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SPWW2 AAR Naia in tempo di guerra; c'ero anch'io

Discussione in 'Le vostre esperienze: AAR' iniziata da Luigi Varriale, 31 Ottobre 2019.

  1. Luigi Varriale

    Luigi Varriale

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    Si tratta di un assalto, ma ho voluto simulare le condizioni reali della difesa del fronte di sidi el barrani che non aveva vere e proprie difese campali di nessun tipo.
    Per quanto riguarda la situazione, è veramente simile a quella in cui le truppe italiane vere si trovarono: mezzi inadeguati, inferiorità numerica locale, perché il nemico totalmente mobile realizzava la superiorità là dove credeva più opportuno, ed esito affidato al coraggio ed alla sagacia. Quando si affida una battaglia solamente a questi fattori ci si accorge invariabilmente della stessa cosa: alcuni elementi li hanno, e molti altri non li hanno. E la battaglia di solito la si perde.
    Per cui in questo scenario contro gli Inglesi sto sperimentando (a terra) le stesse frustrazioni e preoccupazioni che ebbero i comandanti italiani di unità minori impegnati nella battaglia reale.

    In mare, con il primo convoglio mi è andata bene. Gli Inglesi si sono fatti soprendere con forze sparute e mal collocate. Errore dell'AI; dubito che gli Inglesi avrebbero commesso un tale errore. Non sarà l'ultimo convoglio in Mediterraneo che dovrò scortare e gli Inglesi avranno ampie possibilità di rifarsi, quando Malta diventerà più potente. Una cosa ho deciso di fare con la Regia Marina: niente paura e miente timore riverenziale storico per il nemico. Nelle condizioni adatte, sarò speregiudicato, come del resto ho fatto nel primo scenario.

    Per altro vi annuncio che tra breve allargherò "Naja in tempo di guerra c'ero anch'io" anche alla dimensione aerea, avvalendomi delle due ottime simulazioni tattiche aeree per PC "Achtung Spitfire" e "Over the Reich". Preparatevi quindi a leggere anche delle imprese del Tenente Pilota Velletri, che comincia su un Macchi MC-200.
     
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  2. Luigi Varriale

    Luigi Varriale

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    Una svolta abbastanza decisiva si ebbe al turno 13, quando come temuto dal comando italiano, l’infiltrazione a sud da parte di un plotone autoblinde inglesi scortate da almeno un carro medio, attuò una conversione a nord e cominciò a dirigersi verso le postazioni anticarro italiane e verso il tergo del 3° plotone e del plotone comando. C’erano tutti i segnali della disfatta: questo nucleo italiano schierato in forma di caposaldo, rappresentava oramai l’unico baluardo opposto alla completa vittoria del nemico.

    Il Magg. Vicari fu avvertito di questa manovra inglese da una staffetta della 3a squadra del plotone del Ten. Angeli, la quale ancora fungeva da riserva di plotone e non era stata ancora impiegata in combattimento. La situazione a questo punto poteva ben dirsi cambiata da critica a disperata; cambiamento che era avvenuto nel breve volgere di due turni. Infatti, nonostante il buon numero di mezzi distrutti dalla batteria anticarro fono a quel momento, non meno di cinque mezzi corazzati nemici approcciavano adesso la valorosa batteria da sud, di modo che aprendo il fuoco su un mezzo, essa si sarebbe inevitabilmente trovata sotto il fuoco degli altri.

    La cosa era particolarmente spiacevole agli occhi di Angeli e di Vicari, inquantoché questi due plotoni erano quasi riusciti a fermare la progressione del reggimento corazzato inglese da est, praticamente a mani nude, compiendo un impresa che sarebbe rimasta negli annali dell’Esercito Italiano. Adesso era assolutamente necessario inventarsi qualcosa di radicale, per evitare di perdere tutto, nonostante le eroiche imprese del 2° plotone e di parte di quello comando.

    E’ assolutamente da citare in questa sede, il comportamento veramente eroico del Ten. Angeli, che nonostante fosse fatto segno di fuoco da parte dei corazzati nemici che tentavano di trafilare nella sua posizione ed in quella della squadra del Sgt. Lapina, provocando anche svariate perdite a quest’ultima, continuò imperterrito a guidare e ad incitare i suoi uomini, riducendo quantità enormi di soppressione a tutte le sue squadre dipendenti nonché alla sua. All’inizio del turno 13, incredibilmente, grazie all’opera sua ed a quella del Magg. Vicari, entrambi i plotoni erano completamente pronti all’azione, seppur nel mezzo di una devastante e confusa battaglia. Si trattava adesso di trovare il modo migliore di impiegare quelle forze.
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  3. Luigi Varriale

    Luigi Varriale

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    Caro Padre, Cara Madre.

    La promessa degli ufficiali istruttori è stata mantenuta: primo del corso Albatross IV, istantanea promozione a tenente e libera scelta sul reparto al quale essere assegnato. Secondo voi cosa potevo mai scegliere! Cosa sceglierebbe mai qualunque pilota uscito dall’accademia.

    Qual’è il miglior gruppo da combattimento della Regia Aeronautica? La risposta è conosciuta da chiunque nell’ambiente: nono gruppo caccia terrestri, equipaggiato naturalmente con il più moderno caccia in dotazione all’arma: il Macchi 200.

    In questi giorni ho completato la conversione operativa sul velivolo che da oggi in poi piloterò in missioni di guerra. Sono stato assegnato alla LXXI squadriglia “Teste di Morto”.

    Ahimè non posso dirvi dove mi trovo, ma sappiate che sto bene e che tra qualche tempo, molto presto, comincerò le missioni di guerra. Vi prego di non stare preoccupati per me perché volo sul più moderno ed efficiente apparecchio di cui l’aeronautica possa disporre. Il mio comandante di squadriglia è un duro dei più duri, con centinaia di ore di volo di guerra nei cieli della Spagna e con 4 aerei nemici abbattuti, è quasi un asso. Credetemi quando vi dico che nessuno è più felice di me. Finalmente volerò in guerra per la patria per abbattere i nemici giurati del nostro paese, i popoli corrotti dai tre pasti al giorno come ha detto il Duce.

    Scriverò di nuovo non appena posso.

    Vi Abbraccio

    Mario
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    (Lettera del Tenente Pilota Mario Velletri) in carico 71a squadriglia 9° gruppo autonomo caccia terrestri basato alla fine del 40 sull’aeroporto di Gerbini in Sicilia.
     
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  4. StarUGO

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    Colto da malinconia ho trovato una versione scaricabile di Achtung Spitfire e vedo che sono presenti solo le forze inglesi,francesi e tedesche.
    In Over the reich ci sono anche gli italiani?
     
  5. Luigi Varriale

    Luigi Varriale

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    No. Ho preso dei Bf109 e li uso senza potenza militare e con le sole mitragliatrici, per simulare un Macchi 200.
     
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  6. StarUGO

    StarUGO

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    Ma che significa esattamente "senza potenza militare"?
     
  7. Prostetnico

    Prostetnico

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    Credo intenda l'<<emergency power>>, il "post-bruciatore" dei motori ad elica; Il BF109 come molti altri caccia WWII poteva erogare per brevi periodi di tempo più del 100% della potenza nominale.
     
  8. StarUGO

    StarUGO

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    Pensavo l'avessero solo gli X-Wing..... :eek:
     
  9. Luigi Varriale

    Luigi Varriale

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    Nibewa
    Cinque mezzi meccanici nemici si presentarono alla vista della batteria anticarro del Sgt. Tonti da sud; era il nerbo dell’attacco britannico nel settore meridionale del fronte. Si trattava di un plotone di autoblindo e due carri medi. Il sergente avrebbe potuto giustamente perdersi d’animo e dichiarare perduta la contesa; invece, avvantaggiandosi del fatto che a nord la fanteria bene o male controllava l’irruzione del nemico, decise di lasciare un ricordo indelebile della sua presenza sia alla sua compagnia di assegnazione che al nemico: rapidamente girò il suo cannone verso sud e diede ordine al caporale Bellagamba di fare altrettanto col suo pezzo. Poi distrusse tutti e cinque i veicoli nemici, dividendoli equamente tra sé ed il caporale, arrestando di botto l’iniziativa britannica a sud.

    Un impresa che chi scrive definisce “di carattere israeliano” se i lettori intendono cosa voglio dire. Ora io non so ancora se questa sezione anticarro sopravviverà alla battaglia, ma di sicuro so che le sue gesta sopravviveranno. 112a sezione anticarro autonoma; ricordate voi che leggete, questo nome.

    Al centro, Vicari dava l’intelligente ordine di attendere i carri nemici in posto invece che andargli incontro. Nella posizione in cui erano, le squadre del maggiore e quelle del Tenente Angeli erano nascoste dal fumo dei relitti dei veicoli precedentemente distrutti e delle salve di artiglieria, mentre il terreno a valle delle pendici dell’altopiano pullulavano oramai di fanteria nemica, e non era proprio il caso di esporsi al fuoco di questa e di perdere l’efficienza e la manovrabilità di tali squadre. Il complesso Vicari – Angeli contava ancora una quarantina di uomini validi, ed erano forze che andavano economizzate il più possibile. Quindi vigile attesa ed assalto di sorpresa sui carri nemici che avessero messo il naso fuori dalle cortine di fumo, erano le parole d’ordine in quel momento. Angeli era sicuro che ci fossero ancora almeno due carri efficienti del nemico in zona, ed era deciso a farli saltare per aria con ogni mezzo disponibile e per di più era deciso ad usare la seconda squadra, armata di Breda, per contenere l’attacco della fanteria nemica che stava per minacciare la sezione per l’osservazione dell’artiglieria del S.Ten. Garibaldi, che oramai era minacciata da vicino ma imperterrita manteneva la sua posizione nella speranza di dirigere il tiro su quegli stessi nemici che la minacciavano dappresso.

    Nonostante tutti questi accorgimenti tattici ed il valore delle truppe italiane, la sezione di Garibaldi veniva spazzata via dalla fanteria nemica avanzante direttamente ad est della sua posizione. Una valanga di fuoco si abbatteva sul sottotenente e sul suo collaboratore, uccidendoli entrambi, mentre altri elementi nemici, da sud, sempre di fanteria, prendevano sotto tiro il cannone di Tonti, uccidendo un servente che si aggiungeva ad una perdita che il pezzo aveva già subito in precedenza. Un’altra squadra di fanteria nemica tentava l’irruzione di sorpresa sull’altopiano più a nord, ma veniva ricacciata con perdite dalla 2a squadra del solito plotone Angeli. Per colmo di sfortuna, la squadra nemica che aveva fatto segno di fuoco il pezzo da 47 di Tonti era occultata alla vista dell’altro pezzo e non subì nessun fuoco di ritorsione. Non vi era dubbio che la situazione adesso si faceva davvero critica. Ma gli Inglesi avevano pagato un prezzo altissimo per questi loro successi.

    Ad aggravare la situazione strategica generale, entrambi i fianchi erano collassati sotto il peso dell’attacco nemico sulle ali: del plotone di Galliano non rimanevano che due squadre, di cui una in rotta incontrollabile, mentre il plotone moto meccanizzato da esplorazione era addirittura stato annientato. Gli Inglesi potevano adesso ben rivolgere tutte le loro rimanenti forze alla distruzione del complesso Vicari – Angeli. Entrambi questi due però erano uomini e soldati di ferro, ed il Magg. Vicari, chiamato a sé l’operatore radio, dopo aver constatato la situazione generale, mandava al comando di battaglione il seguente messaggio:

    “Complesso misto fanteria carri nemico annientato plotone esploratori estremo sud divisione Lucca. Fanteria nemica irrompe posizioni centrali ed avvolge nostro fianco destro. Con questo, 17a compagnia totalmente accerchiata. Fanti e artiglieri 17a; resistono. Mandate rinforzi. Viva l'Italia".
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  10. Luigi Varriale

    Luigi Varriale

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    E poi lo scenario si conclude nei tre turni successivi con la rotta di quello che rimane delle forze italiane. Distrutti i pezzi anticarro di tonti, un’enorme massa di fanteria nemica ha fatto breccia alle spalle del complesso Angeli Vicari ed ha segnato la fine della resistenza italiana.

    Quale frustrazione e quale rabbia, nel vedere masse innumerevoli di fanteria inglese travolgere le forze italiane, insieme ai pochi carri nemici sopravvissuti.

    Non sono ancora in grado di dirvi quali unità sono sopravvissute e quali no. I reparti stanno ancora rifluendo sulle unità di riserva della divisione Lucca. Credo che quasi sicuramente sia Angeli che Vicari siano morti o prigionieri, ma più probabilmente morti. Buona parte del plotone di Angeli è riuscito a sfuggire alla morsa.

    Adesso sono troppo arrabbiato per fare ulteriori commenti.

    Dopo la mazzata presa dalle forze italiane in questa prima fase di quella che gli Inglesi hanno battezzato come “Operazione Compass”, adesso occorre riorganizzarsi ed elaborare nuove tattiche per contrastare quelle del nemico e la sua momentanea strapotenza di forze. Occorrono anche i rimpiazzi ed i rifornimenti per le truppe operanti. Ma la disponibilità di questi, dipenderà dal prossimo “scenario convoglio” in partenza dall’Italia per rimettere a posto le forze terrestri mazziate dagli Inglesi. secondo il SIM, gli stramaledetti albionici hanno già previsto di rafforzare l’isola di Malta con mezzi offensivi antinave, sia aerei che navali che sottomarini. Si sa di un’operazione inglese di rinforzo a Malta per dotarla dei mezzi necessari ad offendere i convogli nostri che sono stati programmati per rimpinguare le nostre truppe esauste in Africa. Noi quindi dovremo impedire il rifornimento di Malta e nel contempo martellare le forze che a Malta già sono presenti. La risultante degli scenari che riguarderanno tali attività (Con Great Naval Battles e Achtung Spitfire), determineranno che percentuale dei 534 punti assegnati da Steel Panthers potranno essere davvero utilizzati per rinforzare le truppe in Africa Settentrionale, ed anche quanti dei punti supporto messi a disposizione potrò usare. Non so ancora quale sarà la prossima missione assegnata alla 17a compagnia dalla campagna di Steel Panthers, ma dopo una mazzata del genere oso immaginare non sarà un assalto italiano.
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    Post scriptum
    Sono incacchiatissimo !!!!! Questa campagna terrestre mi pare toppo aderente alla realtà. E' possibile maremma buhaiola ch'io debba rosicare ache mentre gioco oltre che mentre leggo delle vicende italiane nella 2a GM???
    Magari comincio una campagna con gli Americani in Europa nei primi mesi del 45...Arghhhhhhhhhhh !!!!!
     
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    Ultima modifica: 26 Novembre 2019
  11. Luigi Varriale

    Luigi Varriale

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    Gerbini Sicilia

    Leggiamo dalla stampa, l’attività più attesa della nostra intensa giornata di addestramenti e preparazione al combattimento, che si combatte duramente in Africa Settentrionale. Dopo la pausa estiva, si sono riaccesi i combattimenti per iniziativa dei Britannici e sempre secondo la stampa le nostre forze rispondono colpo su colpo. Dal comando di gruppo invece pervengono notizie leggermente diverse: gli Inglesi avrebbero contrattaccato le nostre forze penetrate in Egitto e le avrebbero ricacciate fino al confine, causandoci molte perdite. Sempre secondo il comando, noi saremmo riusciti a causare al nemico perdite altrettanto gravi di quelle subite se non maggiori, ma rimane il fatto che la nostra armata sarebbe in ripiegamento e che gli Inglesi la starebbero inseguendo. Di tutto ciò ci viene ordinato di non far parola con nessuno, e specialmente con i civili che incontriamo quando siamo in libera uscita la sera per Gerbini e paesi limitrofi.

    L’alto comando a Roma ha deciso di mettere l’isola di Malta sotto pressione. Il Tenente Colonnello Goia, comandante del gruppo, nell’ultima riunione con i suoi comandanti di squadriglia, ha detto che la missione nostra è quella di aiutare la marina a portare in Africa i rinforzi necessari per alimentare le operazioni dell’esercito, in questo momento molto impegnato. Di qui la necessità di cominciare a neutralizzare Malta come base che gli Inglesi possano usare per impedire alla marina di fare ciò.

    Tutto questo per me è alquanto complicato, ma la versione in pillole di tutto il grande piano strategico è che a noi della caccia viene assegnata una prima missione su Malta. In altre parole, la squadriglia riceve gli ordini per la sua prima missione di guerra! A questa missione è assegnata la mia sezione gialla, che è incaricata di scortare una squadriglia di Br. 20 sull’isola per un bombardamento in quota delle installazioni portuali. L’obiettivo è quello di distruggere gli equipaggiamenti che dovrebbero servire ad accogliere a La Valletta nuove unità navali inglesi.

    Voleremo io come numero 3, il Ten. Stroppa come numero 2 ed il Tenente anziano Barra come caposezione. Il programma prevede volo in salita fin sulla verticale di Agrigento ed appuntamento con la squadriglia di bombardieri. Il Cap. Tenaglia ha deciso che voleremo di fronte ai Br.20 ad una distanza di 1000-1500 metri. Secondo le informazioni dovremmo incontrarli ad una quota di circa 8,000 metri, quota alla quale è prevista la loro crociera offensiva. In vista dell’obiettivo si abbasseranno a 4,000 per effettuare la missione di bombardamento livellato.

    Compito nostro è di scortarli a destinazione. Sulla via del ritorno, saremo ancora con loro se il carburante lo permetterà, e se no Aeronautica Sicilia gli manderà incontro una squadriglia di CR 42 per la protezione ravvicinata sulla via di casa.

    Sulla carta pare una missione facile; quello che ci vuole per abituarmi alle sortite di guerra.

    Secondo il servizio informazioni, gli Inglesi a Malta non hanno che un pugno di caccia Gladiator per la difesa locale, buoni aerei, manovrabili e ben armati, ma inferiori ai nostri Macchi in quanto a velocità e rateo di salita.

    Al comando della missione, il Tenente anziano Barra, a me non dà molto affidamento. Mi pare uno di quei nobilotti boriosi, tutto casa e monarchia. Rappresenta la parte vecchia e superata dell’Italia, quella che ci ha portato ai disastri di Caporetto ed alla vittoria mutilata, che secondo me fu una sconfitta che ci vide salvi in quanto dalla parte dei vincitori. In questa guerra sarà tutto diverso, sotto la guida del partito e della più giovane e dinamica espressione del paese, glie la faremo vedere ai cosiddetti dominatori del mondo. E’ venuto il momento della resa dei conti. Ci misuriamo con la rammollita Inghilterra, che ha già subito seri rovesci in Europa contro la forze tedesche ed è sull’orlo del collasso. Il fatto che gli sia riuscita un’offensiva in Africa, non cambierà il risultato finale. Saranno costretti a mendicare la pace a noi ed ai Tedeschi.

    Quindi attacco su Malta, magari a probabile preludio di un’invasione nostra, come il capitano ha detto si dovrebbe fare per eliminare definitivamente gli Inglesi dal Mediterraneo. Nella riunione pre missione al centro di comando del gruppo, il Capitano Tenaglia ci dà le ultime istruzioni: formazione da tenere, segni convenzionali in caso di incontro col nemico eccetera. Il decollo è previsto alle 1400, l’incontro con le cicogne alle 14,40; speriamo che siano puntuali.

    Imbracato nel mio stretto abitacolo sono nervosissimo. Dopo tutto si tratta della mia prima missione di guerra. Vedremo se tutto l’addestramento, la conversione operativa, le ore ed ore di combattimenti simulati, mi hanno portato all’altezza della cosa reale.

    Ore 1356, abbiamo i motori al minimo; Barra con la mano alzata all’interno del suo aereo fa cenno a tutti di prepararsi al decollo.

    Ore 1400, Barra dà il segnale di partenza roteando il braccio intorno alla testa. I nostri tre Macchi iniziano il rullaggio. Controllo i flap, il timone, la pressione dell’olio e tutto pare sia regolare. I primi due aerei si allineano sulla pista. Una breve pausa, poi danno tutto motore ed iniziano a slanciarsi in avanti. Mi assesto bene gli occhiali sul viso, mi sistemo la maschera dell’ossigeno che alla quota di questa missione sarà indispensabile e mi stringo le cinture che mi tengono attaccato al seggiolino. Quindi do tutto motore e mi avvio anch’io al decollo. Stacco leggermente dietro ai due aerei di testa, Ho la posizione di numero tre, dietro al Tenente Stroppa nella “lisca di pesce” che è la formazione in linea arretrata che normalmente usiamo in crociera per massimizzare la visibilità e la reciproca copertura.
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    Una quarantina di minuti di volo prima di arrivare sul luogo dell’appuntamento con i bombardieri. Poi, tutto a un tratto li vediamo; leggermente in basso a sinistra, in una bella formazione compatta di quattro apparecchi. Avrebbero dovuto essere sei. Arrancano a 300 chilometri l’ora, forse poco più, a 8.000 metri leggermente sotto di noi. Ci avviciniamo con circospezione. Non si sa mai i loro mitraglieri dovessero essere nervosi. Il tenente Barra si affianca alla Cicogna di testa; batte le ali e poi dà motore per portarsi nella posizione prevista davanti alla formazione dei bombardieri. A me questa posizione davanti piace poco. Primo non abbiamo il contatto visivo diretto con i nostri protetti, e secondo dobbiamo volare a velocità eccezionalmente bassa, inferiore alla nostra velocità di crociera per non distanziare eccessivamente i nostri protetti. Comunque ci piazziamo davanti ai Br 20 e gli facciamo da apripista, con rotta sud per Malta. Quasi a metà strada, primo problema: il Tenente stroppa batte le ali, poi vira dolcemente perdendo quota e si dirige verso casa. Senza dubbio noie al motore. Questa è una pessima notizia; di botto perdiamo un terzo della nostra forza da battaglia. Mi avvicino al velivolo di Barra per ricevere istruzioni. Quello mi fa cenno che tutto continua come programmato. Mi segnala di tenere gli occhi ben aperti. Assumo una formazione ravvicinata in posizione di gregario per sorvegliare il fianco e le terga del mio capo pattuglia e nel contempo, tenere d’occhio le cicogne.

    Siamo oramai a 10 minuti di volo dall’obiettivo; massima allerta, tra un poco dovremmo cominciare a vedere gli sbuffi dalla contraerea, insieme con l’apparire dell’isola fortificata.

    Invece non vediamo nulla, né contraerea né niente. La cosa pare sospetta.

    Poi, improvvisamente mi rendo conto del motivo per il quale la contraerea inglese tace: sfrecciando giù dal disco del sole, in picchiata totalitaria, un Gloster Gladiator bianco lucido si infila tra i bombardieri e noi. Non abbiamo il tempo di fare nulla. Prima che possa fare un qualunque movimento, il caccia inglese è sulla coda del Tenente Barra. Quello cabra accennando una virata a destra, ma non ha abbastanza inerzia e fa per entrare in auto rotazione. La cosa da un lato è buona, perché l’Inglese arriva velocissimo e lo sopravanza, ma d’altra parte gli dà il tempo di sparare una raffica sul Tenente. Il Macchi incassa un certo numero di colpi, perde pezzi, stalla in mezzo al cielo come un cencio buttato all’aria, e poi cade in vite, non so se per lo stallo o per i danni subiti. Nessun incendio e nessun fumo, mi fa ben sperare per il mio capo pattuglia.

    Per quanto riguarda me, non ho molte mosse a mia disposizione. Do tutto motore e mi rovescio a destra in una picchiata. Devo acquistare velocità e devo fronteggiare l’Inglese, che per non sopravanzare anche i bombardieri e costretto a continuare anche lui nella picchiata. Quando giudico di aver preso abbastanza velocità, inizio una lenta cabrata a destra per riprendere quota su quel maledetto che mi è sempre dietro a ore 5. Torco il collo disperatamente per non perderlo di vista. Se riesce ad avvicinarsi abbastanza, mi ammazza e finisco la carriera alla prima missione. Ci troviamo tutti e due più o meno 1000 metri al di sotto della formazione di bombardieri che ha continuato imperterrita nella sua rotta e adesso ci precede di altri 1000 metri. Non mi pare che l’Inglese sia interessato più di tanto ai bombardieri. Sa bene che se riesce a sbarazzarsi di me, avrà poi vita relativamente facile con quelli. Quindi mi tocca farmi valere. Il Gloster, ce l’ho più o meno a 800 metri a ore 5, leggermente più in alto. Fila velocissimo, fruttando l’altitudine che ha perso, mentre io faccio 280 all’ora dopo aver livellato dalla mia cabrata a destra. Non so bene cosa fare: in combattimento manovrato con quel maiale non ci posso entrare; vira meglio di me e soprattutto perde meno energia in virata; quindi devo cercare di sfuggirgli accelerando e mantenendo la distanza. E’ un grosso rischio; al momento il Gladiator è più veloce di me ed ha un leggero vantaggio di quota, ma per prendermi di mira deve virare abbastanza secco e quindi perdere velocità. Prego, e do tutto motore.

    Un’occhiata a destra in basso; Barra continua ad andare giù come una foglia secca. Ha perso il controllo del velivolo e cade in vite piatta. Una situazione pericolosissima con un Macchi 200, non molto prono a riprendersi da tali ambasce.
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    Nonostante per la prima volta in vita mia sia paralizzato dalla paura, riesco ancora a ragionare lucidamente. L’adrenalina mi tiene molto ben cosciente della situazione. Con il Gladiator che mi sta prendendo la scia molto velocemente, ragiono in una frazione di secondo che posso provare a continuare la mia accelerazione in volo livellato e tentare di seminarlo, mantenendo anche il controllo sui bombardieri, o buttarmi in picchiata tentando di fronteggiarlo e perdere totalmente la possibilità di difendere le cicogne. Decido per la prima alternativa, riservandomi comunque la possibilità di buttarmi in picchiata se l’Inglese si fa troppo pericoloso. Se si cominciano a prendere decisioni da fifone una volta…

    decido quindi per il corso di azione più rischioso ma che mi consente di mantenermi in linea con gli ordini di missione: devo proteggere i bombardieri.

    La fortuna mi assiste. Mantenendo l’aereo in volo livellato ed accelerando al massimo riesco a far rinunciare l’Inglese dall’inseguirmi. L’istinto mi ha suggerito la manovra giusta. Butto l’occhio a sinistra per controllare la situazione dei bombardieri, ma quelli sono spariti. Purtroppo ho perso anche di vista sia l’Inglese che Barra che sotto di me, non vedo più. Attenzione! Se il nemico non lo vedete vi abbatterà! E’ la massima che mi viene in mente improvvisamente, ed inizio una virata secca a destra per rendermi conto della situazione dietro di me...
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    :eek::eek::eek::eek::eek:
    Sara' meglio che sopravviva,questa e' un'unita' Terminator.
    EDIT: ho letto che non e' sopravvissuta. :(
    EDIT: Pero' e' possibile ricostituirla spendendo dei punti.
     
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  13. StarUGO

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    Ma non mi pare ci sia una possibilita' di salvare lo scenario prima di assegnare i punti,come fai a tenerlo in sospeso?
     
  14. Luigi Varriale

    Luigi Varriale

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    si può; l'ho già salvato

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    EDIT:pero' e' possibile ricostituirla spendendo dei punti.

    Si ma non sarà più quella del Sgt. Tonti
     
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  15. Luigi Varriale

    Luigi Varriale

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    Nei pressi di Malta

    ...2000 metri sotto di me, sfila il Tenente Barra che si è ripreso dalla sua vite. Va da sud verso nord in volo livellato, e ne capisco subito l’intento: vuole tirarsi dietro il Gladiator per dare a me la possibilità di prenderlo di mira. Ma l’Inglese è un furbone, oltre che ad essere secondo me un eccellente pilota. Mentre in un primo tempo accenna a picchiare verso Barra, improvvisamente si avvede della mia presenza, o forse non mi ha mai perso di vista, rallenta e manovra di nuovo per mettersi in coda a me, tralasciando l’inseguimento del mio capo pattuglia. Non c’è che dire; vola preciso e sicuro, e manovra il suo Gladiator con estrema perizia. Come detto, Barra è 2000 metri sotto di noi e gli ci vorrà tempo per riportarsi nel combattimento, quindi l’Inglese non ha fretta. D’altra parte io, col nemico di nuovo quasi a ore sei, non posso far altro che tagliargli la rotta passandogli davanti e continuare a sfruttare il vantaggio di prestazioni del mio Macchi. Non rischio la pelle contro questo qui, in un combattimento manovrato*.

    Barra risale in spirale pazientemente con una dolce virata a sinistra, continua e regolare. Adesso il piano si è invertito. Sono io che cerco di portarmi dietro il Gladiator per dare al tenente la possibilità di mettersi dietro a lui.
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    nel filare verso nord, torco la testa indietro per vedere cosa fa il nemico, e manco a dirlo quell'infame rinuncia ad inseguire me per fronteggiare Barra sotto di lui. Mi convinco sempre più che questo qui sarà uno difficile da mettere nel sacco. Comunque il tenente non si scompone e fronteggia sicuro anche con lo svantaggio di quota; per me è venuto il momento di manovrare per cercare di sfruttare i movimenti vincolati dell’Inglese.

    Dopo qualche minuto di manovre (una mia virata a livello per portarmi in coda al Gloster) forse siamo arrivati a capo di qualcosa. Non ci rimane molto tempo; Abbiamo ancora 195 turni di combattimento, poi dovremo fare rotta per la Sicilia. Quindi dobbiamo sbrigarsi ad inventare qualcosa per abbattere sto tizio.
    Ecco che Barra si prende un rischio per dare a me la possibilità di mettere l’Inglese nel collimatore; sfila dritto a poca distanza dal nemico per invogliarlo ad allinearsi con lui, così che io possa mettermi in coda al Gloster con una picchiata secca a sinistra.
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    Mentre il Gladiator mi sfila sotto, penso: forza che forse ce la facciamo. Pare che il pilota inglese non si sia accorto questa volta della mia presenza ed insegue imperterrito Barra che fa da esca, con un risicato margine di velocità e di quota. Picchio leggermente allineandomi con il Gladiator che è davanti a me a non più di 500 metri, leggermente sotto.
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    Ok; adesso me lo sgroppo tenendolo per il melone. Ci sono quasi...diventa più grande nel collimatore. 400...300 metri...
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    ...200 metri...100 metri...Apro il fuoco con le mie due Safat da 12.5 e la devastazione appare sulla fusoliera e sui piani di coda del Gloster. Scintille e fiamme sprigionano dal motore, che evidentemente ha ricevuto anche lui qualcuno dei colpi.
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    Aziono di brutto gli aerofreni. L’Inglese non manovra, ma perde velocità di brutto. O il pilota è ferito o l’aereo è talmente messo male che non può manovrare. Tolgo tutta la manetta e con gli aerofreni completamente aperti mi butto su di lui per finire il lavoro. Adesso o mai più !
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    Un’altra raffica breve delle mie mitragliatrici e quello si incendia e cade in vite. Vedo aprirsi il paracadute. L’inglese si è salvato.
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    Barra è dritto davanti a me a molta distanza e non può vedere quello che succede. Il cielo intorno a noi è deserto. Malta lontana abbastanza perché nessuno possa vedere il combattimento. Mi abbasso lentamente per allinearmi con il fungo bianco che discende lentamente verso il mare. Larga virata per la sinistra; gli arrivo da dietro. Vedo che gira la testa per osservare quello che faccio. Lo sa quello che voglio fare e comincia ad agitare le gambe.

    Hai fatto male a venire a combattere contro di noi, caro il mio Inglese. Scommetto che hai festeggiato e brindato sui nostri morti ammazzati in Africa Settentrionale.

    Mi assicuro che non ci siano imbarcazioni in giro e poi allineo l’aereo sul pilota inglese che scende appeso al suo paracadute. Mi accorgo che è già ferito. L'uniforme di volo è tutta sporca di sangue. Una sola raffica, breve e precisa. Lo taglio in due come carne di suino qual’è in una macelleria. Poi mi allineo a Barra, al quale la mia discesa per finire l’inglese mi ha portato a pari quota. Gli sparo un Tonneau tirato al massimo per indicargli la vittoria e quello mi sorride da sotto gli occhialoni. Ci mettiamo in rotta per la Sicilia in leggera picchiata. chi è meglio di noi. Chi è meglio di me ! Prima missione, prima vittoria. Me lo aveva detto il capitano istruttore che sono destinato a grandi cose.

    *Nelle settimane successive, si venne a sapere che i nostri Macchi 200 avevano sostenuto il combattimento contro il giovanissimo asso della RAF Thomas Riley, provetto pilota, volontario in Cina negli anni 30 con cinque abbattimenti di aerei giapponesi all’attivo. Il giovane pilota inglese terminava la sua brillante carriera in un combattimento sostenuto contro preponderanti forze nemiche, recitava la motivazione alla sua medaglia al postuma al valor militare.
     
    Ultima modifica: 29 Novembre 2019
  16. StarUGO

    StarUGO

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    Ahhh,non mi pare bello mitragliare un pilota che si e' paracadutato.
    Velletri mi sta sul caxxo,spero lo abbattano. :uh?:
     
  17. Luigi Varriale

    Luigi Varriale

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    Magari mitragliano pure lui se si lancia
     
  18. Luigi Varriale

    Luigi Varriale

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    Confine libico egiziano luglio 1940

    Fu una ben misera compagnia quella che si riunì a Sollum bassa dopo una settimana di ritirata. Meno di una cinquantina di uomini con poche, quasi nessuna arma pesante; alcuni uomini avevano addirittura abbandonato l’armamento individuale durante la sfibrante marcia retrograda sotto il sole. Non vi era dubbio che avevamo subito una disfatta in piena regola, nonostante avessimo combattuto con tenacia. Di fronte alla continua, caparbia e sfibrante azione nemica, sostenuta da una superiorità schiacciante, l’intera divisione Lucca si era sfasciata e si era data alla fuga, ma solo nel momento in cui dopo eroica resistenza, le truppe erano state costrette a cedere di schianto. Per la mia compagnia, questo momento era venuto nel momento in cui il plotone del Tenente Angeli fu travolto dall’assalto della fanteria inglese da sud est e di quello che era rimasto dei carri da est. Non bastò al mio plotone comando ed a quello del tenente sbaragliare quasi completamente l’assalto corazzato degli Inglesi. Quando ricevemmo l’assalto della fanteria, le nostre forze erano al limite della resistenza, con poche munizioni e circondate da tre lati. Fu solo per miracolo che i resti della compagnia riuscirono a sganciarsi per iniziare il ripiegamento, il quale nonostante le cautele, si trasformò presto in rotta semi disordinata della quale il nemico approfittò per completare l'opera di ditruzione della comagnia . Credo che molti uomini siano stati presi prigionieri. Gli ufficiali di plotone sono caduti tutti quanti, e ne occorrerà la completa sostituzione, o almeno l’avanzamento di grado di qualche superstite comandante di squadra.

    Particolarmente dolorosa è stata la perdita al completo, uomini e mezzi, della 112a sezione anticarro, che tanto aveva contribuito a stroncare l’offensiva dei corazzati nemici. Il plotone motocorazzato esplorante è stato annientato in toto, si sono salvati 3, dico 3 uomini. I plotoni di fanteria non stanno molto meglio: in media tutti ridotti ad un terzo degli effettivi. Le dotazioni di armi di accompagnamento, con l’eccezione dei mortai sono da ripristinare completamente. Tutte le altre dotazioni, uniformi, calzature, materiale vario, sono pure da ripristinarsi in toto, in quanto la condizione degli uomini è in generale assai pietosa, dopo il prolungato combattimento e l’ancor più sofferta ritirata hanno duramene provato tutto il personale di ogni categoria e grado.

    I resti della divisione sono attualmente acquartierati a Sollum Alta ed a Sollum Bassa. Sono stato chiamato al comando divisionale per partecipare ad una riunione che definisca un promemoria da destinare al comando superiore con lo scopo di indicare le manchevolezze che hanno portato alla nostra sconfitta in quella che gli Inglesi hanno chiamato Operazione Compass. Questa relazione dovrebbe contenere anche proposte di soluzione a queste manchevolezze, ben inteso tenendo conto delle attuali ed immediate possibilità dell’armata.

    Dall’Italia è atteso un grosso convoglio che porti in Africa tutti i rifornimenti ed i rinforzi di cui l’armata ha bisogno; si dice che la sua partenza da Napoli sia imminente. Si parla anche di un intervento tedesco in questo teatro per contenere e possibilmente respingere gli Inglesi. Nel frattempo ci dobbiamo organizzare al meglio con quanto disponibile in posto per mettere in piedi una sommaria difesa del confine. Il comando di battaglione al momento ci ha messo i riserva. La 47a non sarebbe assolutamente in grado, nelle condizioni in cui si trova attualmente, di assolvere ad alcun compito bellico. Gli uomini sono scossi, demoralizzati e sopratutto non dispongono dei mezzi e delle armi per combattere. Il risultato della battaglia di Nibewa è stato indubbiamente uno Shock per tutti noi. Eravamo sul punto di riprendere la nostra offensiva in Egitto e si supponevva che gli Inglesi si sarebbero ritirati di fronte al nostro impeto come avevano fatto fino ad allora. Invece la loro improvvisa controffensiva ci ha colto totalmente di sorpresa per potenza, audacia e soprattutto superiorità numerica e di armamento. E’ chiaro che dovremo attendere l’arrivo dei nuovi materiali a Tripoli, e del loro trasporto fino a qui, per poterci riequipaggiare ed assorbire i rimpiazzi in arrivo dalla madrepatria. Non vi è alcun dubbio che la compagnia dovrà essere quasi completamente ricostituita.
    (Estratto del diario di guerra del Maggiore Vicari, sopravvissuto alla battaglia di Nibewa).
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    Dagli estratti della relazione tecnica presentata dal comando della divisione Lucca al comando superiore Africa Settentrionale, interpellata quale forza di prima linea con estensiva esperienza di combattimento, è venuto fuori più o meno quanto segue:

    ...il nemico è riuscito a presentarsi davanti alle posizioni di prima schiera della divisione con un’imponente massa di veicoli, coadiuvati da reparti di fanteria e genio assaltatori. Ha fatto un mirabile uso della sua artiglieria sia in accompagnamento che in occultamento delle sue forze ed accecamento delle nostre. Ha manovrato con perizia la sua fanteria ed i suoi carri regolando i bene i tempi di intervento delle sue varie armi.

    Alla luce di quanto precede, per quanto riguarda le nostre forze, si può rilevare che:

    la nostra fanteria deve essere dotata di un più robusto armamento anticarro. Si fa particolarmente riferimento, in mancanza d’altro di disponibilità immediata, ai fuciloni anticarro da 20mm.

    La componente anticarro aggregata dovrebbe essere portata al livello di plotone, in quanto gli Inglesi hanno dimostrato di essere generosamente dotati di veicoli corazzati e di saperne fare buon uso. Nel caso della divisione Lucca, l’attacco corazzato nemico nei suoi confronti è sostanzialmente fallito, ma è stato sufficiente a debilitare la fanteria quel tanto che è bastato per farla crollare nel susseguente assalto della fanteria inglese che ha trovato un omologa italiana fortemente provata e rimasta con poche munizioni.

    La composizione e l’organizzazione del plotone motocorazzato esplorante si è rivelata completamente fallimentare inquantoché totalmente inservibile nella lotta anticarro, dove paradossalmente la fanteria a piedi ha fatto meglio, non ha potuto nemmeno svolgere la sua funzione di unità dinamica quando preso di petto anche solo da unità leggere blindate nemiche. In altre parole sarebbe preferibile la dotazione di un ulteriore plotone di fanteria di linea a rinforzo della compagnia standard, piuttosto che di una unità cosiddetta esplorante che non incide né contro l’arma corazzata nemica né contro la sua fanteria.
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    Un altra possibilità sarebbe quella di dotare la compagnia di un plotone o di almeno una sezione di genieri d’assalto che possano dare un valido contributo nella lotta contro i veicoli nemici.

    Dal punto di vista della saldezza morale, la divisione nella sua globalità pur presentando alti e bassi, ha fatto quello che qualunque unità di fanteria di pari forza avrebbe fatto, anche con atti di estremo valore, tra i quali vanno ricordati la conduzione delle truppe da parte del Tenente Angeli della 47a compagnia e della aggregata sezione anticarro del Sergente Tonti, proposti rispettivamente per la medaglia d’argento alla memoria e per la medaglia d’oro alla memoria.
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    In tutte queste considerazioni è da tener presente che stiamo parlando di una divisione che già prima dello scontro aveva esperienza di combattimento (è stata impiegata sul fronte alpino francese) e che quindi aveva avuto il tempo di amalgamare addestramento, ed inquadramento in misura sufficiente. C’è da sperare che i complementi in arrivo dall’Italia siano all’altezza di ricostituire un organico paragonabile come qualità a quello perduto.
     
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  19. Luigi Varriale

    Luigi Varriale

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    Mar Tirreno Dicembre 40

    La Partenza del convoglio “Prosepina” dal nome della petroliera che era in testa ad esso, venne funestata dalla notizia che in contemporanea all’uscita di questo convoglio da Napoli, i vari servizi di informazione dell’Asse dislocati nelle basi navali di Alessandria e Gibilterra, comunicavano che praticamene l’intera flotta britannica stava prendendo anch’essa il mare. Dal momento che non era pensabile che tutta la forza H e la Mediterranean Fleet stessero uscendo dai porti per insidiare il convoglio italiano, per quanto importante questo fosse, doveva trattarsi di qualche operazione britannica casualmente iniziata nello stesso momento di quella italiana di rifornimento alla Libia.

    Il convoglio italiano, il più grosso organizzato fino ad allora, rivestiva carattere della massima importanza, in quanto trasportava complementi, rifornimenti, armi, munizioni e soprattutto carburante destinato a rinforzare la 10a armata dopo il rovescio inflittogli dalla 8a armata britannica durante la controffensiva tutt'ora in corso per la riconquista del territorio egiziano occupato dagli Italiani, e possibilmente per la prosecuzione dell’avanzata in Cirenaica. Erano minacciate Sollum, Bardia e soprattutto Tobruk, che andavano difese a tutti i costi insieme al prestigio scosso delle forze italiane in Africa Settentrionale.

    Come se non bastasse, il governo italiano, aveva dato inizio ad operazioni militari volte alla conquista dell’Epiro in Grecia e possibilmente ad una avanzata su Salonicco ed Atene. L’offensiva, dopo un breve periodo di faticosa avanzata, anche a causa del maltempo, si era anche su quel fronte arrestata con il pericolo di una controffensiva greca che minacciava di mettere in crisi anche le insufficienti truppe italiane schierate in quello scacchiere. Peggio ancora, l’apertura del fronte greco aveva dato agli Inglesi un dilemma ed un’opportunità: il dilemma era quello se continuare o no l’offensiva a fondo in Cirenaica o piuttosto di utilizzare parte delle truppe destinate a quell’operazione per soccorrere i Greci aggrediti dagli Italiani, mentre l’opportunità d’oro che si presentava al nemico era quella di occupare importanti basi aeronavali nell’Egeo a cominciare da Creta.

    Con sullo sfondo tutte queste novità, la Regia Marina si apprestava intanto a svolgere il suo compito fondamentale così come si era delineato inevitabilmente in conseguenza dello sviluppo delle operazioni di guerra fino a quel momento: il rifornimento dei fronti oltremare che improvvisamente erano raddoppiati con l’intervento nei Balcani.
    Se il rifornimento dell’Albania si poteva svolgere al momento in una cornice di relativa sicurezza, data la brevità degli itinerari dai porti pugliesi, lo stesso non poteva dirsi dei rifornimenti destinati alla Libia che dovevano transitare per centinaia di miglia di mare controllato dalla poderosa fortezza di Malta e magari in un prossimo futuro dalle basi che gli Inglesi avessero occupato nel territorio greco.
    Il convoglio Prosepina rivestiva un carattere di speciale importanza, in primo luogo viste le sue dimensioni (due trasporti truppe, due grosse motonavi cariche di equipaggiamenti ed una petroliera), ed in secondo luogo per la situazione strategica particolarmente delicata al momento dello scacchiere africano: questo convoglio doveva arrivare.

    Da qui il dubbio se gli Inglesi, informati dell’uscita del convoglio, e consci del fatto che il potenziale offensivo di Malta non era ancora preponderante, avrebbero deciso di intervenire con tutte le loro forze aeronavali per insidiare il passaggio del convoglio. In tal caso pareva improbabile che il nemico sarebbe riuscito ad intercettarlo sulla via dell’andata, in quanto le sue basi erano troppo lontane; potevano però punirlo sulla via del ritorno, qualora gli Italiani avessero deciso di procedere sulla rotta inversa subito dopo lo scarico dei materiali. Inoltre avendo gli Inglesi ben due portaerei in mare, una (la Formidable) con la Mediterranean Fleet dell’Amm. Cunningham e l’altra (non ancora esattamente identificata) con la Forza H dell’Amm Somervlle, si poteva ipotizzare che forzando l’andatura, queste sarebbero arrivate a portata di lancio anche prima che il convoglio attraccasse a Tripoli.

    A porre in dubbio tale ipotesi, giunse dopo qualche ora la notizia che dallo Stretto di Gibilterra stava transitando in quelle ore un convoglio Inglese scortato da un incrociatore non identificato e da un cacciatorpediniere. Si affacciò dunque alle menti degli ufficiali in servizio a Supermarina, ed in particolare dell’Amm. Sq. Persei, comandante della squadra navale, che gli Inglesi potevano anche star svolgendo una loro indipendente missione di rifornimento per Malta o addirittura per il fronte libico egiziano, allo scopo di rafforzare le loro truppe che erano all’offensiva al confine. Però se questo spiegava lo spiegamento della forza H, non spiegava altrettanto l’uscita in mare del nucleo di Alessandria, che secondo le informazioni aveva preso il mare con tutte e due le sue corazzate, e gli incrociatori dell’Amm. Pridham-Wippel.
    La portaerei Formidable, assegnata alla Mediterranean Fleet in navigazione di guerra nel Mediterraneo Orientale
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    Per Supermarina si trattava dunque di decidere come reagire a questa mossa britannica, se e quali reparti navali mettere in stato di allarme, e come organizzare le difese insidiose nel canale di Sicilia. Inoltre occorreva decidere cosa fare del convoglio Prosepina. Quest’ultima decisione costituì la prima preoccupazione dell’alto comando italiano, che decise senz’altro di arrischiare comunque la traversata di queste navi per la duplice ragione dell’urgenza che vi era di riceverle a Tripoli e per la già citata questione della difficoltà che gli Inglesi avrebbero avuto nell’intercettarle sulla via dell’andata. Beninteso pccprreva considerare anche la presenza delle forze aeree e sottomarine inglesi dislocate a Malta per l’offesa contro il convoglio, ma queste erano almeno per il momento rimaste senza il supporto delle siluranti che gli Inglesi avevano perduto nella battaglia di Capo Tocra, primo scontro navale mai verificatosi tra marina italiana e Royal Navy.

    Il convoglio italiano, formato dalle motnavi Julio e Crispi, dai mercantili veloci Giastano ed Achille Lauro, e dalla petroliera Prosepina era già 60 miglia a sud di Napoli e navigava a 10 nodi e con rotta 206 gradi, intendendo passare a ponente della Sicilia e dell’Isola di Malta per abbreviare la rotta di percorrenza. L’aspetto negativo di questa scelta era naturalmente quello di passare ben dentro il raggio d’azione degli aerosiluranti che si sapeva erano basati a Malta, e che invece non si sapeva se le incursioni aeree dei giorni precedenti portate a termine dalla 54a squadriglia da bombardamento basata a Castelvetrano erano riuscite a neutralizzare. Le ricognizioni avevano invece per certo determinato leggeri danni alle installazioni portuali di La Valletta, causate da bombardamenti anch’essi eseguiti la settimana precedente agli avvenimenti qui riportati, tra i quali ricordiamo quelli effettuati con parziale successo dai Br 20 scortati dalla 71a squadriglia dei Macchi 200 del Capitano Tenaglia.

    Il convoglio italiano, formato dalle motnavi Julio e Crispi, dai mercantili veloci Giastano ed Achille Lauro, e dalla petroliera Prosepina era già 60 miglia a sud di Napoli e navigava a 10 nodi con obiettivo 13 e con rotta 206 gradi, intendendo passare a ponente della Sicilia e dell’Isola di Malta per abbreviare la rotta di percorrenza. L’aspetto negativo di questa scelta era naturalmente quello di passare ben dentro il raggio d’azione degli aerosiluranti che si sapeva erano basati a Malta, e che invece non si sapeva se le incursioni aeree dei giorni precedenti portate a termine dalla 54a squadriglia da bombardamento basata a Castelvetrano erano riuscite a neutralizzare. Le ricognizioni avevano per certo determinato leggeri danni alle installazioni portuali di La Valletta, causate da bombardamenti anch’essi portati nella settimana immediatamente precedenti agli avvenimenti qui riportati, tra i quali ricordiamo quella effettuata con parziale successo dai Br 20 scortati dalla 71a squadriglia dei Macchi 200 del Capitano Tenaglia
    Il Piroscafo Giastano fotografato mentre mette in pressione le macchime prima di una partenza
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    In definitiva del potenziale di offesa aerea di Malta si sapeva poco e si ipotizzava che esistesse sui suoi aeroporti almeno una squadriglia di siluranti Swordfish, una di Caccia Gladiator, ed una sezione di aerei per l’osservazione navale, probabilmente dotata di Sunderland. Il convoglio Prosepina era scortato dai CT Euro ed Espero della classe Turnine e dal CT Nazario Sauro, rispettivamente agli ordini dei Capitani di Fregata Gaudi, Marini Ferri e Giorgetti, con l’Espero in testa al convoglio, il Nazario Sauro sul lato dritto e l’Euro sul lato sinistro.
    Disposizione del convglio Prosepina appena messsosi in formazione a sud del porto di partenza di Napoli
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    Oltre ad emanare l’ordine di continuazione del moto come previsto dalle disposizioni originarie, Supermarina prese anche i primi provvedimenti per tenere d’occhi i movimenti delle varie squadre britanniche segnalate in mare. Innanzi tutto venne trasmesso all’intera forza subacquea in mare di concentrarsi in posizioni di agguato nel canale di Sicilia ed a levante di Malta per segnalare ed eventualmente attaccare qualsiasi naviglio britannico in navigazione. Queste forze subacquee erano costituite dai seguenti sommergibili: Ambra, Acciaio, Adua, Amba Alagi, Argonauta; ad ovest del canale di Sicilia sulla congiungente tra Tunisia e Sardegna, mentre a Levante di Malta, erano dislocati Medusa, Rubino, Archimede, Torricelli e Toti.
    Il Sommergibile Archimede in bacino per lavori di raddobbo nel 1939
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    Venivano inoltre allertate tutte le forze aeree disponibili in teatro e principalmente nelle basi di Gerbini, Castelvetrano, Gioia del Colle e Negli aeroporti militari intorno a Tripoli. Queste forze, al momento ancora in fase di potenziamento e completamento erano costituite dai seguenti reparti: Due Squadriglie di bombardieri in quota dotate di BR 20 e di Sm 79, due squadriglie di caccia entrambe equipaggiate di Macchi 200 e tre squadriglie di Cant 506 per la ricognizione navale.
    Disposizione delle forze subacquee italiane in conseguenza dell'annunciata uscita in mare delle squadre da battaglia inglesi e della notizia del convoglio in transito nello stretto di Gibilterra
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    Per quanto riguarda le forze navali, la I divisione corazzate veniva messa in stato di approntamento uno, caldaie sotto pressione e pronta a muovere in un’ora. La divisione era un reparto provvisorio ed eccezionale che riuniva in caso di necessità tutte le corazzate della flotta in un unico gruppo al comando dell’ammiraglio di squadra Persei e comprendeva il Vittorio Veneto, Il Cesare ed il Cavour (per lo scenario utilizzo la solita riduzione di scala già usata in altri AAR aero navali). Normalmente il Vittorio Veneto faceva gruppo a sé, con il Cesare ed il Cavour riunite invece nella IX divisione corazzate. Ma viste le circostanze eccezionali, con l’intera flotta britannica in mare, era previsto che all’occorrenza venisse predisposta l’uscita congiunta di tutte le corazzate riunite appunto nella provvisoria ed eccezionale I divisione. Così configurata, la divisione poteva disporre della scorta dei CT Noli, Mosto, Freccia, Dardo, Maestrale, Libeccio, Oriani e Carducci. Per il momento tutte queste forze da battaglia venivano messe in stato di allarme.

    Oltre all’approntamento di queste unità, l’VIII divisione IP di Napoli, veniva pure approntata assieme alla III divisione IP. La prima comprendeva gli incrociatori pesanti Zara e Pola, scortati dai CT Aplino, Artigliere, Folgore e Baleno, mentre la III era formata dagli incrociatori pesanti Abruzzi e Trieste, appoggiati dai CT Turbine, Aquilone, e Borea.
    Tutte queste unità navali, come detto, venivano messe in stato di approntamento ma mantenute in porto fino a quando non si avessero avute notizie più precise sulle intenzioni del nemico.
    Una bella immagine dell'incrociatore pesante POLA in navigazione ad elevata velocità
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    La consistenza delle forze Inglesi in mare era imprecisata, non essendo chiara ancora a Supermarina la composizione delle squadre da battaglia nemiche. Come detto erano del tutto sconosciute per adesso le intenzioni del nemico. Comunque si stimava che la Mediterranean Fleet disponesse di due corazzate, di cui una sicuramente della classe Queen Elizabeth, una portaerei della classe Illustrious (probabilmente la Formidable) e 3 o 4 incrociatori. La forza H di Gibilterra era stimata al momento ad una portaerei di tipo iprecisato, un incrociatore contraerei e naviglio di scorta. Poi c’erano le informazioni ricevute dal servizio informazioni circa il passaggio dello stretto da parte di un convoglio di due o tre navi mercantili accompagnate da un incrociatore e da un CT, che si aggiungevano alle altre navi da guerra già nell’organico delle due squadre inglesi. Da ultimo si stimava che i Britannici avessero nel mediterraneo non meno di otto sommergibili dislocati in varie basi, tra cui Malta ed Haifa in Palestina.

    Tutte queste forze erano in mare; sicuramente lo erano le forze di superficie, mentre nulla si sapeva dei sommergibili, di cui si conosceva solo che almeno quattro avevano la loro base a Malta.

    Prossimo compito imperativo dell’alto comando italiano era scoprire cosa gli Inglesi stessero tramando di fare con tutte le loro unità in navigazione. Potevano essere in appoggio al convoglio, ma potevano anche essere in mare per sfidare e minare il prestigio italiano acquisito dopo la vittoria di Capo Tocra.







     
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  20. Luigi Varriale

    Luigi Varriale

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    Alle 1730 del 1 dicembre, proprio al calar del sole, tutti gli aerei italiani erano pronti e riforniti per le operazioni di ricerca da effettuarsi alle prime luci del giorno successivo, il convoglio Prosepina aveva messo a 13 nodi navigava verso la punta occidentale della Sicilia.

    Alle 0622 del 2 dicembre, si alzavano in volo le missioni R. Navali da parte delle squadriglie da osservazione aerea. Tutte e tre le squadriglie lanciavano i loro ventagli di ricognitori: l’88a squadriglia da Castelvetrano lanciava i suoi CANT 506 con rotte da 250 a 300 gradi, la 94a da Gioia del colle lanciava i suoi velivoli con un ventaglio da 200 a 165 gradi, mentre da Tripoli prendevano il volo gli idrovolanti della 94a squadriglia con rotte tra i 60 e gli 80 gradi. Considerando possibili rotte e velocità medie delle squadre da battaglia inglesi, con questa prima tornata di missioni R non si sarebbe con tutta probabilità avvistato nulla, ma valeva comunque la pena di tentare, in caso il nemico avesse messo qualche unità a velocità elevata per giungere nella zona nevralgica del Mediterraneo Centrale con anticipo.
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    Entro le 0945 tutti gli aerei rientravano alle basi senza segnalare nessun avvistamento.

    1035 tutte le squadriglie di ricerca erano pronte per la seconda missione mattutina.

    1208 il CANT n° 3 della 88a squdriglia di Castelvetrano, pilotato dal Ten. Molinari con a bordo l’osservatore della Regia Marina Sottotenente di Vascello Bargiga, avvistava e segnalava prontamente un gruppo nemico costituito da una portaerei, un incrociatore e due cacciatorpediniere, 85 miglia a sud ovest dell’isola di S.Antioco con una rotta di 72 gradi ad una velocità approssimativa di 25 nodi. Era subito evidente che il gruppo portaerei nemico aveva fretta; ma di fare cosa?
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    Alla luce di queste prime informazioni sulla disposizione e consistenza delle forze nemiche, il salone comando di Supermarina si animava di colpo. Il capo di stato maggiore della Regia Marina Ammiraglio di Flotta Spadari, che era stato stato chiamato apposta data la magnitudine dell’operazione nemica, sarebbe stato lui, coadiuvato dagli ammiragli in servizio di guardia a prendere le decisioni per quanto riguardava la condotta dell’operazione.

    Spadari era un uomo piuttosto prudente e pragmatico, al contrario del suo comandante della flotta di superficie Persei, che in quella particolare operazione, imbarcato sul Vittorio Veneto, fungeva anche da comandante superiore in mare. L’unico ammiraglio che poteva dare ordini a Persei uomo invece assai aggressivo e spregiudicato, era proprio l’ammiraglio Spadari presente in sala controllo.

    Si trattava quindi di decidere come reagire a questi primi avvistamenti. Il gruppo portaerei nemico, al momento del primo avvistamento si trovava ancora abbondantemente fuori dal raggio d’azione della caccia italiana di base in Sicilia, ma dentro quello dei bombardieri BR 20, che avrebbero potuto essere inviati senza scorta per un attacco in quota della formazione inglese. Naturalmente presumendo che la portaerei nemica disponesse di aerei da caccia, sarebbe troppo pericoloso inviare i bombardieri senza scorta ad attaccarla. Spadari decise quindi di attendere che la portaerei nemica venisse più ad est, e nel contempo fece mettere in allarme massimo la 71a squadriglia Macchi 200 (quella basata a Gerbini in cui militava come sappiamo il Tenente Veleltri) e la 54a squadriglia bombardieri terrestri dotata appunto di Br 20 e basata sull’aeroporto militare di Castelvetrano. Oltre a ciò, l’ammiraglio Spadari ordinava che i CANT in volo ad occidente della Sicilia venissero fatti rientrare anticipatamente per non incappare nella caccia nemica ed essere abbattuti.
    Bombardiere italiano BR 20 dell'aviazione nazionale spagnola.
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    1243, subito dopo la virata di rientro alla base, anche l’idro n° 2 sempre della 88a squadriglia di osservazione aerea confermava il contatto con il gruppo portaerei nemico, ribadendone composizione rotta e velocità. Anche a questo velivolo venne ordinato di rientrare e di non soffermarsi sul cielo della formazione nemica per evitare di incappare in aerei da caccia dell’eventuale pattuglia da combattimento aereo della NP. Alle 1312 si perdeva il contatto con il gruppo portaerei nemico, e per 1419 tutte le squadriglie di osservazione aerea erano rientrate alla base. Quivi venivano subito rifornite per la missione pomeridiana; urgevano aggiornamenti sulle mosse della portaerei della forza H. Il convoglio Prosepina intanto era giunto quasi a metà strada tra la Sicilia e Tripoli e navigava per il momento ancora indisturbato. Era questo il momento in teoria più pericoloso della traversata, quando il convoglio transitava a 70 miglia a ponente di Malta nel corridoio obbligato dai campi minati. Questo era anche il momento in cui l’ammiraglio Spadari decise di predisporre l’uscita in mare dell’VIII divisone incrociatori da Napoli allo scopo di intercettare eventualmente il gruppo portaerei nemico, quando questo si fosse trovato all’interno della copertura dei caccia della 71a squadriglia di Gerbini, i quali erano stati nel frattempo trasferiti temporaneamente a Castelvetrano per allungarne il raggio d’azione verso ponente. Spadari telefonò quindi all’Amm. Div. Manenti perché preparasse le sue navi all’uscita da Napoli con un preavviso di mezz’ora. Si prepararono alla missione di guerra quindi l’IP Zara, nave ammiraglia ed il Pola, scortati dai CT Alpino, Artigliere, Folgore e Baleno. Fu pure allertata Palermo perché tenesse pronti tutti i suoi incrociatori leggeri, dei quali però Spadari si riservava di decidere chi avrebbe eventualmente partecipato all’operazione. Tutti gli equipaggi del porto Siciliano entrarono in stato di fibrillazione.
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    1424, Il porto di Tripoli veniva sorvolato da aerei da ricognizione britannici del tipo Sunderland. Quasi sicuramente questi apparecchi provenivano da Malta. Pareva che gli Inglesi dirigessero la loro ricerca aerea verso sud e cioè nella direzione sbagliata rispetto alla rotta ed alla posizione del convoglio Prosepina, che si trovava invece come abbiamo visto ad ovest. Tale imprecisione era con tutta probabilità dovuta al fatto che i reparti da osservazione inglesi sull’isola erano ancora dotati di pochi velivoli e si imponeva quindi una scelta sulle direzione verso la quale dirigerli.

    1419 gli aerei da osservazione decollavano per le missioni R pomeridiane. Si sperava vivamente che potessero fornire utili aggiornamenti sulla posizione del gruppo portaerei nemico precedentemente avvistato. Questa volta il ventaglio di esplorazione della 94a squadriglia OA di Gioia del Colle venne orientato più all’interno, con asse principale 180, allo scopo di garantire una migliore copertura vicino alle coste calabre e sicule.

    1551. Ancora il CANT 506 n°3 della 88a squadriglia di Aeronautica Sicilia prendeva di nuovo contatto con il gruppo portaerei nemico, che questa volta venne rilevato con rotta 175, proprio al limite del raggio d’azione dei caccia basati a terra. Nonostante il tempo si stesse guastando nel canale di Sicilia e la visibilità stesse diminuendo, l’idrovolante da ricognizione italiano individuò ancora la portaerei nemica, un incrociatore, e due siluranti. Il bersaglio era tuttavia ancora troppo lontano per assicurare la scorta dei Macchi alla 54a squadriglia bombardieri, per cui ci si astenne ancora dal lanciarli. Il fatto che il gruppo PA nemico avesse poggiato a dritta per sud segnalava chiaramente il fatto che il nemico volesse tenere le sue navi a debita distanza dalla copertura della caccia nostra. Alcuni ufficiali dello stato maggiore di Supermarina incoraggiarono l’ammiraglio Spadari a lanciare lo stesso i bombardieri senza scorta, ma il comandante in capo non ne volle sapere; anzi reiterò l’ordine agli aerei da ricognizione di non trattenersi nell’area del gruppo PA nemico per evitare di attirare l’attenzione della caccia britannica possibilmente operante dalla portaerei. Quando alle 1620 il contatto venne perso, il gruppo nemico navigava ancora con direzione sud. Sulla via del ritorno verso la Sicilia, l’idrovolante numero 1 sempre della 88a individuava alcuni caccia inglesi del tipo Hurricane in volo in formazione verso levante, isolati e ad alta quota. Fu buona ventura che gli apparecchi nemici si trovassero ad ore 12 rispetto al ricognitore italiano e non lo videro. Questi immediatamente alterò la sua rotta per non essere scoperto dagli aerei nemici, cosa che ne avrebbe quasi certamente decretato la fine. Nondimeno l’idro segnalò subito il fatto a Supermarina, dove gli ammiragli in turno di servizio nel salone operazioni cominciarono a mettere insieme i pezzi del mosaico: nave portaerei nemica che si tiene al di fuori del raggio dei caccia italiani basati in Sicilia, più voli di caccia britannici verso l’isola di Malta poteva avere solo un logico significato: gli Hurricane non pottevano provenire che dalla portaerei, e la missione inglese in corso, era tesa al rafforzamento dell’isola di Malta. Ciò era corroborato dal passaggio del convoglio inglese attraverso lo stretto di Gibilterra probabilmente anche questo, carico di rifornimenti per l’isola fortificata inglese. Le operazione della Mediterranean da Alessandria dovevano invece essere dei diversivi volti a frazionare le forze italiane di reazione. Di tutte queste deduzioni fu immediatamente messo al corrente il capo di stato maggiore, che su queste nuove basi concettuali cominciò a cogitare quali avrebbero potuto essere le mosse di reazione.
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    Un modernissimo cacia Hawker Hurricane in volo. L'arrivo di apparecchi d questo tipo negli aeroporti deel'isola fortificata di Malta è una pessima notizia per la Regia Aeronautica ed in particolare per le Teste di Morto del Tenente Velletri e del Capitano Tenaglia.
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