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Angiò: i signori della valle della Loira

Discussione in 'Le vostre esperienze' iniziata da alberto90, 2 Settembre 2014.

  1. alberto90

    alberto90

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    I SIGNORI DELLA VALLE DELLA LOIRA

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    CAPITOLO I: la lunga strada per la gloria

    GOFFREDO III il barbuto, 1060 - 1070

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    Antefatto
    Angers, castello ducale, 30 marzo 1070

    - Ditemi, Monsignore, sono stato un buon duca? -
    Il vescovo di Fontevraud, cappellano di corte, si mosse un poco sulla seggiola posta accanto al letto del suo signore feudale morente. Era a disagio.
    La risposta sincera alla domanda del duca era " no, affatto " ed egli, in qualità di confessore e di uomo di chiesa, aveva il dovere di affermare sempre e comunque il vero, ma come rispondere sinceramente a quella domanda, posta da un uomo ormai prossimo alla morte, senza considerare la disperazione che gli avrebbe causato in quell' ora estrema?
    Mentire non poteva ne voleva, ma dire la verità gli costava forse più che mentire e dunque occorreva trovare una mediazione tra la menzogna e il sincero.
    - I vostri sudditi vi amano, mio signore, questa è l' unica cosa che conta - rispose il vescovo, soddisfatto della propria diplomatica risposta.
    Ed era la verità. Il popolo d' Angiò amava il duca e tutta la sua famiglia, sin dai tempi in cui i re franchi l' avevano infeudata in quelle terre a cavallo del corso inferiore della Loira, otto secoli e mezzo dopo la nascita del Cristo.
    Proprio in quelle ore, a dimostrazione di tale amore, la popolazione di Angers e di tutti i villaggi, castelli, città e borgate del ducato, era stipata nelle chiese intenta a pregare con fervore per la vita del duca, ormai prossimo al trapasso.
    - Si Monsignore, ma basterà al buon Dio per aprirmi le porte del Suo regno? -
    Goffredo III d' Angiò respirava a fatica ormai, e la luce nei suoi occhi si faceva sempre più flebile. Sapeva di stare per morire e non chiedeva altro che l' assoluzione dei peccati e il conforto della Madre Chiesa nel momento della morte terrena.
    Grandi peccati non ne aveva commessi, niente che impedisse al vescovo di assolverlo per lo meno, ma come ogni uomo anche lui aveva avuto molte debolezze e non sempre si era mostrato un buon cristiano. E inoltre, dettaglio non trascurabile, era passato sulla via della scomunica solo un' anno dopo la presa del potere, nel 1061. Il Papa aveva acconsentito a riammetterlo in seno alla Chiesa dopo qualche mese e solo in seguito alle pressanti richieste del re di Francia, ma sui documenti curiali la sua scomunica non era mai stata ufficialmente cancellata.
    Il vescovo continuava ad essere a disagio nelle sue ricche vesti ecclesiastiche, seduto così vicino ad un uomo tormentato dalla sofferenza fisica e, peggio ancora, da quella spirituale. Ancora una volta doveva cercare una risposta diplomatica.
    - Questa, mio duca, è una domanda a cui nessun uomo può rispondere con certezza. Ma se voi siete pentito sinceramente di ogni vostro errore, allora Dio sarà misericordioso -
    - O si, sono pentito di tutto cuore - rispose il duca, con un rantolo - sono profondamente pentito del male che ho fatto e rammaricato per il bene che non ho compiuto -
    Il vescovo si alzò, stese il braccio destro verso il moribondo e tracciò una croce sulla sua fronte corrugata e grondante sudore.
    - Ego te absolvo in nomine Patris, Filii et Spiritus Sancti -
    Il duca sembrò rasserenarsi, sospirò profondamente e accennò ad un sorriso. Ad un tratto il suo volto si illuminò e il suo sorriso si aperse sui denti giallognoli, un' espressione di gioia indicibile prese il posto di quella sofferente.
    - Che cosa bella vedo mai - sussurrò con un filo di voce.
    Un attimo dopo, emesso l' ultimo respiro, il duca d' Angiò lasciò questa terra. Sul suo viso, impressa per l' eternità, l' espressione di profondissima gioia comparsa nell' attimo della morte.
    - Che Dio ti accolga nel Suo regno - mormorò il vescovo calando con due dita le palpebre spalancate nello stupore del morto.
    Poi si alzò ed uscì dalla stanza.


     
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  2. alberto90

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    Non preoccupatevi ragazzi ... l' AAR di EU III non è sospeso. Nei prossimi giorni andrò avanti anche con quello.
     
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  3. alberto90

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    1060 - 1066
    Al tempo dell' assunzione di potere del duca Goffredo III, l' Angiò era un ducato relativamente piccolo e poco popolato, situato ai confini con la Bretagna indipendente. Posizione marginale rispetto alla grande politica del regno ma favorevole per tentare azioni espansive senza rischiare di turbare la pace interna della Francia.
    Goffredo III, ventenne al momento della presa di potere, non nascose l' ambizione di insediarsi al posto del duca di Bretagna e inviò subito il cancelliere di corte a Nantes, per cercare una soluzione valida per dichiarare guerra al duca bretone e cominciare la conquista delle varie contee del ducato.

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    I possedimenti del ducato d' Angiò tra il 1060 e il 1065
    Durante i primi sei anni di governo il giovane duca si dedicò anima e corpo alla gestione dei suoi domini, aiutato dal fratello minore Folco insediato come conte di Turenna.
    Assieme lavorarono per rendere più efficiente la povera economia del ducato e si adoperarono per rendere più vivibili le campagne, popolate sopratutto da contadini, boscaioli e cavapietre.
    Mentre però Folco era già sposato, Goffredo esitava a prendere moglie perchè da ragazzo si era votato alla castità ben sapendo che, comunque, Folco avrebbe ereditato il ducato alla sua morte e avrebbe portato avanti lui la dinastia, ma sul finire del 1065 il vescovo Valeran di Fontevraud, nominato da poco confessore del duca, cominciò a premere su quest'ultimo affinchè si scegliesse una sposa virtuosa e di nobile stirpe con cui generare dei figli in modo da rendere più certa la successione.
    - Vostro fratello potrebbe non sopravvivervi e, morto lui, voi restereste l' ultimo maschio della vostra famiglia. Alla vostra morte tutti i vostri domini andrebbero persi e la vostra famiglia sparirebbe -
    Non fu affatto facile convincere Goffredo però: aveva molti difetti ma quando decideva una cosa non cambiava idea per nulla al mondo. E il voto di castità era una cosa solenne e sacra.
    Alle rimostranze del duca gravitanti proprio la questione, il vescovo si ingegnò e disse che un voto di castità espresso nell' età della fanciullezza non era valido, a meno che a pronunciarlo non fosse un novizio.
    - Voi non siete un novizio e non lo siete mai stato, dunque non ha valore il voto che avete espresso -
    Alla fine, dopo parecchie insistenze, Valeran di Fontevraud convinse il duca a prendere moglie e fu lui stesso a proporre una candidata assai prestigiosa.
    - La figlia del duca di Borgogna, che pare sia una giovane assai affascinante e di buone maniere, sarebbe la sposa ideale per voi. E vi porterebbe in dote l' alleanza con la Borgogna nientemeno. Voi solo sapete quando avete bisogno di alleati all' interno del regno -
    Goffredo esitò, per settimane, fino a quando ricevette un ritratto della giovane nobildonna borgognona. Innamoratosi immediatamente di lei accettò di sposarla e mandò proprio il suo confessore alla corte di Digione per chiedere al vecchio duca di Borgogna la mano della figlia.
    Questi fu lieto di accasare la ragazza con l' angioino e acconsentì alle nozze, che furono fissate per l' autunno del 1066.
    La promessa sposa di Goffredo partì da Digione alla fine di luglio accompagnata da un lungo corteo di dame e scortata da un picchetto armato che, proteggeva non solo la futura duchessa di Angiò ma sopratutto i ricchi doni per lo sposo che portava con se.
    Dopo varie soste nelle città del ducato il corteo prese la direzione dell' ovest e passando per Nevers, Bourges e Blois arrivò ai confini con l' Angiò dove l' attendeva impaziente Goffredo, seguito a sua volta dai dignitari di corte, dal vescovo Valeran e dal fratello Folco che era il testimone di nozze.
    I due promessi sposi si incontrarono nel villaggio di Monsens e la il corteo della sposa si fermò. Vi furono gli scambi di doni e fu organizzata una festa nel castello di Amboise la sera del 1 settembre. Il giorno dopo il picchetto armato borgognone riprese la via del ritorno accompagnando le dame che non avrebbero vissuto assieme alla loro signore alla corte di Angers, mentre le altre scortarono la promessa sposa prima a Tours, poi a Chinon e infine a Fontevraud, dove si sarebbero celebrate le nozze.
    La mattina del 24 settembre 1066 il vescovo Valeran unì in matrimonio Goffredo III d' Angiò con Costanza di Borgogna al termine di una cerimonia solenne cui parteciparono molti dei duchi francesi e lo stesso sovrano.

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    Le nozze di Goffredo con Costanza
    Il duca indisse una gabella una tantum in tutti i suoi possedimenti e con il ricavo ( assai misero comunque ) fece preparare grandi festeggiamenti nella capitale per accogliere la coppia e festeggiare la nuova duchessa d' Angiò.
    Il 1 ottobre gli sposi entrarono in Angers accolti con grande giubilo dalla popolazione e per tutta la settimana la città fu in festa. Il sindaco, a nome di tutti i cittadini, fu ricevuto a corte portando agli sposi il dono della città: uno splendido calice da messa in oro, tempestato di pietre preziose, fabbricato dai migliori orafi del ducato.
    Goffredo, che era molto pio anche se privatamente, ordinò che il magnifico dono fosse usato durante le cerimonie solenni nella cappella palatina e lo affidò alle cure del confessore.
    Il 2 ottobre Goffredo ricevette un dono ancora più gradito da parte nientemeno che del re di Francia. Il sovrano, scusandosi per non poterglielo consegnare di persona a causa degli impegni politici, fece dono alla coppia di sposi della contea di Vendome, che in quel momento era retta da un bambino e dal suo tutore. Questi fu incaricato dal sovrano di portare gli omaggi del giovanissimo conte al duca e di porsi poi al suo servizio.
    Goffredo, invitò ad Angers il nuovo vassallo e ne affidò le cure al fratello Folco, il quale prese il bambino con se nel castello di Tours e lo educò come fosse figlio suo, mentre la contea veniva amministrata in sua vece dal precettore del ragazzo.

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    Il ducato d' Angiò con la contea di Vendome
    Terminati i lunghi festeggiamenti, la coppia ducale prese residenza nel palazzo di Angers, ma almeno per i primi mesi il loro matrimonio non fu consumato. Nonostante le rassicurazioni del vescovo Valeran e l' avvenenza indubbia della giovane sposa, il duca seguitava a praticare una rigorosa castità, mentre la duchessa passava il tempo e ingannava l' attesa visitando i suoi nuovi possedimenti e scegliendo come dimora momentanea il piccolo castello di Saumur, dove trascorse il suo primo natale da duchessa.




     
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  4. alberto90

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    1067 - maggio 1068
    Un erede di troppo
    All' inizio della primavera del 1067 i coniugi si riunirono nel castello di Angers pur senza consumare il matrimonio. Nonostante il duca facesse ogni cosa possibile per non entrare nel letto coniugale pur di mantenere fede al voto fatto, amava profondamente la moglie e lei ricambiava, anche se il non aver ancora consumato le nozze la turbava profondamente. Cominciavano a circolare strane voci nel popolo, voci maligne, proprio perchè era cosa risaputa che la coppia non aveva ancora trascorso una notte assieme. Alcuni dicevano che il duca avesse tendenze strane, altri sostennero che fosse lei ad avere gusti sessuali arditi e altri ancora erano sicuri che la duchessa, stufa della castità forzata del marito, avesse cercato consolazione tra le braccia di qualche prestante stalliere.
    Erano tutte falsità naturalmente eppure il conte Folco di Tours, fratello ed erede del duca, le incoraggiava di nascosto e intanto continuava a premere su Goffredo affinchè perseverasse con la sua castità autoimposta.
    Il suo maggior timore era quello di perdere l' eredità in favore dei nipoti, qualora fossero nati, e perciò faceva di tutto per impedire al fratello di congiungersi con la sua sposa.
    Fino alla tarda estate del 1067 il suo piano funzionò egregiamente, ma una notte di fine agosto il duca, tornando un pò brillo da una festa di paese, entrò per sbaglio nella stanza della moglie e, senza quasi rendersene conto fece l' amore con lei per la prima volta dopo quasi un' anno.
    La mattina dopo, riavutosi dalla sbornia e resosi conto dell' accaduto, Goffredo fu preso dal panico e si precipitò dal vescovo Valeran per confessare tutto.
    - Era anche ora, mio duca - esclamò questi dopo aver ascoltato la confessione angosciata di Goffredo.
    - Sono venuto meno ad un voto, ho peccato, finirò tra le fiamme dell' inferno per questo - disse piagnucolando il duca.
    - Ve l'ho già detto l' anno passato. Il vostro voto non ha valore e dunque non avete violato proprio niente -
    Il duca alla fine si convinse e abbandonò per sempre la castità forzata, con grande gioia della duchessa.
    Ai primi di settembre i due si unirono nuovamente e questa volta la duchessa rimase incinta. La conferma arrivò un mese più tardi e mentre il duca, incredulo, si lasciava andare ad espressioni di giubilo, suo fratello rimase assai infastidito dalla notizia e prese in odio la cognata, tanto da minacciarla più volte in privato di dire al fratello che lei non era incinta di lui.
    Col trascorrere dei mesi, il risentimento del conte nei confronti del fratello e della cognata divenne odio puro, tanto da spingerlo tra le braccia dei pochi ostili al governo di Goffredo. Assieme a loro progettò un piano per far sparire la duchessa prima che partorisse e farla poi trovare cadavere nella campagna, mettendo in giro la voce che la sua morte era causa degli animali selvatici.
    Ma quando il tre maggio del 1068 la duchessa partorì una bambina, cui fu imposto il nome di Maria, Folco pensò che non era il caso di rischiare e che sarebbe bastato convincere il fratello che la figlia non era sua e che non doveva essere riconosciuta. La madre sarebbe stata accusata di adulterio e il matrimonio sciolto. A quel punto sarebbe stato sufficiente impedire a Goffredo di sposarsi nuovamente e il ducato sarebbe passato nelle mani di Folco.
    Ma Goffredo sapeva che la bambina era sua e scacciò il fratello quando questi cercò di convincerlo del contrario. Folco allora tornò a Tours e li radunò i suoi fedelissimi in attesa del momento adatto per far valere le sue ragioni.

    Giugno 1068 - febbraio 1069
    La guerra civile
    Alla fine di giugno Folco decise di passare all' azione militare contro il fratello che, riconoscendo ufficialmente Maria come figlia sua l' aveva nominata erede del ducato. Gli inviò un messaggio con il quale rivendicava la successione per se, in base alla legge salica che impediva alle donne di ereditare.
    Goffredo fece sapere al fratello che la sua presenza non era più gradita ad Angers e minacciò di arrestarlo e di esiliarlo qualora avesse tentato di fare del male alla duchessa o alla bambina.
    Alla fine, il 28 giugno 1068, Folco si ribellò al fratello dando inizio alla guerra civile.

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    Goffredo, che pure era abile con le armi, disponeva di meno uomini rispetto al fratello e dunque temeva che questi, prendendo la capitale del ducato, potesse nuocere alla moglie e alla figlioletta. Prima che Folco iniziasse la marcia verso Angers quindi spedì la duchessa e la bambina a Cholet, ad una 40ina di miglia a su della capitale e poco lontano dal confine col ducato di Aquitania, poi si mise alla testa dell' esercito ducale e mosse contro al fratello, confidando nella buona sorte e nelle sue doti militari.
    I due eserciti si scontrarono nei pressi di Varennes-sur-Loir, sette miglia circa a est di Saumur, la mattina del 10 luglio.

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    La battaglia di Varennes-sur-Loir, 10 luglio 1068
    Le truppe di Goffredo, che contavano circa un migliaio di uomini, si schierarono tra i villaggi di La Motte e La Morelle, mentre le truppe di Folco, più o meno mille e cinquecento tra fanti e cavalieri, sbarravano loro le due strade d' acceso a Varennes-sur-Loir e al all' unico ponte verso Fontevraud e Chinon.
    Dato il limitato numero di uomini impiegati la battaglia fu breve ma decisamente violenta e fu vinta da Folco che, dopo aver respinto due assalti dei fanti di Goffredo passò al contrattacco e spezzò in due lo schieramento del fratello costringendolo quindi alla ritirata verso Saumur.
    Il giorno dopo Folco era dentro la città mentre Goffredo si ritirava nella capitale aspettando l' inevitabile assedio.
    Assedio che tuttavia non cominciò mai. Nonostante la vittoria Folco non aveva abbastanza uomini per circondare la capitale e non poteva nemmeno rischiare che Goffredo lo attaccasse di sorpresa alle spalle magari minacciando Tours.
    Per mesi quindi le truppe di Folco si limitarono a saccheggiare i villaggi della regione di Angers per ridurre al massimo le capacità di sostentamento degli uomini del fratello, chiusi nelle mura della città.
    Arrivò l' inverno e le truppe di Folco tornarono a Tours, mentre gli uomini di Goffredo, ridotti a circa 500, si trincerarono a Saumur, nella speranza di ricevere rinforzi entro la primavera e poter quindi tentare qualcosa contro le basi nemiche in Turenna.
    Ma alla fine di gennaio entrambi i contendenti si erano resi conto che la guerra era destinata a non portare quasi a nulla e Goffredo, conscio del fatto che non avrebbe mai potuto sconfiggere il fratello con le sue forze, fece sapere a Folco che, in cambio della pace lo avrebbe nominato quale suo erede, lasciando alla figlia solo il possesso della città di Cholet.
    Il 4 febbraio 1069 i due fratelli firmarono la pace nella sala principale del castello di Saumur.

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    Era necessario cedere per Goffredo, perchè alla fine del 1068 i duchi di Normandia e Fiandra si erano ribellati al nuovo re di Francia, che altri non era che suo suocero, il vecchio duca di Borgogna, eletto solo l' anno prima alla morte del giovane re FilippO.
    Il duca d' Angiò, minacciato direttamente dalle truppe normale del duca Guglielmo il Bastardo, doveva difendere i propri domini e contemporaneamente aiutare il suo sovrano e parente.
    Folco però si rifiutò di mettere le proprie truppe al servizio del fratello e Goffredo, con i mille uomini che poteva arruolare nell' Angiò, restò in allerta nei pressi del confine nord del ducato, pronto per respingere ogni attacco dei ribelli.

    Marzo 1069 - marzo 1070
    Complotto e fratricidio
    Mentre Goffredo attendeva inutilmente i normanni a nord, Folco nel suo castello di Tours stava elaborando un piano per ammazzare il fratello ed ereditare il ducato, prima che Goffredo potesse ottenere il probabile appoggio del re per la riscossa.
    L' idea dell' avvelenamento fu scartata quasi subito cosi come l' agguato. Non restava che l' incidente di caccia e fu quindi organizzata per parecchi mesi una battuta nei boschi vicini a Fontevraud, in modo che l' incidente risultasse quanto più naturale possibile.
    Alla fine di febbraio del 1070 Folco inviò al fratello un messaggio, invitandolo nell' abbazia per un incontro pacificatore e per una battuta di caccia primaverile a coronare la ritrovata concordia famigliare.
    Goffredo, che in fondo al fratello voleva davvero bene, fu lieto di accettare il suo invito e il 25 marzo 1070 giunse all' abbazia dove già lo aspettava Folco con i suoi cacciatori e, ma questo lo sapeva solo lui, il suo sicario.
    Il giorno dopo, all' alba, la battuta venatoria ebbe inizio e nemmeno due ore dopo Goffredo rimase isolato dal gruppo di cacciatori nel bel mezzo della foresta. Un attimo dopo una freccia, spuntata da un gruppo di bassi cespugli, sibilando si conficcò nella sua spalla destra. Goffredo gridò di dolore ma fu ritrovato gravemente ferito solo nel pomeriggio. Portato di corsa nell' infermeria dell' abbazia, fu chiaro a tutti che la ferita era troppo seria e che il duca non aveva troppe possibilità di sopravvivere all' incidente.
    Il 27 marzo il duca volle essere trasportato nel castello ducale di Angers e vi arrivò ormai allo stremo due giorni dopo, nel tardo pomeriggio del 29 marzo.
    La mattina dopo, il vescovo Valeran gli amministrò l' estrema unzione e poco dopo Goffredo II d' Angiò spirò.
    Aveva solo 30 anni e aveva governato per dieci.
    Fu sepolto accanto al padre nell' abbazia di Fontevraud, sacrario di famiglia, il 3 aprile 1070.

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  5. andry2806

    andry2806

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    Bastardo d'un Folco...
     
  6. alberto90

    alberto90

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    Bastardo e pure fortunato .... sono 15 anni che governa e non riesco a trovare un modo per portare al suo posto la figlia di Goffredo.
     
  7. alberto90

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    Questa è sfiga ... il capitolo avrebbe dovuto chiamarsi " la via della sfiga " ... XDDDD dopo un regno di 22 anni e mezzo, privo di figli maschi e femmine, costretto a sposare la nipote che lo detesta, imprigionato dall' imperatore in seguito ad una battaglia ( Folco è il maresciallo di Francia ), assassinato in Germania. La legge prevede la successione esclusivamente agnatica ..... ergo .... ducato finito nelle mani del re. Partita finita.
    XDDDDD.
     
  8. Sir Matthew

    Sir Matthew

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    però scrivi comunque il resoconto, potrebbe essere molto interessante da leggere!
     
  9. Lord Attilio

    Lord Attilio

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    Oppure riparti da un altro salvataggio.
     
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  10. alberto90

    alberto90

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    Ripartirei, se li avessi.
    Sir, ti dirò ... a parte le guerre civili in francia non accade niente per 21 anni. Nessun parto, nessuna contestazione, nessun evento degno di nota. Una noia mortale ... son quasi felice di aver perso.
     

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