattro presenti da quella parte della baia. Gli altri tre erano vuoti, ma due erano in uso; il capitano lo notò subito dai rimasugli di approvvigionamenti sulle banchine e dalle scotte di attracco vicino alle bitte.

    "Vi aspettavamo due giorni fa" fece il tizio dall'aria ufficiale al Varriale con modo di fare molto gentile e sussiegoso"

    Il capitano, piacevolmente sorpreso di non doversi arrabbattare in Turco-Napoletano pr tutta la conversazione, sfoderò a sua volta le sue migliori maniere.

    "Anche noi ci aspettavamo di arrivare due giorni fa. Ma abbiamo avuto un tempo così instabile con frequenti bonaccie, che siamo rimasti fermi in mezzo al mare più volte signore; l'ultima delle quali eravamo prorpio a trenta miglia da qui"

    "E' tipico di questa stagione", rispose il Turco. "Il mio nome è Koc, Omer Koc e sono il funzionario del governo per le relazioni con i nostri impiegati stranieri".

    Varriale notò che il signor Koc aveva gentilmente usato la parola impiegato invece di corsaro. Era arcinoto come già dalla fine delle tragedie napoleoniche la professione fosse in declino dal punto di vista formale come da quello morale e tuttavia alcune potenze "minori" si servivano ancora di questo strumento nei momenti di difficoltà.

    "Il mio nome è Luigi Varriale, capitano dello sciabecco da guerra Fulmine. Ci dica cosa dobbiamo fare una volta attraccati" continuò il comandante mentre osservava i suoi marinai e sottufficiali completavano la procedura d'attracco con la collaborazione dei portuali"

    "Per oggi nulla mio caro capitano. Quando vi sarete organizzati riprenderete immediatamente il mare e vi recherete a Bodrum, sede del comando di squadra navale del contrammiraglio Zekiye. Vi preparerò io stesso una lettera di presentazione che consegnerete al contrammiraglio. Dopo di che, quando avrete ottenuto l'accreditamento, tornerete immediatamente qui, e ci dovete essere prima di domani sera, perché saranno di ritorno le navi della squadra di blocco dalla loro crociera settimanale e con loro, il comandante Capitano di Fregata Kerem imbarcato sulla capoflottiglia, la corvetta a vapore Eser-i Cedîd. Prenderete gli ordini direttamente da lui per la missione della settimana prossima. Sentitevi pure libero di fare visita all'arsenale del Signor Müjde per tutto quanto possa servire alla vostra nave...oh, i pagamenti vanno effettuati in contanti alla consegna. Gli uffici di cambio li trovate presso la banca in città. Per il resto, una volta espletate le formalità doganali, sentitevi pure a casa vostra; spero apprezzerete l'ospitalità dell'isola."

    Il Signor Koc concluse il suo sermone con un gentilissimo e levantino sorriso e poi chiese il permesso di accomiatarsi; pratiche urgenti lo attendevano. Varriale rispose con un inchino e fece schierare gli uomini presenti sul ponte sugli attenti mentre il funzionario governativo sbarcava. Lo osservò incamminarsi lungo la banchina.

    "Signor Koc..." lo chiamò poi mentre si allontanava. Quello si fermò e si girò.

    "Quali sono le altre navi della squadra"

    Il Signor Koc si prese qualche secondo per rispondere.

    "Sono due magnifiche compagne di crociera capitano: il Lexington, brigantino a palo statunitense, ed il Surok, magnifico sloop da guerra della Santa Madre Russia."

    La Baia di Lindos in tutta la sua magnificenza con il forte difensivo lindos-04.jpg

    Le navi della squadra turca di blocco:
    Ntw_i_steamer.jpg Eser-i Cedîd (Capoflottiglia)

    lexington.jpg Lexington
    surok.jpg Surok
     
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    Ultima modifica: 19 Giugno 2019
  18. Luigi Varriale

    Luigi Varriale

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    Con solo un quarto degli uomini a bordo, ed il resto distribuiti nei locali di ogni tipo sparsi nel villaggio di Lindos, il Fulmine sciacquettava lungo la banchina alla quale era stato assegnato, in una placida domenica sera dall'aria magica. Le piccole casette bianche intorno alla baia, dominate dall'alto e possente forte dell'acropoli che era pr altro sede della locale compagnia di fanteria dell'esercito imperiale, erano tutte punteggiate dalle luci dei loro focolari, così come lo erano le locande del paese e le stradine nelle quali la gente passeggiava e si fermava a chiacchierare, a spettegolare e a godersi l'ultimo scorcio di quel giorno di festa. Solamente in un edificio, almeno per quanto riguardava la zona del porto, non era affatto festa ma si preparavano alcremente le attività del girno, anzi della settimana successiva. In porto accanto al Fulmine erano assicurati, lungo le banchine adiacenti, le due altre imbarcazioni armate per la guerra di corsa alle dipendenze dell'Impero Ottomano. Erano arrivate nel corso della mattinata.

    La prima era un bellissimo brigantino a palo americano, il Lexington, battezzato così in onore del suo predecessore che aveva navigato durante la guerra d'indipendenza americana. Gran bella barca, di una quarantina di metri, slanciata e doveva essere molto veloce. Lo Scafo grigio e l'impavesata color legno le conferivano una certa eleganza. Doveva ad occhi essere lunga una quarantina di metri, dunque dieci in più del Fulmine, ed era armata alla leggera. Aveva anch'essa 16 cannoni, come il Fulmine, ma questi erano da 6 libbre. In più aveva un totale di 12 cannoni da caccia equamente distribuiti tra prua e poppa, ed in questo era superiore alla nave di Varriale. Chi l'aveva armata eveva sfruttato a fondo le dimensioni per riempirla di cannoni leggeri da caccia, ideali per spaventare più che per sfasciare. Un'ottima scelta per il tipo di operazioni cui si dedicava il vascello.

    La seconda barca, ormeggiata alla destra dello sciabecco napoletano era il Surok, uno slooppetto russo piccolo piccolo ma dall'aria cattiva. Era praticamente uno skiff monoalbero lungo non più di una quindicina di metri, armato con 6 cannoni da 6 libbre e 6 spingarde da caccia, con doppio fiocco alla latina e randa tipo giunca. Un buon compromesso tra velocità e stabilità, ma Dio avrebbe dovuto aiutarlo con mare grosso. Come diavolo una barca del genere potesse essere russa, Varriale proprio non lo capiva, a meno che non fosse stata armata nel Mar Nero, che pareva l'unica ipotesi sensata.

    Varriale aveva visto le due barche al suo ritorno da Bodrum, ma non i loro capitani, visto che era tornato in porto giusto in tempo per andare a partecipare alla riunione serale per la pianificazione delle attività della settimana che andava ad iniziare. Dal giorno successivo avrebbe avuto esattamente ventitré giorni di contratto che avrebbero determinato il destino suo e quello dei suoi amici. Dopo aver completato i preparativi ed essersi messo in aspetto decente, controllò che Alzese fosse in aspetto altrettanto decente dopo la navigazione a Bodrum e ritorno, e si inacamminò insieme a lui verso l'edificio del distretto portuale, sede del comando a terra del Capitano Kerem. Camminando lungo la piccola zona di attracco che ospitava le navi corsare, vide dall'altra parte della baia in lontanza, ormeggiata lungo un banchina singola, la corvetta Eser-i Cedîd, il comando in mare del capitano turco. Quella si che era una vera nave da guerra: ad occhio almeno 60 metri di lunghezza, ruote per la propulsione ai due lati ultimo grido della tecnologia, ed un migliaio di tonnellate di stazza. Era armata con dieci cannoni a palla eslposiva da 150mm e quattro 37 millimetri a tiro rapido, due a prua e due a poppa. Non aveva bisogno di alcun vento per navigare e poteva filare a 10 nodi in qualunque condizione. Un avversario letale ed era al comando della squadra di blocco.

    Varriale ed il suo secondo camminarono in silenzio sulla stradina deserta che portava alla bassa costruzione, alla cui porta stavano due torce che illuminavano il buio circostante e due fanti di marina turchi, probabilmente del complemento della Eser-i Cedîd. Il capitano Varriale mostrò le sue credenziali ai marinai turchi, i quali non sapendo leggere, fecero cenno al capitano di attendere. dopo un paio di minuti un sottufficiale si presentò alla porta e fece cenno ai due Napoletani di entrare.

    All'interno della sala fiocamente illuminate da candelabri e lanterne ad olio, intorno ad un tavolo c'erano quelli che dovevano essere i capitani di tutte le unità della squadra. In mezzo a questi, a metà della lunghezza del tavolo ed appoggiato con entrambe le mani a questo, alzò lo sguardo un gran brutto ceffo con l'uniforme da ufficiale dalla marina ottomana; pelato, mancante dei tipici baffoni da Ottomano e persino della barba. Una lunga cicatrice lungo la parte sinistra della faccia gli saliva fino alla tempia, e questo sfregio fu solamente evidenziato quando il Turco alzò la testa per guardare Varriale ed Alzese, distogliendo l'attenzione dalla carta che stava esaminando. Il suo Fez di colore rosso scuro era poggiato sul tavolo; la sua faccia lucida per il sudore e l'intensità dello sguardo, incutevano rispetto se non addirittura timore.

    Alla sua sinistra un omaccione che si sarebbe scambiato facilmente per goffo e grassoccio, in abiti civili. Portava una lunga barba rossa e capelli ancor più lunghi, legati dietro la schiena e Varriale ebbe la chiara sensazione che a considerare quell'uomo goffo e grassoccio, si sarebbe fatto un imperdonabile errore.

    Dall'altra parte del tavolo due ulteriori tizi che gli voltavano la schiena e si girarono quando lui e l'Alzese si incamminarono all'interno della sala. Di questi due uno era bassotto con un'uniforme grigia appartenuta a chissà quale esercito; sudava di più degli altri nel caldo estivo dell'isola ed aveva in testa un tricorno stile due secoli prima. Vicino a lui un tizio smilzo ed abbastanza alto, faccia oblunga severa e tagliata con un naso convesso ed anche un po' grosso rispetto alle dimensioni degli altri suoi lineamenti; anche lui in abiti civili. Nessuno di quegli uomini parlò e attesero tutti che Varriale giungesse anche lui fino al tavolo, dove c'era un candeliere che illuminava fiocamente un'ingiallita carta del Mare Egeo.

    Varriale si fermò quando arrivò vicino al tavolo e rimase in attesa. Pure lui non disse neanche una parola, non era il suo posto, non era il suo compito e non avrebbe nemmeno saputo in che lingua pronunciarla. L'imbarazzante situazione fu risolta spicciamente dall'ufficiale turco.

    "Vous êtes en retard Monsieur. Vous êtes en retard maintenant et vous l'avez été aussì en naviguer jusqu'ici. Donc, ça fais déjà deux fois che vous n'été pas à l'heure. Celà au combat peut être irréparable"

    Fu un bene per Varriale che i rudimenti di Francese impartiti all'accademia fossero poca cosa, altrimenti anche se avesse capito tutto quello che il Turco gli aveva detto si sarebbe sentito di dargli una risposta circostanziata e probabilmente polemica. Il senso generico però lo aveva capito e quindi rabberciò una risposta minimalista.

    "Je suis désolé mon capitain, non capiterà mas plus".

    Aternando tra il Francese da manuale del comandante e quello non meno maccheronico del suo degli altri ufficiali presenti, vennero fatte le presentazioni e grazie a San Gennaro l'atmosfera si rilassò. Il grande Rosso era Brad Chadwick, capitano del Lexington, origniario della Virgina, mentre il bassotto col tricorno era il capitano Igor Hrygoriev comandante dello sloop Surok. Il primo ufficiale del Surok era il signor Vladimir Devenko; del contegno pareva un nobile della corte di Nicola I.

    Il Capitano Varriale non fu felice di sentire che la situazione nell'Egeo era meno rosea di quello che avrebbe dovuto essere: semplicemente la squadra del capitano Kerem non aveva abbastanza navi per mantenere il blocco impermeabile della provincia del Peloponneso, come ancora i Turchi si ostinavano a chiamarla; in più vi era anche un secondo e ben più grave problema: il governo britannico, tuttora simpatizzante con l'indipendenza greca, ostacolava con ogni mezzo l'attività della marina ottomana, occasionalmente appoggiato anche dalla marina francese. I rapporti tra le potenze occidentali e l'impero ottomano erano tutt'ora cattivi e le loro marine, pur non osando usare apertamente le armi contro le navi turche, erano molto meno propensi a usare tali remore nei confronti dei vascelli corsari operanti alle sue dipendenze. Tuttavia esisteva anche un aspetto positivo: il Capitano Kerem mise una mano sulla carta in corrispondenza del sud del Peloponneso. Disse che era scoppiata un'epidemia di tifo in quell'area e nessuna nave si serviva più dei porti occidentali pr i loro scali ed i loro commerci. Questo restringeva la zona da pattugliare di almeno un'ottantina di miglia.

    dopo aver dato il quadro della situazione genrale, il Capitano Kerem passò a delineare i compiti specifici della squadra per la settimana successiva: il capitano indicò che l'area di blocco era divisa in tre precise aree ciascuna delle quali di competenza di una singola nave della squadra. In più la nave capoflottiglia del Capitano Kerem avrebbe sorvegliato gli accessi occidentali che dallo Ionio portano a Patras. Più precisamente indicò, tracciandole sulla carta per ogni comandante quali fossero le loro aree di competenza. Con particolare attenzione lo fece per i Napoletani e per gli Americani, che erano quelli meno disinvolti con il Francese. Poi attese che ogni singolo comandante copiasse tutto sulle sue carte personali.

    Infine si levò dalla mappa e guardò tutti i capitani alle sue dipendenze.

    "Per quelli che sono qui da tempo non c'è bisogno che vi ripeta le regole, quindi lo farò per voi che siete nuovi" e soffermò uno sguardo tetro sui nostri eroi.

    "Prima di tutto il rispetto delle aree di competenza è la prima regola vitale di quest'impresa. Secondo, le navi sospette vanno fermate, e se non si fermano vanno attaccate e se necessario affondate, qualunque bandiera battano. Terzo, risponderete a me in caso di condotta indecisiva durante le operazioni. Quarto, confermo le disposizioni del mio governo circa le prede: 50% del valore del carico e delle navi catturate, quest'ultima eventualità solo in cso che la nave venga incorporata nella marina mercantile del mio governo. Quinto ed ultimo, state sicuri che in caso di violazione di qualunque delle regole indicate, mi adopererò prsonalmente perché il vostro contratto venga immediatamente revocato.

    "est-ce que tout est clair?" Il Capitano Kerem guardò a lungo uno ad uno tutti i suoi ufficiali. Quando tutti fecero cenno che lo era, aggiunse un'ultima cosa.

    "Fate attenzione perché come ho detto potrete incontrare navi da guerra; normalmente sono britanniche o francesi. In questo caso, e solo in questo interromperete l'azione e vi ritirerete. Il mio governo non ha intenzione di avere fastidi diplomatici con nessuna potenza straniera in questo particolare momento, e visto che operate sotto lettera di marca nostra, le vostre azioni sono responsabilità imperiale. Naturalmente potrete sempre agire per difendervi se veniste attaccati. Non credo sia interesse né vostro né mio che interpretiate il concetto di legittima difesa in maniera troppo elastica."

    Kerem vide che non c'erano ulteriori richieste di chiarimenti ed aggiornò la seduta mettendo gli ufficiali in libertà.
    "Demain matin, dès que vous êtes prêt a partir, mouvez vous immediatement"

    La seduta si sciolse, e gli ufficiali se ne tornarono alle rispettive navi. sulla strada del ritorno, il Capitano Chadwick si rivolse a Varriale.

    "Capitano, sono lieto che siate arrivato anche voi con la vostra magnifica nave. La settimana scorsa ci sono sfuggite parecchie prede dal varco di Patra che non potevamo presidiare."

    "La ringrazio capitano, vedremo di fare del nostro meglio. Piuttosto mi dica...Il Capitano Kerem...lo sa quello che fa?"

    "Ohh si capitano, le garentisco che lo sa. Poche volte ho visto un freddo baxtardo come quello in azione"

    "lo avete visto in azione?"

    "Con i miei occhi signore, mentre tornavamo in porto di conserva una domenica mattina. Una fregata inglese mi ha intercettato e voleva fermarmi e controllare carico e documenti. Il Capitano Kerem ha doppiato il promontorio di Anafi come uno spettro, le si è fatto incontro a tutta velocità ed ha iniziato a sparargli colpi di avvertimento a prua e a poppa. Poi si è frapposto tra noi e la fregata, e ci ha alzato il segnale di issare la bandiera ottomana. Ha puntato tutti i cannoni sull'Inglese come per dirgli che doveva passare sul suo relitto prima di fermare noi. L'Inglese ha appoggiato a dritta e se n'è andato. Si Capitano...lo sa quello che fa".

    Il Capitano di Fregata Yilmaz Kerem della marina imperiale ottomana
    kerem.jpg

    Le note prese dal Capitano Varriale durante la riunione di domenica 16 giugno 1850 nel porto di Lindos
    in.jpg
     
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    Ultima modifica: 3 Luglio 2019
  19. Luigi Varriale

    Luigi Varriale

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    Lo spettacolo della squadra di blocco in uscita dal porto di Rodi era la più bella cosa che Varriale aveva visto nella sua vita. Tutte e quattro le navi con prua a sud navigavano l'una appaiata all'altra, alzando i caratteristici baffi di prua, per lo meno fino a quando non si separarono per prendere ognuna la sua rotta verso le rispettive zone di caccia. Il fatto che all'uscita della baia si separassero in fretta aiutò a dissimulare come il Lexington ed il Fulmine perdessero terreno nei confronti del Surok che procedeva teso e veloce come un delfino verso sud come preludio alla virata secca che lo avrebbe portato tra Creta e Kasos, sua zona di pattuglia. In quanto alla corvetta turca, virò a dritta verso nord appena doppiato il promontorio ovest della baia di Lindos sbuffando dal suo fumaiolo centrale, per addentrarsi nell'Egeo ed andare ad assumere la sua posizione sulle coste occidentali della penisola greca. Varriale, ritto sul cassero del suo sciabecco, la osservò bene con il cannocchiale ammirandone l'elegante disegno della poppa. Poi salendo col binocolo verso gli alberi come avrebbe fatto nell'ammirare una bella donna, vide il segnale issato sulla mezzana insieme alla bandiera di combattimento ottomana: "Buona caccia".

    A mezzogiorno tutte le navi della squadra erano già al di sotto dell'orizzonte e scomparse alla vista, ed il Fulmine ritrovò la sua consueta solitudine in mare. Il vento da nord ovest increspava appena la scintillante superficie del mare. Non una nuvola nel cielo terso dell'estate mediterranea, ed il sole batteva a martello abbrustolendo tutti gli esseri viventi a bordo. il Fulmine si mise su una rotta verso sud ovest stringendo il vento di bolina, diretto verso la costa occidentale di Creta, puntino infinitamente piccolo nella maestosità del mare.

    Avendo lasciato il governo della nave al prode Carimà, Varriale Alzese e Ferrazzano se ne andarono a pranzo in quadrato. La previsione era di giungere in zona di caccia in dodici ore, fatta salva la consueta imprevedibilità del vento. Imperato era al lavoro per servire la razione di mezza guardia ai suoi ufficiali: prosciutto affumicato, olive nere e pane abbrustolito con aglio e pepe; il tutto accompagnato da acqua della riserva potabile della nave; Varriale aveva bandito ogni genere di alcolici in zona di operazioni per gli ufficiali se non per cena; quindi a pranzo niente vino. Lo stesso trattamento era già stato somministrato all'equipaggio che prendeva i pasti sempre prima degli ufficiali, in ordine di guardia.

    "Cosa ne dici della nostra combriccola di anti contrabbandieri?" Chiese l'Alzese al suo comandante. "A me pare una squadretta un po' troppo variopinta: un Russo che va in azione al fianco degli Ottomani. Il topo che va a caccia insieme al gatto. Gli Americani poi...cosa diavolo ci fanno a queste longitudini !"

    Varriale tagliò elegantemene una fetta del suo prosciutto e la portò in bocca masticandola con calma, mentre rifletteva sulle domande del suo primo ufficiale.

    "Questo dovrebbe farti capire molte cose su quello che ti hanno insegnato fin da piccolo sulla patria"

    "Sarebbe a dire?" Rispose Alzese, mentre il Ferrazzano alzò gli occhi verso i due, sorseggiando il suo bicchiere d'acqua.

    "Sarebbe a dire che il Capitano Hrygoriev sarà anche Russo ma è anche un privato imprenditore. Concede un servizio e viene pagato. Perché dovrebbero interessargli i rapporti tra il suo paese e chi lo paga?"

    Imperato, che si aggirava intorno al minuscolo tavolo del quadrato, provvide a rabboccare i bicchieri dei commensali che erano scesi sotto la metà.

    "Metti allora che questi rapporti fossero rapporti di guerra".

    "Magari a lui piacerebbe continuare a lavorare per i Turchi, ma immagino che non potrebbe più farlo a meno di rischiare un'accusa di tradimento".

    "Esattamente"

    "Esattamente...si. Ma il tradimento esiste perché esistono le istituzioni statali che lo prevedono." Varriale si prese un attimo di pausa finendo le sue ultime due olive. "Per me è molto peggio tradire una moglie o una persona che aveva posto tutta la sua fiducia su di te. Almeno le mogli non usano il loro status per farsi continuamente guerra tra di loro."

    "Che diavolo vuoi dire?"

    "Mio padre mi ha raccontato della guerra quando c'era Napoleone. La più grande tragedia a cui l'umanità sia mai stata sottoposta diceva; e non ho ragioni per non credergli. Pensa se tutte le flotte e tutti gli eserciti fossero non sottoposti agli stati, ma lavorassero per società come la nostra. I loro unici bersagli sarebbero fuorilegge e malfattori. Il livello della violenza sarebbe di gran lunga minore e molto meno frequente".

    "Non sono daccordo" rispose il primo ufficiale. "Sono trentacinque anni che non c'è una guerra. GLi stati hanno imparato dai loro errori. Lo dicono tutti i principali partiti politici. Niente più guerre dalla fine di Napoleone. Il concerto europero ci ha liberato da tutte le guerre e non ve ne sarà mai un'altra tra le grandi potenze. Le guerre napoleoniche hanno impartito una lezione sufficiente. Finalmente sono molto più impegnati a commerciare che a combattere".

    "ottimista." Osservò il Varriale con aria di sarcasrmo.

    "E poi non è mica colpa degli stati come tali se ci sono le guerre. Esse sono il risultato dei movimenti che avvengono all'interno degli stati. Prendi questa follia della rivoluzione. Hai visto cosa succede a sobillare interi popoli? guerre di proporzioni catastrofiche. Meno male che dopo Napoleone le cose sono tornate com'erano prima, nonostante i pazzi del 21 e di due anni fa. Le legittime case regnanti hanno mostrato grazie a Dio che follie come quella francese non possono e non devono più ripetersi. Sono destabilizzanti per tutto il mondo".

    "E gli Americani"

    "Eh"

    "Gli Americani, come mi spieghi gli Americani; quelli non hanno nessuna casa regnante".

    "Non preoccuparti, ce l'avranno anche loro; è solo questione di tempo. E poi gli Americani sono troppo lontani e deboli per avere una casa regnante. Non diventeranno mai una potenza come noi o come la Francia. Se lo volessero mai diventare dovranno darsela anche loro una casa tregnante".

    "Il dolce lo conservo per questa sera?" chiese Imperato, che aveva notato che gli ufficiali avevano terminato il loro pranzo.

    "Assolutamente si Imperato; a cena; il dolce va servito con quella magnifica riservetta di Madera che abbiamo imbarcato a Napoli ad inizio il mese scorso".

    "La guardia pomeridiana la faccio io", Varriale diede il segnale che la pausa pranzo era finita. Paolo tu preparati per quella serale, e tu Antò per quella di questa notte, sperando di essere già in zona a quell'ora".

    Nota tecnica: il Lexington si è già fumato un'opprtunità di intercettazione. Se avesse virato a sinistra invece che a dritta per raggiungere la sua zona di caccia, sarebbe venuto in contatto con l'elemento indicato con la freccia verde.
    2019-06-21 22_29_04-_forces - Blocco note di Windows.jpg
     
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  20. Luigi Varriale

    Luigi Varriale

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    Varriale stava per ritirarsi in cabina per la fine della sua guardia pomeridiana. Si era intrattenuto conl Signor Besiga, sottufficiale di guardia fino a quell'ora. Il sole splendeva ancora brillante su quella fine di pomeriggio. La navigazione era stata regolare senza infamia e senza lode; lo sciabecco continuava ad essere bizzoso da manovrare di bolina in mancanza di assoluta padronanza del mezzo. Quel pomeriggio neppure l'occhio attento di Varriale era riuscito a farlo navigare da dio in quel vento a raffiche irregolari ed imprevedibili e che per altro minacciava pure di cambiare e mettersi dritto di prua alla nave costringendola a strambare, probabilmente verso sud se si voleva evitare di dover passare attraverso lo stretto di Kasos, tra l'omonima isola e quella di Arkasa. Il capitano voleva evitare questa eventualità in ossequio ai tassativi ordini del Capitano Kerem di non entrare nelle zone di caccia delle altre navi della squadra. Virando a dritta per tagliare il vento che minacciava di girare a sud ovest, il Fulmine avrebbe interferito con l'area di competenza del Surok; inoltre si sarebbe inevitabilmente andato ad infilare nell'Egeo, mentre Varriale voleva continuare a percorrere una rotta a sud dell'Isola di Creta per arrivare alla sua destinazione appunto da sud.

    Si stava ancora arrovellando sulla scelta da prendere in caso il vento fosse girato nella direzione nella quale minacciava di girare, quando la vedetta in coffa di mezzana lo strappò dalle sue elucubrazioni.

    "Fumo! Fumo a sud est...per 120 gradi; credo più o meno settemila metri."

    Varriale si girò di scatto e si precipitò con due passi all'angolo posteriore del cassero a sinistra con l'occhio già nel binocolo. Al livello del mare com'era poteva scorgere giusto il fumo ma null'altro. Alzò la testa verso il marinaio in coffa.

    "Vedi cos'è ??" La domanda era retorica: le possibilità che una nave a vapore fosse un mercantile era estremamente remota. A conoscenza sua quasi nessuna marina mercantile aveva ancora adottato la propulsione meccanica; quella era una prerogativa delle navi da guerra. Adesso rimaneva solamente un dubbio: cosa diavolo era e che bandiera batteva.

    "Non ancora" rispose il ragazzo. "Due fumaioli a mezza nave; deve essere una nave da guerra...di medie dimensioni"

    "Eh Cristo!" Pensò il Varriale, "E'mai possibile che in questa crociera maledetta nulla mi debba andare bene!!...l'ho cominciata quasi affondando e adesso il mio primo contatto deve essere una nave da guerra". Il Varriale si soffermò qualche secondo ad imprecare mentalmente contro la sfiga. Si riprese immediatamente.

    "Battere posti di combattimento...ufficiali sul ponte...nave pronta per l'azione" Il tamburo prese a martellare il ritmo dell'allarme e la nave si animò di colpo, passando dalla routine da noiosa navigazione a quella nervosa dell'azione, in men che non si dicesse. Varriale notò con soddisfazione che almeno l'equipaggio era sveglio e pronto nonostante la rilassata routine dell'afosa routine pomeridiana.

    "Mevda, non è che saltiamo la cena?" chiese preoccupato un giovane membro dell'equipaggio ad un compagno più anziano".

    "E che ne so" rispose quello guardando il primo come se fosse scemo; "è la prima volta che vengo chiamato ai posti di combattimento".

    Nonostante nessuno credesse davvero in mente sua che il Fulmine avrebbe dovuto sostenere un combattimento, vennero messe comunque in atto tutte le procedure atte ad assicurare quello stato. Mentre il ponte inferiore sputava fuori tutti gli uomini delle due guardie smontate, una metà di questi si andava ad aggiungere ai presenti alle manovre mentre l'altra metà andava a servire i cannoni su entrambe le fiancate della nave. Altri marinai, sotto la guida dei rispettivi sottufficiali si affettavano a spargere sabbia sul ponte di coperta per evitare di scivolare sul sangue, mentre il Signor Besiga si precipitava in infermeria. Imperato sgombrò il tavolo della cucina dove stava cominciando ad impostare la cena, e piatti e condimenti furono sostituiti da ferri da chirurgo, bende e garze. Il Signor Sgarra, sottufficiale alle armi chiese se si dovevano aprire i portelli dei cannoni, ed il Varriale rispose di armare i cannoni con i loro serventi ma di mantenere i portelli chiusi. Un sospiro di sollievo si levò a dritta e a sinistra della linea di chiglia. Il capitano ordinò comunque di togliere i tappi di volata e trasportare in coperta le munizioni, sciabole e moschetti.

    "Avete sgombrato il ponte inferiore?" chiese Varriale al Signor Manella, sottufficiale amministrativo.

    "Signorsi comandi Capitano" rispose quello mezzo trafelato ma sforzandosi di apparire calmo.

    Mentre tutto ciò avveniva, schizzarono sul ponte dal boccaporto di poppa l'Alzese ed il Ferrazzano, già armati di binocoli e dell'armamento individuale.

    "Cos'é" chiese Ferrazzano prima che il suo parigrado avesse il tempo di aprir bocca"

    "Nave a vapore a sud est" rispose il Varriale ancora con l'occhio al binocolo.

    "Vascello da guerra"

    "Probabile"

    "Hai visto che bandiera batte?"

    "Non ancora"

    Mentre gli Ufficiali del Fulmine si scambiavano queste informazioni, il ragazzo in coffa li interruppe all'improvviso.

    "Ha appoggiato a dritta. Viene verso di noi!"
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    Ultima modifica: 22 Giugno 2019

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