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[AAR]L’ascesa della dinastia Debar

Discussione in 'Le vostre esperienze' iniziata da Stannis Baratheon, 20 Giugno 2016.

  1. Stannis Baratheon

    Stannis Baratheon

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    L’ascesa della dinastia Debar
    Intrighi, guerra e politica tra gli slavi del sud


    Introduzione alla partita

    Il seguente AAR segue passo passo la mia attuale partita fatta a Crusader Kings 2 versione 2.5.2, con installati i seguenti DLC: Charlemagne, Conclave, Legacy of Rome, Sons of Abraham, The Old Gods, The Republic, The Sword of Islam e Way of Life. Essa si ambienta nello scenario “The Old Gods” ed il personaggio prescelto è il principe Gavril Balgarsko, figlio terzogenito di Re Boris I di Bulgaria, Duca di Durazzo.

    La narrazione rispecchierà quanto accade nella partita, ma per amore di prosa sarà arricchita di particolari comunque fedeli allo spirito dell’ambientazione e dei fatti accaduti.



    Introduzione storica

    La partita inizia nelll’867 d.C., più precisamente all’interno del Regno di Bulgaria. Fin dalla sua fondazione, l’Impero Bulgaro si era imposto nella zona balcanica sostituendosi allo scomparso regno degli Avari. Nell’VIII secolo il Khan Tervel aiutò l’Imperatore bizantino Giustiniano II a reinsediarsi a Costantinopoli dopo essere stato spodestato, e da quel momento iniziò una fase di intensi rapporti (in pace ed in guerra) tra le due entità statuali. Il Khan Krum (803 – 814) sconfisse ed uccise l’Imperatore Niceforo ed arrivò quasi a conquistare Costantinopoli, impresa da cui lo trattenne solo la sua morte per un colpo apoplettico: sotto di lui l’Impero raggiunse la sua acme fino alla data di inizio della partita. Sotto i successori di Krum vi furono altre espansioni territoriali, pur non paragonabili a quelle dell’illustre predecessore, e nell’864 Re Boris I accettò la conversione dalle mani dell’Imperatore Michele III (suo padrino di battesimo), deponendo il titolo di Khan ed assumendo quello di Re.


    Giova, quindi, fare una breve panoramica nel resto d’Europa. All’ anno 867 d.C. a Bisanzio divenne Imperatore Basilio I, primo esponente della dinastia Macedone che si sostituì a quella debole degli Amoriani. Con lui si concluse definitivamente la seconda ondata di iconoclastia, che si era irradiata con l’ascesa al trono di Leone V l’Armeno ed aveva trovato nuova linfa con l’Imperatore Teofilo (829 – 842).

    In Occidente, invece, i territori dell’ormai defunto Impero Carolingio sono divisi, in accordo al Trattato di Verdun, tra il Regno dei Franchi Orientali, il Regno dei Franchi Occidentali ed il Regno della Lotharingia. Dei tre firmatari di quel trattato solo Carlo il Calvo vive ancora.


    Nell’867 Re Boris regna da 15 anni, ed ha una ricca prole: Anna, primogenita ed unica discendente femmina, Vladimiro, Duca di Vidin, Rasate, Duca di Valacchia, Gavril, Duca di Durazzo, Simeone e Iakov. La sovranità bulgara è influenzata dalle tradizioni bizantine, per tanto, a differenza di quanto accade nel resto d’Europa, il Re gode di un potere pressoché assoluto con i suoi consiglieri ridotti ad un ruolo prettamente consultivo.



    Introduzione all’AAR

    Esistono molti modi di scrivere un AAR, a partire dalla tradizionale stesura del narratore onnisciente, passando per il punto di vista del personaggio giocato, o di un cronachista dell’epoca, fino ad arrivare ad uno stile autenticamente romanzato. Mi sono interrogato a lungo su quale potesse essere il migliore dei modi, ed alla fine sono arrivato all’idea che la resa migliore si potesse ottenere tramite un sistema a “point of view” di vari personaggi coevi agli avvenimenti, che li raccontassero in uno stile memorialistico. Questi PoV varieranno di volta in volta sulla base delle esigenze, e rappresenteranno delle sorte di “capitoli” dell’AAR. Nella speranza che si riveli in metodo efficace.

    Buona lettura a tutti!


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    Bozidar di Kastoria, Maresciallo del Ducato di Durazzo
    (867 – 877)


    Fin dalla giovane età, Re Boris fu un grande sovrano. Abile guerriero, come si pretendeva da un figlio del Khan Preslan, colui che impose l’autorità dei Bulgari sulle popolazioni slave della Macedonia, ed uomo lungimirante. Dalle mani dell’Imperatore dei Bizantini ricevette il battesimo, e fece abbracciare alla nostra gente la vera Fede, che ormai professavano molti dei nostri sudditi.


    Mio padre combatté tutta la vita per la famiglia Balgarsko, ed i miei primi anni di vita seguì anche io il Re, ed i suoi discendenti. La primogenita era la principessa Anna, donna di bell’aspetto e astuta, come sua madre. Il maggiore, Vladimiro, era un uomo saggio e capace, ma troppo legato al vecchio credo. Rasate, il secondo, un guerriero valoroso, ma una persona spregevole. I due ultimogeniti, Simeone e Iakov, non li conobbi molto, dacché da ragazzino non ero solito intrattenermi coi più piccoli, anche se erano prole reale. Gavril era il figlio di mezzo, più grande di me di soli due anni: crescemmo insieme, andando a caccia nei boschi vicino Pliska, e combattemmo insieme la nostra prima battaglia. Era stato allevato come uomo di fede, e conservava una fortissima spiritualità, ma la sua natura indomita prevalse quando il Re suo padre lo volle nominare vescovo: per questo Boris gli affidò il piccolo Ducato di Durazzo, che allora comprendeva le Contee di Ocrida e Strimone, ed io lo seguì, servendolo come Maresciallo.

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    Correva l’Anno Domini 867, e la Bulgaria era in guerra contro Almos, Re dei Magiari, che reclamava la parte orientale del nostro Regno. Re Boris, pur abile guerriero, non sembrava in grado di tenere testa ad una marea montante così devastante. Per volontà paterna, forse come punizione per aver rifiutato di essere ordinato sacerdote, a Gavril (che allora aveva 19 anni) fu impedito di prendere parte alla guerra. Testardo ed iracondo qual era, se ne ebbe a male, ma la Regina Maria fece in modo di consolarlo, prendendo contatti con il Re dei Franchi Occidentali Carlo il Calvo. Il Duca Gavril, infatti, non era ancora sposato e per anni si era andati alla ricerca di una pretendente adeguata tra la nobiltà bulgara. Con la sorpresa di tutti, la Regina Maria riuscì a combinare un matrimonio con la principessa Ildegarda, figlia di Carlo II ed addirittura pronipote di quel Carlomagno che anni addietro si era proclamato Imperatore dei Romani.


    Ildegarda era una donna aspra e scontrosa. Qualcuno la definì “volitiva”, per usare un termine che non la offendesse in quanto nuora del Re. La corte di Parigi era ben altra cosa, rispetto all’umiltà di Debar, e la sua insofferenza fu evidente fin dai primi giorni. Non disprezzava Gavril, tuttavia, e col tempo si abituò al suo ruolo, e posso dire con certezza che l’ambizione che mosse il Duca a partire dagli anni successivi fu in gran parte motivata dalla influenza della moglie.


    Rimase incinta, si dice, durante la prima notte di nozze. Nove mesi dopo diede alla luce Dana, bambina forte e sana, che Gavril non amò mai. Desiderava un figlio maschio, e si affannò per ottenerlo: la saldezza della sua stirpe dipendeva anche dalla sua capacità di procreare un erede maschio. Dopo le sue lunghe battute di caccia, a cui io presenziavo cavalcando alla sua destra, il Duca ritornava spesso con amanti occasionali che trapiantava a corte, ma non credo che ebbe mai un bastardo da alcuna di esse, o comunque non ne fece mai menzione.


    Nell’870 Re Boris ammise la propria sconfitta e cedette un’ampia porzione del Regno ad Almos, signore dei Magiari. Essi si sedentarizzarono, ponendo fine a secoli di marce e migrazioni, divenendo il Regno d’Ungheria. In fondo al suo cuore, credo che Gavril fu sollevato di non aver preso parte alla sconfitta. Domandò a suo padre, di ritorno dalla guerra, un posto nel Consiglio della Corona, ma orgogliosamente Re Boris rifiutò. Questo sospinse il Duca a tenersi fuori dalle dispute nobiliari che attraversarono il Regno, e a non muovere un dito quando una delegazione di Nobili impose al Sovrano l’assurdo obbligo di dover ascoltare il parere del proprio Consiglio nell’azione di governo.


    L’anno successivo, qualcosa si mosse. Lo accompagnai in un viaggio a Vidin, nel quale incontrò il fratello Vladimiro e, presa visione delle difficoltà che la Dinastia stava attraversando a seguito della sconfitta dei Magiari, strinse con lui un’alleanza per supportarsi reciprocamente. Poche settimane dopo, ispirato da immediato fervore religioso, dichiarò che sarebbe partito in guerra santa per strappare la Rashka da Re Mutirim, unico monarca pagano ormai rimasto nella zona. Da ormai più di un lustro la Rashka combatteva una aspra guerra con il Regno di Croazia, e per tanto si presentava come una facile preda per gli eserciti del Duca Gavril.


    Ho ragione di pensare che dietro quella mossa tanto lungimirante si celasse la moglie Ildegarda. Gavril si comportò da buon comandante qual era, e sbaragliò le deboli difese nei pressi di Hum, iniziando un lungo anno di assedi. Le truppe del fratello giunsero puntualmente in aiuto, e già nell’872 Re Mutirim fu costretto a lasciare le sue terre, mentre le Contee di Rashka ed Hum si univano al Ducato di Durazzo, rendendo il principe Gavril probabilmente il feudatario più potente di tutta la Bulgaria.


    Re Boris ed il principe Gavril non riuscirono a riappacificarsi. Gavril non perdonava al padre la “punizione” inflittagli, il Re, per converso, guardava con sospetto all’accentramento di tutto quel potere nelle mani di un suo vassallo. Tuttavia il Duca di Durazzo non pianificò mai di spodestare il padre. Lo dimostra il fatto che quando suo zio Dox prese contatti per chiedergli di sostenere le sue pretese alla Corona, dacché Boris era ritenuto responsabile di aver perduto l’Ungheria ai Magiari, egli professò la sua totale fedeltà al suo Re, e a suo fratello Vladimiro come legittimo successore al Trono dei Bulgari.


    Nell’874 Re Boris guardò ad Oriente, verso la Crimea pagana, per estendere i propri domini, ed il principe Gavril lo servì fedelmente alla testa delle truppe del Ducato di Durazzo. Fu l’ultima guerra che combattei a fianco di Re Boris, e fu forse il suo più magistrale trionfo militare. Nel giro di due anni le resistenze autoctone furono piegate, e Re Boris fu riconosciuto come Signore della Crimea. Di ritorno a Pliska, forte di tanto prestigio, si incoronò Re di Serbia, titolo al quale possedeva legittime rivendicazioni dopo l’annessione della Rashka ai suoi domini. Come prescrive la legge che regola la successione tra noi Bulgari, i titoli alla morte del padre vanno equamente spartiti tra i figli: tutti sapevano che a Vladimiro, duca di Vidin, sarebbe toccata la Bulgaria, ed a Rasate sarebbe dovuta spettare allora la Serbia. Tuttavia quest’ultimo era Duca di Valacchia, e tale ducato apparteneva ai domini tradizionali della Bulgaria: annetterli alla Corona di Serbia rischiava di smembrare il Regno. Gavril, che aveva contribuito ad annettere la Rashka alla Bulgaria, si attendeva di essere nominato erede al Regno di Serbia, ma così non fu. Seguendo una logica di conservazione del potere, Re Boris nominò erede alla corona di Serbia il giovane Iakov, ultimogenito, che non possedeva feudi e lo serviva come semplice cortigiano.


    Gavril ebbe uno dei suoi accessi d’ira, in reazione a questa scelta del padre, e senza prestare orecchio ai consigli della Duchessa Ildegarda si proclamò pochi giorni dopo Duca di Rashka. Detenendo due titoli ducali aumentava il suo prestigio, ma alla sua morte essi sarebbero stati spartiti tra i figli, e così si sarebbero dispersi i domini di famiglia. Proprio quell’anno, per ironia della sorte, nacque la sua secondogenita, Maria: il Signore gli negava ancora il tanto auspicato figlio maschio.


    Senza pace, Gavril riprese ad andare a caccia. E durante quelle battute di caccia, alle quali lo accompagnava adesso Kresimir, ben più abile di me in questa disciplina, il principe si concedeva sempre più avventure galanti. Donne di umili natali riempivano la sua corte, a Debar, e le sue storie adulterine non erano più un mistero. Una di esse, Emilya, donna scaltra ed invero diabolica, fu per lunghi mesi sua consigliera personale.


    Il Signore punì questa iniquità. Nell’autunno dell’Anno Domini 877, il principe Gavril contrasse quella pericolosa malattia che affligge gli uomini che giacciono con molte donne diverse. Gli fu fatale. A neppure trent’anni di età, Gavril Balgarasko, Duca di Durazzo e di Rashka, si spense tra atroci sofferenze nel suo castello di Debar. Al suo capezzale stavano la moglie Ildegarda, che bandì tutte le amanti dallo stare vicino al marito in quei giorni fatali, e le due figlie, Dana, di nove anni, e Maria, di due.
     
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    Ultima modifica: 20 Giugno 2016
  2. Sir Matthew

    Sir Matthew

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    finalmente un nuovo aar su ck! domanda: la partita è già bella e conclusa o stai andando avanti?
     
  3. Stannis Baratheon

    Stannis Baratheon

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    Ti ringrazio, spero sia di tuo gradimento.
    La partita è ancora in corso. Io non inizio mai una partita con l'idea di fare un AAR: se gli sviluppi sono interessanti, o mi convincono particolarmente, sorge in me la volontà di rendere conto. Tengo sempre appunti sugli avvenimenti, sia tramite screen che scrivendo su un foglio, tuttavia come vedrete a partire da un certo punto (se ci arriverò) posterò molte più immagini a sostegno della partita. Questo perché a partire dal momento in cui ho deciso di scrivere l'AAR ho iniziato a fare molti più screen esplicativi dei personaggi e delle varie situazioni
     
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  4. Sir Matthew

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    ok, la mia curiosità era dovuta al fatto che è in arrivo un nuovo dlc con annessa patch, e dubito che sarà compatibile!
    comunque il tuo approccio mi pare più che sensato, non sai quante partite che dovevano essere aar sono naugragate quasi subito...
     
  5. Stannis Baratheon

    Stannis Baratheon

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    Ildegarda Karling, Duchessa madre di Durazzo
    (877 – 886)


    Fin da quando sono arrivata per la prima volta a Debar, non ho mai amato i Bulgari, né la Bulgaria. Sono cresciuta a Parigi, nelle mie vene scorre il sangue di Carlomagno, sono figlia di un Re, nipote di due Imperatori, tutto mi sarei aspettata tranne che di finire sposa ad un figlio cadetto di un Regno di barbari. Mio marito, pace all’anima sua, era un uomo a suo modo gentile, quando non cadeva preda dei suoi attacchi d’ira, anche se non molto capace. Avevamo grandi piani, fino a che Dio non gli inflisse la giusta morte per quello stile di vita oltremodo peccaminoso che aveva sviluppato negli ultimi anni… e non gli avevo dato un figlio maschio. Ma chi aveva detto che una donna non può essere un sovrano migliore di un uomo?

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    Gavril venne sepolto a Pliska, nella Grande Basilica, insieme ai suoi antenati. Il Re suo padre presenziò al funerale con grande distacco: erano entrambi egualmente testardi, non sarebbero mai potuti andare d’accordo. Il giorno successivo, nella Sala del Trono, implorai mio suocero di farmi reggente di entrambe le mie figlie, e chiesi che i loro domini fossero spartiti solamente sopraggiunta la maggiore età. Boris fu inamovibile: Dana sarebbe stata duchessa di Durazzo, mentre a Maria sarebbe toccata la Rashka. Il vescovo Miroslav di Strumica sarebbe stato il reggente per Dana, mentre al posto di Maria avrebbe governato il borgomastro Sava di Tigranoviste, che era stato Capo delle Spie di mio marito. Per Re Boris era assolutamente naturale che io non potessi governare in vece delle mie figlie, in quanto donna. Solo in quel momento giunsi a condividere l’astio che aveva animato mio marito, ma, sempre in quanto donna, mi sono mostrata più intelligente del povero Gavril anche in quel frangente.

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    Fu sufficiente che un capotribù dei Cazari, in Crimea, sollevasse i suoi vessilli in rivolta, perché il Re si recasse lì con tutte le sue truppe. Non erano passati neppure sei mesi dalla morte di Gavril che gli eserciti di Durazzo, comandati dal Maresciallo Kresimir il Cacciatore, si presentarono sotto le mura del castello di Rashka. Reclamai la restituzione di mia figlia Maria: il titolo ducale sarebbe passato a Dana, primogenita, come nella tradizione del più civilizzato Impero Bizantino, mentre Maria sarebbe rimasta contessa di Rashka e di Hum. Quello che seguì fu un assedio breve ed indolore, al termine del quale potei ricondurre mia figlia a Debar, e lasciare il borgomastro Sava a pendere dalle mura di quel castello che si era così pervicacemente ostinato a difendere.


    Re Boris fu messo di fronte al fatto compiuto, e non osò fare niente per riportare la situazione allo status precedente. A nove anni, mia figlia Dana si ritrovava ad essere uno dei feudatari più potenti dell’intera Bulgaria. Aveva preso i capelli e gli occhi scuri da suo padre, ma nello spirito mi rassomigliava moltissimo. Era orgogliosa e determinata, e sviluppò queste sue peculiarità ancora di più quando mi presi io cura diretta della sua educazione.


    I grandi piani che avevo per il dominio di mio marito si dovettero interrompere, per lunghi anni. Era prioritario attendere che mia figlia raggiungesse la maggiore età, stringesse un vantaggioso accordo matrimoniale e desse stabilità alla sua Casata, dopodiché mi sarei potuta dedicare finalmente ai miei progetti: mio padre era stato un Re, non avrei mai accettato che ai miei figli fosse negata quella medesima dignità. Avevo, d’altronde, soltanto ventisei anni, e molta vita davanti a me per vedere realizzati quei piani. Nel frattempo, tuttavia, il mondo intorno al Ducato di Durazzo continuava a mutare.


    Nell’878, ad undici anni dall’assunzione del trono, il Basileus Basilio il Macedone fu costretto ad accordare ai maggiorenti dell’Impero Bizantino la successione per elezione, così come era avvenuto, stando a quanto sosteneva il Vescovo Miroslav, fino ai tempi dell’Imperatore Eraclio. Era d’altronde solo una questione di tempo: le ultime grandi dinastie erano state latrici di grandissima sventura per i Romei, dacché gli Isaurici avevano importato dagli infedeli quella diabolica eresia chiamata Iconoclastia, mentre i deboli Amoriani le avevano dato nuova linfa. Basilio, uomo invero assai capace, solo un folle lo negherebbe, era di umilissimi natali, e nessun nobile dell’Impero d’Oriente avrebbe mai accettato che i suoi meno capaci discendenti potessero assurgere alla porpora. La successione per elezione parve loro una buona soluzione, e di certo tale intendimento non poté passare inosservato presso i Bulgari, dato che prometteva di evolvere in una serie di scontri interni di cui avrebbero potuto beneficiare.


    L’anno successivo, come un fulmine a ciel sereno, giunse la notizia a Debar che Re Boris I Michele era morto. Era stato un buon Re, a suo modo, aveva portato il suo popolo alla vittoria e, soprattutto, gli aveva fatto conoscere la luce della vera fede. Mi recai a Pliska con le mie figlie, per partecipare alle esequie solenni che gli vennero tributate, quindi facemmo giuramento di fedeltà a Re Vladimiro I, che già molti chiamavano il Saggio. Il suo più giovane fratello, Iakov, divenne Re di Serbia, ma si trattava di domini deboli, poiché privati della Rashka che era nelle mani di Dana, la quale prima di tutto era duchessa di Durazzo e doveva perciò la sua fedeltà alla corona di Bulgaria.

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    Ben poco cambiò nella gestione del Regno di Bulgaria da padre a figlio: gli orizzonti continuavano ad essere quelli nordorientali, e Vladimiro iniziò continuò le campagne di Boris per quelle terre aride e poco popolate, che non portavano nulla se non del risibile prestigio al Regno. Lentamente, grazie al denaro che affluiva copioso nelle casse del ducato grazie alle numerose contee che Dana e Maria governavano direttamente, potei iniziare un’opera di edificazione per rendere Debar una città degna di questo nome, così come lo erano Aquisgrana e Parigi, la città più grande della Bulgaria. Posi le fondamenta, ampliando la cerchia muraria ed invitando in città artigiani e abili manifatturieri da tutto il vicinato: queste spese non furono affatto lievi, e malgrado molti Consiglieri sostenessero la necessità di impiegarle per fini più meramente pratici seppi piegare il Vescovo Miroslav, che ancora deteneva la reggenza, al mio volere.


    Nell’882 a Debar ebbe luogo la più sfarzosa festa che la Bulgaria vedesse dai tempi, sempre stando a quello che mi disse il Vescovo, delle vittorie di Krum sull’Imperatore Niceforo. Si celebravano i 14 anni di Dana, ed era per me un’occasione per mostrarla ai maggiorenti del Regno, per far capire loro di che pasta fosse fatta la duchessa di Durazzo. Ella stava crescendo bene, molto simile a me: passava intere ore leggendo ed ascoltando storie di guerra, rievocando le grandi imprese dei suoi antenati, ed a viva forza le avevo insegnato come si comportano le persone dabbene. Inoltre sapeva fare da conto meglio di molti tesorieri che si trovano nelle sperdute contee della Bulgaria, e fin dall’infanzia ebbe modo di impratichirsi nella gestione degli affari dello stato. Durante quella grande festa diede bella mostra di sé, cosicché due anni dopo, quando secondo le consuetudini del Reame fu abbastanza grande da poter prendere le redini dello stato, nessuno ebbe a sottovalutarla.

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    La grande fortuna di Gavril fu quello che sua madre riuscì, non so in quale maniera, a persuadere il Re dei Franchi Occidentali a dargli in sposa la sua figlia minore. Lo stesso impegno profusi io per trovare a Dana un buon matrimonio, che tuttavia preservasse la integrità della dinastia con il principio della matrilinearità. Lo trovai in suo cugino Svjatapolk, che aveva allora 23 anni. Egli era figlio secondogenito di Anna, primogenita del defunto Re Boris, e del defunto Re della Grande Moravia, risultando quindi uno scomodo fratello per l’attuale Re Mojmir, che ebbe buon gioco a mandarlo lontano dai territori paterni. Tra cugini, in Bulgaria, non si fanno problemi a sposarsi, così non me li feci neppure io, poiché il matrimonio conveniva a Dana.


    Dana e Svjatopolk si sposarono a Debar nell’884. Svjatopolk era un uomo sostanzialmente buono, un guerriero imbottito di storie sull’onore e sulla fedeltà, e di fatto non detenne mai le redini dello stato. Dana, come le avevo insegnato, fu fin da subito una regina di polso. La prima mossa che compì fu quella di prendere sotto la sua ala la sorella Maria, che aveva allora otto anni e che un giorno, temeva, avrebbe covato risentimento nei suoi confronti per averla spogliata del titolo ducale. Dato poi che Vladimiro, tradizionale alleato di Gavril nelle lotte di potere in Bulgaria, era divenuto Re e per tanto sopra le parti, Dana strinse un’alleanza con suo zio Rasate, duca di Valacchia, che si vociferava avesse ambizioni al trono.


    Fu l’ultima azione che compì, ascoltando il mio consiglio. I miei insegnamenti, forse, le erano penetrati troppo in profondità. Giunse nel maggio dello stesso anno una proposta di matrimonio, per me, da parte del Re di Croazia, anch’egli vedovo. Ella mi costrinse ad accettarla, e così dovetti partire, più che trentenne, alla volta di una nuova corte barbara, senza famigliari né amici. Ma d’altronde si governa uno per volta, e questo Dana lo aveva appreso molto meglio di quanto avesse fatto suo padre.
     
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  6. auricaesar

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    Vai stannis! Vinci in nome del buon Vinoh!
     

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