Moltke e le origini della Grande Guerra, Ferguson e "La verità Taciuta"

Discussione in 'Età Contemporanea' iniziata da rob.bragg, 31 Gennaio 2012.

  1. rob.bragg

    rob.bragg

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    Premetto che ho apprezzato l'articolo pubblicato da M.Menicocci sul sito, soprattutto nella parte relativa alla vicenda personale di Moltke, all'evoluzione dei Piani tedeschi, al "mito" del Piano Schlieffen e alle sue conseguenze pratiche.

    Per chi non lo avesse letto consiglio però vivamente N.Ferguson, La verità Taciuta (The Pity of War), IMHO il miglior libro sulla IGM degli ultimi 20 anni.

    Molti miti e luoghi comuni sul militarismo tedesco, sulle cause e sulla gestione della guerra e sulla condotta delle operazioni vengono analizzati e in parte contraddetti, sulla base di un enorme massa di dati, documenti e testimonianze storiche.
     
  2. generalkleber

    generalkleber

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    Ci riassumi qualcosa? Ti ascolterei volentieri.
     
  3. Enok

    Enok Moderator Membro dello Staff

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    C'entra poco con la storia militare, ma di Ferguson sto aspettando che venga tradotto (semmai verrà fatto) l'ultimo saggio Civilization. Vedrò di prendere anche La verità taciuta.

    P.S. Chi è Menicocci? Link?
     
  4. rob.bragg

    rob.bragg

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    Come riportato nell'introduzione, Ferguson si ripropone di rispondere a 10 domande :

    1) Era inevitabile la guerra come effetto del militarismo, dell'imperialismo, ... ?
    2) Perchè i leader tedeschi scommisero sulla guerra nel 1914 ?
    3) Perchè i leader britannici decisero di intervenire ?
    4) La guerra fu davvero accolta con entusiasmo dai popoli ?
    5) La propaganda fece in modo che la guerra continuasse ?
    6) Perchè l'enorme superiorità economica dell'Impero britannico non fu sufficiente e fu necessario l'intervento degli USA ?
    7) Perchè la superiorità militare dell'esercito tedesco non riuscì ad ottenere la vittoria sul fronte occidentale ?
    8) Perchè gli uomini continuarono a combattere anche in condizioni disastrose ?
    9) e perchè poi gli uomini smisero di combattere ?
    10) Chi vinse la pace, ovvero chi finì per pagare la guerra ?

    Le risposte "ovviamente" non sono quelle "convenzionali", ma, con un ampio supporto di fonti, dati e documenti, smentiscono ampiamente la vulgata ...

    Articolo sulla Homepage di NWI : << Pianificazione e Azzardo : Moltke e le origini della Grande Guerra >> ;)

    Sul chi sia, non lo so ...

    ciao
     
  5. rob.bragg

    rob.bragg

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    Riprendo questa discussione, perchè Generalkleber mi aveva chiesto di "riassumere" qualcosa, relativamente al libro citato.

    Premetto, come avevo già detto, che ho apprezzato l'articolo pubblicato da M.Menicocci su NWI, soprattutto nella parte relativa alla vicenda personale di Moltke, all'evoluzione dei Piani tedeschi, al "mito" del Piano Schlieffen e alle sue conseguenze pratiche. E condivido pienamente le sue conclusioni sul "mito" del piano stesso.

    Vorrei però fare alcune considerazioni relative al “militarismo tedesco”, basandomi su due libri ben noti : P.Kennedy, The Rise and Fall of the Great Powers e N.Ferguson - The Pity of War

    ---

    Il Trattato di Versailles sancì ufficialmente il mito della responsabilità tedesca, nell'Art. 231, la “German War Guilt Clause”

    “The Allied and Associated Governments affirm and Germany accepts the responsibility of Germany and her allies for causing all the loss and damage to which the Allied and Associated Governments and their nationals have been subjected as a consequence of the war imposed upon them by the aggression of Germany and her allies”, cosa che ancora oggi, ad un secolo di distanza, viene generalmente accettata ed insegnata nei libri di testo delle scuole primarie e secondarie.

    Lo Stato unitario tedesco, nato con la costituzione del 1871 fu assolutamente atipico, perché fu una monarchia federale, ove --- nonostante i privilegi e l'importanza della Prussia (che contava per il 50% circa del territorio e della popolazione) e del suo Kaiser --- il Parlamento (Reichstag), i singoli stati nazionali (la Baviera, il Baden-Württemberg, la Sassonia, e tutti gli altri minori), la cultura liberale e il crescente sviluppo dei partiti borghesi e dei movimenti operai rappresentarono un importante contrappeso al presunto militarismo prussiano e all'influenza degli Junkers e degli industriali della Ruhr (il cosiddetto “asse del grano e del ferro”). Il Kaiser non aveva nessuna autonomia di spesa e l'intero budget nazionale doveva essere approvato dal Reichstag.

    Se il diritto di rappresentanza è un indice di democrazia, la percentuale della popolazione totale con diritto di voto per le “Camere Basse” nel 1900 è significativa :

    - Gran Bretagna : 18%
    - Francia : 29%
    - Germania : 22%
    - Austria-Ungheria : 21%

    (N.Ferguson - The Pity of War - London, 1998)

    La Germania nei tre decenni tra il 1880 e il 1910 recuperò il ritardo economico e sociale accumulato in trecento anni di storia. Nel periodo 1880-1913 il potenziale industriale tedesco aumentò di ben 5 volte, superando quello inglese. Una performance migliore fu registrata solo dagli Stati Uniti.

    (P.Kennedy - The Rise and Fall of the Great Powers - New York, 1997)

    Le scoperte scientifiche in campo metallurgico, chimico ed elettrico ne fecero la nazione europea leader nello sviluppo tecnologico ed industriale. Questo sviluppo beneficiò dell'alto livello di educazione (alfabetizzazione / scolarizzazione, nettamente il più alto in Europa) e del sistema universitario (considerato allora il migliore nel mondo, e l'elenco degli scienziati e delle grandi scoperte e invenzioni ne sono buona prova).

    L'industrializzazione fu accompagnata da un rapido aumento demografico e del livello di urbanizzazione, dallo sviluppo delle classi medie e della nuova classe operaia, che in poco tempo acquisirono una coscienza politica, la cui manifestazione più evidente fu rappresentata dai nuovi partiti politici (liberali e social-democratici) e dai movimenti sindacali.

    Insieme alla riforma costituzionale, la Germania introdusse una innovativa legislazione sociale, che comprendeva, per la prima volta in Europa, assistenza sanitaria, previdenza contro gli infortuni e pensione di vecchiaia, educazione ed istruzione obbligatoria. Il concetto di Welfare State nacque in Germania dopo l'unificazione, anche se gli inglesi, che adottarono principi simili decine di anni dopo, si appropriarono del termine (ora universalmente conosciuto nell’accezione anglo-sassone : un esempio di “political correctness”).

    I lavoratori tedeschi e le loro famiglie continuavano a vivere poveramente in appartamenti squallidi e sovraffollati, nelle grigie e inquinate periferie industriali, come gli operai francesi, inglesi e americani, che, però, non potevano contare sul sistema di sicurezza sociale che garantiva il II Reich in caso di incidente, malattia e in vecchiaia.

    La crescita del movimento riformista, sindacale e politico, ebbe infatti in Germania un grandissimo successo. La Germania imperiale, alla fine del XIX secolo aveva il più forte partito socialista e il più forte movimento sindacale nel mondo. I dibattiti all'interno della SPD erano seguiti in tutto il mondo. Bebel (il leader della SPD) era una autorità venerata e seguita da tutti i socialisti e la Seconda Internazionale (l'organizzazione di più di 100 partiti socialisti, convocata a Parigi nel 1889) fu virtualmente dominata proprio dal movimento tedesco.

    L'abolizione della legge che vietava la costituzione del partito socialista, nel 1890, rappresentò il punto di svolta. Gli iscritti al partito crebbero da 100.000 nel 1890 a 1,1 milione nel 1914. I voti passarono da 1,4 milioni nel 1891 a 4,25 nel 1912 (dal 19% al 34%, partito di maggioranza relativa nel Reichstag).

    l voto socialista nelle elezioni europee -- 1910-14

    Nazione anno %
    GBR - 1910 - 6,4 %
    FRA - 1914 - 16,8 %
    GER - 1912 - 34,8 %
    AUS - 1911 - 25,4 %

    N.Ferguson - The Pity of War - London, 1998

    La SPD traeva la sua forza dalle grandi città e dalle aree industriali. A Berlino, nel 1912 il 75% dei voti andarono alla SPD. Alla vigilia della Prima Guerra Mondiale, i partiti di centro-sinistra (SPD, liberali, ecc.) avevano una tale influenza nel Reichstag da costringere i governi conservatori a continui compromessi (come prealtro più volte esemlificato nell'articolo) : tanto è vero che, nel periodo tra il 1905 e il 1914, mentre in Europa le spese militari -- in rapporto al reddito nazionale -- aumentarono in quasi tutti i paesi, in Germania rimasero sostanzialmente stabili : fatto curioso per un paese insanabilmente militarista.

    Forze Armate delle Grandi Potenze - in migliaia di uomini -- 1880-1914

    Nazione - 1880 - 1890 - 1900 - 1910 - 1914 -- 1914 : F.Armate /Popolaz.
    GBR - 367 - 420 - 624 - 571 - 532 -- 1,2%
    FRA - 543 - 542 - 715 - 769 - 910 -- 2,2%
    RUS - 791 - 677 - 1.162 - 1.285 - 1.352 -- 0,9%
    ITA - 216 - 284 - 255 - 322 - 345 -- 0,9%
    GER - 426 - 504 - 524 - 694 - 891 -- 1,4%
    AUS - 246 - 346 - 385 - 425 - 444 -- 0,9%

    P.Kennedy - The Rise and Fall of the Great Powers - New York, 1997
    (scusate la formattazione, ma sembra impossibile tenere i margini nei post di NWI :) )

    La nazione che aveva l'esercito più numeroso in rapporto alla popolazione e spendeva di più in rapporto al proprio prodotto nazionale era, di gran lunga, la Francia repubblicana, democratica e gauchista ma contemporaneamente imperialista e revanchista, ove il servizio militare obbligatorio di leva fu portato da due a tre anni, unico caso in Europa.

    Spese per la difesa della Grandi Potenze -- 1870 - 1913
    Nazione % del reddito nazionale
    1873 - 1883 - 1893 - 1903 - 1913 -- 1913 mil.£ correnti
    GBR - 2,0 - 2,6 - 2,5 - 5,9 - 3,2 -- 72,5
    FRA - 3,1 - 4,0 - 4,2 - 4,0 - 4,8 -- 72,0
    RUS - n.d. - n.d. - 4,4 ? - 4,1 ? - 5,1 ? -- 101,7
    ITA - 1,9 - 3,6 - 3,6 - 2,9 - 5,1 -- 39,6
    GER - 2,4 - 2,7 - 3,4 - 3,2 - 3,9 -- 93,4
    AUS - 4,8 - 3,6 - 3,1 - 2,8 - 3,2 -- 25,0

    P.Kennedy - The Rise and Fall of the Great Powers - New York, 1997

    E' un fatto che per tutto il periodo 1870-1913, nonostante le crescenti tensioni in Europa , il bilancio della difesa in Germania salì solo dal 2,4% al 3,9% del reddito nazionale (meno della spesa attuale degli USA [4,9% stimato per il 2011], molto meno della spesa media delle Grandi Potenze durante la Guerra Fredda e in linea con gli incrementi inglesi dello stesso periodo, dal 2% al 3,1%), sintomo del controllo crescente esercitato sulle spese militari dalle opposizioni social-democratiche e liberali nel Reichstag, nonostante la propaganda alleata cercasse in ogni momento (con successo) di rafforzare il mito del militarismo prussiano ed il senso di "pericolo incombente" per le democrazie occidentali.

    La “volontà” di Moltke di entrare in guerra "prima che fosse troppo tardi" è uno dei pilasti su cui si basa l'analisi dell'articolo di Menicocci. Ma “l'ansia di Moltke” fu anche dovuta dalle stringenti limitazioni (richiamate nell'articolo stesso) ad un maggior livello di armamento, imposte dal Reichstag, a fronte del massiccio riarmo dei potenziali avversari.

    Per assurdo ci si può chiedere se un maggiore rafforzamento dell'esercito tedesco negli anni 1910-13 (cosa abbastanza possibile per l'economia tedesca dell'epoca) non avrebbe ridotto le sensazioni di insicurezza e di accerchiamento nello Stato Maggiore e nei circoli "imperiali" tedeschi (e dall’altro lato riducendo le velleità francesi e russe), evitando le mobilitazioni a catena nell'agosto 1914 e trasformando la crisi di quell'estate in una ennesima guerra balcanica.

    (NB : analogo discorso potrebbe essere fatto per il problema della rivalità navale, la concezione della "Teoria del Rischio" di Tirpitz, la reale consistenza della Royal Navy e della KM, il valore e il tonnellaggio delle navi varate nel periodo dal 1905 al 1914)

    La stessa cosa vale per il Piano Schlieffen : come ricordato nell'articolo, divenne l'unica opzione, e le forze tedesche assegnate non erano sufficienti. Ma se la Germania "militarista" avesse aumentato il livello della propria preparazione ci sarebbero forse state altre opzioni e piani. Dovendo fronteggiare Francia e Russia consci delle proprie limitatezze, che alternative aveva lo OHL al Piano Schlieffen ?

    Certo, con il senno del poi, il Piano di Moltke "il vecchio", per una difesa attiva su due fronti (in pratica per una guerra di attrito), avrebbe potuto rappresentare per la Germania un approccio strategico più congruo al rapporto di forze e alle risorse, visti gli incredibili successi (e le enormi perdite inflitte agli avversari) ottenuti adottando la difesa "attiva" (nelle varie versioni di difesa "elastica", "in profondità", ecc.), dalla Battaglia delle Frontiere del 1914 alle Campagne del 1915/17.

    Ma quale Stato Maggiore nel 1910-14 era in grado di prevedere una lunga guerra di logoramento e non invece una veloce campagna, come quelle che avevano caratterizzato le precedenti (anche se ormai datate) guerre europee ? E quale Stato Maggiore, tra le Grandi Potenze poteva proporre “politicamente” un atteggiamento difensivo ? Germania, Austria, Russia e Francia avevano solo piani offensivi, per l'eventuale guerra futura.

    Sulle responsabilità di Russia, Francia e Inghilterra, rimando all'ottimo libro di Ferguson.
     
  6. Antigono

    Antigono

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    N.Ferguson, La verità Taciuta: contenuti interessanti ma scritto (o forse meglio, tradotto) malissimo. Sembra di leggere l'elenco del telefono.
     
  7. rob.bragg

    rob.bragg

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    tradotto malissimo

    se leggi la versione originale è molto meglio, sembra un libro serio, non un elenco del telefono :)
     
  8. generalkleber

    generalkleber

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    Molto interessante. Vedo se è possibile aggiungere qualcosa. Comincerei dalla dichiarazione della responsabilità tedesca. In sè la dichiarazione di responsabilità era solo uuna finzione giuridica necessariaa per poter avanzare le ingenti richieste di riparazione dei danni di guerra. Senonché questa finzione si è poi trasformata in una verità storiografica di carattere etico.
    Di per sé la Germania non aveva certo bisogno della guerra, allo stesso modo di come non ne aveva bisogno la Francia o l'Inghilterra. E' interessante che il presidente dell'unione industriali tedeschi, ogni volta che si parlava di guerra sorrideva affermando che non c'era bisogno di guerra per conquistare la Gran Bretagna perché presto se la sarebbero comprata. D'altra parte la dirigenza tedesca voleva la guerra e ha perseguito deliberatamente questo obiettivo ritenendo che fosse necessario. Solo loro? Be' minimo anche gli Austriaci. E poi anche i Russi. Anche In questi casi in effetti la decisione venne presa solo da piccole minoranze di decision makers: nell'ordine di decine in ciascun paese. Stessa cosa per GB e Francia. E' chiaro che in questo senso la responsabilità morale è di pochissima gente e on di interi popoli: pensiamo al caso italiano. D'altra parte, pesando con la bilancia tra questi gruppi chi ne porta il peso maggiore, a mio avviso, direi ancora la Germania.
    Interessanti le tabelle sulla democrazia: mi sorprende il basso tasso francese.
     
  9. rob.bragg

    rob.bragg

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    Da un punto di vista strettamente "deterministico" hai pienamente ragione.
    Da un punto di vista logico, anche, perchè sicuramente la Germania si comportò in modo irrazionale e stupido.

    Ma chi aveva guidato la corsa al riarmo nei 5-10 anni precedenti ? Chi aveva minato gli equilibri militari esistenti a inizio secolo ?
    La sensazione di "insicurezza" e di "accerchiamento" tedesca era del tutto ingiustificata ?

    Lo Stato Maggiore, che da un lato vedeva erodersi i margini di superiorità e che dall'altro aveva un Reichstag a maggioranza SPD che votava contro ogni aumento significativo delle spese militari, cosa avrebbe dovuto fare ? In fondo erano militari prussiani ...

    E il comportamento assolutamente ambiguo della Gran Bretagna e del suo Ministro degli Esteri ?
     
  10. generalkleber

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    Rileverei anche questo: che tra tutti i principali attori coinvolti nello scoppio della guerra, l'unico che aveva effettivamente avuto una serie praticamente incessante di guerre, e tutte iniziate deliberatamente, è stato la Gran Bretagna. Insomma non si tratta dei buoni contro i cattivi: su questo possiamo concordare largamente. Tutti i governanti, all'epoca, consideravano la guerra come una scelta politica "normale", cioè legittimamente perseguibile. Nessuno, inoltre, pensava all'epoca che una guerra sarebbe stata quel che è poi stata (veramente qualcuno si: Kafka accusò i politici e i guerrafondai di avere scarsa fantasia. Ma appunto: era Kafka e non un politico). Quindi non si tratta di dare colpe: dal punto di vista morale forse sono da distribuirsi in modo equanime. Forse. O forse no. Ma non è il compito della storia dare colpe o medaglie. Una delle questioni importanti da comprendere è perché la Germania, il paese per certi versi più moderno ed avanzato d'Europa, con uno dei livelli di istruzione più elevato (ed abbiamo visto, anche con una delle democrazie più avanzate), abbia potuto accettare di coinvolgersi nella guerra (problema che rispunta analogo per la II G. M.). Vorrei poter leggere questo Fergusson per avere dei dati che al momento mi sfuggono. Aspetto di procurarmelo prima di prendere altre posizioni. Il bello di qui è che si imparano un mucchio di cose e che non ci sono mai polemiche sterili: fossero tutti come NWI! :)
     
  11. rob.bragg

    rob.bragg

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    ”Of the 278 wars involving European states during this period [1480-1940], the percentage of participation by the principal states was : England, 28%; France, 26%; Spain, 23%; Russia, 22%; Austria, 19%; Turkey, 15%; Poland, 11%; Sweden, 9%; Italy (Savoy-Sardinia), 9%; Netherlands, 8%; Germany (Prussia), 8%; and Denmark, 7%”.

    Q.Wright - A Study of War - The University of Chicago Press, 1942 :) :) :)

    E sarebbe interessante discutere, numeri alla mano, sulla minaccia del "riarmo navale" tedesco, che tanto preoccupava i britannici e sulle riforme volute a tal proposito da Lord Fisher ... e di tante altre cose ...

    interessante discussione ... :)
     
  12. generalkleber

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    Questi dati confermano che in Europa non c'erano agnellini ma solo lupi. Sto cercando il libro e per ora evito di aggiungere altro. Accetterei invece la discussione sul riarmo navale, anche se non so se sia il caso di continuarla qui o aprire un altro discorso: semmai il moderatore ci dirà cosa sia meglio. Ora, il riarmo navale tedesco, al di là degli aspetti pittoreschi di Guglielmo e dei vari aspetti psicologici che comportava per il Kaiser, era un atto politico. I Tedeschi volevano un gesto provocatorio da cui si aspettavano risultati politici. Questo mi pare sia il fondo delle scelte. Naturalmente la scelta aveva un risvolto tecnico militare, per valutare il quale occorrerà contare tonnellate e cannoni; aveva anche un risvolto militare in termini di strategia, per il quale occorrerà valutare il senso delle enormi spese tedesche unitamente alla prospettiva militare di uno (o più) scontri nel Mare del Nord tramite i quali sfiancare la R. Navy. Però tutto questo è, a mio parere, un corollario: lo scopo era politico, quello di ottenere una riconsiderazione da parte inglese, di aprire il diritto tedesco a una politica mondiale (in fondo si trattava della seconda flotta mercantile del mondo), di spingere gli inglesi ad un atteggiamento di accomodamento. Se è vero questo, allora il calcolo delle tonnellate e dei cannoni appare di minore importanza. Gli Inglesi si sentivano minacciati (a torto o a ragione) da una scelta che a loro avviso appariva come una irragionevole provocazione. Di qui un timore, forse esagerato a guardare i numeri, che indusse a comportamenti esagitati nell'opinione pubblica. Se consideriamo la flotta tedesca come un messaggio politico allora la reazione inglese mi pare perfettamente comprensibile: davanti ad una minaccia prima mi rendo conto che è appunto una minaccia e poi reagisco. Sotto questo aspetto la minaccia tedesca appariva agli occhi inglesi tanto più grave quanto gratuita: che motivo aveva la Germania di minacciare l'Inghilterra? Non c'erano motivi di contrasto, dunque la minaccia rivelava solo l'irrazionalità pericolosa delle scelte politiche tedesche e l'inaffidabilità di una politica estera basata solo sulla forza. Attenzione: non sto facendo della morale: sto solo cercando di capire come videro le cose a Londra. Dal punto di vista tecnico e dei numeri, sul piano storico la minaccia si rivelò un bluff (però, anche qui... immaginiamo che dopo i due primi BC saltati in aria i Tedeschi allo Yutland avessero deciso di tornare a casa a brindare, preparandosi poi a rifare il giochetto qualche altra volta, e immaginiamo che, come era in fondo possibilissimo, si fossero resi conto che tutti e tre i loro codici di comunicazione erano stati aperti, davvero la flotta tedesca sarebbe stata l'nutile spesa che si rivelò? Chi poteva prevedere questo tra il 1910 e il 1914?) ma gli Inglesi non potevano sottovalutarla. In fondo un'offerta di alleanza alla GErmania era stata offerta e rifiutata proprio dai Tedeschi e questo doveva significare qualcosa. Credo, allora, che la questione vada ricercata nella razionalità delle scelte di politica estera tedesche, scelte la cui logica è difficile comprendere oggi (e che, detto tra noi, somigliano pericolosamente a quelle della dirigenza iraniana attuale).
     
  13. mazzocco

    mazzocco Moderator Membro dello Staff

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    Direi che il riarmo navale tedesco è un po' off topic qui, vi invito ad aprire un'altra interessantissima discussione su questo argomento :approved:
     
  14. andy

    andy

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    Vero.
    Però la Prussia aveva anche partecipato a diverse guerre: Schleswig-Holstein nel 1864,Austro-Prussiana nel 1866, Franco-Prussiana nel 1870-1871.
    Poi al limite potresti aggiungerci la partecipazione alla guerra dei Boxer nel 1900 e le guerre coloniali contro Herero del 1904 e Maji Maji.

    Potresti essere più esaustivo sulla proposta d'alleanza inglese alla germania?
    Grazie, sei un pozzo di conoscenza :)
     
  15. rob.bragg

    rob.bragg

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