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SPMBT AAR Un mio vecchio pallino: Guerra Civile

Discussione in 'Le vostre esperienze: AAR' iniziata da Luigi Varriale, 9 Marzo 2015.

  1. Luigi Varriale

    Luigi Varriale

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    Oh ragazzi...il combattimento è duro e soprattutto il risultato è incerto anche per me; l'ideatore della campagna.
    Il minimo per passare ai prossimi eventi è una vittoria marginale: un pari nella difesa di Dullo significa che la rivolta non riesce ad andare avanti per mancanza di reclute e di sostenitori. Il BPSA deve mostrare le palle in ogni scenario se vuole avere un futuro.

    Quindi, insieme a me...Pregate.

    stay tuned
     
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  2. Luigi Varriale

    Luigi Varriale

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    A pagina quattro c'è il mio ultimo post, che se cliccate direttamente su pagina 5, non vedete
     
  3. StarUGO

    StarUGO

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    visto,visto. :approved:
     
  4. DistruttoreLegio

    DistruttoreLegio

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    io ti leggo prima della nanna :p ormai è un abitudine ... poi nel silenzio più assoluto capisco qualcosa e me la godo ... se no ho troppa gente che mi disturba qui a casa :ROFLMAO::ROFLMAO::ROFLMAO:
     
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  5. Luigi Varriale

    Luigi Varriale

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    Il combattimento sulla Tarmac si stava trasformando esattamente in quello che il signor Varini aveva voluto evitare fin dall’inizio: una battaglia d’attrito.
    Gli alpini rinnovavano gli sforzi mandando avanti una terza sezione; probabilmente la loro riserva di plotone, questa volta appoggiata dal fuoco di MG medie, che facevano la loro prima comparsa sul terreno. Il fuoco delle MG fitto come grandine faceva un altro morto nella squadra del signor Lavi, che riprese il ripiegamento. Il signor Mangano partecipò anch’egli a questo terzo combattimento difensivo, ed anche il nemico cominciò ad avere qualche caduto...ancora una volta, l’ago della bilancia fu il geometra Nutti che al momento opportuno tolse di mezzo un paio di uomini della squadra nemica, costringendola a ripiegare. Dove fossero le MG dei governativi non fu dato di sapere.
    Sul lato sud della Tarmac, il signor Mangano era riuscito a riprendere il controllo della sua squadra comando, ma di convincere la squadra del signor Barbero a muovere non se ne parlava ancora; in obtemperanza agli ordini del signor Varini, decise di ripiegare, per coordinare il fuoco con i resti della squadra del signor Lavi e con il geometra Nutti. La successiva imboscata fu quindi preparata lungo la Tarmac in una posizione oramai pericolosamente vicina alla postazione del geometra, sotto la Land Rover; e questa sarebbe stata l’ultima posizione difendibile prima di dover affrontare il periglioso sganciamento al di quà del relitto. Da ultimo, occorreva pregare Padre Pio, che il movimento retrogrado della squadra del signor Lavi lo avesse fatto uscire dala linea di visuale delle MG nemiche.
    Tutte queste informazioni furono convogliate via radio al signor Varini, che ne concluse, che se pur a caro prezzo, la missione stava essendo portata avanti: combattimento ritardatore, con prezzo elevato anche per il nemico.

    Il signor Varini continuava per altro ad essere roso dal dubbio se fosse il caso; A: di far ripiegare anche il plotone del signor Rocca lungo la Cement e B: se fosse il caso di cominciare a muovere la riserva, cioè il plotone del signor Iamurdo. Se aveva di fronte solo una compagnia, voleva dire che i governativi avevano fino ad esso impiegato un terzo delle loro forze, ed il signor Varini cominciava a pensare di avere davvero di fronte non più di una compagnia, altrimenti a quest’ora avrebbe avuto notizie anche dalla Cement. Nonostante ciò, decise di aspettare ancora.
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    Un’ennesima volta, i governativi tentarono di forzare il blocco sulla Tarmac. Il copione, invariato: fuoco di preparazione delle invisibili MG e avanzata di una sezione di fanteria ai lati della strada. L’effetto del fuoco di accompagnamento sulla squadra del signor Lavi questa volta non fu apprezzabile, ma l'avanzata nemica lungo la strada, alternando sagacemente movimento e fuoco fu fatale per la squadra del signor Barbero, i cui uomini erano rimasti nella posizione più avanzata ed esposta. Ridotta oramai al signor Barbero più un altro volontario, ancora una volta essa andò in rotta e ripiegò in totale disordine sulle posizioni del signor Mangano. Adesso sulla Tarmac si era all’ultima spiaggia, anche se, ancora per un’ennesima volta il geometra Nutti, il vero eroe della difesa, accoppò un altro paio di nemici, costringendoli ancora a fermarsi.
    Vi fu un nuovo scambio via radio durante il quale il signor Mangano aggiornò ancora il signor Varini sullo svilupparsi della situazione. E qui il signor Varini oramai sotto pesante stress prese la sua decisione:
    “qui Vanguard...seguono ordini...a tutte le unità Mike e Delta in grado di muoversi...ritirarsi alle spalle del relitto della Land Rover nemica...vi mando una squadra India” (plotone del signor Iamurdo) “...a rinforzare la difesa...confermate...cambio”.
    “Mike 0...ricevuto”
    “Delta...ricevuto”
    -9-10.gif

    La mossa evidentemente lasciava con il culo all’aria sia il signor Lavi che il signor Barbero, ma occorreva rinnovare la difesa, rinforzandola in un altro luogo.
    Continua...
     
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    Ultima modifica: 1 Aprile 2015
  6. Luigi Varriale

    Luigi Varriale

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    Col senno di poi si può dire che il signor Varini aspettò troppo a dare l’ordine di ripiegamento generale, ma parte della tragedia a nord della Tarmac, la si dovette anche all’inesperienza tattica di parte dei comandi del BPSA. Con l’apparizione di una quarta squadra di alpini a nord delle posizioni più settentrionali dei ribelli, si verificò il cedimento definitivo del fianco sinistro del BPSA. Adesso in immediato pericolo erano sia geometra Nutti che si era trovato una posizione a nord di quella che aveva occupato precedentemente, sia i rimasugli della squadra del signor Lavi, ridotta oramai a due uomini. Il tentativo di aggiramento a nord da parte dei governativi, aveva distolto l’attenzione dalla situazione a nord della strada, dove una squadra fresca di fanteria nemica aveva sorpreso finalmente il signor Barbero fuggente nel bosco, nel tentativo di raggiungere la salvezza, e lo aveva fatto prigioniero insieme all’unico uomo che era rimasto della sua squadra. Il signor Mangano si era salvato con i suoi giusto perché si era ritirato in tempo, ma a parte gli uomini della sua squadra comando, si ritrovava adesso senza plotone. Il signor Varini, che alle ultime notizie dovette essere fatto rinvenire con i sali, aggregò la squadra del signor Mangano alla sua per formare un “Semiplotone” ad hoc. Altra decisione del signor Varini, fu quella di ordinare finalmente al plotone del signor Rocca, di ritirarsi lungo la Cement...CON CAUTELA, e nel contempo di accertarsi che non vi fossero nemici provenienti dall’incrocio X-Ray. Nota a margine...si era riusciti finalmente ad individuare (ancora merito del geometra Nutti) una delle MG dei governativi una trentina di metri a nord est del relitto della Land Rover. Per quanto riguarda il geometra Nutti, alla fine fu individuato nel boschetto a nord ovest del relitto dai serventi dell’MG e fatto oggetto di fuoco. Ci mancò poco che ci lasciasse la pelle. Se la cavò per questa volta con uno spavento.

    Disperato, il geometra Nutti, provò a sporgere testa e fucile per darsi il fuoco di copertura da solo, ma fu investito a una valanga di 7.62 che per un pelo non lo accoparono. Rimase solo con la sua disperazione.

    Mentre avvenivano questi incresciosi fatti, il plotone del signor Rocca alla chetichella ripiegava lungo la strada Cement. La prima squadra mise il naso fuori dal bosco e non ci fu nessuna reazione, seguirono la seconda e poi la terza squadra; e quando il signor Rocca, con suo sollievo vide che nessuno gli sparava addosso, iniziò al trotto a muovere verso la ferrovia: i suoi ordini erano di costituire una ulteriore posizione di agguato proprio alle prime case di Dullo.

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    In un ultimo disperato sforzo, il geometra Nutti cercò di battersela prima che il nemico fosse su di lui. Sparare non poteva perchè oramai l’MG lo aveva inquadrato; rimanere dov’era non poteva perché avrebbe dovuto arrendersi al nemico, quindi decise di provare a ritirarsi. Provò con tutta la possibile cautela, ma due colpi da 7.62 lo raggiunsero prima che potesse abbandonare la sua improvvisata posizione. Il geometra cadde senza emettere un lamento, tingendo la neve di rosso. La scena fu osservata dal signor Lavi che era rimasto pure lui solo e terrorizzato 50 metri ad ovest di dove il cadavere del geometra Nutti giaceva.

    Mentre si consumava questa tragedia, la sezione di alpini meno provata (era chiaro a questo punto che gli alpini avevano almeno due plotoni sulla Tarmac e nei boschi a nord di essa) scagliò un attacco contro il signor Mangano che avendo perso l’appoggio del geometra Nutti a nord, dovette affrontare l’attacco da sola; a malapena contenne il nemico, ma solo perché per puro caso, l’MG che aveva appena ammazzato il geometra aveva la linea di visuale ostruita dalla Land Rover, oramai un punto di riferimento fisso in questa battaglia. Nonostante ciò, la squadra del signor Mangano aveva anch’essa oramai un morto e due feriti, di cui uno serio, e cominciava a perdere efficienza combattiva.

    Ora tutto si basava sulla velocità con cui si sarebbe rischierato il plotone del signor Rocca e su come il signor Varini avrebbe impiegato la riserva che era oramai ora che entrasse in azione...essendo ragionevolmente certo dove fosse lo sforzo principale del nemico.

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    In qualche modo gli Alpini avevano capito che la situazione del nemico era oramai pericolante e rinnovarono gli sforzi per debellare il BPSA in una singola clamorosa operazione cerca e distruggi. Avevano anche capito che tutta la lunghezza della Tarmac fino a Dullo era probabilmente infestata dai ribelli, e quindi invece di avanzare lungo la strada, avevano cambiato tattica e si concentravano solo sul tratto finale della strada stessa, cercando di distruggere il BPSA un pezzo alla volta. Fu così che gli alpini presero prigioniero il signor Lavi dopo aver ammazzato l’ultimo dei soldati della sua squadra,ed inflissero un’altra dura lezione al signor Mangano alla cui squadra comando rimanevano oramai tre uomini incluso lui stesso: il plotone Mangano, aveva cessato di esistere.

    Dalla parte dei ribelli, il signor Varini rimaneggiava il dispositivo: giacché i governativi avevano lanciato un’altra salva di fumogeni sulla Tarmac per coprire il ripiegamento di una squadra di alpini, il signor Varini stava pensando di piazzare qualcuno alla sinistra del fumo usandolo come copertura per creare una nuova killing zone lungo la Tarmac. In ultimo decise contro questa soluzione, visto che da qualche parte, a nord della strada, c’erano ancora due squadre nemiche, che se fossero riuscite a portarsi al limitare del bosco, avrebbero fatto polpette dei temerari allo scoperto. Si limitò quindi a rafforzare lo schieramento del plotone del signor Iamurdo al limite destro della linea orinando alla squadra del signor Toppa, di rinforzare quella del signor Amato. Pregò Dio che anche il nemico cominciasse a sentire gli effetti della fatica e delle perdite.

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    Puntuale anche in questa battaglia, come in tutte le altre nella storia, arrivò il momento decisivo, il momento che avrebbe deciso se tutti gli sforzi fatti fino ad allora sarebbero stati causa di vittoria, o sacrificio inutile. Il comandante degli alpini, senza dubbio un duro bastardo, a giudizio del signor Varini, lo aveva capito anche lui, e scagliò tutto quello che gli rimaneva sul plotone del signor Iamurdo che era oramai l’ultimo ostacolo tra i governativi e la vittoria, qualora il plotone del signor Rocca no avesse fatto in tempo a girare intorno al bosco, lungo la ferrovia, per portare aiuto ai difensori.

    L’assalto fu portato da est, dall’interno del bosco, e da nord a cavaliere della Tarmac; e chiamare la scena indescrivibile sarebbe poco. Tutti i combattimenti si svolsero a meno di 50 metri; fuoco d’inferno da tutti i lati con gli alpini che cercavano di infiltrarsi in ogni anfratto ed i ogni pertugio. Obiettivo; debellare le squadre dei signori Toppa e Amato. L’attacco da est venne respinto, ma quello da nord riuscì ad incidere sulle posizioni ribelli, e fu arrestato ad un tiro di sasso dagli uomini del signor Iamurdo, che però fu costretto a ripiegare sul signor Varini con 2 morti. Gli alpini erano anch’essi disperati e mandavano adesso all’attacco anche i serventi delle MG che avanzavano sparando con le armi al braccio. Ritiratosi il signor Iamurdo, fu il signor Mangano, che reso pazzo dalla rabbia e dalla disperazione per fine del suo plotone, si alzò nel bel mezzo della sparatoria, e tirò sul nemico tutte le granate che gli rimanevano. Riuscì con questo gesto disperato a fermare l’ultimo nucleo nemico che rimase però abbarbicato alla strada.

    Oramai il signor Varini aveva perso il controllo della battaglia, né il signor Mangano, il signor Iamurdo rispondevano più alle sue comunicazioni. L’unica cosa che poteva fare era mettere il pepe al culo al plotone Rocca perché mettesse le ali ai piedi. Il resto della battaglia sarebbe stato combattuto di iniziativa dai comandanti di squadra e dai singoli uomini, ed il signor Varini sperò che quelli ancora in grado di combattere avessero chiaro il suo intento operativo iniziale e che soprattutto non mollassero proprio in quel momento.

    Mentre faceva queste valutazioni...vide il nemico attaccare di nuovo.

    Continua...
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  7. Luigi Varriale

    Luigi Varriale

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    Il momento decisivo del confronto di cui abbiamo parlato nello scorso paragrafo, si verificò quando il signor Varini prese la decisione di gettare la sua squadra nella battaglia. Gli alpini attaccarono per un’ ultima volta lungo la strada con sezioni di fanteria e mitragliatrici a supporto, ed il BPSA necessitava di fuoco d’arresto sui due lati della strada. Aihmé a nord della Tarmac il BPSA non aveva più nessuno e nessuno quindi tirava sul fianco del nemico avanzante. Questo fino a quando il signor Varini, con un’iniziativa delle sue, non decise di lanciare “l’ultimo battaglione” nella battaglia; il suo. Sparando a raffiche brevi di tre colpi, mentre attraversava, portò tutti i suoi 5 uomini in fila indiana a nord della strada, nell’ultimo boschetto prima della ferrovia. Al di là della ferrovia; Dullo. Il BPSA era arrivato al capolinea. I governativi dovevano essere fermati lì ed ora, o tutti i morti, il sacrificio del geometra Nutti e tutto il resto non sarebbero serviti a nulla.

    Gli alpini tentarono ancora tre volte di sfondare, ma sotto il fuoco concentrato di tutto il plotone del signor Iamurdo più la squadra del signor Varini dovettero desistere quando erano a 50 metri dall’entrata del paese, tanto più che il plotone del signor Rocca era giunto in paese da sud camminando lungo la ferrovia e si stava appostando tra le prime case. Una sezione di fanteria governativa, avendo aggirato il paese a nord, era riuscita a penetrare in Dullo, appunto da Nord, ma venne fatta ritirare dal comando governativo quando si capì che la spedizione punitiva era fallita.
    Un conto preliminare delle perdite, mostrava che il BPSA aveva subito l’astronomica perdita di 35 uomini tra morti, feriti e prigionieri. Non si sapeva quanti caduti avessero avuto i governativi, ma si potevano stimare non inferiori a quelle dei ribelli.


    Militarmente e soprattutto politicamente l’offensiva governativa era fallita; l’esercito era stato mandato ed i ribelli conservavano la loro roccaforte, anche se Dullo non era certo una rocca, ed il BPSA certo non era forte. Ma aveva combattuto con coraggio e anche con una certa abilità tattica.
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    Posizioni finali della battaglia per la difesa di Dullo

    All’alba, una pattuglia da ricognizione tratta dalla squadra del signor Toppa si aventurò nei boschi, e non trovò traccia del nemico. I governativi si erano portati via i loro morti. La pattuglia si avventurò fino ad est delgli incroci da cui la battaglia era cominciata; nessuno. Due tornanti più sotto, le tracce di quello che era stato un parco veicoli, in un largo spiazzo.

    Il signor Varini ed i comandanti di plotone, si ritrovarono nella sala briefing allestita nell’edificio del comune. Tutti avevano un’aria distrutta che sovrastava persino la soddisfazione per il successo conseguito contro le forze regolari governative. Naturalmente il più abbattuto era il signor Mangano. Sedeva accasciato su una sedia con lo sguardo fisso nel vuoto. Tutti erano sporchi da fare schifo e puzzavano com capre, ma dal momento che erano tutti nelle stesse condizioni, nessuno se ne accorse, tranne il sindaco quando si presentò nella stanza per fare i complimenti agli uomini.

    Il signor Varini si alzò e si portò ad un capo del tavolo; guardò i suoi luogotenenti uno ad uno:
    “Non faremo nessun debriefing oggi...signor Rocca, signor Iamurdo...ripiazzate i posti di blocco ad est del paese e mandatemi una pattuglia lungo la provinciale a controllare che il nemico se ne sia davvero andato. Tutti gli altri uomini, a dare sepoltura ai nostri caduti. Avvertite il parroco, voglio funerali ufficiali per tutti loro. Preparerò personalmente col sindaco la cerimonia per l’assegnazione di una medaglia al valore alla memoria per il geometra Nutti. Poi...studieremo il da farsi”.

    Stay tuned boys
     
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  8. StarUGO

    StarUGO

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    Povero geom.Nutti :(
    Avrei giurato che ci sarebbe stato fino alla fine come un novello Rambo.
     
  9. Luigi Varriale

    Luigi Varriale

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    Diavolo, quando se n'è andato, stavo quasi per rifare il turno da capo..ma poi ho pensato che la situazione sarebbe stata comunque difficile; estricarlo dal casino in cui si era cacciato, quasi impossibile. L'aggiramento a nord degli alpini, è stata una totale sorpresa per tutti.
     
  10. Luigi Varriale

    Luigi Varriale

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    Italia Settentrionale febbraio 2015

    Se l’atto di nascita del BPSA con la simbolica azione per la presa di Dullo, aveva portato al movimento la simpatia di parte della popolazione locale, la battaglia per la difesa di Dullo, portò una vera ondata di adesioni al movimento. La popolazione aveva visto che le forze volontarie del BPSA potevano tenere testa al potere centrale. Spontaneamente la gente smise di avere a che fare con l’amministrazione dello stato e cominciò a rivolgersi a chi effettivamente controllava il territorio. Il numero dei volontari per la difesa della repubblica nordalpina aumentò in maniera esponenziale, così come di conseguenza, aumentarono le esigenze di armamento, equipaggiamento ed addestramento delle nuove leve.

    Nel far fronte a questa nuove situazione i leader del movimento si trovarono di fronte un compito cicloplco: Il signr Varini assunse la carica di presidente provvisorio del consiglio della repubblica nord alpina, che fu sottoposta a legge marziale per esigenze di guerra; abbandonò il servizio attivo nelle forze armate della repubblica e si dedicò anima e corpo alla creazione di un’embrionale amministrazione dei territori controllati dal BPSA; assunse anche il dipartimento della difesa. Primi membri del governo provvisorio nord alpino furono il commendator Grassi, che assunse il dipartimento delle finanze e dell’economia, e l' ex sindaco di Dullo, il signor Colonna che abbandonò la sua carica, per diventare titolare del dipartimento affari interni ed esteri.

    La classe dirigente della repubblica nord alpina era in rapida formazione sotto la spinta delle massiccie adesioni al movimento ed all’assoggettamento giuridico di fatto della popolazione locale alla nuova entità sovrana. Un medico dell’ospedale di Vruno, il dottor Foglia, che aveva fatto l’impossibile per salvare i feriti più gravi tra i volontari del BPSA e quelli dei governativi nella presa della caserma dei carabinieri, assunse il dipartimento della salute pubblica e questo concludeva la lista dei “ministri” del governo della repubblica: una struttura striminzita, ma adeguata alle necessità più urgenti. I titolari dei dipartimenti ebbero libertà di scegliersi i collaboratori tra le persone più capaci a patto che portassero risultati. Fu stabilita fin da subito, per assicurarsi questi risultati, la regola che qualunque carica pubblica nel BPSA avrebbe avuto la durata massima di 9 mesi, rinnovabile senza limite di volte, su richiesta del 75% della popolazione regolarmente censita nei territori controllati. Nel BPSA non ci sarebbero state poltrone stabili; una regola ferrea scritta nell’articolo 4 della costituzione, che era in fase di elaborazione.

    Il signor Mangano assunse il comando supremo delle forze di difesa del BPSA, sostituendo in questo ruolo il signor Varini. Il signor Mangano rifiutò l’incarico in quanto non si riteneva all’altezza, e comunicò che avrebbe accettato il comando di una reparto militare lungo la catena di comando. Il signor Varini, seccato, gli disse di non rompere i coglioni ed assumere l’incarico, in quanto era il più qualificato dei leader militari del BPSA. Sotto il signor Mangano, avrebbero operato tutti i vecchi e nuovi ufficiali delle forze di difesa, che conseguentemente all’enorme afflusso di volontari, andavano completamente ristrutturate.

    Il commendator Grassi si mise al lavoro con una lena degna di Napoleone e ideò un pazzo sistema fiscale dove all’aumentare del reddito, diminuivano proporzionalmente (per scaglioni) le aliquote fiscali. Gli imprenditori nei territori controllati dal BPSA si misero conseguentemente a lavorare ed a creare beni e servizi come degli indemoniati per aumentare dimensioni e fatturato delle loro aziende. Del resto le necessità erano molte e le opportunità crescevano di conseguenza. Venne creata una moneta provvisoria chamata lira nord alpina con parità fissata a 1:1 con l’Euro, che avrebbe dovuto riconfluire nell’euro a situazione politica normalizzata. La manovra del commendator Grassi era astuta, perché lasciava piena libertà alle banche sul territorio di avere o non avere rapporti con la nuova entità statale, e nel contempo dava una sovranità monetaria di emergenza al BPSA che a fronte dell’accelerazione produttiva, aveva bisogno di liquidità per gli investimenti. Naturalmente tutte le transazioni con l’estero sarebbero rimaste in Euro, in maniera che il neonato sistema economico potesse avere sempre a disposizione valuta pregiata.

    In un discorso radio televisivo del signor Varini che è rimasto nella storia della repubblica, egli tratteggiò, con un linguaggio comprensibile a tutti, quelle che erano le linee guida politiche della repubblica nordalpina; ne riportiamo qui un passo fondamentale:

    “...all’interno del territorio della repubblica, beni e servizi verranno creati dai cittadini per i cittadini; lo stato non creerà beni e servizi, limitandosi a vigilare che i contratti stipulati tra i cittadini vengano rispettati. Lo stato continuerà ad assicurare l’ordine pubblico, la difesa nazionale, la giurisdizione legale, l’amministrazione e l’attività legislativa. Questi poteri verranno esercitati in maniera sempre provvisoria, fino a quando la popolazione non voterà per lo scioglimento del BPSA con una maggioranza del 51% dei residenti all’interno dei territori, in un referendum da tenersi obbligatoriamente ogni 9 mesi. In ogni caso, al normalizzarsi della situazione politica, il BPSA cederà tutti i poteri ad apposita commissione costituente da stabilirsi...”

    Questo incredibile e totalmente rivoluzionario passaggio, metteva nelle mai della popolazione il destino politico della popolazione stessa e del BPSA che aveva l’ambizione di governarla. Commentatori francesi parlarono di “Giacobinismo Bianco” per descrivere questa inedita soluzione giuridica.

    “...la repubblica riconosce e garantisce i diritti fondamentali dell’uomo così come enunciati nella dichiarazione dell’ONU del 1948...recepisce questi diritti, anche in tempo di guerra...”

    Con la scomparsa improvvisa dei servizi pubblici governativi dai territori del BPSA, questi si trasformarono in un alveare a cielo aperto dove la corsa ad offrire e ad organizzare questi servizi, di fronte alla domanda improvvisamente insoddisfatta, divenne una vera e propria gara di velocità ed efficienza. Si ricorse massicciamente alla lira nord alpina per finanziare queste attività e si ricorse a qualunque sistema di scambio, incluso il baratto. Si videro medici che visitavano adeguando i prezzi alle condizioni sociali ed economiche dei pazienti, persone in ristrettezze economiche che scambiavano la loro manodopera con beni e servizi in un mercato del lavoro improvvisamente libero da ogni restrizione. Si videro naturalmente anche gli inutili a sé stessi ed agli altri, che continuarono a perseverare con la filosofia di vita tipica dell’assistenzialismo...che si ha il diritto di ricevere, prima di dover dare. Sfortunatamente questi soggetti si trovarono ben presto costretti a dover abbandonare il territorio controllato dal BPSA, in quanto il sistema per sua natura economica non supportava parassiti ed inutili che non fossero tali contro la loro volontà. Occorre dire però che nel clima generale di “Giacobinismo Bianco” questi soggetti furono una ristretta minoranza, visto che si videro addirittura pensionati tornare al lavoro, soprattutto dal momento che buona parte della popolazione maschile in verde età affluì copiosa ai centri di reclutamento militare.

    Ora, nonostante tutto ciò, l’economia della repubblica era debole, visto che i territori erano ancora piccoli e le riforme ancora in corso, ma fortunatamente il BPSA cominiciò, alla luce del suo contegno politico anche nei confronti della popolazione non aderente, a trovare sostenitori all’estero...sostenitori importanti.

    Con una mossa a sorpresa, che creò un vero terremoto nelle cancellerie europee, il governo francese riconobbe provvisoriamente il BPSA come entità politica sovrana. Dichiarazioni di simpatia, seppur senza riconoscimento ufficiale, vennero dalla Gran Bretagna e dal Portogallo. Il silenzio più pesante era quello degli Stati Uniti, che avevano forze militari stanziate anche vicinissime alle zone di guerra (173a brigata paracadutisti). La stragrande maggioranza degli osservatori internazionali, valutava il silenzio della Casa Bianca equivalere ad un riconoscimento de facto del BPSA.

    Condannavano l’azione del BPSA invece, la Germania e l’Austria, che guidavano una cordata di paesi creditori dell’Italia quali Danimarca, Olanda e Finlandia. Tutti questi paesi erano terrorizzati che A: la conflagrazione in Italia provocasse a loro perdite economiche irreparabili e B: che facesse saltare in aria l’Unione Europea come un deposito di botti di capodanno colpito da un lanciafiamme. Soprendentemente, per ragioni diverse, si schierarono col blocco tedesco anche stati come Grecia e Spagna, non tanto per ragioni economiche, quanto per la paura che un BPSA nascesse pure nei loro paesi, politicamente ed eticamente marcescenti non meno dell’Italia, con la fiducia popolare ridotta al lumicino. L’ultima grande potenza silente, che non esprimeva ancora opinioni, era la Russia, il cui presidente sbandierava ai quattro venti che il suo paese, a differenza di altre potenze globali non aveva come sua politica ufficiale l’intrusione nelle vicende degli altri stati.

    Insomma...la situazione, come vedremo, era in assoluto divenire e potenzialmente super esplosiva.

    Stay tuned boys.
     
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  11. Luigi Varriale

    Luigi Varriale

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    La rapida, rapidissima evoluzione delle forze armate del BPSA, fece si, come in altri casi storici (si pensi agli ufficiali francesi che sostituirono le leve nobiliari all’indomani della rivoluzione), che ci fu bisogno di un cospicuo numero di nuovo sangue dirigente per prendere le redini delle neocostituite formazioni. Per questo motivo, il signor Mangano, aveva già da alcuni giorni gli incubi notturni per essere stato messo a capo dell’intera struttura militare del movimento. Come se non bastasse questo, era venuto l’ordine dal presidente Varini di dare il via ad una importante operazione; la prima operazione militare complessa del BPSA. Obiettivo di questa operazione, denominata “Sbocco” era quello di consolidare le posizioni del BPSA nell’angolo occidentale del Nord Italia, in particolare nella zona di confine con la Francia, allo scopo di assicurare il controllo di vitali vie di comunicazione con questo paese. Il presidente Varini, aveva infatti appena concluso un importantissimo accordo di cooperazione militare con la Francia, che includeva la fornitura al BPSA di un certo quantitativo di materiale bellico.

    I primi carichi di aiuti erano giunti clandestinamente in piccoli quantitativi, ma se si voleva assicurare un volume costante e continuo di aiuti militari da oltralpe, occorreva stabilire un controllo almeno su alcune vie di comunicazione tra Italia e Francia. Conseguentemente con le scarse armi ricevute fino a quel momento si equipaggiò una brigata provvisoria del BPSA, che si sarebbe incaricata dell’operazione. Queste prime forniture, consistettero in fucili d’assalto FAMAS, mitragliatrici leggere di produzione belga, alcuni razzi anticarro Carl Gustav ed un molto esiguo numero di veicoli blindati leggeri per la ricognizione. Furono pure assegnati alla brigata tuti i mortai leggeri di produzione locale nord alpina, nell’attesa di poter disporre di artiglieria più propriamente detta. Le forze della “brigata provvisoria” del BPSA furono equipaggiate con questi armamenti e messe al comando del signor Mangano. Della brigata provvisoria fece parte anche il nucleo originario dei volontari di Dullo, che furono messi agli ordini del signor Iamurdo, ed al comando dei plotoni, furono assegnati i vecchi comandanti di squadra, i signori Amato, Toppa ecc. I rimanenti reparti della brigata provvisoria vennero costituiti con il gran numero di nuove reclute che affluivano sempre più copiosi ai centri di reclutamento del BPSA.

    Nello stesso tempo a Roma, si respirava aria ci cimitero dopo l’insuccesso della brigata Julia a Dullo. Lo stato maggiore governativo ancora non riusciva a capacitarsi di come una semplice operazione cerca e distruggi contro quattro straccioni male armati avesse poturo fallire. Era chiaro che COMFOTER aveva sottovalutato sia il coraggio e la determinazione dei ribelli, sia la loro indubbia cpacità tattica, sotto la guida del prode signor Varini. Il comando dell’EI non avrebbe più ripeturo l’errore. Anzi si mise subito al lavoro per cercare di individuare i punti deboli della struttura avversaria. Dal punto di vista politico, il BPSA non presentava il fianco dato che nonostante la propaganda governativa che mirava a bollare il BPSA come una manica di terroristi fuorilegge, questi perseveravano a non comportarsi come tali: avevano aperto le porte alla stampa ed alla croce rossa per la visita dei prigioieri governativi, portavano apertamente le armi, indossavano uniformi militari, si comprtavano come soldati regolari, anche se nell’azione di Dullo avevan usato tattiche di guerriglia, non lasciandosi agganciare più di tanto in combattimento. Ma questo certo non bastava dal punto di vista politico o legale a qualificarli come terroristi.

    Dal punto di vista militare, pur essendo il BPSA ancora giovane e pittorescamente armato, non andava assolutamente sottovalutato, specialmente dopo che a Dullo aveva dato prova di avere una buona leadership, certo non inferiore dei quadri medi dell’ EI. Il BPSA aveva dato prova di saper adeguare bene le sue tattiche alla sua inferiorità in armamento e potenza di fuoco. Il fattore che aveva poi colto veramente di sorpresa i comandi governativi, era quello morale. Non vi era dubbio che la dedizione ed il coraggio dell’avversario si era rivelato nettamente superiore alle stime iniziali dello stato maggiore governativo, che credette all’inizio che avrebbe avuto a che fare con bande di facinorosi di piazza, facilmente disperdibili una volta che avessero sentito il rumore delle armi da guerra.

    Stanti questi fattori, lo stato mggiore governativo, decise di giocarsi le carte nelle quali godeva di un indiscusso vantaggio.

    In primo luogo venne messa in campo la crema dei servizi segreti militari, in particolare quelli della Marina, per infiltrare la struttura di comando del BPSA. Vennero attivate un certo numero di cellule informative dei servizi speciali della Marina Militare, che dal Varignano vennero infiltrati nelle zone controllate dai ribelli. Fu proprio una di queste cellule che venne a conoscenza, a causa dell’eccessivo lassismo e dilettantismo di alcuni ufficiali delle nuove compagnie nord alpine, dell’operazione “sbocco”.

    Fu così che i reparti disponibili nell’Italia Nord Occidentale vennero immediatamente messi in stato d’allarme ed il BPSA perse la sorpresa strategica in questa operazione. La reponsabilità operative dei governativi passarono immediatamente dalla brigata Julia alla brigata Taurinense, che mise in allerta il 2° reggimento alpini ed il reggimeto Nizza Cavalleria. Alla Marina Militare, che si era occupata degli aspetti dell’intelligence riguardo a questa operazione, venne ordinato di mettere a disposizione un reparto di pronto intervento tratto dal GOI, cosa che immediatamete il comando navale fece. In più, elementi dell’aviazione leggera vennero approntati e spediti al nord da Baterbo per il supporto alle operazioni.

    Tramite il lavoro della Marina, COMFOTER era venuto a conoscenza sia del grado di espansione che le forze del BPSA avevano raggiunto che della composizione e dell’armamento delle forze ribelli destinate all’operazione sbocco. Il reparto di infiltrati dei servizi speciali navali era anche venuto a conoscenza dello scopo dell’operazione, ma non dei dettagli operativi, che a quell’epoca non erano ancora stati fissati dal signor Mangano e dal presidente Varini.

    Tramite il lavoro della Marina Militare infine, i governativi si resero contro che buona parte dell'armamento di fresco arrivo al BPSA era di provenienza francese e riferirono immediatamente al ministero degli esteri ed alla presidenza del consiglio. I politicanti avrebbero magari fatto qualcosa con questa informazione.


    Presso COMFOTER, gli ufficiali pianificatori fecero anche il pro ed il contro se era il caso o meno di chiedere all’aeronautica militare di prepararsi a dare il suo contributo con i suoi aerei da attacco, visto che il teatro dell’operazione non era particolarmente urbanizzato. Si decise all’ultimo momento di fare a meno dell’uso di armamento così pesante, ma venne comunque messo in stato di all’erta il reggimento di artiglieria terrestre alpina di Brossano, ed il 2° reggimento alpino si sarebbe portato dietro questa volta, a differenza della precedente operazione a Dullo, i suoi mortai organici da 120 millimetri.

    Nel giro di 24 ore, gli obici degli alpini, i blindati Centauro della cavalleria pesante ed i Puma e Freccia dei Cavalleggeri di Nizza erano pronti all’azione. Dietro le quinte, ed in località segrete, si preparavano all’azione gli incursori del comando subacqueo della Marina, che iniziavano il lavoro di coordinamento con l’ALE. Il comando governativo aveva piena fiducia questa volta che avrebbe dato una proverbiale mazzata al BPSA.

    Stay tuned boys
     
    Ultima modifica: 6 Aprile 2015
  12. Luigi Varriale

    Luigi Varriale

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    Frono, Fine di febbraio 2015

    Alla vigilia dell’operazione Sbocco, il signor Mangano ed il presidente Varini si ritrovarono all’hotel Corona per mettere a punto la pianificazione. Il presidente Varini acconsentì con riluttanza a questo incontro, dal momento che era occupatissimo con le questioni organizzative delle forze armate del BPSA, ed in collaborazione con il signor Colonna si doveva occupare anche dei rapporti con gli stati esteri, dell’immagine del movimento presso l’opinione pubblica italiana ed internazionale, nonché dell’amministrazione nel territorio controllato dal BPSA. Tuttavia, dal momento che questa era la prima operazione non affidata alla sua esclusiva responsbilità, accettò di partecipare alla pianificazione. Presenti alla riunione, erano tutti i comandanti delle unità dipendenti ed in particolare il signor Iamurdo, che era stato elevato a comandante del 1° battaglione della guardia “Dullo”.

    “Comincio col dire”...raggelò subito l’ambiente signor Mangano... “che non sono completamente convinto che le nostre forze siano adeguate allo scopo dell’operazione”. E con questo, più di un sopracciglio presente intorno al tavolo ingombro di mappe, si sollevò, in disapprovazione.

    “Vuole avere la cortesia di spiegarsi meglio ?” intervenì prontamente il Signor Varini.

    “Secondo le informazioni di pubblico dominio” proseguì il signor Mangano...i reparti di cui dispone il nemico nell’area assegnata per l’operazione sono altamente mobili, altamente professionali ed altamente corazzati...I nostri reparti per contro, sono appiedati, non addestrati e nemmeno bene armati...l’unico nostro vantaggio, è che fino a quando le forze dei governativi non avranno la possibilità di concentrarsi contro di noi, avremo un relativo vantaggio numerico.”

    “E se Il geometra Nutti fosse ancora tra noi, citerebbe Stalin dicendoci che la quantità rappresenta una qualità di per sé” intervenne il Signor Iamurdo con aria fiduciosa.

    “Può darsi...ribatté il signor Mangano... “ma il nemico dispone nella nostra zona di operazioni di reparti in assoluto tra i migliori dell’Esercito Italiano, e cioè del 2° reggimento alpini, e di mezzi corazzati pesanti ed adatti al terreno accidentato sul quale ci accingiamo ad operare. Il reggimento Nizza Cavalleria, aggregato alle truppe da montagna, si è addestrato a lungo all’impiego nella zona di operazioni della brigata Taurinense”...il signor Mangano pronunciò questo nome con il massimo rispetto... “che dispone tra l'altro di un intero battaglione di artiglieria, senza contare i mortai reggimentali...Dal momento che prevedo che questa volta i governativi useranno queste armi, visto che non combatteremo in un’area urbanizzata, chiedo a lor signori se si rendono conto di cosa acadrà quando fanterie a piedi avranno a che fare con il fuoco di interdizione indiretto del nemico”.

    Il presidente Varini si inserì di autorità nella conversazione: di impulso avrebbe voluto prendere a calci nel culo il capo di stato maggiore delle sue...SUE forze armate, che era stato costretto a cedere solo a causa di forza maggiore, ma poi guardandosi intorno e non ritenendo di buon auspicio strizzare come uno straccio il signor Mangano di fronte a tutti i subordinati, attivò la modalità diplomatica, che stava apprendendo a ritmo accelerato da quando aveva cambiato ruolo all’interno del movimento.

    “Voglio ringraziare Il signor Mangano per averci dato queste senza dubbio valide delucidazioni...si tratta di considerazioni giuste e della massima importanza...ciò non di meno ci troviamo di fronte alla necessità di portare a termine con successo questa operazione. I nostri collegamenti con l’unico paese straniero he ha apertamente dicharato di volerci appoggiare, devono essere assicurati, e non possiamo certo aspettarci che la Francia intervenga direttamente per svolgere l’operazione per noi. Senza l’appoggio logistico francese, non possiamo fare il salto di qualità militare che ci permetterà di trasformarci da illegittimi ribelli a legittimi rappresentanti di un governo e di un territorio che aspirano alla creazione di nuove istituzioni statali...questa operazione deve essere compiuta e dev’essere compiuta con i mezzi che ADESSO abbiamo a disposizione.

    Il pistolotto del presidente Varini sortì apparentemente l’effetto di calmare gli animi, e gli ufficiali si misero al lavoro sulle carte.
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    “Inizialmente”...riprese con un minimo di riluttanza non ancora smaltita il signor Mangano, “Inizialmente avevo previsto tre massicci sforzi da tre basi di partenza principali al limite ovest del territorio da noi controllato”...e cominciò a gesticolare sulle carte... mise la mano sul paese di Varsino e sulla depressione di Sanzullo. “il piano originario prevedeva quindi di concentrare un battaglione su Varsino e due sulla depressione e di spingere il raggruppamento nord fino a Gorza...Giunti a questa località, la forza nord si sarebbe dovuta dividere in due gruppi separati di battaglione, il primo per procedere verso est con obiettivo il Passo del Furione, il secondo per deviare a sud ovest con obiettivo passo del Groumiet...che sono i nostri obiettivi finali su cui dobbiamo consolidarci, allo scopo di assumere il controllo delle zone di frontiera. Il terso gruppo, quello partente da Varsino, avrebbe dovuto invece agire direttamente verso ovest per congiurgersi infine con il gruppo sud ovest”.

    “E il motivo per cui sta parlando al condizionale passato?” domandò incuriosito Il signor Iamurdo.

    “Il motivo è che se utilizziamo questo piano ed il nemico intercetta una delle colonne, ci sono buone probabilità che ce la distrugga usando il suo superiore armamento ed addestramento...persa una colonna, abbiamo perso come minimo un terzo delle nostre forze...se viene intercettata la colonna nord, prima che si divida, abbiamo perso due terzi delle nostre forze”.

    “Quindi ?” intervenne impaziente il presidente Varini.

    “Quindi utilizzeremo una strategia simile a quella che abbiamo utilizzato nella battaglia di Dullo, cioè di cercare di limitare al minimo i combattimenti mascherando al contempo la nostra inferiore mobilità...mi spiego meglio: il mio intento è quello di andare contro il principio fondamentale della concentrazione delle forze, e di dividere tutte le nostre unità in compagnie separate che avanzeranno separatamente lungo un fronte molto più ampio. Il tentativo è quello di evitare che un combattimento decisivo influenzi l’intera operazione. Conto sul fatto che le forze del nemico siano troppo scarse per formare un fronte coeso e conto di infiltrare uno o più dei nostri reparti per sgusciare sugli obiettivi senza sostenere un singolo e decisivo scontro campale...naturalmente i reparti che opereranno lungo le rotabili avranno più probabilità di scontrarsi con i governativi e per loro dovremo pregare, ma ciò permetterà agli altri reparti di arrivare sugli obiettivi...naturalmente conto sul fatto che le forze che avranno il contatto con il nemico lo fissino il più a lungo possibile e gli causino più danni possibile”.

    Tutti i presenti levarono le teste dalle carte non del tutto convinti delle varianti apportate dal signor Mangano, ma occorre considerare che i più veterani tra di loro avevano avuto fino ad allora il comando di plotoni e squadre, e che la pianificazione di un’operazione complessa era totalmente estraneo al loro modo di pensare. Questo senza contare che una buona metà dei presenti non avevano alcuna esperienza militare e che si trovavano ai loro posti perché nella vita civile avevano ricoperto posti di leadership in altri campi o perché si erano resi protagonisti nelle fasi di reclutamento del personale. Lo stesso signor Mangano, ex sottufficiale dell’esercito, si trovava in imbarazzo a dover assumere il ruolo che in un esercito normale sarebbe spettato come minimo ad un colonnello.
    Per primo intervenne il presidente Varini:

    “Ammettiamo pure che questo piano sia più adatto di quello inizialmente concepito”...si massaggiò il mento... “cosa succede alle forze che arrivano sugli obiettivi e poi non riescono a difenderli perché troppo disperse?”

    “Secondo me è un rischio che dobbiamo correre”...si affrettò a rispondere il signor Mangano... “dobbiamo contare sul fatto che chi entra in contatto con le truppe governative riesca ad ottenere risultati decisivi...non credo che abbiamo scelta”...ribadì con convinzione il signor Mangano...guardando dritto negli occhi presidente Varini... “Si immagina cosa succederebbe ad una lunga colonna appiedata o quasi”...(solo i comandi di battaglione con mortai e mitragliatrici d’appoggio erano motorizzati con dei camion)... “si immagina cosa succederebbe ad una lunga colonna appiedata se incontrasse forze blindate nemiche ?...Ho visto i Centauro in azione in passato...sono armati fino ai denti e fanno paura...gli alpini piemontesi risultano essere equipaggiati con mezzi corazzati Puma, secondo il sito dell’Esercito...ed i corazzieri e cavallegeri del Nizza hanno un’incredibile forza d’urto...noi abbiamo una manciata di armi anticarro portatili...della classe dell’RPG 7, forse un po’ meglio daccordo...ma ci azzardiamo a fidarci che uomini inesperti possano efficacemente usare queste armi contro i mezzi blindati del nemico ?...oltretutto queste armi sono a livello di supporto compagnia...non ne abbiamo abbastanza per distribuirle ai plotoni...il che vuol dire, che il plotone armi deve portarsi a contatto col nemico nel mezzo dello scontro e se fallisce, l’intera compagnia è fottuta”.

    Il presidente Varini si allontanò dal tavolo e si avviò ad una delle finestre della stanza...diede le spalle allo stato maggiore per quello che sembrò un lungo periodo...poi d’improvviso si girò verso i suoi ufficiali:

    “Approvo...disperdendo le forze ci sottoponiamo sicuramente ad un rischio se riusciamo a raggiungere gli obiettivi...ma il primo obiettivo è massimizzare le probabilità di arrivarci agli obiettivi...in questa operazione rischiamo buona parte delle forze che abbiamo raccolto fino ad ora e per la quale abbiamo sguarnito i fronti est e sud, contando sul fatto che molte forze dell’EI sono in fase di organizzazione o reimpatrio. Abbiamo bisogno di un altro successo o la nostra campagna è a rischio fallimento...sottoponetemi i piani dettagliati entro domani pomeriggio”.

    “Ah..un’altra cosa”... intervenne il signor Mangano prima che la riunione si sciogliesse... “ho disposto di trattenere due compagnie per la difesa della depressione di Sanzullo e di Varsino...se le cose vanno in merda, cercheremo almeno di difendere le basi di partenza, sperando che se il nemico incazzato dovesse contrattaccare, sia stato anch’esso menomanto in battaglia e che noi possiamo resistere come abbiamo fatto a Dullo...ma questa sarebbe tutta un’altra battaglia no ?” concluse il signor Mangano rivogendosi al presidente Varini.

    Il presidente ricambiò lo sguardo e ci pensò sopra per qualche altro secondo...”Approvo anche questo” disse non dando il tempo a nessun altro di intervenire...e senza tradire alcuna emozione, si compiaque del suo capo di stato maggiore.

    Stay tuned boys...prossimo post...azione.
     
    Ultima modifica: 6 Aprile 2015
  13. Luigi Varriale

    Luigi Varriale

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    Pressi del confine francese fine febbraio 2015

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    Il fatto che fosse una bella giornata di quasi fine inverno non rincuorava il signor Mangano neanche un po’. Non cambiava il fatto che lui era convinto che si accingeva all’esecuzione di una missione rischiosa, soprattutto a suo avviso, condotta con forze inadeguate. In coda alla 1a compagnia della guardia “Dullo”, discorreva con il signor Toppa, che era stato promosso al comando del 1° plotone e che momentaneamente viaggiava con lui nella Land Rover allestita a posto di comando mobile. Il comandante della compagnia signor Iamurdo si trovava molto più avanti lungo colonna di marcia, precisamente tra il 3° plotone in avanguardia, ed il 2° subito dietro. Il plotone del signor Toppa chiudeva la colonna e fungeva da riserva di pronto impiego, in caso “la merda avesse colpito il ventilatore” (caratteristico modo di dire anglosassone per indicare guai).

    La missione era stata semplificata al massimo, dal punto di vista dell’esecuzione, dal momento che due terzi delle forze impiegate erano un accozzaglia di nuove reclute che probabilmente si sarebbero sciolte come neve al sole al primo incontro col nemico, specie un nemico incazzato e blindato. La stessa compagnia della guardia, non è che si potesse considerare un reparto d’élite, ma per lo meno aveva già incontrato “il leone”, e aveva un’idea di cosa aspettarsi.

    “Allora”...ricapitolò il signor Mangano, tentando di destreggiarsi con la mappa nello spazio ristretto del culo della Land Rover... “il nostro sforzo principale è a nord...Sanzullo-Gorza-Furione...se tutto va secondo i piani e non finiamo nella merda, una volta arrivati a Gorza distacchiamo un plotone...il suo signor Toppa... per dare manforte alle compagnie che avanzano a sud, lungo il terreno accidentato...questo solo se la 2a e la 3a compagnia incontrano problemi...se no, come spero, rimarremo uniti e proseguiremo sugli obiettivi finali insieme...domande ?”
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    Il signor Toppa, che agiva un po’ anche come vicecomandante della compagnia, non ne aveva, e la marcia della colonna cominciò come previsto.

    La direttrice di avanzata della seconda compagnia era Depressione di Villari-Monte Asfitto-Passo del Guoumiet. Questa compagnia, lasciava un plotone sulle basi di partenza, come aveva previsto il Signor Mangano, nel caso in cui truppe nemiche tentassero di sfruttare u eventuale successo per sfondare in direzione est.

    La terza compagnia, sarebbe invece avanzata al completo ed in linea, senza prevedere una riserva (i suoi ufficiali non sarebbero comunque stati in grado di manovrarla) lungo la direttrice centrale e meridionale, attraverso il terreno accidentato a nord e a sud della strada Varsino-Ponte di Cravi (obiettivo intermedio), con obiettivo finale ancora una volta il passo del Groumiet, dove la 2a e la 3a compagnia avrebbero dovuto consolidarsi sugli obiettivi e sistemarsi a difesa.

    Tutto ciò naturalmente fino a quando il nemico, che si prevedeva avrebbe sicuramente tentato di contrastare la manovra, non avesse costretto il signor Mangano ad alterare i suoi piani.
    Ora, c’erano due aspetti della questione di cui il signor Mangano non era al corrente: A, che le forze governative erano a conoscenza delle grandi linee del piano Bpiessino e B, come diretta conseguenza di A, l’EI era già schierato in maniera ottimale per contrastare i nostri eroi. Come parziale compensazione di questo svantaggio (tipo battaglia delle Midway), il dio della guerra (il signor luigi varriale, per tutti questi soldatini digitali) aveva disposto che la campagna sarebbe continuata anche con una sconfitta marginale, dal momento che questa volta la mazzata da ecatombe per il BPSA non appariva come un’opportunità remota.

    5

    La prima avvisaglia che qualcosa di strano stava succedendo arrivò senza alcun preavviso sottoforma di proiettili di artiglieria sulla colonna della compagnia della guardia. Gli uomini del BPSA non avevano mai visto o sentito nulla del genere prima, e benché il tiro fosse probabilmente di aggiustamento, e quindi cadesse non vicino agli uomini, il plotone del signor Amato ne fu parecchio impressionato. Le salve caddero nelle vicinanze delle squadre dei signori Tavani e Sadini novelli comandanti di squadra e tutti si buttarono a terra nel bel mezzo della colonna di marcia, senza neppure prendere l’accorgimento di rifugiarsi a margine della rotabile. Ora, tra tutti, fu proprio il signor Tavani a dare prova di sangue freddo, dal momento che riuscì a far muovere i suoi uomini e a farli momentaneamente appostare nei fossi ai lati della strada. Di far muovere il resto del plotone non se ne parlò, neanche quando intervenne il signor Amato in persona, per la verità anch’egli con i pantaloni pieni causa delle esplosioni. Che si trattasse di fuoco di inquadramento venne confermato dal fatto che le salve in arrivo furono poche, ma questo gli inesperti uomini del BPSA non potevano saperlo, perché si intendevano di artiglieria tanto quanto di cucito.

    Giunta la notizia per radio al signor Mangano che aveva avuto a che fare parzialmente con i problemi legati all’artiglieria durante la sua permanenza nell’EI, questi diede immediatamnte ordine di distanziare i plotoni e continuare se possibile la marcia, poi si chiese chi, da dove e soprattutto come e perché, fosse appostato ad osservare le sue forze già a questo punto dell'operazione. Sembrò anche al signor Mangano, dalle indicazioni ricevute che il fuoco cadesse vicino all'abitato di Gorza; altro brutto segno che i governativi avessero dato il via ad un'escalation del conflitto.

    Continua...
     
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  14. Luigi Varriale

    Luigi Varriale

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    Proseguendo il tiro di inquadramento da parte dei governativi su Gorza, la situzione cominciò a diventare quantomai preoccupante. Per Il momento il fuoco continuava ad essere impreciso, ma aveva comunque sensibili effetti sul morale della compagnia della guardia. Peraltro un proiettile da 105 particolarmente vagante aterrò su una abitazione demolendola, cosa che davvero indicava che I governativi facevano sul serio. Per le truppe del signor Iamurdo si trattava essenzialmente di passare attraverso il paese il più in fretta possibilie senza lasciarci nessuna penna. Questo fu peraltro l’ordine che il signor Mangano si affrettò a dare dalla radio della sua Land Rover.

    7

    “Accellerate il passo per Dio…!!”. Dalla coda del suo plotone di testa, il 3°, il signor Rocca strillava come un’aquila alle sue squadre di uscire dalla zona di immediato pericolo, ma le due squadre di testa, quelle del signor Rizzo e del signor Guarrito, commisero il tipico errore dei principianti sotto il fuoco: si fermarono dove si trovavano incapaci di continuare, e cominciarono a disunirsi. Questo provocò un’incazzatura da bestia al signor Rocca, che riuscì comunque ad avanzare oltre con la sua squadra comando. La squadra del signor Guarrito riuscì a fare lo stesso, ma quella del signor Rizzo rimase caparbiamente incollata alla strada, incapace di ritirarsi o di proseguire. Per complicare le cose, gruppi di abitanti Gorzalini, si riversarono per le strade in preda al panico ed intralciarono ancor di più I movimenti della compagnia della guardia, specialmente di quei reparti che sopraggiungevano alle spalle dell’avanguardia. Poi, fortunatamente, così come era cominciato, il tiro dell’artiglieria governativa cessò. Forse gli osservatori avanzati si erano resi conto di aver centrato un’abitazione o forse, avevano finito le munizioni ?.

    9

    Appena superato il paese di Gorza, la prima suadra del 3° plotone si preparava a discendere il pendio oltre l’abitato, quando il suo comandante, scrutando a valle col binocolo, improvvisamente avvistò il nemico; senza porre tempo in mezzo acchiappò per il cravattino il suo operatore radio e si buttò sulla frequenza di plotone:

    “Romeo 0…qui Romeo 1…visualizziamo uno strano veicolo con un trattore ed un rimorchio in uscita dalla frazione di Mariva. Il trattore ed il rimorchio hanno la stessa forma…trattasi di mezzo cingolato…distanza un chilometro e mezzo…cambio”.

    “Ricevuto 1…qui 0 continuate ad osservare e a riferire…chiudo” si affretto a rispondere il signor Rocca, ed a convogliare la notizia su per la catena di comando.

    Il signor Mangano, in preda alla più viva e vibraaaaante soddisfaaasssione per avere avvistato il nemico, si affrettò anch’egli ad orientarsi sulla mappa topografica; poi acchiappò il microfono penzolante da uno stipo nella Land Rover e regolò sulla frequenza di battaglione:

    “November Oscar…qui Mike Sierra…cambio”.

    “Avanti Sierra…siamo in ascolto cambio”.

    November Oscar era l’arma segreta; l’asso nella manica della compagnia della guardia…un veicolo blindato da ricognizione Cadillac Commando...non si sa come, arrivato da un collezionista sloveno alle forze del BPSA, in barba all’articolo 695 del codice penale, che proibisce ai privati cittadini di trafficare in armi, munizioni e simili altri congegni per l’offesa personale. L’autista di tale veicolo, il signor Nuscaro, provetto taxista nella vita civile, cui l’abolizione delle licenze l' aveva mandato sul lastrico, comandava il blindato Bpiessino e precedeva di un chilometro scarso l’avanguardia della compagnia del signor Iamurdo. Già affiatatissimo con resto dell'equipaggio, il signor Nuscaro ospitava nel suo blindato anche un altro paio di uomini addetti ad un lanciarazzi anticarro Carl Gustav, così che i valenti esploratori della guardia potessero ingaggiare indifferentemente bersagli duri con quest'ultimo, o soffici con la mitragliera Browning in dotazione al mezzo.

    “November Oscar…vedete il nemico di fronte a voi…cambio ?”

    “Negativo Mike Sierra…siamo in una depressione mezzo chilometro ad est di Meriva…cambio”.

    Il signor Mangano, occhi fissi sulla carta topografica, si riattaccò al microfono:
    “Un veicolo…probabilmente BV 206 in avvicinamento verso di voi lungo la strada November…alla vostra sinistra c’è una collinetta con terreno rotto…la vedete…cambio?”.
    “Affermativo Mike…non più di 40 metri…cos'è un BV 206 cambio?”.


    Il signor Mangano si mise le mani nei capelli: una squadra di esploratori che non era a conoscenza dei veicoli nemici...che cazz...di esploratori eran..."Vabbeh...lasciamo perdere"...si autoimpose il signor Mangano:

    “November Oscar…vi buttate su quella collinetta, sbarcate I Charlie Golf…e mi annientate qualunqe cosa vi passi vicino…annotazione: un BV 206 è un veicolo da trasporto su terreno innevato, in dotazione agli alpini...cambio”.

    “Copiato e Ricevuto Mike…0 eseguiamo…cambio”.

    “Tenetemi aggiornato November…chiudo”.

    La battaglia cominciava ad entrare nelle sue fasi preparatorie.

    Continua…
     
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    Ultima modifica: 8 Aprile 2015
  15. Luigi Varriale

    Luigi Varriale

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    Si verificava che il BV 206 avvistato dal plotone del signor Rocca avvistasse a sua volta la compagnine del BPSA in movimento lungo la strada. Il veicolo nemico sparacchiò un po’ a caso con la Browning sul
    comando di compagnia del signor Iamurdo e poi abbandonò la strada, rifugiandosi in una depressione.
    La cosa fu prontamente comunicata ai signori Mangano e Iamurdo, i quali ne trassero la conclusione che si trattava di un singolo veicolo nemico in esplorazione.

    “November Oscar...qui è India Sierra...riceviamo fuoco dalla vostra zona...liberatemi di quel maledetto veicolo nemico...cambio”.

    “India ricevuto...proviamo a manovrare...chiudo”

    Il signor Nuscaro si armò di coraggio e dopo aver avvertito il team anticarro appiedato di non muoversi, mise il moto il Cadillac e fece un largo giro intorno alla strada cercando di evitare la zona fangosa, nella quale c’era il rischio di rimanere immobilizzati. Con cautela, si avvicinò alla depressione occupata dal nemico, ed al primo segno di visualizzazione di questo, l’equipaggio aprì il fuoco con la propria cal. 50...il nemico non rispose, ma nemmeno si ritirò. Non sembrava che la scaramuccia avesse sortito alcun effetto. Il veicolo governativo cercò ancora di colpire il comando di compagnia del signor Iamurdo, che era anche l’unico elemento visibile al BV 206, ma senza successo.

    Mentre avvenivano queste cose all’estremo nord, il grido di allarme più serio veniva invece da sud, quando gli scout della 3a compagnia in pattuglia sulla strada Varsino-Ponte di Gravi, avvistavano uno squadrone di cavalleria pesante italiana; si trattava del Nizza Cavalleria, che ricevuto l’ordine di rompere gli indugi dal comando brigata Taurinense, decideva anche di rompere le reni al nemico di fronte a lui, al momento valutato ad una compagnia scarsa di fanteria ribelle male in arnese, supportata da...nulla.

    “Papa 0...Nickle...visualizziamo due carri procedere lungo la strada...vengono dritto su di noi...ci buttiamo nei boschi e vi lasciamo la palla...cambio”

    “Ricevuto Nickel...toglietevi di mezzo”. Era il comadante della 2a compagnia 3° Battaglione volontari, che intimva ai suoi esploratori di sgombrare il campo, dopo aver assolto al loro ruolo...appunto...di esploratori. Istantaneamente il plotone di testa si schierava per la battaglia:

    “A tutte le unità Papa...qui è Nickel Sierra...prima squadra e squadra supporto buttatevi nel terreno accidentato a lato della rotabile ed attendete il nemico...il vostro compito è distruggerlo...date conferma...cambio”

    Dopo molte scariche elettrostatiche e qualche secondo di attesa, arrivava l'esitante risposta...era palpabile il tono di preoccupazione:

    “Ricevuto Nickel Sierra eseguiamo...pregate per noi...chiudo”.

    Il resto della compagnia si metteva al riparo dietro un avvallamento in atesa degli eventi. La squadra armata di Carl Gustav si piazzava su una collinetta di terreno rotto, e adesso si sarebbe visto se la veloce pratica fatta con i lanciarazzi sarebbe stata sufficiente. Nel frattempo si intensificava il traffico sulla frequenza di battaglione:

    “Mike Sierra qui è Nickel Sierra...cavalleria italiana ci viene addosso...assumo con sufficiente sicurezza che lo sforzo principale del nemico è sulla nostra direttrice...chiediamo autorizzazione a deviare Oscar e Qudrant su di noi...cambio”

    Il signor Mangano ascoltava le novità con apprensione:

    “Nickel...ricevuto...dirigo Oscar su di voi, ma secondo le mie ultime informazioni, quadrant è troppo a sud per assistere...fermatemi il nemico, mentre io tento di spingere tutto quello che è possibile sul suo fianco sinistro...mi raccomando per gli avvistamenti successivi...non è detto che abbiate di fronte solo cavalleria nemica...confermate...cambio”.

    “Ricevuto Mike Sierra...stiamo con le orecchie tese e gli uccelli dritti...ingaggiamo di iniziativa solo a distanza ravvicinata...cambio”.

    “Ricevuto Nickel...eseguite e tenetemi al corrente...chiudo”.

    11

    L’altro punto di contatto a nord, vedeva ancora uno scambio di colpi tra il signor Nuscaro ed i BV 206 governativi, che finalmente soccombevano alla superiorità di fuoco del V-150 commando...gli Italiani perdevano un uomo dell’equipaggio, al che il manovratore della Browning si dava alla fuga, solo per essere tagliato in due da 3 proiettili da 12.7 mentre cercava di dileguarsi. Poi il signor Nuscaro comandava di ritornare sulla collinetta da cui erano partiti...Arrivati quasi in cima, il veicolo rimaneva in bilico tra due creste e ricadeva pesantemente a cavallo della seconda, spaccando in due l’asse di trasmissione: il commando V-150 rimaneva immobilizzato sul posto, e le bestemmie del signor Nuscaro si sentirono oltre la frontiera francese.
    ScreenHunter_03 Apr. 10 21.55.gif
    Posizione del plotone esplorante del signor Nuscaro, con il veicolo immobilizzato sull'altura

    A sud la situzione si faceva strana: lo squadrone di autoblindo governative, sparito alla vista in una depressione della strada, non ricompariva più: una delle macchine nemiche, presumibilmente dello stesso squadrone, ricompariva invece quasi un chilometro e mezzo più a nord, diretta sul Monte Asfitto, da dove si godeva di una magnifica vista di tutto il campo di battaglia. Gli uomini della 3a compagnia non sapevano se gioire o preoccuparsi, anche perché, insieme ai Centauro, appariva anche un puma dei lancieri...certamente non era da solo.

    Continua...
     
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    Ultima modifica: 10 Aprile 2015
  16. StarUGO

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  17. huirttps

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  18. Luigi Varriale

    Luigi Varriale

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    Onorato di apprendere che continui a leggere...la battaglia per il controllo dei passi di frontiera, è quella più importante che il BPSA abbia combattuto fino adesso...ed è appena cominciata.
     
  19. huirttps

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    @Luigi Varriale piccola nota su organizzazione e equipaggiamento della Cavalleria italiana.

    Le sezioni sono composte da 1 B1 Centauro e 2 Puma 4x4
    I plotoni hanno 2 B1 Centauro e 4 Puma 4x4
    Lo squadrone esplorante ha 2 + 6 B1 Centauro e 12 Puma 4x4

    Ci sarebbe anche lo squadrone "pesante" composto da 14 B1 Centauro, ma con la prossima introduzione delle B2 verrá abolito.

    Andrebbe aggiunta anche una moto Guzzi per sezione, ma sono ormai desuete.

    Un caro saluto
     
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  20. Luigi Varriale

    Luigi Varriale

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    La compagnia del signor Iamurdo aveva oramai superato il crocevia di Gorza e adesso si imponeva una scelta di carattere strategico per signor Mangano specialmente alla luce delle notizie provenienti dalla 3a compagnia:

    piano A; proseguire con tutta la compagnia oltre il crocevia per avere più forza d’urto da usare nella spinta verso l’obiettivo finale del Passo del Furione.

    Piano B; seguire il piano originario di dividere in due le sue forze e mandare qualcuno verso sud lungo la strada conducente al Monte Asfitto allo scopo di: 1 rinforzare la 2a compagnia che stava avanzando sullo stesso obiettivo, con meta finale il Passo del Groumiet e 2: salvaguardarsi contro un eventuale, anzi a questo punto probabile, contrattacco governativo sul fianco proveniente dal Monte Asfitto stesso.

    Il signor Mangano rimase a lungo a rosicarsi le unghie nel vano posteriore della Land Rover comando, perché non riusciva a prendere una decisione: delle forze nemiche conosceva l’esistenza di un solo “probabile squadrone”, di cui però con certezza si era avvistato solo un plotone. Se avesse potuto portare tutta la compagnia sul Furione, avrebbe avuto vita più facile nel controllarlo e soprattutto, poteva darsi che se la 2a compagnia riusciva a tagliare la strada Gorza-Monte Asfitto con una certa solerzia, non ci sarebbe stato più bisogno di una forza di copertura lasciata al crocevia. Ma ce l’avrebbe fatta la 2a compagnia ? Il Signor Mangano, al momento solo nel suo veicolo comando imprecava e bestemmiava lamentandosi col dio della guerra che lui era un comandante di squadra, non di brigata...e che non aveva idea di come gestire allo stesso tempo tutti quei chilometri quadrati di spazio di battaglia. Decise di attendere ancora prima di prendere una decisione.

    Ad aiutarlo a decidere intervenne l’artiglieria italiana, quando senza il minimo preavviso e con fragore assordante, cominciò a cadere un fuoco concentrato che fischiava e si abbatteva al suolo con rumori diversi, segno inequivocabile che si trattava di più di un calibro. Questa volta il fuoco non era di aggiustamento, ma di batteria, e la precisione con cui si abbatté sul plotone del signor Amato venne segnalata da una annotazione sul suo diario personale: l’artiglieria nemica è arrivata come grandine, numerosi proiettili e molto precisi sulla mia squadra comando e sulla 3a squadra di fronte a me sulla strada. Calibri grossi con esplosioni enormi. La 3a squadra ha avuto la sorte peggiore; 4 morti, per una salva caduta direttamente in mezzo alla sezione di coda. La mia squadra ha avuto un ferito grave, morto poche ore dopo mentre si cercava di evacuarlo su Sanzullo. Il ragazzo ha perso un braccio ed una gamba, e alla fine anche la vita. Non vi è stata possibilità di salvarlo. Inutile dire che l’intero plotone è andato nel caos.
    ScreenHunter_05 Apr. 11 18.46.gif
    Il Plotone del signor Amato, sgretolato dall'artiglieria italiana...notare la squadra di mezzo

    La voce del sigor Mangano proruppe nella frequenza di compagnia:

    “November Oscar...qui è Mike Sierra...siete in ascolto cambio”.

    “Avanti Mike Sierra...cambio”

    “Il nemico ci massacra la compagnia con calibri pesanti chissà da dove...trovate l’osservatore...adesso!!...scovatelo e distruggetelo immediatamente...date conferma cambio!!!”

    “Mike Sierra...negativo!!...siamo immobilizzati...possiamo fare solo osservazione passiva...stavamo pensando di abbandonare il veicolo e ricongiungeci a voi...cambio”.

    “November...non vi azzardate !! Siamo sotto pesante fuoco di artiglieria...rimanete dove siete...potete fare una ricerca appiedata cambio?”

    “Possiamo provare...Mike Sierra...siete sicuri che il fuoco è mirato...cambio?”

    “Assolutamente November...un plotone è stato appena dimezzato...direi che è mirato!!...trovatemi l’osservatore e ammazzatelo...attendo aggiornamenti...confermate...cambio”

    “Ricevuto...Mike...ci proviamo...chiudo”

    “Bastardo incompetente”...mugugno tra sé signor Nuscaro...”una ricerca appiedata...come se fossi dietro il cortile di casa mia a cercare il gatto"

    Poi tra un mugugno e l’altro, sportosi aoltre il bordo del portello superiore del Cadillac, individuò una cortina di fumo non più di 400 metri ad ovest della sua posizione; premette di nuovo il bottone di trasmissione:

    “Mike Sierra qui è November...cambio”.

    “Che altro c'è November”.

    “Datemi tutti i mortai che avete a disposizione...non so dove sia l’osservatore che dirige il fuoco nemico, ma credo di avere individuato da dove sparano; sono non lontano dalla mia posizione...circa mezzo chilometro a ovest...cambio”

    “November...siete sicuro...cambio?”

    “C’è parecchio fumo su coordinate 45:10 46:06...assegnatemi i mortai vi dico...cambio” il signor Nuscaro cominciava ad averne le palle piene del comandante in capo.

    “Ho due mortai pronti...il terzo devo metterlo in stato di allerta...cambio”

    “Mike Sierra...datemi quello che avete...cerchiamo di beccarli prima che si spostino...cambio”

    “Ricevuto November...la frequenza al momento è 4568 per le batterie Foxtrot e Juliet...sono a vostra disposizione...cambio”.

    “Copiato...Mike Sierra...contattiamo i mortai e dirigiamo il fuoco...non potrò darvi un rapporto sui risultati subito...il nemico non è in visuale diretta, anche se posso stimare con precisione la sua posizione...cambio”

    “Ricevuto November...fate del vostro meglio...qui Mike Sierra...chiudo”.
    ScreenHunter_04 Apr. 11 18.46.gif
    Il signor Nuscaro individua le possibili postazioni da cui spara l'artiglieria italiana (vicino al relitto del BV-206)
    Sulla destra, il plotone del signor Rocca in avanzata.


    Il sigor Nuscaro ebbe ancora da mugugnare e da bestemmiare prima di mettersi in contatto con l’artiglieria BPEssina...batterie le aveva chiamate il signor Mangano...tre miseri mortai da 60 millimetri. Una singola famiglia di napoletani a capodanno aveva più potenza di fuoco... “Cristo...che modo idiota di fare la guerra” pensò Il signor Nuscaro, poi si mise al lavoro, armato di binocolo, compasso e mappa...per capire che diavolo doveva riferire ai mortai; tra l’altro, volgendo lo sguardo a nord est, giù fino alla rotabile, notò che il plotone del signor Rocca era in arrivo...se continuava alla stessa velocità, c’era caso che arrivasse prima lui sulle bocche da fuoco nemiche che i proiettili dei mortai.

    Le proeccupazioni per il signor mangano non finivano lì, con l’annientamento o quasi del plotone del signor Amato, dal momento che la 2a compagnia lo aggiornava sulla consistenza delle truppe nemiche in avanzata dal Monte Asfitto: si confermava almeno uno squadrone di cavalleria governativa con un “misto di carri armati grandi e piccoli”...questo era il livello di competenza degli ufficiali del BPSA. Comunque abbastanza gente da far decidere al signor Mangano, che due plotoni a difesa del crocevia di Gorza, ce li avrebbe lasciati, onde evitare che il plotone del signor Rocca e gli esploratori fossero a loro volta tagliati fuori e distrutti. Per ultimo il signor Mangano diede ordine alla 2a compagnia di impegnare la cavalleria nemica, per ritardarne l’avanzata ed alla 3a di riorganizzarsi per riprendere il movimento sulla rotabile Varsino-Ponte di Gravi, contando sul fatto che se lo squadrone di cavalleria governativa era apparso a nord, non poteva più trovarsi a sud, ammesso che fosse solo uno squadrone.
    ScreenHunter_06 Apr. 11 18.46.gif
    Lo squadrone di cavalleria governativa, come appariva agli occhi della 2a compagnia


    Si preannunciava una giornata molto lunga.

    stay tuned boys
     
    Ultima modifica: 12 Aprile 2015

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