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SPMBT AAR Ancora in Libia

Discussione in 'Le vostre esperienze: AAR' iniziata da Luigi Varriale, 14 Gennaio 2020.

  1. Luigi Varriale

    Luigi Varriale

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    l Mitragliere del veicolo di testa della 602a compagnia di fanteria delle forze dell’LNA fu il primo ad individuare movimento di un veicolo nemico sul rilievo adducente al parco cittadino di Tripoli, un paio di chilometri a nord ovest. Muovendo su terreno aperto, quello che doveva essere per forza un veicolo della ricognizione nemica, era ben visibile in quanto alzava un polverone della madonna. Moulud Murtagui batté sul tetto del pick up di cui serviva la mitraglia binata ZPU avvisando il comandante del plotone dell’avvistamento. La distanza era considerevole e Moloud, che conosceva bene le prestazioni della sua binata antiaerea, ricevette disposizioni di non ingaggiare il bersaglio. A questo punto la palla passò al Rais della compagnia, il comandante Said, che comandava l’intero distaccamento ed era a bordo della sua Toyota 4x4 duecento metri indietro rispetto ai veicoli da ricognizione tra cui si trovava anche quello di Moloud. I suoi ordini erano di saggiare le posizioni dei terroristi ad est ed a sud est della città. Se trovavano un punto debole, le direttive erano di chiedere rinforzi e di attaccare senza pietà. Obiettivo della compagnia, penetrare tra la stazione ferroviaria ed il parco se ci fosse stata l’opportunità di Farlo. Said, sempre ligio all’intento del suo comandante, diramò quindi gli ordini conseguenti: continuare l’avanzata lungo la strada, tenendo d’occhio i movimenti dei nemici già individuati. Arrivati a tiro, ingaggiare il nemico con le armi pesanti, metterlo in fuga ed essere i primi ad entrare a Tripoli.

    Più ad ovest avanzavano in colonne parallele le altre compagnie di fanteria del battaglione del colonnello Dragan Simovic, un Serbo veterano di una vita di guerra civile in Croazia Bosnia e Kosovo che ne sapeva una più del diavolo. Non per niente il Generale Haftar aveva affidato a lui il comando del battaglione con la missione più importante di tutta l’operazione.

    La 106a compagnia avanzava oltre le dune di Sidi El Raghez, un rilievo cinque chilometri a sud della capitale. Alla sinistra di queste forze, avanzava la 201a compagnia, agli ordini del comandante Hammami. Questa unità avanzava sulla “clip”, una curiosa collina che aveva appunto tale forma. Alla destra invece della 106a compagnia, avanzava la 9a, questa schermandosi dietro al sobborgo di Fukra direttamente a sud del parco cittadino.

    Le quattro compagnie leggere, ognuna equipaggiata con un plotone di tecniche armate per l’esplorazione ed il fuoco di accompagnamento, avanzavano quindi a rastrello per individuare, fissare e valutare la forza del nemico nei vari settori. Ben nascoste alla vista del nemico si tenevano invece a sud di El Rachez la compagnia pesante di Gheddafi e quella dei mercenari russi della Wagner Company, che sarebbero entrate in azione solamente contro il punto più debole individuato nella disposizione dei terroristi del GNA. Il colonnello Simovic sapeva fin troppo bene che le sue truppe leggere erano state probabilmente già individuate dal nemico, ma questo era previsto. L’importante era che non scoprissero la posizione delle sue truppe d’urto che attendevano in secondo scaglione di intervenire nel momento e nel punto decisivo.
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  2. Luigi Varriale

    Luigi Varriale

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    Il comandante Malik, Afghano purosangue e durissima pellaccia, veterano di 20 anni di guerra contro gli Americani, dalla sommità della clip osservava l’avvicinarsi di un branco di tecniche di Haftar alla sinistra del suo plotone comando. L’unico problema era che tali veicoli si trovavano distanti, troppo distanti dalla sua FOB fortificata e lui non poteva farci nulla. Non era escluso però che qualcuno di questi veicoli, continuando nella sua direzione di marcia, sarebbe venuto a tiro se non degli RPG, almeno delle mitragliatrici leggere in dotazione alle sue squadre di fanteria. Preoccupazione aggiuntiva per Malik era il fatto che gli Italiani, all’estrema sinistra del settore gli segnalavano altri veicoli in avvicinamento ad ovest del sobborgo di Sukra e gli chiedevano di fare qualcosa. Al che Malik provò a contattare per radio il plotone del tenente Rahana schierato proprio in quell’abitato. Non ricevette risposta. Evidentemente non c’era colelgamento radio. Il rischio era naturalmente che le forze di Haftar si infilassero tra l’abitato ed il parco cittadino, piombando alle spalle degli Italiani; ragion per cui Malik avvertì questi ultimi che non riusciva a mettersi in contatto con i suoi uomini. Dal canto loro, gli Italici si apprestavano ad organizzare un’imboscata ai danni delle truppe nemiche più ad est, vale a dire alla 602a compagnia dell’LNA, che aveva oramai raggiunto l’incrocio tra strada e la ferrovia in uscita da Tripoli Est. A tale scopo, Charlie richiamava nel bosco antistante il parco cittadino la sezione mitragliatrici medie della sua compagnia deposito e la schierava quasi all’altezza dei primi condomini al margine est della città, indi metteva in posizione la sua Toyota con la mitraglia veicolare da 7.62 e più a occidente piazzava la sua squadra con le Minimì pronte al fuoco, unitamente ai lanciagranate. Negava ancora l’autorizzazione ad utilizzare i Gustav, che avrebbe usato solamente contro veicoli pesanti, visto che l’approvvigionamento di ulteriori munizioni avrebbe dovuto andare a prenderselo all’aeroporto.

    Il comandante Said della 602a compagnia teneva sotto controllo il veicolo sospetto nei pressi del bosco del parco e lo osservò attentamente entrare tra gli alberi e scaricare fanteria sul posto. Per radio diede un solo comando al suo plotone esplorante armato con le micidiali mitragliere binate da 14.5: “Polverizzateli”.

    Il Tenente Murtagui che serviva uno dei tre sistemi d’arma non se lo fece ripetere due volte ed aprì il fuoco sulla fanteria nemica che anche lui aveva ben in vista nonostante la presenza della vegetazione. |Il crepitio secco delle mitragliatrici binate risuonò per tutta la vallata.

    Charlie non ebbe il tempo di accorgersi di quello che stava succedendo, quando vide fogliame e pezzi di palme che volavano da tutte le parti la sua reazione fu di essere assai sorpreso che il nemico avesse individuato la sua squadra. “Il movimento” pensò. “Devono avere individuato il nostro movimento dal margine della collina fino a qui”. Andrea si accasciò al suolo tenendosi il fianco con le mani. Ettore fu su di lui in un attimo, mentre il fuoco nemico cessava. Una scheggia di albero aveva trapassato da parte a parte il fianco destro di Andrea. Ettore diceva che non era grave ma che sarebbe stato meglio evacuarlo. Andrea in stato di shock, non emetteva un lamento; semplicemente bestemmiava a denti stretti.

    “Tenente d’occhio il nemico per Dio” gridò Charlie ai suoi che tendevano ad assieparsi intorno al ferito, giustamente preoccupati. Poi intervenne alla radio Pierky, che guidava la Toyota che aveva appostato 200 metri più ad ovest nell'enorme palmeto.

    “Gruppo di tecniche armate si defilano nel bosco opposto alla stazione dei treni. Di certo sanno che siamo qui. Si sono fermate sul margine del bosco. Dieci a uno che prendono posizione per formare una base di fuoco contro di noi”.

    La notizia pareva logica, dal momento che alla base della collina un altro gruppo di tre tecniche apparentemente disarmate sbarcavano miliziani che si preparavano presumibilmente a condurre un assalto alla sua posizione, sotto la copertura delle armi pesanti ben fuori tiro un chilometro a nord.

    Charlie mise mano a sua volta alla radio per mettersi in contatto con la sua Toyota.

    “Pierky. GLi ZPU li vedi? Li hai a tiro?”

    “Sono quasi alla distanza massima, ma posso provare a disturbarli. Mi autorizzi ad usare anche i mitraglieri di Nofal?”

    “Assolutamente, fatti appoggiare dalle loro RPD, ma sopprimi quella gente di fronte a noi prima che ci faccia a fette”.

    Immediatamente dopo Charlie si metteva in contatto con i due plotoni di fanteria della compagnia deposito in città per avvertirli dell’avvicinarsi del nemico. Questi risposero prontamente che anche loro avevano notato il movimento. Da ultimo Charlie dovette necessariamente considerare l’abbandono della posizione esposta. L’asse di ripiegamento più ovvio era quello che si addentrava nel palmeto e portava direttamente alla parte edificata del parco cittadino. L’intento, quello di sottrarsi all’osservazione ed al fuoco del nemico. Con le mitraglie da 14,5 infatti non era necessario essere molto accurati per ammazzare qualcuno. Dall’interno del parco la squadra avrebbe potuto assumere una nuova posizione di imboscata. All’ordine del giorno; cedere terreno per guadagnare tempo e tenere la squadra in sicurezza, nell’attesa che i papaveri internazionali intervenissero a fermare l’offensiva. L’idea del comandante mercenario italico era che la comunità internazionale non avrebbe permesso la caduta del governo di Al Sarraj.

    Nel frattempo, i Mujhaiddin asserragliati nell’ufficio postale e nella parte nord del sobborgo di Sukra sul versante sud del fronte avevano preso di petto gli esploranti della 9a e della 106a compagnia delle milizie di Haftar. Qui le cose erano andate ben diversamente che sulla collina del parco. I mitraglieri della compagnia jihadisti avevano stoppato di brutto la 9a compagnia all’entrata sud est della città, appunto in corrispondenza dell’ufficio postale. Aprendo un micidiale fuoco d’infilata con le loro RPD montate su treppiede e poggiate su solidi sacchetti di sabbia con cui avevano rinforzato l’edificio, avevano costretto il plotone di testa della compagnia nemica a fermarsi ed a smontare la fanteria proprio nelle adiacenze del parco cittadino, provocandogli perdite considerevoli. Più a sud a Sukra, gli Afghani avevano teso un’imboscata al plotone esplorante della 106a compagnia, distruggendo una tecnica armata a colpi di RPG 7 e gettando nel panico la sezione mitraglieri che trasportava, che era smontata e si era data alla fuga precipitosa, lasciando anche in questo caso alcuni caduti sul terreno. Senza alcun dubbio, la compagnia degli Afghani era una di quelle che picchiava duro ed in particolare il plotone del comandante Kamran era uno di quelli più duri. I mujhaiddin Afghani erano le truppe più temute dalle milizie di Haftar. Anche la 106a era stata costretta a smontare ed a piazzare la fanteria in una posizione per l’assalto delle posizioni del nemico che per altro non era neppure riuscita ad individuare, tanto inquattati erano i mujhaiddin.

    Il comandante dei mujhaiddin, il generale Malik, intanto si leccava i baffi anche lui, mentre osservava l' intero reparto di tecniche venire avanti lungo il braccio della clip hill. Malik era tutto meno che spaventato. Pregustava invece il momento in cui il nemico fosse stato a 200 metri e lui avrebbe ordinato di aprire il fuoco con tutto; RPG, RPD e fucili d’assalto per fare strage del nemico ignaro. Confidava poi che la posizione fortificata entro la quale aveva installato il suo plotone lo avrebbe protetto dal fuoco di ritorsione della fanteria e della mitraglieria nemica. Si acquattò ancora di più nella sua trincea e raccomandò a tutti di non aprire il fuoco se il nemico non fosse stato ad un esagono. Le tecniche armate grazie ad Allah, venivano avanti per prime, e sarebbero state distrutte per prime.
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  3. metalupo

    metalupo

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    Conduci entrabe le forze tu oppure lasci le truppe di Haftar all'IA?
     
  4. Luigi Varriale

    Luigi Varriale

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    entrambe io. L'AI non usa le tecniche armate come dovrebbe. Le usa come trasporti e le fa ritirare dalla zona dei combattimenti.
     
  5. metalupo

    metalupo

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    L'avevo sospettato.
    La manovra delle forze di Haftar sembrava troppo astuta per l'IA.
     
  6. Luigi Varriale

    Luigi Varriale

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    Esattamente come pianificato, la squadra di mercenari di Charlie cominciò il ripiegamento in direzione del parco cittadino.

    La Toyota di Pierky ed i mitraglieri della compagnia deposito aprirono un timido fuoco di copertura sulle tecniche dell’LNA appostate sulla collina di fronte a loro, apparentemente con qualche risultato visto che il nemico non rispose al fuoco. Dopo di che alternando il loro movimento, jeep e mitraglieri iniziarono a muovere verso ovest. Lo stesso fece come abbiamo detto la squadra di Charlie. Gli uomini avevano preparato una barella per Andrea, che insisteva di poter camminare da solo, ma venne persuaso a farsi trasportare dai suoi compagni. La squadra di mosse prima verso sud, per addentrarsi nel palmeto ed occultarsi alla vista, e poi piegò verso ovest per dirigersi verso l’area amministrativa del parco.

    Ma la battaglia grande nel mentre avveniva a sud. La linea degli avamposti dei mujhaiddin del generale Malik si rivelò molto più di un semplice filtro e riuscì invece ad impegnare pesantemente le compagnie dell’LNA che saggiavano dove la resistenza dei governativi fosse minore. In particolare il gruppo del comandante Kamran, asserragliato nella parte nord del sobborgo di Sukra continuò la strage del plotone esplorante della 106a compagnia dei miliziani di Haftar. Kamran divise in due gruppi il suo plotone ed ingaggiò a sud tale plotone ed a nord, la fanteria della 9a compagnia, provocando pesanti perdite al suo elemento di comando. Infine, visto che le forze nemiche parevano essere concentrare tra l’abitato di Sukra e la clip hill, Malik richiamò anche il plotone più occidentale della sua linea di avamposti, che stazionava presso la fattoria di el-Habam e gli ordinò via radio di convergere al centro del fronte per dare supporto alle operazioni principali, dal momento che un’intera compagnia nemica si dirigeva ignara proprio verso le posizioni fortificate del generale.

    Il colonnello Simovic completò la ricezione dei rapporti dei miliziani in prima linea e bestemmiò nel suo dialetto di Belgrado. Si era aspettato difficoltà nell’avanzata delle sue forze in avanscoperta, ma non una tale resistenza da parte degli straccioni del GNA. Le due compagnie centrali erano rimaste inchiodate al terreno e per di più allo scoperto, di fronte ad un fuoco assassino di forze che parevano tutto meno che inesperti miliziani, almeno a giudicare dal livello delle perdite che i suoi nervosissimi subordinati gli comunicavano. Quegli idioti avevano sbarcato la fanteria dalle tecniche, quando lui aveva personalmente ordinato che rimanessero montati presentando la parte anteriore dei veicoli al nemico che aveva provveduto prima dell’operazione a fare blindare per lo meno contro il fuoco delle armi leggere. E di armi leggere era formato il nucleo del fuoco nemico con l’occasionale RPG, il che non giustificava l’appiedamento delle due compagnie con conseguente rallentamento per non dire arresto di due compagnie su quattro. La 602a compagnia per lo meno annunciava di aver individuato alcune posizioni nemiche e di aver costretto la fanteria che le occupava a ripiegare verso il parco, mentre la 201a avanzava ancora sulla clip hill senza aver avuto nessun contatto. La resistenza più accanita sembrava materializzarsi intorno al paesino di Sukra e lui aveva l’autorizzazione ad utilizzare l’artiglieria contro tale abitato, anche se non ancora sulla capitale. Di conseguenza cercò di mettere immediatamente in allarme la batteria dei semoventi italiani da 155 di cui ancora disponeva; avrebbero sicuramente messo in fuga le truppe nemiche che difendevano il paese. Occorreva però che la 106a e la 9a compagnia si riorganizzassero al più presto. Tentò senza successo di mettersi in contatto con il Maggiore Naffak che comandava la batteria dei Palmaria e tirò un’altra bestemmia, all’indirizzo del Dio di quegli incapaci di Arabi che gli toccava comandare.

    Il comandante Yamani del plotone esplorante della 9a compagnia intanto combatteva la sua personale battaglia contro un nido di RPD che aveva individuato all’interno dell’ufficio postale. I mitraglieri del suo plotone si erano dati alla fuga dopo aver subito pesanti perdite e lui era rimasto con le sue tecniche armate di ZPU che erano si armi potenti, ma che essendo state adattate alla meno peggio nei cassoni delle Jeep avevano una cadenza ed una precisione di fuoco assolutamente relativa. Tutto quello su cui poteva contare era il grosso calibro di quei sistemi d’arma ed egli si ingegnò ad ingaggiare il nemico da 400 metri, confidando che la corazzatura artigianale delle sue tecniche resistesse al fuoco di ritorsione nemico. A sud est della sua posizione c’era il resto della 9a compagnia, inchiodata in una posizione pericolosa e sottoposta al fuoco proveniente da Sukra e dall’ufficio postale allo stesso tempo. Cercò di contattare il comandante Mabruk per ricevere disposizioni, ma non ricevette alcuna risposta. Il comandante era impegnato a mettere insieme i cocci del suo plotone che aveva avuto un terzo dei suoi effettivi falciati da un fuoco incrociato nemico insolitamente efficace. Non sapeva Yamani di avere di fronte un branco di agguerriti e ben addestrati guerrieri afghani. La compagnia cercò di guadagnare la protezione del parco cittadino, ma venne ancora respinta con perdite dal fuoco proveniente da altri mitraglieri nemici evidentemente appostati tra le palme. La situazione della 9a cominciava ad apparire disperata.

    A fronte di questa situazione Il colonnello Simovic prese una decisione drastica: avviò entrambe le sue carte più alte, vale a dire i mercenari russi e la compagnia meccanizzata del PFLL sulla strada che entra a Tripoli da est, dove pareva che la resistenza fosse minore, ordinò alle compagnie di fanteria leggera di riorganizzarsi su posizioni tenibili e di fissare il nemico che avevano di fronte sul posto, impedendogli di disimpegnarsi o di contrattaccare verso sud. In pratica il piano diventava adesso quello di sfondare su un asse est ovest in direzione della stazione e del parco cittadino. Decisione presa quindi già nelle prime battute della battaglia, ma secondo Simovic che era un estimatore di Napoleone, le decisioni sul campo andavano prese presto e senza tentennamenti. Nel contempo ordinava alla 201a compagnia di abbandonare la clip hill e di piegare a destra per andare ad appoggiare le altre due malandate compagnie di miliziani che avevano subito una pesante punizione da parte del nemico. Non sapeva Simovic, che con questo ordine provvidenziale aveva probabilmente salvato la 201a dall’imboscata che il Generale Malik le aveva preparato lungo le pendici della clip.
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  7. Luigi Varriale

    Luigi Varriale

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    I professionisti del plotone comando del FPLL avanzavano in testa alla compagnia meccanizzata. Il plotone degli AMX-10 di fabbricazione francese, guidato personalmente da Saif Gheddafi si presentò davanti allo sbocco della vallata che dava sul margine est della capitale e li si arrestò per rendersi conto della situazione. Il colonnello junior sapeva che la 602a compagnia leggera era già in contatto col nemico e quindi chiese informazioni al suo comandante circa la situazione. Sulla maglia radio si inserì invece il comandante Murtagui del plotone esplorante 602a che era appostata nel bosco sulla collina prospiciente la stazione ferroviaria.

    “I terroristi hanno truppe sulla collina del parco e nella stazione”, riferì asciutto.

    Il comandante della compagnia non era intervenuto alla radio per il semplice motivo che stava guidando il suo plotone all’attacco delle posizioni di un nido di mitragliatrici all’interno del parco. Said avanzò direttamente imbarcato sulle jeep e ricevette fuoco sia dal parco che dalla stazione. Con gran palle ordinò alla squadra di destra di fare fumo ed alle due di sinistra di rispondere al fuoco proveniente dal parco. L’operazione riuscì in quanto i mitraglieri del GNA appostati al margine nord del parco cittadino alzarono i tacchi piuttosto velocemente, mentre il fuoco dalla stazione cessò non appena le granate fumogene cominciarono a produrre i loro effetti. Poi Said ordinò al resto della compagnia di avanzare proprio verso la stazione. A tale scopo richiese il fuoco di accompagnamento dei mitraglieri sulla collina opposta, che a loro volta tramite Murtagui si rimisero in contatto con Gheddafi, comunicando esattamente la posizione del nemico. Gli AMX-10 del colonnello “strisciarono” un esagono in avanti fino ad avere in vista l’entrata della stazione ferroviaria. Fatto ciò, iniziarono a tempestare l’edificio con i cannoni da 20 mm dei veicoli, ed il fuoco della fanteria del GNA cessò di brutto permettendo al resto della compagnia si Said di venire avanti. Sotto il fuoco di copertura dei cingolati si profilava forse la sconfitta delle forze governative asserragliate alla stazione grazie alla superiorità di fuoco locale delle forze di Bengasi.

    A sud del parco, la 9a compagnia leggera stava ancora cercando di riorganizzarsi dopo le legnate subite. La compagnia era momentaneamente “combat ineffective”. Il plotone comando riuscì a ripiegare dietro alla collina del parco, ed un secondo plotone si trascinò a piedi lungo la stessa strada. Inchiodate sotto il fuoco nemico rimanevano però alcune jeep ed il plotone delle tecniche armate del tenente Yamani; e questi avrebbero dovuto sbrogliarsi da soli, cosa che fecero sgomberando il campo in un momento in cui la mitraglieria pesante della compagnia jihadista del GNA guardava altrove.
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  8. Luigi Varriale

    Luigi Varriale

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    Il fumo sollevato dai proiettili di grosso calibro che avevano colpito l’edificio, impedivano la visuale al tenente Al Hakim ed ai suoi uomini asserragliati nello scalo merci della stazione ferroviaria. Al Hakim si guardò intorno per constatare con sorpresa che nessuno dei sui uomini era stato smembrato dalla grandinata di proiettili da 20 mm provenienti da dietro la collina. Aveva solo due feriti di cui uno abbastanza grave, da evacuare al più presto. Era chiaro che si era trattato solo di fortuna sfacciata sulla quale certo non era possibile contare ulteriormente. Occorreva quindi un piano di azione per le sue tre squadrette di fucilieri male in arnese. Il muro esterno della stazione era un colabrodo di fori piuttosto grossi, ma la maggior parte dei colpi non aveva trapassato la spessa protezione; polvere fumo e calcinacci erano ovunque. La radio prese improvvisamente a gracchiare. Era il plotone gemello schierato più a nord, nel grande atrio passeggeri.

    “Hakim qui Al Haikal, hai fanteria e veicoli che vengono verso di te; molti. Cosa diavolo ha attaccato il tuo edificio passo?”
    Il luogotenente Al Haikal dalla sua posizione poteva vedere oltre la nuvolaglia di fumo che circondava la stazione e poteva informare Hakim di cosa stesse succedendo.

    “C’è un gruppo di cingolati subito dietro la cresta della collina, che minaccia di ammazzarci tutti. Probabilmente sta dando fuoco di copertura alla gente che vedi dirigersi verso di noi. Puoi metterti in contatto con gli Italiani? Io da qui non ci riesco passo”.

    “Vedo quello che posso fare. Ti confermo fanteria in avvicinamento verso la tua posizione. Se continuano ad avanzare dovresti averli in vista tra poco. Cosa hai intenzione di fare passo?”

    “intendo ripiegare all’interno dell’edificio per preparare una posizione di imboscata. Non ha senso farsi ammazzare sul margine dell’edificio dai cannoni di grosso calibro, senza poter rispondere al fuoco”

    “Concordo” concluse il tenente Al Haikal. “Fai la tua mossa; io cerco di avvertire Charlie. Se la fanteria nemica viene avanti gli spariamo noi da qui Allah volendo, chiudo”.

    Al Hakim raccolse il suo plotone non senza difficoltà vista la confusione ingenerata dalle perdite e dall’attacco nemico, e lo spostò nella parte interna dello scalo merci, al riparo del tiro degli AMX-10 dell’LNA. Gli uomini del Tenente Haikal, si piazzarono con i loro AK nelle posizioni rinforzate dell’atrio passeggeri aspettando che il nemico venisse a tiro. Il comandante confermò l’ordine di non impiegare gli RPG contro fanteria o veicoli leggeri, ma di riservarli solamente per eventuali APC o altri veicoli corazzati. Non c’erano abbastanza munizioni per fare un uso deliberato dei razzi anticarro.

    Sulla vetta della collina del parco, la squadra di Charlie si era momentaneamente arrestata per fare il punto della situazione. Le sue truppe nella stazione ferroviaria lo tenevano informato degli sviluppi a nord. Le notizie arrivavano via radio a Federico, che le passava regolarmente ed efficientemente al capo. Così Charlie venne a sapere dell’apparizione di veicoli pesanti da combattimento nella valle che dava sulla città da est. Allo stesso momento, uno dei sottufficiali dei mitraglieri che erano schierati sul versante sud della vetta, arrivò di corsa, spedito dal suo comandante a comunicare che il nemico era in ritirata sul lato sud della collina. Si vedevano veicoli e uomini appiedati che si trascinavano verso ovest dopo aver subito una ripassata da elementi della compagnia dei Jihadisti schierati nell’ufficio postale.

    Charlie aveva già deciso quale sarebbe stata la strategia del reparto affidato al suo comando: la regola era cedere terreno per guadagnare tempo e far pagare caro al nemico ogni metro di terreno conquistato, specialmente adesso che era arrivata la notizia dei veicoli pesanti che si avvicinavano alla città. Il secondo plotone aveva già comunicato che stava ripiegando dalla stazione verso l’International Hotel allo scopo di attirare il nemico nell’abitato e condurre all’interno di questo una specie di guerriglia. Il problema era che non comunicava con il terzo plotone, quello del tenente Heikal. Charlie sperava che si sarebbe adeguato di iniziativa al suo intento. Lasciò detto al sottufficiale dei mitraglieri che era con lui di dire al suo capo di coprire il lato sud della collina, mentre la squadra comando, e cioè Vanguard, ripiegavano all’interno del parco per riunirsi a Pierky ed veicoli fuoristrada della squadra. L’idea era quella che la compagnia deposito desse un tremendo filo da torcere al nemico avanzante da est. Intanto Charlie informava il comando centrale degli sviluppi della situazione. Veicoli pesanti ad est potevano indicare che l’LNA volesse operare lo sforzo principale proprio in quella direzione. Attraverso Pierre si mise in contatto con il colonnello Alaty per chiedergli se poteva mandargli qualche aiuto.

    “Non fino a quando non scopro davvero da che parte arriva lo sforzo principale del nemico.”
    Detto questo il colonnello avviò comunque una sezione di tecniche della compagnia Jihadisti verso est per rinforzare le difese della compagnia deposito di Charlie.

    Nei pressi della fanteria leggera dell’LNA ad est della clip Hill.

    Il comandante Hammani si rese improvvisamente conto che la posizione della sua compagnia e di quella del suo omologo Mubarak era ben più precaria di quanto avesse pensato fino a quel momento. Uno dei suoi aiutanti di campo venne a segnalargli che aveva avvistato una posizione fortificata nemica sulla Clip Hill e che questa unita alle due posizioni nemiche nel sobborgo di Sukra, formava una kill zone nella quale loro ed il reparto di Mubarak erano proprio in mezzo. Hammani ringraziò Allah tra sé per non aver proseguito lungo la Clip invece di deviare verso destra o adesso la sua compagnia sarebbe ridotta ad un rottame. Con le precise informazioni che aveva sul nemico, si trattava solo di coordinarsi con la 106a per impegnarlo seriamente e distoglierlo dall’attacco principale a est. Rimaneva incontrovertibile però la loro posizione estremamente sfavorevole della sua compagnia e di quella del suo omologo qd est. Hammani si mise in contatto con il comandante della 106a alla sua destra.

    “Dovremmo usare entrambe le nostre compagnie in un attacco coordinato in una sola direzione passo”

    “Il nemico che ci troviamo di fronte è molto pericoloso Hammani. Uno dei miei esploratori mi riferisce che si tratta di mujahiddin afghani. E’ quasi certo di averli sentiti parlare nella loro lingua passo”.

    “Resta il fatto che inchiodati qua non possiamo restare. Ci macelleranno un pezzo alla volta”

    “Non possiamo neppure ritirarci” replicò Mubarak "o a macellarci ci penserà Simovic passo”

    “Concordo”

    “Ho chiesto una missione di supporto di artiglieria su Sukra Est. La mia compagnia non ha più la forza per un assalto. Se attacchi tu da ovest, possiamo coprirti noi. Ho ancora una tecnica armata ed una trentina di uomini, passo”

    “Mi garba; ciò mi consentirà di muovere via da una postazione nemica sulla Clip che abbiamo appena individuato. Quando puoi disporre i tuoi per coprirci passo “

    “Comincia a muovere verso di me. C’è molto fumo di fronte a noi e quando arriverà l’artiglieria ce ne sarà molto di più. Intanto puoi cominciare a posizionarti per l’attacco, passo”

    “C’è possibilità che tu possa coprirmi per un attacco su sukra nord? Sarebbe una posizione di gran lunga miglioere per noi per appoggiare l’attacco principale da est passo”

    “Ci posso provare, ma avremmo il fianco destro esposto ai maledetti Afghani nella parte grande del paese. Inoltre se attacchi da lì ti esponi al rischio di accerchiamento. Io non ho la forza per proteggerti una volta che tu occupassi Sukra nord, passo”

    La conversazione fu portata ad una brusca conclusione dal pesante fuoco di mitragliatrici sul plotone comando del capitano Hammani. Evidentemente i mujhaiddin non avevano tempo da perdere. Forse avevano capito che erano stati scoperti e reagirono di conseguenza. Fatto sta che una valanga di fuoco di mitraglie e fucili d’assalto si abbatté sul plotone comando della 201a compagnia facendo una strage. La corazzatura frontale dei fuoristrada teneva, ma quando qualche colpo vagante e di rimbalzo cominciò a penetrare di fianco, gli uomini andarono in panico e smontarono in massa dai veicoli per cercare riparo a terra. Fu un grave errore. Il fuoco nemico crebbe ancora di intensità ed il plotone contò nove tra morti e feriti. L’efficienza combattiva dell’ultima compagnia intatta di fanteria leggera dell’LNA era compromessa.
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  9. Luigi Varriale

    Luigi Varriale

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    Il comandante Said avrebbe volentieri lasciato andare una bestemmia se non fosse stato uno stretto osservante della legge coranica. Presso la stazione era apparso un nuovo stramaledetto gruppo di fanteria nemica che aveva ammazzato quattro degli uomini del plotone avanzato. Avrebbe dovuto aspettarselo; i dannati terroristi sapevano il fatto loro e Said cominciava ad avere l’impressione che i combattimenti per Tripoli sarebbero stato un affare lungo e sanguinoso. Il plotone del tenente Shalufa era rimasto inchiodato sulla strada all’altezza dello scalo merci, dal fuoco proveniente dalla stazione ferroviaria, quattrocento metri più avanti. Aveva visto con i suoi occhi fanteria nemica ritirarsi dallo scalo merci all’interno del complesso e questo poteva voler dire solo una cosa: che avevano sotto tiro l’edificio dal posto in cui il nemico si era ritirato e che avanzare direttamente in detto edificio, senza copertura, sarebbe stato rischioso; e lui aveva già avuto perdite e non intendeva subirne ancora. Fortunatamente non aveva bisogno di far occupare lo scalo merci dal plotone di al Jebel. Aveva sulla collina tutto il fuoco pesante di cui la compagnia poteva disporre. Ci avrebbero pensato i mitraglieri e le tecniche a levargli di torno la fanteria nemica asserragliata nella stazione passeggeri. Senza esitare prese il microfono della radio dalla spalla del miliziano che era responsabile dell’apparecchiatura e si mise in contatto in successione con i due più duri e sperimentati ufficiali della sua organizzazione. Il primo a rispondere fu Murtagui, comandante delle tecniche armate.

    “Bolka 6 qui Zero; vedete movimento nella stazione dei treni a nord passo?”

    “Negativo Zero”

    “Tempestatemi l’edificio con le 14,5. C’è fanteria nemica all’interno che ha aperto il fuoco contro di noi. Levatemeli di mezzo ed estendete l’ordine ai mitraglieri”

    “Ricevuto chiudo”

    Come sempre Murtagui era succinto ed efficiente, e prima che Said potesse riconsegnare il microfono al suo operatore, cominciò a vedere i traccianti venire giù dalla collina opposta al parco cittadino; multicolori e letali.

    Hailekal non ebbe nessun preavviso quando dal rilievo che dominava la stazione ferroviaria iniziò il fuoco nemico. La prima cosa di cui si accorse erano pezzi di sacchetti di sabbia che volavano per aria e vetri che andavano in frantumi. Decisamente il suo plotone era sotto attacco.

    “Al coperto! Mettetevi al coperto” I suoi uomini scattarono, quei pochi che non erano già dietro le postazioni difensive, al riparo delle barricate che il suo plotone aveva improvvisato all’interno del grande atrio della stazione ferroviaria. Il fuoco era abbondante, ma non molto preciso e miracolosamente, nonostante la densità del tiro, non ci furono perdite. Sfortunatamente il fuoco proveniva da quasi un chilometro di distanza e non c’era alcun modo in cui i suoi uomini potessero rispondere al fuoco. Ciò nonostante dimostrarono tempra da veterani nel mantenere le loro posizioni.

    Le grida di disprezzo a sfondo religioso indirizzate alla volta del nemico fu l’unica reazione che i suoi uomini poterono offrire ai militari dell’LNA che sparavano con la roba a lungo raggio dal “Sidi” opposto alla stazione. Hailekal meditava di prendersi la sua vendetta quando la fanteria nemica fosse avanzata per saggiare che effetto avesse avuto il fuoco sulle sue truppe. Ma la fanteria nemica invece che avanzare fece fumo per occultarsi al tiro. Poi un sergente della seconda squadra gridò improvvisamente al suo indirizzo dicendo che vicoli da combattimento stavano apparendo sulla cresta dell’altura. E fu allora che cominciarono i guai. Prima ulteriore fuoco di mitragliatrici e poi di cannoni più pesanti si abbatterono sull’edificio. Il plotone ebbe un morto ed un ferito più per i detriti e le schegge provocate dal fuoco dei cannoni pesanti che dai proiettili veri e propri. L’accurata preparazione della posizione aveva evitato perdite peggiori, ma appariva immediatamente chiaro che la superiorità di fuoco del nemico era schiacciante e che occorreva cominciare a pensare ad un ripiegamento all’interno dell’abitato. Non c’era altro modo di contrastare i veicoli dell’LNA. Imboscate con gli RPG e le granate tra gli edifici. Non si poteva combattere a lungo raggio contro quelli.

    Finalmente Simovic era riuscito a smuovere il capitano Gheddafi nel mobilitare i suoi corazzati per prendere d’infilata i terroristi che si difendevano sul margine dell’abitato. Il suo piano era semplice: disgregare la fanteria nemica con i grossi calibri di Gheddafi e quando il nemico si fosse ritirato all’interno della città, far intervenire i Russi, che cominciavano adesso ad affluire da sud con i loro camion, e la compagnia leggera per dare inizio alla conquista di Tripoli. Il secondogenito del defunto colonnello lamentava malfunzionamenti alle radio dei suoi plotoni meccanizzati e che non riusciva per il momento a coordinarli come si deve. Simovic non dubitava della parole del giovane Gheddafi. Sino a qual momento si era dimostrato un coraggioso e scaltro comandante di compagnia, solo un po’ troppo impulsivo con la sua eccessiva foga nello sterminare il più alto numero di nemici possibile. Lui considerava qualunque fazione del GNA come responsabile della morte di suo padre e secondo il Colonnello serbo, vedeva Haftar come un possibile trampolino per sé per sostituire un giorno il suo defunto genitore alla guida del paese. Per intanto al comando del Fronte Popolare di Liberazione della Libia, si batteva da valoroso. Simovic non avrebbe permesso però che le forze del capitano si inoltrassero con i veicoli nel mezzo della città. Le esperienze negative fatte a Misrata ed a Sirte nel combattimento urbano sconsigliavano altamente questa tattica. Al momento opportuno la fanteria di Gheddafi sarebbe sbarcata dai veicoli ed avrebbe dato il suo contributo per ripulire la città dai terroristi di Sarraj.

    La situazione più delicata, comunque e sempre, rimaneva quella della fanteria leggera a sud di Tripoli. Dai rapporti che Simovic riceveva, sembrava che l’unica soluzione per le due compagnie inchiodate nei pressi del sobborgo di Sukra fosse quello di sganciarsi e ripiegare. Ma anche questa semplice mossa non sarebbe stata facile da attuare sotto il fuoco diabolico dei mujhaiddin Afghani.

    Il tenente Hussein cominciava a rendersi conto che la situazione dell’intera 201a compagnia iniziava ad apparire disperata. Il plotone comando falciato dal fuoco nemico non era evidentemente in grado di dare ulteriori ordini, né lui osava agire di iniziativa. Poteva osservare i traccianti delle tecniche della compagnia e di quella superstite della 106a sparare in direzione del nemico appostato sulla clip, ma non aveva alcun modo di valutare gli effetti del tiro. Il pensiero meglio loro che me, riferito al plotone del suo comandante gli sfiorò la mente per un secondo, visto che il plotone comando era quello più esposto al fuoco nemico. Scacciò rapidamente il pensiero e cercò con rinnovata energia di mettersi in contatto con il suo comandante per ottenere l’autorizzazione a tentare di aggirare la posizione fortificata dei mujhaiddin sulla clip.
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  10. Luigi Varriale

    Luigi Varriale

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    “Victor 4 proseguite lo sganciamento dalla collina. Vi voglio al più presto nella pasticceria passo”

    “Vitctor 4 ricevuto out”

    Charlie cominciava ad immaginarsi nella sua testa come la difesa della compagnia deposito doveva articolarsi. Sempre più forze di Haftar apparivano sul versante est della capitale e in mente sua c’erano pochi dubbi che questa era l’area dove si verificava l’attacco principale. Per quanto ne sapeva lui, il plotone del tenente al Heikal si trovava ancora alla stazione, mentre quello del tenente al Hakim aveva ripiegato all’interno dello scalo merci. Non aveva contatto radio con nessuno di questi reparti, cosa della quale non c’era da stupirsi. La compagnia si allungava su un fronte, se fronte si poteva chiamare, di quasi due chilometri di edifici ed in queste condizioni le radio avevano l’affidabilità che potevano avere. La squadra comando italiana occupava l’area degli uffici amministrativi del parco cittadino e ne guardava l’entrata est. Al grande cancello di ferro battuto era appostato Pierky con il fuoristrada con la mitragliatrice leggera; i suoi uomini erano invece arretrati tutt’intorno negli edifici adiacenti. Charlie voleva il plotone armi pesanti nella fabbrica di dolciumi, comunemente indicata sulle carte tattiche come “La pasticceria”, da dove avrebbe dominato l’enorme complesso dello scalo merci e lo spazio aperto ad ovest di questo. Nella pasticceria erano peraltro già schierate le due tecniche che Alaty gli aveva distaccato come rinforzo.

    Nei sobborghi di Sukra, anche gli Afghani avevano imparato a non dare per spacciati i miliziani di Haftar troppo in fretta. Il plotone del luogotenente Babar, proveniente dalla fattoria di El Habam aveva scoperto a sue spese che muoversi con disinvoltura nel raggio di tiro delle tecniche dell’LNA poteva ancora essere letale. Lo testimoniavano i quattro caduti che il suo plotone aveva subito mentre cercava di portarsi sul margine di Sukra ovest, muovendo cautamente da edificio a edificio. Le mitragliere adattate sul cassone delle Jeep non erano molto precise, né il volume di fuoco molto elevato, dato che una lunga raffica minacciava di ribaltare il veicolo, ma comunque il calibro delle armi era considerevole ed ammazzava con i proiettili e con i detriti che tali proiettili trasformavano in schegge letali.

    Grida di giubilo poi si alzarono dalle postazioni dalla 106a compagnia leggera all’insegna della grandezza di Allah, quando i colpi da 155 della batteria dei Plamaria cominciarono a colpire il margine sud del villaggio. La prima fila di edifici venne immediatamente abbattuta come un castello di carte, ed il capitano Mubarak si chiedeva chi potesse sopravvivere ad un tale trattamento. Mubarak sperò che i mujhaiddin che occupavano quella zona del sobborgo di Sukra fossero stati spazzati via, o per lo meno seriamente convinti a togliere le tende.

    Mentre accadeva ciò, il comandante Said della 602a leggera dava ordine al suo primo plotone di avanzare verso la stazione ferroviaria. Nel grande edificio della sala di attesa passeggeri non si vedeva più nessun nemico, ma forse era il fumo che poteva ingannare. Per precauzione Said diede ordine alle tecniche ed ai mitraglieri d’appoggio di pompare fuoco sull’edificio per far tenere le teste basse al nemico. Quindi il primo plotone si mosse con decisione verso la stazione passeggeri, dove si aspettava di prendere d’assalto il nemico.

    “ Avanti! Avanti ! Non vi fermate!” il tenente Shalufa incitava i suoi 9 uomini che erano rimasti del plotone. Il nemico non apriva il fuoco dall’edificio, probabilmente a causa della grande quantità di fumo che andava oramai addensandosi nella zona della battaglia. Poi, improvvisamente la sorpresa: proiettili di piccolo calibro cominciarono ad arrivare da sinistra, non appena la squadra superò l’ultimo edificio dello scalo merci. Solo allora Shalufa si accorse che il nemico aveva evacuato la sala d’aspetto e si erea riversato in strada. Sorpreso anche lui dall’apparizione della fanteria LNA, aveva aperto il fuoco d’istinto. Tre uomini di Shalufa caddero a terra inerti.

    “Sparate! Sparate o siamo tutti morti”. Nell’incitare i suoi uomini, il tenente cominciò anche lui a tirare a cacchio col Kalashnikov sui nemici che vedeva. Il reparto nemico scomparì nel fumo verso ovest. Shalufa si rese immediatamente conto che il volume di fuoco che colpiva il nemico era ben superiore a quello che i suoi pochi uomini rimasti potevano erogare, ma quando guardò a sinistra verso sud ovest, si accorse che il resto della compagnia aveva occupato lo scalo merci e pompava fuoco a sua volta. Per questo la fanteria nemica si era data alla fuga. Shalufa non se ne era accorto nella foga del combattimento, ma la 602a aveva acquisito la superiorità di fuoco e conquistato la stazione ferroviaria. Un rumore di motori attirò la sua attenzione alla sua destra. Il tempo di buttare l’occhio da quella parte e vide le tecniche del plotone armi pesanti scaricare mitraglieri armati di RPD nella sala d’aspetto. Davvero la 602a aveva preso la stazione ferroviaria da sola e senza alcun appoggio.

    Il comandante Said si affrettò ad abbrancare l’operatore radio.

    “Cerberus, qui Bolka zero. La stazione ferroviaria è nostra. Ripeto la stazione ferroviaria è nostra”

    Said non aveva di nuovo avuto il tempo di rendersene conto, ma un altro dei suoi plotoni aveva "sturato" lo scalo merci da un secondo reparto di fanteria nemica, e l’intero edificio era adesso nelle sue mani.

    “Ricevuto Bolka. Consolidate la posizione e preparatevi a nuovi ordini passo”

    “Ricevuto Cerberus Allah è Grande Chiudo”.

    Simovic sorrise mefistofelicamente appoggiato al cofano della sua Jeep con un tablet in mano sul quale riportava l’evolversi della situazione tattica. Poi giunsero via radio altre notizie da sud; dal sobborgo di sulra:

    “Cerberus qui Duska 0 il nemico è in ritirata verso nord. L’artiglieria nostra ha colpito duro e noi abbiamo dato l’assalto. Danni all’abitato notevoli, ma è nostro passo”

    Questa era una magnifica notizia. Rappresentava forse lo sblocco della pericolosa situazione che si andava delineando a sud con le due compagnie di fanteria leggera inchiodate dagli Afghani. I Palmaria avevano sloggiato almeno parte del nemico dalla parte ovest del sobborgo di Sukra e adesso almeno una delle compagnie poteva trovare un minimo di rifugio dal fuoco nemico. Dalle compagnie a sud contunuava ad aspettarsi nulla di più che gli fissassero il nemico sul posto, in maniera che lui potesse continuare la penetrazione nella capitale da est. Più tempo ci avrebbero messo i terroristi di Sarraj a capire dove fosse lo sforzo principale, e più lui sarebbe penetrato in Tripoli città. Forse l’offensiva poteva ancora riuscire.

    Schierato presso la recinzione esterna del parco cittadino, Pierky con la sua Toyota fu il primo ad osservare il secondo plotone della compagnia deposito schizzare fuori dallo scalo merci della stazione ferroviaria, e non era uno spettacolo edificante. I miliziani del tenente al-Hakim scappavano a gambe levate lungo la la international road e parevano ridotti a poca cosa. Non più di una quindicina di uomini, comunicò via radio a Charlie che occupava con la squadra gli uffici amministrativi.

    “Notizie del plotone di al Heikal?” chiese Charlie insistentemente alla radio.

    “Non li vedo, ma non vedo neppure perché dovrebbero essere in condizioni migliori” fu la risposta laconica dell’osservatore motorizzato. Charlie capì subito che le cose si stavano mettendo male per la compagnia. L’intero fianco sinistro era probabilmente collassato e Charlie non sapeva neppure che la compagnia dei mercenari russi stava per cadere addosso a lui ed a quello che rimaneva del suo reparto. Ponderò seriamente se non fosse il caso di ripiegare sulla pasticceria; se il nemico, nello sfruttare il successo fosse arrivato all’Hotel International, lui sarebbe rimasto accerchiato sul margine est della città, con conseguente disastro per i governativi. Aveva con sé il plotone mitraglieri e Pierky. L’idea di rinforzare la posizione della pasticceria ed eventualmente l’albergo stesso pareva buona. Per cui decise di cominciare a prepararsi.
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  11. Luigi Varriale

    Luigi Varriale

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    Il comandante Hilal stava pregando nel suo posto di comando compagnia situato in uno degli appartamenti del condominio a sud dell’ambasciata francese, quando il suo operatore radio dovette disturbarlo nel mezzo della sua attività di buon musulmano.

    “Ordini dal comando, Rais. Dobbiamo spostarci a nord est verso l’International Hotel. Pare che i ribelli abbiano sfondato in direzione ovest dalla stazione ferroviaria e minaccino di prendere alle spalle tutto il nostro schieramento difensivo e quello dalla brigata rivoluzionaria.”

    “Tutti?”

    “l’ordine non dice comandante, ma specifica di difendere l’albergo a qualunque costo e di prepararsi ad un eventuale contrattacco sulla stazione. I ribelli di sicuro hanno messo piede in città per la prima volta dall’inizio dell’offensiva e pare che la compagnia deposito addestrata dagli Italiani abbia ceduto.”

    “Gli Italiani.” sospirò Hilal; è possibile che si siano trovati di fronte a forze preponderanti?!”

    “E’ possibile comandante. Almeno una compagnia di fanteria leggera ha attaccato la stazione, pare appoggiata da veicoli blindati”.

    “I nostri veicoli sono già in posizione ?”

    “Sono allo stabilimento dei dolciumi, e tengono d’occhio l’accesso all’albergo. Adesso ci viene ordinato di rinforzare la posizione.”

    “Va bene, chiamami Khalil, ed organizziamo il movimento.”

    Nello stesso momento che avvenivano queste conversazioni, Resnikoff ed i suoi specialisti della Wagner, portavano i loro rinforzi sul parco cittadino, che investivano come un tornado, perdendo si cinque uomini, ma sgominando completamente la squadra di istruttori italiani di Charlie che veniva dispersa con morti e feriti. In un primo tempo si salvava solo Pierky con il fuoristrada, ma se non fosse riuscito a telare in fretta, avrebbe seguito la sorte dei suoi compagni.

    Nel comando generale e nel governo si diffuse il panico quando i primi rapporti da parte della compagnia deposito che fu comandata dagli Italiani, cominciarono ad affluire: una breccia di più di un chilometro nel perimetro est della capitale, con abbondanti truppe di Haftar che penetravao nella stessa. La stazione era in mano ai ribelli, il parco cittadino quasi completamente in mano ai mercenari russi, e non molte riserve c'erano da impiegare per turare la falla. Ad un esame più approfondito però la situazione non pareva irrimediabilmente compromessa. La compagnia deposito pur avendo perso il comando non pareva spacciata. Un plotone era in fuga, ma un altro, quello del tenente al Hakim era ancora saldo e poteva ancora combattere. Bisognava solo ritirare la Jeep italiana prima che si facesse distruggere, ed il plotone mitraglieri dal parco cittadino. Poi il piano era di rafforzare la difesa dell’Hotel, e la progressione nemica si sarebbe arrestata.

    Ed esattamente questo fu il piano seguito dai governativi.

    Sarebbe andato tutto bene se le truppe di Haftar non avessero messo i bastoni tra le ruote a questo piano riuscendo ad attivare la compagnia meccanizzata di Gheddafi, la quale profittando del fuoco di coperture dalla 602a compagnia leggera che mise in fuga il plotone della compagnia Jihadista appena giunto all’Hotel International, riuscì a penetrare in profondità a nord dello schieramento governativo, occupando i sobborghi del mercato Ratbah, aggirando da nord l’hotel, e mettendo in grave crisi la difesa. La compagnia deposito e la compagnia Jihadista erano entrambe minacciate di accerchiamento da nord.

    A questo punto il panico vero si diffuse tra i governativi. I consiglieri militari italiani erano stati spazzati via dai mercenari russi (Russia-Italia 2-0 1942-2020), i mezzi cingolati di Gheddafi erano a 800 metri dagli uffici governativi e probabilmente anche l’Hotel International sarebbe stato perduto a breve. Una situazione tutt’altro che rosea. Il Colonnello Alaty decise immediatamente di richiamare da sud la compagnia dei rivoluzionari tripolini (una compagnia di miliziani), per schierarla tra l’ambasciata francese e la Moschea di Al Hasnam. Inoltre decise di premere fortemente sul governo per ottenere un cessate il fuoco che desse un po’ di respiro alle provate truppe governative, che rischiavano di collassare da un momento all’altro. Intanto si decideva di richiamare da sud anche un paio di plotoni di Afghani per cercare di arginare l’avanzata dei ribelli meccanizzati.
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  12. Luigi Varriale

    Luigi Varriale

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    Secondo una fonte autorevole del governo di Sarraj, le truppe del generale ribelle Haftar, che hanno invaso la capitale libica da est, sarebbero giunte fino all’ambasciata francese. Più precisamente un reparto della brigata del Fronte Popolare per la Liberazione della Libia, comandata dal secondogenito dell’ex raiss libico colonnello Muhammar Gheddafi, avrebbe parcheggiato i suoi veicoli lungo il lato nord dell’ambasciata e sarebbero in corso incontri tra il personale diplomatico francese ed esponenti del Generale Haftar sul posto. Sembrerebbe che lo sfondamento operato dalle truppe dell’Esercito Nazionale Libico nel nord est della capitale, nelle zone dell’Hotel International e della stazione ferroviaria veda oramai poche truppe nemiche a contrastarlo.

    La situazione particolarmente grave per le forze di Sarraj, che avrebbero perso anche il concorso dei mercenari occidentali che curavano l’addestramento delle loro forze e dell’allegato servizio stampa che aveva fono ad ora garantito ampia copertura della operazioni militari nella capitale, starebbe spingendo la Turchia ad intervenire direttamente nel conflitto per scongiurare la caduta del governo di Tripoli, che ha i carri armati nemici a 400 metri dal palazzo del Primo Ministro. Il governo è già stato evacuato in zona segreta, sotto la protezione di forze amiche, ma la situazione nella capitale rimane grave. Come detto, una task force navale turca sarebbe in viaggio verso la Libia con navi da guerra e navi mercantili che presumibilmente trasportano combattenti (alcuni dicono miliziani integralisti, altri addirittura forze regolari turche) destinati a rinforzare le pericolanti linee difensive dei governativi.

    La mossa dei Turchi non è piaciuta affatto al governo egiziano, che sostiene il generale Haftar, ed un portavoce delle forze armate egiziane ha già stigmatizzato la mossa turca come “un pericolosissimo giocare col fuoco”. Secondo fonti militari egiziane, la marina militare avrebbe ricevuto ordine di organizzare un contingente navale di blocco che dovrebbe sbarrare il passo alla task force turca in forza dell’embargo internazionale decretato su tutti gli armamenti con destinazione Libia. Reparti dell’aviazione militare egiziana sarebbero anche stati messi in stato di allarme. Profonda preoccupazione sarebbe stata espressa anche dal governo greco, nei confronti dell’ennesima irresponsabile presa di posizione turca. A questi venti di guerra risponde l’UE invitando tutte le parti in causa ad una conferenza internazionale da tenersi a Madrid in capo ad una settimana. Il responsabile UE per la politica estera ha dichiarato che il pericolo di un allargamento del conflitto in Libia a paesi rivieraschi del Mediterraneo è reale e va scongiurato a tutti i costi. In allerta è anche il Consiglio di Sicurezza dell’ONU, che segue con la massima attenzione lo svilupparsi degli eventi. Nel mezzo di tutto questo trambusto, il nostro governo ribadisce che la soluzione della crisi libica non può essere di carattere militare (con le truppe di Haftar nel centro di Tripoli !!!) e che l’Italia è pronta a sostenere qualsiasi sforzo di carattere politico e diplomatico non solo per scongiurare un allargamento del conflitto ma anche per risolvere una volta per tutte la crisi tra i due governi rivali in Libia.

    Infine il Governo di Accordo Nazionale ha decretato un ordine di mobilitazione generale per tutti i maschi dai 16 ai 45 anni residenti a Tripoli per la difesa della capitale contro le truppe di Haftar. In realtà ci sono già enormi colonne di profughi in fuga da Tripoli Ovest ed in cammino verso il confine con la Tunisia. Altri profughi affollano il porto e le coste ad occidente della città, per trovare un imbarco verso l’Europa (leggasi Italia).
     
  13. StarUGO

    StarUGO

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    Se ne vanno cosi', nell'indifferenza come comprimari qualsiasi?
     
  14. Luigi Varriale

    Luigi Varriale

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    L'assalto di sorpresa dei Russi non ha lasciato scampo. 3 perdite e 3 in fuga (dispersed).
     
  15. StarUGO

    StarUGO

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    E il cronista? :asd:
     
  16. metalupo

    metalupo

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    L'esito era scontato con una disparità di forze così evidente.
     
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