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Ascesa della Russia

Autore/i: poli
Pubblicato il: 26-10-2003
Ultimo agg.: 26-10-2003

1. Bisogna fare in fretta.

"Bisogna fare in fretta". In qualità di 'consigliere speciale' dello Zar, senza nessuna carica ufficiale e con un potere politico sempre in bilico, di solito devo dosare le parole. Questa volta, però, non intendo andare per il sottile: "La Spagna ha finanziato una spedizione navale alla ricerca di una nuova rotta per le Indie, il Portogallo ormai possiede (e custodisce gelosamente) mappe dettagliate delle coste africane. Il mondo si sta ingrandendo in fretta, signori, e questo potrebbe essere il nostro ultimo treno per la gloria. Siamo una nazione piccola e tagliata fuori da tutto: stiamo ancora dieci anni a trastullarci con le nostre scaramucce con il Kazan, e fra cinquant'anni spariremo dalle carte geografiche. Quindi: dobbiamo avere un porto sul Baltico (e magari anche uno sul Mar Nero), in prospettiva. Ma prima di tutto dobbiamo riuscire a estendere i nostri territori a sud: il Kazan, l'Orda d'Oro e l'Astrakan non dovranno vedere il prossimo secolo!"
Lo dico tutto d'un fiato, e per un attimo ho paura di essermi giocato una carriera. Sostengo lo sguardo dei ministri, a uno a uno. Ma in realtà so già di essermi appena fatto un amico: Striga-Oboleski annuisce con vigore, scuotendo la bianca criniera leonina. Sente già l'odore della battaglia, il vecchio ubriacone. Meglio così, gli altri non oseranno opporglisi, e lo Zar non oserà opporsi a me: ha un titolo poco più che onorifico, e sa bene che la sua leadership sui nobili dei vari clan è sempre in bilico, e si basa sull'abilità del solo politico di buon fiuto che ha a disposizione. Vale a dire il sottoscritto. E così esco vincitore anche da questa piccola trattativa.

Ma naturalmente falliremo, penso tra me e me, appena uscito dalla sala del consiglio. Li ho lasciati lì a sorbirsi la lezione di strategia di Striga-Oboleski, che manco a dirlo aveva già pronto un bel piano di battaglia per invadere il Kazan. Ma non è il Kazan la mia preoccupazione. Il mondo intorno a noi è cresciuto in fretta, e noi siamo rimasti a guardarlo con l'aria un po' intontita e soddisfatta che hanno talvolta i nostri contadini quando il raccolto va bene. E così, un bel giorno, ci siamo ritrovati il confine con la Polonia a cinque giorni di marcia da Mosca. E la Polonia, paese cattolico che mantiene sotto un precario dominio undici province ortodosse, non potrà certo restarsene indifferente, mentre una grande potenza ortodossa cresce sotto il suo naso. E dietro la Polonia, c'è da scommetterci, ci sarà la Francia, vale a dire la nazione più potente d'Europa. Ecco perché alla fine falliremo, quando il confronto con i pezzi da novanta sarà inevitabile.

Ma per adesso non ho il tempo di baloccarmi con le sottigliezze diplomatiche. Affronteremo i problemi quando si presenteranno. Come ho detto al consiglio, bisogna fare in fretta.

2. Il nostro annuale carosello in Kazan.

Appena viene la primavera, mettiamo insieme qualche migliaio di uomini, e dichiariamo pomposamente guerra al Kazan. Loro ci sono abituati, del resto. Ma dopo un mesetto capiscono che Striga-Oboleski questa volta fa sul serio. E' proprio vero, non lo vedevo così sobrio da un pezzo. Il suo piano di invasione non sarà studiato nei manuali di strategia, ma tant'è: due colonne di uomini, e avanti fino al confine opposto. Il Kazan ce la mette tutta, e devo dire che il coraggio in battaglia non manca: ma noi abbiamo più soldi, e dopo un po' loro non possono opporci neppure un contadino armato di rastrello.

E così, dopo una campagna militare che mi vergognerei a definire brillante, e dopo alcuni interminabili assedi, il 1 febbraio 1495 il Kazan si arrende, e la fase uno del piano di Striga-Oboleski è terminata. Lascio il buon generale alle sue meritate medaglie, e torno a Mosca a occuparmi di cose più serie.

Dedico qualche giorno a fare il giro dei miei incaricati diplomatici, e i loro rapporti confermano le mie previsioni: alla Polonia non è affatto piaciuto che il nostro annuale carosello con il Kazan si sia trasformato di colpo in una guerra di annessione. Nella nostra ambasciata di Varsavia l'aria si taglia col coltello. E va bene, se la Polonia vuole il gioco duro... avrà il gioco sporco. Mi prendo ancora qualche giorno per rifletterci, e poi convoco uno a uno gli inviati diplomatici di Danimarca, Moldavia, Ungheria, Boemia. A tutti ripeto con grande cortesia la stessa cosa: che siamo Paesi piccoli, e troppo vicini a un Paese grande. Ma, messi tutti assieme, lo circondiamo quasi sulla carta geografica... Mi congedo da loro con una cassa di vodka in omaggio, e aspetto. Tempo due giorni, e l'alleanza è fatta.

Al re di Boemia faccio omaggio anche della deliziosa figlioletta quindicenne di uno dei nostri nobilotti di provincia; e un'altra cassa di vodka, sento che ne avrà bisogno. Un matrimonio di alto lignaggio riesco a combinarlo anche con l'Ordine Teutonico, a scopo precauzionale.

3. La Polonia fa la sua mossa.

Nell'agosto del '95, mentre Striga-Oboleski è tutto preso dai preparativi per l'invasione dell'Orda d'Oro, la Polonia fa la sua prima mossa. La storia va così: l'Ordine Teutonico dichiara guerra a Pskov, evidentemente pensando che sarà una festicciola in famiglia, da concludere in due mesi. E invece passa un po' di tempo, e, in dicembre, il Priore dell'Ordine si vede recapitare da un quieto ambasciatore polacco una dichiarazione di guerra congiunta, da parte di Polonia, Francia, Savoia, Navarra e Stato Pontificio! Il mio segretario mi porta la notizia di buon mattino, assieme a un bicchierino di vodka colmo fino all'orlo.

Lì per lì penso che i cavalieri dell'Ordine faranno bene a raccomandare l'anima al loro dio cattolico... E invece, niente. L'Ordine annette Pskov, senza che neppure una divisa polacca appaia nel raggio di cinquecento chilometri. E' allora che capisco davvero: è stato solo un avvertimento. Diretto a noi. A Varsavia non piace che l'equilibrio in Oriente e nel Baltico sia violato... e chi ci prova, d'ora in poi, sa i rischi che corre. Quanto a Pskov, alla Polonia non importava comunque. L'Ordine Teutonico resta troppo piccolo per impensierirli davvero.

Nell'aprile dell'anno successivo dichiariamo guerra anche all'Orda d'Oro. Ormai Striga-Oboleski è lanciato, e chi ha il coraggio di fermarlo? E del resto, era anche il mio piano originario... Appoggio la mozione di guerra: se non rischiamo adesso non abbiamo comunque futuro. I miei zelanti alleati si offrono di aiutarmi, li ringrazio ma rifiuto. Si godano la pace ancora un po', finché dura. Quando verrà la guerra, per loro, sarà un miracolo anche solo restare interi.

La guerra con l'Orda d'Oro è la fotocopia di quella col Kazan. Striga-Oboleski ha la sottigliezza tattica di un orso, ma noi abbiamo una supremazia economica e un potenziale di reclutamento più che sufficienti a compensare i suoi errori. Solo, l'Orda d'Oro è più grande del Kazan, e così ci metteremo più tempo per conquistarla. Il vecchio generale ha anche ripreso a bere, cosa che non giova al morale delle truppe.

In ogni caso, la guerra procede come previsto, lo Zar è abbastanza felice da volermi ricompensare, e mi nomina Visconte. La procedura non potrebbe essere più semplice: espropria alcuni possedimenti a due o tre duchi del consiglio, si inventa dal nulla un'improbabile contea, e me l'assegna con una cerimonia pomposa, con la benedizione del Patriarca. Ma bene, non poteva fare di meglio per attirarmi addosso l'antipatia di mezza Russia che conta. Per la cronaca, annoto che è il 1 marzo 1497.

La guerra si protrae a fasi alterne per tutto l'anno '97, anche a causa degli errori tattici di Striga-Oboleski, sempre più frequenti. Ci costa un fiume di ducati, quel vecchio ubriacone. Il 3 gennaio '98 l'Inghilterra, la Spagna e una mezza dozzina di poveracci sono in guerra con la Francia, la Polonia e una mezza dozzina di pezzenti. Pensando ai miei amiconi di Varsavia, non posso fare a meno di sogghignare: ecco cosa succede ad allearsi alla monarchia più bellicosa d'Europa, cari miei. Gli mando una cassa di vodka, e un biglietto: "le grandi guerre alle grandi potenze, buona fortuna". Spero che stiano allo scherzo.

In luglio, mentre ancora stiamo assediando Samara, l'ultima città che ancora resiste, le teste d'uovo qui all'Università mi dicono di aver messo a punto un nuovo tipo di cannoni, particolarmente adatti a sfondare le mura delle città nemiche. Direi che potevano muoversi anche prima. Finalmente, il 1 dicembre annettiamo l'Orda d'Oro. Quando prendiamo possesso del nuovo regno, capisco anche perché avevano scelto quel nome: poco a sud di Samara c'è una miniera d'oro, nientemeno! Beh, che mi venga un colpo: con questo nuovo introito potrò finanziare i disastri militari di Striga-Oboleski per i prossimi trent'anni!

Ambientazione:
Età Moderna
Genere:
Strategico in tempo reale
Multiplayer:
2 giocatori in TCP/IP, modalità competitiva
Data Rilascio:
2 febbraio 2001
Publisher:
Sito ufficiale:
Ultima/e Patch:
  • V 1.10
    Dovete andare agli upload del 8 ottobre lì ci sono le versioni plurilingue
Altri Files:
    Requisiti Hardware
     
    Minimi
    Consigliati
    CPU:
    200Mhz
    RAM:
    64MB
    VIDEO:
    2MB
    NOTE:
    Hard disk 180MB




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